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Nuove regole di ingresso negli Stati Uniti: implicazioni operative e rischi emergenti per la Trave Security (di Marco Pera)

Dal punto di osservazione di chi si occupa quotidianamente di travel security, le recenti modifiche alle politiche di accesso agli Stati Uniti introdotte dall’amministrazione Trump rappresentano molto più di un aggiornamento normativo. Si tratta di un’evoluzione strutturale del concetto stesso di confine, che impatta direttamente sulla gestione del rischio per viaggiatori, aziende multinazionali e organizzazioni istituzionali.


Negli ultimi anni, la sicurezza dei viaggi internazionali si è progressivamente spostata dal piano fisico a quello informativo e decisionale. Le nuove regole statunitensi accelerano questo processo, introducendo un modello di selezione preventiva del viaggiatore che combina fattori geopolitici, digitali ed economici.


Il confine come dispositivo di sicurezza avanzata


Le restrizioni all’ingresso, che colpiscono in modo diretto o indiretto un numero crescente di Paesi, rispondono a una logica di risk avoidance piuttosto che di risk management. Dal punto di vista operativo, questo significa che la valutazione del rischio non avviene più caso per caso, ma per aggregati nazionali e regionali.


Per chi gestisce la mobilità internazionale, questa impostazione genera un primo elemento critico:

la prevedibilità. Un sistema di travel security efficace si basa su regole chiare, processi replicabili e margini di errore ridotti. L’attuale modello statunitense, invece, introduce una variabile geopolitica forte, in cui l’accesso può essere limitato o revocato in tempi rapidi per ragioni non sempre esplicitate.


L’accesso come fattore economico di selezione


L’introduzione di garanzie finanziarie elevate per alcune categorie di viaggiatori segna un

passaggio rilevante sul piano strategico. Dal punto di vista della sicurezza, la cauzione viene

giustificata come strumento di prevenzione delle permanenze irregolari. Nella pratica, però, essa introduce un filtro economico che non è direttamente correlato al rischio individuale.


Per un travel security manager, questo comporta un aumento dei barriers to travel che deve

essere valutato nella pianificazione delle missioni internazionali. Non solo in termini di costi, ma anche di equità e sostenibilità delle policy aziendali. L’accesso al Paese diventa una funzione del budget, non del profilo di sicurezza del viaggiatore.


Profilazione digitale e rischio decisionale


Il rafforzamento dei controlli digitali è probabilmente l’aspetto più delicato del nuovo quadro. La richiesta sistematica di informazioni sui social media e sulle reti di contatto personali sposta la valutazione del rischio su un terreno opaco, dove algoritmi e analisi automatizzate giocano un ruolo crescente.


Dal nostro punto di vista, questo introduce un rischio spesso sottovalutato: il decision risk. Il

viaggiatore può essere ritenuto non idoneo all’ingresso sulla base di correlazioni deboli, contenuti decontestualizzati o semplici incongruenze informative. In assenza di trasparenza sui criteri di valutazione, la possibilità di mitigare il rischio prima della partenza si riduce drasticamente.


In termini di travel risk management, questo rappresenta un cambio di paradigma: non è più

sufficiente verificare documenti, itinerari e compliance formale. È necessario considerare anche l’esposizione digitale del viaggiatore come potenziale fattore di rischio.


Effetti geopolitici e rischio di escalation reciproca


Le reazioni di alcuni Paesi, che hanno introdotto misure di ritorsione verso i cittadini statunitensi, confermano un trend già noto ai professionisti della sicurezza: le politiche di accesso sono diventate strumenti di pressione geopolitica.


Per le organizzazioni che operano su scala globale, questo scenario aumenta il rischio di

frammentazione della mobilità internazionale. La travel security non può più essere pianificata esclusivamente su base nazionale, ma deve tenere conto di dinamiche di reciprocità e di escalation normativa che possono cambiare rapidamente il contesto operativo.



Cittadini italiani: rischio basso, ma non nullo


Dal punto di vista formale, i cittadini italiani continuano a rientrare tra quelli ammessi al Visa

Waiver Program. Tuttavia, l’esperienza operativa mostra come l’autorizzazione ESTA non

rappresenti più una garanzia di ingresso, ma una condizione preliminare soggetta a revisione continua.


Il vero punto critico si colloca al momento dell’arrivo. L’ufficiale di frontiera dispone di ampi poteri discrezionali e può negare l’ingresso anche in presenza di documentazione formalmente corretta. Per chi gestisce la sicurezza dei viaggiatori, questo significa che il rischio residuo rimane elevato fino all’effettivo superamento del controllo di frontiera.


In questo contesto, la preparazione del viaggiatore assume un valore strategico: coerenza tra dichiarazioni, itinerario chiaro, finalità del viaggio ben documentata e consapevolezza

dell’esposizione digitale. Non si tratta di eludere i controlli, ma di ridurre le ambiguità che possono generare decisioni sfavorevoli.



Conclusioni operative


Dal punto di vista di un travel security manager, le nuove regole di ingresso negli Stati Uniti

rappresentano un esempio emblematico di come la sicurezza possa trasformarsi in un fattore di rischio se spinta oltre una soglia di equilibrio.


L’aumento dei controlli, la discrezionalità decisionale e la politicizzazione del confine riducono la prevedibilità del viaggio e complicano la pianificazione delle missioni internazionali. In questo scenario, la travel security non può limitarsi a mitigare minacce esterne, ma deve gestire l’incertezza prodotta dai sistemi di sicurezza stessi.


La sfida, per il futuro, sarà mantenere un equilibrio tra protezione e accessibilità. Quando questo equilibrio si rompe, il rischio non scompare: semplicemente si sposta, assumendo forme nuove e spesso più difficili da governare.

articolo del dott. Pera Marco Security Manager con oltre 20 anni di esperienza tra Forze dell’Ordine e ambito aziendale. Dopo una lunga carriera nell’Arma dei Carabinieri, Specializzato in Travel Security e Risk Management, coordina attività strategiche per la sicurezza del personale in viaggio. Dalla valutazione dei Paesi alla gestione delle emergenze, accompagna le aziende nella costruzione di sistemi di protezione dinamici, concreti e conformi alle normative. come Travel Security Manager , supporta le aziende nella protezione del personale in mobilità, attraverso strategie di prevenzione e gestione del rischio.


 
 
 

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