L’ATTENDIBILITA’ TESTIMONIALE IN FASE DI AUDIZIONE (dr.ssa Lopez Barbara)
- dr.ssa Lopeza Barbara

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Sappiamo bene che una testimonianza ritenuta attendibile, può essere sufficiente a fondare un provvedimento giudiziario. Il racconto di una vittima può bastare per essere considerato prova sufficiente, qualora risulti completo, logico e privo di contraddizioni. Risultare attendibili significa dimostrare di essere coerenti con quello che si dice, ma la permanenza del ricordo in memoria è un processo dinamico e il ricordo stesso può essere soggetto a modifiche legate a diversi fattori; questo perché il racconto spesso è composto da una parte di verità oggettiva e una parte di costruzione soggettiva con meccanismi che possono essere volontari o inconsci, pertanto bisognerà capire se la distorsione della percezione è condizionata da meccanismi psicologici di difesa che escludono una volontà cosciente o è volontariamente falsificata rispetto a quanto percepito e codificato dalla memoria. In fase di audizione si rende necessario valutare l’affidabilità e la credibilità del soggetto interrogato e per fare questo è importante conoscere i meccanismi di falsificazione di un ricordo, per gestire al meglio una distorsione volontaria o involontaria. I ricordi vengono rievocati attraverso la memoria che si configura come un processo di ricostruzione e concatenamento di tracce, legato sia a fattori cognitivi, che hanno a che fare con la capacità di rielaborazione del fatto, sia a fattori emotivi, che riguardano i meccanismi di difesa che la mente umana mette in atto per ristabilire un equilibrio e che possono arrivare fino alla rimozione dell’evento causando un decadimento della traccia. Esiste un meccanismo denominato Weapon Focus, è un fenomeno cognitivo cruciale che incide direttamente sull’attendibilità del testimone durante l’interrogatorio; si verifica nel momento in cui un soggetto minacciato con un’arma concentra tutta la sua attenzione su quella fonte di pericolo e rimuove altri dettagli fondamentali della scena, pertanto, l’alto livello di attivazione emotiva che ne consegue influisce negativamente sulla registrazione dei ricordi. Questo effetto compromette la qualità della testimonianza in due modi: - - Riduce i dettagli periferici: il testimone è spesso in grado di descrivere l’arma, ma fatica a ricordare i tratti somatici, l’abbigliamento o altre caratteristiche del colpevole. Riduce l’identificazione: i testimoni esposti ad un’arma presentano tassi più bassi di identificazione corretta nei confronti fotografici e un rischio maggiore di falsi positivi. Questo accade perché lo stress e la paura elevati, causati dall’arma, restringono il campo attentivo sull’elemento di pericolo immediato e l’attenzione è catturata dall’arma che rappresenta un oggetto inaspettato, richiedendo uno sforzo cognitivo maggiore per essere elaborato. Ci sono diversi fattori che possono influire fortemente sui processi di attendibilità testimoniale, pertanto bisogna saper riconoscere gli stati emotivi di chi comunica, ma nel linguaggio verbale, non verbale e para-verbale esistono diverse fonti di errore di osservazione che ci portano a definire anormale il comportamento di un soggetto senza conoscere i suoi comportamenti normali. La postura, lo sguardo, le variazioni di tono, non possono essere considerati segnali univoci di menzogna, ma solo indicatori che segnalano un disagio emotivo incompatibile con il racconto. L’analisi del linguaggio non deve servire a smascherare un colpevole in modo affrettato e superficiale, ma ad identificare quelle anomalie che meritano un approfondimento investigativo. A tal fine, per minimizzare l’errore umano dell’analista, la giurisprudenza attuale e le linee guida del Dipartimento Penitenziario promuovono la videoregistrazione integrale degli interrogatori. Solo attraverso il fermo immagine, l’ascolto dell’audio senza video e successivamente del video senza audio è possibile mappare correttamente le fughe di informazioni non verbali che altrimenti sfuggirebbero, per poi passare ad una sovrapposizione audio/video che consente di decodificare segnali di falsificazione e dissimulazione. Partendo dal presupposto che non esistono segnali o assenza di segnali che indichino con certezza che la persona stia mentendo o stia dicendo la verità, è opportuno sottolineare che individuare le fonti di errore non è sempre facile; questo perché non è possibile categorizzare dei comportamenti e attribuirgli dei significati specifici. Interpretare in maniera standardizzata un comportamento conferendogli un predeterminato significato porterà ad errori di interpretazione e di valutazione che potrebbero inficiare l’intero processo di decodifica. Non è possibile, senza un’analisi del contesto e di altri fattori, verificare se questi indizi siano effettivamente riconducibili all’atto di mentire; questo perché sono molti i comportamenti in comune di chi mente e di chi dice la verità e questo rende ancora più complessa la ricerca della menzogna consapevole e intenzionale. Solo attraverso il corretto utilizzo di tecniche validate è possibile ottenere informazioni rilevanti, utili in fase processuale, ma è impossibile creare una tecnica che sia valida per ogni tipo di accertamento, perché in molti casi i marcatori di veridicità e di inganno sono deboli, perciò è importante strutturare l’interrogatorio su basi solide, capaci di creare una relazione collaborativa che possa tradursi in un interrogatorio efficiente e risolutivo. Si tratta di affinare una sensibilità tale per cui è possibile immedesimarsi in un soggetto e anticipare le sue mosse. Bisogna fare molta attenzione a non interferire con il ricordo, suggestionando l’interlocutore al punto da influire sull’attendibilità testimoniale. Si chiama Interrogative Suggestibility, è la misura in cui, a seguito di pressioni e informazioni ingannevoli, il soggetto interrogato tende ad alterare il ricordo di un evento, diventando incapace di distinguere ciò che è realmente accaduto da ciò che è influenzato da un ambiente pressante, con il rischio di produrre false memorie .Questo spiega come il contesto dell’interrogatorio possa alterare le risposte indipendentemente dalla verità dei fatti, arrivando a modificare il proprio ricordo per conformarsi alle aspettative percepite ed è una delle principali cause di false confessioni e testimonianze inesatte. La suggestionabilità non è solo un tratto di personalità, ma dipende anche dallo stato emotivo elevato che aumenta la dipendenza dai suggerimenti esterni per risolvere l’incertezza della memoria, così come dipende anche dall’età e dalla capacità cognitiva, per questo motivo minori e persone con fragilità cognitiva mostrano indici di cedimento più elevati che richiedono protocolli di ascolto protetti. Siamo in un contesto in cui la percezione dell’interrogante, come figura dotata di autorità assoluta, può spingere il soggetto a compiacere l’investigatore per terminare il disagio dell’interrogatorio, instaurando delle dinamiche di potere devianti. Anche il tempo influisce molto sul decadimento del ricordo rendendolo più labile e rendendo meno nitidi soprattutto i dettagli; il fattore temporale è considerato una variabile di disturbo critica che incide profondamente sull’attendibilità del testimone. Più tempo passa, maggiore è il rischio che il ricordo venga sostituito o alterato da informazioni esterne, inoltre più il tempo passa più il racconto viene ripetuto e sembra coerente, questa coerenza non indica accuratezza, ma solo consolidazione di un copione mentale che può essersi deformato nel tempo. La situazione cambia quando si mente sapendo di mentire, perché ci si trova in una situazione psicodinamica conflittuale, dove la mente ordina il controllo delle parole false e il corpo si lascia sfuggire gli indizi di questa falsità; in sostanza avviene un conflitto tra quello che cerchiamo di nascondere e ciò che naturalmente cerca di uscire allo scoperto. Questo conflitto lo si può vedere nel volto, con quelle che si chiamano microespressioni, nel corpo con la comunicazione non verbale e lo si può sentire anche nella voce, con la gamma dei suoni che costituiscono la comunicazione para-verbale. Pertanto, maggiore sarà l’intensità dell’emozione provata e minore la capacità di controllarla, più facile sarà identificare i segnali di falsificazione del racconto. Ricordandoci sempre che l’obiettivo non è ottenere una risposta, ma ottenere una risposta non contaminata. In definitiva, l’attendibilità in fase di interrogatorio non può essere affidata solo all’intuito dell’investigatore, ma deve poggiare su rigorosi protocolli scientifici che tengano conto della fragilità strutturale della memoria umana, questo perché in un sistema penale che punta alla massima garanzia, la qualità dell’interrogatorio si misura non dal numero di confessioni ottenute, ma dalla trasparenza del metodo utilizzato per raccoglierle, tutelando l’integrità del processo.






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