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Crans-Montana, le fatture ai feriti: 75mila euro per Manfredi Marcucci, 18mila per Eleonora Palmieri. «Poche ore in ospedale, è vergognoso»

Eleonora Palmieri e Manfredi Marcucci avranno bisogno di anni per riprendersi dal dramma di Capodanno a Crans-Montana. Sono tra i superstiti di una strage che resterà storica per il numero di vittime (41). Eppure nei giorni scorsi insieme alle loro famiglie si sono ritrovati davanti a una questione che è diventata in poco tempo un caso diplomatico. Dagli ospedali svizzeri che li hanno ricevuti è arrivato il conto da pagare. Non cifre di poco conto, ma migliaia di euro. Una questione che è stata risolta in breve tempo («nulla è dovuto, pagherà il cantone vallese», hanno fatto sapere le autorità elvetiche) ma che ha portato profondo turbamento e indignazione a tutte le persone coinvolte.


Le fatture ai feriti

A Eleonora Palmieri, la veterinaria riminese è rimasta gravemente ferita con ustioni su tutto il corpo, è arrivata una fattura da 17mila franchi, ossia più di 18 mila euro. Per Manfredi Marcucci, finito in terapia intensiva all'ospedale di Sion, il conto è stato addirittura di 75mila euro. 

«Questa cosa ci turba - ha detto la mamma di Eleonora a Repubblica - È vergognoso che la Svizzera presenti un costo così elevato. Vorrei sapere nel caso contrario cosa accadrebbe, di certo l’Italia non fatturerebbe 17mila euro per dodici ore di ricovero».

«È una richiesta assurda - dice invece Umberto Marcucci, papà di Manfredi - Siamo in contatto con la nostra ambasciata perché vorremmo una rassicurazione scritta sul fatto che non dobbiamo nulla, anche perché sarebbe paradossale dopo quello che i nostri figli hanno passato. E anche questa vicenda ci fa apprezzare ancora di più il livello della qualità della sanità pubblica italiana». 


Chi paga?

In calce, nella lettera ricevuta dalle famiglie italiane, c'è una piccola postilla: 'La fattura non deve essere pagata'. Si tratta dell'ennesimo inciampo nei rapporti tra l'Italia e la Svizzera, causato da un «errore», come è stato definito nei corridoi governativi del Cantone del Vallese, generato probabilmente da un funzionario eccessivamente zelante, o distratto.

«Le prestazioni mediche dell'ospedale del Vallese non sono a carico delle famiglie», ha voluto precisare all'ANSA il dipartimento cantonale della sanità, che fa capo direttamente al presidente vallesano Mathias Reynard. A risolvere l'impasse è stata una telefonata, nel pomeriggio di lunedì, tra lo stesso Reynard e l'ambasciatore italiano a Berna Gian Lorenzo Cornado: «Il presidente del Cantone del Vallese mi ha assicurato che nulla è dovuto dalle famiglie agli ospedali e che le spese sanitarie saranno sostenute in toto dal Cantone del Vallese, ed eventualmente dalla Confederazione svizzera, e che nulla sarà chiesto allo Stato italiano, come del resto avevano annunciato sin dall'inizio», spiega il diplomatico.


«È chiaro che non esiste che nessuno debba sborsare un solo euro per quello che è successo», aggiunge l'assessore della Regione Lombardia al Welfare Guido Bertolaso che rappresenta le famiglie nella fondazione Beloved, nata a Sion per sostenere le vittime della tragedia, in cui sono morte 41 persone, di cui sei italiani, e 115 sono rimaste ferite.

Se la questione si è 'raffreddata', almeno dal punto di vista diplomatico, rimane ancora un'ombra di ambiguità nel linguaggio amministrativo del dipartimento del Vallese, secondo cui spetta alla LAMal, struttura elvetica che gestisce le spese mediche a livello internazionale, «determinare con le assicurazioni italiane (e/o la struttura di collegamento internazionale italiana), quale assicurazione prende in carico quale prestazione». Cornado e Reynard si rivedranno a Martigny venerdì prossimo 24 aprile per risolvere definitamente il «disguido» e fare qualche passo in avanti sul complesso dossier dei risarcimenti.

Rimane l'amarezza delle famiglie: se ne fa portavoce l'avvocato Domenico Radice, definendo «inopportuna» l'iniziativa della struttura sanitaria: «In linea generale - dice - riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l'invio delle fatture poteva essere evitato».


 
 
 

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