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- Utenti iPhone possibili vittime di attacchi cyber, Apple manda avvisi in 110 Paesi
Le notifiche sulle schermate di blocco dei telefoni per segnalare minacce complesse pple ha iniziato a inviare avvisi di sicurezza agli utenti di 110 Paesi per segnalare possibili attacchi informatici. Il dato è stato fornito alla testata specializzata Techcrunch. La novità è che gli allarmi compaiono ora direttamente sulla schermata di blocco degli iPhone, oltre a essere inviati tramite posta elettronica e messaggi. L'obiettivo dell'azienda è avvertire tempestivamente le persone che potrebbero essere vittime di programmi spia sofisticati, definiti "spyware mercenari". Apple non ha diffuso l'elenco dei Paesi coinvolti e non ha fornito dettagli su chi stia conducendo gli attacchi; una scelta motivata dalla volontà di non fornire informazioni utili a chi sviluppa questi software dannosi per far si che possano aggirare i rilevamenti. Questo genere di minacce non colpisce le persone comuni, ma prende di mira profili specifici in base al loro ruolo, "spesso giornalisti, attivisti, politici e diplomatici", si legge in una nota del colosso tecnologico, "gli attacchi con spyware a scopo commerciale sono continui e diffusi a livello globale". Il fatto che un utente abbia ricevuto la notifica non significa che i suoi dati siano già stati compromessi, ma indica che Apple ha rilevato un'attività sul suo dispositivo compatibile con un attacco di spyware. Per proteggere i propri dati, l'azienda suggerisce di attivare subito la modalità di isolamento (lockdown mode) sul dispositivo, che interviene bloccando allegati, anteprime dei link, comunicazioni in entrata da contatti sconosciuti e applicando varie restrizioni alla navigazione web. Utenti iPhone possibili vittime di attacchi cyber, Apple manda avvisi in 110 Paesi - Cybersecurity - Ansa.it
- Latitante per omicidio da quattro anni, 30enne turco arrestato all’aeroporto di Ciampino
La sua fuga, durata quasi quattro anni, si è interrotta sulla pista dell’aeroporto di Ciampino non appena l’aereo su cui viaggiava ha toccato il suolo italiano. Un cittadino turco di trent’anni, ricercato in ambito internazionale per omicidio, è stato tratto in arresto dagli agenti della Polizia di Stato subito dopo lo sbarco da un volo commerciale proveniente dal Regno Unito. Il latitante turco fermato a Ciampino dalla Polizia appena sbarcato: era ricercato dall’Interpol per un omicidio del 2020 L’operazione è scattata a seguito di una segnalazione precisa inviata dal Servizio per la cooperazione internazionale di Polizia alla Polaria di Ciampino: a bordo del velivolo decollato dallo scalo di East Midlands, nel cuore dell’Inghilterra, viaggiava un uomo con a carico una “Red notice” dell’Interpol emanata dalle autorità di Ankara. L’arresto in aereo I poliziotti sono saliti a bordo dell’aereo prima ancora che i passeggeri potessero scendere, individuando il trentenne e accompagnandolo negli uffici dello scalo romano. I successivi riscontri dattiloscopici hanno confermato senza ombra di dubbio la sua identità: l’uomo era ricercato dalla fine del 2022 a seguito di una condanna definitiva a 10 anni di reclusione per un omicidio commesso nel 2020 durante una violenta lite nella provincia turca di Diyarbakır. Latitante per omicidio da quattro anni, 30enne turco arrestato all’aeroporto di Ciampino
- Uccide la ex che lo aveva denunciato. La madre della donna: 'Siamo andate 7 volte dai carabinieri'
L'ha uccisa la sera di Ferragosto, soffocandola nel suo appartamento. Poi è andato a casa propria e si è tolto la vita. Tania Terrin, 39 anni, è morta sabato sera per mano di Dino Keber, 43 anni, sul suo divano a Camponogara, in provincia di Venezia. Gli inquirenti stanno ancora ricostruendo i vari passaggi, ma non hanno dubbi. I carabinieri l'hanno trovata ieri sera, dopo che la madre aveva a lungo bussato alla sua porta, cercando anche di chiamarla al telefono senza ricevere risposta. Intanto a poca distanza, a Dolo, il suo assassino veniva ritrovato impiccato nella sua abitazione. Keber era noto alle forze dell'ordine e aveva anche un precedente specifico, un'aggressione nei confronti della compagna risalente ad aprile, su cui la Procura aveva aperto un procedimento per maltrattamenti e lesioni dopo la denuncia di lei. Sull'entità di quell'aggressione, alcune fonti parlano di un vero e proprio tentativo di strangolamento: la donna aveva perso i sensi, era andata in ospedale e lo aveva denunciato. Di certo il Questore di Venezia, a giugno, aveva emesso un ammonimento, una misura preventiva usata per varie fattispecie, tra cui condotte sintomatiche di violenza domestica. Dopo quell'episodio di aprile, lei aveva mandato un messaggio ai vicini: "Se viene questa persona non apritegli", con tanto di foto per rendere chiaro di chi parlasse. Era stato in quell'occasione che si era aperta con qualche altra condomina. "Aveva detto 'me lo trovo spesso sotto casa'", racconta una vicina. Poi però non si erano registrati altri episodi di violenza e, recentemente, la vittima aveva affermato che con l'ex si erano visti e avevano parlato tranquillamente. Anche per questo, per gli inquirenti era difficile immaginare l'epilogo davanti a cui si sono trovati ieri sera. Non per la madre della vittima, Marinella Forner, che ha passato la notte davanti all'ingresso della casa della figlia, mentre proseguiva il viavai degli inquirenti. Quella di aprile era almeno la terza aggressione. "Sette o otto volte siamo state dai carabinieri. Mia figlia l'ha anche querelato. Doveva starle distante ma poi al massimo dopo un mese ritornava a farsi vivo. Sentivo, da madre temevo che prima o poi sarebbe successo qualcosa - racconta -. Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano che si facciano la valigia, che lascino tutto, la casa e il lavoro e che spariscano. Perché non c'è altro modo di proteggere una donna che denuncia il suo ex compagno che la molesta". Il femminicidio di Tania Terrin riporta alla mente diversi precedenti del recente passato, in un fazzoletto di territorio che si sviluppa lungo e intorno alla Riviera del Brenta. Terrin era originaria di Vigonovo, sempre nel Veneziano: si tratta del paese di Filippo Turetta e Giulia Cecchettin, autore e vittima del femminicidio (avvenuto a Fossò) che nell'autunno 2023 scatenò una presa di coscienza collettiva sulla violenza contro le donne, portando in piazza centinaia di migliaia di persone. In un negozio di Vigonovo, poi, lavorava Giada Zanola, buttata giù da un cavalcavia di Vigonza, in provincia di Padova, dal suo ex compagno Andrea Favero. "Nessun dolore può assomigliarsi - sottolinea Luca Martello, sindaco di questo paese di meno di 10mila anime che vive il suo terzo femminicidio in tre anni - ma la risposta, sofferta e difficile da affrontare, non può che essere un ulteriore impegno ed attenzione per saper evolvere su una piaga che continua a mietere vittime innocenti. Serve studio ed impegno, sono dolori che dobbiamo saper sradicare". E non solo dal Veneto. Stamattina alle 12, a Cagliari, è morta dopo 25 giorni di agonia Michela Rubiu, di 47 anni. Il 23 luglio suo marito Alessandro Pintus, 39 anni, le aveva sparato alla testa, oltre a uccidere anche il fratello Andrea. Per l'uomo, che aveva confessato davanti ai carabinieri e al gip confermando di avere sparato al fratello e alla moglie, l'accusa contestata sarà probabilmente modificata in duplice omicidio volontario. Uccide la ex che lo aveva denunciato. La madre della donna: 'Siamo andate 7 volte dai carabinieri' - Notizie - Ansa.it
- Chivasso, donna aggredisce un carabiniere vicino al Lidl: sedata sul posto e trasportata in ospedale
Nuovo intervento nella mattinata del 17 agosto dopo le segnalazioni dei presenti. La donna, già al centro di altri episodi nelle ultime settimane, è stata affidata ai sanitari del 118 Una nuova situazione di forte tensione nella mattinata di lunedì 17 agosto a Chivasso, dove una donna si sarebbe scagliata contro un carabiniere intervenuto nell’area vicina al supermercato Lidl. Dopo l’aggressione si è reso necessario l’intervento dei sanitari: la donna è stata sedata sul posto e successivamente trasportata all’ospedale di Chivasso. L’episodio si è verificato dopo una richiesta di intervento partita da alcune persone presenti nella zona. I carabinieri hanno raggiunto l’area e, durante le operazioni, la donna avrebbe assunto un comportamento aggressivo fino a scagliarsi contro uno dei militari. Non sono stati forniti, nelle informazioni disponibili, dettagli sulle eventuali conseguenze fisiche riportate dal carabiniere né su successivi provvedimenti nei confronti della donna. È invece confermato l’intervento dell’apparato sanitario, resosi necessario per gestire una situazione che sul posto era diventata difficile da controllare. La donna è stata sedata e quindi affidata a un’ambulanza della Croce Rossa, sulla quale era presente anche un’équipe medica del 118. Da lì il trasferimento verso l’ospedale cittadino, dove è stata accompagnata per gli accertamenti e l’assistenza sanitaria del caso. La vicenda assume particolare rilievo perché, secondo quanto riportato, la stessa donna sarebbe già da alcune settimane al centro di segnalazioni a Chivasso, dove sarebbe stata vista più volte in condizioni di forte disagio e parzialmente svestita. Sempre secondo la ricostruzione disponibile, nella stessa mattinata si sarebbe verificato un altro episodio nei pressi di un distributore di carburante, precedente all’intervento avvenuto nell’area vicina al Lidl. Una successione di fatti che ha contribuito ad aumentare la preoccupazione tra chi frequenta la zona e tra i residenti che nelle ultime settimane avrebbero già segnalato la presenza della donna. Il punto, al di là dell’aggressione al militare, riguarda dunque anche la gestione di una situazione che appare caratterizzata da una forte componente di fragilità personale e sanitaria. L’intervento conclusivo dei soccorritori, con la sedazione e il trasferimento in ospedale, mostra come la vicenda non sia stata affrontata soltanto sul piano dell’ordine pubblico, ma abbia richiesto anche una risposta medica. Gli elementi disponibili non consentono tuttavia di stabilire le condizioni della donna né le ragioni del suo comportamento. Non sono state diffuse informazioni su eventuali diagnosi, precedenti sanitari o altre circostanze personali e sarebbe quindi improprio attribuire cause precise a quanto accaduto. Resta invece la sequenza concreta dei fatti: la richiesta di aiuto, l’arrivo dei carabinieri, l’aggressione nei confronti di uno dei militari e la necessità di far intervenire immediatamente i sanitari. Per Chivasso è un nuovo episodio che si aggiunge alle segnalazioni delle ultime settimane e che riporta l’attenzione su una situazione ormai diventata visibile nello spazio pubblico. Da una parte c’è il tema della sicurezza per cittadini e operatori chiamati a intervenire; dall’altra quello della tutela di una persona che, almeno per quanto emerge dalla dinamica dell’ultimo intervento, ha avuto bisogno di essere affidata alle cure sanitarie. Al momento non risultano comunicati ulteriori sviluppi sulle condizioni del carabiniere coinvolto né sugli eventuali passaggi successivi all’accompagnamento della donna in ospedale. Chivasso, donna aggredisce un carabiniere vicino al Lidl: sedata sul posto e trasportata in ospedale - Giornale La Voce
- Morto a 65 anni Antonio Mariano, il brigadiere gentile
Trovato senza vita nella sua abitazione in centro a Vicenza, dove abitava solo. Fu per decenni una colonna dei carabinieri Si è spento come aveva desiderato: in silenzio. Il brigadiere dei carabinieri in pensione Antonio Mariano non aveva fatto sapere a nessuno della malattia che nella notte lo ha strappato all'affetto di famigliari, amici e colleghi di lavoro. Aveva 65 anni ed è stato trovato senza vita nella casa in contra' Busa San Michele, a Vicenza, dove abitava da tempo. Lascia nel dolore due figlie, e tanti carabinieri con cui ha lavorato e che lo ricordano con affetto e stima. Chi era Antonio Mariano Il brigadiere Mariano, pugliese di origine ma vicentino d'adozione, è stato per oltre vent'anni una colonna portante del radiomobile di Vicenza, il pronto intervento delle pattuglie del 112, ed è accorso in prima persona in tantissimi casi che hanno fatto cronaca dalla prima metà degli anni Novanta fino al 2015, quando è andato in pensione, dedicandosi poi ad un'attività di supporto personale, in particolare come autista, all'imprenditore vitivinicolo Gianni Zonin. Il brigadiere gentile Mariano è ricordato come un carabiniere gentile, generoso, sempre disponibile, non solamente con i colleghi ma soprattutto con i cittadini: amava mettersi al servizio, in particolare delle persone più in difficoltà; ha seguito decine di indagini, prediligendo quelle in cui le vittime erano anziani o bambini, che riteneva di dover difendere e proteggere per spirito di servizio, prima ancora che per mestiere. Una missione, la sua, che lo ha fatto apprezzare da tanti, e che ha insegnato molto ai carabinieri più giovani che lo affiancavano in pattuglia, ma anche a più di un ufficiale. Morto a 65 anni Antonio Mariano, il brigadiere gentile | G. di Vicenza
- Il Giappone sta modernizzando l'intera flotta di caccia F-15J, adeguandola al potentissimo standard JSI.
Il Ministero della Difesa giapponese ha firmato quattro nuovi contratti nell'ambito di un programma di modernizzazione dei suoi caccia F-15J, che prevede la fornitura di attrezzature di aggiornamento, sistemi di comunicazione, apparecchiature di supporto al volo e supporto logistico per il processo di ammodernamento degli F-15J. L'aeronautica militare statunitense ha firmato tutti e quattro i contratti, con le transazioni di vendita condotte nell'ambito del programma di vendite militari all'estero (FMS). Il Giappone acquisterà attrezzature per potenziare le capacità di combattimento dei suoi aerei F-15J per un valore di 34.598.728.358 yen (circa 217,2 milioni di dollari). Un contratto separato per le apparecchiature di manutenzione delle comunicazioni ha un valore di 3.223.462.424 yen (circa 20,2 milioni di dollari). Le apparecchiature di supporto alle prestazioni di volo per l'F-15J modernizzato (MDS) costeranno 36.742.200 yen (circa 230.600 dollari). Un altro contratto riguardava la fornitura di attrezzature logistiche per la modernizzazione di massa dei caccia F-15J, per un valore di 4.794.000.798 yen (circa 30,1 milioni di dollari). Pertanto, il valore totale dei quattro contratti ammonta a 42.652.933.780 yen, equivalenti a 267.751.622 dollari statunitensi. Il caccia F-15JSI (Japan Super Interceptor) rappresenta un importante aggiornamento della flotta di caccia F-15J dell'Aeronautica militare giapponese. Il progetto è affidato a Boeing e Mitsubishi Heavy Industries nell'ambito di un accordo di vendita militare all'estero (FMS) con gli Stati Uniti. Il contratto più recente, firmato alla fine del 2021, prevede la conversione dei vecchi caccia F-15J in velivoli da combattimento con capacità quasi equivalenti a quelle del modernissimo F-15EX, sfruttando al massimo la vita operativa residua della cellula. Un elemento chiave del processo di modernizzazione sarà la sostituzione della stazione radar. Invece del radar AN/APG-63(V)1 a scansione meccanica, il nuovo caccia sarà equipaggiato con l'AN/APG-82(V)1 dotato di antenna AESA (Active Electronically Scanned Array). Contemporaneamente, su contratto con il Ministero della Difesa giapponese, Mitsubishi sta conducendo ricerche sulla fattibilità dell'installazione di radar AESA di produzione nazionale su aerei da combattimento modernizzati. Al momento non sono disponibili ulteriori informazioni su questo lavoro. Inoltre, anche il sistema di guerra elettronica, i sensori di allarme per le radiazioni radar e i sistemi di comunicazione vengono aggiornati, avvicinando così l'equipaggiamento integrato allo standard Advanced Eagle. Anche il carico bellico aumenterà significativamente. L'F-15J non modernizzato può trasportare un massimo di otto missili aria-aria, mentre la versione aggiornata consentirà di più che raddoppiare questo numero. L'elenco preciso dei missili destinati all'F-15JSI è attualmente sconosciuto. Tuttavia, Mitsubishi sta testando il missile AAM-4 (Type 99) per l'impiego su questo caccia modernizzato. Il Giappone sta modernizzando l'intera flotta di caccia F-15J, adeguandola al potentissimo standard JSI.
- Scramble in Lettonia: Eurofighter italiani abbattono un velivolo senza pilota
Due Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’Aeronautica Militare, impegnati nella missione NATO di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, sono decollati in scramble dopo la violazione dello spazio aereo lettone da parte di un drone.Gli equipaggi italiani hanno intercettato il velivolo senza pilota, procedendo al suo abbattimento secondo le procedure previste dall’Alleanza. A difesa dei cieli alleati. Scramble in Lettonia: Eurofighter italiani abbattono un velivolo senza pilota
- PROGETTO ANGELINA | AUTONOMIA, STUDIO E INCLUSIONE di Pompeo Micheli
PROGETTO ANGELINA AUTONOMIA, STUDIO E INCLUSIONE Per una bambina non vedente, un computer non è semplicemente un computer. È una finestra sul mondo. Progetto Angelina: Autonomia, Studio e Inclusione LA NOSTRA STORIA: UNA FINESTRA SUL MONDO PER ANGELINA Questo progetto nasce da un momento speciale: una foto scattata durante uno dei giorni più belli vissuti insieme ad Angelina. Da allora, tantissime persone ci hanno scritto chiedendo come poterla aiutare concretamente. Oggi, quell'aiuto ha un nome e un obiettivo chiaro. Angelina è una bambina straordinaria di 8 anni, non vedente. Per lei, un computer non è un semplice dispositivo tecnologico o un passatempo: è una vera e propria finestra sul mondo. Significa poter leggere, scrivere, studiare, comunicare, svolgere i compiti in autonomia e accedere agli stessi contenuti didattici dei suoi compagni di classe. Attraverso l'uso del Braille digitale e delle tecnologie assistive, Angelina può partecipare attivamente a tutte le attività scolastiche, sviluppando quelle competenze informatiche che oggi sono fondamentali per la crescita e la piena inclusione sociale. L'OBIETTIVO: COSA ACQUISTEREMO Per garantire ad Angelina la massima autonomia nello studio e nella vita quotidiana, abbiamo mappato con precisione gli strumenti tecnologici e gli ausili specifici necessari per il suo percorso. Le tecnologie assistive per la disabilità visiva sono altamente specializzate e comportano costi importanti. L'intero ricavato di questa raccolta sarà destinato esclusivamente alle sue esigenze educative, tecnologiche e di autonomia. Il dettaglio della postazione informatica accessibile che vogliamo donarle è specificato nell’allegato. TRASPARENZA E IMPEGNO Ci impegniamo personalmente a garantire la massima trasparenza nella gestione delle somme raccolte. La community dei donatori sarà aggiornata periodicamente sull'andamento dei fondi, mostrando le fatture degli strumenti acquistati e i progressi di Angelina nelle attività realizzate grazie al vostro supporto. COME PUOI FARE LA DIFFERENZA? Chi desidera sostenere il Progetto Angelina può farlo attraverso un contributo libero. Ogni contributo, anche il più piccolo, rappresenta un passo concreto verso l'autonomia di Angelina. DONAZIONE DIRETTA VIA BONIFICO o IBAN: IT60T3608105138203208203219 Postepay Evolution o Intestatario: Pompeo Micheli o Causale: Progetto Angelina SE NON PUOI DONARE, CONDIVIDI Una semplice condivisione di questa lettera può aiutare Angelina a raggiungere nuove opportunità. Anche il più piccolo gesto può fare una grande differenza. Aiutare Angelina significa investire nel talento, nella determinazione e nel futuro di una bambina straordinaria. Perché, come ci ha insegnato lei, vedere non dipende dagli occhi, ma dal cuore. GRAZIE A CHIUNQUE VORRÀ FAR PARTE DI QUESTO CAMMINO (Per qualsiasi informazione o chiarimento è possibile contattarmi privatamente).
- Pirateria marittima: una minaccia che cambia volto. Dalle guardie giurate armate alle nuove rotte del commercio mondiale
Gli attacchi nel Mar Rosso, il ritorno della pirateria somala e il ruolo delle Guardie Particolari Giurate dimostrano che la sicurezza delle rotte marittime è oggi una questione di sicurezza nazionale, intelligence ed economia Negli ultimi due anni l’attenzione internazionale si è concentrata sugli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso e sulle conseguenze della guerra in Medio Oriente. Meno evidente, ma altrettanto significativo, è il ritorno di una minaccia che sembrava ormai sotto controllo: la pirateria marittima. Nell’immaginario collettivo la pirateria appartiene ai libri di storia, ai romanzi d’avventura e al cinema. La realtà è diversa. In realtà, nel XXI secolo rappresenta ancora una minaccia concreta per la sicurezza internazionale e per il commercio globale. Se oltre il 90% degli scambi commerciali mondiali viaggia via mare, ogni attacco contro una nave mercantile può produrre effetti ben più ampi del semplice danno economico: ritardi nelle forniture, aumento dei costi assicurativi, rincaro dei noli e ripercussioni sulle catene logistiche mondiali. Per gli armatori ogni deviazione delle rotte comporta maggiori costi assicurativi, consumi di carburante più elevati, tempi di consegna più lunghi e una diversa valutazione del rischio da parte delle compagnie assicurative. La sicurezza, quindi, è diventata anche una variabile economica. La grande ondata di pirateria somala esplosa tra il 2008 e il 2012 spinse la comunità internazionale a ripensare completamente il concetto di sicurezza marittima. I sequestri di navi e gli equipaggi tenuti in ostaggio per mesi dimostrarono che il mare poteva trasformarsi in un vero teatro di crisi internazionale. La risposta italiana alla pirateria Anche l’Italia, uno dei principali Paesi armatoriali europei, intervenne rapidamente. Con il Decreto-Legge 107/2011, convertito nella Legge 130/2011, furono introdotte misure straordinarie per la protezione delle navi battenti bandiera italiana impegnate nelle aree ad alto rischio di pirateria. La normativa prevedeva inizialmente l’impiego dei Nuclei Militari di Protezione (NMP) della Marina Militare. Successivamente, per garantire una maggiore flessibilità operativa e ridurre l’impiego di personale militare, la disciplina venne estesa consentendo l’imbarco di Guardie Particolari Giurate armate, appartenenti a istituti di vigilanza autorizzati, sottoposte a specifici requisiti di formazione, abilitazione e coordinamento con le autorità competenti. L’introduzione delle guardie armate rappresentò un cambio di paradigma: la sicurezza della navigazione divenne il risultato della cooperazione tra Stato e operatori privati. Da allora nessuna nave mercantile italiana protetta da personale armato è stata sequestrata con successo nelle aree ad alto rischio, confermando l’efficacia della misura. La normativa italiana: come nasce la protezione armata delle navi mercantili. Dalla pirateria somala alla sicurezza privata regolamentata. L’escalation degli attacchi dei pirati somali tra il 2008 e il 2011, culminata con numerosi sequestri di navi mercantili e dei relativi equipaggi, evidenziò la necessità di dotare anche le navi italiane di efficaci sistemi di autodifesa. L’Italia scelse inizialmente una soluzione di carattere pubblico: l’impiego dei Nuclei Militari di Protezione (NMP) della Marina Militare, costituiti da militari imbarcati sulle navi mercantili in transito nelle aree ad alto rischio. L’evoluzione normativa: 2011 Decreto-Legge 12 luglio 2011, n. 107, convertito nella Legge 2 agosto 2011, n. 130. Introduce le “Misure urgenti antipirateria”. Prevede l’impiego dei Nuclei Militari di Protezione e, nei casi in cui questi non siano disponibili, consente l’utilizzo di Guardie Particolari Giurate (GPG) autorizzate. 2012 D.M. 28 dicembre 2012, n. 266 Disciplina le modalità operative di impiego delle GPG a bordo delle navi mercantili: requisiti professionali, formazione, tipologia delle armi, custodia dell’armamento, rapporti con il comandante della nave e procedure operative. Il regolamento richiama anche la formazione specialistica prevista dal D.M. 154/2009 per i servizi di sicurezza sussidiaria. 2019 D.M. 7 novembre 2019, n. 139 Aggiorna e sostituisce il precedente regolamento del 2012, adeguando la disciplina all’evoluzione delle Best Management Practices (BMP) dell’IMO e all’esperienza maturata negli anni di impiego operativo. È il regolamento oggi vigente. Come funziona il sistema L’impiego delle Guardie Particolari Giurate è consentito esclusivamente: sulle navi mercantili battenti bandiera italiana; nelle aree marittime internazionali individuate come a rischio di pirateria; su richiesta dell’armatore; dopo l’adozione delle misure passive di autoprotezione previste dalle Best Management Practices (BMP) elaborate dall’International Maritime Organization (IMO). Il comandante della nave mantiene il comando dell’unità navale, mentre il responsabile del team di sicurezza dirige esclusivamente le attività di protezione armata secondo le procedure previste dalla normativa. Il team di sicurezza a bordo Le Guardie Particolari Giurate impiegate in funzione antipirateria non svolgono soltanto attività di vigilanza armata. Partecipano all’analisi preventiva del rischio, alla sorveglianza delle rotte, all’individuazione di potenziali minacce, all’attuazione delle procedure anti-abbordaggio e al coordinamento con il comandante della nave e con i centri internazionali di sicurezza marittima. La loro presenza costituisce un elemento di deterrenza che, insieme alle Best Management Practices e alla cooperazione con le missioni navali internazionali, ha contribuito in modo significativo alla riduzione dei sequestri di navi battenti bandiera italiana. La pirateria non è scomparsa La drastica riduzione degli attacchi registrata negli anni successivi aveva fatto pensare che il fenomeno fosse ormai sotto controllo. I dati più recenti raccontano invece una realtà diversa. Secondo l’International Maritime Bureau (IMB), nel 2025 sono stati registrati 137 episodi di pirateria e rapina armata contro navi, in aumento rispetto ai 116 del 2024. Gli abbordaggi sono stati 121, quattro navi sono state dirottate e decine di marittimi sono stati sequestrati o presi in ostaggio. ([ICC – International Chamber of Commerce][1]) Le aree maggiormente interessate restano: Golfo di Aden e coste della Somalia; Mar Rosso; Stretto di Singapore; Golfo di Guinea. Perché i pirati attaccano soprattutto di notte? Perché: diminuisce la visibilità; l’equipaggio è ridotto; è più difficile individuare piccoli barchini; aumenta l’effetto sorpresa. I casi più recenti Negli ultimi due anni la pirateria somala ha mostrato segnali di preoccupante riattivazione. Tra la fine del 2023 e il 2024 diversi pescherecci e unità commerciali sono stati abbordati da gruppi armati somali. In quasi tutti i casi gli equipaggi sono stati liberati grazie all’intervento coordinato delle marine militari internazionali o dopo lunghe trattative che hanno impedito un’escalation della crisi. Anche nel 2025 sono stati registrati nuovi tentativi di sequestro e alcune navi sono state effettivamente dirottate, confermando che le organizzazioni criminali conservano capacità operative significative. L’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha inoltre lanciato un nuovo allarme nel 2026, segnalando un aumento degli episodi nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden, con decine di marittimi ancora trattenuti in ostaggio e un crescente livello di violenza durante gli abbordaggi. La pirateria rappresenta spesso il primo indicatore del deterioramento della governance marittima di un’area strategica. Dove si indebolisce l’autorità statale, aumentano gli spazi di azione per reti criminali, gruppi terroristici e organizzazioni dedite ai traffici illeciti. Per questo motivo l’analisi del fenomeno interessa non solo gli operatori marittimi, ma anche le comunità di intelligence impegnate nel monitoraggio delle minacce ibride e della sicurezza delle infrastrutture critiche. Le guerre modificano le rotte. Le nuove rotte modificano il rischio. Guerre e nuove rotte commerciali. La pirateria contemporanea non può essere letta separatamente dagli attuali scenari geopolitici. Gli attacchi degli Houthi nel Mar Rosso hanno indotto numerose compagnie di navigazione ad evitare il passaggio attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb e il Canale di Suez, scegliendo la più lunga circumnavigazione del Capo di Buona Speranza. Questo cambiamento ha prodotto almeno tre conseguenze. La prima è l’allungamento delle rotte commerciali, con incrementi dei tempi di navigazione fino a due settimane. La seconda riguarda l’aumento dei costi di carburante, assicurazioni e trasporto. La terza, meno evidente ma strategicamente rilevante, è che molte navi si trovano oggi a transitare nuovamente in aree dell’Oceano Indiano occidentale e del Corno d’Africa dove i gruppi di pirati somali mantengono ancora basi logistiche e capacità operative. In altre parole, la guerra nel Mar Rosso ha indirettamente riportato numerose navi commerciali in zone che la comunità internazionale aveva progressivamente “bonificato” dal fenomeno della pirateria. Come è cambiata la pirateria marittima (2008-2026) 2008 Esplode la pirateria al largo della Somalia. Decine di navi vengono sequestrate nel Golfo di Aden e nell’Oceano Indiano. 2009 L’Unione europea avvia l’Operazione Atalanta, la prima missione navale europea dedicata al contrasto della pirateria e alla protezione del traffico commerciale e delle navi del Programma Alimentare Mondiale. 2010-2011 Il fenomeno raggiunge il massimo livello: centinaia di marittimi vengono sequestrati ogni anno. Gli armatori iniziano a richiedere protezione armata. 2011 L’Italia approva la Legge 130/2011, introducendo i Nuclei Militari di Protezione e aprendo alla possibilità di impiegare Guardie Particolari Giurate sulle navi mercantili. 2012-2015 Grazie alla presenza delle flotte militari internazionali, alle misure di autoprotezione e all’impiego di personale armato a bordo, gli attacchi diminuiscono drasticamente. 2019 Entra in vigore il nuovo regolamento italiano (D.M. 139/2019) che aggiorna la disciplina delle Guardie Particolari Giurate impiegate in funzione antipirateria. 2023 L’instabilità del Mar Rosso e gli attacchi degli Houthi contro il traffico commerciale modificano profondamente le rotte della navigazione internazionale. 2024 Numerose compagnie evitano il Canale di Suez e transitano attorno al Capo di Buona Speranza. L’allungamento delle rotte riporta molte navi nelle vicinanze del Corno d’Africa, favorendo una ripresa delle attività dei gruppi di pirati somali. 2025 L’International Maritime Bureau registra 137 episodi di pirateria e rapina armata, con un aumento rispetto all’anno precedente. Tornano a verificarsi sequestri di navi e rapimenti di marittimi, soprattutto tra il Golfo di Aden, il Mar Rosso, lo Stretto di Singapore e il Golfo di Guinea. 2026 L’Organizzazione Marittima Internazionale richiama nuovamente l’attenzione sulla sicurezza degli equipaggi, sottolineando che decine di marittimi risultano ancora ostaggio di gruppi armati e invitando gli Stati a mantenere elevato il livello di cooperazione internazionale. La sicurezza del mare è sicurezza nazionale La pirateria del XXI secolo non è più quella raccontata nei romanzi d’avventura. È un fenomeno che si intreccia con terrorismo, criminalità organizzata, traffici illeciti e instabilità geopolitica. Per questo motivo la risposta non può limitarsi alle operazioni navali. Servono intelligence, cooperazione internazionale, sistemi di sorveglianza satellitare, cyber security, formazione degli equipaggi e un efficace impiego di personale specializzato, compreso quello delle Guardie Particolari Giurate autorizzate a operare sulle navi mercantili. Le recenti crisi dimostrano come la sicurezza delle rotte marittime sia ormai una componente essenziale della sicurezza economica nazionale. Difendere una nave significa proteggere le catene di approvvigionamento, garantire la continuità del commercio internazionale e tutelare la stabilità dei mercati. La pirateria, dunque, non appartiene al passato. Ha semplicemente cambiato volto, adattandosi ai nuovi equilibri geopolitici e sfruttando le vulnerabilità create dai conflitti regionali. Ed è proprio in questo scenario che la cooperazione tra Marina Militare, intelligence, armatori e sicurezza privata continua a rappresentare uno degli strumenti più efficaci per garantire la libertà di navigazione. Difendere una nave oggi significa difendere l’economia, la sicurezza e gli interessi strategici di un Paese. Cinque lezioni dalla pirateria moderna Le crisi regionali modificano immediatamente le rotte del commercio mondiale. La sicurezza privata integra, ma non sostituisce, la funzione dello Stato. Intelligence e sicurezza marittima sono oggi strettamente interconnesse. La resilienza della logistica è un elemento della sicurezza economica nazionale. La pirateria evolve insieme ai conflitti e alle trasformazioni geopolitiche. Pirateria marittima: una minaccia che cambia volto. Dalle guardie giurate armate alle nuove rotte del commercio mondiale
- POLIZIA DI STATO: ADOTTATE 30 MISURE DI PREVENZIONE
La Polizia di Stato di Ragusa impegnata nel contrasto dei reati investe sull’attività di prevenzione. Nell'ambito di una mirata strategia di contrasto all'illegalità diffusa, nei giorni scorsi, il Questore della Provincia di Ragusa ha adottato svariate misure di prevenzione, notificando ben 30 provvedimenti nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi. In particolare sono stati adottati: N. 02 Ammonimenti per violenza domestica; N. 14 Avviso Orale; N. 06 Foglio di via obbligatorio con divieto di ritorno riguardate svariati comuni della provincia iblea; N. 06 D.AC.UR A questo bilancio si aggiungono due provvedimenti emessi dal Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione di Catania – che ha accolto pienamente le proposte avanzate dal Questore di Ragusa. Il primo riguarda l'applicazione della Sorveglianza Speciale con divieto di avvicinamento alla parte offesa e braccialetto elettronico, attivata d'urgenza nell'ambito delle tutele del "Codice Rosso". Il secondo ha disposto la Sorveglianza Speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza nei confronti di un soggetto stabilmente dedito ad attività illecite. I decreti, arrivano al termine di una minuziosa attività di analisi e controllo condotta dagli uffici della Questura, in sinergia con i Commissariati distaccati e le altre forze di polizia. L'obiettivo primario di questa massiccia operazione è intercettare e neutralizzare sul nascere le condotte illecite, applicando gli strumenti che la legge mette a disposizione per tutelare la sicurezza pubblica prima ancora che i reati vengano reiterati o portati a conseguenze estreme. Questa importante risposta istituzionale conferma la linea di fermezza adottata dalla Polizia di Stato nel ragusano, con un focus particolare sulla prevenzione dei reati predatori, delle truffe ai danni di soggetti vulnerabili e della violenza di genere. In tale contesto interviene la misura del D.AC.UR che vieta di fare accesso a specifiche aree urbane (stazioni, piazze, monumenti) a quei soggetti che reiterano comportamenti molesti o pericolosi come l’ubriachezza molesta o atti contro il decoro urbano. POLIZIA DI STATO: ADOTTATE 30 MISURE DI PREVENZIONE - Questura di Ragusa | Polizia di Stato
- Accordo da 500 miliardi tra Nvidia e Wall Street: cosa rivela sul boom dell'IA
Nvidia ha arruolato Wall Street per finanziare i propri clienti. Il produttore statunitense di chip ha annunciato la scorsa settimana di aver firmato memorandum d'intesa con i maggiori gestori di asset di Wall Street, tra cui Apollo Global Management, Blackstone, BlackRock, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR, per raccogliere oltre mezzo trilione di dollari che le società di IA potranno prendere in prestito. Questi fondi serviranno a comprare i suoi chip e a costruire i server che li fanno funzionare. Le sei società creeranno quelle che Nvidia definisce "piattaforme di finanziamento del calcolo", alimentate da capitali istituzionali, fondi assicurativi e credito privato. I debitori potranno usare i proventi per acquistare chip, server, apparecchiature di rete, edifici e forniture di energia. Nvidia ha la possibilità di garantire fino a un quarto di ogni operazione. Questo riduce il tasso d'interesse pagato dai suoi clienti, pur lasciando la gran parte del rischio di credito in capo ai finanziatori. L'amministratore delegato Jensen Huang ha spiegato di essersi rivolto solo a queste sei società e che nessuna ha rifiutato. Il punto è proprio tenere quella spesa fuori dai loro bilanci. Il fatto stesso che sia necessaria una struttura del genere dice molto agli investitori su dove si trovano oggi i vincoli del boom dell'IA. Questo gioco di ingegneria finanziaria si basa su una sola riclassificazione. Le unità di elaborazione grafica (GPU) sono sempre state considerate apparecchiature che si svalutano rapidamente, superate ogni volta che arriva una generazione più veloce. Accordo da 500 miliardi tra Nvidia e Wall Street: cosa rivela sul boom dell'IA
- Viaggiano col figlio morto in autostrada per 100 chilometri senza accorgersene: «Pensavamo che dormisse»
Hanno viaggiato in auto con il figlio di 31 anni morto, ma se ne sono accorti solo dopo un centinaio di chilometri. Il drammatico episodio è avvenuto oggi lungo il tratto pavese dell'autostrada A21 Torino-Piacenza, tra i caselli di Casteggio e Voghera, nel Pavese, lungo la carreggiata diretta verso il capoluogo piemontese. Sulla vettura viaggiava una famiglia di origini romene: al volante il padre, al suo fianco la madre, sul sedile posteriore il figlio. Il 31enne sembrava essersi addormentato. I genitori hanno provato più volte a svegliarlo, senza risultati. Il conducente si è fermato in un'area di sosta tra Casteggio e Voghera: solo in quel momento i genitori si sono resi conto che il figlio non solo non rispondeva, ma sembrava aver perso conoscenza. A quel punto, erano le 7.30 di questa mattina, hanno chiesto l'intervento del 118. Nel giro di pochi minuti gli operatori sono arrivati sul posto, ma non hanno potuto far altro che constatare l'avvenuto decesso dell'uomo, stroncato da un malore. I genitori hanno spiegato che il figlio aveva pronunciato le ultime parole circa 100 chilometri prima. Il 31enne, da quanto è stato riferito al 118, soffriva di lievi problemi cardiaci. Viaggiano col figlio morto in autostrada per 100 chilometri senza accorgersene: «Pensavamo che dormisse»












