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Il "Mismatch" del Congedo: Quando l'abito civile stringe sull'anima militare ( dr Procida Dario)

Indossare la divisa non è mai una scelta forzata, ma l'espressione profonda delle proprie ideologie e del proprio modo di essere. Chi sceglie di servire il Paese fin da giovane, fregiandosi delle stellette, non lo fa per mera necessità economica, ma spinto da un'autentica devozione.

L'arruolamento plasma l'individuo attraverso una mentalità militare che non è un semplice "modo di pensare", ma un vero e proprio sistema operativo interno, scolpito nel carattere dall'addestramento e dalla disciplina. In questo contesto:

  • Il senso del dovere non è mai percepito come un lavoro, ma come il costante raggiungimento di un obiettivo superiore.

  • Lo spirito d'appartenenza diventa il collante di una fratellanza d'armi, dove uomini e donne marciano uniti verso la stessa meta.

  • La resilienza si traduce nella capacità di operare sotto stress, accettando sacrifici e lunghi periodi di lontananza dagli affetti.

Questi sono i nodi che intrecciano il cameratismo: un legame che nasce quando si è ancora "spine" (reclute) e si fortifica fino a diventare "nonni" (veterani). È un sentimento alimentato dalla vita vissuta gomito a gomito: dalle fatiche dell'addestramento e delle missioni, fino alla quotidianità condivisa nelle camerate e nelle mense.

Ma cosa accade quando giunge il momento del congedo che sia dopo pochi anni di ferma o dopo oltre quaranta di carriera e si passa in quiescenza? In entrambi i casi, la risposta risiede nel monito di ogni istruttore che ha lasciato il segno: "Mai fermarsi!".

Perché militare non lo si è per l'orario di servizio, ma per tutta la vita.


Il Ministero della Difesa ha attuato un network quale il SILDifesa che funge da domanda e richiesta di lavoro per i militari in congedo, ma soddisfa veramente le esigenze dei militari in congedo? Spesso tendono a muoversi in autonomia cercando una continuità in quello che hanno sempre fatto.


Per decenni, il congedo militare è stato visto come la fine di un percorso lineare. Oggi, con un mercato del lavoro fluido e affamato di competenze tecniche, si è trasformato in una sfida di traduzione linguistica e culturale. Nonostante il bagaglio tecnico e umano, molti ex militari faticano a trovare una collocazione nel privato che rispecchi il loro reale valore.

È il cosiddetto "mismatch": un cortocircuito tra domanda e offerta. Un termine inglese che significa mancata corrispondenza, disallineamento, discrepanza o accoppiamento errato.


Una volta tolta la divisa, sebbene essa rimanga cucita sulla pelle, è necessario essere in grado di resettare il proprio "Io". L'esperienza militare sia essa operativa o meno, forgiata da addestramenti, missioni e magari impreziosita da elogi ed encomi può rivelarsi un’arma a doppio taglio nel contesto privato.

 

Sai di poter essere un valore aggiunto per l’azienda, ma devi scontrarti con una realtà dove il focus principale è esclusivamente la produttività e la velocità del profitto. In questo mondo, la meritocrazia è un concetto labile: spesso ciò che fai viene considerato semplicemente "dovuto", senza quel riconoscimento del valore umano a cui eri abituato.

 

Ti troverai spesso a pensare che si dovrebbe procedere in un determinato modo, secondo logica e rigore, ma finirai per scontrarti con chi ti impone direttive diverse, dettate unicamente da ragioni economiche, scarsità di mezzi o tempistiche stringenti.

 

Nella tua mentalità, il successo del singolo è il successo del reparto. Nel privato, invece, l’invidia è spesso il motore che logora i rapporti professionali e trasforma il tuo traguardo in una minaccia per gli altri.

 

L’istinto ti spinge a fraternizzare con i colleghi, cercando quel cameratismo che per te è naturale. Tuttavia, spesso troverai muri invalicabili e persone pronte a usarti per interesse personale o per compiacere il superiore.

 

Quando ritieni che valga la pena rischiare consapevole che in ballo non c'è la vita umana, l’azienda si blocca, terrorizzata dalla perdita economica o reputazionale. Anche la concezione del tempo è radicalmente diversa:

 

Per te: Il lavoro è una missione da portare a termine, costi quel che costi. La puntualità è un dogma: "se non sei in anticipo, sei in ritardo".

 

Per il privato: Tutto è contrattualizzato. Esistono orari rigidi, tutele sindacali e la ricerca costante del work-life balance, concetti che possono sembrare quasi estranei a chi ha vissuto in funzione del dovere h24.

 

Da lì a poco scoprirai che è una realtà che ti va stretta.

A questo punto, ti restano due scelte fondamentali:

 

La prima scelta è quella dell’adattamento, d'altronde quando eri militare hai dovuto adeguarti a nuovi Generali in comando e Governi di Stato e quindi non ti resta che di integrarti pienamente nella realtà del settore privato. Questo richiede la consapevolezza che esiste una frattura netta tra i due mondi:

  • Un linguaggio diverso: Dovrai tradurre il tuo gergo in codici aziendali, pur applicando le stesse pratiche d'eccellenza.

  • Una diversa percezione dell'autorità: Accettare che il comando non derivi sempre dal merito o dal grado, ma da logiche di mercato.

  • Un'etica del lavoro differente: Confrontarti con colleghi che non condividono le tue radici e con un'azienda che spesso sacrifica la formazione perché non prevista da rigide normative o non ritenuta immediatamente profittevole cosa per te pilastro fondamentale.


La seconda scelta e quella dell'Intraprendenza, quante volte ti sei dovuto avventurare in situazioni più difficili e rischiosi, consapevole che non c’era una strada di ritorno, lontano dagli affetti e vicino al pericolo. Questa seconda possibilità è quella di diventare il capo di te stesso. In questa visione, sei tu a plasmare la struttura aziendale secondo i tuoi valori e la tua visione.

  • Qui, l'organizzazione prende la forma di ciò che ritieni giusto: dove le procedure riflettono il tuo rigore e dove i rischi e i successi sono il frutto diretto della tua esperienza.

  • In questa strada, la tua "mentalità militare" non è più un elemento da smussare per compiacere gli altri, ma diventa il cuore pulsante e il vantaggio competitivo della tua impresa.


In conclusione

Nel plasmare il tuo nuovo "Io", concediti il tempo necessario per comprendere la tua reale direzione. Non cedere alla tentazione di accettare la prima occupazione che capita: cerca una strada che ti gratifichi profondamente e che mantenga vivo quell’ardore che, come soldato, ti ha sempre contraddistinto.

Il mercato offre percorsi differenti, ognuno capace di valorizzare la tua forma mentis:

  • L'impiego operativo: Puoi continuare a servire in prima linea, indossando una divisa come Guardia Giurata o collaborando con società di sicurezza internazionali all'estero.

  • Il ruolo da specialista: Puoi evolvere verso una carriera in "giacca e cravatta" come Security Manager, Travel Security Specialist, Criminologo, Investigatore,

    Analista Geopolitico, esperto di Intelligence o nella Cyber Security.


Tuttavia, ricorda: per rendere il tuo curriculum militare realmente competitivo nel settore privato, dovrai integrare la tua esperienza con nuove certificazioni, lauree o corsi tecnici. La formazione sarà la tua nuova missione. Ma non temere: la profondità della tua esperienza vissuta resterà un valore unico e un vantaggio strategico che nessuno studio teorico potrà mai sostituire.


Articolo a cura

dr Procida Dario

 
 
 

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