Marina Militare, compenso per il personale imbarcato: “Aumentano gli impegni operativi ma mancano le risorse”
- squadsmpd

- 4 giorni fa
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Il sindacato Siulm Marina torna sul Compenso Forfettario d’Impiego e chiede un intervento strutturale per finanziare le attività operative degli equipaggi. Lettera alle Commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato e alle principali istituzioni nazionali

TARANTO - Il personale imbarcato sulle unità della Marina Militare e del Corpo delle Capitanerie di Porto continua a essere sottoposto a vincoli operativi anche durante le soste nei porti, ma le risorse destinate a remunerare questa particolare condizione di servizio non sarebbero sufficienti. A sollevare nuovamente la questione è il Siulm Marina, Sindacato Lavoratori Militari, che chiede alle istituzioni un intervento strutturale sul finanziamento degli istituti economici collegati all’impiego operativo.
Il sindacato pone l’accento sulla condizione delle centinaia di donne e uomini impegnati a bordo delle unità navali in attività e missioni. A differenza di altri lavoratori chiamati durante il periodo estivo a garantire servizi essenziali, sostiene il Siulm, il personale imbarcato non sempre può lasciare il luogo di servizio al termine del turno e rientrare dalle proprie famiglie.
La presenza di una nave in porto, sottolinea il sindacato, non coincide necessariamente con la conclusione dell’attività operativa. Se l’unità resta inserita in un dispositivo operativo e l’equipaggio continua a essere sottoposto a obblighi di disponibilità, permanenza, pronta reperibilità o rientro a bordo in tempi ridotti, la sosta non può essere assimilata a un normale periodo di riposo.
Per compensare questa particolare condizione lavorativa è stato riconosciuto in passato il Compenso Forfettario d’Impiego, CFI, previsto per remunerare, sia pure in maniera forfettaria, i disagi derivanti da un impiego che non può essere ricondotto al normale lavoro straordinario.
Secondo il Siulm Marina, però, all’aumento degli impegni operativi e delle esigenze di prontezza degli equipaggi non sarebbe corrisposto uno stanziamento di risorse adeguato.
Il sindacato sostiene di aver segnalato da tempo il problema, evidenziando una difficoltà che si ripresenterebbe ogni volta che occorre riconoscere economicamente il sacrificio e la disponibilità richiesti al personale militare.
Proprio in occasione del Ferragosto, il Siulm Marina ha inviato una lettera alle Commissioni Difesa e Bilancio di Camera e Senato e, per conoscenza, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministeri della Difesa e dell’Economia e delle Finanze e allo Stato Maggiore della Marina.
La richiesta è quella di intervenire in maniera strutturale sul sistema di finanziamento dei compensi collegati all’attività operativa del personale imbarcato.
“Non è accettabile che siano le risorse disponibili a determinare, direttamente o indirettamente, quanto del lavoro realmente svolto dal personale possa poi trovare riconoscimento economico”, sostiene il Siulm Marina.
Per il sindacato il principio dovrebbe essere esattamente opposto. “Sono le risorse che devono essere determinate in base all’impiego del personale militare”, viene sottolineato nella nota.
La questione riguarda personale chiamato quotidianamente ad assicurare l’operatività delle unità navali, affrontando ritmi di lavoro gravosi, periodi prolungati lontano dalle famiglie e responsabilità direttamente legate alle missioni affidate alla Forza Armata.
Il Siulm Marina chiede quindi che il riconoscimento economico venga parametrato alle effettive esigenze operative, evitando che la disponibilità finanziaria possa trasformarsi in un limite alla remunerazione dell’attività realmente prestata.
“Non è più accettabile chiedere sempre di più ai militari e, al momento di riconoscere economicamente il loro impiego, rispondere che le risorse non sono sufficienti”, conclude il sindacato.




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