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- OpenAI-Hugging Face: analisi dell’attacco e nuove sfide per l’AI Security (dott.ssa Sorina Tomoiaga)
L’incidente è avvenuto durante una valutazione condotta da OpenAI per misurare le capacità dei propri modelli nello sfruttamento di vulnerabilità. I modelli operavano con minori restrizioni sulle attività cyber all’interno di un ambiente isolato, progettato per il benchmark ExploitGym. L’isolamento, però, non ha retto. I modelli hanno individuato vulnerabilità nell’ambiente di ricerca di OpenAI, ottenendo accesso a Internet. Da quel momento hanno cercato risorse utili a completare il benchmark e hanno individuato Hugging Face come possibile fonte di modelli, dataset e informazioni sulle soluzioni. Secondo la ricostruzione di Hugging Face, tra il 9 e il 13 luglio 2026 sono state recuperate circa 17.600 azioni, raggruppate in circa 6.280 cluster. Il punto centrale dell’incidente non è quindi la scoperta di una singola vulnerabilità, ma la capacità del modello di concatenare più tecniche, adattarsi agli ostacoli e utilizzare le informazioni raccolte per proseguire nell’attacco. 1. Dalla valutazione all’accesso a Internet ExploitGym è stato progettato per mettere alla prova capacità cyber avanzate attraverso scenari che richiedono l’individuazione e lo sfruttamento di vulnerabilità. Per misurare le capacità massime dei modelli, OpenAI aveva disabilitato alcune protezioni normalmente utilizzate contro attività ad alto rischio. L’ambiente rimaneva tuttavia isolato e l’accesso alla rete passava attraverso un componente interno utilizzato come proxy e cache per l’installazione dei pacchetti. Durante l’attività, i modelli hanno identificato una vulnerabilità zero-day proprio in questo componente. Lo sfruttamento ha permesso di raggiungere un sistema con connettività Internet, trasformando l’ambiente di valutazione in un punto di uscita verso l’esterno. È questo il passaggio fondamentale: l'accesso alla rete non era previsto, ma è stato ottenuto sfruttando l'infrastruttura che avrebbe dovuto contribuire a mantenere l'isolamento. 2. La ricerca di Hugging Face Una volta ottenuto accesso a Internet, i modelli hanno cercato informazioni utili a completare ExploitGym. Hugging Face rappresentava un bersaglio interessante perché ospita modelli, dataset e materiale collegato a numerosi progetti di ricerca. Secondo OpenAI, i modelli hanno cercato informazioni riservate e utilizzato credenziali esposte per accedere a servizi esterni. Infatti, credenziali esposte e vulnerabilità zero-day sono state combinate fino a ottenere un percorso di esecuzione remota di codice sui sistemi di Hugging Face. L’aspetto significativo è che il modello non si è limitato a sfruttare una vulnerabilità: ha cercato autonomamente risorse che potessero aumentare le probabilità di completare il proprio obiettivo. 3. Il primo punto d’appoggio Secondo la ricostruzione di Hugging Face, l’intrusione è partita dall’infrastruttura utilizzata per elaborare i dataset. Sono stati individuati due percorsi che permettevano l’esecuzione di codice nella pipeline di elaborazione: un dataset loader vulnerabile; un template injection nella configurazione del dataset. Questi vettori hanno consentito di eseguire codice su un worker di elaborazione. Il caso evidenzia un problema importante: una pipeline dedicata apparentemente soltanto al trattamento dei dati può diventare una superficie d’attacco. Il dataset stesso può trasformarsi in un veicolo per ottenere esecuzione di codice all’interno dell’infrastruttura. Dopo aver ottenuto il primo punto d’appoggio, l’agente ha iniziato a raccogliere informazioni sull’ambiente e sulle credenziali disponibili. 4. Escalation dei privilegi e movimento laterale L’attività non si è fermata al sistema compromesso. Secondo Hugging Face, l’agente ha esteso l’attività all’infrastruttura Kubernetes sottostante, effettuando ulteriori operazioni di enumerazione e movimento laterale. La presenza di credenziali e token utilizzabili ha trasformato il primo accesso in un punto di passaggio verso altre risorse. È qui che emerge la differenza rispetto a un attacco tradizionale. Un operatore umano deve analizzare l’ambiente, scegliere i percorsi più promettenti e procedere passo dopo passo. Un agente AI può invece effettuare rapidamente numerosi tentativi e modificare la propria strategia sulla base dei risultati. Le migliaia di azioni ricostruite da Hugging Face mostrano proprio questo comportamento: non tutti i tentativi hanno avuto successo, ma il costo di riprovare è molto basso. 5. Comunicazioni e trasferimento dei dati La campagna ha utilizzato anche servizi pubblicamente accessibili per trasferire informazioni e mantenere comunicazioni con l’infrastruttura controllata dall’agente. La ricostruzione forense ha identificato servizi web e altri strumenti online utilizzati per trasferire dati e payload, anche attraverso tecniche di cifratura e suddivisione dei dati. Per un SOC questo rende più difficile il rilevamento basato esclusivamente sul blocco di domini o indirizzi noti. Un singolo accesso a un servizio legittimo può essere normale; la sequenza composta da accesso anomalo, ricerca di credenziali, enumerazione, chiamate API e trasferimento di dati è invece molto più significativa. Il monitoraggio deve quindi concentrarsi sempre più sul comportamento complessivo, non sulla singola operazione. 6. Cosa è stato compromesso È importante distinguere la capacità dell’attacco dal suo impatto. Hugging Face ha dichiarato che l’intrusione ha raggiunto l’infrastruttura interna, ma che l’accesso ai dati è rimasto circoscritto a cinque dataset associati alle challenge e alle soluzioni di ExploitGym. Non risultano compromessi altri modelli, dataset, Spaces o pacchetti destinati ai clienti. OpenAI ha inoltre precisato che nessun modello destinato alle release successive era coinvolto nell’attività. Il modello utilizzato nell’indagine era un prototipo interno di ricerca, successivamente disattivato e sottratto all’accesso. L’impatto concreto è quindi rimasto limitato. L’importanza dell’incidente sta soprattutto nelle capacità dimostrate durante l’operazione. 7. Detection e risposta Hugging Face ha rilevato e contenuto l’attività mentre l’intrusione era ancora in corso, avviando contemporaneamente la ricostruzione forense. L’azienda ha inoltre utilizzato modelli open-weight per analizzare i log e parte dei dati recuperati. Il caso mostra così un confronto sempre più diretto tra AI offensiva e difensiva: gli stessi strumenti che permettono di automatizzare ricognizione e analisi possono essere utilizzati dal difensore per correlare eventi e ricostruire una catena d’attacco. La qualità dei controlli attorno al modello diventa quindi determinante. 8. Le implicazioni per l’AI Security L’incidente evidenzia almeno tre aree critiche. Isolamento. Un ambiente non è realmente isolato se contiene componenti che possono essere sfruttati per raggiungere l’esterno. Gli ambienti destinati a modelli con capacità cyber devono quindi adottare segmentazione, filtraggio delle connessioni in uscita, credenziali effimere e monitoraggio continuo. Identità. Un token o delle credenziali ottenuti da un agente possono diventare un punto di passaggio verso altre risorse. Account di servizio, credenziali cloud e token API devono quindi seguire rigorosamente il principio del least priviledge. Monitoraggio. Per gli agenti autonomi non è sufficiente chiedersi se una singola azione sia sospetta. È necessario osservare la sequenza complessiva e capire verso quale obiettivo sta convergendo. Conclusioni L’incidente OpenAI-Hugging Face non dimostra che gli agenti AI siano diventati attori malevoli completamente autonomi ma che un modello sufficientemente capace può combinare vulnerabilità, credenziali e informazioni raccolte lungo il percorso per costruire una catena d’attacco adattiva. Per questo gli agenti utilizzati nelle valutazioni di sicurezza devono essere trattati come sistemi ad alto rischio, con isolamento rigoroso, privilegi minimi, segmentazione della rete, credenziali temporanee e monitoraggio continuo. Il rischio non deriva necessariamente da tecniche offensive nuove, ma dalla capacità di combinarle e automatizzarle con una velocità e una scala difficilmente raggiungibili da un operatore umano. Il punto, quindi, non è soltanto impedire al modello di eseguire un singolo comando, ma evitare che una serie di piccoli privilegi possa trasformarsi in una compromissione completa. Dott.ssa Sorina Tomoiaga
- Air Campania, guardie giurate sui bus contro aggressioni ed evasione: i risultati sorprendono
Guardie giurate a bordo dei bus Air Campania: una sola aggressione dall’avvio della sperimentazione e controlli dei biglietti in forte aumento C’è una notizia, dalle parti di Napoli, che rischia di passare sotto banco ma che invece meriterebbe un titolo cubitale sui giornali. Da maggio, su alcuni autobus di Air Campania (l’azienda che gestisce il trasporto pubblico su gomma in gran parte della regione), viaggiano anche le GPG — sigla che sta per Guardie Particolari Giurate, quelle figure con divisa e tesserino che di solito vediamo davanti alle banche o nei centri commerciali. Il motivo? Semplice: troppe aggressioni al personale viaggiante negli ultimi tempi avevano reso la situazione insostenibile. Un esperimento che, a conti fatti, ha pagato I dati del bilancio provvisorio parlano chiaro, ed è bene dirlo subito: qui non si tratta di sensazioni o impressioni, ma di cifre nero su bianco. Da quando le guardie sono salite a bordo, si è registrata una sola aggressione. Una di troppo, sia chiaro — nessuno festeggia per un episodio del genere — ma il confronto con il passato, quando gli episodi erano “molteplici” come si legge nei report aziendali, fa capire quanto la situazione sia cambiata. E qui arriva il bello, perché i numeri raccontano una storia che va oltre la sicurezza: verifiche sui titoli di viaggio effettuate in condizioni di sicurezza sul 44% delle corse controlli cresciuti del 33,1% verbali aumentati del 34,9% rispetto al bimestre maggio-giugno 2025 vendita di biglietti a bordo su, del 24%, per un incasso extra di 210 mila euro rispetto all’anno scorso Praticamente, mettere qualcuno in divisa sul bus ha fatto da deterrente per chi viaggiava a scrocco. Chi saliva sperando di farla franca, ora ci pensa due volte. E le casse aziendali, va da sé, ne hanno beneficiato parecchio. Curioso anche il lavoro di monitoraggio fatto sulle tratte dove l’evasione tariffaria — cioè il fenomeno di chi non paga il biglietto — era più diffusa. Un modo, insomma, per capire dove concentrare gli sforzi senza sparare nel mucchio. I sindacati non ci stanno del tutto Air Campania, guardie giurate sui bus contro aggressioni ed evasione: i risultati sorprendono LEGGI ANCHE Liguria nella morsa del maltempo: 25mila fulmini, frane e strade chiuse. Il bilancio Non è però tutto rose e fiori, come spesso capita quando si parla di sicurezza privata dentro un servizio pubblico. I sindacati dei trasporti, dal canto loro, chiedono un’altra strada: più verificatori dei titoli di viaggio, cioè il personale specificamente formato e assunto per controllare i biglietti, e un impiego delle guardie giurate limitato solo alle linee più a rischio. La questione di fondo, a onor del vero, resta un po’ scivolosa. Le GPG possono legittimamente controllare i biglietti quando svolgono funzione di sicurezza sussidiaria — ossia quando non c’è un controllore a bordo e hanno ricevuto la formazione adeguata per farlo. Sulla carta è tutto regolare. Nella pratica, però, il tema non ha ancora trovato una applicazione omogenea in giro per l’Italia. Il Lazio come apripista? Un capitolo a parte merita la Regione Lazio, che l’anno scorso ha varato una legge piuttosto specifica: le guardie giurate sui bus, secondo questa norma, possono verificare la regolarità dei biglietti, multare chi viaggia senza titolo di viaggio valido e persino chiedere le generalità ai trasgressori. Una mossa arrivata più tardi rispetto ad altre regioni italiane, questo va detto senza troppi giri di parole. Ma proprio per il peso specifico del Lazio — territorio vasto, capitale compresa — quella legge potrebbe trasformarsi in un modello capace di spingere il discorso a livello nazionale. Air Campania, guardie giurate sui bus contro aggressioni ed evasione: i risultati sorprendono - CityNext
- Roma, 14enne seduta in macchina con il compagno della mamma vede passare la volante e fa il segnale antiviolenza: la polizia interviene e la salva
La ragazza ha attirato l’attenzione di una pattuglia dall’auto. Il 47enne è accusato di violenza sessuale aggravata. Un gesto fatto con una mano dal finestrino è bastato per attirare l’attenzione degli agenti e chiedere aiuto senza pronunciare una parola. Una ragazza di 14 anni è stata soccorsa a Roma dopo aver utilizzato il “Signal for Help”, il segnale internazionale contro la violenza. Poco dopo la polizia ha fermato il compagno della madre, un uomo di 47 anni, poi arrestato con l’accusa di violenza sessuale aggravata. L’intervento risale a giovedì 20 agosto. Erano circa le 17 quando una pattuglia del distretto Casilino, impegnata in un servizio di controllo nella zona di via di Rocca Cencia, all’incrocio con via Casilina, ha notato la minorenne seduta sul lato passeggero di un’auto bianca. La ragazza ha mostrato agli agenti il palmo della mano, ha ripiegato il pollice e poi chiuso le altre dita: il gesto codificato per segnalare silenziosamente una situazione di pericolo. Il segnale dall’auto riconosciuto dagli agenti I poliziotti hanno fermato la volante e raggiunto immediatamente la 14enne. L’uomo che era con lei, compagno della madre, in quel momento si trovava all’interno di un vicino negozio di telefonia. La giovane appariva in lacrime e fortemente scossa. Un agente è rimasto accanto a lei, mentre un collega ha controllato l’uscita dell’attività commerciale per impedire al 47enne di allontanarsi. Agli agenti la ragazza avrebbe raccontato quanto sarebbe avvenuto durante il viaggio da Zagarolo verso la Capitale. Secondo la ricostruzione fornita dalla minorenne, l’uomo avrebbe cominciato a rivolgerle attenzioni insolite e a prometterle dei regali, per poi tentare un approccio sessuale all’interno della vettura. La 14enne sarebbe riuscita a sottrarsi quando l’auto si è fermata nei pressi del negozio. Il passaggio della pattuglia le ha quindi offerto l’occasione per chiedere aiuto utilizzando il gesto antiviolenza. Il 47enne fermato fuori dal negozio Quando l’uomo è uscito dall’attività commerciale è stato bloccato dai poliziotti. Durante il controllo, secondo quanto ricostruito, avrebbe assunto un atteggiamento aggressivo e avrebbe tentato di rivolgersi alla ragazza per rimproverarla. Gli agenti avrebbero riscontrato anche un evidente stato di ebbrezza. Nell’automobile sono state trovate diverse bottiglie di alcolici e la minorenne avrebbe riferito che il 47enne aveva iniziato a bere già dalla mattina. Il suo telefono cellulare è stato sequestrato per gli accertamenti. La madre della ragazza ha raggiunto successivamente gli uffici del VI Distretto e ha presentato denuncia. Agli investigatori avrebbe riferito di essere stata anche lei vittima, in diverse occasioni, di comportamenti violenti attribuiti al compagno. Arrestato per violenza sessuale aggravata La 14enne è stata affidata ai sanitari del 118 e successivamente ascoltata con le modalità previste per la tutela dei minori, alla presenza di una psicologa infantile. Sono state informate la Procura di Roma e la Procura per i minorenni. Al termine degli accertamenti il pubblico ministero ha disposto per il 47enne il trasferimento nel carcere di Regina Coeli. Il giudice per le indagini preliminari ha successivamente convalidato l’arresto. L’accusa contestata all’uomo è quella di violenza sessuale aggravata. Roma, 14enne seduta in macchina con il compagno della mamma vede passare la volante e fa il segnale antiviolenza: la polizia interviene e la salva
- L'AI non ti ruba il lavoro ma ti asciuga lo stipendio
Nelle occupazioni più esposte all'intelligenza artificiale la crescita dei salari reali, dopo il 2023, è rimasta indietro di 6,7 punti percentuali rispetto a mansioni comparabili ma poco esposte. Lo sostiene Torsten Slok, partner e chief economist di Apollo Global Management, che con la ricercatrice Sania Edlich ha messo a confronto 321 occupazioni appaiate lungo una serie dal 2015 al giugno 2026. La platea interessata è di 5,8 milioni di lavoratori statunitensi, il 3,7% della forza lavoro, e da quel divario i due autori ricavano circa 28 miliardi di dollari l'anno di redditi mancati. Quella cifra nasce applicando il differenziale alla platea, quindi resta una derivazione contabile prima che una rilevazione. Sull'occupazione complessiva, dicono gli stessi autori, nessun effetto statisticamente rilevabile. L'AI non ti ruba il lavoro ma ti asciuga lo stipendio
- Poliziotto eroe salva un uomo tra le onde: «Mi ha restituito la vita»
Antonio, Vice Ispettore della Polizia di Stato in servizio al Commissariato di Pubblica Sicurezza di Cerignola, lunedì 27 luglio non ha esitato un solo istante quando, mentre si trovava sul litorale di Margherita di Savoia (BAT), ha notato un uomo in estrema difficoltà, in balia delle onde a causa delle avverse condizioni meteorologiche. Senza alcuna esitazione, il Vice Ispettore ha raggiunto il malcapitato e, afferrandolo a sé, con non poche difficoltà è riuscito a riportarlo a riva, scongiurando conseguenze ben più gravi. Al termine delle operazioni di soccorso, il signor Luciano, visibilmente commosso, ha ringraziato in lacrime il poliziotto, raccontandogli che gli aveva salvato la vita considerate le sue precarie condizioni di salute. Il gesto del Vice Ispettore Antonio incarna pienamente il senso dell’#essercisempre, rappresentando lo spirito di sacrificio, la vocazione e il lavoro svolto quotidianamente dagli uomini e dalle donne della Polizia di Stato al servizio della cittadinanza. La Questura ha inoltre ricevuto una lettera di ringraziamento scritta dal diretto interessato, nella quale il pensionato racconta in prima persona quei drammatici momenti vissuti in mare. L’uomo spiega di trovarsi in vacanza a Margherita di Savoia insieme alla moglie quando, nella mattinata del 27 luglio, ha deciso di fare un bagno nonostante il mare fosse agitato dal forte vento, raggiungendo alcuni amici già in acqua. Dopo pochi minuti, a causa delle forti correnti e delle onde sempre più alte, il gruppo ha tentato di rientrare a riva. Tuttavia, ogni tentativo di toccare il fondo è risultato vano e, nonostante gli inviti degli amici a mantenere la calma e a galleggiare, la situazione è rapidamente precipitata. Consapevole delle proprie condizioni di salute – essendo portatore di cinque stent coronarici – l’uomo racconta di essere stato assalito dal panico, temendo di non riuscire a salvarsi. A quel punto gli amici hanno attirato l’attenzione di un giovane che stava nuotando nelle vicinanze, poi identificato nel Vice Ispettore della Polizia di Stato Antonio Pinto. L’agente, incurante delle proibitive condizioni del mare, si è immediatamente avvicinato per tranquillizzarlo. Vedendo però che il panico impediva ogni collaborazione, lo ha afferrato per una mano e, con grande fatica, spingendolo anche dalle gambe, è riuscito a condurlo fino alla riva. Una volta in salvo, il pensionato ha ringraziato il suo soccorritore, ricevendo una risposta che lo ha profondamente colpito: «Ho fatto solo il mio dovere». Nella lettera inviata alla Questura, l’uomo sottolinea come un gesto di tale coraggio e altruismo non possa passare inosservato, evidenziando che Antonio Pinto, mettendo a rischio la propria incolumità per salvare uno sconosciuto, ha dato lustro, prestigio e alto senso civico non solo alla sua persona, ma all’intera Polizia di Stato. Poliziotto eroe salva un uomo tra le onde: «Mi ha restituito la vita» – La Gazzetta di San Severo – News di Capitanata
- Il tenente colonnello Paglia: «Contro di me offese e minacce di morte sui social dopo le critiche a Vannacci. Così ho deciso di denunciare»
Il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d'oro al valor militare e consigliere del ministro Crosetto: «Non ho offeso nessuno ma sostenuto che l'Esercito ha altri valori» «Avrei fatto volentieri a meno di tutto questo, ora vorrei solo gettare acqua sul fuoco perché questa vicenda sta diventando eccessiva». A parlare è il tenente colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’oro al valor militare, consigliere del ministro della Difesa Guido Crosetto con un passato da parlamentare. Nelle ultime settimane, le sue critiche all’ex generale Roberto Vannacci — «Indossando quell’uniforme l’ha macchiata» — lo hanno trascinato al centro di una polemica, inevitabilmente sbarcata sui social, dove è divenuto oggetto di insulti e gravi minacce, anche di morte. «Ho deciso di denunciare per far calmare coloro che a volte scrivono cose insensate per il semplice gusto di farlo. Finché sono giudizi costruttivi e opinioni diverse — spiega Paglia — fa anche piacere leggere, perché confrontarsi è un modo di crescere. Ma offese e minacce non portano da nessuna parte. Avrei potuto rispondere con una battuta, ma è meglio mantenere il mio ruolo istituzionale senza scendere al loro livello». Sopravvissuto ad un combattimento a Mogadiscio nel 1993, Paglia ha perso l’uso delle gambe ma non ha mai lasciato l’Esercito. «Sono stato in aspettativa solo quando mi sono candidato. Sui social mi hanno definito vigliacco — racconta — ma la mia storia dimostra il contrario. Sono tranquillo e sereno, anche se mi dispiace quanto sta accadendo. Allo stesso tempo, non potevo rimanere in silenzio, non era giusto per le donne e gli uomini che, come me, hanno reso giuramento alla Repubblica e servono il loro Paese. Continuerò a dirlo: noi non serviamo i governi. Dal 2013 io sono stato consigliere dei ministri, di centrodestra e centrosinistra. Nel mio ruolo non faccio politica, a differenza di qualcun altro». Durante la conversazione, Paglia cerca di non citare Vannacci, ma il discorso va inevitabilmente alla polemica a distanza: «Ritengo di non aver offeso nessuno. Dire che l’Esercito ha altri valori non ha niente di politico — precisa Paglia — e non sono entrato nel merito di chi ora guida un partito, Futuro nazionale. Continuerò a ribadire che nella Difesa, tra le forze armate e tra chiunque indossa una divisa ci sono idee ben precise, che ci portano a servire i cittadini. Non possiamo essere identificati come estremisti». Ma ci sono anche altre considerazioni che hanno alimentato la polemica: «Io penso che ci sia stato un lapsus da parte del deputato Vannacci, quando si è meravigliato che io parlassi così di un superiore. Mi spiego: lui è in pensione, non è un mio superiore. Inoltre — aggiunge il tenente colonnello — personalmente non ho nessuna intenzione di venir meno al giuramento che ho fatto, di sporcare l’uniforme o di ricevere una sospensione per aver rilasciato dichiarazioni eccessive, errate, offensive o divisive. Tutto ciò non mi appartiene. Se parlo è perché sono autorizzato a farlo e non lo faccio a titolo personale, ma a nome del ministero della Difesa e dopo essermi confrontato con il capo di Stato Maggiore dell’Esercito italiano. Se nessuno mi ha richiamato finora, forse non ho detto cose sbagliate. Anzi — conclude — ringrazio il ministro Crosetto e i tanti che mi hanno riservato messaggi di vicinanza: mi fanno sentire meno solo». Il tenente colonnello Paglia: «Contro di me offese e minacce di morte sui social dopo le critiche a Vannacci. Così ho deciso di denunciare» | Corriere.it
- FORMAZIONE, METODO E RESPONSABILITÀ PROFESSIONALE (Massimiliano Spataro Ph.D.)
La professionalità non comincia dall’incarico. Comincia dalla formazione: comprendere il contesto, riconoscere i limiti, acquisire metodo e assumere responsabilità. La professionalità non nasce nel momento in cui si riceve un incarico o si entra in servizio. Inizia prima: dalla capacità di comprendere il contesto nel quale si sarà chiamati ad operare, riconoscere i limiti della propria funzione, acquisire un metodo di lavoro e assumere consapevolmente le responsabilità che ne derivano. Da questo principio nascono due percorsi formativi distinti di 48 ore: quello rivolto all’Aspirante Guardia Particolare Giurata (GPG) e quello destinato al Collaboratore per gli Incarichi Investigativi Elementari (CIIE). Non si tratta di sovrapporre due figure professionali differenti. Al contrario, il progetto parte proprio dalla loro distinzione. Cambiano funzioni, attività, riferimenti e limiti operativi; rimane comune l’esigenza di costruire una preparazione che non si limiti alla trasmissione di nozioni. Dalla conoscenza alla competenza Il percorso formativo viene costruito attorno a una progressione precisa: conoscere, comprendere, acquisire, applicare, documentare e crescere. L’obiettivo non è soltanto sapere che cosa prevede una norma o come viene descritta una procedura, ma comprendere dove quella conoscenza si colloca nell’attività professionale, quali limiti la delimitano e quali responsabilità ne conseguono. La formazione diventa così un processo: parte dalle conoscenze essenziali, le inserisce nel contesto, le mette alla prova attraverso casi ed esercitazioni e conduce l’allievo verso una capacità più consapevole di leggere situazioni, comunicare, documentare e riconoscere quando occorre fermarsi o rinviare la decisione al soggetto competente. Percorso formativo di 48 ore per Aspirante GPG Il percorso per Aspirante Guardia Particolare Giurata è organizzato in dieci processi formativi che accompagnano progressivamente l’allievo dalla comprensione del sistema della sicurezza privata alla funzione della GPG, dal quadro giuridico alla preparazione e allo svolgimento del servizio, fino alla gestione dell’evento, alla comunicazione, alla documentazione, alla sicurezza e al consolidamento delle competenze. Il punto centrale non è attribuire anticipatamente poteri o automatismi operativi, ma preparare alla funzione. Il corso distingue la sicurezza pubblica dalla sicurezza privata, la qualifica personale dal modello organizzativo di impiego e la formazione dal procedimento amministrativo che conduce alla nomina. L’aspirante viene quindi portato a comprendere non soltanto che cosa una GPG può fare, ma soprattutto in quale quadro può farlo, per conto di chi, entro quali limiti e sotto quale responsabilità. I 10 processi formativi 1. Comprendere il sistema della sicurezza privata 6. Gestire l’evento 2. Comprendere la funzione di GPG 7. Comunicare 3. Operare entro il quadro giuridico 8. Documentare 4. Preparare il servizio 9. Operare in sicurezza 5. Svolgere il servizio 10. Consolidare le competenze Percorso formativo di 48 ore per CIIE Il percorso per Collaboratore per gli Incarichi Investigativi Elementari è costruito attorno al processo investigativo e alla corretta acquisizione del dato. L’allievo viene accompagnato dalla comprensione dell’incarico all’osservazione, dalla raccolta delle informazioni alla loro organizzazione e documentazione, fino alla restituzione della risultanza. Normativa, privacy, tecniche operative, osservazione, pedinamento, documentazione foto-video, sicurezza dell’operatore e trattamento dei dati personali vengono affrontati come parti di un unico processo professionale, nel quale ogni informazione deve essere pertinente, verificabile e utilizzata entro il perimetro dell’incarico e delle responsabilità assegnate. Anche in questo percorso l’obiettivo non è accumulare informazioni, ma costruire una conoscenza professionale ordinata, tracciabile e utilizzabile, distinguendo costantemente dato, interpretazione, limite e risultanza. Sequenza concettuale del percorso INCARICO OSSERVAZIONE DATO PROCESSO INVESTIGATIVO RISULTANZA Il Metodo P.G.E.® come struttura trasversale I due percorsi non coincidono e non devono essere confusi. Ciò che li collega è una comune impostazione metodologica: costruire il quadro prima di attribuire significato agli elementi che lo compongono. Il Metodo P.G.E.® viene utilizzato come riferimento trasversale per ordinare l’analisi, distinguere dati e interpretazioni, dichiarare i criteri, riconoscere i limiti e ricalibrare il quadro quando cambiano le informazioni disponibili. La decisione resta esterna al metodo e la responsabilità rimane in capo al soggetto che la assume. EVENTO - PERCEZIONE - COMPRENSIONE - PROCESSO - LIMITE - RESPONSABILITÀ Due percorsi distinti. Una stessa idea di formazione. Quarantotto ore non rappresentano semplicemente una quantità di tempo formativo. Rappresentano un percorso. Un percorso nel quale la conoscenza viene organizzata, contestualizzata, verificata attraverso esercitazioni e casi e progressivamente trasformata in consapevolezza professionale. Perché formare un professionista non significa soltanto spiegargli che cosa può fare. Significa soprattutto portarlo a comprendere che cosa sta facendo, perché lo sta facendo, entro quali limiti e con quale responsabilità. I percorsi formativi ASPIRANTE GPG - 48 ORE Percorso teorico-pratico per l’acquisizione delle competenze di base necessarie a comprendere funzione, quadro normativo, servizio, limiti e responsabilità della Guardia Particolare Giurata. CIIE - 48 ORE Percorso formativo per il Collaboratore per gli Incarichi Investigativi Elementari, dedicato al processo investigativo, all’acquisizione del dato, alle tecniche operative, alla normativa e alla documentazione della risultanza. Massimiliano Spataro Ph.D.
- Via Forlanini, dopo tentativo di rianimazione appello di ASGRI: «Più sicurezza per chi garantisce sicurezza»
Il drammatico intervento avvenuto nella notte in via Forlanini, a Trieste, dove una guardia giurata ha tentato a lungo di rianimare una donna colta da malore prima dell’arrivo dei sanitari, diventa ora anche il punto di partenza per una richiesta più ampia sul ruolo e sulle condizioni operative delle Guardie Particolari Giurate. A intervenire è ASGRI, Aggregazione Sindacale Guardie Riunite d’Italia, che in una nota esprime il proprio ringraziamento al collega intervenuto e rilancia alcune richieste rivolte alle istituzioni, a partire dalla possibilità di prevedere la doppia unità nei servizi più delicati e di affrontare il tema degli strumenti da mettere a disposizione dei mezzi operativi in situazioni di emergenza. «Non ha esitato un istante» Il sindacato richiama quanto avvenuto nella notte triestina, quando una donna è stata colta da un grave malore. Secondo quanto ricostruito nelle ore successive, una guardia giurata presente sul posto avrebbe prestato i primi soccorsi e tentato la rianimazione cardiopolmonare fino all’arrivo del personale sanitario. «In quei momenti concitati, mentre arrivavano lampeggianti e mezzi di soccorso, una Guardia Giurata presente in zona non ha esitato un istante», sottolinea ASGRI. Il sindacato evidenzia come l’operatore abbia agito «con umanità, professionalità e senso del dovere», proseguendo nel tentativo di soccorso fino all’arrivo del 118. «Hai onorato la divisa e tutta la categoria» ASGRI rivolge quindi un ringraziamento diretto al collega. «A questa Guardia Giurata va il nostro più profondo ringraziamento e il nostro orgoglio», si legge nella nota. Pur sottolineando il doloroso esito della vicenda, il sindacato considera quanto accaduto rappresentativo del ruolo che le Guardie Giurate possono trovarsi a svolgere quotidianamente sul territorio. «Il suo gesto, anche nel suo esito più doloroso, rappresenta l’essenza più vera della nostra professione», afferma ASGRI. Il comunicato si conclude con parole particolarmente nette rivolte all’operatore intervenuto: «Hai onorato la divisa e hai onorato tutta la categoria». ASGRI: «Non siamo semplici sorveglianti» L’episodio viene utilizzato dal sindacato per richiamare l’attenzione sul lavoro delle Guardie Particolari Giurate e sulla necessità di non ridurre il loro ruolo alla sola sorveglianza. «Non siamo semplici “portinai” o “sorveglianti” come qualcuno vuole far credere», sostiene ASGRI. Il sindacato sottolinea la formazione degli operatori in materia di primo soccorso, BLS-D e gestione delle emergenze, ricordando come in determinate circostanze una guardia giurata possa essere tra le prime persone a intervenire. Secondo ASGRI, la Guardia Particolare Giurata rappresenta «un presidio di sicurezza, civiltà e umanità sul territorio, 24 ore su 24». La richiesta della doppia unità Dal caso di via dei Forlanini nasce anche una richiesta precisa alle istituzioni. ASGRI chiede di valutare con maggiore attenzione la possibilità di prevedere, soprattutto nei servizi ritenuti più delicati, l’impiego di due operatori anziché uno solo. L’obiettivo indicato è evitare che una guardia giurata possa trovarsi completamente sola ad affrontare emergenze sanitarie, situazioni di pericolo o interventi particolarmente complessi. «È necessario affrontare con serietà il tema della presenza operativa delle Guardie Giurate sul territorio», sostiene il sindacato, chiedendo di prevedere «ove possibile e soprattutto nei servizi più delicati, l’impiego della doppia unità». La proposta sui mezzi operativi Un secondo punto riguarda invece le dotazioni dei veicoli utilizzati dalle Guardie Giurate. ASGRI chiede l’apertura di un confronto istituzionale sulla possibilità di dotare i mezzi operativi, nei limiti e nelle modalità consentite da una specifica cornice normativa, di dispositivi luminosi blu e segnalazione acustica bitonale da utilizzare esclusivamente in situazioni di effettiva emergenza. Il sindacato precisa che la richiesta non viene avanzata come forma di privilegio, ma come possibile strumento per migliorare la capacità di intervento nelle situazioni più critiche. «Non si tratta di rivendicare privilegi», sottolinea ASGRI, «ma di riconoscere strumenti adeguati a una categoria che, sempre più spesso, è chiamata a essere presente nei primi minuti di situazioni critiche». «Più sicurezza per chi garantisce sicurezza» Il principio alla base della richiesta viene sintetizzato in una frase: «Più sicurezza anche per chi ogni giorno garantisce sicurezza agli altri». Per ASGRI, il tema riguarda sia la tutela degli operatori sia la possibilità di garantire interventi più efficaci quando una guardia giurata si trova davanti a eventi che vanno oltre la normale attività di vigilanza. Il sindacato ricorda come gli operatori siano presenti sul territorio a qualsiasi ora del giorno e della notte, spesso in autonomia, presso aziende, abitazioni, strade e strutture sensibili. Vicinanza alla famiglia Nella parte conclusiva della nota, ASGRI esprime anche la propria vicinanza ai familiari della donna deceduta dopo il malore. Un passaggio che accompagna il riconoscimento per il tentativo di soccorso compiuto nella notte, purtroppo senza riuscire a evitare l’esito più tragico. L’episodio di via dei Forlanini diventa così, nelle parole del sindacato, non soltanto il racconto di un intervento drammatico ma anche l’occasione per riaprire il confronto sul ruolo delle Guardie Giurate, sulla loro formazione e sulle condizioni nelle quali vengono chiamate quotidianamente a operare. Via Forlanini, dopo tentativo di rianimazione appello di ASGRI: «Più sicurezza per chi garantisce sicurezza» — Trieste Cafe
- Missili russi su Kiev, almeno 12 morti. La Polonia fa decollare gli aerei militari. Violato (di nuovo) lo spazio aereo della Romania
Roma, 20 agosto 2026 – La Polonia ha fatto decollare aerei militari e ha innalzato il livello di allerta della difesa aerea, avviando "operazioni aeree difensive", dopo le segnalazioni di attività delle forze russe in Ucraina. Lo ha reso noto il Comando operativo delle Forze armate polacche precisando che le misure adottate hanno esclusivo carattere preventivo e sono finalizzate ad aumentare la sicurezza nelle aree del Paese più esposte a rischi di contagio del conflitto. Intanto si aggrava il bilancio delle vittime dell’ennesimo raid di Mosca su Kiev. Diversi edifici sono stati colpiti da missili, tra cui un ospedale pediatrico, molti i palazzi in fiamme con crolli e persone bloccate in varie zone della città. Sarebbero almeno 12 i morti e 32 i feriti come riferito dal sindaco della capitale ucraina Vitaliy Klitschko, che per domani ha disposto il lutto cittadino. La nuova offensiva aerea russa contro l'Ucraina ha coinvolto anche la vicina Romania dove un drone ha nuovamente violato lo spazio aereo ed è precipitato in una zona disabitata nei pressi di Grindu. Due caccia spagnoli e un elicottero dell'esercito romeno sono decollati per monitorare alcuni "obiettivi" in prossimità della frontiera tra Romania e Ucraina. Missili russi su Kiev, almeno 12 morti. La Polonia fa decollare gli aerei militari. Violato (di nuovo) lo spazio aereo della Romania
- Ha un malore in cantiere, il capo: «Non tornare più». Licenziato, fa causa all'impresa: ecco com'è finita in tribunale
ROMA Prima la tachicardia, poi lo svenimento in mezzo al cantiere. È il 16 giugno 2025 e un operaio sta lavorando in zona piazza Barberini, a Roma, quando viene colto da un malore. Avverte il capocantiere e, secondo la ricostruzione finita davanti al giudice, da quel momento per lui cambia tutto: il responsabile gli intima di non presentarsi più al lavoro. Il particolare è che una vera lettera di licenziamento non gli arriverà mai. Eppure, quello stesso giorno, il suo rapporto viene registrato come cessato per «giustificato motivo soggettivo». L’operaio decide così di fare causa. E il Tribunale di Roma gli dà ragione, ordinando all’impresa di riprenderlo al lavoro e di risarcirlo. Era stato assunto soltanto pochi mesi prima, il 27 gennaio, con un contratto a tempo indeterminato e full time come carpentiere edile-manovale. Aveva lavorato nei cantieri della società ad Albano Laziale e nella Capitale. Quando si sente male, racconta di aver avuto tachicardia e di essere svenuto. L’allontanamento disposto dal responsabile del cantiere in concomitanza con quel malore trova poi conferma anche nella testimonianza raccolta durante il processo. Il caso in Tribunale Dopo quel giorno il lavoratore resta in malattia fino al 22 agosto. Terminato il periodo, si rivolge al sindacato USB per contestare quanto accaduto, ma non riceve risposta. A novembre torna alla carica attraverso i propri avvocati: impugna il licenziamento e comunica di essere pronto a riprendere servizio. L’impresa però aveva comunicato agli enti la cessazione del rapporto attraverso l’Unilav, indicando come motivo il «giustificato motivo soggettivo», ma non risulta che al dipendente fosse mai stato consegnato o inviato un atto scritto di licenziamento. Né prima gli era stata contestata formalmente una qualche mancanza. La società, inoltre, non si costituisce nel giudizio e non produce documenti capaci di dimostrare il contrario. Per il giudice l’Unilav non basta: serve una comunicazione scritta indirizzata al lavoratore. E anche volendo andare oltre il vizio formale, resta un secondo problema per l’azienda: nel processo non viene provato alcun comportamento disciplinarmente rilevante dell’operaio. Anzi, dagli atti risulta che il suo allontanamento dal cantiere coincise proprio con il malore. Una circostanza che, secondo il Tribunale, esclude che gli possa essere imputata un’assenza ingiustificata o un altro inadempimento. Il licenziamento viene quindi dichiarato inefficace e il rapporto considerato ancora esistente. L’impresa dovrà reintegrare l’operaio e versargli un’indennità calcolata su 1.881,92 euro lordi al mese, dal giorno del licenziamento fino all’effettivo rientro e comunque per non meno di cinque mensilità: almeno 9.409,60 euro. A questi si aggiungono 2.173,65 euro lordi tra retribuzione di giugno, ratei di tredicesima e somme dovute alla Cassa Edile, oltre ai contributi. Ha un malore in cantiere, il capo: «Non tornare più». Licenziato, fa causa all'impresa: ecco com'è finita in tribunale
- Marina Militare, compenso per il personale imbarcato: “Aumentano gli impegni operativi ma mancano le risorse”
Il sindacato Siulm Marina torna sul Compenso Forfettario d’Impiego e chiede un intervento strutturale per finanziare le attività operative degli equipaggi. Lettera alle Commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato e alle principali istituzioni nazionali TARANTO - Il personale imbarcato sulle unità della Marina Militare e del Corpo delle Capitanerie di Porto continua a essere sottoposto a vincoli operativi anche durante le soste nei porti, ma le risorse destinate a remunerare questa particolare condizione di servizio non sarebbero sufficienti. A sollevare nuovamente la questione è il Siulm Marina, Sindacato Lavoratori Militari, che chiede alle istituzioni un intervento strutturale sul finanziamento degli istituti economici collegati all’impiego operativo. Il sindacato pone l’accento sulla condizione delle centinaia di donne e uomini impegnati a bordo delle unità navali in attività e missioni. A differenza di altri lavoratori chiamati durante il periodo estivo a garantire servizi essenziali, sostiene il Siulm, il personale imbarcato non sempre può lasciare il luogo di servizio al termine del turno e rientrare dalle proprie famiglie. La presenza di una nave in porto, sottolinea il sindacato, non coincide necessariamente con la conclusione dell’attività operativa. Se l’unità resta inserita in un dispositivo operativo e l’equipaggio continua a essere sottoposto a obblighi di disponibilità, permanenza, pronta reperibilità o rientro a bordo in tempi ridotti, la sosta non può essere assimilata a un normale periodo di riposo. Per compensare questa particolare condizione lavorativa è stato riconosciuto in passato il Compenso Forfettario d’Impiego, CFI, previsto per remunerare, sia pure in maniera forfettaria, i disagi derivanti da un impiego che non può essere ricondotto al normale lavoro straordinario. Secondo il Siulm Marina, però, all’aumento degli impegni operativi e delle esigenze di prontezza degli equipaggi non sarebbe corrisposto uno stanziamento di risorse adeguato. Il sindacato sostiene di aver segnalato da tempo il problema, evidenziando una difficoltà che si ripresenterebbe ogni volta che occorre riconoscere economicamente il sacrificio e la disponibilità richiesti al personale militare. Proprio in occasione del Ferragosto, il Siulm Marina ha inviato una lettera alle Commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato e, per conoscenza, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministeri della Difesa e dell’Economia e delle Finanze e allo Stato Maggiore della Marina. La richiesta è quella di intervenire in maniera strutturale sul sistema di finanziamento dei compensi collegati all’attività operativa del personale imbarcato. “Non è accettabile che siano le risorse disponibili a determinare, direttamente o indirettamente, quanto del lavoro realmente svolto dal personale possa poi trovare riconoscimento economico”, sostiene il Siulm Marina. Per il sindacato il principio dovrebbe essere esattamente opposto. “Sono le risorse che devono essere determinate in base all’impiego del personale militare”, viene sottolineato nella nota. La questione riguarda personale chiamato quotidianamente ad assicurare l’operatività delle unità navali, affrontando ritmi di lavoro gravosi, periodi prolungati lontano dalle famiglie e responsabilità direttamente legate alle missioni affidate alla Forza Armata. Il Siulm Marina chiede quindi che il riconoscimento economico venga parametrato alle effettive esigenze operative, evitando che la disponibilità finanziaria possa trasformarsi in un limite alla remunerazione dell’attività realmente prestata. “Non è più accettabile chiedere sempre di più ai militari e, al momento di riconoscere economicamente il loro impiego, rispondere che le risorse non sono sufficienti”, conclude il sindacato. Marina Militare, compenso per il personale imbarcato: “Aumentano gli impegni operativi ma mancano le risorse” - Buonasera 24
- Guardia di Finanza, cambia tutto: chi attiva i soccorsi senza giustificato motivo o per imprudenza da adesso paga
La Gdf spiega che l'intervento verrà comunque svolto e, solo in seconda battuta, verranno considerate le circostanze che hanno portato alla richiesta di aiuto ROMA – La Guardia di Finanza concorre al sistema nazionale di ricerca e soccorso insieme alle altre istituzioni militari e civili. In mare, in montagna, nelle zone più difficili da raggiungere e in occasione di calamità o altre emergenze, il Corpo può mettere a disposizione personale specializzato, unità cinofile, automezzi, elicotteri, aerei, droni e unità navali. Tuttavia la Gdf informa che sono entrate in vigore nuove regole per gli interventi da loro effettuati. Ad esempio chi provoca volontariamente, o con un comportamento gravemente imprudente, una situazione che rende necessario il soccorso, dovrà sostenerne i costi. Lo stesso principio si applica a chi richiede un intervento senza una reale necessità o senza un giustificato motivo. Attenzione. Non viene introdotto alcun pagamento generalizzato. Chi si trova in una situazione di pericolo, oppure teme concretamente per l'incolumità di un'altra persona, deve continuare a chiedere aiuto senza esitazione. Il pagamento non sarà automatico. Prima verrà sempre prestato il soccorso e soltanto dopo la conclusione delle operazioni saranno ricostruite e valutate le circostanze che hanno determinato l'intervento. Anche perché questi ultimi possono durare molte ore e richiedere un rilevante impiego di uomini e mezzi. Una chiamata ingiustificata non è quindi priva di conseguenze: può impegnare risorse che, nello stesso momento, potrebbero essere necessarie per soccorrere chi si trova realmente in pericolo. Quindi l’obiettivo delle nuove regole non è scoraggiare le persone dal chiedere aiuto, ma evitare richieste effettuate con leggerezza o prive di una concreta motivazione. In questo modo si proteggono le risorse pubbliche e, soprattutto, la capacità di risposta dell'intero sistema di soccorso. -- Guardia di Finanza, cambia tutto: chi attiva i soccorsi senza giustificato motivo o per imprudenza da adesso paga https://www.anconatoday.it/attualita/guardia-di-finanza-soccorsi-imprudenza-paga.html © AnconaToday












