top of page

Oltre gli estintori: quando la prevenzione ignora il fattore umano. (di Giuseppe Savina)

Spunti di riflessione a partire dall’incendio di Crans-Montana


Quando si parla di prevenzione incendi, il pensiero corre quasi

automaticamente ai presidi materiali: estintori, vie di fuga, cartellonistica,

impianti di rilevazione, porte REI. Tutti elementi indispensabili, normati e

verificabili.


Eppure, eventi come l’incendio avvenuto a Crans-Montana ci ricordano che la

sicurezza reale non è fatta solo di oggetti, ma soprattutto di persone, ruoli e

decisioni operative.


Il rischio non è solo “se” accade, ma “come” viene

gestito


Al di là delle dinamiche specifiche dell’evento — che spetta alle autorità

competenti chiarire — l’episodio di Crans-Montana offre uno spunto di

riflessione più ampio sulla progettazione dei presidi umani nelle emergenze.


In molte strutture ad alta affluenza – hotel, resort, eventi, locali – la

valutazione del rischio tende a concentrarsi sulla conformità tecnica. Ma

un’emergenza non è un collaudo: è una situazione dinamica, caotica, emotiva.


Quando l’assetto umano non è progettato per reggere situazioni di stress

operativo, alcune fragilità sistemiche diventano evidenti:


● assenza di ridondanza nei ruoli chiave;

● dipendenza da singoli punti di controllo;

● difficoltà nel mantenere una copertura continua delle funzioni critiche;

● scarsa capacità di adattamento dell’organizzazione durante l’emergenza.


Questo non è un errore individuale.

È una criticità di progettazione preventiva.


Il presidio umano è un dispositivo di sicurezza


Un addetto alla sicurezza non è solo “presenza visiva” o deterrenza. È un

presidio attivo, con funzioni che in emergenza diventano vitali:


● controllo degli accessi (chi entra, chi esce, chi non deve rientrare);

● gestione dei flussi di evacuazione;

● filtro tra interno ed esterno;

● collegamento operativo con soccorsi e responsabili;

● supporto alle persone in stato di panico.


Pensare che una sola persona possa coprire più ruoli simultaneamente è una

sottovalutazione del rischio, soprattutto in contesti affollati.


La domanda giusta non è “siamo a norma?”


La vera domanda preventiva dovrebbe essere:


In caso di emergenza reale, con persone spaventate e tempi compressi, il

nostro assetto umano regge?


Perché una procedura scritta non evacua un edificio.

Una planimetria non calma le persone.

Un estintore non governa i comportamenti.


Lo fanno le persone formate, presenti, distribuite correttamente.


Ripensare la prevenzione in chiave sistemica


Eventi come questo dovrebbero spingerci a:


● integrare la valutazione dei presidi umani nei DVR e nei piani di

emergenza;

● definire ruoli ridondanti, non singoli punti di fallimento;

● prevedere chi resta all’esterno mentre altri intervengono all’interno;

● allenare non solo le procedure, ma gli scenari realistici.


La sicurezza efficace nasce quando strutture, persone e decisioni sono

progettate insieme.


Conclusione


La prevenzione non è mai solo tecnica.

È organizzativa, umana, strategica.


E ogni evento critico, se letto con lucidità, può diventare un’occasione per

migliorare davvero, andando oltre la semplice conformità normativa.


Perché in emergenza non conta ciò che è scritto.

Conta ciò che funziona.

Giuseppe Savina è un professionista attivo nel settore della sicurezza, della gestione delle emergenze e della formazione, con un profilo che unisce competenze operative sul campo e capacità formative. Diplomato, opera come Vigile del Fuoco Volontario e Private Safety Officer, maturando esperienza diretta nella gestione di scenari emergenziali, nella valutazione del rischio e nell’intervento operativo. Il suo percorso gli ha consentito di sviluppare una visione concreta e funzionale della sicurezza, basata sull’esperienza reale e sull’applicazione rigorosa delle procedure. È formatore per la sicurezza sui luoghi di lavoro e coordinatore delle emergenze, con particolare attenzione agli ambienti ad alto rischio, dove l’organizzazione, la chiarezza dei ruoli e la preparazione del personale risultano determinanti. La sua attività formativa è orientata alla comprensione pratica delle procedure, alla prevenzione e alla gestione efficace dell’emergenza. Possiede qualifiche come Operatore TPSS, Operatore ATP, Operatore BLSD e Operatore Alto Rischio, che completano un profilo tecnico solido e multidisciplinare, in grado di integrar aspetti di sicurezza, primo intervento e supporto alle persone in situazioni critiche.
A queste competenze si affiancano competenze informatiche, utili per l’organizzazione, la gestione delle informazioni e il supporto ai processi formativi e operativi. Grazie a un approccio serio, responsabile e orientato alla tutela delle persone, Giuseppe Savina rappresenta una figura affidabile e preparata nel campo della sicurezza e delle emergenze, capace di operare efficacemente sia nella prevenzione sia nella gestione operativa degli eventi critici.

 
 
 

Commenti


SQUAD

codice NATO

NATO

NCAGE AN161

SECURITY MILITARY POLICE DIVISION

codice ONU

  ONU

UNGM398296

codice DUNS

DUNS

D&B 435704113

bottom of page