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La morte del vigilante a Cortina: una riflessione tecnica sul ruolo della prevenzione nella vigilanza operativa. (di Savina Giuseppe)

  • Immagine del redattore: squadsmpd
    squadsmpd
  • 19 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Il recente decesso di un vigilante in servizio presso un cantiere a Cortina d’Ampezzo ha riportato all’attenzione dell’opinione pubblica una figura professionale spesso poco analizzata dal punto di vista della sicurezza sul lavoro, ma centrale nei contesti operativi: l’operatore della vigilanza. Al di là delle cause cliniche e giudiziarie, che spettano alle autorità competenti accertare, questo evento offre l’opportunità di una riflessione tecnica e professionale sul sistema di tutela dei lavoratori impiegati nei servizi di sorveglianza in contesti complessi.


Il vigilante nel sistema del D.Lgs. 81/08 Ai sensi del D.Lgs. 81/08, il vigilante rientra a pieno titolo nella definizione di lavoratore.

Ciò significa che la sua attività deve essere inserita in un sistema di prevenzione strutturato, fondato su:

● valutazione dei rischi specifici della mansione,

● formazione adeguata e coerente con i contesti reali,

● procedure operative chiare,

● dispositivi di protezione e supporto organizzativo.


La vigilanza, infatti, non è una mansione statica, ma un’attività dinamica che espone a fattori di rischio ambientali, organizzativi e psicofisici.


Il contesto operativo: quando il rischio non è solo tecnico

Nel caso di servizi notturni, in ambienti esterni, in condizioni climatiche rigide e in contesti isolati, il rischio non è legato esclusivamente a eventi improvvisi, ma anche a:

● esposizione prolungata al freddo,

● affaticamento fisico e mentale,

● ridotta capacità di reazione,

● solitudine operativa. Questi elementi, se considerati singolarmente, possono apparire gestibili. Ma se combinati, generano un livello di rischio che merita un’attenzione particolare in fase di pianificazione.


La prevenzione come sistema, non come responsabilità individuale Uno dei principi cardine della sicurezza moderna è che l’errore, il malore o l’imprevisto non devono mai trovare il lavoratore isolato.


La prevenzione efficace non si basa sull’idea che l’operatore debba “reggere tutto”,

ma su un sistema che:

● riconosce i limiti umani,

● li integra nella progettazione delle procedure,

● costruisce supporti organizzativi e tecnici adeguati. In questo senso, il vigilante non deve essere visto come l’ultimo presidio, ma come parte di una rete di sicurezza più ampia. Il valore della pianificazione preventiva


Eventi come questo dimostrano quanto sia importante che la valutazione dei rischi includa anche i cosiddetti “rischi silenziosi”:

● stress termico,

● isolamento,

● turnazioni prolungate,

● carico decisionale individuale.


Non per attribuire responsabilità, ma per migliorare continuamente i modelli di prevenzione.

La sicurezza non è mai una condizione statica: è un processo di adattamento continuo ai contesti reali.


Una lezione per il settore della vigilanza Il settore della vigilanza privata svolge un ruolo essenziale nella protezione di luoghi, persone e infrastrutture. Proprio per questo, merita un’attenzione crescente anche sul piano della tutela dei propri operatori. Investire in:

● formazione mirata,

● procedure operative realistiche,

● strumenti di supporto tecnologico,

● organizzazione dei turni equilibrata, non è un costo, ma un indicatore di maturità del sistema sicurezza.


Conclusione La morte di un vigilante in servizio non deve essere letta come un fallimento di una singola figura, ma come un richiamo collettivo alla centralità della prevenzione. Ogni sistema di sicurezza è realmente efficace solo quando protegge prima di tutto chi quel sistema lo rende possibile ogni giorno. La vera cultura della sicurezza nasce quando il lavoratore non è più visto come l’ultimo anello della catena, ma come il primo valore da tutelare.


Giuseppe Savina è un professionista attivo nel settore della sicurezza, della gestione delle emergenze e della formazione, con un profilo che unisce competenze operative sul campo e capacità formative. Diplomato, opera come Vigile del Fuoco Volontario e Private Safety Officer, maturando esperienza diretta nella gestione di scenari emergenziali, nella valutazione del rischio e nell’intervento operativo. Il suo percorso gli ha consentito di sviluppare una visione concreta e funzionale della sicurezza, basata sull’esperienza reale e sull’applicazione rigorosa delle procedure. È formatore per la sicurezza sui luoghi di lavoro e coordinatore delle emergenze, con particolare attenzione agli ambienti ad alto rischio, dove l’organizzazione, la chiarezza dei ruoli e la preparazione del personale risultano determinanti. La sua attività formativa è orientata alla comprensione pratica delle procedure, alla prevenzione e alla gestione efficace dell’emergenza. Possiede qualifiche come Operatore TPSS, Operatore ATP, Operatore BLSD e Operatore Alto Rischio, che completano un profilo tecnico solido e multidisciplinare, in grado di integrar aspetti di sicurezza, primo intervento e supporto alle persone in situazioni critiche.
A queste competenze si affiancano competenze informatiche, utili per l’organizzazione, la gestione delle informazioni e il supporto ai processi formativi e operativi. Grazie a un approccio serio, responsabile e orientato alla tutela delle persone, Giuseppe Savina rappresenta una figura affidabile e preparata nel campo della sicurezza e delle emergenze, capace di operare efficacemente sia nella prevenzione sia nella gestione operativa degli eventi critici.


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