28 Febbraio 2026 - USA-IRAN:INTELLIGENCE / RESPONSABILITÀ’ / DOVERE / PERSONE VERE (dr Bellomi Daniela)
- dr.ssa Bellomi Daniela

- 3 giorni fa
- Tempo di lettura: 13 min
Il 28 Febbraio 2026, un sabato all’apparenza tranquillo, come ogni giorno che la Storia ci ha raccontato iniziare, come sempre, come spesso, “senza alcun preavviso” una notizia ha “spezzato” quella tranquillità colpendo l’attenzione di molti e creando, anche, una certa
qualsivoglia preoccupazione mista a stupore, al momento fievolmente solo “pensata” in termini economici.

Vivendo ora, conseguenza della quarta rivoluzione industriale, in quella che si vuole chiamare infosfera, intesa come una sfera informativa che ci circonda costantemente e all’interno della quale è radicalmente cambiato il quadro mondiale attuale, rispetto al passato
in modo veloce e radicale, qualsiasi Attore ma, anche, Spettatore non può non cogliere le evoluzioni del Sistema Internazionale, sia nell’immediato che nei prossimi decenni, non può non cercare di tenere il passo per guardare al futuro nel bel mezzo di una grandissima
varietà di tendenze politiche, economiche, sociali, tecnologiche, legali, ambientali e militari, per non restare tagliato fuori dall’agone planetario o dal materializzarsi di un cosiddetto “cigno nero”, considerando anche la produzione di dati che si è in grado di creare,
nel giro di un paio d’anni. Più dati di quanti ne siano stati generati nella restante Storia dell’Umanità.
La Storia ci ha insegnato e ci ricorda, anche, che raggiungere lo sviluppo non significa garantirsi un futuro radioso perché è vitale saperlo mantenere e troppo facile perderlo. L’antico Egitto toccò vette di conoscenza e di benessere elevate, per poi degradare e non furono meno né la Persia, né l’Antica Grecia, né Roma. E’ necessario ed indispensabile avere buone Istituzioni e valide Imprese ed avere, anche e soprattutto, grande cura di entrambe affinché restino tali, operando nella loro manutenzione e nel loro sviluppo senza
distrazioni.
Spero, questa notizia, fonte di stupore di molti MA non di tutti.
Notizia che ha, ovviamente, raggiunto tutto il Pianeta praticamente in tempo reale: viviamo, infatti, in un contesto ove lo scorrere del Tempo e delle Informazioni - sempre più frenetico ed all’apparenza caotico degli avvenimenti che caratterizzano lo scenario internazionale
dell’odierna società liquida, iperconnessa e globale - è palpabile e fruibile quasi nell’immediato.
Da quella famosa mattina presto dell’agosto del 1953 a sabato 28 Febbraio 2026, abbiamo avuto la conferma che questa preoccupazione mista a stupore, o anche il solo esserne colpiti al punto da concedergli attenzione, è la prima, vera, sconfitta di uno scorrere dell’Evoluzione Umana che lascia l’amaro in bocca.
Peggio che mai se riguarda Professionisti Civili che, del Settore, si proclamano “Esperti”.
Perché anche solo “tornare” al 1979 non basterebbe.
I fatti, brevemente, prima di toccare la nota dolente, sperando che sia lieve. Questo in considerazione che questo conflitto – di lunga data – ha definito la geopolitica del Medio Oriente moderno, caso mai qualcuno se ne fosse accorto.
“Oltre 70 anni di ostilità accumulata tra l’Iran e gli Stati Uniti sono sfociati in un attacco all’Iran proprio questo sabato del 2026: Stati Uniti ed Israele hanno avviato una vasta offensiva congiunta contro l’Iran.
E alla data del 28 febbraio 2026, la situazione geopolitica tra Stati Uniti e Iran ha segnato una tappa d'escalation militare significativa e diretta. Il presidente USA Donald Trump, dopo aver accusato Teheran di voler riattivare i programmi nucleari, ha avviato, insieme a Israele,
un'operazione militare definita "massiccia e in corso" (Operation Epic Fury) con bombardamenti su siti militari e nucleari iraniani, inclusa la capitale Teheran.
Ma l’attacco all’Iran non è una prima assoluta.
L’escalation del giugno 2025 è stato certamente il primo scontro ad alta intensità fra Teheran e TelAviv – con l’inedito coinvolgimento diretto degli USA – ma già nei mesi precedenti Israele e Iran si erano scontrati militarmente sia in modo diretto che indiretto. In particolare, ad aprile e ad ottobre del 2024 c’erano già state due gravi escalation
– con lanci di droni e missili in entrambe le direzioni e raid aerei israeliani contro la Repubblica Islamica – ma l’origine di quest’ultima spirale di tensione risale addirittura ai fatti del 7 Ottobre del 2023. A seguito dell’attacco di Hamas a Israele, infatti, la guerra
ha coinvolto i vari attori del cosiddetto “Asse della Resistenza” guidato dall’Iran, come il partito-milizia libanese Hezbollah, il movimento Houthi in Yemen e altre milizie sciite nella regione. Il conflitto, complici l’indebolimento del “Partito di Dio” libanese e la caduta di Bashar al-Assad in Siria, ha notevolmente ridimensionato questo sistema regionale, considerato il principale elemento di deterrenza della Repubblica Islamica, insieme al programma missilistico.
E nel Giugno del 2025, per la prima volta nella storia, le forze aeree americane hanno bombardato alcune infrastrutture legate al programma nucleare iraniano. Nei giorni precedenti si era consumata quella che Trump ha ribattezzato “Guerra dei 12 giorni”, un
confronto militare tra Israele ed Iran, iniziato la notte tra il 12 e il 13 giugno con una serie di raid Israeliani contro obiettivi della Repubblica Islamica. Si è trattato del primo scontro diretto e ad alta intensità tra i due Paesi. Il governo di Benjamin Netanyahu aveva
annunciato la campagna aerea contro l’Iran come un’operazione a scopo preventivo, pensata per impedire a Teheran di dotarsi di armi nucleari. In quell’occasione, se da un lato Trump ha assecondato Israele ordinando il bombardamento ad alta profondità del sito
nucleare di Fordow, dall’altro ha imposto a Netanyahu “il cessate il fuoco” immediato, rimandando quella che alcuni descrivevano come una possibile “spallata finale” alla Repubblica Islamica.
L’operazione, chiamata “Ruggito del Leone” e preparata da tempo, è scattata in mattinata e – secondo fonti Israeliane – dovrebbe protrarsi per almeno quattro giorni. L’azione avrebbe dimensioni e intensità superiori rispetto all’attacco condotto a giugno dall’Amministrazione
Trump contro siti nucleari, poiché questa volta nel mirino ci sarebbero Teheran e varie città e aree del Paese. Tra i possibili obiettivi figurerebbe anche la guida suprema Ali Khamenei, che però, secondo fonti Iraniane, sarebbe stato trasferito in un luogo protetto.
Il Ministro della Difesa Israeliano Israel Katz ha dichiarato che si tratta di “un’azione preventiva” volta a neutralizzare le minacce contro Israele, proclamando lo “stato di emergenza immediato” e ipotizzando una possibile reazione da parte di Teheran.
Il Presidente Statunitense, Donald Trump, ha confermato l’operazione, sostenendo
che sia necessaria per tutelare i cittadini Americani. Secondo Trump, l’Iran avrebbe tentato di espandere il proprio programma nucleare:
“Non ci riusciranno mai”, ha affermato, ribadendo che Teheran avrebbe respinto ogni proposta di accordo nei round di colloqui che si sono tenuti nelle ultime settimane.
L’offensiva, stando alle prime ricostruzioni, si starebbe sviluppando sia via mare che via terra. Il New York Times riferisce che sarebbero in corso numerosi attacchi
Americani condotti da velivoli decollati da basi in Medio Oriente o da portaerei.
Teheran ha già annunciato una controffensiva contro Israele e le basi USA in Medio Oriente e le sirene hanno già iniziato a risuonare in varie località dello Stato Ebraico. Con lo scontro diretto tra Stati Uniti ed Iran, e il coinvolgimento di Israele, il Paese vive in un clima di tensione diffusa e incertezza, in cui l’attenzione si sposta rapidamente dalle notizie dell’attacco alle sue possibili conseguenze.
L’attacco Statunitense arriva in una fase in cui l’Iran si presenta già indebolito, sia sul piano interno che su quello regionale, e in cui anche la postura Americana nella regione si è fatta più assertiva. Nelle ultime settimane, le proteste interne – inizialmente di matrice economica – hanno messo sotto pressione l’apparato di Sicurezza Iraniano, sempre più concentrato sul controllo del fronte domestico.
Già dopo il 7 Ottobre, l’Iran si trovava in una fase di crescente esposizione e sotto una rinnovata pressione Internazionale, in un contesto di indebolimento economico e regionale. Le proteste interne e la repressione che ne è seguita hanno contribuito a riportare Teheran
al centro dell’attenzione Internazionale, rafforzando il livello di scrutinio politico e diplomatico sul Paese. A partire dal 7 ottobre, l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente ha modificato gli equilibri regionali e ha portato a un rafforzamento della presenza e dell’attenzione Statunitense, aumentando la pressione sull’Iran e sui suoi alleati. È nell’intreccio tra un Iran internamente sotto stress, una postura regionale meno solida e un ruolo Americano più diretto che si è creato il contesto in cui l’attacco ha potuto prendere forma.
A partire dalla fine di Dicembre 2025, l’Iran è stato attraversato da una nuova ondata di proteste, inizialmente innescata dal carovita e dalla rapida svalutazione del rial, che tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 ha toccato nuovi minimi storici sul mercato parallelo, erodendo il potere d’acquisto e colpendo, in modo particolare, le fasce urbane e commerciali. Le prime mobilitazioni sono emerse nei bazar e nei grandi centri urbani, con scioperi e chiusure di negozi legati all’aumento dei prezzi dei beni essenziali.
Nel giro di pochi giorni, tuttavia, le proteste hanno progressivamente cambiato natura,
spostandosi da rivendicazioni economiche ad una contestazione politica più ampia, con slogan diretti contro la Leadership della Repubblica Islamica e contro il sistema di potere che la sostiene.
Dopo un iniziale parvenza di cooptazione e dialogo, la risposta delle Autorità è stata caratterizzata da una repressione estesa, con arresti di massa, uso della forza contro i manifestanti e un blackout delle comunicazioni che è durato per quasi tre settimane. In questo contesto, tra Gennaio e Febbraio 2026, la crisi interna Iraniana ha iniziato a produrre effetti anche sul piano Internazionale. Donald Trump ha inizialmente minacciato un intervento militare come risposta alla repressione delle proteste, collegando la violenza contro i manifestanti alla possibilità di un’azione armata Statunitense.
Con il protrarsi delle mobilitazioni e il consolidarsi dello scontro interno, la linea della Casa Bianca ha però cambiato il suo approccio: la prospettiva di un attacco è stata quindi utilizzata come strumento di pressione per spingere Teheran a riaprire il dossier sul programma nucleare Iraniano e ad accettare nuovi colloqui che portino allo smantellamento del programma di Teheran ma che l’Iran vuole, in qualche modo, mantenere. In questo quadro, l’instabilità interna è diventata una variabile della strategia esterna, intrecciando protesta sociale, repressione e negoziato nucleare.
Allo stesso tempo, il sistema di potere Iraniano ha mostrato una capacità di tenuta già vista in crisi precedenti, fondata su una struttura altamente centralizzata e su un apparato di Sicurezza coeso, in particolare le Guardie della Rivoluzione (IRGC) e i Servizi di
Intelligence, rimasti leali alla Leadership.
L’assenza di una Leadership unitaria delle proteste, la frammentazione territoriale del
Paese e il controllo dell’informazione hanno limitato la possibilità di trasformare una mobilitazione ampia ma discontinua in una sfida politica organizzata. In questo quadro, il regime ha potuto adottare una strategia di contenimento selettivo – repressione mirata, arresti preventivi e deterrenza – evitando concessioni politiche sostanziali ma
anche un collasso immediato, confermando quanto sia difficile, in Iran, tradurre una protesta sociale diffusa in un cambio di potere rapido.”
Ed eccoci, al nostra sabato qualunque, quello del 28 Febbraio 2026, quello della nostra “nota dolente” che vorrei non aver sfiorato nella mia esperienza: un’Intelligence Civile della quale “troppo pochi” hanno cura, sebbene Esperti !
L’Intelligence c’è sempre stata ! Dai tempi della Guerra Fredda passando attraverso le due Guerre Mondiali.
Secondo il Professore Christopher Andrew se ne può trovare traccia anche nella Bibbia e nell’Antica Grecia. Un concetto che nuovo non è:
secondo altri studiosi ed altre fonti si potrebbe far risalire ai tempi di Sun Tzu !
Che ci sia un mondo che “immagina” e – anche – “fantastica” su Spie, Analisti ed Operatori facenti parte dei Servizi Segreti che raccolgono informazioni – tipico elemento insito nella natura stessa dell’Intelligence – che verranno, poi, custodite gelosamente da chi le
possiede, lo diamo per scontato. E anche che parte del suo peso strategico, nel contesto odierno, sia ascrivibile al moderno termine con il quale viene considerato come l’ insieme di Professionisti ed Attività impiegati per descrivere il complesso meccanismo di raccolta e di
analisi dei dati finalizzato all’elaborazione di informazioni utili al processo decisionale politico-militare. E che si pensi alle Sue operazioni solamente ed intrinsecamente legate alla Sicurezza Nazionale e necessarie alla prevenzione di qualsiasi azione economica,
strategica o culturale che abbia effetti destabilizzanti per il Sistema-Paese, cuore profondo del potere, centrale di elaborazione delle grandi strategie delle Nazioni nonché fattore di condizionamento della geopolitica degli attori dominanti la scena globale, è altra
considerazione ovvia.
Nella percezione comune Attività di Spionaggio e Controspionaggio !
E’ necessario, ora, ricordare che la parola “Intelligence” (intelligenza), etimologicamente a parte, trova origine nella locuzione latina “intŭs legere”, ovvero «leggere dentro». Ma altrettanto probabilmente deriva da “inter legere”, cioè «leggere tra le righe» o «scegliere tra». Dunque la facoltà di comprendere e distinguere, nonché di intendere prontamente ciò che è celato dentro le cose e le circostanze, risulta fondamentale per qualsiasi azione politica assennata. Ma non solo. La capacità di lettura e condizionamento degli eventi costituisce il cuore della rosa geopolitica. Il successo delle attività di Intelligence è
dato non tanto dall’efficacia con cui le informazioni vengono raccolte, ma dall’efficienza con cui esse vengono messe in relazione. Non conta tanto la mole delle conoscenze raccolte, bensì come esse vengano messe in fila o, meglio, maneggiate per far scoccare la scintilla del cambiamento.
Il Filosofo Greco Plutarco (I sec. d.C.) direbbe che «la mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere». Con una arguta espressione, lo Scrittore Ottocentesco Francese Victor Hugo organizzò gerarchicamente le esperienze cognitive sostenendo che «l’Intelligenza è la moglie, l’Immaginazione è l’amante, la Memoria è la serva».
Ma se manca una di queste tre Figure, la vita sociale diviene insipida e la Famiglia (Stato) rischia di imperversare nel caos, nei risentimenti e nei rimpianti. Parimenti, in assenza di una razionale gestione dell’Economia, di una visionaria e «coperta» strategia e di un’ordinata, diligente e sottomessa Cultura, l’orientamento geopolitico di una Nazione è destinato al prolungato affanno.
Saper leggere contemporaneamente tra i tre ambiti operativi della geopolitica – geo economia, geo strategia, geo cultura – è cruciale per improntare una Politica Estera Nazionale quanto più sana possibile.
Il sapere è potere. E l’Intelligence costituisce il nucleo centrale della potenza dinamica di una nazione, disponendo degli strumenti idonei per aumentarne l’efficienza, ingrossarne l’hard power e rinvigorirne lo spirito. In superficie la geopolitica attiene ai nessi tra geografia e nazioni.
Ma, nel profondo, afferisce alle (im)predicibili e intime necessità degli Stati.
Il comportamento delle Nazioni è del tutto analogo: i Governi, o per meglio dire gli «Stati profondi», celano intenzioni e progetti di irradiamento geopolitico.
La conoscenza è potere in sé. Essa può essere utilizzata dai Servizi di Intelligence in modo diretto – mediante la comunicazione – al fine di plasmare la realtà e accrescere i vantaggi competitivi della Nazione.
I dispositivi impiegati nelle relazioni internazionali possono essere economico-finanziari (ôikos), militari-diplomatici (stratòs) o, appunto, comunicativi-propagandistici (cultŭs).
Oggi il diritto è strumento di competizione geopolitica e, anzi, proiezione della visione strategica delle potenze che, forzando la legge, vogliono imporre a concorrenti e - spesso - anche alleati i loro desiderata in campo economico, strategico, commerciale.
Quello che, oggi, sappiamo con certezza, in assenza di comunicazioni dirette ma come “Esperti del Settore, in campo Civile” è che l’Intelligence – nella sua connotazione generale – grazie ai validi strumenti che possiede, sta supportando l’operato di qualunque
decisore, sia Istituzionale che Privato, nell’ambito della geopolitica, delle relazioni internazionali e della sua stessa cultura.
In questo contesto globale sempre più difficile ed intricato, l’analisi, in un delinearsi di un nuovo assetto Internazionale in continua evoluzione, diventa un processo decisionale in un mondo sempre più competitivo ed interconnesso. L’attuale assetto Internazionale in
continua evoluzione impone l’uso degli strumenti e delle conoscenze fondamentali per la gestione delle problematiche e delle opportunità:
l’analisi predittiva, il ciclo delle informazioni, la percezione dei segnali deboli, la guerra cognitiva, il metaverso, il multiverso, isuperforcasters e non solo.
Chiaramente, oggi, l’Intelligence adotta un approccio innovativo per sapere interpretare il futuro, nella complessità che la geopolitica e le relazioni internazionali impongono.
La geopolitica e l’Intelligence hanno un impatto tangibile sulle nostre vite !
L'Intelligence, oggi, appare chiaro che non sia solo spionaggio classico, ma analisi pro attiva (OSINTCYBINT) per anticipare decisioni strategiche.
E la Geopolitica ? E’ lo studio delle relazioni Internazionali tra Nazioni e delle decisioni politiche, sociali ed economiche che influenzano la situazione geopolitica globale. L’Intelligence, invece, è l’acquisizione di informazioni e il loro utilizzo per prendere decisioni
in Politica, Sicurezza Nazionale e Militare. Insieme, queste due discipline ci permettono di capire come le attività di Spionaggio e Intelligence siano fondamentali per la comprensione della Politica Internazionale e dei rapporti tra le Nazioni.
La geopolitica è una disciplina fondamentale per interpretare le complesse dinamiche di potere e le relazioni Internazionali nel mondo contemporaneo. Attraverso l’analisi della geografia, ci aiuta a decifrare le cause profonde dei conflitti e delle alleanze strategiche.
Alla luce delle recenti notizie (Febbraio 2026) riguardanti attacchi congiunti USA-Israele contro l'Iran, gli esperti di Intelligence e gli Analisti geopolitici stanno svolgendo un lavoro frenetico per valutare l'impatto delle operazioni e prevedere le reazioni.
In sintesi, l'Intelligence evidenzia una situazione altamente fragile in cui un errore di calcolo potrebbe portare a un conflitto regionale su larga scala, con l'Iran messo alle strette e gli USA che tentano di ridisegnare gli equilibri di potere nel Golfo.
Compito dell' Intelligence è, anche, fornire una valutazione obiettiva dei risultati militari, delle capacità di ritorsione Iraniane e del rischio di escalation in un conflitto regionale prolungato.
Quello che – oggi – stiamo facendo, mi auguro, in qualità di Esperti di Intelligence nel Settore Civile – spero non sia la previsione di Bauman sulla “retrotopia”: la tendenza a rifugiarsi in visioni idilliache del passato per sfuggire alle incertezze del presente.
Ovviamente è stato proprio – anche per Noi – sabato 28 Febbraio 2026 – il giorno in cui “tirare fuori dal cassetto” o recuperare da una delle tante pile di fogli o di appunti – digitali e cartacei che siano – le Nostre Analisi, il frutto della nostra attenzione e delle nostre capacità e competenze, almeno a livello teorico, in assenza di “Attività Operativa”.
Mi riferisco, chiaramente, alle lunghe, interminabili riflessioni sulla percezione dei segnali deboli, quelle informazioni poco evidenti ma che abbiamo colto come significative, di qualsiasi natura esse siano state, e che, da tempo ormai, annunciavano cambiamenti o rischi importanti.
Mi riferisco all’incessante tempo passato sulle piattaforme Social Network a monitorare i commenti negativi, le voci e le tendenze emergenti oltre ai segnali di insoddisfazione.
Mi riferisco all’attività di incrocio con altre fonti di informazione contestualizzate.
Mi riferisco ai segnali deboli – complessivamente – significativi di un cambiamento in essere, indispensabili per comprendere ed anticipare il futuro.
Mi riferisco alla percezione e alla gestione di quella guerra cognitiva – processo con cui i media online hanno acquisito il potere di trasferire il processo di disinformazione dal mondo virtuale al mondo reale – che tende a manipolare e disinformare oltre che a condizionare ogni partecipazione alla vita pubblica. Mi riferisco a ciò che causa danni a livello sociale, economico e politico complice l’emergere della cultura digitale globale, l’alterità attraverso il targeting e il trolling sulle piattaforme online.
Mi riferisco alle riflessioni sullo scenario internazionale, sul suo divenire mutevole e sull’apparenza irrazionale per cui le guerre di oggi, nel mondo, non sono state pianificate ma sono l’esito di azioni e decisioni autonome, prese da elementi che vivono in un determinato spazio, nel nostro caso “solo” l’intero pianeta Terra.
Mi riferisco alla sensazione che “qualcosa” sfugga sempre alle previsioni degli orizzonti, che “qualcosa”, sempre, sovverta le nostre certezze e la nostra capacità di interpretazione del futuro, naturalmente causata dall’evidenza che tutte le realtà sociali ed economiche sono
“fenomeni molto complessi”.
Mi riferisco all’analisi ed allo studio dei principali impatti geopolitici, dalla comprensione della svolta militare e strategica, dalla risposta dell’Iran e della relativa Strategia di Logoramento, dal rischio di Guerra Regionale, dall’impatto sulla Sicurezza Energetica, all’Isolamento Diplomatico ed Internazionale oltre al Regime Change.
E mi riferisco, ancora, alla valutazione dei danni (BDA - Battle Damage Assessment), al monitoraggio delle ritorsioni iraniane, alla gestione delle fonti umane (HUMINT), all’analisi della stabilità del regime, alla valutazione delle minacce missilistiche (ICBM), alla
valutazione della capacità nucleare, alla retaliation (Ritorsione) Iraniana, alle attività dei Proxy in quanto Forze per procura, alle informazioni contraddittorie.
Mi riferisco a tutte quelle attività sopraddette e non solo di cui abbiamo avuto cura, per anni, tra le altre. Perché non c’è altra risposta possibile che “Certo che lo abbiamo fatto, in questi anni. Certo che stiamo continuando a farlo. Certo che continueremo a farlo”.






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