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  • STIAMO SUPERANDO LA SOGLIA DELL’IMBARAZZO,GIOCANDO CON LE VITE UMANE !!! (dr.ssa Bellomi Daniela)

    Recente - e non isolata - la notizia di un’ennesima tragedia sul lavoro, tra Arezzo e Pieve Santo Stefano che ha portato alla morte di un altra “vittima del lavoro” , Marco Cacchiani. L’Italia, ancora un volta, deve abbassare la testa in segno di cordoglio ma non si può più permettere – come Stato – di avere testate giornalistiche, di rilievo e non, che utilizzano la parola “sgomento”. Non almeno “professionalmente”, senza alcuna “critica” o “allusione” alla Professionalità della Stampa e dei Media. Un altro “numero” che allunga la lista – se si vuole pensare ad una linea di continuità – dei dati INAIL del 2025: 1.093 casi mortali, in lieve aumento rispetto ai 1.090 del 2024, il + 0,3%. E questo per non parlare delle denunce di infortunio totali sempre del 2025 che sono salite a 597.710, ovvero al + 1,4% rispetto al 2024. Ma – sebbene all’inizio – anche il 2026 ha iniziato a registrare andamenti preoccupanti, se si pensa – ad esempio – al Veneto, dove nei primi due mesi di quest’anno c’è stato un picco di infortuni mortali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Peccato che un altro “numero”, in questa lista, sia un Uomo. Un Essere Umano. E solo questo impone un cambio di prospettiva. Leggiamo, come sempre di prassi, che è stata eseguita l’autopsia e che, nel tempo previsto che va dai 30 ai 45 giorni, verranno comunicati i risultati dell’esame, disposta dal P.M. Giorgio Martano che ha, contestualmente, adottato il provvedimento del sequestro della parte del capannone dell’azienda dove la vittima era impegnata a svolgere le sue mansioni lavorative quando ha ceduto il lucernario in plexiglass. Il referto è – chiaramente – destinato a confermare quanto è apparso scontato fin da subito: ovvero un decesso provocato dal forte impatto con il suolo a seguito di una caduta da un’altezza di circa 7 metri. Abbiamo letto e continuiamo a leggere che, oltre dal P.M., sono stati eseguiti sopralluoghi sul luogo dell’incidente nonché ulteriori accertamenti per chiarire con precisione la dinamica dei fatti e verificare il corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza. Accanto a questi, accertamenti tecnici ed adeguate verifiche che dovranno stabilire se siano state rispettate tutte le normative in materia di Sicurezza. E non apro la parentesi sull’uso del termine con il quale si chiude la precedente frase, chiaramente sviante ma non per dolo o mancanza da parte della Stampa. Come ovvio, l’area dell’incidente è sotto sequestro. La prima voce “che si alzata” è stata quella dei Sindacati UIL che, esprimendo vicinanza alla famiglia, ha dichiarato – con le parole del Segretario Generale e del Coordinatore - che “non è possibile continuare a morire di lavoro in un Paese civile e che dobbiamo fermare questo stilicidio. Servono più controlli, più prevenzione e più formazione. Il tutto confermando e garantendo che continueranno a lottare per l’obiettivo “zero morti sul lavoro”. Si è aggiunta a questa voce quella della FP CGIL che definisce il termine “fatalità” fuori luogo quando è proprio il Sistema di Prevenzione che viene deliberatamente depotenziato. Ma non solo: denuncia Organici dimezzati in Provincia, Personale insufficiente oltreché un ruolo sempre più ai margini. Denuncia assenza di risposte sul rinnovo del Contratto Nazionale. Ricorda che chi deve garantire la Sicurezza (anche loro ??) opera in condizioni di precarietà e senza il giusto riconoscimento. Richiede un confronto immediato con i vertici Regionali e Nazionali per il ripristino degli Organici, nuovi investimenti nella Prevenzione e il rinnovo del Contratto. Non meno rilevante l’intervento che richiama l’attenzione sulla Formazione che deve essere di qualità, legata alle reali mansione svolte, ribadendo il concetto per cui, nel Sistema degli appalti – pubblici e privati – la catena delle responsabilità deve diventare uno strumento di prevenzione, non un modo per scaricare colpe dopo l’infortunio. Servono interventi urgenti e strutturali all’interno di un Sistema che continua a segnalare la sua fragilità. Di conseguenza, i Servizi Ispettivi ASL, Presidi fondamentali per la Sicurezza, sono sotto attacco. E leggo, ancora, Sicurezza. Ed arriviamo, purtroppo come sempre, al punto: il dibattito sugli incidenti sul lavoro, in Italia, nel 2025-2026 è acceso e persistente, caratterizzato da dati che mostrano una situazione di stallo, se non forse un leggero aumento e una forte pressione sindacale e politica per un cambio di paradigma. Puntuale, come ogni anno, si apre il Festival delle “morti bianche” che, però, di anno in anno, pare che resti una criticità strutturale. E lo definisco “Festival” non perché sia divertente quello che accade, anzi. Lo definisco un Festival perché siamo di fronte ad una Spettacolare rassegna periodica – degna del mondo della musica, del teatro o del cinema – DEI PUNTI CHIAVE DEL DIBATTITO ! Si tende ad aprire lo show ricordando – anche – gli incidenti in itinere, ovvero quelli in aumento ma che avvengono durante il percorso casa-lavoro. Caso mai l’ attenzione – già leggermente deviata anche ad un altro tipo di riflessione – non ne giovasse. L’Ouverture del Festival si riconferma sempre nei Sidacati e nelle Associazioni di categoria che – con dichiarazioni perentorie – rifiutano la narrazione della fatalità, chiedono maggiori controlli e la fine degli appalti al massimo ribasso. Non si è ancora finito di sentire la prima appassionante esibizione che, nuovamente, si riconferma l’entrata in gioco del “Fattore Umano ed Organizzativo” ove le cause principali includono la disattenzione, la mancanza di formazione, l’inosservanza delle Procedure di Sicurezza ma, soprattutto, ritmi di lavoro insostenibili e carichi di lavoro eccessivi. Giustamente vengono citate la mancanza di sistemi di sicurezza adeguati e la vetustà dei macchinari come causa diretta. Entra, quindi, in scena la Politica, accompagnata dalle nuove Norme: discussione che diventando centrale si imprime sull’efficacia del decreto sicurezza 2025 (D.L. 159/2025) che ha introdotto la patente a crediti per cantieri e il badge digitale. Le misure attuali vengono – non si comprende il perché – ritenute come “occasioni mancate” e non “incisive” per risolvere alla radice la mancanza di Sicurezza. Intrapresa questa via è inevitabile incontrare la discussione sulla necessità di aumentare il numero di Ispettori del Lavoro per rendere i controlli più capillari e preventivi, quella sulla necessità di formare i lavoratori, non solo dentro, ma anche fuori dalle aziende. Magari coinvolgendo le Scuole ! Ma certo, perché no ?! Si procede sulla strada delle richieste di sanzioni più severe, su quella di un forte investimento nella prevenzione e in un cambio dei modelli organizzativi delle imprese, sul rafforzamento dei controlli nei cantieri che rimane – perennemente – un tema centrale. Il dibattito si concentra, poi, su come passare da una Sicurezza “sulla carta” ad una reale tutela della vita dei lavoratori per passare alla critica della storica lentezza burocratica e alla scarsità dei controlli effettivi. Non è difficile pensare che tutto arriverà a ruotare – probabilmente – sull’ analisi dell’equipaggiamento dell’uomo del caso. Arriverà anche la solita richiesta che torni ad essere applicato il protocollo che aveva dato vita ad una Commissione in Prefettura composta da Imprenditori, Sindacati, Organi di Prevenzione, Vigilanza e Controllo. E – non ultima – che le norme sui subappalti siano radicalmente riviste per escludere forme selvagge di passaggi di lavoro. Anche per questo episodio, l’ennesimo, non posso non notare la prima distorsione da una realtà che si millanta voler cambiare... L’uso dell’illeismo, cioè il parlare in terza persona...Per ogni punto della critica del fatto in questione o delle proposte manca sempre il Soggetto fattivo. “Si dovrebbe” “è necessario che si intervenga”, “è ora che si affronti....”, ecc. MA CHI SONO QUESTI SOGGETTI ? CHI SONO GLI ATTORI PROTAGONISTI ? A volte citati – sparsi qui e là, in ordine non ben chiaro, si palesano figure o Enti che dovrebbero...In alternativa si sente rimbombare la solita “cantilena”....Qualcuno – non troppo definito – che “farà pressioni” a qualcun altro, non molto definito...Qualcuno – un po' avvolto nel mistero – che dovrebbe diventare realmente artefice di un cambiamento, ma non si precisa dettagliamene quale sia il cambiamento... E mi ripeto. Chi sono i Soggetti ? Quali sono i destinatari delle tematiche in questione ? Chi sono i destinatari che si dovrebbero, poi, trasformare in Soggetti attivi ed operanti ? E ancora. Perchè le responsabilità sono imputate un po' a tutti e – di fatto – poi a nessuno specificatamente ? Se non concludere che “la vittima o le vittime” avrebbero – comunque – dovuto e potuto fare di più per evitare la loro stessa sorte ? E quest’ utima – se pur in parte anche vera in alcune situazioni – è indegna, nel panorama generale, e di notevole cattivo gusto. Ma ciò che colpisce di più dell’uso della terza persona è che è un chiaro meccanismo di riferirsi a sè stessi usando il proprio nome o pronomi di terza persona, anziché la prima persona ! Tecnica che crea una distanza psicologica, riducendo emotività e migliorando la gestione dello stress e dell’autocontrollo. Consiste nel distaccarsi emotivamente dalla narrazione, osservando i fatti da una prospettiva esterna, come se li raccontasse un narratore onnisciente o limitato. Numerosi studi hanno dimostrato che ragionare o parlare di sé in terza persona aiuti a ridurre la “nebbia emotiva, permettendo di prendere decisioni più razionali, sagge ed obiettive. Che sia questo l’intento ? C’ è consapevolezza in tutto questo meccanismo oppure è una sorta di forma liberatoria ? Dovrebbe essere un metodo per “guardarsi da fuori” e analizzare le proprie esperienze con più umiltà e razionalità...Eppure “suona” solo come un modo per “tirarsi fuori”. Ma non possiamo dimenticare che l’illesismo è una strategia comunicativa e cognitiva che viene sì, utilizzata per creare una distanza psicologica dalla proprie azioni, riducendo il carico emotivo e, di conseguenza, la percezione di responsabilità personale: è una forma efficace di distanziamento ed oggettivazione. Peccato che si accompagni – anche – con una riduzione delle Responsabilità: quando si commette un errore o si deve fare una scelta difficile, parlare in terza persona, permette di spersonalizzare l’azione. L’ Individuo o l’Ente portavoce si deresponsabilizza, attribuendo l’evento ad un sé distaccato o a circostanze esterne, sempre imputabili ad altri. Nella considerazione di un segnale di narcisismo è usato per mantenere una posizione di dominanza o per evitare di chiedere scusa e, peggio ancora, di ammettere fallimenti. L’Illesismo, quando è funzionale, serve per non assumersi colpe. In sintesi è una forma di “auto caratterizzazione” o dissociazione che crea una barriera tra il soggetto e il suo agire, permettendo di distaccarsi dalle conseguenze emotive delle proprie azioni. IO NON CI STO PIU’ ! Questo Festival ci ripropone, ancora una volta, per un’ennesima volta, uno scenario apocalittico a lungo termine e allineato sulla teoria del cosiddetto “Control Problem”. Non mi posso domandare se, ancora una volta, gli Esperti del Settore trascureranno gli aspetti fondamentali ed immediati perché mi sembra – ovvia, purtroppo – la risposta ! I cambiamenti che mancano, le risposte efficaci non possono arrivare da un Sistema e da Professionisti che, ancora, non “si sono presi cura” di affrontare una prospettiva diversa e continuano – come abbiamo letto – a discutere degli stessi punti, a porsi le stesse domande, ad aspettare “non si sa chi o cosa, a questo punto”. Le trasformazioni sono processi lunghi che vanno di pari in passo con tanti elementi, lavorando – da una parte sull’eliminazione e, dall’altra parte – sull’integrazione. Ancora troppa attenzione ai rischi sistemici immediati e poca, pochissima analisi – e di scarsa qualità – sulla concretezza dei danni. La mancanza di una capacità di analisi coerente ed effettiva, altro punto che non si può “inventare” un giorno per l’altro. La pessima comunicazione che, fino ad ora, ha regnato sovrana, oltre alle carenze linguistiche - che continuo a sottolineare - hanno portato ad una disinformazione di massa oltre che ad una manipolazione dell’opinione pubblica controproducente. La non conoscenza – o peggio ancora – l’errata conoscenza del Cybercrime e la perdita di molti posti di lavoro non sono ostacoli di minor conto, dal momento che rappresentano “barriere mentali”, non facilmente scalfibili. La completamente errata lettura del “Fattore Umano” che manca della capacità di comprensione della Natura e del Comportamento Umano sarà una dura battaglia. Una Formazione che non conosce la Trasparenza e la Spiegabilità, se non secondo criteri totalmente errati non è più quella che ci possiamo permettere di vedere in azione. E’ l’approccio che manca, in primis. L’integrazione tra tecnicismi, norme, procedure con l’Etica e una Governance Equa, oltre ad una responabilità sociale è ancora evidentemente – assente. E non solo quella. Dott.ssa Daniela Bellomi , quale Specialista della Sicurezza. Una formazione ibrida – Umanistica e Tecnologica – ha delineato una Self employed Strategist and Consultant, sia nella figura dell’ Educator che in quella del Researcher: esperienza trasversale finalizzata agli obiettivi, alla misurazione dei parametri funzionali al progresso, alla valorizzazione delle competenze: semplificazione dei problemi, gestione diplomatica dei conflitti, negoziazione e pianificazione strategica migliorano, differenziano e portano al raggiungimento di risultati concreti. Una carriera professionale, con ampie interazioni dinamiche ed interattive vissuta e rivolta sia alle Divisioni di Sicurezza private che a quelle delle Forze Militari e delle Forze di Polizia. Delinea – con valori etici e morali – strategia e successo.

  • L’ Intelligence: compresa in modo inversamente proporzionale al suo stesso motto “Omnia silendo ut audeam nosco”. (dr.ssa Bellomi Daniela)

    Un termine solo – Intelligence – con un potenziale linguistico incredibile che viene letteralmente “stravolto” e che ha, come naturale conseguenza, un’ovvia confusione purtroppo, anche, dai cosiddetti “Esperti del Settore Sicurezza”. Quante volte – ancora – sentiamo usare questo termine ma avvertiamo una contestualizzazione errata ? Ancora troppe. Intelligence... nota come attività di raccolta, analisi di informazioni e di dati di varia natura - in diversi settori - per conto di un ente pubblico o privato: attività che viene, generalmente, ascritta alla Sicurezza Nazionale di uno Stato ed alla prevenzione di attività destabilizzanti di qualsiasi natura. Ed è in questo significato che troviamo Agenzie note come “Servizi Segreti”, in cui i vari soggetti che vi operano vengono definiti “Agenti Segreti”. Intelligence , quindi, sono anche le Agenzie Governative ed i Servizi, Enti generalmente preposti a tali attività pur essendo prevalentemente orientate all'analisi di specifici problemi, con funzioni definite da normative di riferimento, costituite da leggi appositamente varate in ciascuno Stato del mondo, per massimizzare e tutelare le loro delicate funzioni. Intelligence ... come riferita agli ambiti di pertinenza più conosciuti e diffusi: quelli in ambito Politico e Militare. Intelligence che, con lo sviluppo dell'economia, della società, della globalizzazione e della informatizzazione si è andata a sviluppare in tipologie specifiche, come l’ Intelligence economica e l’Intelligence finanziaria. Intelligence come attività che non sempre ha carattere segreto, come nelle attività ascrivibili all’ “Open Source Intelligence". Intelligence è anche acquisizione e gestione delle informazioni, pianificazione e direzione, raccolta, elaborazione, analisi e divulgazione. Curiosamente – ma drammaticamente – il termine Inglese“Intelligence” ha un significato base, precisamente: “Intelligenza /Capacità Intellettiva”. In italiano – ancora più curiosamente - si usa raramente con questa accezione, a meno che non si tratti di Intelligenza Artificiale o di Capacità Cognitiva. Molto più diffuso il significato di “Spionaggio/Informazioni”. E da questo solo unico punto delle definizioni sopraddette deve partire e deve fermarsi la nostra riflessione, fatta più di domande che di risposte. La ricerca delle risposte è un focus che NON possiamo e NON dobbiamo dimenticare, avanzando nella gestione quotidiana CHE NON CI POSSIAMO PERMETTE DI RALLENTARE O FERMARE. Se il termine “Intelligence”, nella sua lingua originale, ha il significato base di “Intelligenza / Capacità Intellettiva”, perchè Noi, in Italia, lo accostiamo all’Intelligenza Artificiale o alla Capacità Cognitiva ? Perché “l’Intelligenza” Inglese è diventata “Intelligenza Artificiale” in Italia ? Perché la “Capacità Intellettiva” Inglese è diventata “Capacità Cognitiva” in Italia ? SERVE CHIAREZZA ! L’Intelligenza è il costrutto più ampio che organizza abilità per risolvere problemi, adattarsi all’ambiente e apprendere dall’esperienza. Ma non solo: include la creatività e, in senso più ampio, l’Intelligenza emotiva e sociale, non solo logico-matematica. L’Intelligenza è stata definita in molti modi: capacità di astrazione, logica, comprensione, auto consapevolezza, apprendimento, conoscenza emotiva, ragionamento, pianificazione, creatività, pensiero critico e problem solving. Può essere descritta come la capacità di percepire o dedurre informazioni e di trattenerle come conoscenza da applicare a comportamenti adattivi all’interno di un ambiente o contesto. Il termine raggiunse notorietà nei primi anni del 1900. La maggior parte degli psicologi crede che l’Intelligenza possa essere suddivisa in vari domini o competenze. L’ Intelligenza è stata studiata da tempo negli esseri umani e in numerose discipline. E’ stato osservato anche nelle cognizioni di animali non umani. Alcuni ricercatori hanno suggerito che le piante mostrino forme di Intelligenza, anche se questo rimane controverso. La parola “Intelligenza” deriva dai sostantivi latini “intelligentia” o “intellectus” che, a loro volta, derivano dal verbo “intelligere” ovvero comprendere o percepire. Nel Medioevo la parola “intellectus” divenne il termine tecnico accademico per la comprensione e una traduzione del termine greco “nous”. Questo termine, tuttavia, era fortemente legato alle teorie metafisiche e cosmologiche della scolastica teleologica, incluse le teorie dell’immortalità dell’anima e il concetto di intelletto attivo, noto anche come intelligenza attiva. Questo approccio allo studio della natura fu fortemente respinto dai Filosofi dell’Età Moderna, come Francis Bacon, Thomas Hobbes, John Locke e David Hume, i quali, tutti, preferivano “la comprensione” al posto di “intellectus” o “intelligenza” nelle loro opere Filosofiche Inglesi. Hobbes, ad esempio, nel suo latino “De Corpore” usò “Intellectus Intelligit” tradotto nella versione inglese “the understanding understandeth” come esempio tipico di assurdità logica. “Intelligenza” è quindi diventata meno comune nella Filosofia della lingua Inglese, ma in seguito è stata adottata insieme alle Teorie Scolastiche che ora implica nella psicologia più contemporanea. Esiste più di una controversia su come definire l’Intelligenza. Gli studiosi descrivono le sue capacità costitutive in vari modi e differiscono nel grado in cui concepiscono l’Intelligenza come quantificabile. L’Intelligenza rappresenta l’Edificio ! Le Capacità Cognitive sono i processi mentali che permettono al cervello di acquisire, elaborare, memorizzare e utilizzare le informazioni provenienti dall’ambiente: essenziali per interagire con il mondo, includono attenzione, memoria, linguaggio, percezioni e funzioni esecutive. Sono fondamentali per l’apprendimento e le attività quotidiane, per la velocità di elaborazione e il ragionamento logico. Sono strumenti misurabili individualmente. Le Capacità Cognitive rappresentano “I Mattoncini” dell’Edificio ! E, allora, un’ altra domanda...e l’Intelligence? E, allora, un’altra domanda...e le Capacità Cognitive ? Ci dobbiamo anche domandare perchè la civetta che rappresenta tradizionalmente la saggezza e l’intuizione sia un simbolo dell’Intelligence ? Si narra che, in molte culture, la civetta rappresenti la capacità di vedere oltre l’oscurità. Qualità indispensabile nelle operazioni di Intelligence, dove la capacità di interpretare informazioni nascoste o criptiche è essenziale per la Sicurezza dello Stato. Gli individui si differenziano tra loro nella capacità di comprendere idee complesse, di adattarsi efficacemente all’ambiente, di imparare dall’esperienza, di impegnarsi in varie forme di ragionamento e di superare gli ostacoli attraverso il pensiero. Sebbene queste differenze individuali possano essere sostanziali, non sono mai del tutto coerenti: le prestazioni intellettuali di una persona variano in diverse occasioni, in ambiti diversi, a seconda di criteri diversi. I concetti di “Intelligenza” sono tentativi di chiarire e organizzare questo complesso insieme di fenomeni. In alcuni ambiti è stata raggiunta una notevole chiarezza, ma nessuna concettualizzazione ha ancora risposto a tutte le domande importanti, e nessuna merita il consenso universale. Infatti, quando due dozzine di teorici di spicco sono stati recentemente invitati a definire l'Intelligenza, hanno fornito due dozzine di definizioni piuttosto diverse. Un esercizio virtuoso, quello proposto e provocatorio, sicuramente necessario. Ma con certezza non posso che concludere che organizzazioni, sistemi e strutture come il SISR, il DIS, l’AISI e l’AISE sono guidate e composte da Specialisti e Professionisti Audaci. E non serve aggiungere altre descrizioni, per le più basiche ovvie ragioni. Dott.ssa Daniela Bellomi , quale Specialista della Sicurezza. Una formazione ibrida – Umanistica e Tecnologica – ha delineato una Self employed Strategist and Consultant, sia nella figura dell’ Educator che in quella del Researcher: esperienza trasversale finalizzata agli obiettivi, alla misurazione dei parametri funzionali al progresso, alla valorizzazione delle competenze: semplificazione dei problemi, gestione diplomatica dei conflitti, negoziazione e pianificazione strategica migliorano, differenziano e portano al raggiungimento di risultati concreti. Una carriera professionale, con ampie interazioni dinamiche ed interattive vissuta e rivolta sia alle Divisioni di Sicurezza private che a quelle delle Forze Militari e delle Forze di Polizia. Delinea – con valori etici e morali – strategia e successo. DIVENTA REFERENTE SQUAD

  • L’Ascesa del Board of Peace: una nuova architettura del potere globale (dr. DE PASCALE ANGELO)

    La nascita del Board of Peace (BoP) non deve essere vista solo come una risposta alla drammatica crisi nella Striscia di Gaza. Si tratta di una manovra politica molto più profonda che mira a cambiare radicalmente il modo in cui il mondo viene governato. Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, abbiamo assistito a una trasformazione rapidissima della diplomazia mondiale. Quella che era nata come una semplice missione temporanea dell'ONU è diventata improvvisamente un'istituzione permanente attraverso un nuovo accordo. Questo passaggio è avvenuto con la firma dello "Statuto di Davos", un documento che ha segnato una rottura netta con le vecchie regole internazionali. Questo nuovo ordine sfida apertamente le Nazioni Unite e quello che gli esperti chiamano "sistema di Bretton Woods". Per capire l'importanza di questo scontro, dobbiamo fare un passo indietro nel tempo. Il sistema di Bretton Woods è l'insieme di regole e istituzioni, come il Fondo Monetario Internazionale, nato dopo la Seconda Guerra Mondiale per far cooperare gli Stati. L'idea di base era semplice: le nazioni dovevano parlarsi e seguire leggi condivise per evitare nuovi conflitti. Il Board of Peace, invece, propone un modello opposto, dove il potere non è più un servizio pubblico tra Stati ma una proprietà privata. Dalla pace condivisa al controllo senza fine In passato, le missioni internazionali avevano obiettivi chiari e scadenze precise per evitare che diventassero occupazioni senza fine. Il piano originale dell'ONU per Gaza, ad esempio, prevedeva che l'operazione si chiudesse entro il 2027. Lo Statuto di Davos ha invece cancellato ogni data di scadenza, creando una struttura di potere a tempo indeterminato. Questo sposta la gestione delle crisi mondiali da un impegno della comunità internazionale a una forma di controllo gestita come un'azienda. Il BoP non vuole più solo risolvere un problema locale, ma agire come un arbitro sopra le parti in ogni teatro di guerra. In questo scenario, gli attori locali e i rappresentanti del popolo palestinese sono stati progressivamente messi da parte. Ogni potere decisionale è stato concentrato nelle mani di un'unica figura centrale, chiamata Chairman. Questa scelta elimina di fatto il principio secondo cui i popoli dovrebbero decidere del proprio destino. Il Board si presenta oggi come una forza che può intervenire ovunque nel mondo, svuotando il Consiglio di Sicurezza dell'ONU della sua funzione storica. Siamo di fronte a un modello che sostituisce il dialogo diplomatico con una logica di comando assoluto. Un sistema di comando basato sulla figura del Chairman La figura del Chairman, ruolo ricoperto da Donald Trump, gode di poteri che non hanno precedenti nella storia moderna. Questa carica è completamente slegata dalla Presidenza degli Stati Uniti e non prevede limiti di tempo per il mandato. Il Chairman agisce come un proprietario a vita, libero dalle normali scadenze elettorali che limitano il potere dei politici democratici. Egli possiede un diritto di veto assoluto su ogni decisione, regolamento o direttiva amministrativa dell'organizzazione. Inoltre, ha l'autorità esclusiva di nominare il proprio successore, creando un meccanismo che ricorda una vera dinastia politica. Il principio dell'uguaglianza tra le nazioni, che era il pilastro del mondo nato nel dopoguerra, viene così messo da parte. In questo nuovo assetto, gli Stati che partecipano non sono più soci con pari dignità, ma partner subordinati alla volontà del capo. Il potere qui non deriva più dal diritto internazionale scritto, ma dalla titolarità di un marchio politico. Anche la creazione o lo scioglimento di uffici importanti dipende esclusivamente dalla discrezione del Chairman. È un modello di governo "proprietario", dove chi possiede l'organizzazione decide le regole per tutti gli altri. Pagare per partecipare: la diplomazia del biglietto d’ingresso Entrare a far parte di questo gruppo esclusivo richiede un impegno economico che trasforma la diplomazia in un affare per pochi. Gli Stati membri hanno l'obbligo di versare un miliardo di dollari per rinnovare la loro partecipazione dopo i primi tre anni. Oltre a questa quota altissima, i paesi devono fornire soldati e finanziamenti per le missioni decise dal comando centrale. Questo meccanismo crea una selezione basata sulla ricchezza, escludendo le nazioni meno abbienti dalla gestione della pace globale. In questo sistema, la partecipazione al tavolo che conta diventa un privilegio che si compra. La sovranità di uno Stato, ovvero la sua libertà di agire, diventa condizionata dalla fedeltà al marchio del Board. L'invito a partecipare può infatti essere ritirato in ogni momento a esclusiva discrezione del Chairman. Chi non paga o non si dimostra fedele alle linee politiche dell'organizzazione perde immediatamente il diritto di parola. Questo trasforma i rapporti tra le nazioni in uno scambio commerciale: io ti offro protezione e influenza, tu mi offri soldi e obbedienza. La pace mondiale non è più un bene comune di tutti, ma un prodotto riservato a chi può permettersi il "biglietto d’ingresso". Simbologia e identità di un ordine "America-First" Anche l'estetica scelta per rappresentare il Board of Peace comunica un messaggio politico molto chiaro. Il logo dell'organizzazione è stato descritto da molti come un prodotto generato in modo frettoloso con l'intelligenza artificiale. Esso imita la classica corona di alloro dell'ONU, simbolo di pace, ma la trasforma in un oro metallico che ricorda il lusso privato. Questo cambiamento visivo simboleggia un vero e proprio furto dell'immagine delle vecchie istituzioni internazionali. Il messaggio è immediato: la diplomazia mondiale è diventata una proprietà privata di chi detiene il marchio. La mappa contenuta nel logo è ancora più rivelatrice di questa nuova visione del mondo. L'immagine si concentra quasi solo sugli Stati Uniti e sull'emisfero occidentale, ignorando il resto del pianeta. Europa, Asia e Oceania sono state sistematicamente rimosse, indicando una gerarchia che mette l'America al centro di tutto. Si tratta della rappresentazione visiva di un ordine mondiale chiamato "America-First", voluto fortemente dal suo leader. In questa visione, gli interessi globali coincidono esclusivamente con gli interessi politici e commerciali del Board. Reazioni globali tra il "Russia Gambit" e la resistenza europea L'annuncio del Board of Peace ha diviso il mondo in due blocchi molto distanti tra loro. Vladimir Putin ha risposto con una mossa strategica molto astuta, che gli esperti hanno chiamato "Russia Gambit". Il leader russo ha proposto di pagare la quota miliardaria del Board usando i soldi russi che erano stati congelati dagli Stati Uniti durante le sanzioni. Se questa proposta venisse accettata, la Russia tornerebbe a essere accettata a livello internazionale nonostante la guerra. Altri leader, come Viktor Orbán in Ungheria e Javier Milei in Argentina, vedono nel Board un modo per superare le vecchie burocrazie. Al contrario, in Occidente e nel mondo musulmano, la resistenza a questo nuovo modello è molto forte. Il Canada è stato escluso dopo aver rifiutato di pagare il miliardo di dollari richiesto per l'adesione. In risposta, il Chairman ha revocato la partecipazione di Ottawa, confermando la natura "pagare per giocare" del club. In Europa, paesi come Francia, Germania e Regno Unito hanno rifiutato l'invito, difendendo l'importanza del ruolo legale dell'ONU. Anche in Italia sono stati sollevati dubbi legati alla nostra Costituzione, mentre Benjamin Netanyahu ha evitato la cerimonia per timore di problemi legali internazionali. Le sfide concrete e il vuoto di comando a Gaza Sul terreno, l'efficacia del Board è affidata alla International Stabilization Force (ISF), una forza militare composta da diversi paesi. Tuttavia, la missione deve affrontare ostacoli pratici enormi e un finanziamento che appare sbilanciato. Dei fondi promessi finora, circa 10 miliardi di dollari su 17 arrivano direttamente dagli Stati Uniti. Questo rende l'intera operazione una proiezione di forza americana sostenuta solo da pochi alleati scelti. La forza composta da 20.000 soldati opera in un vuoto di comando, dove Israele continua a esercitare un potere di veto sulle decisioni. Il piano per la "Nuova Gaza" promosso da Jared Kushner prevede la costruzione di migliaia di appartamenti futuristici. Eppure, questo progetto sembra ignorare le tensioni reali della popolazione e il rischio di nuovi scontri. Il problema principale resta il disarmo dei gruppi armati lungo la cosiddetta "Yellow Line", una linea di confine informale nel conflitto. Israele esige che lo smantellamento avvenga in 60 giorni, mentre gli esperti americani stimano che ne serviranno almeno 100. Questo divario di tempo rischia di far fallire l'intero piano di pace prima ancora che inizi. Un ordine mondiale senza una vera base legale In sintesi, il Board of Peace non è un'istituzione internazionale riconosciuta secondo le leggi che abbiamo seguito finora. Come spiegato da diversi giuristi, questa organizzazione non possiede una vera personalità giuridica internazionale. Si tratta essenzialmente di un club basato su contratti privati, che opera al di fuori dei trattati firmati dagli Stati. Agisce in un'area grigia della legge mondiale, dove le regole sono dettate dal Chairman e non dai popoli. Questa mancanza di basi legali rende l'intera struttura estremamente fragile e instabile. La stabilità del mondo dipende ora dalla sopravvivenza politica e personale di un unico individuo al comando. Trasformare la diplomazia in una proprietà privata significa togliere voce a chi non ha i mezzi per pagare il miliardo di dollari richiesto. In conclusione, sebbene il Board prometta velocità ed efficacia, la sua natura di progetto personale ne compromette la durata nel tempo. Una pace che dipende esclusivamente dalla forza di un marchio commerciale non può essere una pace sicura per tutti. Il rischio è che, se dovesse cadere il leader, crollerebbe con lui l'intero sistema di sicurezza che abbiamo costruito a fatica.   Analista Geopolitico @DePascaleAngelo: Sono analista geopolitico con esperienza pluriennale maturata nell’intelligence istituzionale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Unità Operativa Informativa e, successivamente, in amministrazioni centrali e territoriali. Lavoro su fonti aperte (OSINT) e fonti umane (HUMINT), leggo i segnali deboli e li trasformo in scenari e mappe di rischio utili a chi deve decidere, con particolare attenzione al Mediterraneo allargato e alle aree MENA, Nord Africa e Balcani. Supporto pubbliche amministrazioni, think tank, imprese dei settori energia/logistica e redazioni nella predisposizione di dossier Paese, country e risk assessment per catene di fornitura critiche, note di sintesi e briefing operativi. Ho seguito procedimenti complessi legati a programmi di finanziamento (come POR e PNRR), attività di compliance e rendicontazione, con un’attenzione costante alle minacce ibride e ai fenomeni di disinformazione. La mia formazione accademica comprende tre lauree universitarie in area giuridica e politico-sociale: - Lettere (Università di Perugia); Scienze Politiche (Università di Camerino); - Giurisprudenza (Università Sapienza, Roma), alle quali si affiancano percorsi di alta formazione specialistica: - Diploma di analista geopolitico presso l’ISPI – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e l’Advanced Certificate “Analista di Politica Internazionale” presso l’IAI - Istituto Affari Internazionali. Questo percorso mi permette di integrare lettura strategica dei contesti internazionali, competenze giuridiche e conoscenza dei processi decisionali pubblici. Pubblico con regolarità su LinkedIn e Substack: Mediterraneo allargato (con attenzione alla Libia), rapporti Russia–UE, Indo-Pacifico, Balcani, sicurezza europea, minacce ibride e disinformazione, catene del valore e nodi energetici.                                            DIVENTA REFERENTE SQUAD GEOPOLITICO

  • Il ruolo critico della Guardia Particolare Giurata sulla Scena del Crimine Urbano (di Carlo Di Sansebastiano)

    Nell'ecosistema della sicurezza urbana, la Guardia Particolare Giurata (GPG) rappresenta spesso il primo anello della catena di intervento. Operando su un territorio vasto e complesso come quello cittadino, le GPG si trovano frequentemente ad intercettare situazioni anomale, reati in flagranza o a imbattersi in una scena del crimine (SdC) appena consumato. La qualifica di Incaricati di Pubblico Servizio, nell'ambito delle funzioni di vigilanza e custodia di beni mobili e immobili, conferisce loro responsabilità precise nella gestione di questi scenari. L'azione tempestiva e corretta della GPG nei minuti immediatamente successivi a un evento criminale è cruciale per preservare le prove e supportare l'attività delle Forze dell'Ordine. Le scene del crimine in ambito urbano sono per loro natura dinamiche e ad alto rischio di contaminazione. Il viavai di persone, il traffico veicolare, gli agenti atmosferici e la curiosità dei passanti possono alterare o distruggere rapidamente tracce fondamentali (DNA, impronte, residui balistici). In questo scenario, la GPG che giunge per prima sul posto ha il compito primario di "congelare" la situazione, un'azione che va oltre la semplice segnalazione alla centrale operativa. La velocità di intervento della GPG, spesso già presente in loco per servizi di vigilanza fissa o pattugliamento, è un vantaggio critico rispetto ai tempi di attivazione e arrivo delle Forze dell'Ordine. Sebbene l'attività di indagine vera e propria sia riservata agli organi di Polizia Giudiziaria, la GPG ha facoltà di compiere azioni fondamentali per la tutela degli indizi:   ·         Immediata Comunicazione: la prima azione è sempre l'immediata comunicazione alla propria centrale operativa e, tramite essa o direttamente, alle Forze dell'Ordine competenti (Polizia di Stato, Carabinieri). La precisione delle informazioni iniziali (località esatta, tipologia di reato, presenza di feriti, direzione di fuga dei sospetti) è vitale. ·         Messa in Sicurezza dell'Area:  utilizzando nastri, coni o barriere disponibili, la GPG deve isolare la scena del crimine. L'obiettivo è impedire l'accesso a chiunque non sia autorizzato, inclusi i curiosi e il personale non strettamente necessario (salvo i soccorritori in caso di feriti gravi). L'estensione dell'area da isolare deve essere ampia, considerando anche le potenziali vie di fuga o i punti di occultamento delle prove. ·         Osservazione e Annotazione: la GPG deve osservare attentamente lo stato dei luoghi al momento del suo arrivo. È fondamentale annotare mentalmente o su un taccuino di servizio (senza toccare nulla sulla scena): o    La presenza di persone sospette in fuga o nelle vicinanze.   o    La posizione di oggetti evidenti (armi, veicoli, involucri).   o    Eventuali segni di effrazione o danneggiamento.   o    Condizioni meteo e di illuminazione.   o    L'identità di potenziali testimoni presenti, invitandoli a restare in attesa delle Forze dell'Ordine. ·         Tutela delle Tracce:  la regola aurea è: non toccare, non spostare, non alterare . Ogni azione sulla scena, anche in buona fede, può compromettere la validità di una prova. La GPG deve limitarsi a osservare e proteggere, mantenendosi in attesa dell'arrivo del personale specializzato per il sopralluogo tecnico-scientifico. È fondamentale che la Guardia P. Giurata sia consapevole dei propri limiti operativi e legali. Non avendo poteri di polizia giudiziaria pieni, non può svolgere indagini, raccogliere testimonianze formali o effettuare perquisizioni. Può tuttavia procedere all'arresto in flagranza di reato nei casi previsti dall'articolo 383 del Codice di Procedura Penale (reati perseguibili d'ufficio), ponendo immediatamente l'arrestato a disposizione delle Forze dell'Ordine. La sinergia tra la vigilanza privata e le Forze dell'Ordine, favorita anche da recenti normative sulla sicurezza urbana integrata, è la chiave per una gestione efficace della criminalità in città. La formazione specifica sull'approccio alla scena del crimine è un  asset  sempre più richiesto per il personale di vigilanza che si trova a operare in un contesto di sicurezza sussidiaria e complementare. L'efficacia del primo intervento della GPG può essere ulteriormente migliorata attraverso una formazione continua:   ·         Corsi Specifici:  programmi formativi mirati sulla gestione della SdC, che includano nozioni di base di criminalistica, tecniche di isolamento e l'uso corretto dei dispositivi di protezione individuale (DPI) per evitare la contaminazione biologica. ·         Utilizzo di Dispositivi:  l'integrazione di bodycam e l'accesso a reti di videosorveglianza urbana possono fornire documentazione aggiuntiva cruciale per gli investigatori. La gestione di questi dati deve ovviamente rispettare le normative sulla privacy (GDPR). ·         Protocolli Condivisi:  la definizione di protocolli operativi standardizzati tra Istituti di Vigilanza e Forze dell'Ordine a livello locale assicura una risposta coerente e coordinata. Il ruolo della Guardia Giurata sulla scena del crimine urbano è di vitale importanza. Agendo con professionalità, tempestività e nel rispetto delle prerogative di legge, la GPG assicura che il "racconto muto" della scena del crimine non venga interrotto. La capacità di preservare l'integrità delle prove fisiche è un contributo inestimabile che la sicurezza privata offre all'amministrazione della giustizia e alla sicurezza della collettività. La loro presenza capillare sul territorio li rende partner insostituibili nell'architettura della sicurezza urbana moderna. fonte: Referente Criminologo dott. Di Sansebastiano Carlo

  • CYBERSECURITY: LA NUOVA TORRE DI BABELE (dr.ssa Bellomi Daniela)

    La CyberSecurity ha, curiosamente, sottratto se stessa dalla sua collocazione naturale: una sottoclasse nell’ambito della Sicurezza Informatica che dipende solo dalla tecnologia. Allo stesso modo si è innalzata, enfatizzando alcune delle sue qualità – come la resilienza, la robustezza e la reattività. Peraltro niente di più di quello che una tecnologia deve possedere per fronteggiare attacchi mirati a comprometterne il corretto funzionamento e le performance. La Sicurezza Informatica complice l’adozione di una nuova linguistica - si presenta, ora mestamente, come l’insieme dei mezzi, delle tecnologie e delle procedure tesi alla protezione dei sistemi informatici in termini di confidenzialità, integrità e disponibilità dei beni o degli asset informatici. Eppure all’incontro del termine “CyberSecurity” spesso troviamo - messa tra parentesi - la definizione “Sicurezza Informatica” !?! Benvenuti nella Nuova Torre di Babele del Settore ! Un luogo, sia fisico che virtuale, dove regna una situazione caotica, disorganizzata e caratterizzata da una totale incomprensione tra le persone, spesso causata da un gran numero di interlocutori che parlano lingue diverse o non si ascoltano. La Sicurezza Informatica ai margini per molti decenni oggi è un tema “caldo” e molto “sentito” nel campo dell’economia e dell’informatica a causa del progressivo aumento della informatizzazione della società e dei servizi (pubblici e privati) nel contesto scenografico degli apparati e dei “sistemi informatici”. E non solo: anche la corrispondente diffusione e specializzazione degli attaccanti ha voce in capitolo. Una nuova fonte diattenzione, quello per la Sicurezza dei Sistemi Informatici che è aumentato, negli ultimi anni, in rapporto commisurato alla loro diffusione ed all’attività effettuata nella collettività. Ancora una volta nel grande mondo della Security in una delle sue tante sfaccettature stiamo affrontando un problema linguistico e non solo. “Sicurezza Informatica” non coincide con “Sicurezza delle Informazioni (InfoSec). La prima si rivolge agli asset informatici (impianti, reti, dispositivi, sistemi, applicazioni, servizi) e la seconda mira a mettere in sicurezza l’asset “informazione” nelle dimensioni di organizzazione, fisica ed ambientale, logica cioè tecnologica informatica o telematica. Per la “Sicurezza delle Informazioni” la “Sicurezza Informatica” è una parte ed è un mezzo ma non è la finalità. Oltretutto esiste una netta differenza tra “dato” ed “informazione” perché solo la contestualizzazione e/o l’elaborazione trasforma una collezione di dati grezzi in una informazione. Regna sovrano su questa Torre il tentativo di “fare ordine”. Come spesso accade, quando si è “in vetta”, ci si si dimentica che la maggior parte delle soluzioni non sono da “cercare”, se non alla base, ovvero sui solidi strati che, depositandosi uno sopra l’altro, hanno permesso ad una cima di diventare una vetta. La Sicurezza informatica, nella sua veste attuale, rappresenta un’evoluzione scientifica e tecnologica che ha attraversato oltre cinquant’anni di storia, un lasso di tempo nel quale sono stati fissati i presupposti nonché le basi - teoriche e pratiche - della CyberSecurity moderna. Il risultato ? Un’ elaborazione cognitiva profonda, complessa e stratificata che ha cercato di rimodellare i paradigmi della protezione digitale. Ma è noto che la Global Cyber Security Hall of Fame, fondata da Larry Letow e Rick Geritz, istituita nel 2012 per riconoscere i contributi di individui chiave nel campo della CyberSecurity, con la sua mission “Respect the Past – Protect the Future” non è ancora riuscita a soddisfare le aspettative concrete e fattibili. Ma torniamo alla nostra Torre di Babele e alle sue basi: è questa la prospettiva che dobbiamo adottare per iniziare un nuovo processo di Comunicazione efficiente ! Il retaggio scientifico e metodologico dei precursori della CyberSecurity e dei suoi schemi teorici sanciti oltreché delle sue architetture ibride statistiche-esperte sviluppate negli anni ’80, sono, ancora oggi, il paradigma dominante nei sistemi di Security monitoring. Per i professionisti della CyberSecurity contemporanea, la consapevolezza di questo retaggio intellettuale è indispensabile non solo per comprendere l’evoluzione storica del settore, ma anche per definire le future strade della ricerca e dello sviluppo tecnologico. I principi fondamentali definiti da questi pionieri restano in vigore e costituiscono la base teorica per guardare le sfide emergenti dell’Era digitale, dall’intelligenza artificiale alla computazione quantistica. L’eredità di questi “visionari” dimostra che la CyberSecurity è, sostanzialmente, una disciplina intellettuale che impone rigore scientifico, innovazione concettuale e visione strategica per poter – davvero - proteggere efficacemente l’infrastruttura digitale della società contemporanea. Un passo indietro, in un tempo non così remoto, per una soluzione che abbiamo sempre avuto “sotto gli occhi”: confermata nel 1998, dall’ Information Security Forum (ISF) e dalla sua elaborazione della lista completa delle migliori pratiche per la Sicurezza delle Informazioni che è, attualmente, ancora alle prese con una ricerca condivisa e condivisibile delle cosiddette “Good Practice”. Bob Thomas, Dorothy Denning, Whitfield Diffie, Martin Hellman e il trio RSA hanno creato l’architettura concettuale della CyberSecurity contemporanea. Le loro innovazioni sono diventate i fondamenti epistemologici di una nuova disciplina scientifica che, ancora oggi, guida la ricerca e lo sviluppo nelle tecnologie di Sicurezza. Bob Thomas è indiscutibilmente riconosciuto come il “padre della CyberSecurity”: era il 1971 quando creò il primo computer worm conosciuto: il Creeper Program. Stabilì, con la sua creazione, i fondamenti concettuali per intuire le minacce informatiche e innescò la crescita di tutta la CyberSecurity. Ray Tomlinson, l’inventore dell’email, con il suo programma REAPER, rappresentò il primo software di difesa della storia della CyberSecurity: iniziò ad affacciarsi la concretezza che ogni minaccia informatica richiede una contromisura specifica. Tomlinson introdusse un paradigma rivoluzionario: la Sicurezza Informatica non era e non doveva essere solo prevenzione, ma anche capacità di rilevamento e di risposta: un modello concettuale che è alla base delle moderne architetture di sicurezza multi-layer. Nel 1976 il modello Latice presentò una metodologia per il controllo dell’accesso dei dati, ancora oggi in vigore. Uno schema concettuale che cambiò radicalmente la percezione del flusso delle informazioni sicure nei sistemi informatici, preludio ai formalismi matematici rigorosi della gestione della confidenzialità e dell’integrità dei dati. Denning e Peter G. Neumann stabilirono l’architettura concettuale dei moderni sistemi di sicurezza adattivi. Diffie e Martin Hellman – nella metà degli anni ‘70 – ebbero l’intuizione di rivoluzionarie idee, fondamentali per portare a risultati negli anni e decenni successivi. Ron Rivest, Adi Shamir, e Leonard Adleman al Massachusetts Institute of Technology fecero diversi tentativi nel corso di un anno per creare una funzione difficile da invertire. Rivest e Shamir, come informatici, proposero molte funzioni potenziali, mentre Adleman, come matematico, era responsabile di trovare le loro debolezze. E, forse, possiamo dimenticare i pionieri degli antivirus commerciali della fine degli anni ‘80 ? Era il 1987 quando venne creato il programma per rimuovere il virus “Vienna”. E, senza continuare ad oltranza, entriamo in questa Torre e creiamo un ordinato Futuro, prima che la stessa Torre si frantumi davanti ai nostri occhi o – direi peggio ancora – si espanda a macchia d’olio. Dott.ssa Daniela Bellomi , quale Specialista della Sicurezza. Una formazione ibrida – Umanistica e Tecnologica – ha delineato una Self employed Strategist and Consultant, sia nella figura dell’ Educator che in quella del Researcher: esperienza trasversale finalizzata agli obiettivi, alla misurazione dei parametri funzionali al progresso, alla valorizzazione delle competenze: semplificazione dei problemi, gestione diplomatica dei conflitti, negoziazione e pianificazione strategica migliorano, differenziano e portano al raggiungimento di risultati concreti. Una carriera professionale, con ampie interazioni dinamiche ed interattive vissuta e rivolta sia alle Divisioni di Sicurezza private che a quelle delle Forze Militari e delle Forze di Polizia. Delinea – con valori etici e morali – strategia e successo. ENTRA NELLA CYBER SQUAD COME REFERENTE

  • Uccise la guardia giurata. Sull’infermità è scontro. Al via la perizia del giudice.

    Per il consulente della difesa N’Diaye non era in grado di intendere e di volere. Per la procura invece può stare in giudizio. L’ultimo parere al professor Paterniti. Guerra di perizie psichiatriche  su Mor N’Diaye, il 41enne senegalese accusato di aver ucciso ad aprile scorso nei pressi del lago di Bilancino la guardia giurata fiorentina, Federico Perissi. Secondo il consulente della difesa, come riportato sul documento discusso in aula pochi giorni fa, all’epoca dei fatti l’imputato era affetto da un’infermità (in alcuni casi seminfermità) mentale, tale da compromettere il nucleo decisionale e la capacità di controllo dei propri gesti. Di avviso diverso invece il professionista incaricato dalla pm titolare dell’inchiesta, Luisa Serranti: quando ha colpito a morte Perissi, N’Diaye era "in grado di intendere e di volere". E quindi può stare in giudizio. L’ultima parola ora spetta al giudice Gianluca Mancuso, che ha deciso di disporre una terza perizia e nei prossimi giorni nominerà il professor Rolando Paterniti come perito. Dovrà accertare se le condizioni di salute di N’Diaye siano o meno compatibili con lo stare in giudizio. Perissi venne ritrovato dagli uomini della squadra mobile di Firenze e il pm di turno. Il volto riverso in una pozzanghera. La parte frontale del cranio sfondata da colpi inferti con ferocia inaudita: la maglietta è completamente ricoperta di sangue. Sopra di lui, nel tentativo di occultare il cadavere, sacchi di plastica con detriti all’interno. Iniziato un alterco con Perissi per questioni legate alla cancellazione dal telefono di una immagine, secondo l’accusa N’Diaye, dopo aver minacciato l’amico di sparargli in faccia con una pistola, lo ha trascinato con violenza fuori dall’auto, colpendolo a più riprese alla testa, con la pistola e un masso. Il tutto mentre la dash cam incollata sul parabrezza dell’auto di Perissi riprendeva l’orrore. Dopo l’omicidio, N’Diaye ha fatto perdere le proprie tracce per circa sei ore. Un buco temporale nel quale, stando a quanto emerge, l’uomo avrebbe continuato a girare con l’auto di Perissi, prima di riprendere l’A-13. Alle 6,50 lo schianto. Il 41enne tampona un tir e perde il controllo della Yaris nel tratto di strada tra il casello di Ferrara sud e Ferrara nord. Da lì la fuga a piedi, con addosso solo le mutande, per circa due chilometri e mezzo. Raggiunge Ferrara. Entra in una piscina e ruba degli indumenti. Poi trova rifugio in una tenda del Decathlon, esposta nel parcheggio. Passano poche ore, verso le 9 di mattina tenta di rubare l’auto di una donna. A fornire le indicazioni sul punto in cui si trovava il corpo senza vita del 45enne è stato proprio N’Diaye. Il 41enne è accusato di omicidio, occultamento di cadavere, evasione dai domicialiri, tentata rapina, furto e lesioni per aver aggredito un donna durante la sua fuga. Nel frattempo il legale della famiglia Perissi, Andrea Vaiani, ha presentato un esposto in procura a Firenze per la mancata applicazione del braccialetto elettronico su N’Diaye. Era finito ai domiciliari dopo aver seminato il panico all’esternodi un locale di Novoli. Per N’Diaye il braccialetto elettronico non era ancora arrivato. Pietro Mecarozzi fonte: Uccise la guardia giurata. Sull’infermità è scontro. Al via la perizia del giudice REGISTRATI AL CORSO DIVENTA SOCIO

  • Morta in un finto incidente, arrestato il marito: accusa di omicidio premeditato

    Quello che inizialmente sembrava un tragico  incidente stradale lungo la provinciale 13  si sarebbe rivelato un delitto premeditato. La  Polizia Stradale di San Severo  e la  Squadra Mobile di Foggia  hanno arrestato  Ciro C., 48 anni , con l’accusa di  omicidio volontario premeditato  della moglie,  Lucia S., 47 anni , morta il 27 settembre 2024. Secondo gli investigatori, l’uomo avrebbe  simulato un incidente stradale  per coprire l’omicidio. L’auto in fiamme e il corpo carbonizzato Il presunto sinistro avvenne nelle campagne di San Severo. L’auto su cui viaggiava la coppia uscì di strada e prese fuoco. Il corpo della donna fu trovato  carbonizzato all’interno dell’abitacolo , mentre il marito – alla guida del veicolo – sopravvisse. Fin dalle prime fasi, la ricostruzione fornita dal 48enne destò sospetti. L’uomo raccontò che l’auto era stata urtata da un altro veicolo proveniente dal senso opposto di marcia, finendo contro un albero prima di incendiarsi. Un impatto che, a suo dire, avrebbe provocato la perdita di coscienza di entrambi e impedito alla moglie di mettersi in salvo. Le incongruenze e la svolta nelle indagini Le indagini, condotte attraverso  analisi dei sistemi di videosorveglianza, accertamenti tecnici e consulenze specialistiche , avrebbero evidenziato “palesi incongruenze tra lo stato dei luoghi e quanto dichiarato dall’uomo”. Già pochi giorni dopo i fatti, il reato contestato a Ciro C. era passato da  omicidio stradale a omicidio volontario . Ora, è scattato l’arresto e il 48enne si trova in carcere. Movente passionale ed economico Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il delitto sarebbe stato pianificato. Le possibili motivazioni sarebbero da individuare in un  intreccio tra movente passionale ed economico . Gli investigatori parlano di una “perdurante determinazione a commettere il delitto senza ripensamenti”. fonte: Morta in un finto incidente, arrestato il marito: accusa di omicidio premeditato

  • Via libera alle armi fuori servizio per le forze dell'ordine

    Anche fuori servizio gli agenti delle forze dell'ordine, compresa la polizia locale, potranno portare con sé armi personali. La misura, contenuta nell'articolo 28 del decreto-legge dell'11 aprile 2025 ma rimasta finora inattuata, diventa operativa grazie a una recente circolare diffusa dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. La novità non riguarda solo il porto, ma anche l'acquisto: per comprare un'arma personale in negozio non servirà più la licenza per il porto d'armi. Agli operatori basterà esibire il tesserino professionale rilasciato dall'Amministrazione di appartenenza. Come si legge nel documento del Dipartimento, si tratta di una "rilevante innovazione" che introduce uno speciale regime per gli agenti. Viene infatti superata la necessità di "dimostrare il bisogno" di portare fuori servizio armi diverse da quelle di ordinanza, principio che viene ora sostituito dalla "presunzione legale dell'esigenza di autotutela".

  • Così i colleghi mollano il poliziotto che ha sparato a Rogoredo

    Nessuno dei colleghi di Carmelo Cinturrino ha visto da subito la pistola a salve che Abderrahim Mansouri avrebbe puntato contro l’agente. Cambiando la versione che avevano dato subito dopo lo sparo del boschetto di Rogoredo . Il 41enne da tempo in servizio al commissariato Mecenate è indagato per omicidio volontario. Il pm Giovanni Tarzia sta mettendo insieme l’analisi di cellulari, tabulati e chat e il Dna sulla pistola giocattolo. E riscrivendo la storia dei 23 minuti durante i quali il collega 28enne testimone oculare dello sparo è tornato in commissariato per prendere uno zaino su ordine di Cinturrino . Forse perché dentro c’era la pistola a salve poi fatta trovare vicino allo spacciatore deceduto. Abderrahim Mansouri e Carmelo Cinturrino Secondo la ricostruzione finale quindi l’arma sarebbe comparsa sulla scena successivamente. Sulla pistola a salve ci sono in ogni caso due Dna . Cinturrino, difeso dall’avvocato Pietro Porciani , potrebbe averla conservata illegalmente. Per questo si verificherà anche nella stanza dei copri del reato. Cinturrino sarebbe accusato di pestaggi e richieste di pizzo ai pusher. Oltre a estorsioni di droga e contanti. Abderrahim pochi mesi fa aveva manifestato ai suoi avvocati l’intenzione di denunciare Cinturrino , noto con il nome di Luca . Il poliziotto gli aveva chiesto soldi (5 grammi di coca e 200 euro al giorno) per spacciare. E Mansouri «temeva per la sua vita». La dichiarazione Cinturrino invece ha messo a verbale di aver «riconosciuto Zack» ma «di non averci mai avuto a che fare» anche se «era stato arrestato» in passato dai colleghi. La famiglia sospetta però che si sia trattato di una «esecuzione». Mansouri è stato colpito da 20-30 metri con un proiettile solo che lo ha preso vicino alla tempia destra . I colleghi sono stati indagati con una quarta agente con l’ipotesi di averlo aiutato, con diversi gradi di responsabilità, nella messinscena del posizionamento della replica a salve della Beretta 92 vicino al corpo agonizzante di Mansouri dopo essere stato centrato alla testa dal quarantunenne. Il precedente «So che lì nascondono la sostanza e spesso sono rimasto appostato per ore a vedere dove la nascondevano, quindi conosco abbastanza bene quel posto. Ho fatto circa quaranta arresti lì l’anno scorso e quest’anno quattro», ha messo a verbale la notte del 26 gennaio in questura Cinturrino. Secondo i colleghi eccedeva nell’uso della forza e delle minacce. E in alcuni casi ha deciso di non arrestare nonostante ci fossero i presupposti. C’è un precedente, segnalato dal Tribunale di Milano con una trasmissione atti alla procura, che vedrebbe nel 2024 Cinturrino essersi intascato alcune banconote da una ragazza quando nel verbale di sequestro aveva scritto di soli 20 euro . L'articolo Così i colleghi mollano il poliziotto che ha sparato a Rogoredo proviene da Open . FONTE: Così i colleghi mollano il poliziotto che ha sparato a Rogoredo

  • Groenlandia, Trump invia nave-ospedale per i malati. La replica: Non serve, qui la sanità gratis

    Dagli Stati Uniti una nave ospedale in Groenlandia . L'annuncio è arrivato via Truth da Donald Trump . Servirebbe, secondo il tycoon, ad "assistere le molte persone malate, che non hanno assistenza". "E' in viaggio", ha scritto il presidente degli Stati Uniti, con pochi dettagli. "Collaborando con il fantastico governatore della Louisiana, Jeff Landry, stiamo inviando una nave ospedale fantastica in Groenlandia per assistere le molte persone malate che lì non hanno assistenza", si legge nel breve post accompagnato dall'immagine di una nave. A dicembre Landry è stato nominato da Trump inviato speciale per la Groenlandia. Nei giorni scorsi era in visita in Groenlandia re Federico X di Danimarca . La risposta di Copenaghen "Sono felice di vivere in un Paese in cui tutti hanno libero e uguale accesso all'assistenza sanitaria. Dove non sono le assicurazioni e il proprio patrimonio a determinare il trattamento adeguato": così la premier danese, Mette Frederiksen , su Instagram replica al presidente degli Stati Uniti. "L'accesso gratuito alla sanità - precisa la premier - lo si ha anche in Groenlandia. Buona domenica a tutti". Sulla vicenda si è espresso anche il ministro della difesa danese, Troels Lund Poulsen , spiegando che il governo non era a conoscenza di questa decisione da parte di Washington: "La popolazione groenlandese riceve le cure sanitarie di cui hanno bisogno in Groenlandia. Inoltre, i groenlandesi possono ricevere cure specialistiche anche in Danimarca. Non è necessario un intervento sanitario specifico in Groenlandia. E ove fosse necessario se ne occuperebbero già oggi il governo groenlandese e il Regno di Danimarca", ha affermato il ministro. fonte: Groenlandia, Trump invia nave-ospedale per i malati. La replica: Non serve, qui la sanità gratis

  • La Safety: un treno in corsa che non si può fermare ! (di dr.ssa Daniela Bellomi)

    La Safety: un treno in corsa che non si può fermare ! L’ espressione con la quale, talvolta, descriviamo situazioni inarrestabili calza a pennello per la condizione della ormai cronica crisi della Safety. Un treno costretto ad aumentare la sua velocità sotto la pressione continua di leggi e loro revisioni severe ma difficili da applicare correttamente nonché definite, quasi sempre, come uno dei problemi della stessa: il problema strutturale. (per es., il D.Lgs. 81/2008). Ci piace il nome ma la complessità delle normative non si discute. Eppure, a tutt’oggi, continua ad essere al centro dei dibattiti inerenti le criticità del settore, allontanando, sempre di più, dalla concretezza e dalla ricerca di reali soluzioni. Un treno ad alta velocità oggi in Italia, è una Safety che, con nuovi rischi tecnologici dall ’IA ai deepfake, generatori fisiologici di nuovi rischi per la dignità personale e la manipolazione comportamentale, viaggia ancora su “vecchi binari”: dalle carenze strutturali alle politiche di sicurezza. Ad ogni Stazione la notizia di una tragedia quotidiana: ancora troppo frequenti gli incidenti sul lavoro, ancora una media troppo alta di morti sul lavoro: rarissime le condizioni estreme, costante la più assoluta normalità: un carico sollevato male, un pavimento scivoloso: banali cause che diventando devastanti creando campi minati. Un macchinista, che questo treno lo guida. Ma non solo: verifica il funzionamento del treno prima della partenza, rispetta i segnali e gestisce le emergenze tecniche durante il tragitto: una figura professionale tecnica responsabile della conduzione, della sicurezza e del controllo del treno, sia per il trasporto passeggeri che merci. Opera all’interno della cabina di guida, gestisce l’accelerazione, la frenata e il rispetto della segnaletica. E un Capotreno, responsabile dell’intero convoglio, della sicurezza dei passeggeri e della regolarità del servizio ma che, questo treno, non lo guida. Peccato che Macchinista e Capotreno se pur competenti non dialoghino a sufficienza causando inefficienza, ritardi e il fallimento stesso dei progetti, il tutto quasi sempre causato da “silos organizzativi” dove dipartimenti e responsabili non comunicano. Quanti “macchinisti” HSE Manager con visione strategica su Salute, Sicurezza ed Ambiente “convivono” quotidianamente con “Capotreni” RSPP, figure tecnico-giuridiche, obbligatorie per legge, designate dal datore di lavoro ? Si aggira, tra i vagoni del folle treno un Detective alla Poirot sul famosissimo “Orient Express”, il Security Manager (UNI 10459:2017), focalizzato, però, più sulla protezione fisica e digitale dei beni aziendali. Ma se il Poirot “Security Manager” gode di fama e riconoscimenti altre figure non di minore importanza viaggiano come “Fantasmi” dei treni....sono l’ASPP ( L’ Addetto al Servizio di prevenzione e protezione), il Medico competente, l’RLS ( Il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), il Preposto, il Dirigente e gli Addetti al Primo Soccorso e all’Antincendio. Peccato che il treno della Safety non sia quello della Zanetti, noto al pubblico come il “Titanic su rotaie” e che non transiti neppure nel tunnel della Ferrovia Porrettana in un Amarcord tra l’attrazione di massa verso l’ignoto e il mistero. Men che meno non è neanche il “Diamante 2.0”, il diagnostico reale che, viaggiando a circa 300km/h ispeziona le linee italiane, spesso senza passeggeri: a dir si voglia “un treno fantasma per la sua natura invisibile al grande pubblico”. Il Treno “Safety” è reale, viaggia ogni giorno ed ogni giorno, salgono e scendono “Figure di lavoratori”. A dir si voglia: Persone. Lavoratori “travolti” dal rispetto della combinazione di regole, dai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e dalla Formazione. Incalzati e subordinati alla continuità lavorativa, alla produzione, ai costi e alle scadenze non solo non possono “percepire” la Safety come un valore assoluto ma nemmeno essere responsabili della confusione tra “cultura della sicurezza” e “conformità normativa”. Fallace, erroneo ed errato ma piuttosto comprensibile che gli stessi non segnalino, quasi mai, i "near-miss" (quasi incidenti) o comportamenti rischiosi, comunque li si voglia definire, per paura di ritorsioni o colpevolizzazioni. E, anche solo ma non tanto “solo” per non rallentare il lavoro: perché il timore della disapprovazione ostacola e frena la segnalazione. Il contesto reale e percepito è fatto di variazioni imprevedibili che dovrebbe richiedere la capacità degli operatori di adattare procedure rigide, caso per caso. I target numerici (KPI) diventano controproducenti ma focalizzarsi solo sull'assenza di incidenti (es. "zero infortuni") è la strada che incentiva la mancata segnalazione dei problemi, nascondendo i rischi che porteranno ai futuri gravi incidenti. Loro, portatori dell’errore umano che è un sintomo ma non la causa sono l’ultimo baluardo dietro al quale si nasconde l’inadeguatezza del sistema, delle procedure o perché no di attrezzature difettose. Ma l’errore umano pare meno caro che il costo della Sicurezza. Un vero peccato constatare però che l’ Insicurezza costi di più, dal fermo macchina, ai danni reputazionali, al calo del morale. Abbiamo scoperto nuove informazioni, appreso cose inedite, ci siamo imbattuti in nozioni sconosciute ? No, purtroppo. Quante volte ci siamo seduti nella famosa sala riunione a discutere su questi argomenti ? Troppe volte. E’ ora di salire su questo ormai folle treno in corsa, vagone dopo vagone, stracolmo di regole tecniche e sanzioni e applicare un processo sistemico e culturale “in itinere”, alla stessa velocità dalla quale non ci possiamo più sottrarre se vogliamo davvero che il cambiamento avvenga. E’ ora di mettere da parte i miti e le narrazioni semplificate, è ora di rincasare non con “fallimenti” e “morti” ma con “successi” e “vite”. E’ ora di essere concreti, efficacemente concreti: la produttività non deve essere rallentata con passaggi, verifiche e restrizioni: perché in luogo di un alleato, nel datore di lavoro di turno, avremo sempre di fronte a noi un potenziale “scettico”. Se non un deciso nemico. Sfatiamo il mito dei sistemi di “default” e consideriamo Si l’Umano come l’anello debole: ma tutti gli Umani, non solo i lavoratori. Trasmettiamo la cultura realistica della Sicurezza, quella che in termini assoluti non esiste. Esiste il mito ed esiste la consapevolezza della gestione del rischio e del compromesso: ed è sulla seconda che dobbiamo lavorare! Spazziamo via la cultura della falsa sicurezza che è peggiore di “nessuna sicurezza”: credere di essere protetti porta ad abbassare la guardia, così come avere antivirus scadenti o procedure di sicurezza obsolete crea, non solo un pericoloso senso di sicurezza ma rende le persone più vulnerabili, sul lungo tragitto. Saliamo su questo treno in corsa con una nuova mentalità, quella del processo continuo e “del pensiero collettivo”. Lasciamo, nell’ultima stazione visitata tutte le definizioni che ci fanno “deragliare” continuamente e, vagone dopo vagone, facilitiamo questa transizione ricominciando dalle basi: una semplice ma corretta Comunicazione. La Safety è in primis incolumità, salvaguardia e prevenzione da rischi accidentali, involontari o naturali.  La Safety è legata a doppio filo ai concetti di prevenzione, di protezione e tutela fisica delle persone e delle cose. La Safety è la gestione tecnica del rischio e dell’incolumità fisica. E’ il momento che la nota voce di “Roberto”, dall’inconfondibile timbro vocale per antonomasia la voce delle stazioni italiane alla buona e vecchia maniera “manuale” sia la Nostra. A quanto pare, nemmeno nelle vere Stazioni Ferroviarie, la sostituzione con sistemi automatizzati per le informazioni al pubblico, ha portato migliorie considerevoli. Non è un tornare “indietro” per non evolvere, è l’unica scelta per prendere la rincorsa e fare il famoso “salto di qualità” ! Dott.ssa Daniela Bellomi , quale Specialista della Sicurezza. Una formazione ibrida – Umanistica e Tecnologica – ha delineato una Self employed Strategist and Consultant, sia nella figura dell’ Educator che in quella del Researcher: esperienza trasversale finalizzata agli obiettivi, alla misurazione dei parametri funzionali al progresso, alla valorizzazione delle competenze: semplificazione dei problemi, gestione diplomatica dei conflitti, negoziazione e pianificazione strategica migliorano, differenziano e portano al raggiungimento di risultati concreti. Una carriera professionale, con ampie interazioni dinamiche ed interattive vissuta e rivolta sia alle Divisioni di Sicurezza private che a quelle delle Forze Militari e delle Forze di Polizia. Delinea – con valori etici e morali – strategia e successo.

  • L'arresto del principe Andrea, un terremoto su Buckingham Palace (di Greta Nosari)

    Il fratello di Carlo III accusato di "misconduct in public office". La polizia: "Condivise informazioni riservate con Epstein" LONDRA — Alle otto del mattino, mentre la nebbia si alzava lenta sui campi del Norfolk, sei auto civetta e otto agenti in borghese hanno imboccato il viale sterrato che conduce a Wood Farm, la residenza nella tenuta di Sandringham dove Andrew Mountbatten-Windsor, il fratello di re Carlo III, si era ritirato dopo essere stato estromesso dalla vita pubblica. Era il giorno del suo sessantaseiesimo compleanno. Per la prima volta nella storia moderna della monarchia britannica, un figlio del sovrano è stato tratto in arresto dalla polizia. La Thames Valley Police ha confermato poche ore dopo: un uomo sulla sessantina è sotto custodia con l'accusa di "misconduct in public office", condotta illecita nell'esercizio di pubbliche funzioni. Sebbene la polizia, in osservanza delle linee guida nazionali, non abbia formalmente rilasciato il nome dell'arrestato, tutti i principali media britannici e internazionali hanno identificato l'individuo come Andrew Mountbatten-Windsor, l'ex duca di York. L'ipotesi investigativa Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il provvedimento si basa su due distinti filoni d'indagine. Il primo riguarda la presunta condivisione di informazioni riservate con Jeffrey Epstein, il finanziere morto suicida nel carcere di New York nel 2019. Andrew, che tra il 2001 e il 2011 ha ricoperto il ruolo di emissario commerciale speciale per il Regno Unito, avrebbe inoltrato al finanziere comunicazioni relative a missioni ufficiali in Asia, tra cui Hong Kong, Vietnam e Singapore. I documenti recentemente desecretati dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti mostrano un'email, datata novembre 2010, inoltrata a Epstein appena cinque minuti dopo essere stata inviata dal suo allora consigliere speciale Amir Patel. In un'altra comunicazione, risalente alla vigilia di Natale del 2010, Andrew avrebbe inviato a Epstein un briefing riservato sulle opportunità di investimento nella ricostruzione della provincia afghana di Helmand. Il secondo filone d'inchiesta, considerato dagli investigatori potenzialmente più grave, riguarda l'accusa secondo cui una donna sarebbe stata introdotta illegalmente nel Regno Unito da Epstein per conto dell'ex principe. Se confermata, la fattispecie configurerebbe non solo abuso d'ufficio, ma concorso in tratta di esseri umani. Andrew ha sempre negato qualsiasi illecito in relazione a Epstein, dichiarando in passato di "rimpiangere" la loro amicizia. La dinamica dell'operazione Secondo quanto riferito da fonti vicine alla famiglia reale, Buckingham Palace non sarebbe stato informato in anticipo dell'operazione. La monarchia è stata trattata come qualsiasi altro cittadino, un dato che gli osservatori leggono come un segnale del cambio di paradigma nei rapporti tra Corona e istituzioni. Il premier Keir Starmer, interpellato dalla BBC, è stato lapidario: «Nessuno è al di sopra della legge. Questo principio deve essere applicato in questo caso esattamente come lo sarebbe in qualsiasi altro». Il vice capo della polizia Oliver Wright ha dichiarato in una nota: «Dopo un'attenta valutazione, abbiamo avviato un'indagine su questa accusa di condotta illecita nell'esercizio della funzione pubblica. È importante proteggere l'integrità e l'obiettività della nostra indagine mentre lavoriamo con i nostri partner per indagare su questo presunto reato». Il quadro giuridico L'accusa di "misconduct in public office" è una fattispecie grave che, secondo il Crown Prosecution Service, può comportare una pena fino all'ergastolo nei casi più gravi. La polizia ha 96 ore di tempo per decidere se formalizzare l'accusa o rilasciare l'indagato. Andrew rimane in custodia cautelare in attesa di sviluppi. Sono in corso perquisizioni in alcuni indirizzi del Berkshire e del Norfolk. Le autorità hanno raccomandato cautela nella copertura mediatica per evitare interferenze con il procedimento giudiziario, in ottemperanza alle norme che regolano il "contempt of court". La reazione di Buckingham Palace Buckingham Palace ha diffuso una breve nota in tarda mattinata: «Trattandosi di una questione legale in corso, non riteniamo opportuno commentare». Secondo fonti vicine al sovrano, re Carlo III sarebbe stato informato dell'arresto solo a operazione conclusa. La dichiarazione, misurata e priva di riferimenti diretti al fratello, viene interpretata dagli osservatori come una presa di distanza da un uomo che la Corona considera ormai un peso insostenibile per l'istituzione. Già nello scorso autunno, dopo l'ennesima ondata di rivelazioni dai file Epstein, il re aveva completato l'iter formale per spogliare il fratello di tutti i titoli: niente più Duca di York, niente più Altezza Reale, niente più onorificenze. La vicenda Giuffre Per comprendere la gravità della situazione occorre ripercorrere le tappe della vicenda. Andrew è stato per decenni il figlio prediletto di Elisabetta II, l'eroe delle Falklands. La sua caduta è cominciata nel 2019 con il disastroso intervista alla BBC in cui negò ogni addebito legato a Virginia Giuffre, la donna che lo accusava di aver abusato di lei quando era minorenne dopo essere stata trafficata da Epstein. Nel febbraio 2022, Andrew raggiunse un accordo extragiudiziale con Giuffre: un indennizzo di importo non reso pubblico e una donazione a un'organizzazione di beneficenza per vittime di abusi, senza ammissione di colpa. Virginia Giuffre si è tolta la vita nell'aprile del 2025, all'età di quarantun anni. Dopo l'accordo, Andrew fu sfrattato dalla Royal Lodge nel Windsor Great Park e confinato nella più modesta Wood Farm, nella tenuta di Sandringham. Le reazioni politiche Il caso si inserisce in un clima di crescente scrutinio sulla monarchia e sulla sua capacità di autoregolamentarsi. Fonti di Downing Street riferiscono che il primo ministro Starmer seguirà personalmente l'evolversi della vicenda, pur garantendo il massimo rispetto per l'indipendenza della magistratura. «Chiunque sia in possesso di informazioni rilevanti per le indagini deve presentarsi davanti alle autorità competenti», ha aggiunto Starmer nel corso della stessa intervista alla BBC. Prospettive Andrew Mountbatten-Windsor trascorrerà la notte in custodia cautelare. Fuori dalla stazione di polizia, decine di giornalisti da tutto il mondo presidiano l'ingresso in attesa di sviluppi. All'interno, un uomo di sessantasei anni che per decenni ha rappresentato l'istituzione più antica del Regno Unito si trova ora a rispondere di fronte alla giustizia comune. Come ha ricordato il primo ministro, il principio secondo cui nessuno è al di sopra della legge trova oggi la sua applicazione più emblematica. Per i monarchici, è un giorno infelice. Per lo Stato di diritto, una conferma. Articolo a cura dr.ssa la dott.ssa Nosari Greta Classe 2000, laureata in Mediazione Linguistica per la Sicurezza e Difesa Sociale con indirizzo criminologico presso l’Istituto Campus Ciels di Padova. Nel corso del mio percorso accademico e professionale ho approfondito tematiche inerenti alla criminologia e alle scienze forensi, consolidando le mie competenze attraverso studi teorici e attività pratiche. Ho frequentato e superato con successo un Master di Alta Formazione Specialistica in Scienze Forensi, Criminologia Investigativa, Sopralluogo Tecnico sulla Scena del Crimine e Criminal Profiling, presso la CSI Academy della dott.ssa Roberta Bruzzone, che mi ha permesso di ottenere la certificazione di Criminologa – Esperta in Scienze Forensi, Criminologia Investigativa e Criminal Profiling, in conformità con la norma UNI 11783:2020. Successivamente, ho svolto un tirocinio pratico in ambito giuridico-criminologico, con la stessa Academy, durante il quale ho avuto l’opportunità di lavorare attivamente su casi di cronaca reale, applicando le conoscenze acquisite e sviluppando competenze operative nel settore. Attualmente collaboro con la Defence and Security Training del dott. Carlo Di Sansebastiano, in qualità di interventista nell’ambito della difesa e della sicurezza. Proseguo il mio percorso formativo frequentando il corso di Laurea Magistrale in Investigazione, Criminalità e Sicurezza Internazionale presso l’Università Internazionale di Roma (UNINT).

SQUAD

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NCAGE AN161

SECURITY MILITARY POLICE DIVISION

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