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- L'Iran sta adottando la strategia del caos anche nei cyber attacchi
La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti si sta combattendo non solo nei cieli del Medio Oriente, ma anche - e insistentemente - in un secondo campo di battaglia, il cyber spazio , più o meno con le stesse modalità, ovvero adottando la strategia del caos. A fare luce sulla questione è Maticmind, società italiana di di Zenita Group impegnata nella sicurezza informatica, che nel suo ultimo report ha evidenziato una crescente attività cybercriminale da parte dell'Iran: più di 600 rivendicazioni di attacco in soli 7 giorni - con un “ picco operativo ha superato le cinquanta rivendicazioni giornaliere ” - a opera di 47 diversi attori criminali, che hanno attaccato obiettivi sensibili in 11 diversi paesi del mondo - la società segnala anche il data center di Amazon Web Services negli Emirati Arabi Uniti, colpito da droni iraniani all'inizio del mese. Tra questi, Israele e Stati Uniti risultano essere i più colpiti dai cyberattacchi iraniani, seguiti da Arabia Saudita, Giordania e Kuwait. Nel mirino dei criminali, però, sembrano esserci anche il Canada, “ in ragione del supporto politico espresso verso Usa e Israele ” e “ altri paesi NATO ed europei con posizioni pubbliche allineate ”. La strategia iraniana “Jang-e-Ashub” “Jang-e-Ashub”, Guerra e caos : questa la logica strategica che sottende alle attività cybercriminali iraniane, che non sono viste da Teheran come un'arma per vincere la guerra, quanto piuttosto come uno strumento di pressione psicologica e leva negoziale. Tutto ha inizio con una serie di “ operazioni come attacchi wiper contro target israeliani o sauditi ”, che servono a dimostrare la capacità di reazione dell'Iran, senza ricorrere a un'azione militare vera e propria. A queste seguono una serie di azioni mirate volte a creare una vera e propria pressione psicologica agli avversari, gonfiando la minaccia di un'azione imminente da parte dell'Iran. Infine, per chiudere la strategia, i criminali cercano di infiltrarsi nei sistemi informatici dei paesi colpiti , al fine di assicurarsi “ accessi persistenti e dormienti che costituiscono una capacità di coercizione latente ”. In questo modo, tentano di portare gli avversari al tavolo delle trattative, minacciandoli direttamente dall'interno. “ Per le organizzazioni europee, il messaggio è chiaro: - scrive Maticmind - il rischio primario non è il blackout immediato, ma lo spionaggio persistente (APT34, MuddyWater) e l'esposizione indiretta della supply chain cloud ”. Obiettivo: spionaggio digitale Per quanto possa fare rumore, ora l'attività cybercriminale iraniana sembra avere un unico obiettivo: raccogliere informazioni strategiche . In più di un'occasione è stato notato che i gruppi criminali vicini a Teheran - come APT34, MuddyWater o Charming Kitt - hanno portato avanti operazioni persistenti all’interno di reti governative, energetiche e militari in numerosi Paesi del Medio Oriente, mantenendo l'accesso alle infrastrutture compromesse per mesi o anni , con l’obiettivo di acquisire dati sensibili su capacità militari, negoziati diplomatici o asset tecnologici strategici. “ La Repubblica Islamica sembra privilegiare un approccio graduale, fatto di accessi silenziosi, raccolta di informazioni e costruzione di leve di pressione da utilizzare quando il contesto politico o militare lo richiede - sottolinea Maticmind -. In questo senso, il cyber iraniano appare meno come una ‘super-arma’ capace di produrre effetti spettacolari e più come uno strumento di influenza strategica ”. L'Iran sta adottando la strategia del caos anche nei cyber attacchi | Wired Italia
- Meloni avvicinata da uno sconosciuto al teatro Parenti di Milano, il clamoroso buco nella sicurezza della premier
Com’è possibile che un uomo sconosciuto possa raggiungere la presidente del Consiglio Giorgia Meloni indisturbato, nonostante una fitta presenza dei suoi uomini della scorta e delle forze dell’ordine? È l’episodio imbarazzante che si è verificato giovedì pomeriggio al Teatro Franco Parenti di Milano , dove Meloni era l’ospite principale dell’evento del Comitato Sì Riforma in vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo. La scena, ripresa da diversi video, mostra un uomo avvicinarsi alla premier , che sta per iniziare il suo intervento di fronte alla platea. Il microfono piazzato di fronte a Meloni permette addirittura di sentire il breve scambio di battute: l’uomo in questione si presenta come “ Musumeci, Orazio Maurizio ”, consegna alla premier un libro e poi dice di “ aspettare le dimissioni ” del presidente della Repubblica Sergio Mattarella , infine lascia il palco del teatro e va via. La reazione della presidente del Consiglio è di sincero stupore: lo guarda interdetto, espressione che rivolge anche alla platea, per poi iniziare il suo intervento. L’uomo, che incredibilmente ha raggiunto Meloni sul palco senza trovare alcun ostacolo, è stato successivamente identificato dalla Digos . Si tratta effettivamente di Orazio Maurizio Musumeci, catanese residente a Pavia che sul proprio profilo Facebook si definisce “«direttore generale di Enel Spa” e “amministratore non delegato tecnico dello stato superpartes dal 2007”, oltre a definirsi “onorevole”, pur non ricoprendo alcuna carica in Parlamento. Quanto al libro regalato a Meloni , si tratta di “ Il tredicesimo presidente ”, da lui stesso scritto e in cui in sostanza ritiene di essere il legittimo capo di Stato italiano. Musumeci tra l’altro aveva annunciato proprio su Facebook, con un video, l’intenzione di recarsi a Milano “per un faccia a faccia con l’onorevole Meloni”. Per fortuna le intenzioni di Musumeci erano dunque “pacifiche”, ma la facilità con la quale l’uomo ha raggiunto la premier sul palco, semplicemente mettendosi in fila tra gli altri sotto il palco, rilancia il tema della sicurezza , ancora più evidente visti i timori su azioni di possibili “lupi solitari” filo-iraniani. Sicurezza della premier di cui è responsabile Pino Napoli, marito di Patrizia Scurti, la storica assistente della presidente del Consiglio . Al Parenti è andato in scena un “buco” clamoroso nel sistema di protezione della premier in quello che doveva essere sulla carta un ambiente iper controllato, vista l presenza tra gli altri anche della seconda carica dello Stato, il presidente del Senato Ignazio La Russa , oltre al ministro della Giustizia Carlo Nordio ed una lunga serie di parlamentari di centrodestra. fonte: Meloni avvicinata da uno sconosciuto al teatro Parenti di Milano, il clamoroso buco nella sicurezza della premier
- L’INTELLIGENCE E IL DUALISMO CARTESIANO: TRARES COGITANS E RES EXTENSA. (dr.ssa Daniela Bellomi)
Il dualismo cartesiano non è mai stato attuale come ora: inestensione, libertà e consapevolezza da un lato. Estensione, limitazione e inconsapevolezza dall’altro. Realtà psichica e Realtà fisica. Il concetto deriva da “Cogito”. E se il punto di partenza del Metodo Cartesiano ha sconfitto – si – il dubbio scettico (iperbolico) ha fatto nascere la necessità dell’esistenza di due mondi: quello del pensiero (cogito) e quello della realta’ (sum). E con Cartesio le sostanze sono due: il pensiero – la res cogitans – e la realtà – la res extensa –. Ma la sostanza è Una. E non può essere altro che Una. Nella Filosofia Cartesiana, “Cogito” è la certezza prima e indubitabile che l’individuo, in quanto soggetto pensante, ha della propria esistenza. Certo è che “Cogito”, latino Cogito, prima persona singolare del presente indicativo di “Cogitare” propriamente significa “Io penso”. L’attività di “pensare”: è un processo psichico e mentale fondamentale. Permette all’Uomo di elaborare informazioni, formare concetti, valutare la realtà e formulare giudizi. E’ una funzione cognitiva superiore che organizza le Idee attraverso l’associazione, l’astrazione e la simbolizzazione, operando sia a livello conscio che inconscio. Ha uno scopo e una funzione: quella di comprendere, prendere decisioni e risolvere problemi, oltre ad agire in modo consapevole. E’ una forma di pensiero che include la ragione, il pensiero riflessivo, il pensiero contemplativo e l’immaginazione. E’ un processo mentale che implica la capacità di pesare, valutare, sintetizzare le informazioni. Include anche la metacognizione, ovvero la capacità di pensare sul proprio pensare, ovvero di monitorare e correggere i propri processi cognitivi. Il pensiero cognitivo si riferisce ai processi mentali attraverso i quali acquisiamo, elaboriamo ed utilizziamo le informazioni, influenzando il nostro comportamento e le nostre decisioni. E’ una capacità fondamentale che coinvolge operazioni mentali come la percezione, la memoria, il ragionamento e la risoluzione dei problemi. Questi processi ci permettono di costruire rappresentazioni mentali del mondo e di interagire con esso in modo efficace. I principali processi cognitivi includono percezione, memoria, ragionamento ed apprendimento. L’applicazione del Pensiero Cognitivo è cruciale in vari ambiti, tra cui l’Educazione, la Psicologia Clinica, la Neuroscienza e non solo. Comprendere come funziona il Pensiero Cognitivo può aiutarci a migliorare lo sviluppo di strategie di apprendimento più efficaci, in ogni contesto e riguardo ad ogni tematica. Quando la Società Cinese ByteDance, creò la nota piattaforma di video sharing – Tik Tok - fu accusata da vari Goverrni – e non solo Occidentali – di aver “creato” un’arma Cognitiva suscettibile di “inebetire” l’utenza, di promuovere valori antisociali – e in casi estremi – di istigare i più vulnerabili al suicidio. Secondo alcuni esperti l’applicazione è stata una super-operazione psicologica che ha spinto un numero crescente di Paesi a limitare o a vietare del tutto l’accesso alla popolazione. Nella seconda metà dell’Era Obama – e per l’intera durata della Presidenza Trump – la Russia è stata accusata di aver realizzato Operazioni Cognitive negli Stati Uniti per accentuare la polarizzazione tra gruppi politici – in particolare tra democratici e repubblicani – ma anche alimentare dei processi di radicalizzazione in alcune minoranze, specialmente in quelle afroamericane. In rete, grazie a Facebook e Twitter, è stata avviata una campagna di influenzamento cognitivo, curata e concretata dall’Internet Research Agency: Influencer e Blogger. La Storia ci racconta la prima Guerra Cognitiva quella del 1964, in Cile, in occasione delle Presidenziali, causata da autori latinoamericani esperti di Guerre Ibride. Il Cile, che era noto come il Paese più socialmente coeso e meno politicamente conflittuale del Sudamerica fu, all'epoca, bersagliato da un'intensa campagna di Guerra Psicologica e Informativa da parte della Central Intelligence Agency con l'obiettivo di impedire l'elezione di Salvador Allende. Verrà chiamata “La Campagna del Terrore” a causa del livello di violenza politica eccezionale e senza precedenti che ebbe luogo: una violenza prodotta da processi di esasperazione innescati ed indotti nell’opinione pubblica attraverso meccanismi di “infiltrazione” oltre che disinformazione tramite la radio, la stampa e la televisione. Il terrorismo mediatico funzionò, unitamente al confondimento della società e il candidato democristiano Eduardo Frei Montalva fu eletto dal 56% degli aventi diritto di voto, battendo Allende e raggiungendo un recordo imbattuto. Formò, poi, il Primo Governo monocolore del secondo dopoguerra, gettando i semi della polarizzazione dei Cileni in opposti estremismi poi maturati e raccolti dalla CIA per portare il Paese alla Guerra Civile tra il 1970 e il 1973. Un forte impatto psicologico esercitato sugli spettatori lo abbiamo visto, nel secondo decennio del 2000, in Turchia: la produzione di film, telenovele, serie TV - storico religiose – ambientate nell’era ottomana. Suscitarono controversie in alcuniPaesi: si parlava di improvvisa passione per la cultura turca ma anche di sostegno alle politiche di “Recep Tayyip Erdogan” fino alla conversione all’Islam, come estremismo. Ma se una Guerra Psicologica ha una potenza, estremamente rafforzata, è quella delle Guerre Informative e, soprattutto, Cognitive. L’inarrestabile sviluppo delle tecnologie persuasive, la tecnologia dell’informazione , i marketing e le scienze comportamentali, unitamente all’espansione di Internet e di altri fattori sociali hanno portato alla riduzione del quoziente intelletivo della popolazione. Ed eravamo solo nel 2000. O devo dire – già nel 2000 ? Gli Internauti – felici di aver scoperto il mondo tramite la rete – sono caduti nella ragnatela meglio congegniata: ogni giorno lasciano – proprio in quella Rete in cui “credono di trovare” – tracce e informazioni – più o meno sensibili – a partire dalle quali inizia lo straordinario lavoro di capacità di influenzamento mentale delle loro Operazioni Cognitive. I Big Data raccolti vengono trasformati per usi e scopi diversi. E Gli Internauti vengono plasmati – senza più rendersene conto ma - anzi – credendo di possedere finalmente “conoscenza” e “comprensione”. Il processo è quasi irreversibile, per la maggior parte: ha contribuito a fratturare e frammentare intere società e ha - definitivamente - abbattuto la volontà collettiva di resistere alle intenzioni dell’avversario che non ha più bisogno di ricorrere alla forza o alla coercizione. Influencer, Social Media e Social Network: quello che per troppi è “ormai” il mondo. Quello Vero. Ed è in questi luoghi virtuali che la conduzione è continua. E gli attacchi informatici, con le operazioni psicologiche, sono continue e ripetute. La società è indebolita e bersagliata: il fenomeno di istupidimento degli individui e della collettività ha raggiunto un ottimo livello. La mente era un bersaglio – si sapeva – che andava colpita sul lungo termine. E non andava attaccata – in questa modalità – come la guerra neurologica, dove sono previsti agenti chimici, biologici e radiologici. La Guerra Cognitiva: un conflitto ibrido che mira a influenzare, alterare e manipolare percezioni, processi decisionali e comportamenti di una Società o di un Individuo, utilizzando Social Media, Intelligenza Artificiale ed Operazioni Psicologiche. Sfrutta i bias cognitivi per indebolire la coesione sociale e minare la fiducia, trasformando la mente umana nel campo di battaglia. Indebolire le Società avversarie, promuovere polarizzazione, radicalizzazione e disinformazione per influenzare le decisioni strategiche: una strategia vincente ! L’uso massiccio di Influencer, Social Network, Big Data e Algoritmi predittivi sono fondamentali per diffondere narrazioni false o manipolatorie. La sua natura è pervasiva e continua. E non va confusa con la Guerra Neurologica. La NATO e il Ministero della Difesa Italiana evidenziano come tale minaccia agisca sulla "dimensione cognitiva", rendendo cruciale la resilienza cognitiva per distinguere le informazioni veritiere da quelle manipolate. Il "Reflexive Control" è una tattica che induce l'avversario a prendere – autonomamente - decisioni vantaggiose per l'aggressore, basandosi su informazioni parziali o distorte. Questa modalità di Guerra rende difficile distinguere un attacco da un'informazione, creando crisi di fiducia e instabilità a lungo termine. Non si torna a Cartesio. Ma da li si riparte. DIVENTA REFERENTE SQUAD
- REATO ASSOCIATIVO E ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO ART. 416 E 416 BIS C.P. (dr.ssa Lidia De Giacomo)
Il crimine organizzato e la criminalità mafiosa si distinguono principalmente per il metodo operativo adottato. Con riferimento al crimine organizzato in senso generale, la norma di riferimento è l'art. 416 c.p., che disciplina il reato di associazione per delinquere. Tale fattispecie è stata introdotta con il Codice Rocco del 1930, in un contesto storico-politico in cui il regime fascista intendeva contrastare con particolare rigore i fenomeni di criminalità organizzata. La norma incriminatrice punisce la condotta di tre o più persone che si associano stabilmente allo scopo di commettere una pluralità indeterminata di delitti nel tempo. Si tratta di un delitto contro l'ordine pubblico, poiché il bene giuridico tutelato è rappresentato dalla sicurezza e dalla tranquillità della collettività, minacciate dall'esistenza stessa di un'organizzazione criminosa strutturata. Gli elementi costitutivi del reato sono tradizionalmente individuati in tre requisiti fondamentali: • il vincolo associativo stabile tra i partecipanti; • l'indeterminatezza del programma criminoso, consistente nella previsione di una pluralità di reati non predeterminati; • l'esistenza di una struttura organizzativa, anche minima, idonea alla realizzazione del programma illecito. Affinché il reato sia configurabile, è necessario che gli associati siano consapevoli dell'esistenza del sodalizio criminale e della finalità delittuosa perseguita. È importante sottolineare che, ai fini della punibilità, non è necessario che i reati programmati vengano effettivamente commessi: è sufficiente la costituzione dell'organizzazione criminosa, in quanto l'ordinamento intende reprimere il pericolo rappresentato dalla semplice esistenza dell'associazione. La prova della sussistenza del vincolo associativo può essere desunta da una serie di indici sintomatici, tra cui: • la stabilità e la durata del rapporto tra gli associati; • la disponibilità di beni o risorse comuni (denaro, veicoli, immobili); • la ripartizione dei ruoli all'interno dell'organizzazione; • la sostituibilità dei singoli membri. Il programma criminoso dell'associazione può essere estremamente vario e comprendere molteplici attività illecite. Tra le più frequenti si possono annoverare: • delitti contro la Pubblica Amministrazione, finalizzati al controllo illecito di appalti e forniture pubbliche; • traffico di armi e tratta di esseri umani; • falsificazione di moneta; • favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; • contrabbando. Particolarmente rilevante è il fenomeno del furto e del riciclaggio di veicoli, che rappresenta una delle attività più diffuse e redditizie della criminalità organizzata. I veicoli sottratti vengono spesso destinati alla rivendita, allo smontaggio per il recupero di parti di ricambio, alla commissione di ulteriori reati o alla realizzazione di frodi assicurative. Il traffico di veicoli rubati presenta una dimensione transnazionale, poiché una parte significativa dei mezzi viene esportata all'estero, in particolare verso l'Europa orientale, i Balcani, il Nord Africa e il Medio Oriente. Il contrasto a tali fenomeni richiede forme avanzate di cooperazione internazionale, realizzate attraverso organismi quali Interpol e Frontex, nonché attraverso lo scambio di informazioni tra le autorità di polizia dei diversi Stati. Un ulteriore ambito di attività del crimine organizzato è rappresentato dalla tratta di esseri umani, fenomeno che coinvolge spesso organizzazioni criminali straniere. Le vittime vengono reclutate mediante inganno, coercizione o sfruttamento di condizioni di vulnerabilità economica e sociale (caso Epstain). Distinzione tra associazione per delinquere e concorso di persone nel reato È necessario distinguere il reato associativo dal concorso di persone nel reato. Nel concorso, infatti, l'accordo criminoso è occasionale e limitato alla realizzazione di uno o più reati determinati, mentre nell'associazione per delinquere l'accordo ha carattere stabile e permanente, finalizzato alla commissione di una serie indeterminata di delitti. L'associazione di tipo mafioso (art. 416 bis c.p.) Una disciplina specifica è stata introdotta con la legge Rognoni-La Torre del 1982, adottata anche in seguito all'uccisione del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che ha inserito nel codice penale l'art. 416 bis c.p., relativo al reato di associazione di tipo mafioso. La norma punisce chiunque faccia parte di un'associazione formata da tre o più persone che si avvalgono della forza intimidatrice del vincolo associativo e della conseguente condizione di assoggettamento e omertà. Anche tale fattispecie costituisce un delitto contro l'ordine pubblico, ma si distingue dall'associazione per delinquere per l'utilizzo del metodo mafioso, caratterizzato dall'intimidazione sistematica e dalla capacità di controllo del territorio. L'associazione mafiosa persegue diverse finalità, tra cui: • la commissione di delitti; • il controllo diretto o indiretto di attività economiche; • l'acquisizione di concessioni, autorizzazioni e appalti pubblici; • l'ottenimento di vantaggi o profitti ingiusti; • l'interferenza nei processi elettorali mediante il controllo del voto. La pena prevista per i partecipanti è la reclusione da dieci a quindici anni, mentre sanzioni più severe sono previste per coloro che promuovono, dirigono o organizzano l'associazione. Le pene sono inoltre aggravate quando: • l'associazione è armata; • le attività economiche controllate sono finanziate con il provento di delitti. Mafie tradizionali e mafie atipiche L'art. 416 bis c.p. trova applicazione non solo nei confronti delle mafie storiche italiane, ma anche nei confronti delle cosiddette mafie atipiche, ossia organizzazioni criminali di dimensioni più ridotte che, pur non possedendo una struttura complessa, utilizzano comunque il metodo mafioso. Un esempio significativo è rappresentato dal clan Spada, attivo nel territorio di Ostia. La norma è inoltre applicabile anche a organizzazioni criminali di matrice straniera, qualora esse utilizzino la forza intimidatrice del vincolo associativo per assoggettare una determinata comunità. Modalità di partecipazione all'associazione mafiosa La partecipazione al sodalizio mafioso può manifestarsi attraverso diverse condotte, quali: • la partecipazione a riti di affiliazione; • l'intestazione fittizia di beni riconducibili all'organizzazione; • la trasmissione di messaggi e direttive dall'interno degli istituti penitenziari (i cosiddetti pizzini); • il sostegno logistico o economico alle attività dell'organizzazione. Tra le modalità di infiltrazione mafiosa nelle istituzioni rientra anche lo scambio elettorale politico-mafioso, in cui l'organizzazione garantisce pacchetti di voti in cambio di favori o vantaggi. Caratteristiche delle organizzazioni mafiose Le organizzazioni mafiose presentano alcune caratteristiche peculiari: • assoggettamento delle vittime e della collettività; • omertà, ossia il rifiuto di collaborare con le autorità; • reticenza e chiusura verso l'esterno. Un ulteriore tratto distintivo è rappresentato dalla segretezza interna, che rende particolarmente complessa l'attività investigativa. Le associazioni mafiose vengono spesso scoperte grazie al contributo dei collaboratori di giustizia, dei testimoni di giustizia e attraverso l'utilizzo di intercettazioni telefoniche e ambientali. Costituzione di parte civile degli enti locali Gli enti locali nel cui territorio l'associazione mafiosa ha operato possono costituirsi parte civile nei procedimenti penali, al fine di ottenere il risarcimento dei danni arrecati all'immagine della comunità, allo sviluppo economico e alle attività produttive del territorio. Nonostante tale possibilità, in diversi casi gli enti locali non esercitano tale facoltà, circostanza che ha suscitato numerose riflessioni in dottrina e nella prassi giudiziaria. DIVENTA REFERENTE CRIMINOLOGO
- L’arte di sparire rimanendo in bella vista (dr.ssa Lentini Emanuela)
Nel mondo delle investigazioni private, la discrezione non è solo un requisito professionale, è la colonna portante di ogni operazione riuscita. Che si tratti di infedeltà coniugale, controllo minori o indagini aziendali, il successo dipende dalla capacità dell'investigatore (e talvolta del cliente) di rimanere un "fantasma", è questo il paradosso del mestiere di un investigatore privato. Se stai cercando di capire come operano i professionisti o se hai bisogno di proteggere la tua privacy durante una ricerca delicata, devi sapere che l'anonimato non è un evento fortuito, ma una disciplina rigorosa. Come si riesce a osservare senza essere osservati? Ecco delle strategie fondamentali per mantenere la discrezione professionale: 1. La Teoria del "Grigio", Il segreto non è nascondersi, ma essere dimenticabili. Diventare l’uomo o la donna della folla. Un bravo investigatore adotta il cosiddetto Gray Man Concept: Abbigliamento neutro, niente loghi appariscenti, colori neon o stili troppo definiti. L'obiettivo è che, se qualcuno dovesse descriverti alla polizia, la risposta sia: "Era una persona normale, di media statura, con una giacca scura". Il primo errore di chi cerca di indagare “fai-da-te” è il coinvolgimento, l’investigatore rimane anonimo perché è un estraneo. 2. La Gestione del Cliente (Il "Rischio Soffiata") Paradossalmente, la minaccia più grande all'anonimato è spesso il cliente stesso. L'ansia di sapere può spingere il mandante a fare domande indiscrete o a cambiare comportamento con il soggetto indagato. 3. Comportamento: Evita movimenti bruschi o sguardi fissi. Un investigatore non "spia" mai palesemente; legge un giornale, controlla il telefono o aspetta un autobus che non prenderà mai. Non puoi stare fermo in un angolo per ore senza attirare sospetti. Serve una ragione valida per essere lì, diamo alcuni esempi: Il Kit del "Lavoratore": Un gilet catarifrangente e una cartellina rendono chiunque invisibile in un cantiere o in una via trafficata. Il "Turista": In una città d'arte, una macchina fotografica (con un potente zoom) è un accessorio perfettamente giustificato. La distrazione tecnologica: Fingere di essere impegnati in una videochiamata permette di puntare la telecamera del telefono verso l'obiettivo senza sembrare sospetti. 4. L'Appostamento (Stakeout) Intelligente: Rimanere fermi in un'auto per ore senza destare sospetti è un'arte. Non usare mai la stessa auto per più di due giorni consecutivi nella stessa zona. Sfruttare le zone d'ombra e i riflessi del sole per impedire a chi è fuori di vedere all'interno, magari con un’auto dai vetri oscurati. Tenere il motore spento, evitare rumori e vibrazioni che segnalino la presenza di qualcuno a bordo, specialmente di notte. 5. Anonimato Digitale e Tracce Tecnologiche Nel 2026, la tua ombra digitale è più lunga di quella fisica. Per rimanere anonimi durante un'indagine: Dispositivi dedicati: Mai usare il telefono personale per chiamate di lavoro o ricerche sensibili. Si utilizzano "burner phones" o sistemi criptati. Navigazione: L'uso di VPN (Virtual Private Network) e browser focalizzati sulla privacy (come Tor o Brave) è lo standard per evitare che i siti visitati traccino l'indirizzo IP. Metodi di pagamento: Le carte di credito sono briciole di pane per chi sa seguire le tracce. I professionisti preferiscono contanti o carte prepagate non collegate direttamente a conti principali. In Conclusione: Ricorda che l'investigazione privata è regolata da leggi ferree. In Italia, per operare professionalmente è necessaria la licenza prefettizia (ex Art. 134 TULPS). L'anonimato deve servire a raccogliere prove lecite, non a violare il domicilio o la libertà altrui altrimenti sarebbe stalking. Rimanere anonimi richiede una combinazione di psicologia, tecnologia e infinita pazienza. Muoversi nell’ombra non significa nascondersi, ma integrarsi così perfettamente con l’ambiente da diventare invisibili. articolo dr.ssa Lentini Emanuela
- La nave della Marina militare, partita da Taranto, è arrivata a Cipro
La fregata ha a bordo oltre 160 militari italiani La fregata missilistica. “Federico Martinengo”, la nave della Marina militare italiana partita dal porto di Taranto venerdì scorso, è giunta nell’area di Cipro , per la difesa dell’isola. La fregata ha a bordo oltre 160 militari italiani , per un’operazione che avviene nell’ambito di un assetto in coordinamento tra Italia, Spagna, Francia e Olanda. La fregata si è ricongiunta la gruppo della portaerei francese Charles De Gaulle.
- Delitto di Garlasco, verso la svolta: entro 90 giorni le carte dell’inchiesta
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, la procura di Pavia si avvicina alla fase in cui verranno depositati tutti gli atti dell’inchiesta riaperta su Andrea Sempio Un anno dalla riapertura dell’inchiesta. Sembra passato molto più tempo, ma è trascorso poco più di un anno dalla svolta che ha riacceso il caso del delitto di Garlasco. L’11 marzo 2025 la procura di Pavia annunciò l’iscrizione nel registro degli indagati di Andrea Sempio , amico del fratello della vittima Chiara Poggi , uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia in via Pascoli a Garlasco . Da allora l’indagine ha riaperto uno dei casi giudiziari più discussi della cronaca italiana. Il procedimento potrebbe arrivare a un passaggio decisivo nel giro di pochi mesi. Entro circa novanta giorni, infatti, i magistrati potrebbero depositare tutte le carte dell’inchiesta e valutare la richiesta di rinvio a giudizio. La nuova inchiesta è coordinata dal procuratore Fabio Napoleone , dall’aggiunto Stefano Civardi e dalle pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza , con le indagini affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano . Il nodo del Dna e le nuove verifiche Il punto centrale dell’indagine resta il materiale genetico trovato sotto le unghie della vittima. Dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, nel marzo 2025 a Andrea Sempio è stato prelevato il Dna per confrontarlo con i campioni analizzati già nel 2007. La nuova perizia genetica affidata alla biologa della polizia scientifica Denise Albani ha stabilito che il profilo genetico maschile trovato sulle unghie di Chiara Poggi è compatibile con il cromosoma Y di Sempio , seppur degradato. Un risultato che contrasta con la consulenza del processo d’appello del 2014 firmata dal genetista Francesco De Stefano , secondo cui quel materiale non sarebbe stato utilizzabile. Accanto alla questione genetica, gli investigatori stanno rivalutando altri elementi emersi negli atti originari dell’inchiesta. Tra questi figurano alcune anomalie nei verbali del 2008, telefonate effettuate a casa Poggi nei giorni precedenti all’omicidio e lo scontrino presentato da Sempio come possibile alibi per la mattina del delitto. fonte: Delitto di Garlasco, verso la svolta: entro 90 giorni le carte dell’inchiesta
- Un poliziotto di Bari indagato per l’orrore nel carcere minorile a Roma: ipotesi lesioni e falso
Si tratta di un 53enne, al quale nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di incidente probatorio, al quale a breve saranno sottoposte le tredici presunte vittime, tutte di nazionalità straniera, di età compresa tra i 16 e i 20 anni C’è anche un agente barese della polizia penitenziaria tra i dieci indagati nell’inchiesta della Procura di Roma, che ha svelato l’orrore di violenze e torture nel carcere minorile di Casal di Marmo, nella Capitale. Si tratta di un 53enne, al quale nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di incidente probatorio, al quale a breve saranno sottoposte le tredici presunte vittime, tutte di nazionalità straniera, di età compresa tra i 16 e i 20 anni. L’uomo è indagato per due reati: lesioni nei confronti di un 19enne, che sarebbe stato colpito con pugni e schiaffi in un corridoio, e di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, per aver falsificato una relazione interna presentata il 30 maggio scorso, nella quale affermava di essere stato aggredito dal ragazzo e di avere dovuto porre in essere un’azione di contenimento per eliminare la resistenza. L’agente barese non deve rispondere invece del reato di tortura, contestato a due colleghi. Nei suoi confronti non è stata chiesta la sospensione dal servizio, come per altri cinque poliziotti.L’inchiesta è nata da due denunce presentate dal capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile del ministero, Antonio Sangermano, al quale negli anni sono arrivate ripetute segnalazioni da parte del personale che lavora nell’istituto penale minorile, compresi il cappellano, una suora e la coordinatrice degli educatori. “Qui o si interviene o scappa il morto” diceva il sacerdote. Tutto questo va fermato prima che accada qualcosa di peggiore”, ha messo a verbale invece una suora, raccontando di aggressioni sventate anche contro il prelato. Nelle testimonianze si parla di giovanissimi detenuti che fumano hashish in cella dopo averlo comprato dai poliziotti, che a volte si presentano in servizio “puzzando di alcol”, che picchiano, insultano, lasciano ai reclusi la possibilità di fare spedizioni punitive. In qualche circostanza, i detenuti avrebbero filmato i poliziotti mentre ricevevano stupefacenti, utilizzando poi i video per ricattarli. Uno di loro fumava crack e in passato era stato fermato dalla polizia.Nei racconti delle presunte vittime – che dovranno essere confermati davanti al giudice – c’è una vasta gamma di violenze. Pugni e schiaffi da parte degli agenti, ma anche aggressioni con sedie, bastoni e persino un estintore. Il racconto più terribile è quello che ha determinato l’ipotesi di tortura: “Animale mi ha lanciato addosso dei libri e mi hanno fatto sdraiare sul lettino, togliere i pantaloni e gli slip e mi hanno minacciato di tagliarmi le palle. Poi hanno preso una forbice e l’ha avvicinata al mio testicolo destro facendomi uscire del sangue. Io piangevo e li pregavo di smettere e poi mi hanno riportato in cella e hanno continuato a picchiarmi con calci e pugni”. In questo episodio non è coinvolto l’agente pugliese. fonte: Un poliziotto di Bari indagato per l’orrore nel carcere minorile a Roma: ipotesi lesioni e falso - la Repubblica ENTRA NELLA COMMUNITY
- L’Algoritmo della Compassione: l’analisi della Missing White Woman Syndrome nel caso Gabby Petito." (dr.ssa Berardinetti Mariana)
Nella tarda estate del 2021, la scomparsa di Gabby Petito ha innescato una tempesta mediatica senza precedenti, trasformando un caso di cronaca in un esperimento di massa di "investigazione digitale". Tuttavia, dietro l'apparente mobilitazione globale, si cela una distorsione sistematica che la criminologia definisce Missing White Woman Syndrome. Mentre milioni di utenti analizzavano ogni fotogramma dei video della coppia, nel solo Wyoming — lo Stato in cui Gabby è stata ritrovata — risultavano scomparse oltre 700 donne indigene delle quali l'opinione pubblica ignorava persino l'esistenza. Questa disparità non è solo un problema di etica della comunicazione, ma rappresenta una vera e propria gerarchia della giustizia che influenza l'esito delle indagini e l'allocazione delle risorse forensi. Sotto il profilo tecnico, il caso Petito è il paradigma della "Vittima Ideale" descritta da Nils Christie. In vittimologia forense, la percezione della vittima determina la velocità della risposta istituzionale. Gabby incarnava l'archetipo della vulnerabilità accettabile: giovane, bionda, inserita in un contesto sociale rispettabile e capace di generare un'immediata proiezione empatica. Quando una vittima risponde a questi canoni, si attiva un meccanismo di "investimento emotivo pubblico" che agisce come moltiplicatore delle risorse. Al contrario, per le vittime appartenenti a minoranze o a contesti di marginalità (le cosiddette less-than-ideal victims), scatta spesso una neutralizzazione della colpa basata sui fattori di rischio ambientale o sullo stile di vita, che giustifica socialmente l'inerzia investigativa. L'impatto di questa sindrome sulla procedura penale è devastante. La pressione mediatica agisce come un acceleratore forzato: spinge le Procure a dare priorità a certi faldoni rispetto ad altri, garantendo l'accesso immediato a tecnologie avanzate come la triangolazione satellitare capillare, l'analisi del DNA accelerata e l'impiego massiccio di unità cinofile specializzate. Nel caso Petito, l'attenzione globale ha creato un "effetto lente" che ha permesso di individuare resti umani in tempi record. Per le "vittime invisibili", invece, la mancanza di pressione si traduce in un allungamento dei tempi tecnici che spesso compromette irrimediabilmente la scena del crimine e la raccolta delle prove testimoniali, condannando il caso a diventare un cold case prima ancora che l'indagine sia realmente decollata. Come professionisti del settore sociale e criminologico, dobbiamo analizzare criticamente questo "algoritmo della compassione". Il rischio è che la giustizia smetta di essere un diritto universale per diventare un premio legato al valore di mercato dell'immagine della vittima. La sfida della criminologia moderna è garantire che il diritto alla ricerca e alla verità sia garantito a ogni individuo, evitando che il silenzio mediatico diventi complice dell'impunità dell'offender. Solo decostruendo questi bias cognitivi potremo passare da una giustizia dei riflettori a una giustizia dei fatti. Articolo della dr.ssa Berardinetti Mariana (vedi profilo come editrice per suoi altri articoli)
- Cipro: un’isola, una colonia britannica, una base militare, un paese chevuole e deve rimanere neutrale. Pare. (dr.ssa Bellomi Daniela)
Nella notte tra il 01 e il 02 Marzo 2026 un drone d’attacco Iraniano, di tipo Shahed, di fabbricazione Iraniana, ha colpito la base della Royal Air Force (RaF) Britannica di Akrotiri, a Cipro, poco dopo la mezzanotte. Episodio che – confermato da Nicosia e da Londra – ha causato solo lievi danni alla pista ma nessuna vittima. Le parti recuperate del drone sono attualmente in fase di analisi da parte delle Autorità Militari. L’attacco ha, peraltro, provocato una parziale evacuazione della base, uno dei principali avamposti militari Britannici nel Mediterraneo Orientale. Il tempismo dell’operazione appare significativo. Il lancio del primo drone è avvenuto poco prima dell’annuncio del primo Ministro Britannico Keir Starmer, che aveva comunicato la disponibilità del Regno Unito a concedere basi militari agli Stati Uniti per eventuali operazioni contro infrastrutture Iraniane legate alla produzione di missili balistici. La decisione presa domenica dal Premier Britannico, a seguito delle pressioni di Trump, di autorizzare gli Stati Uniti a utilizzare le strutture in questione a scopo difensivo, ha incentivato – secondo alcuni Funzionari Ciprioti – il malcontento della popolazione. Il Regno Unito resta fermo sulla posizione che l’attacco sia avvenuto prima di questo annuncio e il Ministro della Difesa di Londra – John Healey – è arrivato mercoledì sera a Cipro per incontrare il suo omologo Vassilis Palma e discutere su come i Britannici rafforzeranno la loro difesa contro missili e droni. E Londra pare che stia valutando l’invio di un cacciatorpediniere della Royal Navy a Cipro, proprio per rafforzare la difesa stessa dell’Isola. Non di minore importanza l’annuncio della Grecia che - unitamente alla Francia – mobiliterà l’arsenale militare. Il Ministro della Difesa Italiano – Guido Crosetto – ha spiegato che l’Italia invierà mezzi navali, insieme a Francia, Spagna e Paesi Bassi, per difendere Cipro, membro dell’UE, nei prossimi giorni. Un eventuale attacco diretto contro l’Isola o i Paesi della Nato costringerebbe “gli alleati ad intervenire”. Ha anche precisato che “in caso di attacco diretto, l’articolo 5 della Nato da un lato e il Diritto dell’Unione Europea dall’altro ci obbligherebbero a stare al loro fianco”. Nonostante abbia causato solo lievi danni, l’attacco alla base aerea Britannica RAF Akrotiri di Cipro non è passato inosservato. Soprattutto perché Cipro è il più Orientale Stato membro dell’UE. Quello che è certo è che l’Iran è riuscito – in pochi giorni – a riaprire altri problemi. Alcuni in sospeso da anni, come quello delle Basi Britanniche a Cipro, note come “Aree delle Basi Sovrane” e altri, nuovi ed attuali, come “La volontà del Paese di voler rimanere neutrale”. Ma anche – e direi soprattutto – “la sgradita sensazione che, anche se l’Europa non ha ancora scelto di combattere apertamente, il conflitto sta già scegliendo di avvicinarsi all’Europa”. Pare che venga percepito l’ingresso dell’Europa nel perimetro operativo della guerra. E che Cipro venga percepita come un’Isola che si sta trasformando in un arsenale con la scusa della difesa. Il punto politico è già chiarissimo: il conflitto non si sta più limitando al confronto tra Israele, Stati Uniti ed Iran ma sta toccando in modo diretto un’infrastruttura militare Britannica situata sul territorio Cipriota, cioè dentro lo spazio strategico Europeo. E se non lo si può affermare – con certezza – come politico, è certo che la popolazione e la percezione pubblica così lo vive e così lo vuole leggere, con o senza capacità. Ma – in questi casi – sappiamo “quanto pesi” la percezione rispetto alla realtà ed alle analisi professionali. La contraddizione Europea è tutta qui. Cipro ha ribadito di non avere un ruolo diretto nella campagna militare, ma quando una base Britannica sull’isola viene colpita pare scomparire quella linea sottile tra neutralità formale e reale coinvolgimento. Nicosia è un Paese dell’Unione Europea; Londra, pur fuori dall’Unione, resta una potenza militare europea; Akrotiri è una base che connette il teatro mediorientale con la Sicurezza del Continente. Perciò sì, parlare di tensione in Europa non è un’esagerazione: non siamo davanti a un fronte Europeo classico, ma all’estensione del rischio bellico nello spazio strategico Europeo. Se l’ipotesi che il vettore sia partito – effettivamente - dal Libano e che il profilo operativo rimandi a Hezbollah, il primo livello di lettura è strettamente militare. Un attacco con droni contro Akrotiri va misurato con molteplici criteri. Il punto su Cipro, uno dei principali, riguarda il cambio di un ritmo: c’è stato un salto di scala attaccando la “cerniera” tra Medio Oriente ed Europa. E’ fin troppo evidente che questo attacco non puntasse su una distruzione massiccia ma su altri fattori impliciti che, una volta innescati, è presumibile che portino a virate importati, rispetto al quadro iniziale. E’ chiaro che un evento di tale calibro misura un aspetto chiave. Una pressione concreta sul perimetro militare crea un effetto “allargamento”. L’effetto prodotto da un drone lento, semplice, di basso costo può essere nettamente superiore. Le analisi su questo evento sono quelle che confermano e convalidano gli scenari di cui si occupa anche l’Intelligence civile. La guerra comincia ad oscillare costantemente tra dimensione locale e rischio di escalation regionale, mentre gli equilibri del Medio Oriente continuano a ridefinirsi sotto la pressione di nuovi fronti e nuove alleanze. Se la matrice Libanese verrà confermata, Israele avrà un argomento in più per intensificare la pressione su Hezbollah, e il Regno Unito sarà spinto a rafforzare ulteriormente la difesa delle proprie installazioni. L’effetto più importante, però, sarà politico: ogni attacco riuscito o anche solo tentato contro basi occidentali nel Mediterraneo Orientale rende più difficile per gli Europei continuare a raccontarsi come spettatori. L’Europa non è ancora un combattente pienamente dispiegato, ma non è più neppure una semplice retrovia. Da domenica è, almeno in parte, un’area esposta. Se davvero la mano è di Hezbollah, il messaggio non è solo per il Regno Unito ma anche per la NATO, la Grecia e Cipro, ovviamente. Se il conflitto resta percepito come limitato a Israele, Libano, Siria, Iran e Golfo, l’Europa può continuare a rappresentarsi come spettatrice esposta ma laterale. Quando però una base britannica sull’Isola entra nel ciclo del fuoco, la distanza politica tra teatro Mediorientale e spazio Europeo si riduce drasticamente. Anche se Londra non è più nell’Unione, la natura del sito colpito trasforma automaticamente il problema in questione continentale. La Grecia, in questo quadro, è il primo attore destinato a muoversi. Non solo per solidarietà con Cipro, ma per interesse strategico diretto. Atene sa bene che ogni destabilizzazione del quadrante Cipriota ricade sull’Egeo, sulle rotte navali, sulla postura Turca e sugli equilibri del Mediterraneo Orientale. Se aumenta la pressione militare attorno a Cipro, la Grecia non può restare passiva: rafforza vigilanza aerea e navale, alza la soglia di attenzione, e inserisce il dossier nel più ampio confronto sul controllo del fianco Sud-Orientale. Questo produce una conseguenza importante: più attori militari si addensano nello stesso spazio, più cresce il rischio di incidente. E nelle crisi moderne l’allargamento non nasce sempre da una decisione formale. La NATO si trova davanti ad una zona grigia: Per l’Alleanza Atlantica il nodo è ancora più delicato. Se reagisce troppo poco e se reagisce troppo. In apparenza non è guerra Europea. Nella sostanza, è una progressiva esposizione militare Europea. Il Mediterraneo Orientale non è un semplice mare regionale. È un tratto di connessione tra Levante, Egeo, Suez e Mercati Europei. Se la crisi si estende lungo l’arco che va dal Levante a Cipro, dall’Egeo a Suez, l’Europa Meridionale entra in una cintura di fragilità strategica. Akrotiri non è importante perché può essere distrutta facilmente. È importante perché, se entra nel ciclo della minaccia, dimostra che il fronte Occidentale nel Mediterraneo non è più una retrovia sicura. Ora, nella guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti il coinvolgimento sembra non essere più un’ipotesi ma una realtà con la quale fare i conti e che produce degli effetti. Interni ed Esterni che sono degni di analisi e di attenzione. E, ancora oggi, giorni dopo, la tensione sull’Isola rimane altissima. Sull’Isola c’è – ormai – preoccupazione: “Il Paese deve rimanere neutrale”: questo suona forte e maestoso. Giorgos Konstatinos, Vice Sindaco del Villaggio di Akrotiri ha raccontato che la popolazione, in quell’area, è avvezza al rumore di aerei e di veicoli militari perché si sono abituati – negli anni – a tutte le esercitazioni di guerra. Ma è stato diverso vedere un drone volare nei loro cieli e “vivere” che – esplodendo dall’altra parte di quella recinzione – tutti fossero costretti ad andarsene. Dopo l’attacco, infatti, è stato diramato un avviso di Sicurezza dall’Amministrazione della Base Britannica per i residenti, in cui si consigliava loro di rimanere al riparo fino a nuovo avviso. In pochi attimi il pericolo di vivere vicino ad una base Britannica – con un conflitto in corso non molto lontano – è diventato realtà. Il giorno dopo il villaggio è diventato “fantasma”: le persone hanno lasciato le loro abitazioni e le strade sono deserte. Da 1000 ad oggi non sono rimaste che una trentina di persone: non ci si sente al sicuro quando c’è così tanta incertezza. Ad amplificare il tutto è la domanda alla quale nemmeno il Regno Unito – pare – non sappia rispondere: “Perché nonostante ci siano così tanti sistemi di difesa aerea, in quella base, il drone non è stato rilevato prima ?”. La tensione è alta anche nel resto del Paese, come ha dimostrato la protesta – con centinaia di persone – che si sono radunate al tramonto di martedì sul lungomare di Limassol per protestare contro l’offensiva Statunitense - Israeliana contro l’Iran. Un protesta che chiede – anche – il ritiro delle strutture militari, considerate sempre di più un pericolo per Cipro proprio perché “queste” sono l’obiettivo dell’Iran e perché il Paese dista solo venti minuti di volo dal Libano. E il Libano pare essere, secondo i Funzionari Ciprioti, il luogo dal quale Hezbollah avrebbe lanciato un drone Shahed, quello che ha colpito la base aerea. E altri due sarebbero stati intercettati nella mattinata di lunedì. Pochi giorni dopo, mercoledì, un ulteriore episodio ha contribuito ad aumentare la tensione nella regione: un oggetto sospetto è stato individuato nei pressi dello spazio aereo Libanese e due caccia F-16 Greci sono stati inviati per l’intercettazione. L’allerta è durata oltre un’ora prima che la situazione rientrasse. E, molto più decise, ovviamente, le rimostranze della Comunità di sinistra del versante greco cipriota, sostenuta da Akel, il principale partito di opposizione, che ha annunciato una “serie di manifestazioni per il“NO” alla guerra, oltre ad iniziative sostenute dalla costellazione di Associazioni e Collettivi che - da anni - chiedono la chiusura delle basi Britanniche sull’Isola. Intanto, la protesta pacifica - ma protesta resta - di martedì sera è la prima contro un’installazione militare Britannica sull’Isola dal 1986. E come la Storia ci racconta e le analisi ci confermano “i segnali” – deboli e forti – vanno colti. E, soprattutto, il fascicolo era si, ormai impolverato sui nostri tavoli ma “attuale ed in sospeso” quel tanto da sapere di non poterlo ancora archiviare. Un’altra porta che si apre, altri scenari che si affacciano in un contesto che sembra - in pochi giorni – non essere così circoscritto come raccontato ma che, soprattutto, non possiamo non contemplare secondo le logiche, le analisi e gli studi fatti in questi anni. Ma la popolazione di Cipro – annunci o meno – ha dichiarato esplicitamente il proprio pensiero in merito: “Gli interessi degli Stati Uniti e di Israele non coincidono con i Nostri. Le grandi potenze si interessano a Cipro solo per la sua importanza geo-strategica e non si curano della sua popolazione”. Sicuramente questo attacco è una novità per l’Isola ma non ci può stupire, nel Settore, che la breve storia della decolonizzazione condizionata di Nicosia fosse un “focolaio” latente, un vulcano inattivo, pronto a riaccendersi e, ad avviare, inevitabilmente, il dibattito intorno alla presenza sovrana di Londra. Un punto di osservazione rilevante: malgrado il volto impassibile e rassicurante del portavoce del Governodella Repubblica di Cipro – Kostantinos Letymbiotis - che, nelle ultime ore, ha rassicurato con diversi messaggi che “Il Paese non è parte del conflitto”, “Che il fatto che l’Isola verrà sigillata con portaerei, fregate e F-16 dal Regno Unito, dalla Grecia e dalla Francia sono misure che non indicano la partecipazione di Cipro ad operazioni militari” e che “ La Repubblica di Cipro non ha partecipato, non partecipa e non parteciperà ad alcuna operazione militare” la popolazione sta reagendo diversamente e la percezione globale di massa è innegabilmente diversa. La Comunità Cipriota è tangibilmente smarrita ed incerta. Dall’evento e non solo. Le dichiarazioni e le azioni “volte” a rassicurare pare che siano percepite “al contrario”. Questo aspetto è uno dei nostri punti di osservazione e di analisi. E’su questo – principalmente – che si sono monitorati, per anni, molti aspetti geopolitici, sociologici e psicologici della popolazione. E non solo. Il rischio di escalation del conflitto è altissimo e non si poteva che immaginare – preferisco “Sapere con certezza” – che l’effetto sarebbe stato proprio quello che sentiamo “salire” in superficie. Qui non conta solo chi ha premuto il grilletto, ma il messaggio strategico. Colpire Akrotiri significa mandare un segnale a Londra e, per estensione, a tutto il dispositivo Occidentale che sostiene o facilita le operazioni contro l’Iran. Non è un attacco contro una postazione marginale: Akrotiri è una piattaforma di proiezione, sorveglianza e supporto nel Mediterraneo Orientale. Se da un lato osserviamo la reazione di alcuni Stati dell’UE e dall’altra monitoriamo “il sentito” della popolazione, non è da meno la “percezione” che le stesse Autorità a Cipro comunicano: i loro limiti decisionali. Una assenza di comunicazione chiara che ne è la prova: “Non aver ricevuto nessun messaggio di allerta o indicazioni su cosa fare in caso di pericolo – lamenta la maggior parte della popolazione”. La protezione civile cipriota ha invitato i cittadini a scaricare l’App “SafeCY”, con informazioni sul kit di emergenza da portare con sé in caso di evacuazione e l’elenco dei bunker disponibili. Ma l’allerta ha fatto emergere un altro problema: i rifugi sono pochi, circa 2.500, insufficienti a ospitare anche solo metà della popolazione del Sud. Per non parlare del Nord, che nelle dichiarazioni ufficiali dell’UE, per motivi diplomatici non può essere neanche nominato: la popolazione Turco Cipriota lamenta la stessa indifferenza Istituzionale mostrata dal governo del Sud ma con l’aggravante di non avere voce in capitolo sul tema. Un forte e – da attenzionare – indicatore è che “sull’Isola regna il caos: ognuno si muove in ordine sparso”. L’American University of Cyprus di Larnaca, a Oroklini, ha già effettuato esercitazioni per istruire studenti in caso di evacuazioni. Ma all’Università di Nicosia è stata diramata una circolare che organizza la didattica a distanza per i docenti pendolari, preoccupati da eventuali chiusure degli scali e dei ritardi. Potremmo andare ad analizzare ogni singola area, ogni singola tematica. Ad ipotizzare scenari e a riconfermare le nostra analisi oltre che ad aggiornarle. E lo stiamo facendo. Perchè è anche questo quello che fa un buon lavoro di Intelligence. Un ottimo lavoro. Quando lo deve fare. Dove lo deve fare. In questo spazio, tra le righe, lasciamo la lentezza del tempo necessario alle informazioni per depositarsi e diventare – da narrazione o lettura – “adozione della realtà”. Lasciamo il tempo necessario tra l’impatto dell’informazione e degli eventi e il tempo della metamorfosi: che “l’inganno” nella sua forma più subdola non prenda il sopravvento. Perché se così fosse – come non mai nella Storia fino ad oggi – dovremo essere preparati ad un altro scenario di “Guerra”, l’ultimo avamposto di una Società tanto evoluta quanto fragile. Siamo già pronti.
- Conclusa dai reparti dell'Esercito Italiano la più vasta esercitazione Nato del 2026
Notevole partecipazione delle Forze armate italiane a Bergen, in Germania, alla più grande esercitazione Nato del 2026 denominata 'Steadfast Dart 2026' e, a seguire, a quella nazionale tedesca 'Grand Quadriga' dove c'è stato l'impiego della 21/a Brigata Panzer. L'esercitazione Steadfast Dart - con circa 10.000 militari da 11 Paesi alleati - ha segnato il primo dispiegamento su larga scala della forza alleata ad alta prontezza 'Allied Reaction Force' (Arf) posta nell'area di responsabilità del comando Nato di Brunssum. Nelle funzioni di comando e controllo Steadfast Dart è stata condotta dal comando Nato Rapid Deployable Corps Italy (Nrdc-Ita) di Solbiate Olona (Varese) come vertice dell'intera forza. Inoltre, la Divisione Multinazionale Sud "Nato Multinational Division South" (Mnd-S), nuovo nome della Divisione Vittorio Veneto, con quartier generale a Rovezzano (Firenze), ha operato quale comando delle operazioni terrestri 'Arf Land Component Command', assicurando direzione e coordinamento delle attività e conduzione dell'addestramento di una forza multinazionale a livello brigata di circa 3.000 unità. L'Italia in questo dispositivo è stata nucleo principale del contingente con circa 1.900 militari. Schierate la Brigata Alpina 'Julia' con componenti logistiche e di supporto al combattimento, il 78/o Reggimento 'Lupi di Toscana' quale reparto di supporto, il 7/o Reggimento Trasmissioni di Sacile, più elicotteri ed equipaggi dell'aviazione dell'Esercito. Sinergia con reparti di Grecia, Repubblica Ceca, Spagna e Turchia. Le attività principali a Bergen si sono concentrate su manovre e attività su procedure, tempi e interoperabilità tra unità alleate, anche con sessioni a fuoco. La Nato sottolinea che "l'esercitazione ha avuto carattere difensivo, trasparente e proporzionato e non è rivolta contro alcun Paese: rientra nel più ampio sforzo di deterrenza e difesa collettiva, con attenzione alla sicurezza del personale, al rispetto delle normative della Nazione ospitante e alla riduzione dell'impatto sulle comunità locali". Il successivo raccordo con l'addestramento tedesco 'Grand Quadriga' ha dato continuità ai temi della mobilità militare in cooperazione, in particolare nella capacità di coordinamento della componente terrestre multinazionale con la 21/a 'Brigata Panzer' tedesca. "La capacità di coordinare rapidamente formazioni complesse è indicatore concreto di prontezza", sottolineano dalla Mnd-S di Firenze dove dal comando, alla caserma Predieri, il bilancio dell'esercitazione è definito "estremamente positivo per obiettivi addestrativi conseguiti e conferma della capacità della nuova Arf di rispondere con prontezza a crisi e sfide, in ogni dominio".
- Aggressione nel poliambulatorio Asl di Arzachena: non c’era la guardia giurata
Si aggrava la posizione del presunto responsabile dell’aggressione ai danni di una operatrice del Cup Asl di Arzachena. Stando a quanto accertato dalla Polizia, l’uomo, 50 anni, residente a Luogosanto, ha lanciato una calcolatrice contro la vittima rischiando di colpirla alla testa. Inoltre avrebbe minacciato diverse persone prima di allontanarsi dal poliambulatorio Asl di Arzachena . Sui fatti avvenuti ieri mattina c’è un’interpellanza di due consiglieri di minoranza al sindaco, Roberto Ragnedda. Rino Cudoni e Francesca Pileri si rivolgono anche alla Prefettura di Sassari chiedendo un intervento urgente per garantire la sicurezza del personale e degli utenti della Casa della Salute di Arzachena. La struttura (al momento dell’aggressione erano presenti anche dei bambini) non è presidiata da una guardia giurata, come succede per altri uffici e strutture della Asl di Olbia. I consiglieri chiedono che sindaco e prefetto si rivolgano alla Asl al fine di ottenere «un tempestivo rafforzamento dei presidi di sicurezza e di prevenire episodi analoghi».












