Zuckerberg testimone nel processo su minori e dipendenza da social: «Se il Cda mi licenzia, ne creo un altro»
- squadsmpd

- 19 feb
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«Se crei qualcosa di utile, le persone poi vorranno usarlo in modo naturale». Ha esordito così Mark Zuckerberg nella sua testimonianza al tribunale di Los Angeles. Nonostante le varie udienze che hanno visto il suo intervento al Congresso americano, è la prima volta, per il ceo di Meta, davanti ai giudici.
«Se il consiglio di amministrazione vuole licenziarmi potrei eleggere un nuovo consiglio e reintegrarmi», ha risposto il ceo di Meta agli avvocati che gli hanno chiesto se avesse mentito durante la sua apparizione in un podcast dicendo di non temere un licenziamento perché vanta poteri di voto nell'azienda.
Zuckerberg poi si è scusato del fatto che il filtro di Instagram per individuare e quindi bloccare l'accesso ai minori di 13 anni non abbia funzionato e, invitato a commentare le lamentale provenienti anche dall'interno dell'azienda, secondo cui non si sta facendo abbastanza per evitare che i minori di 13 anni utilizzino la piattaforma, il 41enne a capo di Meta ha affermato che sono stati apportati miglioramenti, ma «avrei voluto che ci fossimo riusciti prima».
Il processo in corso prevede la discussione di 22 cause legali, che faranno da “casi scuola”. Sono 1.600 le persone al momento coinvolte come querelanti. Si accusano le società che gestiscono i principali social media di aver creato meccanismi appositi sulle piattaforme per creare dipendenza e — di conseguenza — problemi di salute mentale nei più giovani.
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