La Safety: un treno in corsa che non si può fermare ! (di dr.ssa Daniela Bellomi)
- squadsmpd

- 20 feb
- Tempo di lettura: 5 min

La Safety: un treno in corsa che non si può fermare !
L’ espressione con la quale, talvolta, descriviamo situazioni inarrestabili calza a pennello
per la condizione della ormai cronica crisi della Safety.
Un treno costretto ad aumentare la sua velocità sotto la pressione continua di leggi e loro revisioni severe ma difficili da applicare correttamente nonché definite, quasi sempre, come uno dei problemi della stessa: il problema strutturale. (per es., il D.Lgs. 81/2008).
Ci piace il nome ma la complessità delle normative non si discute.
Eppure, a tutt’oggi, continua ad essere al centro dei dibattiti inerenti le criticità del settore, allontanando, sempre di più, dalla concretezza e dalla ricerca di reali soluzioni.
Un treno ad alta velocità oggi in Italia, è una Safety che, con nuovi rischi tecnologici dall ’IA ai deepfake, generatori fisiologici di nuovi rischi per la dignità personale e la manipolazione comportamentale, viaggia ancora su “vecchi binari”: dalle carenze strutturali alle politiche
di sicurezza.
Ad ogni Stazione la notizia di una tragedia quotidiana: ancora troppo frequenti gli incidenti sul lavoro, ancora una media troppo alta di morti sul lavoro:
rarissime le condizioni estreme, costante la più assoluta normalità:
un carico sollevato male, un pavimento scivoloso:
banali cause che diventando devastanti creando campi minati.
Un macchinista, che questo treno lo guida. Ma non solo: verifica il funzionamento del treno prima della partenza, rispetta i segnali e gestisce le emergenze tecniche durante il tragitto: una figura professionale tecnica responsabile della conduzione, della sicurezza e
del controllo del treno, sia per il trasporto passeggeri che merci.
Opera all’interno della cabina di guida, gestisce l’accelerazione, la frenata e il rispetto della segnaletica. E un Capotreno, responsabile dell’intero convoglio, della sicurezza dei passeggeri e della regolarità del servizio ma che, questo treno, non lo guida.
Peccato che Macchinista e Capotreno se pur competenti non dialoghino a sufficienza causando inefficienza, ritardi e il fallimento stesso dei progetti, il tutto quasi sempre causato da “silos organizzativi” dove dipartimenti e responsabili non comunicano.
Quanti “macchinisti” HSE Manager con visione strategica su Salute, Sicurezza ed Ambiente “convivono” quotidianamente con “Capotreni” RSPP, figure tecnico-giuridiche, obbligatorie per legge, designate dal datore di lavoro ?
Si aggira, tra i vagoni del folle treno un Detective alla Poirot sul famosissimo
“Orient Express”, il Security Manager (UNI 10459:2017), focalizzato, però, più sulla protezione fisica e digitale dei beni aziendali.
Ma se il Poirot “Security Manager” gode di fama e riconoscimenti altre figure non di minore importanza viaggiano come “Fantasmi” dei treni....sono l’ASPP ( L’ Addetto al Servizio di prevenzione e protezione), il Medico competente, l’RLS ( Il Rappresentante dei
Lavoratori per la Sicurezza), il Preposto, il Dirigente e gli Addetti al Primo Soccorso e all’Antincendio.
Peccato che il treno della Safety non sia quello della Zanetti, noto al pubblico come il “Titanic su rotaie” e che non transiti neppure nel tunnel della Ferrovia Porrettana in un Amarcord tra l’attrazione di massa verso l’ignoto e il mistero. Men che meno non è neanche il “Diamante 2.0”, il diagnostico reale che, viaggiando a circa 300km/h ispeziona le linee
italiane, spesso senza passeggeri: a dir si voglia “un treno fantasma per la sua natura invisibile al grande pubblico”.
Il Treno “Safety” è reale, viaggia ogni giorno ed ogni giorno, salgono e scendono “Figure di lavoratori”. A dir si voglia: Persone.
Lavoratori “travolti” dal rispetto della combinazione di regole, dai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) e dalla Formazione. Incalzati e subordinati alla continuità lavorativa, alla produzione, ai costi e alle scadenze non solo non possono “percepire” la Safety come un valore assoluto ma nemmeno essere responsabili della confusione tra “cultura
della sicurezza” e “conformità normativa”.
Fallace, erroneo ed errato ma piuttosto comprensibile che gli stessi non segnalino, quasi mai, i "near-miss" (quasi incidenti) o comportamenti rischiosi, comunque li si voglia definire, per paura di ritorsioni o colpevolizzazioni.
E, anche solo ma non tanto “solo” per non rallentare il lavoro:
perché il timore della disapprovazione ostacola e frena la segnalazione.
Il contesto reale e percepito è fatto di variazioni imprevedibili che dovrebbe richiedere la capacità degli operatori di adattare procedure rigide, caso per caso.
I target numerici (KPI) diventano controproducenti ma focalizzarsi solo sull'assenza di incidenti (es. "zero infortuni") è la strada che incentiva la mancata segnalazione dei problemi, nascondendo i rischi che porteranno ai futuri gravi incidenti.
Loro, portatori dell’errore umano che è un sintomo ma non la causa sono l’ultimo baluardo dietro al quale si nasconde l’inadeguatezza del sistema, delle procedure o perché no di attrezzature difettose.
Ma l’errore umano pare meno caro che il costo della Sicurezza.
Un vero peccato constatare però che l’ Insicurezza costi di più, dal fermo macchina, ai danni reputazionali, al calo del morale.
Abbiamo scoperto nuove informazioni, appreso cose inedite, ci siamo imbattuti in nozioni sconosciute ?
No, purtroppo.
Quante volte ci siamo seduti nella famosa sala riunione a discutere su questi argomenti ?
Troppe volte.
E’ ora di salire su questo ormai folle treno in corsa, vagone dopo vagone, stracolmo di regole tecniche e sanzioni e applicare un processo sistemico e culturale “in itinere”, alla stessa velocità dalla quale non ci possiamo più sottrarre se vogliamo davvero che il cambiamento avvenga.
E’ ora di mettere da parte i miti e le narrazioni semplificate, è ora di rincasare non con “fallimenti” e “morti” ma con “successi” e “vite”.
E’ ora di essere concreti, efficacemente concreti: la produttività non deve essere rallentata con passaggi, verifiche e restrizioni: perché in luogo di un alleato, nel datore di lavoro di turno, avremo sempre di fronte a noi un potenziale “scettico”. Se non un deciso nemico.
Sfatiamo il mito dei sistemi di “default” e consideriamo Si l’Umano come l’anello debole:
ma tutti gli Umani, non solo i lavoratori.
Trasmettiamo la cultura realistica della Sicurezza, quella che in termini assoluti non esiste.
Esiste il mito ed esiste la consapevolezza della gestione del rischio e del compromesso:
ed è sulla seconda che dobbiamo lavorare!
Spazziamo via la cultura della falsa sicurezza che è peggiore di “nessuna sicurezza”: credere di essere protetti porta ad abbassare la guardia, così come avere antivirus scadenti o procedure di sicurezza obsolete crea, non solo un pericoloso senso di sicurezza ma rende le persone più vulnerabili, sul lungo tragitto.
Saliamo su questo treno in corsa con una nuova mentalità, quella del processo continuo e “del pensiero collettivo”.
Lasciamo, nell’ultima stazione visitata tutte le definizioni che ci fanno “deragliare” continuamente e, vagone dopo vagone, facilitiamo questa transizione ricominciando dalle basi: una semplice ma corretta Comunicazione.
La Safety è in primis incolumità, salvaguardia e prevenzione da rischi accidentali, involontari o naturali. La Safety è legata a doppio filo ai concetti di prevenzione, di protezione e tutela fisica delle persone e delle cose.
La Safety è la gestione tecnica del rischio e dell’incolumità fisica.
E’ il momento che la nota voce di “Roberto”, dall’inconfondibile timbro vocale per antonomasia la voce delle stazioni italiane alla buona e vecchia maniera “manuale” sia la Nostra.
A quanto pare, nemmeno nelle vere Stazioni Ferroviarie, la sostituzione con sistemi automatizzati per le informazioni al pubblico, ha portato migliorie considerevoli.
Non è un tornare “indietro” per non evolvere, è l’unica scelta per prendere la rincorsa e fare il famoso “salto di qualità” !





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