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- L’Umanesimo salverà anche la Sicurezza SOLO E SE gli Esseri Umani ... (dott.ssa Daniela Bellomi)
L'umanesimo può salvare l’uomo ed anche la sicurezza restituendo alla persona la sua centralità, ponendo un limite al controllo tecnico e assegnando nuovamente valore al dialogo sociale. Se la sicurezza resta solo una macchina di regole e algoritmi, non potrà che generare altra paura. Solo un approccio umano restituisce senso al limite e alla convivenza. La protezione non può essere delegata solo agli apparati di controllo, ma richiede una responsabilità condivisa e co-progettata a livello sociale: ergo, dipende dall’Uomo ! Far vivere la sicurezza nella routine quotidiana non è burocrazia, è la sua corretta gestione ! Prestare attenzione agli indicatori, anche quelli del ritardo, quelli che arrivano dopo: non basta ma è comunque importante e non trascurabile. Abbiamo tre attori principali: l’informazione, la tecnologia e l’umanesimo. Uno solo dei tre può fare in modo che gli altri due funzionino a favore dell’Uomo e non contro. Perchè oggi, quello che raccogliamo – proprio dai numeri – è che i risultati sono pessimi. L’informazione è veicolata dai mass media su aspetti tendenzialmente ansiogeni. Ci siamo dimenticati che il grande potere delle informazioni è proprio nell’essere il più possibile equilibrata e avere cura di utilizzare meno specifiche attivanti ed una maggiore e realistica attinenza al contesto. Ed è paradossalmente proprio lo stesso canale che ci informa di quanto l’ansia generalizzata stia crescendo...il cervello umano, sottoposto continuamente a sollecitazioni legate al pericolo non solo ha perso l’illusione della sicurezza ma sta aumentando la sua predisposizione all’ansia. Anzi, possiamo dire che stiamo vivendo il tempo dell’ansia: la paura e l’ansia che si associano ad un senso collettivo di insicurezza hanno un importante impatto a livello sociale – sostengono gli psicologi – che hanno visto crescere – negli ultimi anni – in maniera significativa la domanda dei bisogni psicologici. Le notizie così rappresentate fortemente drammatiche hanno effetti sulla mente umana: fanno percepire gli ambienti pericolosi, angoscianti anche se – nella realtà – non lo sono davvero. La saturazione mediatica di angoscia si riverbera su allarmi sociali ed è chiaro che la nostra percezione degli eventi sia un po' diversa dai dati effettivi. Il punto è anche nella poca attenzione che abbiamo dedicato al particolare che le informazioni relative ad episodi violenti o pericolosi non vengono elaborati dalla stessa parte del cervello che lavora sulle riflessioni razionali, cioè la corteccia. Attivano – invece – parti primordiali, meno evolute nel nostro cervello ma dedicate ad elaborare le informazioni relative alla sicurezza ed alla sopravvivenza, ovvero ad un tessuto emotivo molto profondo, se non viscerale. Attivate non possiamo che aspettarci reazioni estreme e meno analisi razionale dei dati. Le informazioni – oggi – ci spaventano perché ci possiamo identificare in esse e con l’attivazione delle strutture primordiali legate alla sopravvivenza, ci sentiamo perennemente in una situazione di rischio pervasivo. La tecnologia ha dei limiti evidenti: l’illusione del controllo che nasce dal fatto che non azzera i rischi ma crea – di contro – dipendenza. Il suo grande valore di sorveglianza che però non ci ha fatto sentire più sicuri e protetti ma ha spento la libertà e la fiducia tra le persone e, con i suoi algoritmi freddi, calcola pericoli ma non comprende la vita. E potrei dilungarmi parecchio sull’argomento ma non lo farò, perché viviamo immersi in questo “attore” al punto di vivere la realtà attraverso la sua mediazione tecnologica. E quanti dibattiti o conferenze, webinar o corsi di formazione abbiamo visto o anche vissuto, sentendo tutta questa teoria ma non riuscendo davvero ad entrare nel tessuto intrecciato di questo paradosso o paradigma che dir si voglia ? Ed eccomi al terzo attore: l’Umanesimo ! Partendo dalla base che la misura umana permette di accettare il rischio come parte della vita e non cerca il dominio reale, che ha un senso del limite e ricorda che ogni protezione deve rispettare la dignità di tutti e che le relazioni sociali sono la vera difesa, perché è insita nella comunità e nella cura reciproca è chiaro che si debba riaffermare il riconoscimento di ogni essere umano, secondo un principio universale che non è stato universalizzato. Ancora oggi non siamo riusciti a fare diventare questo principio un principio universale concreto. Serve, allora, una cultura umanistica nuova ! Nuovi nella loro capacità di creare sinergia e connessione tra la cultura umanistica tradizionale e la cultura scientifica contemporanea. Ad oggi – ancora – queste due culture sono disgiunte e separate e questo è successo nel ventesimo secolo. Gli studi umanistici sono impregnati di regole d’azione, non solamente di schemi estetici di gusto e schemi di conoscenza oltre che di modelli culturali che orientano, formano e determinano struttura, espressioni emotive, di sensibilità e di personalità. La cultura scientifica li ha rifiutati, quasi in toto. E gli studi umanistici hanno cominciato ad occupare sempre di più uno spazio piccolo: malgrado potessero mettere a disposizione una profonda sapienza e considerevoli riflessioni sulla condizione umana. Cosi non sono mai nati studi umanistici scientifici perché la scienza dominante non è stata in grado di inaugurare altro che una frammentazione disciplinare. Il tempo è trascorso e oggi siamo in una dimensione iper tecnologica, che chiamiamo anche “infosfera” o in tantissimi altri modi diversi… Peccato che abbiamo perso la concezione dell’uomo come essere individuale, sociale, biologico e fisico: la sua complessa pienezza. Abbiamo perso quel vecchio paradigma per cui ponti, passaggi e piattaforme consentono di fare comunicare il sapere e il dovere, la volontà e la scienza oltre che l’azione. Una cultura che riflette unita ad una cultura specializzata sarebbe stata un’operazione vincente. Un’apertura verso un grande mondo. Ma abbiamo affrettato il passo nella direzione opposta e ci siamo dimenticati delle nostre origini. La sola ragione non può guidare: è la ragione che va guidata perché possa – a sua volta – guidare. Ci sono conquiste ma non vero progresso né dell’uomo né della società senza che la ragione si rinnovi con se stessa. Questo – se e quando riusciremo a farlo – ci permetterà di non essere più ciechi e di non restringere i nostri orizzonti. Perché con la sola tecnologia non andremo da nessuna parte. O se dovessimo andarci o arrivarci ostinatamente avremo perso. E non ci ricorderemo nemmeno più cosa e quanto. Ma oggi – spettatori di questo processo – lo possiamo indirizzare, migliorare, rafforzare...Oggi possiamo ancora scegliere di essere “completamente vincenti e realmente in progresso e in evoluzione”. Autore: dott.ssa Daniela Bellomi
- Progettava un attentato e voleva far esplodere un centro commerciale: un 22enne espulso dall’Italia
ROMA (ITALPRESS) – Un cittadino albanese di 22 anni, giunto a Treviso, “voleva procurarsi materiale per fabbricare esplosivi e progettare un attentato in Italia, individuando anche un possibile obiettivo: un centro commerciale. È stato espulso dall’Italia per motivi di sicurezza dello Stato e di prevenzione del terrorismo un cittadino straniero ritenuto pericoloso sulla base delle evidenze emerse dall’attività info-investigativa”. Lo rende noto su X il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il giovane aveva intrapreso da tempo un percorso di radicalizzazione online, entrando in contatto con contenuti di matrice estremista. Gli investigatori avevano inoltre rilevato il suo interesse per la realizzazione di un ordigno esplosivo e la ricerca di informazioni utili alla sua preparazione. Parte del materiale necessario sarebbe già stata acquistata e, secondo gli elementi raccolti, il giovane avrebbe individuato nel Veneto la possibile area di un attentato, con appunto un centro commerciale indicato come possibile obiettivo. “Voglio rivolgere un ringraziamento, a nome di tutti i veneti, agli uomini e alle donne della Polizia di Stato e, in particolare, alla Digos e all’Ufficio Immigrazione della Questura di Treviso, per la professionalità e la tempestività dimostrate in un’operazione che ha consentito di intervenire prima che una minaccia potesse trasformarsi in un pericolo e in una probabile strage in un centro commerciale, com’era nelle intenzioni del soggetto espulso”, commenta il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. “E’ proprio questo l’aspetto che voglio sottolineare – prosegue Stefani -: la capacità dello Stato di arrivare prima. Il giovane è stato preso in carico dalla Polizia immediatamente dopo il suo arrivo a Treviso, prima che potesse mettere in atto qualsiasi progetto. Dietro questo risultato c’è un lavoro investigativo che spesso rimane lontano dai riflettori, ma che rappresenta una componente essenziale per la nostra sicurezza”. “Il contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo – sottolinea il presidente – richiede oggi un’attenzione che deve andare oltre il controllo del territorio. I percorsi di estremizzazione possono iniziare e svilupparsi anche attraverso la rete, attraverso contenuti e contatti che devono essere individuati per tempo. Per questo servono strumenti adeguati e soprattutto una stretta collaborazione tra le diverse articolazioni dello Stato”. “Il Veneto è una terra aperta e accogliente, ma non può e non vuole essere un terreno fertile per chi coltiva odio, estremismo e violenza. Chi vive e arriva nella nostra regione deve rispettare le leggi e i principi della nostra democrazia. E di fronte a una minaccia terroristica non possiamo permetterci esitazioni”. “L’operazione di Treviso – conclude Stefani – dimostra ancora una volta quanto sia importante investire nella prevenzione. La sicurezza significa avere uomini e donne capaci di leggere i segnali e agire quando ancora c’è il tempo per impedire il peggio. Alla Polizia di Stato e a tutte le forze dell’ordine va la gratitudine dei Veneti e mia personale”. -Foto ufficio stampa Polizia di Stato- Progettava un attentato e voleva far esplodere un centro commerciale: un 22enne espulso dall’Italia
- Morte della guardia giurata, l’azienda precisa: “Noi non siamo imputabili”
La precisazione dell’istituto di vigilanza in seguito alla morte di Stefano Dodi, avvenuta il 3 agosto scorso Lo scorso 3 agosto Stefano Dodi, una guardia giurata di 55 anni, è deceduto mentre svolgeva il proprio turno di lavoro. Il 55enne, dipendente della Mes Security di San Lazzaro di Savena, svolgeva un ruolo di vigilanza in una gioielleria di piazza Re Enzo, in centro a Bologna. A quanto appreso, l’uomo ha accusato un malore. I sanitari del 118, dopo una segnalazione da parte di un passante che ha notato Dodi in auto, sono giunti sul posto e lo hanno trasportato al policlinico Sant’Orsola. Qui il 55enne è deceduto. L’istituto di vigilanza, in una nota, precisa che “il malore accusato” dalla guardia giurata “non può essere in nessun modo imputato alle condizioni di servizio”. Infatti, scrive ancora l’azienda, Dodi alle 9.15 - orario di inizio di lavoro - è giunto sull’auto del servizio di vigilanza, che è “dotata di aria climatizzata, come tutte le auto in nostra dotazione, che sono nuove e dotate di sistema di climatizzazione dell’aria per un maggior comfort”. Il 55enne, inoltre, ha dato “regolare comunicazione dell’inizio del servizio via radio alla centrale operativa della nostra società”. In seguito, mentre si trovava “all’interno dell’autopattuglia”, il vigilante “ha accusato un malore e pertanto è stato trasportato al nosocomio cittadino Sant’Orsola, dove purtroppo è deceduto”. -- Morte della guardia giurata, l’azienda precisa: “Noi non siamo imputabili” https://www.bolognatoday.it/cronaca/morte-guardia-giurata-sicurezza-lavoro-mes.html © BolognaToday
- L’Italia cede alla polizia somala a titolo gratuito 6 blindati dei Carabinieri, valore oltre 170mila euro
Parere favorevole delle commissioni Affari esteri e Difesa di Camera e Senato. Si tratta di VM-90P, veicoli obsoleti caratterizzati da alti costi di manutenzione e da una limitata possibilità di impiego L’Italia cede alla polizia somala a titolo gratuito 6 blindati dei Carabinieri, per un valore complessivo di oltre 170mila euro. È quanto prevede uno schema di decreto del ministero della Difesa, in riferimento al quale le commissioni Affari esteri e Difesa di Camera e Senato hanno espresso parere favorevole in occasione dell’ultima seduta prima della pausa estiva, mercoledì 29 luglio. La cessione per un valore complessivo di poco più di 170 mila euro non comporterà oneri aggiuntivi per il bilancio della Difesa. L’Italia cede alla polizia somala a titolo gratuito 6 blindati dei Carabinieri, valore oltre 170mila euro - Il Sole 24 ORE
- Sperimentazione aeronautica: RSV e CASD testano la resilienza dei sistemi di radionavigazione
Martedì 28 luglio, presso il Reparto Sperimentale di Volo (RSV) di Pratica di Mare, sono state effettuate prove a terra su un velivolo MB-339 per studiare la resilienza dei sistemi di radioassistenza alla navigazione aerea in presenza di segnali di jamming e spoofing. L’attività sperimentale è stata condotta da un team misto composto da personale del RSV e da professori e ricercatori del Centro Alti Studi Difesa/Scuola Superiore Universitaria (CASD/SSU), mediante l’impiego del velivolo e di specifica strumentazione di laboratorio. I sensori oggetto delle prove fanno parte degli strumenti utilizzati nella radionavigazione aeronautica e consentono di fornire all’equipaggio indicazioni di direzione e distanza rispetto alle radioassistenze a terra. La disponibilità e l’attendibilità di tali informazioni assumono particolare rilevanza anche in presenza di possibili interferenze sul segnale. Il jamming consiste nella trasmissione di segnali di disturbo in grado di degradare o impedire la corretta ricezione delle informazioni, mentre lo spoofing prevede la generazione di segnali artefatti che possono determinare indicazioni non corrispondenti a quelle attese. Nel corso delle prove, i ricevitori presenti sul velivolo sono stati sottoposti, in condizioni controllate, ai due differenti fenomeni, osservando e acquisendo le variazioni delle indicazioni fornite dagli apparati. L’attività ha permesso di raccogliere dati utili a caratterizzare il comportamento dei sistemi e ad approfondirne la risposta in presenza di disturbi intenzionali. I risultati ottenuti assumono particolare rilevanza nel contesto degli studi attualmente in corso presso il CASD/SSU in materia di sicurezza dei sistemi cyber-fisici. La sperimentazione segna un importante momento di collaborazione tra il RSV e il CASD/SSU, consentendo di rendere disponibili dati di difficile raccolta e di mettere a fattor comune competenze tecniche, sperimentali e accademiche per lo studio di una tematica di crescente interesse per il settore aeronautico. Il Reparto Sperimentale di Volo, dipendente dalla Divisione Aerea di Sperimentazione Aeronautica e Spaziale (D.A.S.A.S.), supporta i Reparti Operativi dell’Aeronautica Militare attraverso lo sviluppo, l’integrazione e la validazione dei nuovi sistemi d’arma o di quelli modificati. Di fronte al mutare del contesto geopolitico e tecnologico, il Reparto ha impresso un forte impulso alle attività a supporto operativo, sfruttando lo strumento della certificazione tecnica operativa per l’implementazione rapida di soluzioni nei teatri ostili. La D.A.S.A.S. riunisce sotto un unico comando gli enti di studio, consulenza e sperimentazione della Forza Armata per le prove in volo, l’analisi chimico-fisica dei materiali, la medicina aerospaziale e la gestione del software operativo. La Divisione fornisce inoltre supporto tecnico-logistico ad altre Forze Armate e Corpi dello Stato, gestisce tramite l’Air Terminal Operation Center (A.T.O.C.) i voli per le operazioni fuori dai confini nazionali e supervisiona l’aeroporto di Pratica di Mare, prima base aerea militare italiana per traffico e unico punto d’ingresso sanitario militare nazionale. Il Centro Alti Studi Difesa/Scuola Superiore Universitaria, nella sua duplice veste di istituzione universitaria ed ente di alta formazione militare, promuove attività di ricerca scientifica di frontiera, di base e applicata, su tematiche rilevanti per la difesa e la sicurezza nazionale, favorendo l’integrazione tra il mondo militare, accademico e industriale.
- Levi's colpita dagli hacker: rubati dati aziendali con un attacco ai dipendenti
Come è avvenuto l’attacco Tragedia sfiorata? Secondo l'azienda, i criminali non sarebbero riusciti ad ottenere i dati sensibili dei clienti. L’aspetto più interessante dell’incidente riguarda il metodo utilizzato. Gli aggressori non avrebbero sfruttato una vulnerabilità particolarmente sofisticata nei sistemi di Levi’s, ma tecniche di social engineering per convincere i dipendenti a concedere, direttamente o indirettamente, l’accesso ai dispositivi forniti dall’azienda. Una volta entrati, gli hacker sarebbero riusciti a consultare ed esfiltrare una quantità non precisata di informazioni corporate. Risposta di Levi’s e indagini in corso Levi’s afferma di aver individuato rapidamente l’intrusione, attivando le proprie procedure di risposta, isolando l’accesso non autorizzato e affidandosi anche a specialisti esterni di cybersecurity. L’indagine è ancora in corso, ma allo stato attuale la società ritiene che l’attacco non avrà conseguenze materiali sul business o sulla situazione finanziaria. Non sono state registrate neppure interruzioni delle normali attività operative. Resta invece da chiarire chi ci sia dietro l’operazione. Levi Strauss non ha attribuito pubblicamente l’attacco ad alcun gruppo. Alcune ricostruzioni lo hanno però accostato alla più ampia ondata di campagne di social engineering che sta colpendo grandi aziende attraverso il voice phishing, ossia telefonate nelle quali gli aggressori si spacciano spesso per tecnici dell’assistenza informatica. Levi's colpita dagli hacker: rubati dati aziendali con un attacco ai dipendenti
- DALLA PERSONA AL PROCESSO. Due manuali per comprendere la complessità prima della decisione (dott. Massimiliano Spataro)
DALLA PERSONA AL PROCESSO Due manuali per comprendere la complessità prima della decisione La sicurezza non dipende soltanto da ciò che accade, ma anche da come la persona comprende l’evento e da come viene governato il processo che conduce alla decisione. Nel contesto della sicurezza, della gestione degli eventi e dei processi decisionali complessi, l’attenzione viene spesso concentrata su ciò che accade: dati, segnali, informazioni, comportamenti, conseguenze. Eppure, prima della decisione esiste un passaggio che condiziona tutto ciò che viene dopo: la comprensione. Da questa prospettiva si collocano due lavori di Massimiliano Spataro, Ph.D., criminologo, ricercatore, autore del Metodo P.G.E.® e Referente SQUAD Verona. Due manuali differenti per struttura e finalità, ma collegati da un medesimo problema: come mantenere governabile il rapporto tra persona, evento, informazioni e decisione. La persona davanti all’evento “Trasformare il panico in presenza” parte dalla persona. Il manuale affronta la paura come segnale da riconoscere e interpretare, non semplicemente come un ostacolo da eliminare. Il punto centrale è la capacità di riconoscere le proprie reazioni, mantenere o recuperare lucidità e trasformare una risposta disorganizzata in presenza consapevole. Il testo considera la gestione della paura come un percorso di consapevolezza e preparazione, nel quale esperienza, osservazione di sé, respirazione, esposizione graduale e attenzione al contesto contribuiscono a evitare che la reazione emotiva prenda il controllo dell’intero evento. In questa prospettiva, gestire un evento significa innanzitutto non perdere la capacità di comprendere ciò che sta accadendo a sé stessi. Il processo davanti alla complessità Il “Metodo P.G.E.® – Metodo di governo del processo decisionale complesso” opera su un piano diverso. Non è una tecnica operativa, non è una procedura e non produce automaticamente una decisione. Il metodo governa il percorso logico che precede la scelta, separando analisi, decisione e responsabilità. La struttura del processo si sviluppa attraverso criteri, dati, ordine, matrice, peso, scenario e ricalibrazione. Lo scopo non è costruire una risposta obbligata, ma mantenere tracciabile e controllabile il processo, dichiarando anche i limiti oltre i quali non è metodologicamente corretto procedere. Questa distinzione è essenziale nei contesti complessi: il quadro della situazione non coincide con una decisione. È una configurazione provvisoria delle informazioni disponibili, delle compatibilità, delle incompatibilità e delle incertezze emerse in un determinato momento. Se cambiano dati o condizioni, il processo deve poter essere ricalibrato. Dalla persona al processo I due manuali possono quindi essere letti come due livelli distinti della stessa esigenza di governo della complessità. Il primo riguarda la persona che entra in relazione con l’evento; il secondo riguarda il processo attraverso il quale le informazioni vengono organizzate e valutate prima che una decisione venga assunta. La persona può essere tecnicamente preparata, ma perdere lucidità sotto pressione. Allo stesso modo, un’organizzazione può disporre di molti dati e tuttavia costruire un quadro debole se quei dati vengono confusi con interpretazioni, ordinati senza criteri o trasformati prematuramente in conclusioni. Per questo comprendere non significa accumulare informazioni. Significa riconoscere il proprio stato, distinguere ciò che osserviamo da ciò che interpretiamo, organizzare gli elementi disponibili, verificare le relazioni, attribuire loro un peso proporzionato e dichiarare ciò che rimane incerto o non verificabile. “Prima di decidere occorre comprendere: la persona, l’evento, le informazioni, le relazioni e i limiti del quadro che stiamo costruendo.” Responsabilità e limite Un ulteriore punto di contatto tra i due lavori è il tema della responsabilità. Recuperare presenza davanti all’evento significa non lasciare che la reazione sostituisca la capacità di valutare. Governare il processo significa, invece, impedire che il metodo venga confuso con la decisione stessa. Nel Metodo P.G.E.® la decisione resta esterna alla struttura metodologica e la responsabilità rimane in capo al soggetto che la assume. Anche il limite non viene trattato come una debolezza: riconoscere quando i dati non consentono di proseguire, sospendere il processo o ricalibrarlo è parte della correttezza metodologica. Una prospettiva per la sicurezza In ambito security, investigativo, organizzativo e istituzionale, questo approccio richiama un principio semplice ma spesso trascurato: l’efficacia non nasce soltanto dalla disponibilità di strumenti, procedure o informazioni, ma dalla capacità di mantenere governabili sia la persona sia il processo. “Trasformare il panico in presenza” e il “Metodo P.G.E.®” rappresentano così due prospettive complementari: dalla comprensione di sé alla struttura del processo, dalla pressione dell’evento alla costruzione controllata del quadro della situazione. Due livelli differenti, uniti dalla stessa esigenza di rigore, consapevolezza e responsabilità. Massimiliano Spataro, Ph.D. Criminologo – Ricercatore – Autore del Metodo P.G.E.® Referente SQUAD Verona
- Benedetta Marino morta durante la festa per i suoi 23 anni: s’indaga per cessione di droga
Alle 9.30 sarà effettuata l’autopsia sul corpo di Benedetta Marino, la 23enne trovava morta la mattina di sabato in uno stabile abbandonato in via Francesco Baracca. La procura di Viterbo ha aperto un fascicolo d'indagine per cessione di stupefacenti e morte in conseguenza di altro reato per il caso di Benedetta Marino, la giovane di 23 anni trovata priva di vita in uno stabile abbandonato dove stava festeggiando il compleanno. L'ipotesi della pubblico ministero Paola Conti è che la giovane si sia sentita male forse dopo aver assunto un mix di alcol e sostanze stupefacenti e non sia riuscita a chiedere aiuto. Quando è stata trovata all'ultimo piano dello stabile in via Francesco Baracca da un amico preoccupato perché non riusciva a trovarla, era già morta da alcune ore. Le indagini, affidate alla Polizia di Stato, proseguono senza sosta. Questa mattina, nell'Istituto di medicina legale del Verano a Roma, alle 9.30 sarà effettuata l'autopsia sul corpo della 23enne per stabilire con certezza le cause della morte e capire se vi siano gli estremi per un reato. Benedetta Marino aveva organizzato una festa per il suo compleanno nello stabile abbandonato di via Francesco Baracca. Secondo un primo sopralluogo effettuato dagli inquirenti, all’interno dell’edificio sarebbero state trovate tracce riconducibili al consumo di alcol e droga. L’ipotesi è che possano essere state consumate durante la festa, anche se non si esclude che alcune di quelle tracce siano riconducibili ad altre persone che frequentavano abitualmente lo stabile. Anche per questo gli agenti stanno ascoltando gli amici della giovane che hanno partecipato alla festa, nel tentativo di ricostruire le sue ultime oree capire cosa sia accaduto. Quello che al momento sembra certo è che sul corpo di Benedetta, trovato da un amico all’ultimo piano dello stabile, non sarebbero stati riscontrati segni di violenza. L’allarme è stato dato immediatamente e sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari del 118, che però non hanno potuto fare altro che constatare il decesso della giovane. La data delle esequie non è stata ancora stabilita, ma i funerali saranno celebrati nei prossimi giorni, non appena la magistrata disporrà il nulla osta per la restituzione della salma alla famiglia. E intanto a Viterbo, dove la giovane abitava, c'è forte commozione per la sua scomparsa prematura. Benedetta Marino giocava a pallavolo e aveva un bambino di appena quattro anni, era molto conosciuta e benvoluta in città. Sono tantissime le persone che in queste ore stanno esprimendo il proprio cordoglio e mostrando vicinanza alla famiglia, devastata da questa perdita prematura. continua su: https://www.fanpage.it/roma/benedetta-marino-morta-durante-la-festa-per-i-suoi-23-anni-sindaga-per-cessione-di-droga/ https://www.fanpage.it/
- Ulss 2, 'investigatori privati sui dipendenti per sospetti fondati'
(ANSA) - TREVISO, 08 AGO - "A fronte di fondati sospetti e di mirate segnalazioni su alcuni specifici dipendenti, abbiamo scelto di dar vita ad un'inchiesta interna anche a tutela della stragrande maggioranza dei professionisti che quotidianamente lavorano con competenza e determinazione". E' quanto afferma in una nota l'ex direttore generale dell'Ulss 2 Marca Trevigiana, in merito alla notizia riportata dai quotidiani del gruppo Nem sull'affidamento a una società privata di un servizio investigativo per verificare il rispetto degli obblighi contrattuali da parte dei dipendenti. Un servizio che è stato svolto per un anno, da gennaio a dicembre 2025, dalla società Global Investigazioni di Padova, per un budget di 130mila euro più Iva. I risultati dell'inchiesta non sono stati resi noti, ma l'ex dg sottolinea che "se c'è chi lavora contro l'interesse dei trevigiani, tanto più in un settore delicato come quello sociosanitario, non può restare al suo posto". Inoltre "l'aver scelto di affidarci ad un'agenzia di investigazioni, già esperta in questo settore e che ci garantiva assoluta discrezione oltre che comprovata professionalità, non dovrebbe neppure essere una notizia. Abbiamo tutelato i nostri cittadini - aggiunge - prima le cose degenerassero, garantendo, così, la massima sicurezza ai nostri utenti". (ANSA). Ulss 2, 'investigatori privati sui dipendenti per sospetti fondati' - Notizie - Ansa.it
- Fakir, i due agenti tornano al lavoro: "Travolti da insulti e minacce social"
’Sbirri assassini’ e la promessa di un regolamento di conti, il legale: "Uno di loro ha rimosso il profilo". Lunedì, dopo tre settimane di stop, riprenderanno servizio "ma con un dolore profondo per l’accaduto". Riprenderanno servizio lunedì i due agenti coinvolti nell’inchiesta della Procura per la morte di Abderrahim Fakir. Torneranno al lavoro al Commissariato Bolognina Pontevecchio, "con un grande peso addosso ma certi di aver fatto del loro meglio in quella situazione", le parole dell’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti, di 23 e 28 anni. La mattina del 19 luglio in via Svevo, al Pilastro, gli agenti intervengono su chiamata dei cittadini, che avevano segnalato una persona in stato confusionale. Dopo un intervento di contenimento su Fakir, alla presenza di quattro operatori della Croce Rossa - tutti volontari, tra loro nessun medico né infermiere - intervenuti nel frattempo, il 42enne va in arresto cardiaco e muore. Una tragedia che avviene ’in diretta’ davanti agli occhi degli abitanti del quartiere e dei tanti schermi dei telefonini che stanno riprendendo. La Procura ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo (pm Domenico Ambrosino, Francesca Arienti e procuratore aggiunto Morena Plazzi): sono sei le persone iscritte con il modello 45 bis, il cosiddetto scudo penale, vale a dire i due agenti e i quattro volontari. E adesso, dopo un periodo di ferie e malattia, i due poliziotti riprenderanno servizio dopodomani. Ma non può essere tutto come prima. In queste ultime tre settimane, infatti, hanno ricevuto una valanga di insulti e minacce più o meno velate sui social: ’Sbirri assassini’, ’Toglietevi la divisa’, ’Poi veniamo a regolare i conti’. Tanto che "uno di loro ha dovuto mettere in stand by i suoi profili social", spiega Bordoni. Al momento, però, gli agenti non hanno intenzione di procedere con le denunce. Ora, vogliono soltanto che sia fatta piena luce su tutta la vicenda. Fakir, i due agenti tornano al lavoro: "Travolti da insulti e minacce social"
- Ladri di rame arrestati da guardie giurate: "Esperienza e addestramento"
“Per una volta ai rapinatori è andata male”. Lo ha detto Vincenzo del Vicario, segretario nazionale Savip (Sindacato Autonomo Vigilanza Privata), commentando l’arresto di due ladri di rame. bloccati da due vigilanti della Civis all’ex Autogerma, a Verona. “La prontezza nella reazione ed il "sangue freddo" delle Guardie giurate Civis che a Verona hanno bloccato i malviventi, è probabile che sia frutto della loro esperienza e dell’addestramento” ha spiegato del Vicario. “Le Guardie giurate protagoniste di questa vicenda - ha aggiunto - si sono dimostrate davvero capaci e, perciò, speriamo che ricevano il dovuto riconoscimento”. “Speriamo che questa vicenda insegni, anche a quelle aziende che prediligono il turnover selvaggio dei dipendenti e non ne curano l'addestramento, che il personale più anziano ed esperto non deve essere considerato come un "oneroso fardello", ma come una risorsa preziosa” ha concluso il segretario nazionale Savip. Ladri di rame arrestati da guardie giurate: "Esperienza e addestramento" | TgVerona | Telenuovo CONSEGUI CORSO PROFESSIONALE:
- Strade sicure. Il progetto targato Esercito italiano compie 18 anni
A tutela dei cittadini in Sicilia, il dispositivo opera in sette province. Oltre a Lampedusa a garanzia degli obiettivi sensibili e la salvaguardia della sicurezza pubblica Palermo, 4 agosto 2026 – In occasione dell’anniversario dell’Operazione “Strade Sicure”, l’Esercito Italiano celebra diciotto anni di impegno al servizio della sicurezza dei cittadini, confermando il proprio ruolo di supporto alle Forze di Polizia nella vigilanza del territorio e nella tutela degli obiettivi sensibili. Avviata con il decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, l’Operazione rappresenta uno dei più efficaci strumenti di cooperazione tra le istituzioni dello Stato per la salvaguardia della sicurezza pubblica. In Sicilia, il dispositivo è attualmente posto sotto il comando del 6° reggimento bersaglieri di stanza a Trapani, responsabile del coordinamento delle attività operative sull’intera Isola. L’Operazione interessa 7 delle 9 province siciliane e comprende anche l’isola di Lampedusa, dove il personale dell’Esercito concorre alla sicurezza dell’hotspot, assicurando una costante cornice a supporto delle autorità competenti. L’impiego quotidiano dei militari ha consentito di raggiungere importanti risultati operativi, infatti, dall’inizio dell’anno, l’attività svolta in Sicilia ha portato all’identificazione di 4.412 persone, al controllo di 459 veicoli, all’esecuzione di 51 fermi e a 80 interventi di soccorso in favore di cittadini, a testimonianza della costante presenza dell’Esercito sul territorio e della stretta sinergia con le Forze dell’Ordine. Professionalità, disciplina e prontezza d’intervento caratterizzano l’azione del personale impiegato, che rappresenta un presidio di sicurezza e un punto di riferimento per la collettività. L’Esercito, nell’ambito dell’Operazione “Strade Sicure”, è inoltre chiamato a intervenire anche in occasione di eventi straordinari a tutela della popolazione. Ne è testimonianza l’attività svolta nel gennaio 2026 a Niscemi, dove, a seguito del grave smottamento che ha interessato il territorio, i militari hanno assicurato il presidio delle aree interdette, impedendo l’accesso alle zone più pericolose e garantendo l’inviolabilità delle abitazioni temporaneamente lasciate dai residenti, in stretto coordinamento con le altre Istituzioni impegnate nella gestione dell’emergenza. L’anniversario dell’Operazione “Strade Sicure” rinnova il valore di un impegno quotidiano svolto con dedizione, competenza e senso del dovere, con il quale l’Esercito conferma la propria vicinanza alle comunità locali e ribadisce di essere, oggi come sempre, al servizio del cittadino e della Nazione. Strade sicure. Il progetto targato Esercito italiano compie 18 anni - Paese Italia Press












