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523 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Investigare non significa accumulare informazioni: significa costruire una conoscenza verificabile e trasformarla, entro limiti dichiarabili, in una risultanza professionale sostenibile.

    Investigare non significa accumulare informazioni: significa costruire una conoscenza verificabile e trasformarla, entro limiti dichiarabili, in una risultanza professionale sostenibile. L’investigazione privata non coincide con la semplice capacità di reperire informazioni. Ogni incarico nasce da una conoscenza iniziale necessariamente incompleta: documenti, dichiarazioni, osservazioni, fonti aperte, contenuti digitali e dati tecnici possono concorrere allo stesso quadro, ma non acquistano valore soltanto perché sono disponibili. Il problema professionale è trasformare ciò che entra nel fascicolo in una conoscenza utilizzabile e verificabile, mantenendo distinti il dato, la sua provenienza, l’interpretazione e il limite. È su questo passaggio che si concentra “Investigazioni private - Dalla conoscenza alla risultanza”: non un catalogo di tecniche, ma un manuale sul processo che consente all’indagine di avanzare senza perdere tracciabilità, coerenza e responsabilità. Dall’informazione alla conoscenza Prima di chiedersi come acquisire un’informazione, l’investigatore deve comprendere entro quale titolo, ambito e mandato può operare. La tecnica viene dopo la qualificazione dell’attività. Il mandato delimita la finalità e trasforma una richiesta iniziale in una domanda investigativa verificabile; non stabilisce, però, quale risultato debba essere dimostrato. Da quel momento inizia il lavoro sulla conoscenza. Un elemento può essere conosciuto, riferito, documentato, ipotizzato, ignoto o non acquisibile. Tenere separati questi livelli impedisce che una rappresentazione parziale dell’evento venga trasformata prematuramente in fatto e consente di riconoscere ciò che manca senza colmare i vuoti attraverso una narrazione. Il processo che costruisce la risultanza Il nucleo del manuale è una progressione semplice nella forma ma rigorosa nell’applicazione: CONOSCENZA → LAVORAZIONE → VERIFICA → SVILUPPO. La conoscenza definisce lo stato iniziale; la lavorazione organizza soggetti, tempi, fonti, relazioni, lacune e ipotesi; la verifica mette alla prova gli elementi; lo sviluppo trasforma gli esiti della verifica in un nuovo stato della conoscenza. Gli strumenti analitici - criteri, ordine, matrice, peso e scenario - operano all’interno di questa progressione. Non costituiscono una sequenza da ripetere meccanicamente. La loro funzione è rendere visibile perché un elemento acquista o perde valore, quale verifica può realmente modificare il quadro e quale attività aggiunge conoscenza utile. In questa prospettiva, la quantità delle informazioni non misura la qualità dell’indagine. Una fonte ripetuta da più soggetti non diventa automaticamente più solida; un dato apparentemente marginale può invece assumere peso decisivo se permette di distinguere tra due spiegazioni ancora compatibili. Il valore è relativo alla domanda investigativa e alla capacità dell’elemento di incidere sul quadro. Verificare significa poter cambiare Una verifica professionale non deve essere costruita soltanto per confermare l’ipotesi iniziale. Deve poterla sostenere, ridimensionare, contraddire o lasciare non determinabile. Il riscontro contrario non è un ostacolo da neutralizzare: è informazione. Può indicare che una fonte è debole, che l’ipotesi è troppo ampia o che l’evento è più complesso di quanto apparisse all’inizio. Per questo il processo conserva anche gli elementi sfavorevoli e le alternative plausibili. Dopo una verifica significativa il fascicolo non è più quello del tempo iniziale: alcuni dati diventano più solidi, altri perdono peso, nuove domande emergono e attività precedentemente previste possono non essere più necessarie. L’indagine avanza quando aumenta la qualità della conoscenza, non quando aumenta semplicemente il numero delle operazioni svolte. La risultanza nasce da questa trasformazione progressiva. Deve poter essere ricostruita attraverso elemento, fonte, verifica, relazione con la domanda e limite. Quando è necessario un passaggio inferenziale, questo deve restare dichiarabile. La formulazione finale non può essere più forte della conoscenza che la sostiene. “La forza della conclusione non deve mai superare la forza della conoscenza che la sostiene.” Ricalibrare senza ricominciare Quando una nuova informazione modifica in modo sostanziale il quadro, il processo può richiedere una ricalibrazione. Non significa azzerare l’indagine né ripetere ogni passaggio. Significa modificare soltanto ciò che il nuovo elemento rende non più adeguato, conservando ciò che resta valido e rendendo ricostruibile che cosa è cambiato, che cosa perde peso e perché. La ricalibrazione incontra comunque il limite del mandato, della competenza e della liceità. Un metodo può indicare che occorre un’attività diversa o uno specialista, ma non può ampliare autonomamente l’autorizzazione professionale. Anche la capacità di fermarsi, integrare l’incarico o coinvolgere la competenza appropriata appartiene alla correttezza del processo. Limite, linguaggio e responsabilità Il limite non è una formula difensiva da aggiungere alla fine della relazione. È informazione sullo stato reale della conoscenza. Dato mancante, fonte non verificabile, informazione ambigua, contraddizione irrisolta o elemento non acquisibile devono restare visibili. Il punto di arresto viene raggiunto quando la domanda può ricevere una risposta professionalmente sostenibile oppure quando l’incertezza residua non può essere ridotta con attività legittime, proporzionate e utili. “Investigazioni private - Dalla conoscenza alla risultanza” propone quindi una lettura dell’investigazione come processo governato: dal perimetro giuridico alla domanda, dalla fonte alla verifica, dalla verifica allo sviluppo e, quando necessario, alla ricalibrazione. Una risultanza professionale vale non soltanto per ciò che afferma, ma per la possibilità di ricostruire il percorso che ha consentito di raggiungerla. Investigare significa sviluppare una conoscenza verificabile fino al punto in cui gli elementi consentono una risultanza sostenibile. Massimiliano Spataro, Ph.D. Criminologo - Ricercatore - Autore del Metodo P.G.E.® Referente SQUAD Verona

  • Tentano furto in una villa, i malviventi puntano una pistola contro la GpG e fuggono

    Nel pomeriggio di domenica 16 agosto, una villa situata lungo la SP 238, nel territorio di Corato, è finita nel mirino di una banda composta da almeno cinque persone, che ha tentato di mettere a segno un furto. A sventare il colpo è stato l’intervento delle Guardie Particolari Giurate della Metronotte. All’arrivo della pattuglia, almeno tre dei malviventi sono stati sorpresi nel piazzale di pertinenza della villa mentre tentavano di allontanarsi. Ad attenderli poco distante c’erano altri due complici, a bordo di un’Audi di grossa cilindrata. I tre sono riusciti a raggiungere rapidamente l’auto e a salire a bordo. È stato proprio in quei concitati momenti che uno dei banditi ha puntato una pistola contro l’auto di servizio della Metronotte, creando una situazione di evidente pericolo per la guardia particolare giurata. Nonostante la minaccia, la GpG ha tentato di impedire la fuga dei malviventi. L’Audi, forte delle sue elevate prestazioni, è però riuscita ad allontanarsi rapidamente, facendo perdere le proprie tracce in direzione di Bari. Immediata la comunicazione alle Forze dell’Ordine. Sul posto è intervenuta rapidamente una Volante del Commissariato di Polizia di Corato, che ha avviato gli accertamenti sull’accaduto. Nel corso degli interventi, all’interno della villa è stato inoltre rinvenuto uno zaino che i banditi avrebbero abbandonato durante la fuga. Al suo interno gli agenti hanno trovato materiale particolarmente significativo: un disturbatore di frequenze (jammer), un attrezzo da scasso e una radio ricetrasmittente. Tutto il materiale è stato preso in custodia dagli agenti della Polizia di Stato per gli accertamenti del caso. Proseguono ora le indagini per ricostruire l’esatta dinamica del tentato furto e risalire all’identità dei componenti della banda. Tentano furto in una villa, i malviventi puntano una pistola contro la GpG e fuggono - Il Quarto Potere

  • Ventimiglia, vigilanza armata al cimitero di Roverino: prorogato il servizio

    L’amministrazione comunale di Ventimiglia, su mandato del sindaco, ha disposto la proroga del servizio di guardiania e vigilanza armata presso il civico cimitero di Roverino. La misura è stata confermata per ragioni di sicurezza e con l’obiettivo di prevenire situazioni di rischio per l’ordine pubblico, atti vandalici, comportamenti contrari alla pubblica decenza e ogni potenziale pericolo per i frequentatori del luogo sacro. “Fintanto che sarò sindaco assicuro che non intendo tornare indietro rispetto a una decisione che qualcuno aveva ritenuto meramente propagandistica e che, invece, si è dimostrata concreta, funzionale e molto apprezzata da chi frequenta il nostro camposanto. È una misura che ha consentito di garantire maggiore sicurezza e, soprattutto, il rispetto che si deve a un luogo sacro nel quale riposano i nostri cari defunti. Fino a quando ci sarà questa amministrazione, al cimitero si entrerà esclusivamente per pregare e per rendere omaggio ai propri defunti”, dichiara il sindaco, on. Flavio Di Muro. Ventimiglia, prorogata la vigilanza armata al cimitero di Roverino

  • Trump contro Vance, battibecco sulle priorità degli Stati Uniti: cosa è successo

    Trump ha contraddetto il vicepresidente JD Vance, il quale la settimana scorsa aveva affermato che la priorità assoluta dell’amministrazione, nel contesto della guerra con l’Iran, era quella di mantenere bassi i prezzi del petrolio e del gas per i cittadini americani. In un post sui social media pubblicato lunedì mattina, Trump ha affermato che “l’obiettivo numero uno è, e sarà sempre, che l’Iran non possa dotarsi di armi nucleari”. Giovedì scorso, Vance ha delineato un diverso ordine di priorità su Fox News, affermando che l’obiettivo numero uno dell’amministrazione durante la guerra era quello di “mantenere bassi i prezzi del petrolio e del gas per gli americani in tutto il paese”. “E poi, ovviamente, l’obiettivo numero 2 è garantire che l’Iran non si doti mai di un’arma nucleare”, ha aggiunto. “Sono fiducioso che raggiungeremo entrambi questi obiettivi”. Le dichiarazioni di Vance sulla priorità da dare ai prezzi della benzina si discostano dalla missione dichiarata dal presidente Trump di eliminare i programmi nucleari e missilistici balistici dell’Iran. E mentre alcuni repubblicani hanno riconosciuto che i prezzi della benzina sono troppo alti, Trump ha affermato che non si scuserà per questo. In passato, il presidente aveva categoricamente respinto l’idea che l’economia interna americana dovesse essere presa in considerazione nelle decisioni militari riguardanti l’Iran. “Nemmeno un po’”, ha detto Trump a maggio, quando gli è stato chiesto in che misura la pressione finanziaria sugli americani lo stesse spingendo a raggiungere un accordo. Trump contro Vance, battibecco sulle priorità degli Stati Uniti: cosa è successo

  • Utenti iPhone possibili vittime di attacchi cyber, Apple manda avvisi in 110 Paesi

    Le notifiche sulle schermate di blocco dei telefoni per segnalare minacce complesse pple ha iniziato a inviare avvisi di sicurezza agli utenti di 110 Paesi per segnalare possibili attacchi informatici. Il dato è stato fornito alla testata specializzata Techcrunch. La novità è che gli allarmi compaiono ora direttamente sulla schermata di blocco degli iPhone, oltre a essere inviati tramite posta elettronica e messaggi. L'obiettivo dell'azienda è avvertire tempestivamente le persone che potrebbero essere vittime di programmi spia sofisticati, definiti "spyware mercenari". Apple non ha diffuso l'elenco dei Paesi coinvolti e non ha fornito dettagli su chi stia conducendo gli attacchi; una scelta motivata dalla volontà di non fornire informazioni utili a chi sviluppa questi software dannosi per far si che possano aggirare i rilevamenti. Questo genere di minacce non colpisce le persone comuni, ma prende di mira profili specifici in base al loro ruolo, "spesso giornalisti, attivisti, politici e diplomatici", si legge in una nota del colosso tecnologico, "gli attacchi con spyware a scopo commerciale sono continui e diffusi a livello globale". Il fatto che un utente abbia ricevuto la notifica non significa che i suoi dati siano già stati compromessi, ma indica che Apple ha rilevato un'attività sul suo dispositivo compatibile con un attacco di spyware. Per proteggere i propri dati, l'azienda suggerisce di attivare subito la modalità di isolamento (lockdown mode) sul dispositivo, che interviene bloccando allegati, anteprime dei link, comunicazioni in entrata da contatti sconosciuti e applicando varie restrizioni alla navigazione web. Utenti iPhone possibili vittime di attacchi cyber, Apple manda avvisi in 110 Paesi - Cybersecurity - Ansa.it

  • Latitante per omicidio da quattro anni, 30enne turco arrestato all’aeroporto di Ciampino

    La sua fuga, durata quasi quattro anni, si è interrotta sulla pista dell’aeroporto di Ciampino non appena l’aereo su cui viaggiava ha toccato il suolo italiano. Un cittadino turco di trent’anni, ricercato in ambito internazionale per omicidio, è stato tratto in arresto dagli agenti della Polizia di Stato subito dopo lo sbarco da un volo commerciale proveniente dal Regno Unito. Il latitante turco fermato a Ciampino dalla Polizia appena sbarcato: era ricercato dall’Interpol per un omicidio del 2020 L’operazione è scattata a seguito di una segnalazione precisa inviata dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia alla Polaria di Ciampino: a bordo del velivolo decollato dallo scalo di East Midlands, nel cuore dell’Inghilterra, viaggiava un uomo con a carico una “Red notice” dell’Interpol emanata dalle autorità di Ankara. L’arresto in aereo I poliziotti sono saliti a bordo dell’aereo prima ancora che i passeggeri potessero scendere, individuando il trentenne e accompagnandolo negli uffici dello scalo romano. I successivi riscontri dattiloscopici hanno confermato senza ombra di dubbio la sua identità: l’uomo era ricercato dalla fine del 2022 a seguito di una condanna definitiva a 10 anni di reclusione per un omicidio commesso nel 2020 durante una violenta lite nella provincia turca di Diyarbakır. Latitante per omicidio da quattro anni, 30enne turco arrestato all’aeroporto di Ciampino

  • Uccide la ex che lo aveva denunciato. La madre della donna: 'Siamo andate 7 volte dai carabinieri'

    L'ha uccisa la sera di Ferragosto, soffocandola nel suo appartamento. Poi è andato a casa propria e si è tolto la vita. Tania Terrin, 39 anni, è morta sabato sera per mano di Dino Keber, 43 anni, sul suo divano a Camponogara, in provincia di Venezia. Gli inquirenti stanno ancora ricostruendo i vari passaggi, ma non hanno dubbi. I carabinieri l'hanno trovata ieri sera, dopo che la madre aveva a lungo bussato alla sua porta, cercando anche di chiamarla al telefono senza ricevere risposta. Intanto a poca distanza, a Dolo, il suo assassino veniva ritrovato impiccato nella sua abitazione. Keber era noto alle forze dell'ordine e aveva anche un precedente specifico, un'aggressione nei confronti della compagna risalente ad aprile, su cui la Procura aveva aperto un procedimento per maltrattamenti e lesioni dopo la denuncia di lei. Sull'entità di quell'aggressione, alcune fonti parlano di un vero e proprio tentativo di strangolamento: la donna aveva perso i sensi, era andata in ospedale e lo aveva denunciato. Di certo il Questore di Venezia, a giugno, aveva emesso un ammonimento, una misura preventiva usata per varie fattispecie, tra cui condotte sintomatiche di violenza domestica. Dopo quell'episodio di aprile, lei aveva mandato un messaggio ai vicini: "Se viene questa persona non apritegli", con tanto di foto per rendere chiaro di chi parlasse. Era stato in quell'occasione che si era aperta con qualche altra condomina. "Aveva detto 'me lo trovo spesso sotto casa'", racconta una vicina. Poi però non si erano registrati altri episodi di violenza e, recentemente, la vittima aveva affermato che con l'ex si erano visti e avevano parlato tranquillamente. Anche per questo, per gli inquirenti era difficile immaginare l'epilogo davanti a cui si sono trovati ieri sera. Non per la madre della vittima, Marinella Forner, che ha passato la notte davanti all'ingresso della casa della figlia, mentre proseguiva il viavai degli inquirenti. Quella di aprile era almeno la terza aggressione. "Sette o otto volte siamo state dai carabinieri. Mia figlia l'ha anche querelato. Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo. Sentivo, da madre temevo che prima o poi sarebbe successo qualcosa - racconta -. Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano che si facciano la valigia, che lascino tutto, la casa e il lavoro e che spariscano. Perché non c'è altro modo di proteggere una donna che denuncia il suo ex compagno che la molesta". Il femminicidio di Tania Terrin riporta alla mente diversi precedenti del recente passato, in un fazzoletto di territorio che si sviluppa lungo e intorno alla Riviera del Brenta. Terrin era originaria di Vigonovo, sempre nel Veneziano: si tratta del paese di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, autore e vittima del femminicidio (avvenuto a Fossò) che nell'autunno 2023 scatenò una presa di coscienza collettiva sulla violenza contro le donne, portando in piazza centinaia di migliaia di persone. In un negozio di Vigonovo, poi, lavorava Giada Zanola, buttata giù da un cavalcavia di Vigonza, in provincia di Padova, dal suo ex compagno Andrea Favero. "Nessun dolore può assomigliarsi - sottolinea Luca Martello, sindaco di questo paese di meno di 10mila anime che vive il suo terzo femminicidio in tre anni - ma la risposta, sofferta e difficile da affrontare, non può che essere un ulteriore impegno ed attenzione per saper evolvere su una piaga che continua a mietere vittime innocenti. Serve studio ed impegno, sono dolori che dobbiamo saper sradicare". E non solo dal Veneto. Stamattina alle 12, a Cagliari, è morta dopo 25 giorni di agonia Michela Rubiu, di 47 anni. Il 23 luglio suo marito Alessandro Pintus, 39 anni, le aveva sparato alla testa, oltre a uccidere anche il fratello Andrea. Per l'uomo, che aveva confessato davanti ai carabinieri e al gip confermando di avere sparato al fratello e alla moglie, l'accusa contestata sarà probabilmente modificata in duplice omicidio volontario. Uccide la ex che lo aveva denunciato. La madre della donna: 'Siamo andate 7 volte dai carabinieri' - Notizie - Ansa.it

  • Chivasso, donna aggredisce un carabiniere vicino al Lidl: sedata sul posto e trasportata in ospedale

    Nuovo intervento nella mattinata del 17 agosto dopo le segnalazioni dei presenti. La donna, già al centro di altri episodi nelle ultime settimane, è stata affidata ai sanitari del 118 Una nuova situazione di forte tensione nella mattinata di lunedì 17 agosto a Chivasso, dove una donna si sarebbe scagliata contro un carabiniere intervenuto nell’area vicina al supermercato Lidl. Dopo l’aggressione si è reso necessario l’intervento dei sanitari: la donna è stata sedata sul posto e successivamente trasportata all’ospedale di Chivasso. L’episodio si è verificato dopo una richiesta di intervento partita da alcune persone presenti nella zona. I carabinieri hanno raggiunto l’area e, durante le operazioni, la donna avrebbe assunto un comportamento aggressivo fino a scagliarsi contro uno dei militari. Non sono stati forniti, nelle informazioni disponibili, dettagli sulle eventuali conseguenze fisiche riportate dal carabiniere né su successivi provvedimenti nei confronti della donna. È invece confermato l’intervento dell’apparato sanitario, resosi necessario per gestire una situazione che sul posto era diventata difficile da controllare. La donna è stata sedata e quindi affidata a un’ambulanza della Croce Rossa, sulla quale era presente anche un’équipe medica del 118. Da lì il trasferimento verso l’ospedale cittadino, dove è stata accompagnata per gli accertamenti e l’assistenza sanitaria del caso. La vicenda assume particolare rilievo perché, secondo quanto riportato, la stessa donna sarebbe già da alcune settimane al centro di segnalazioni a Chivasso, dove sarebbe stata vista più volte in condizioni di forte disagio e parzialmente svestita. Sempre secondo la ricostruzione disponibile, nella stessa mattinata si sarebbe verificato un altro episodio nei pressi di un distributore di carburante, precedente all’intervento avvenuto nell’area vicina al Lidl. Una successione di fatti che ha contribuito ad aumentare la preoccupazione tra chi frequenta la zona e tra i residenti che nelle ultime settimane avrebbero già segnalato la presenza della donna. Il punto, al di là dell’aggressione al militare, riguarda dunque anche la gestione di una situazione che appare caratterizzata da una forte componente di fragilità personale e sanitaria. L’intervento conclusivo dei soccorritori, con la sedazione e il trasferimento in ospedale, mostra come la vicenda non sia stata affrontata soltanto sul piano dell’ordine pubblico, ma abbia richiesto anche una risposta medica. Gli elementi disponibili non consentono tuttavia di stabilire le condizioni della donna né le ragioni del suo comportamento. Non sono state diffuse informazioni su eventuali diagnosi, precedenti sanitari o altre circostanze personali e sarebbe quindi improprio attribuire cause precise a quanto accaduto. Resta invece la sequenza concreta dei fatti: la richiesta di aiuto, l’arrivo dei carabinieri, l’aggressione nei confronti di uno dei militari e la necessità di far intervenire immediatamente i sanitari. Per Chivasso è un nuovo episodio che si aggiunge alle segnalazioni delle ultime settimane e che riporta l’attenzione su una situazione ormai diventata visibile nello spazio pubblico. Da una parte c’è il tema della sicurezza per cittadini e operatori chiamati a intervenire; dall’altra quello della tutela di una persona che, almeno per quanto emerge dalla dinamica dell’ultimo intervento, ha avuto bisogno di essere affidata alle cure sanitarie. Al momento non risultano comunicati ulteriori sviluppi sulle condizioni del carabiniere coinvolto né sugli eventuali passaggi successivi all’accompagnamento della donna in ospedale. Chivasso, donna aggredisce un carabiniere vicino al Lidl: sedata sul posto e trasportata in ospedale - Giornale La Voce

  • Morto a 65 anni Antonio Mariano, il brigadiere gentile

    Trovato senza vita nella sua abitazione in centro a Vicenza, dove abitava solo. Fu per decenni una colonna dei carabinieri Si è spento come aveva desiderato: in silenzio. Il brigadiere dei carabinieri in pensione Antonio Mariano non aveva fatto sapere a nessuno della malattia che nella notte lo ha strappato all'affetto di famigliari, amici e colleghi di lavoro. Aveva 65 anni ed è stato trovato senza vita nella casa in contra' Busa San Michele, a Vicenza, dove abitava da tempo. Lascia nel dolore due figlie, e tanti carabinieri con cui ha lavorato e che lo ricordano con affetto e stima. Chi era Antonio Mariano Il brigadiere Mariano, pugliese di origine ma vicentino d'adozione, è stato per oltre vent'anni una colonna portante del radiomobile di Vicenza, il pronto intervento delle pattuglie del 112, ed è accorso in prima persona in tantissimi casi che hanno fatto cronaca dalla prima metà degli anni Novanta fino al 2015, quando è andato in pensione, dedicandosi poi ad un'attività di supporto personale, in particolare come autista, all'imprenditore vitivinicolo Gianni Zonin. Il brigadiere gentile Mariano è ricordato come un carabiniere gentile, generoso, sempre disponibile, non solamente con i colleghi ma soprattutto con i cittadini: amava mettersi al servizio, in particolare delle persone più in difficoltà; ha seguito decine di indagini, prediligendo quelle in cui le vittime erano anziani o bambini, che riteneva di dover difendere e proteggere per spirito di servizio, prima ancora che per mestiere. Una missione, la sua, che lo ha fatto apprezzare da tanti, e che ha insegnato molto ai carabinieri più giovani che lo affiancavano in pattuglia, ma anche a più di un ufficiale. Morto a 65 anni Antonio Mariano, il brigadiere gentile | G. di Vicenza

  • Il Giappone sta modernizzando l'intera flotta di caccia F-15J, adeguandola al potentissimo standard JSI.

    Il Ministero della Difesa giapponese ha firmato quattro nuovi contratti nell'ambito di un programma di modernizzazione dei suoi caccia F-15J, che prevede la fornitura di attrezzature di aggiornamento, sistemi di comunicazione, apparecchiature di supporto al volo e supporto logistico per il processo di ammodernamento degli F-15J. L'aeronautica militare statunitense ha firmato tutti e quattro i contratti, con le transazioni di vendita condotte nell'ambito del programma di vendite militari all'estero (FMS). Il Giappone acquisterà attrezzature per potenziare le capacità di combattimento dei suoi aerei F-15J per un valore di 34.598.728.358 yen (circa 217,2 milioni di dollari). Un contratto separato per le apparecchiature di manutenzione delle comunicazioni ha un valore di 3.223.462.424 yen (circa 20,2 milioni di dollari). Le apparecchiature di supporto alle prestazioni di volo per l'F-15J modernizzato (MDS) costeranno 36.742.200 yen (circa 230.600 dollari). Un altro contratto riguardava la fornitura di attrezzature logistiche per la modernizzazione di massa dei caccia F-15J, per un valore di 4.794.000.798 yen (circa 30,1 milioni di dollari). Pertanto, il valore totale dei quattro contratti ammonta a 42.652.933.780 yen, equivalenti a 267.751.622 dollari statunitensi. Il caccia F-15JSI (Japan Super Interceptor) rappresenta un importante aggiornamento della flotta di caccia F-15J dell'Aeronautica militare giapponese. Il progetto è affidato a Boeing e Mitsubishi Heavy Industries nell'ambito di un accordo di vendita militare all'estero (FMS) con gli Stati Uniti. Il contratto più recente, firmato alla fine del 2021, prevede la conversione dei vecchi caccia F-15J in velivoli da combattimento con capacità quasi equivalenti a quelle del modernissimo F-15EX, sfruttando al massimo la vita operativa residua della cellula. Un elemento chiave del processo di modernizzazione sarà la sostituzione della stazione radar. Invece del radar AN/APG-63(V)1 a scansione meccanica, il nuovo caccia sarà equipaggiato con l'AN/APG-82(V)1 dotato di antenna AESA (Active Electronically Scanned Array). Contemporaneamente, su contratto con il Ministero della Difesa giapponese, Mitsubishi sta conducendo ricerche sulla fattibilità dell'installazione di radar AESA di produzione nazionale su aerei da combattimento modernizzati. Al momento non sono disponibili ulteriori informazioni su questo lavoro. Inoltre, anche il sistema di guerra elettronica, i sensori di allarme per le radiazioni radar e i sistemi di comunicazione vengono aggiornati, avvicinando così l'equipaggiamento integrato allo standard Advanced Eagle. Anche il carico bellico aumenterà significativamente. L'F-15J non modernizzato può trasportare un massimo di otto missili aria-aria, mentre la versione aggiornata consentirà di più che raddoppiare questo numero. L'elenco preciso dei missili destinati all'F-15JSI è attualmente sconosciuto. Tuttavia, Mitsubishi sta testando il missile AAM-4 (Type 99) per l'impiego su questo caccia modernizzato. Il Giappone sta modernizzando l'intera flotta di caccia F-15J, adeguandola al potentissimo standard JSI.

  • Scramble in Lettonia: Eurofighter italiani abbattono un velivolo senza pilota

    Due Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’Aeronautica Militare, impegnati nella missione NATO di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, sono decollati in scramble dopo la violazione dello spazio aereo lettone da parte di un drone.Gli equipaggi italiani hanno intercettato il velivolo senza pilota, procedendo al suo abbattimento secondo le procedure previste dall’Alleanza. A difesa dei cieli alleati. Scramble in Lettonia: Eurofighter italiani abbattono un velivolo senza pilota

  • PROGETTO ANGELINA | AUTONOMIA, STUDIO E INCLUSIONE di Pompeo Micheli

    PROGETTO ANGELINA AUTONOMIA, STUDIO E INCLUSIONE Per una bambina non vedente, un computer non è semplicemente un computer. È una finestra sul mondo. Progetto Angelina: Autonomia, Studio e Inclusione LA NOSTRA STORIA: UNA FINESTRA SUL MONDO PER ANGELINA Questo progetto nasce da un momento speciale: una foto scattata durante uno dei giorni più belli vissuti insieme ad Angelina. Da allora, tantissime persone ci hanno scritto chiedendo come poterla aiutare concretamente. Oggi, quell'aiuto ha un nome e un obiettivo chiaro. Angelina è una bambina straordinaria di 8 anni, non vedente. Per lei, un computer non è un semplice dispositivo tecnologico o un passatempo: è una vera e propria finestra sul mondo. Significa poter leggere, scrivere, studiare, comunicare, svolgere i compiti in autonomia e accedere agli stessi contenuti didattici dei suoi compagni di classe. Attraverso l'uso del Braille digitale e delle tecnologie assistive, Angelina può partecipare attivamente a tutte le attività scolastiche, sviluppando quelle competenze informatiche che oggi sono fondamentali per la crescita e la piena inclusione sociale. L'OBIETTIVO: COSA ACQUISTEREMO Per garantire ad Angelina la massima autonomia nello studio e nella vita quotidiana, abbiamo mappato con precisione gli strumenti tecnologici e gli ausili specifici necessari per il suo percorso. Le tecnologie assistive per la disabilità visiva sono altamente specializzate e comportano costi importanti. L'intero ricavato di questa raccolta sarà destinato esclusivamente alle sue esigenze educative, tecnologiche e di autonomia. Il dettaglio della postazione informatica accessibile che vogliamo donarle è specificato nell’allegato. TRASPARENZA E IMPEGNO Ci impegniamo personalmente a garantire la massima trasparenza nella gestione delle somme raccolte. La community dei donatori sarà aggiornata periodicamente sull'andamento dei fondi, mostrando le fatture degli strumenti acquistati e i progressi di Angelina nelle attività realizzate grazie al vostro supporto. COME PUOI FARE LA DIFFERENZA? Chi desidera sostenere il Progetto Angelina può farlo attraverso un contributo libero. Ogni contributo, anche il più piccolo, rappresenta un passo concreto verso l'autonomia di Angelina. DONAZIONE DIRETTA VIA BONIFICO o IBAN: IT60T3608105138203208203219 Postepay Evolution o Intestatario: Pompeo Micheli o Causale: Progetto Angelina SE NON PUOI DONARE, CONDIVIDI Una semplice condivisione di questa lettera può aiutare Angelina a raggiungere nuove opportunità. Anche il più piccolo gesto può fare una grande differenza. Aiutare Angelina significa investire nel talento, nella determinazione e nel futuro di una bambina straordinaria. Perché, come ci ha insegnato lei, vedere non dipende dagli occhi, ma dal cuore. GRAZIE A CHIUNQUE VORRÀ FAR PARTE DI QUESTO CAMMINO (Per qualsiasi informazione o chiarimento è possibile contattarmi privatamente).

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Progetti                                                Military Officers                              Cyber Security                  Concorsi                               Commerciali       

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