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STIAMO SUPERANDO LA SOGLIA DELL’IMBARAZZO,GIOCANDO CON LE VITE UMANE !!! (dr.ssa Bellomi Daniela)


Recente - e non isolata - la notizia di un’ennesima tragedia sul lavoro, tra Arezzo e Pieve Santo Stefano che ha portato alla morte di un altra “vittima del lavoro” , Marco Cacchiani.


L’Italia, ancora un volta, deve abbassare la testa in segno di cordoglio ma non si può più permettere – come Stato – di avere testate giornalistiche, di rilievo e non, che utilizzano la parola “sgomento”. Non almeno “professionalmente”, senza alcuna “critica” o “allusione” alla Professionalità della Stampa e dei Media.


Un altro “numero” che allunga la lista – se si vuole pensare ad una linea di continuità – dei dati INAIL del 2025: 1.093 casi mortali, in lieve aumento rispetto ai 1.090 del 2024, il + 0,3%.

E questo per non parlare delle denunce di infortunio totali sempre del 2025 che sono salite a 597.710, ovvero al + 1,4% rispetto al 2024. Ma – sebbene all’inizio – anche il 2026 ha

iniziato a registrare andamenti preoccupanti, se si pensa – ad esempio – al Veneto, dove nei primi due mesi di quest’anno c’è stato un picco di infortuni mortali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.


Peccato che un altro “numero”, in questa lista, sia un Uomo.

Un Essere Umano.

E solo questo impone un cambio di prospettiva.

Leggiamo, come sempre di prassi, che è stata eseguita l’autopsia e che, nel tempo previsto che va dai 30 ai 45 giorni, verranno comunicati i risultati dell’esame, disposta dal P.M.

Giorgio Martano che ha, contestualmente, adottato il provvedimento del sequestro della parte del capannone dell’azienda dove la vittima era impegnata a svolgere le sue

mansioni lavorative quando ha ceduto il lucernario in plexiglass. Il referto è – chiaramente – destinato a confermare quanto è apparso scontato fin da subito: ovvero un decesso

provocato dal forte impatto con il suolo a seguito di una caduta da un’altezza di circa 7 metri. Abbiamo letto e continuiamo a leggere che, oltre dal P.M., sono stati eseguiti sopralluoghi sul luogo dell’incidente nonché ulteriori accertamenti per chiarire

con precisione la dinamica dei fatti e verificare il corretto utilizzo dei dispositivi di sicurezza.


Accanto a questi, accertamenti tecnici ed adeguate verifiche che dovranno stabilire se siano state rispettate tutte le normative in materia di Sicurezza. E non apro la parentesi sull’uso del termine con il quale si chiude la precedente frase, chiaramente sviante ma non

per dolo o mancanza da parte della Stampa. Come ovvio, l’area dell’incidente è sotto sequestro.


La prima voce “che si alzata” è stata quella dei Sindacati UIL che, esprimendo vicinanza alla famiglia, ha dichiarato – con le parole del Segretario Generale e del Coordinatore - che “non è possibile continuare a morire di lavoro in un Paese civile e che dobbiamo fermare questo stilicidio. Servono più controlli, più prevenzione e più formazione. Il tutto confermando e

garantendo che continueranno a lottare per l’obiettivo “zero morti sul lavoro”. Si è aggiunta a questa voce quella della FP CGIL che definisce il termine “fatalità” fuori luogo quando è

proprio il Sistema di Prevenzione che viene deliberatamente depotenziato. Ma non solo: denuncia Organici dimezzati in Provincia, Personale insufficiente oltreché un ruolo sempre più ai margini. Denuncia assenza di risposte sul rinnovo del Contratto Nazionale. Ricorda che chi deve garantire la Sicurezza (anche loro ??) opera in condizioni di precarietà e

senza il giusto riconoscimento. Richiede un confronto immediato con i vertici Regionali e Nazionali per il ripristino degli Organici, nuovi investimenti nella Prevenzione e il rinnovo del Contratto.


Non meno rilevante l’intervento che richiama l’attenzione sulla Formazione che deve essere di qualità, legata alle reali mansione svolte, ribadendo il concetto per cui, nel Sistema degli

appalti – pubblici e privati – la catena delle responsabilità deve diventare uno strumento di prevenzione, non un modo per scaricare colpe dopo l’infortunio. Servono interventi urgenti e

strutturali all’interno di un Sistema che continua a segnalare la sua fragilità.

Di conseguenza, i Servizi Ispettivi ASL, Presidi fondamentali per la Sicurezza, sono sotto attacco. E leggo, ancora, Sicurezza.


Ed arriviamo, purtroppo come sempre, al punto: il dibattito sugli incidenti sul lavoro, in Italia, nel 2025-2026 è acceso e persistente, caratterizzato da dati che mostrano una situazione

di stallo, se non forse un leggero aumento e una forte pressione sindacale e politica per un cambio di paradigma.


Puntuale, come ogni anno, si apre il Festival delle “morti bianche” che, però, di anno in anno, pare che resti una criticità strutturale.


E lo definisco “Festival” non perché sia divertente quello che accade, anzi. Lo definisco un Festival perché siamo di fronte ad una Spettacolare rassegna periodica – degna del mondo della musica, del teatro o del cinema – DEI PUNTI CHIAVE DEL DIBATTITO !


Si tende ad aprire lo show ricordando – anche – gli incidenti in itinere, ovvero quelli in aumento ma che avvengono durante il percorso casa-lavoro.


Caso mai l’ attenzione – già leggermente deviata anche ad un altro tipo di riflessione – non ne giovasse. L’Ouverture del Festival si riconferma sempre nei Sidacati e nelle Associazioni di categoria che – con dichiarazioni perentorie – rifiutano la narrazione della fatalità, chiedono maggiori controlli e la fine degli appalti al massimo ribasso.

Non si è ancora finito di sentire la prima appassionante esibizione che, nuovamente, si riconferma l’entrata in gioco del “Fattore Umano ed Organizzativo” ove le cause

principali includono la disattenzione, la mancanza di formazione, l’inosservanza delle Procedure di Sicurezza ma, soprattutto, ritmi di lavoro insostenibili e carichi di

lavoro eccessivi. Giustamente vengono citate la mancanza di sistemi di sicurezza adeguati e la vetustà dei macchinari come causa diretta. Entra, quindi, in scena la Politica, accompagnata dalle nuove Norme:

discussione che diventando centrale si imprime sull’efficacia del decreto sicurezza 2025 (D.L. 159/2025) che ha introdotto la patente a crediti per cantieri e il badge digitale. Le misure attuali vengono – non si comprende il perché – ritenute come “occasioni mancate”

e non “incisive” per risolvere alla radice la mancanza di Sicurezza. Intrapresa questa via è inevitabile incontrare la discussione sulla necessità di aumentare il numero di Ispettori del Lavoro per rendere i controlli più capillari e preventivi, quella sulla necessità di formare i lavoratori, non solo dentro, ma anche fuori dalle aziende. Magari coinvolgendo le Scuole ! Ma certo, perché no ?! Si procede sulla strada delle richieste di sanzioni più severe,

su quella di un forte investimento nella prevenzione e in un cambio dei modelli organizzativi delle imprese, sul rafforzamento dei controlli nei cantieri che rimane – perennemente – un tema centrale.

Il dibattito si concentra, poi, su come passare da una Sicurezza “sulla carta” ad una reale tutela della vita dei lavoratori per passare alla critica della storica lentezza burocratica e alla scarsità dei controlli effettivi. Non è difficile pensare che tutto arriverà a ruotare –

probabilmente – sull’ analisi dell’equipaggiamento dell’uomo del caso. Arriverà anche la solita richiesta che torni ad essere applicato il protocollo che aveva dato vita

ad una Commissione in Prefettura composta da Imprenditori, Sindacati, Organi di Prevenzione, Vigilanza e Controllo. E – non ultima – che le norme sui subappalti

siano radicalmente riviste per escludere forme selvagge di passaggi di lavoro.

Anche per questo episodio, l’ennesimo, non posso non notare la prima distorsione da una realtà che si millanta voler cambiare...


L’uso dell’illeismo, cioè il parlare in terza persona...Per ogni punto della critica del fatto in questione o delle proposte manca sempre il Soggetto fattivo. “Si dovrebbe”

“è necessario che si intervenga”, “è ora che si affronti....”, ecc.


MA CHI SONO QUESTI SOGGETTI ?

CHI SONO GLI ATTORI PROTAGONISTI ?

A volte citati – sparsi qui e là, in ordine non ben chiaro, si palesano figure o Enti che dovrebbero...In alternativa si sente rimbombare la solita “cantilena”....Qualcuno – non

troppo definito – che “farà pressioni” a qualcun altro, non molto definito...Qualcuno – un po' avvolto nel mistero – che dovrebbe diventare realmente artefice di un

cambiamento, ma non si precisa dettagliamene quale sia il cambiamento...

E mi ripeto. Chi sono i Soggetti ? Quali sono i destinatari delle tematiche in questione ? Chi sono i destinatari che si dovrebbero, poi, trasformare in Soggetti attivi ed operanti ?

E ancora. Perchè le responsabilità sono imputate un po' a tutti e – di fatto – poi a nessuno specificatamente ? Se non concludere che “la vittima o le vittime” avrebbero – comunque – dovuto e potuto fare di più per evitare la loro stessa sorte ? E quest’ utima – se pur in parte anche vera in alcune situazioni – è indegna, nel panorama generale, e di notevole cattivo gusto.


Ma ciò che colpisce di più dell’uso della terza persona è che è un chiaro meccanismo di riferirsi a sè stessi usando il proprio nome o pronomi di terza persona, anziché la prima persona ! Tecnica che crea una distanza psicologica, riducendo emotività e migliorando la gestione dello stress e dell’autocontrollo. Consiste nel distaccarsi emotivamente dalla narrazione, osservando i fatti da una prospettiva esterna, come se li raccontasse un narratore onnisciente o limitato. Numerosi studi hanno dimostrato che ragionare o parlare di sé in terza persona aiuti a ridurre la “nebbia emotiva, permettendo di prendere

decisioni più razionali, sagge ed obiettive. Che sia questo l’intento ? C’ è consapevolezza in tutto questo meccanismo oppure è una sorta di forma liberatoria ?

Dovrebbe essere un metodo per “guardarsi da fuori” e analizzare le proprie esperienze con più umiltà e razionalità...Eppure “suona” solo come un modo per “tirarsi fuori”.

Ma non possiamo dimenticare che l’illesismo è una strategia comunicativa e cognitiva che viene sì, utilizzata per creare una distanza psicologica dalla proprie azioni, riducendo il carico emotivo e, di conseguenza, la percezione di responsabilità personale: è una forma

efficace di distanziamento ed oggettivazione.

Peccato che si accompagni – anche – con una riduzione delle Responsabilità: quando si commette un errore o si deve fare una scelta difficile, parlare in terza persona, permette

di spersonalizzare l’azione. L’ Individuo o l’Ente portavoce si deresponsabilizza, attribuendo l’evento ad un sé distaccato o a circostanze esterne, sempre imputabili ad altri.

Nella considerazione di un segnale di narcisismo è usato per mantenere una posizione di dominanza o per evitare di chiedere scusa e, peggio ancora, di ammettere fallimenti.


L’Illesismo, quando è funzionale, serve per non assumersi colpe.

In sintesi è una forma di “auto caratterizzazione” o dissociazione che crea una barriera tra il soggetto e il suo agire, permettendo di distaccarsi dalle conseguenze emotive delle proprie azioni.

IO NON CI STO PIU’ !

Questo Festival ci ripropone, ancora una volta, per un’ennesima volta, uno scenario apocalittico a lungo termine e allineato sulla teoria del cosiddetto “Control Problem”.


Non mi posso domandare se, ancora una volta, gli Esperti del Settore trascureranno gli aspetti fondamentali ed immediati perché mi sembra – ovvia, purtroppo – la risposta !

I cambiamenti che mancano, le risposte efficaci non possono arrivare da un Sistema e da Professionisti che, ancora, non “si sono presi cura” di affrontare una prospettiva diversa e

continuano – come abbiamo letto – a discutere degli stessi punti, a porsi le stesse domande, ad aspettare “non si sa chi o cosa, a questo punto”.

Le trasformazioni sono processi lunghi che vanno di pari in passo con tanti elementi, lavorando – da una parte sull’eliminazione e, dall’altra parte – sull’integrazione.

Ancora troppa attenzione ai rischi sistemici immediati e poca, pochissima analisi – e di scarsa qualità – sulla concretezza dei danni. La mancanza di una capacità di analisi coerente ed effettiva, altro punto che non si può “inventare” un giorno per l’altro.

La pessima comunicazione che, fino ad ora, ha regnato sovrana, oltre alle carenze linguistiche - che continuo a sottolineare - hanno portato ad una disinformazione di massa

oltre che ad una manipolazione dell’opinione pubblica controproducente. La non conoscenza – o peggio ancora – l’errata conoscenza del Cybercrime e la perdita di molti posti di lavoro non sono ostacoli di minor conto, dal momento che rappresentano “barriere mentali”, non facilmente scalfibili.


La completamente errata lettura del “Fattore Umano” che manca della capacità di comprensione della Natura e del Comportamento Umano sarà una dura battaglia.

Una Formazione che non conosce la Trasparenza e la Spiegabilità, se non secondo criteri totalmente errati non è più quella che ci possiamo permettere di vedere in azione.

E’ l’approccio che manca, in primis. L’integrazione tra tecnicismi, norme, procedure con l’Etica e una Governance Equa, oltre ad una responabilità sociale è ancora evidentemente – assente. E non solo quella.



Dott.ssa Daniela Bellomi, quale Specialista della Sicurezza. Una formazione ibrida – Umanistica e Tecnologica – ha delineato una Self employed Strategist and Consultant,
sia nella figura dell’ Educator che in quella del Researcher: esperienza trasversale finalizzata agli obiettivi, alla misurazione dei parametri funzionali al progresso, alla valorizzazione delle competenze:
semplificazione dei problemi, gestione diplomatica dei conflitti, negoziazione e pianificazione strategica migliorano, differenziano e portano al raggiungimento di risultati concreti. Una carriera professionale, con ampie interazioni dinamiche ed interattive vissuta e rivolta sia alle Divisioni di Sicurezza private che a quelle delle Forze Militari e delle Forze di Polizia. Delinea – con valori etici e morali – strategia e successo.



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