Cipro: un’isola, una colonia britannica, una base militare, un paese chevuole e deve rimanere neutrale. Pare. (dr.ssa Bellomi Daniela)
- dr.ssa Bellomi Daniela

- 3 giorni fa
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Nella notte tra il 01 e il 02 Marzo 2026 un drone d’attacco Iraniano, di tipo Shahed, di fabbricazione Iraniana, ha colpito la base della Royal Air Force (RaF) Britannica di Akrotiri, a Cipro, poco dopo la mezzanotte. Episodio che – confermato da Nicosia e da Londra – ha causato solo lievi danni alla pista ma nessuna vittima. Le parti recuperate del drone sono attualmente in fase di analisi da parte delle Autorità Militari. L’attacco ha, peraltro, provocato una parziale evacuazione della base, uno dei principali avamposti militari Britannici nel Mediterraneo Orientale.
Il tempismo dell’operazione appare significativo. Il lancio del primo drone è avvenuto poco prima dell’annuncio del primo Ministro Britannico Keir Starmer, che aveva comunicato la disponibilità del Regno Unito a concedere basi militari agli Stati Uniti per eventuali operazioni contro infrastrutture Iraniane legate alla produzione di missili balistici. La decisione presa domenica dal Premier Britannico, a seguito delle pressioni di Trump, di autorizzare gli Stati Uniti a utilizzare le strutture in questione a scopo difensivo, ha incentivato – secondo alcuni Funzionari Ciprioti – il malcontento della popolazione.
Il Regno Unito resta fermo sulla posizione che l’attacco sia avvenuto prima di questo annuncio e il Ministro della Difesa di Londra – John Healey – è arrivato mercoledì sera a Cipro per incontrare il suo omologo Vassilis Palma e discutere su come i Britannici rafforzeranno la loro difesa contro missili e droni.
E Londra pare che stia valutando l’invio di un cacciatorpediniere della Royal Navy a Cipro, proprio per rafforzare la difesa stessa dell’Isola.
Non di minore importanza l’annuncio della Grecia che - unitamente alla Francia – mobiliterà l’arsenale militare.
Il Ministro della Difesa Italiano – Guido Crosetto – ha spiegato che l’Italia invierà mezzi navali, insieme a Francia, Spagna e Paesi Bassi, per difendere Cipro, membro dell’UE, nei prossimi giorni.
Un eventuale attacco diretto contro l’Isola o i Paesi della Nato costringerebbe “gli alleati ad intervenire”. Ha anche precisato che “in caso di attacco diretto, l’articolo 5 della Nato da un lato e il Diritto dell’Unione Europea dall’altro ci obbligherebbero a stare al loro fianco”.
Nonostante abbia causato solo lievi danni, l’attacco alla base aerea Britannica RAF Akrotiri di Cipro non è passato inosservato.
Soprattutto perché Cipro è il più Orientale Stato membro dell’UE.
Quello che è certo è che l’Iran è riuscito – in pochi giorni – a riaprire altri problemi. Alcuni in sospeso da anni, come quello delle Basi Britanniche a Cipro, note come “Aree delle Basi Sovrane” e altri, nuovi ed attuali, come “La volontà del Paese di voler rimanere neutrale”. Ma anche – e direi soprattutto – “la sgradita sensazione che, anche se l’Europa non ha ancora scelto di combattere apertamente, il conflitto sta
già scegliendo di avvicinarsi all’Europa”.
Pare che venga percepito l’ingresso dell’Europa nel perimetro operativo della guerra. E che Cipro venga percepita come un’Isola che si sta trasformando in un arsenale con la scusa della difesa.
Il punto politico è già chiarissimo: il conflitto non si sta più limitando al confronto tra Israele, Stati Uniti ed Iran ma sta toccando in modo diretto un’infrastruttura militare Britannica situata sul territorio Cipriota, cioè dentro lo spazio strategico Europeo. E se non lo si può affermare – con certezza – come politico, è certo che la popolazione e la percezione pubblica così lo vive e così lo vuole leggere, con o senza capacità.
Ma – in questi casi – sappiamo “quanto pesi” la percezione rispetto alla realtà ed alle analisi professionali.
La contraddizione Europea è tutta qui. Cipro ha ribadito di non avere un ruolo diretto nella campagna militare, ma quando una base Britannica sull’isola viene colpita pare scomparire quella linea sottile tra neutralità formale e reale coinvolgimento. Nicosia è un Paese dell’Unione Europea; Londra, pur fuori dall’Unione, resta una potenza militare europea; Akrotiri è una base che connette il teatro mediorientale con la Sicurezza del Continente. Perciò sì, parlare di tensione in Europa non è un’esagerazione: non siamo davanti a un fronte Europeo classico, ma all’estensione del rischio bellico nello spazio strategico Europeo.
Se l’ipotesi che il vettore sia partito – effettivamente - dal Libano e che il profilo operativo rimandi a Hezbollah, il primo livello di lettura è strettamente militare.
Un attacco con droni contro Akrotiri va misurato con molteplici criteri.
Il punto su Cipro, uno dei principali, riguarda il cambio di un ritmo: c’è stato un salto di scala attaccando la “cerniera” tra Medio Oriente ed Europa.
E’ fin troppo evidente che questo attacco non puntasse su una distruzione massiccia ma su altri fattori impliciti che, una volta innescati, è presumibile che portino a virate importati, rispetto al quadro iniziale.
E’ chiaro che un evento di tale calibro misura un aspetto chiave.
Una pressione concreta sul perimetro militare crea un effetto “allargamento”.
L’effetto prodotto da un drone lento, semplice, di basso costo può essere nettamente superiore.
Le analisi su questo evento sono quelle che confermano e convalidano gli scenari di cui si occupa anche l’Intelligence civile.
La guerra comincia ad oscillare costantemente tra dimensione locale e rischio di escalation regionale, mentre gli equilibri del Medio Oriente continuano a ridefinirsi sotto la pressione di nuovi fronti e nuove alleanze.
Se la matrice Libanese verrà confermata, Israele avrà un argomento in più per intensificare la pressione su Hezbollah, e il Regno Unito sarà spinto a rafforzare ulteriormente la difesa delle proprie installazioni.
L’effetto più importante, però, sarà politico: ogni attacco riuscito o anche solo tentato contro basi occidentali nel Mediterraneo Orientale rende più difficile per gli Europei continuare a raccontarsi come spettatori. L’Europa non è ancora un combattente pienamente dispiegato, ma non è più neppure una semplice retrovia. Da domenica è, almeno in parte, un’area esposta.
Se davvero la mano è di Hezbollah, il messaggio non è solo per il Regno Unito ma anche per la NATO, la Grecia e Cipro, ovviamente.
Se il conflitto resta percepito come limitato a Israele, Libano, Siria, Iran e Golfo, l’Europa può continuare a rappresentarsi come spettatrice esposta ma laterale.
Quando però una base britannica sull’Isola entra nel ciclo del fuoco, la distanza politica tra teatro Mediorientale e spazio Europeo si riduce drasticamente. Anche se Londra non è più nell’Unione, la natura del sito colpito trasforma automaticamente il problema in questione continentale.
La Grecia, in questo quadro, è il primo attore destinato a muoversi. Non solo per solidarietà con Cipro, ma per interesse strategico diretto. Atene sa bene che ogni destabilizzazione del quadrante Cipriota ricade sull’Egeo, sulle rotte navali, sulla postura Turca e sugli equilibri del Mediterraneo Orientale.
Se aumenta la pressione militare attorno a Cipro, la Grecia non può restare passiva: rafforza vigilanza aerea e navale, alza la soglia di attenzione, e inserisce il dossier nel più ampio confronto sul controllo del fianco Sud-Orientale.
Questo produce una conseguenza importante: più attori militari si addensano nello stesso spazio, più cresce il rischio di incidente. E nelle crisi moderne l’allargamento non nasce sempre da una decisione formale.
La NATO si trova davanti ad una zona grigia: Per l’Alleanza Atlantica il nodo è ancora più delicato. Se reagisce troppo poco e se reagisce troppo. In apparenza non è guerra Europea. Nella sostanza, è una progressiva esposizione militare Europea.
Il Mediterraneo Orientale non è un semplice mare regionale. È un tratto di connessione tra Levante, Egeo, Suez e Mercati Europei.
Se la crisi si estende lungo l’arco che va dal Levante a Cipro, dall’Egeo a Suez, l’Europa Meridionale entra in una cintura di fragilità strategica.
Akrotiri non è importante perché può essere distrutta facilmente. È importante perché, se entra nel ciclo della minaccia, dimostra che il fronte Occidentale nel Mediterraneo non è più una retrovia sicura. Ora, nella guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti il coinvolgimento sembra non essere più un’ipotesi ma una realtà con la quale fare i conti e che produce degli effetti. Interni ed Esterni che sono degni di analisi e di attenzione.
E, ancora oggi, giorni dopo, la tensione sull’Isola rimane altissima. Sull’Isola c’è – ormai –
preoccupazione: “Il Paese deve rimanere neutrale”: questo suona forte e maestoso.
Giorgos Konstatinos, Vice Sindaco del Villaggio di Akrotiri ha raccontato che la popolazione, in quell’area, è avvezza al rumore di aerei e di veicoli militari perché si sono abituati – negli anni – a tutte le esercitazioni di guerra. Ma è stato diverso vedere un drone volare nei loro cieli e “vivere” che – esplodendo dall’altra parte di quella recinzione – tutti fossero costretti ad andarsene. Dopo l’attacco, infatti, è stato diramato un avviso di Sicurezza dall’Amministrazione della Base Britannica per i residenti, in cui si consigliava loro di rimanere al riparo fino a nuovo avviso. In pochi attimi il pericolo di vivere
vicino ad una base Britannica – con un conflitto in corso non molto lontano – è diventato realtà. Il giorno dopo il villaggio è diventato “fantasma”: le persone hanno lasciato le loro abitazioni e le strade sono deserte. Da 1000 ad oggi non sono rimaste che una trentina di persone: non ci si sente al sicuro quando c’è così tanta incertezza. Ad amplificare il tutto è la domanda alla quale nemmeno il Regno Unito – pare – non sappia rispondere: “Perché nonostante ci siano così tanti sistemi di difesa aerea, in quella base, il drone
non è stato rilevato prima ?”.
La tensione è alta anche nel resto del Paese, come ha dimostrato la protesta – con centinaia di persone – che si sono radunate al tramonto di martedì sul lungomare di Limassol per protestare contro l’offensiva Statunitense - Israeliana contro l’Iran. Un protesta che chiede – anche – il ritiro delle strutture militari, considerate sempre di più un pericolo per Cipro proprio perché “queste” sono l’obiettivo dell’Iran e perché
il Paese dista solo venti minuti di volo dal Libano. E il Libano pare essere, secondo i Funzionari Ciprioti, il luogo dal quale Hezbollah avrebbe lanciato un drone Shahed, quello che ha colpito la base aerea. E altri due sarebbero stati intercettati nella mattinata di lunedì. Pochi giorni dopo, mercoledì, un ulteriore episodio ha contribuito ad aumentare la tensione nella regione: un oggetto sospetto è stato individuato nei pressi dello spazio aereo Libanese e due caccia F-16 Greci sono stati inviati per l’intercettazione. L’allerta è durata oltre un’ora prima che la situazione rientrasse.
E, molto più decise, ovviamente, le rimostranze della Comunità di sinistra del versante greco cipriota, sostenuta da Akel, il principale partito di opposizione, che ha annunciato una “serie di manifestazioni per il“NO” alla guerra, oltre ad iniziative sostenute dalla costellazione di Associazioni e Collettivi che - da anni - chiedono la chiusura delle basi Britanniche sull’Isola.
Intanto, la protesta pacifica - ma protesta resta - di martedì sera è la prima contro un’installazione militare Britannica sull’Isola dal 1986. E come la Storia ci racconta e le analisi ci confermano “i segnali” – deboli e forti – vanno colti. E, soprattutto, il fascicolo era si, ormai impolverato sui nostri tavoli ma “attuale ed in sospeso” quel tanto da sapere di non poterlo ancora archiviare.
Un’altra porta che si apre, altri scenari che si affacciano in un contesto che sembra - in pochi giorni – non essere così circoscritto come raccontato ma che, soprattutto, non possiamo non contemplare secondo le logiche, le analisi e gli studi fatti in questi anni.
Ma la popolazione di Cipro – annunci o meno – ha dichiarato esplicitamente il proprio pensiero in merito:
“Gli interessi degli Stati Uniti e di Israele non coincidono con i Nostri. Le grandi potenze si interessano a Cipro solo per la sua importanza geo-strategica e non si curano della sua popolazione”.
Sicuramente questo attacco è una novità per l’Isola ma non ci può stupire, nel Settore, che la breve storia della decolonizzazione condizionata di Nicosia fosse un “focolaio” latente, un vulcano inattivo, pronto a riaccendersi e, ad avviare, inevitabilmente, il dibattito intorno alla presenza sovrana di Londra.
Un punto di osservazione rilevante: malgrado il volto impassibile e rassicurante del portavoce del Governodella Repubblica di Cipro – Kostantinos Letymbiotis - che, nelle ultime ore, ha rassicurato con diversi messaggi che “Il Paese non è parte del conflitto”, “Che il fatto che l’Isola verrà sigillata con portaerei, fregate e F-16 dal Regno Unito, dalla Grecia e dalla Francia sono misure che non indicano la partecipazione di Cipro ad operazioni militari” e che “ La Repubblica di Cipro non ha partecipato, non partecipa e non parteciperà ad alcuna operazione militare” la popolazione sta reagendo diversamente e la percezione globale di massa è innegabilmente diversa.
La Comunità Cipriota è tangibilmente smarrita ed incerta. Dall’evento e non solo.
Le dichiarazioni e le azioni “volte” a rassicurare pare che siano percepite “al contrario”. Questo aspetto è uno dei nostri punti di osservazione e di analisi. E’su questo – principalmente – che si sono monitorati, per anni, molti aspetti geopolitici, sociologici e psicologici della popolazione. E non solo.
Il rischio di escalation del conflitto è altissimo e non si poteva che immaginare – preferisco “Sapere con certezza” – che l’effetto sarebbe stato proprio quello che sentiamo “salire” in superficie. Qui non conta solo chi ha premuto il grilletto, ma il messaggio strategico. Colpire Akrotiri significa mandare un segnale a Londra e, per estensione, a tutto il dispositivo Occidentale che sostiene o facilita le operazioni contro l’Iran. Non è un attacco contro una postazione marginale: Akrotiri è una piattaforma di proiezione, sorveglianza e supporto nel Mediterraneo Orientale.
Se da un lato osserviamo la reazione di alcuni Stati dell’UE e dall’altra monitoriamo “il sentito” della popolazione, non è da meno la “percezione” che le stesse Autorità a Cipro comunicano: i loro limiti decisionali.
Una assenza di comunicazione chiara che ne è la prova: “Non aver ricevuto nessun messaggio di allerta o indicazioni su cosa fare in caso di pericolo – lamenta la maggior parte della popolazione”.
La protezione civile cipriota ha invitato i cittadini a scaricare l’App “SafeCY”, con informazioni sul kit di emergenza da portare con sé in caso di evacuazione e l’elenco dei bunker disponibili. Ma l’allerta ha fatto emergere un altro problema: i rifugi sono pochi, circa 2.500, insufficienti a ospitare anche solo metà della popolazione del Sud. Per non parlare del Nord, che nelle dichiarazioni ufficiali dell’UE, per motivi diplomatici non può essere neanche nominato: la popolazione Turco Cipriota lamenta la stessa indifferenza Istituzionale mostrata dal governo del Sud ma con l’aggravante di non avere voce in capitolo sul tema.
Un forte e – da attenzionare – indicatore è che “sull’Isola regna il caos: ognuno si muove in ordine sparso”. L’American University of Cyprus di Larnaca, a Oroklini, ha già effettuato esercitazioni per istruire studenti in caso di evacuazioni. Ma all’Università di Nicosia è stata diramata una circolare che organizza la didattica a distanza per i docenti pendolari, preoccupati da eventuali chiusure degli scali e dei ritardi.
Potremmo andare ad analizzare ogni singola area, ogni singola tematica. Ad ipotizzare scenari e a riconfermare le nostra analisi oltre che ad aggiornarle. E lo stiamo facendo. Perchè è anche questo quello che fa un buon lavoro di Intelligence. Un ottimo lavoro. Quando lo deve fare. Dove lo deve fare.
In questo spazio, tra le righe, lasciamo la lentezza del tempo necessario alle informazioni per depositarsi e diventare – da narrazione o lettura – “adozione della realtà”. Lasciamo il tempo necessario tra l’impatto dell’informazione e degli eventi e il tempo della metamorfosi: che “l’inganno” nella sua forma più subdola non prenda il sopravvento. Perché se così fosse – come non mai nella Storia fino ad oggi – dovremo essere preparati ad un altro scenario di “Guerra”, l’ultimo avamposto di una Società tanto evoluta quanto fragile.
Siamo già pronti.






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