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549 risultati trovati con una ricerca vuota
- Vigilantes durante l’estate. L’amministrazione a caccia di sponsorizzazioni private
Prende concretamente forma la ricerca di risorse per proseguire il monitoraggio. Le categorie dovranno unirsi in un apposito Comitato di raccolta fondi . Via alla ricerca di sponsor per sostenere il servizio di vigilantes durante l’estate. L’amministrazione comunale ha approvato l’avvio di un progetto di partenariato pubblico-privato volto al finanziamento di servizi di vigilanza privata da parte di Guardie Particolari Giurate armate, attraverso l’avvio di iniziative di raccolta fondi e sponsorizzazioni. E così la strategia per affrontare la stagione turistica prende forma, con le categorie che dovranno appositamente riunirsi in un Comitato promotore dedicato al sostegno finanziario di tali misure di sicurezza sussidiaria. I servizi saranno finalizzati esclusivamente alla tutela dei beni mobili e immobili di proprietà comunale e al supporto nel presidio del territorio, in piena coordinazione con le forze dell’ordine e la polizia locale. Le risorse raccolte saranno vincolate all’affidamento dei servizi di vigilanza a istituti di vigilanza privata regolarmente autorizzati, tramite le procedure previste dal codice dei contratti pubblici. Il servizio dovrà essere attivo per l’intero arco della stagione estiva vista la peculiarità del territorio di Forte dei Marmi che, durante la stagione estiva, registra un eccezionale incremento del flusso turistico, rendendo necessario un innalzamento dei livelli di vigilanza e tutela del patrimonio pubblico. Del resto nelle settimane scorse il sindaco aveva anticipato la volontà di proseguire nell’esperienza che aveva dato "risultati soddisfacenti" dopo l’avvio a dicembre del monitoraggio notturno dei vigilantes con costi interamente a carico del Comune. E così, "al fine di garantire il decoro e la prevenzione di atti vandalici o illeciti a danno della proprietà pubblica" l’amministrazione ha deciso di credere fortemente in questa soluzione, anche alla luce degli incontri intercorsi con i rappresentanti delle principali categorie economiche e associazioni di settore del territorio che hanno condiviso una positiva analisi dei mesi effettuati in via sperimentale, dicendosi disponibili a collaborare attivamente "per il mantenimento di elevati standard di sicurezza, percepiti come elemento essenziale dell’attrattività turistica e della qualità della vita cittadina". fonte: Vigilantes durante l’estate. L’amministrazione a caccia di sponsorizzazioni private PARTECIPA AL CORSO
- «Putin vuole la guerra, intende sterminarli tutti». Il labiale di Trump a re Carlo III nel faccia a faccia alla Casa Bianca
Cosa si sono detti Trump e Re Carlo III Secondo questa interpretazione, durante il saluto ufficiale sul prato della Casa Bianca il presidente americano avrebbe fatto riferimento alla sparatoria di sabato sera a Washington, lasciando intendere preoccupazione per la situazione. Il sovrano britannico, sempre stando alla ricostruzione, avrebbe risposto mostrando un certo disagio e la volontà di non soffermarsi troppo sull’argomento. Trump avrebbe quindi chiesto al re se stesse bene, definendo quanto accaduto “non positivo”, per poi aggiungere di sentirsi ora più preparato ad affrontare determinate situazioni. Poco dopo, il colloquio avrebbe preso una piega ancora più delicata: il presidente avrebbe parlato apertamente dei suoi contatti con Vladimir Putin, sostenendo che il leader russo sarebbe orientato verso il conflitto e ventilando scenari estremi. Le reazioni di Re Carlo III Re Carlo III avrebbe tentato più volte di rimandare la discussione a un momento successivo, cercando di riportare il dialogo su toni più istituzionali. Nonostante ciò, Trump avrebbe insistito, esprimendo timori su possibili conseguenze devastanti. Come confermato dallo stesso Daily Mail, solo in seguito la conversazione si sarebbe alleggerita, con il presidente intento a mostrare al sovrano alcuni progetti legati alla Casa Bianca, inclusa la futura sala da ballo. Da lì, il gruppo si è spostato all’interno della residenza presidenziale per proseguire gli impegni ufficiali, tra cui un tè e una visita ad alcune aree rinnovate. La visita del re e della regina consorte negli Stati Uniti, organizzata in occasione delle celebrazioni per un importante anniversario nazionale, proseguirà con eventi più formali nei giorni successivi, compresa una cena di gala. «Putin vuole la guerra, intende sterminarli tutti». Il labiale di Trump a re Carlo III nel faccia a faccia alla Casa Bianca
- E’ arrivato Tritone, nave polivalente di supporto della Marina Militare
Fincantieri, attraverso il proprio Polo Tecnologico della Subacquea, ha consegnato oggi alla Marina Militare, presso il cantiere di Palermo, l’unità polivalente di supporto “Tritone”, concepita per garantire la massima versatilità operativa, con particolare riferimento alle attività nella dimensione subacquea. Presenti alla cerimonia di consegna l’Ammiraglio di squadra Vincenzo Montanaro, Comandante logistico della Marina Militare, l’Ammiraglio Ispettore Capo Cristiano Nervi, Direttore NAVARM, e Gabriele Maria Cafaro, Executive Vice President Underwater di Fincantieri. L’articolato programma di adeguamento a cui è stata sottoposta Nave “Tritone” nello stabilimento di Palermo, ha permesso di potenziarne le capacità operative e di rafforzarne l’integrazione con il sistema delle competenze nazionali di Marina Militare. La configurazione modulare e la flessibilità degli spazi consentono di ricoverare, movimentare, alimentare e mantenere payload diversificati – inclusi sistemi senza equipaggio aerei, di superficie e subacquei – garantendo una rapida riconfigurazione in base alle missioni da assolvere. La sua architettura modulare costituisce un fattore decisivo non solo per la versatilità d’impiego, ma anche in chiave prospettica: permette infatti l’adozione di sistemi tecnologici sempre aggiornati senza intervenire sulla piattaforma madre, assicurando rapidità di adattamento rispetto alle esigenze operative emergenti. Nave “Tritone” svolgerà inoltre un ruolo abilitante per la definizione dei requisiti delle nuove unità da progettare, ovvero le future Unità Polivalenti per la Sorveglianza della Dimensione Subacquea (UPSDS), che entreranno a far parte della flotta a partire dal 2031. Grazie alle numerose sperimentazioni che condurrà, l’unità contribuirà allo sviluppo di soluzioni tecnologiche e operative fondamentali per affrontare un dominio – quello subacqueo – sempre più strategico per la sicurezza nazionale. Pierroberto Folgiero, Amministratore Delegato e Direttore Generale di Fincantieri, ha commentato: “La dimensione subacquea sta evolvendo verso un ecosistema sempre più articolato, in cui convergono applicazioni di difesa, dual use e commerciali, e dove la protezione delle infrastrutture critiche, la mitigazione delle minacce non convenzionali e le attività di esplorazione richiedono livelli crescenti di integrazione tecnologica. In questo contesto, la capacità di integrare sistemi senza equipaggio con le piattaforme tradizionali rappresenta un fattore chiave nell’evoluzione delle capacità marittime. Con Nave Tritone, Fincantieri conferma la propria visione industriale e il ruolo di abilitatore tecnologico del sistema-Paese, riconoscendo la subacquea come uno dei pilastri strategici del Piano Industriale 2026–2030 e contribuendo al rafforzamento di una sovranità tecnologica sempre più determinante per il futuro dell’Italia”. Con questa consegna, Fincantieri consolida il proprio ruolo di orchestratore di tecnologie ad alta complessità, capace di operare in continuità dalla superficie al fondale, dall’hardware al software e di sviluppare soluzioni modulari, scalabili e interoperabili che rafforzano la capacità del sistema-Paese di rispondere con rapidità, sicurezza e visione integrata alle sfide emergenti. fonte: E’ arrivato Tritone, nave polivalente di supporto della Marina Militare - Corriere dell'Economia
- Scoperto in via Gramsci, spacciatore rompe il naso a una guardia giurata
Un uomo, sorpreso mentre spacciava in via Gramsci, ha reagito con violenza colpendo al volto una guardia giurata, fratturandogli il naso. L’episodio è avvenuto nelle ultime ore in via Gramsci, una delle strade più battute dallo spaccio nel centro storico genovese. Cosa è successo La guardia giurata, in servizio per conto di Sicuritalia, ha notato l’uomo mentre stava cedendo dosi di droga a passanti e si è avvicinata per un controllo. A quel punto lo spacciatore, invece di fuggire o collaborare, ha aggredito l’operatore colpendolo violentemente con un pugno al viso. La vittima ha riportato un trauma facciale grave con frattura del naso. I soccorsi Soccorsa sul posto, è stata trasportata in ospedale dove è stata medicata. I sanitari le hanno diagnosticato una frattura nasale e un trauma contusivo al volto, con prognosi di diversi giorni. fonte: Scoperto in via Gramsci, spacciatore rompe il naso a una guardia giurata - Primocanale.it - Le notizie aggiornate dalla Liguria PARTECIPA AL CORSO
- Polizia in lutto, scompare a 38 anni un agente: stroncato da un malore prima del turno di lavoro
Il poliziotto aveva prestato servizio a lungo a Rimini. Inutili i soccorsi, lascia moglie e due figli. Cordoglio tra i colleghi Un malore improvviso, la corsa disperata dei soccorsi e una notizia che in poche ore ha fatto il giro delle stanze della Questura di Rimini, lasciando sgomento e dolore. È morto a soli 38 anni Francesco Schiavone, poliziotto che per diversi anni ha prestato servizio in città, dove era conosciuto e stimato da colleghi e superiori. L’agente, originario di Marano di Napoli, è stato stroncato l’altro ieri da un malore che lo ha colpito mentre si stava preparando per andare al lavoro. Inutili i tentativi di rianimarlo. Schiavone lascia la moglie Maria, sposata appena un anno fa, e due figli piccoli. Leggi le notizie di RiminiToday su WhatsApp: iscriviti al canale Aveva lavorato a Rimini dal 2019 fino al settembre 2025, prima alle volanti e poi in squadra mobile, costruendo nel tempo rapporti solidi e un forte legame con l’ambiente della Questura. Proprio tra i colleghi riminesi la notizia della sua scomparsa ha suscitato profondo cordoglio. Oggi Schiavone era in servizio presso la Questura di Napoli. Nelle ore successive alla tragedia è stata avviata anche un’iniziativa solidale per offrire un aiuto concreto alla famiglia in questo momento difficile. Repower Tra i tanti messaggi di cordoglio, particolarmente toccante quello del professor Michele Izzo, che lo aveva avuto come alunno: “La notizia della prematura morte del giovane poliziotto Francesco Schiavone è una di quelle che non avrei mai voluto ricevere. Francesco, alunno mio di quand'ero maestro alla scuola Borsellino, era un ragazzino educato nei comportamenti e nel rispetto verso se stesso e gli altri, sempre pronto ad aiutare chi era in difficoltà. La mia vicinanza alla famiglia, in particolare alla mamma e alle sorelle che lo hanno cresciuto con cura e amore immenso. Ciao Francesco, che il Signore ti custodisca sotto il suo manto”. Polizia in lutto, scompare a 38 anni un agente: stroncato da un malore prima del turno di lavoro
- Guerra Ucraina, l'operazione di Kiev in Crimea: colpite tre navi da guerra e un caccia Mig-31
Le navi da sbarco classe Ropucha "Yamal" e la "Filchenkov", quella per la raccolta di informazioni "Ivan Khurs", un caccia Mig-31 presso l'aeroporto di Belbek. Sono gli obiettivi colpiti in Crimea da un attacco ucraino con droni nella notte tra il 25 e il 26 aprile. Lo riportano gli 007 di Kiev, secondo cui l'operazione guidata dalle forze speciali Alpha con i droni a lungo raggio avrebbe colpito la base navale della flotta russa nel Mar Nero nella Sebastopoli occupata e l'aeroporto militare di Belbek. Gli obiettivi colpiti Tra gli obiettivi colpiti le grandi navi da sbarco della Marina russa Yamal e Filchenkov e il centro di addestramento Lukomka della Flotta del Mar Nero, il quartier generale dell'unità di ricognizione radiotecnica della difesa aerea russa e la stazione radar Mr-10M1 "Mys-M1". Per l'Sbu sono stati colpiti anche un aereo Mig-31 e l'unità tecnico operativa dell'aeroporto di Belbek. «In totale, sommando tutte queste perdite, la Russia ha subito danni per una cifra compresa tra 1 e 1,3 miliardi di dollari, mentre gli ucraini hanno speso tra i 50.000 e i 300.000 dollari», spiegano gli analisti. L'attacco è stato confermato anche dal capo di Sebastopoli nominato dai russi, Mikhail Razvozhayev, che ha scritto su Telegram che nella tarda serata del 25 aprile le forze russe stavano respingendo un attacco ucraino con l'impiego di sistemi di difesa aerea. Secondo Mosca sarebbero stati abbattuti 71 droni ucraini, ma 17 abitazioni sono state danneggiate insieme a veicoli civili, negozi e una linea ferroviaria di collegamento. Stop Il capo ad interim dell'Sbu, Yevhen Khmara, ha detto che l'operazione mirava a indebolire le infrastrutture militari russe. «Ogni operazione di questo tipo segue una logica precisa: distruggiamo metodicamente elementi chiave dell'infrastruttura militare nemica, come la flotta, l'aviazione, la ricognizione e la difesa aerea» Guerra Ucraina, l'operazione di Kiev in Crimea: colpite tre navi da guerra e un caccia Mig-31
- Caos al Pronto soccorso, operatori barricati all’interno del triage: aggredita la Guardia Giurata
Un uomo ha aggredito il personale sanitario al Pronto soccorso. Intervento della Polizia di Stato e arresto in flagranza Caos all’alba al Pronto soccorso di Rimini, dove domenica (26 aprile) un uomo ha aggredito il personale sanitario e una guardia giurata, costringendo gli operatori a barricarsi all’interno del triage. La situazione ha richiesto l’intervento immediato della Polizia di Stato, che ha riportato l’ordine nella struttura. L’episodio ha creato forte spavento tra i presenti. L’episodio si è concluso con l’arresto dell’uomo, un cittadino bosniaco già noto alle forze dell’ordine, accusato di lesioni personali, danneggiamento e resistenza a pubblico ufficiale. Decisivo l’intervento delle Volanti, allertate intorno alle 6,40. L’uomo è ora a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa del giudizio direttissimo. L’intervento è scattato a seguito di una segnalazione giunta alla sala operativa per la presenza di una persona che stava creando disordini all’interno della struttura ospedaliera. Gli agenti, arrivati rapidamente sul posto, hanno riconosciuto il soggetto, già conosciuto alle forze dell’ordine e destinatario pochi giorni prima di due misure di prevenzione emesse dalla Divisione Anticrimine: il Dacur e l’avviso orale del Questore di Rimini. All’arrivo delle pattuglie, il personale sanitario e le guardie giurate si erano rifugiati all’interno del triage, visibilmente impauriti. Con difficoltà, i poliziotti sono riusciti a riportare l’uomo all’esterno del Pronto soccorso, accompagnandolo poi in Questura per gli accertamenti di rito. Gli agenti rimasti sul posto hanno quindi raccolto le testimonianze dei presenti, ricostruendo quanto accaduto. Secondo quanto riferito, intorno alle 6,15 l’uomo si sarebbe svegliato dopo aver trascorso la notte nella struttura e avrebbe iniziato a minacciare verbalmente il personale infermieristico. Successivamente avrebbe aggredito una guardia giurata con sputi, calci e pugni, danneggiando inoltre la vetrata del triage con un colpo. Alla luce dei fatti, l’uomo è stato arrestato in flagranza. Nei suoi confronti è stata applicata la normativa introdotta con il decreto legge 137/2024, convertito nella legge n. 171 del 18 novembre 2024, che prevede misure urgenti per il contrasto alla violenza contro il personale sanitario e per il danneggiamento dei beni destinati all’assistenza. Caos al Pronto soccorso, operatori barricati all’interno del triage: aggredita la guardia giurata PARTECIPA AL CORSO
- Lite in macelleria, colpisce il capo con un pezzo di carne e perde il lavoro, ma ottiene 75 mila euro di risarcimento
Ferrara, Floriana Fraboni licenziata dopo una lite sul lavoro ottiene giustizia: il tribunale stabilisce che il provvedimento era sproporzionato e riconosce un risarcimento. Ferrara, caso Floriana Fraboni: licenziamento annullato dopo la lite Dopo oltre due decenni di attività senza alcuna contestazione disciplinare, Floriana Fraboni è stata licenziata in seguito a un episodio avvenuto nel reparto macelleria dove lavorava. La decisione dell’azienda è stata però ribaltata dal Tribunale di Ferrara, che ha dichiarato illegittimo il provvedimento. La giudice ha riconosciuto che il licenziamento rappresentava una misura eccessiva rispetto ai fatti contestati, sottolineando la mancanza di precedenti disciplinari nella carriera della dipendente. La società è stata quindi condannata a versare alla lavoratrice un risarcimento di circa 75 mila euro, comprensivo di indennità e spese legali. Durante la vicenda, circa duemila clienti avevano sottoscritto una petizione a sostegno della dipendente, evidenziando il rapporto costruito negli anni con la clientela. La lite in macelleria e il gesto che ha portato al licenziamento L’episodio si è verificato durante una giornata di lavoro segnata da tensioni con un nuovo caporeparto, descritto come dai toni «sopra le righe». Secondo quanto ricostruito, la lavoratrice era stata rimproverata poco prima dell’apertura del punto vendita. In un secondo momento, il superiore si sarebbe riavvicinato, continuando il rimprovero e poggiandole una mano sul braccio. A quel punto, Floriana Fraboni ha reagito lanciando un pezzo di carne che stava lavorando, colpendo l’uomo al volto e provocandogli una lieve escoriazione sotto l’occhio. La decisione del tribunale e il risarcimento riconosciuto Il Tribunale di Ferrara ha accolto le argomentazioni della difesa e del sindacato Filcams Cgil, ribadendo che il licenziamento deve rappresentare l’«extrema ratio» nei rapporti di lavoro. La sentenza evidenzia come il regolamento aziendale non possa superare il principio di proporzionalità previsto dalla normativa vigente e dai contratti collettivi. Alla luce di queste valutazioni, la sanzione è stata giudicata non adeguata rispetto al comportamento contestato. Nel frattempo, Floriana Fraboni ha trovato un nuovo impiego presso un’altra realtà commerciale, con una retribuzione inferiore. La lavoratrice ha scelto di non chiedere il reintegro nel precedente posto di lavoro, optando per l’indennità risarcitoria massima prevista, pari a 24 mensilità. Lite in macelleria, colpisce il capo con un pezzo di carne e perde il lavoro, ma ottiene 75 mila euro di risarcimento
- Il "Mismatch" del Congedo: Quando l'abito civile stringe sull'anima militare ( dr Procida Dario)
Indossare la divisa non è mai una scelta forzata, ma l'espressione profonda delle proprie ideologie e del proprio modo di essere. Chi sceglie di servire il Paese fin da giovane, fregiandosi delle stellette, non lo fa per mera necessità economica, ma spinto da un'autentica devozione. L'arruolamento plasma l'individuo attraverso una mentalità militare che non è un semplice "modo di pensare", ma un vero e proprio sistema operativo interno, scolpito nel carattere dall'addestramento e dalla disciplina. In questo contesto: Il senso del dovere non è mai percepito come un lavoro, ma come il costante raggiungimento di un obiettivo superiore. Lo spirito d'appartenenza diventa il collante di una fratellanza d'armi, dove uomini e donne marciano uniti verso la stessa meta. La resilienza si traduce nella capacità di operare sotto stress, accettando sacrifici e lunghi periodi di lontananza dagli affetti. Questi sono i nodi che intrecciano il cameratismo: un legame che nasce quando si è ancora "spine" (reclute) e si fortifica fino a diventare "nonni" (veterani). È un sentimento alimentato dalla vita vissuta gomito a gomito: dalle fatiche dell'addestramento e delle missioni, fino alla quotidianità condivisa nelle camerate e nelle mense. Ma cosa accade quando giunge il momento del congedo che sia dopo pochi anni di ferma o dopo oltre quaranta di carriera e si passa in quiescenza? In entrambi i casi, la risposta risiede nel monito di ogni istruttore che ha lasciato il segno: "Mai fermarsi!". Perché militare non lo si è per l'orario di servizio, ma per tutta la vita. Il Ministero della Difesa ha attuato un network quale il SILDifesa che funge da domanda e richiesta di lavoro per i militari in congedo, ma soddisfa veramente le esigenze dei militari in congedo? Spesso tendono a muoversi in autonomia cercando una continuità in quello che hanno sempre fatto. Per decenni, il congedo militare è stato visto come la fine di un percorso lineare. Oggi, con un mercato del lavoro fluido e affamato di competenze tecniche, si è trasformato in una sfida di traduzione linguistica e culturale. Nonostante il bagaglio tecnico e umano, molti ex militari faticano a trovare una collocazione nel privato che rispecchi il loro reale valore. È il cosiddetto "mismatch": un cortocircuito tra domanda e offerta. Un termine inglese che significa mancata corrispondenza, disallineamento, discrepanza o accoppiamento errato. Una volta tolta la divisa, sebbene essa rimanga cucita sulla pelle, è necessario essere in grado di resettare il proprio "Io". L'esperienza militare sia essa operativa o meno, forgiata da addestramenti, missioni e magari impreziosita da elogi ed encomi può rivelarsi un’arma a doppio taglio nel contesto privato. Sai di poter essere un valore aggiunto per l’azienda, ma devi scontrarti con una realtà dove il focus principale è esclusivamente la produttività e la velocità del profitto. In questo mondo, la meritocrazia è un concetto labile: spesso ciò che fai viene considerato semplicemente "dovuto", senza quel riconoscimento del valore umano a cui eri abituato. Ti troverai spesso a pensare che si dovrebbe procedere in un determinato modo, secondo logica e rigore, ma finirai per scontrarti con chi ti impone direttive diverse, dettate unicamente da ragioni economiche, scarsità di mezzi o tempistiche stringenti. Nella tua mentalità, il successo del singolo è il successo del reparto. Nel privato, invece, l’invidia è spesso il motore che logora i rapporti professionali e trasforma il tuo traguardo in una minaccia per gli altri. L’istinto ti spinge a fraternizzare con i colleghi, cercando quel cameratismo che per te è naturale. Tuttavia, spesso troverai muri invalicabili e persone pronte a usarti per interesse personale o per compiacere il superiore. Quando ritieni che valga la pena rischiare consapevole che in ballo non c'è la vita umana, l’azienda si blocca, terrorizzata dalla perdita economica o reputazionale. Anche la concezione del tempo è radicalmente diversa: Per te: Il lavoro è una missione da portare a termine, costi quel che costi. La puntualità è un dogma: "se non sei in anticipo, sei in ritardo". Per il privato: Tutto è contrattualizzato. Esistono orari rigidi, tutele sindacali e la ricerca costante del work-life balance, concetti che possono sembrare quasi estranei a chi ha vissuto in funzione del dovere h24. Da lì a poco scoprirai che è una realtà che ti va stretta. A questo punto, ti restano due scelte fondamentali: La prima scelta è quella dell’adattamento, d'altronde quando eri militare hai dovuto adeguarti a nuovi Generali in comando e Governi di Stato e quindi non ti resta che di integrarti pienamente nella realtà del settore privato. Questo richiede la consapevolezza che esiste una frattura netta tra i due mondi: Un linguaggio diverso: Dovrai tradurre il tuo gergo in codici aziendali, pur applicando le stesse pratiche d'eccellenza. Una diversa percezione dell'autorità: Accettare che il comando non derivi sempre dal merito o dal grado, ma da logiche di mercato. Un'etica del lavoro differente: Confrontarti con colleghi che non condividono le tue radici e con un'azienda che spesso sacrifica la formazione perché non prevista da rigide normative o non ritenuta immediatamente profittevole cosa per te pilastro fondamentale. La seconda scelta e quella dell'Intraprendenza, quante volte ti sei dovuto avventurare in situazioni più difficili e rischiosi, consapevole che non c’era una strada di ritorno, lontano dagli affetti e vicino al pericolo. Questa seconda possibilità è quella di diventare il capo di te stesso. In questa visione, sei tu a plasmare la struttura aziendale secondo i tuoi valori e la tua visione. Qui, l'organizzazione prende la forma di ciò che ritieni giusto: dove le procedure riflettono il tuo rigore e dove i rischi e i successi sono il frutto diretto della tua esperienza. In questa strada, la tua "mentalità militare" non è più un elemento da smussare per compiacere gli altri, ma diventa il cuore pulsante e il vantaggio competitivo della tua impresa. In conclusione Nel plasmare il tuo nuovo "Io", concediti il tempo necessario per comprendere la tua reale direzione. Non cedere alla tentazione di accettare la prima occupazione che capita: cerca una strada che ti gratifichi profondamente e che mantenga vivo quell’ardore che, come soldato, ti ha sempre contraddistinto. Il mercato offre percorsi differenti, ognuno capace di valorizzare la tua forma mentis: L'impiego operativo: Puoi continuare a servire in prima linea, indossando una divisa come Guardia Giurata o collaborando con società di sicurezza internazionali all'estero. Il ruolo da specialista: Puoi evolvere verso una carriera in "giacca e cravatta" come Security Manager, Travel Security Specialist, Criminologo, Investigatore, Analista Geopolitico, esperto di Intelligence o nella Cyber Security. Tuttavia, ricorda: per rendere il tuo curriculum militare realmente competitivo nel settore privato, dovrai integrare la tua esperienza con nuove certificazioni, lauree o corsi tecnici. La formazione sarà la tua nuova missione. Ma non temere: la profondità della tua esperienza vissuta resterà un valore unico e un vantaggio strategico che nessuno studio teorico potrà mai sostituire. Articolo a cura dr Procida Dario
- Il peso del silenzio e l'eredità del sangue: l'enigma irrisolto di Luisa Manfredi a Lula. (dr.ssa Deiana Mariantonietta)
Il 25 novembre 2003, nel cuore profondo della Barbagia, il comune di Lula divenne il teatro di uno dei delitti più atroci e simbolici della cronaca sarda contemporanea, un evento che ancora oggi, a distanza di oltre vent'anni, vibra come una ferita aperta nel tessuto sociale e nella coscienza collettiva. Luisa Manfredi, una ragazza di soli quattordici anni, si trovava sul balcone della sua casa in località Sa Conchedda, un punto d'osservazione privilegiato che guarda il paese dall'alto, intenta a sbrigare una faccenda domestica ordinaria come stendere un cesto di panni. In quella penombra autunnale, un cecchino appostato nell'oscurità delle rocce circostanti premette il grilletto di un fucile Mossberg Maverick calibro 12, esplodendo un colpo letale che raggiunse la giovane alla tempia, spezzando istantaneamente una vita che stava appena sbocciando. Come analisti del fenomeno criminale e osservatori delle dinamiche educative, non possiamo esimerci dal considerare la vittima oltre il suo legame di sangue: Luisa era sì la figlia del noto bandito Matteo Boe, ma la sua esistenza procedeva su binari diametralmente opposti a quelli della violenza e del malaffare, essendo una studentessa riservata, dedita allo studio e appassionata di danza, simboli di una volontà di riscatto e di una ricerca di normalità in un contesto pesantemente influenzato da logiche arcaiche. L’orrore di questo omicidio è amplificato dall’ipotesi, mai del tutto accantonata, dello scambio di persona: la straordinaria somiglianza fisica tra Luisa e sua madre, Laura Manfredi, suggerisce che il killer cercasse quest'ultima e che la quattordicenne sia stata vittima di un tragico errore di identificazione dovuto alla scarsa luce e alla distanza. Le indagini, lunghe e complesse, hanno cercato di penetrare il muro di nebbia che avvolgeva Lula in quel 2003, un anno segnato da feroci veleni politici e tensioni amministrative che laceravano il paese; gli inquirenti vagliarono inizialmente la pista passionale, che portò a un lungo iter processuale conclusosi però con un’assoluzione definitiva in Cassazione, per poi spostare l'attenzione su dinamiche di potere locale che coinvolsero persino la posizione di un ex assessore comunale, la cui posizione venne archiviata per totale mancanza di prove, impronte o un movente sufficientemente solido da reggere il peso di un'accusa formale. Ciò che resta dopo due decenni di silenzi e vicoli ciechi è la figura di un assassino che è ancora un’ombra libera, un fantasma che cammina tra le persone protetto da un'omertà che sembra invalicabile. In un'ottica criminologica, il caso di Luisa Manfredi non è solo un "cold case", ma la rappresentazione plastica di come il silenzio possa diventare uno strumento di controllo sociale e una forma di violenza secondaria che impedisce alla verità di emergere, lasciando che il sospetto e la paura continuino a corrodere le fondamenta di una comunità. Se ci interroghiamo su come sia possibile perdonare il silenzio che copre un omicidio così brutale, dobbiamo riconoscere che ogni giorno senza un colpevole è un giorno in cui la giustizia sociale fallisce il suo compito educativo, permettendo che la memoria di una ragazza innocente rimanga prigioniera di una logica di sangue che lei stessa aveva cercato di superare con la grazia della sua danza e la forza dei suoi libri. La storia di Luisa, dunque, rimane un monito costante sulla necessità di scardinare quei codici d'onore distorti che preferiscono l'ombra alla luce, affinché il sacrificio di una giovane vita non sia stato vano e la Sardegna possa finalmente rimarginare una ferita che non è solo di una famiglia, ma di un intero popolo. articolo di: DIVENTA REFERENTE
- Femminicidio a Foggia, guardia giurata uccide la moglie a colpi di pistola
Il delitto è stato compiuto nell'abitazione della coppia dopo un litigio. Sul posto sono giunti il medico legale e i carabinieri. La vittima aveva 46 anni Un uomo ha ucciso la moglie a colpi di pistola a Foggia. L'omicidio è stato compiuto nell'abitazione della coppia, in via Gaetano Salvemini. I vicini hanno riferito di aver sentito prima un litigio e poi l'esplosione di quattro proiettili. La vittima è Stefania Rago, di 46 anni. Il marito, che è stato portato in caserma dai carabinieri, si chiama Antonio Fortebraccio, guardia giurata di 48 anni. La coppia - raccontano i vicini - ha due figli di oltre 20 anni, un ragazzo e una ragazza. "La mia compagna mi ha chiamato e mi ha detto che c'era un acceso litigio in corso nell'appartamento accanto al nostro. Poi ha sentito i colpi di pistola. Dopo un po' si è affacciata e ha visto i lampeggianti delle forze dell'ordine. Sono arrivato qui e abbiamo saputo dell'uccisione della donna da parte del marito. Una notizia terribile. La mia compagna è spaventata". Lo racconta all'ANSA un vicino di casa dell'uomo, una guardia giurata, che stasera ha ucciso la moglie. La coppia ha un'età compresa tra i 40 e i 50 anni. Sul posto sono giunti il medico legale e i carabinieri. fonte: Femminicidio a Foggia, guardia giurata uccide la moglie a colpi di pistola - Notizie - Ansa.it
- Crans-Montana, le fatture ai feriti: 75mila euro per Manfredi Marcucci, 18mila per Eleonora Palmieri. «Poche ore in ospedale, è vergognoso»
Eleonora Palmieri e Manfredi Marcucci avranno bisogno di anni per riprendersi dal dramma di Capodanno a Crans-Montana . Sono tra i superstiti di una strage che resterà storica per il numero di vittime (41). Eppure nei giorni scorsi insieme alle loro famiglie si sono ritrovati davanti a una questione che è diventata in poco tempo un caso diplomatico. Dagli ospedali svizzeri che li hanno ricevuti è arrivato il conto da pagare. Non cifre di poco conto, ma migliaia di euro. Una questione che è stata risolta in breve tempo («nulla è dovuto, pagherà il cantone vallese», hanno fatto sapere le autorità elvetiche) ma che ha portato profondo turbamento e indignazione a tutte le persone coinvolte. Le fatture ai feriti A Eleonora Palmieri , la veterinaria riminese è rimasta gravemente ferita con ustioni su tutto il corpo, è arrivata una fattura da 17mila franchi, ossia più di 18 mila euro. Per Manfredi Marcucci , finito in terapia intensiva all'ospedale di Sion, il conto è stato addirittura di 75mila euro. «Questa cosa ci turba - ha detto la mamma di Eleonora a Repubblica - È vergognoso che la Svizzera presenti un costo così elevato. Vorrei sapere nel caso contrario cosa accadrebbe, di certo l’Italia non fatturerebbe 17mila euro per dodici ore di ricovero». «È una richiesta assurda - dice invece Umberto Marcucci, papà di Manfredi - Siamo in contatto con la nostra ambasciata perché vorremmo una rassicurazione scritta sul fatto che non dobbiamo nulla, anche perché sarebbe paradossale dopo quello che i nostri figli hanno passato. E anche questa vicenda ci fa apprezzare ancora di più il livello della qualità della sanità pubblica italiana». Chi paga? In calce, nella lettera ricevuta dalle famiglie italiane, c'è una piccola postilla: 'La fattura non deve essere pagata'. Si tratta dell'ennesimo inciampo nei rapporti tra l'Italia e la Svizzera, causato da un «errore», come è stato definito nei corridoi governativi del Cantone del Vallese, generato probabilmente da un funzionario eccessivamente zelante, o distratto. «Le prestazioni mediche dell'ospedale del Vallese non sono a carico delle famiglie», ha voluto precisare all'ANSA il dipartimento cantonale della sanità, che fa capo direttamente al presidente vallesano Mathias Reynard. A risolvere l'impasse è stata una telefonata, nel pomeriggio di lunedì, tra lo stesso Reynard e l'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado: «Il presidente del Cantone del Vallese mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Cantone del Vallese, ed eventualmente dalla Confederazione svizzera, e che nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall'inizio», spiega il diplomatico. «È chiaro che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo», aggiunge l'assessore della Regione Lombardia al Welfare Guido Bertolaso che rappresenta le famiglie nella fondazione Beloved, nata a Sion per sostenere le vittime della tragedia, in cui sono morte 41 persone, di cui sei italiani, e 115 sono rimaste ferite. Se la questione si è 'raffreddata', almeno dal punto di vista diplomatico, rimane ancora un'ombra di ambiguità nel linguaggio amministrativo del dipartimento del Vallese, secondo cui spetta alla LAMal, struttura elvetica che gestisce le spese mediche a livello internazionale, «determinare con le assicurazioni italiane (e/o la struttura di collegamento internazionale italiana), quale assicurazione prende in carico quale prestazione». Cornado e Reynard si rivedranno a Martigny venerdì prossimo 24 aprile per risolvere definitamente il «disguido» e fare qualche passo in avanti sul complesso dossier dei risarcimenti. Rimane l'amarezza delle famiglie : se ne fa portavoce l'avvocato Domenico Radice, definendo «inopportuna» l'iniziativa della struttura sanitaria: «In linea generale - dice - riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l'invio delle fatture poteva essere evitato». fonte: Crans-Montana, le fatture ai feriti: 75mila euro per Manfredi Marcucci, 18mila per Eleonora Palmieri. «Poche ore in ospedale, è vergognoso»












