Uccise la guardia giurata. Sull’infermità è scontro. Al via la perizia del giudice.
- squadsmpd

- 23 feb
- Tempo di lettura: 2 min
Per il consulente della difesa N’Diaye non era in grado di intendere e di volere. Per la procura invece può stare in giudizio. L’ultimo parere al professor Paterniti.

Guerra di perizie psichiatriche su Mor N’Diaye, il 41enne senegalese accusato di aver ucciso ad aprile scorso nei pressi del lago di Bilancino la guardia giurata fiorentina, Federico Perissi. Secondo il consulente della difesa, come riportato sul documento discusso in aula pochi giorni fa, all’epoca dei fatti l’imputato era affetto da un’infermità (in alcuni casi seminfermità) mentale, tale da compromettere il nucleo decisionale e la capacità di controllo dei propri gesti. Di avviso diverso invece il professionista incaricato dalla pm titolare dell’inchiesta, Luisa Serranti: quando ha colpito a morte Perissi, N’Diaye era "in grado di intendere e di volere". E quindi può stare in giudizio. L’ultima parola ora spetta al giudice Gianluca Mancuso, che ha deciso di disporre una terza perizia e nei prossimi giorni nominerà il professor Rolando Paterniti come perito. Dovrà accertare se le condizioni di salute di N’Diaye siano o meno compatibili con lo stare in giudizio.
Perissi venne ritrovato dagli uomini della squadra mobile di Firenze e il pm di turno. Il volto riverso in una pozzanghera. La parte frontale del cranio sfondata da colpi inferti con ferocia inaudita: la maglietta è completamente ricoperta di sangue. Sopra di lui, nel tentativo di occultare il cadavere, sacchi di plastica con detriti all’interno. Iniziato un alterco con Perissi per questioni legate alla cancellazione dal telefono di una immagine, secondo l’accusa N’Diaye, dopo aver minacciato l’amico di sparargli in faccia con una pistola, lo ha trascinato con violenza fuori dall’auto, colpendolo a più riprese alla testa, con la pistola e un masso. Il tutto mentre la dash cam incollata sul parabrezza dell’auto di Perissi riprendeva l’orrore.
Dopo l’omicidio, N’Diaye ha fatto perdere le proprie tracce per circa sei ore. Un buco temporale nel quale, stando a quanto emerge, l’uomo avrebbe continuato a girare con l’auto di Perissi, prima di riprendere l’A-13. Alle 6,50 lo schianto. Il 41enne tampona un tir e perde il controllo della Yaris nel tratto di strada tra il casello di Ferrara sud e Ferrara nord. Da lì la fuga a piedi, con addosso solo le mutande, per circa due chilometri e mezzo. Raggiunge Ferrara. Entra in una piscina e ruba degli indumenti. Poi trova rifugio in una tenda del Decathlon, esposta nel parcheggio. Passano poche ore, verso le 9 di mattina tenta di rubare l’auto di una donna.
A fornire le indicazioni sul punto in cui si trovava il corpo senza vita del 45enne è stato proprio N’Diaye. Il 41enne è accusato di omicidio, occultamento di cadavere, evasione dai domicialiri, tentata rapina, furto e lesioni per aver aggredito un donna durante la sua fuga.
Nel frattempo il legale della famiglia Perissi, Andrea Vaiani, ha presentato un esposto in procura a Firenze per la mancata applicazione del braccialetto elettronico su N’Diaye. Era finito ai domiciliari dopo aver seminato il panico all’esternodi un locale di Novoli. Per N’Diaye il braccialetto elettronico non era ancora arrivato.
Pietro Mecarozzi






Commenti