Security…un fattore culturale. (di Mambrini Riccardo)
- squadsmpd

- 22 gen
- Tempo di lettura: 4 min
Eventi recenti come l’aggressione subita da Abanoud Youssef nell’istituto Domenico Chiodo di La Spezia, ci portano necessariamente a fare una considerazione; come dobbiamo approcciare il tema della security?
Oggi più che mai è necessario pensare la security sí come un fattore fisico, composto da operatori e presidi, sí come un fattore teorico, composto da regole e protocolli, ma soprattutto come un fattore culturale.
Ciò significa integrare valori, credenze e comportamenti legati alla protezione di sé stessi, degli altri e dell’ambiente che ci circonda, vedendola non solo come obbligo normativo, ma piuttosto con filosofia collettiva condivisa, dove ogni membro è proattivo nel prevenire rischi e segnalare problemi, creando un ambiente in cui la sicurezza è una responsabilità di tutti.
Questo approccio, richiede tempo, formazione continua e comunicazione trasparente per superare le resistenze e diventare un comportamento quotidiano, riducendo gli atteggiamenti passivi.

Bisogna educare i cittadini ad elementi chiave come:
-Valori condivisi.
La sicurezza è prioritaria e integrata nel "fare" quotidiano, non un ostacolo.
-Percezione.
le persone vedono la sicurezza come parte del proprio ruolo all’interno della comunità, non come un'imposizione esterna.
-Comportamenti.
Si manifestano comportamenti sicuri spontaneamente nel tempo; applicando la "just culture" aziendale anche al privato cittadino e alla collettività.
-Comunicazione.
Chiara, frequente ed efficace su possibili rischi(fisici e non) e possibili procedure da attuare.
Come si manifesta la security collettiva?
Ad esempio :
-Sul lavoro.
Dipendenti che fermano un collega perché non usa i DPI, segnalano condizioni o comportamenti pericolosi, partecipano attivamente alla formazione.
-In ambito quotidiano.
Cittadino che riconosce e segnala un problema attivamente, interviene ove possibile comprendendo che la sicurezza è un patrimonio collettivo.
Tutto ciò è fondamentale perché comporta:
-Prevenzione incidenti o comportamenti pericolosi.
Riduce il rischio di verificarsi di un evento pericoloso dovuto a comportamenti o situazioni potenzialmente pericolose e ne previene la possibile ripetizione.
-Resilienza collettiva.
Rende la collettività più forte e organizzata di fronte a situazioni di crisi e di pericolo .
-Sostenibilità.
Trasforma la sicurezza da costo a vantaggio per la collettività.
In sintesi, la cultura della sicurezza è un percorso evolutivo, non una soluzione immediata, che trasforma l'approccio individuale e collettivo alla protezione all'interno di una comunità.
Parlando del caso di La Spezia, è giusto oggi introdurre nelle scuole nuove regole e nuovi protocolli?
Metal detector, perquisizioni e operatori di vigilanza?
Potrebbe essere sicuramente una soluzione efficiente nel breve termine per dare una risposta forte e chiara, ma dobbiamo anche considerare che la sicurezza va insegnata, va diffusa, va trasmessa, cominciando da casa, dai genitori, poi successivamente dalla scuola, dagli insegnanti, dalle istituzioni.
Le leggi nel nostro paese ci sono e sono anche tante, l’applicabilità di esse può essere più o meno semplice, ma credo non ci sia bisogno di ulteriori norme, piuttosto credo serva un cambiamento culturale, iniziare oggi con le nuove generazioni un educazione alla security differente.
È corretto applicare il potere coercitivo e repressivo in caso di violazione della legge ma questo deve essere l’ultima risorsa, a monte bisogna intervenire educando la collettività all’idea che la sicurezza è una responsabilità e un bene di tutti.
Nel caso sopra citato, la cosa che fa riflettere è la lucida premeditazione e il futile movente; appare chiaro come ci sia la necessità impellente di un cambio di rotta, ribaltando una società sempre più fondata sull’individualismo e sull’io, verso una società fondata su valori come il coraggio, il senso comunitario, il senso di appartenenza e conseguentemente anche il valore della sicurezza.
C’è più che mai la necessità di un cambiamento e serve adesso.

articolo del dott. Mambrini Riccardo Investigatore Privato
"Ricevo in gioventù una formazione nel campo del soccorso sul territorio e nel campo dell'hospitality, la quale mi ha
permesso di vivere, lavorare all'estero e conoscere lingue e culture diverse. Dal 2021 mi avvicino al mondo della security frequentando un corso professionale e ottenendo la qualifica di Security Manager presso l'accademia Louis Formazione, questo traguardo mi ha dato l'opportunità di lavorare in una azienda specializzata nel settore delle investigazioni private e della sicurezza. Nello stesso anno divento collaboratore investigativo e socio Federpol, ho l'opportunità di frequentare e superare con profitto, diversi corsi di specializzazione, come operatore A.S.C. e operatore Antincendio alto rischio.
Spinto sempre da una fortissima ambizione di miglioramento, mi qualifico, nel 2023, come istruttore BLSD, PBLSD e FIRST AID erogando corsi sia ai collaboratori aziendali che a persone esterne. La mia passione per il mondo delle investigazioni mi ha spinto a frequentare un corso di Laurea triennale L-14 (Scienze dei servizi giuridici) presso l'università telematica Guglielmo Marconi di Roma, conclusosi con successo nel Novembre 2024, conseguendo il titolo di Dottore in Scienze dei Servizi Giuridici, ciò mi ha dato una ulteriore slancio motivazionale, portandomi ad iscrivermi, nel gennaio 2025, ad un master universitario in criminologia presso l'Unitelma Sapienza di Roma, attualmente in fase di frequentazione; nel luglio del 2025 fondo la mia agenzia investigativa, ottenendo, il mese successivo, la licenza ministeriale presso la prefettura di La Spezia.
Sicuramente il cammino non è terminato, anzi, ogni nuova opportunità e/o sfida è per me motivo di spinta al miglioramento, sono sempre stato caratterizzato da una fortissima ambizione, la quale mi spinge a dare sempre il massimo sia in campo lavorativo che in ambito personale, sono fermamente convinto che la fame di sapere sia un atto di amore dovuto verso se stessi e verso le persone che ci circondano, ogni approfondimento, ogni collaborazione può sempre essere una nuova opportunità per contribuire al miglioramento della propria vita professionale e non."





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