Un poliziotto di Bari indagato per l’orrore nel carcere minorile a Roma: ipotesi lesioni e falso
- squadsmpd

- 12 mar
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Si tratta di un 53enne, al quale nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di incidente probatorio, al quale a breve saranno sottoposte le tredici presunte vittime, tutte di nazionalità straniera, di età compresa tra i 16 e i 20 anni

C’è anche un agente barese della polizia penitenziaria tra i dieci indagati nell’inchiesta della Procura di Roma, che ha svelato l’orrore di violenze e torture nel carcere minorile di Casal di Marmo, nella Capitale. Si tratta di un 53enne, al quale nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di incidente probatorio, al quale a breve saranno sottoposte le tredici presunte vittime, tutte di nazionalità straniera, di età compresa tra i 16 e i 20 anni.
L’uomo è indagato per due reati: lesioni nei confronti di un 19enne, che sarebbe stato colpito con pugni e schiaffi in un corridoio, e di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico, per aver falsificato una relazione interna presentata il 30 maggio scorso, nella quale affermava di essere stato aggredito dal ragazzo e di avere dovuto porre in essere un’azione di contenimento per eliminare la resistenza. L’agente barese non deve rispondere invece del reato di tortura, contestato a due colleghi.
Nei suoi confronti non è stata chiesta la sospensione dal servizio, come per altri cinque poliziotti.L’inchiesta è nata da due denunce presentate dal capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile del ministero, Antonio Sangermano, al quale negli anni sono arrivate ripetute segnalazioni da parte del personale che lavora nell’istituto penale minorile, compresi il cappellano, una suora e la coordinatrice degli educatori. “Qui o si interviene o scappa il morto” diceva il sacerdote. Tutto questo va fermato prima che accada qualcosa di peggiore”, ha messo a verbale invece una suora, raccontando di aggressioni sventate anche contro il prelato.
Nelle testimonianze si parla di giovanissimi detenuti che fumano hashish in cella dopo averlo comprato dai poliziotti, che a volte si presentano in servizio “puzzando di alcol”, che picchiano, insultano, lasciano ai reclusi la possibilità di fare spedizioni punitive. In qualche circostanza, i detenuti avrebbero filmato i poliziotti mentre ricevevano stupefacenti, utilizzando poi i video per ricattarli. Uno di loro fumava crack e in passato era stato fermato dalla polizia.Nei racconti delle presunte vittime – che dovranno essere confermati davanti al giudice – c’è una vasta gamma di violenze. Pugni e schiaffi da parte degli agenti, ma anche aggressioni con sedie, bastoni e persino un estintore.
Il racconto più terribile è quello che ha determinato l’ipotesi di tortura: “Animale mi ha lanciato addosso dei libri e mi hanno fatto sdraiare sul lettino, togliere i pantaloni e gli slip e mi hanno minacciato di tagliarmi le palle. Poi hanno preso una forbice e l’ha avvicinata al mio testicolo destro facendomi uscire del sangue. Io piangevo e li pregavo di smettere e poi mi hanno riportato in cella e hanno continuato a picchiarmi con calci e pugni”. In questo episodio non è coinvolto l’agente pugliese.





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