La guerra ibrida sta cambiando il modo in cui l’Europa si difende? (dr. De Pascale Angelo)
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Droni, cyberattacchi e disinformazione: la pressione sottosoglia attribuita a Mosca e ai suoi proxy e i suoi effetti su servizi essenziali, fiducia e sicurezza in Europa.

Quanto può reggere una società quando la guerra non si vede ma si sente? La risposta, oggi, si misura nella capacità dell’Europa di riconoscere e resistere a una pressione costante, ambigua e frammentata. L’ipotesi prudente è che molte di queste azioni — dirette o indirette — siano riconducibili alla Russia o a gruppi a essa collegati, ma con margini di ambiguità che fanno parte della strategia stessa. Il lettore dovrebbe portarsi via un’idea semplice: la guerra ibrida non è una minaccia lontana, ma una trama che attraversa la vita quotidiana, dall’acqua alla rete elettrica, fino alla fiducia nelle istituzioni senza perdere dati.
1) Cosa è successo
Aggiornato al 22 dicembre 2025, il quadro europeo mostra una crescita di episodi riconducibili a ciò che molti governi definiscono “attività ibride di matrice russa”. Il PET, il servizio di sicurezza danese, ha dichiarato che il sabotaggio fisico fa parte della minaccia ibrida portata avanti da Mosca e che il Cremlino mostra una crescente disponibilità a correre rischi anche sul territorio europeo. Lo scorso autunno un attacco informatico in Danimarca ha colpito un gestore idrico, con conseguenze materiali sulle tubazioni e interruzioni di servizio per centinaia di abitazioni: un caso emblematico di come il digitale possa generare effetti fisici. Nello stesso periodo, l’Europa ha registrato una serie di episodi sospetti con droni in prossimità di basi militari sensibili. In Francia, a inizio dicembre, le autorità hanno confermato il rilevamento di droni non identificati sopra la base di Île Longue, in Bretagna, che ospita i sottomarini nucleari della deterrenza francese. Episodi analoghi si sono verificati in Belgio e nei Paesi Bassi: a Kleine-Brogel e a Volkel, due basi legate al sistema di nuclear sharing della NATO, personale militare ha segnalato droni per più notti consecutive; in alcuni casi si è reagito con fuoco di avvertimento senza riuscire a recuperare i rottami. In Norvegia, l’autorità energetica NVE ha chiesto alle aziende di rete di potenziare la resilienza e la capacità di risposta a sabotaggi fisici o digitali. In Germania è stato inaugurato un centro di difesa contro i droni, considerati parte di una minaccia permanente. E nel Regno Unito, il nuovo capo dell’MI6, Blaise Metreweli, ha parlato pubblicamente di uno spazio “tra pace e guerra”, collegando la definizione a operazioni attribuite ai servizi russi. Londra, nello stesso periodo, ha imposto sanzioni contro il GRU (Direzione generale dell’intelligence militare russa), accusandolo di campagne di sabotaggio e cyberattacchi in territorio europeo.
2) Perché conta
Conta perché la “zona grigia” è ormai il terreno su cui si gioca la stabilità interna dell’Europa. In pratica significa che non serve un’invasione per generare insicurezza: basta un insieme di azioni sottosoglia — cyberattacchi, manipolazioni informative, droni o sabotaggi leggeri — per costringere governi, aziende e cittadini a vivere in uno stato di allerta permanente. L’impatto umano è diretto. Se un acquedotto viene interrotto o un porto riduce la propria operatività per motivi di sicurezza, a pagare sono famiglie e imprese. Ogni disservizio aumenta i costi e la sfiducia; ogni blackout o interruzione alimenta la sensazione che lo Stato non riesca più a garantire continuità. È qui che la guerra ibrida diventa politica interna: mina la coesione e la fiducia collettiva.
3) Cosa sappiamo / cosa stimiamo / cosa non sappiamo
Sappiamo che diversi servizi di sicurezza europei hanno individuato nella Russia il principale attore dietro le operazioni ibride più rilevanti dal 2022 in poi. Il PET danese parla esplicitamente di “minaccia russa” e di una crescente aggressività nei confronti delle infrastrutture critiche. In Francia, dopo l’episodio di Île Longue, le autorità hanno aperto un’inchiesta senza attribuzioni formali, ma la stampa francese ha riferito di un’attenzione specifica verso l’origine dei droni. E sappiamo anche che la Francia, attraverso VIGINUM, ha smantellato una rete di disinformazione denominata “Portal Kombat”, riconducibile a gruppi pro-russi impegnati a diffondere contenuti falsi o manipolati su piattaforme europee. Si stima, sulla base di dati e comunicati ufficiali, che l’obiettivo principale di queste operazioni sia quello di logorare il consenso interno europeo sul sostegno all’Ucraina e indebolire la credibilità delle istituzioni. L’Associated Press ha censito oltre 140 episodi di sabotaggio e interferenza attribuiti da funzionari occidentali a Mosca o a gruppi collegati: non è una prova legale univoca, ma un ordine di grandezza che descrive la continuità del fenomeno. È plausibile che alcuni droni abbiano funzioni di ricognizione e test, più che di attacco, mentre la componente informativa — campagne online, siti civetta, profili falsi — miri a creare disorientamento e polarizzazione. Resta però molto di ciò che non sappiamo. Le prove tecniche, come tracciamenti e analisi forensi, non sono sempre pubblicabili senza esporre fonti e metodi. Non conosciamo il grado di coordinamento tra lo Stato russo e le reti di hacker o gruppi criminali che agiscono in parallelo. Non possiamo escludere che alcuni attacchi siano autonomi ma ideologicamente vicini a Mosca. E non sappiamo quando un singolo episodio, magari con danni più gravi o vittime, potrebbe forzare una risposta collettiva più dura da parte europea.
4) Ipotesi in competizione
Una prima ipotesi, sostenuta da diversi governi occidentali, è che la Russia conduca una campagna coordinata di logoramento ibrido contro l’Europa per indebolirne la resilienza e frenare il sostegno all’Ucraina. L’uso di proxy — intermediari e gruppi non ufficiali — permetterebbe a Mosca di mantenere la “negabilità” politica. Questa lettura ha confidenza media (cioè un livello intermedio di affidabilità della valutazione): in alcuni casi è coerente con attribuzioni pubbliche formulate da autorità occidentali e con le misure di risposta adottate (incluse sanzioni mirate), anche se le evidenze tecniche complete non sono sempre rese pubbliche. Se fosse corretta, l’impatto umano plausibile sarebbe quello di una società più esposta a interruzioni e costi crescenti, con la fiducia nelle istituzioni che si erode sotto la pressione dell’incertezza Una seconda ipotesi considera l’esistenza di un ecosistema più fluido: gruppi pro-russi, reti di hacker e organizzazioni criminali che operano in modo opportunistico, alimentando il caos e fornendo a Mosca un vantaggio indiretto. È una spiegazione coerente con la diversità dei bersagli e delle tecniche osservate, ma il limite è che alcuni casi — come quello danese o le sanzioni britanniche al GRU — mostrano un coinvolgimento più diretto. Anche qui il livello di confidenza è media. L’effetto sociale plausibile è quello di un’Europa sempre più abituata al disordine, dove il cittadino percepisce la vulnerabilità come parte della normalità. Una terza ipotesi, meno solida ma possibile, interpreta i sorvoli di droni come operazioni di ricognizione e intimidazione più che di sabotaggio. I droni non colpiscono, ma segnalano che qualcuno può avvicinarsi a siti sensibili. Il livello di confidenz a è bassa, ma l’impatto plausibile — un aumento di controlli, zone interdette, telecamere e disturbi elettronici — tocca direttamente la libertà quotidiana e il senso di apertura di spazi civili e militari.
5) Implicazioni e scenari
Nel breve periodo, la pressione continuerà con episodi a bassa intensità: attacchi informatici contro enti locali, campagne di disinformazione mirate e incursioni di droni su infrastrutture sensibili. Ogni azione singola sarà gestibile, ma la somma produrrà logoramento. I governi risponderanno con misure tecniche — piani di resilienza, task force anti-drone, cooperazione di intelligence — e con messaggi pubblici calibrati per non alimentare il panico. Nel medio termine, l’equilibrio dipenderà dalla coesione politica europea. Se l’UE riuscirà a definire protocolli comuni e attribuzioni coordinate, potrà ridurre il vantaggio dell’ambiguità russa. Se invece i Paesi continueranno a muoversi in ordine sparso, Mosca potrà sfruttare le differenze interne per dividere e rallentare le risposte. Sul piano sociale, è plausibile un aumento dei costi energetici e di sicurezza, oltre a un clima politico più teso, con la tentazione di sacrificare trasparenza e diritti per garantire protezione. Il rischio sistemico più alto è l’errore di calcolo. Un attacco pensato come test o disturbo potrebbe causare vittime o interruzioni gravi, costringendo a una risposta che allargherebbe il conflitto. In democrazia, l’escalation può passare anche dal clima d’opinione: paura, richiesta di controllo, polarizzazione. Due conseguenze plausibili: un impatto economico tangibile (più costi su logistica, energia e reti) e uno politico (erosione della fiducia e rafforzamento dei discorsi securitari).
6) Cosa monitorare
Cinque segnali possono indicare se la pressione sta crescendo: primo, un aumento di attacchi a infrastrutture essenziali — acqua, energia, trasporti — perché sono i punti dove il disagio diventa immediatamente percepibile; secondo, la ripetizione di schemi simili in Paesi diversi, indizio di una regia coerente; terzo, l’intensificarsi di campagne di disinformazione pro-russe in coincidenza con eventi politici o elettorali; quarto, il moltiplicarsi di intermediari digitali e gruppi “civetta” che rivendicano azioni, utile per mantenere la negabilità; quinto, la comparsa di attribuzioni pubbliche coordinate tra governi e UE, che sarebbe segno di una risposta più compatta e meno vulnerabile al dubbio.
7) Conclusione
La guerra ibrida è la forma di pressione più coerente con il mondo interconnesso: frammentaria, continua e capace di colpire senza sparare. Anche se molte prove restano riservate, il consenso degli apparati di sicurezza europei converge su un punto: la Russia e i suoi gruppi di riferimento stanno usando la zona grigia per tenere l’Europa sotto sforzo. La prudenza resta necessaria, perché ogni nuovo episodio può cambiare la percezione e la risposta. Ma il costo più visibile, già oggi, non è militare: è sociale. È la fatica di difendere la normalità in un tempo che sembra non volerla più concedere.

Analista Geopolitico @DePascaleAngelo:
Sono analista geopolitico con esperienza pluriennale maturata nell’intelligence istituzionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Unità Operativa Informativa e, successivamente, in
amministrazioni centrali e territoriali. Lavoro su fonti aperte (OSINT) e fonti umane (HUMINT), leggo i segnali deboli e li trasformo in scenari e mappe di rischio utili a chi deve decidere, con particolare attenzione al Mediterraneo allargato e alle aree MENA, Nord Africa e Balcani. Supporto pubbliche amministrazioni, think tank, imprese dei settori energia/logistica e redazioni nella
predisposizione di dossier Paese, country e risk assessment per catene di fornitura critiche, note di sintesi e briefing operativi. Ho seguito procedimenti complessi legati a programmi di finanziamento (come POR e PNRR), attività di compliance e rendicontazione, con un’attenzione costante alle minacce ibride e ai fenomeni di disinformazione. La mia formazione accademica comprende tre lauree universitarie in area giuridica e politico-sociale:
- Lettere (Università di Perugia); Scienze Politiche (Università di Camerino);
- Giurisprudenza (Università Sapienza, Roma), alle quali si affiancano percorsi di alta formazione specialistica:
- Diploma di analista geopolitico presso l’ISPI
– Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e
l’Advanced Certificate “Analista di Politica Internazionale” presso l’IAI - Istituto Affari
Internazionali. Questo percorso mi permette di integrare lettura strategica dei contesti internazionali, competenze giuridiche e conoscenza dei processi decisionali pubblici.
Pubblico con regolarità su LinkedIn e Substack: Mediterraneo allargato (con attenzione alla Libia), rapporti Russia–UE, Indo-Pacifico, Balcani, sicurezza europea, minacce ibride e disinformazione, catene del valore e nodi energetici.














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