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  • NON POSSIAMO LASCIARE LA CULTURA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN PERICOLO DA NON SOTTOVALUTARE (...per non parlare del “loro”rapporto). (dr.ssa Bellomi Daniela)

    NON POSSIAMO LASCIARE LA CULTURA ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: UN PERICOLO DA NON SOTTOVALUTARE (...per non parlare del “loro”rapporto). L’Intelligenza Artificiale è, ormai, entrata a pieno titolo nelle nostre vite: personali e professionali. Stiamo, anche, assistendo ad una trasformazione radicale della produzione e della fruizione culturale. Almeno così sembra dal momento che qualcuno la utilizza come partner creativo e come strumento di analisi nelle professioni intellettuali. Non posso negare che la si stia – attualmente – utilizzando per ridisegnare la gestione del patrimonio culturale e per supportare l'artigianato evoluto. Ci sono anche tentativi riguardo alla riflessione filosofica e su come le macchine possano modificare il pensiero, la decisione e la responsabilità umana, evolvendo da semplice tecnologia a "lente" attraverso cui interpretare il mondo. Qualcuno già la considera “ la collega intelligente” perché capace di gestire enormi moli di dati e mappare scenari complessi. In altri contesti si ritiene che la sua capacità di gestire progetti avanzati o di scoprire siti archeologici nascosti la renda indispensabile e di altissimo valore per la gestione del patrimonio Culturale e dell’Archeologia. E qualcuno ritiene che non debba più essere intesa come strumento – in una fase storica in cui non è ancora nemmeno chiara e palese a tutti – ma che la si debba considerare e guardare come un “nuovo scenario” che richiede una profonda riflessione sulle competenze umane, la creatività e il pensiero critico. La conoscenza non può essere ridotta a mera informazione e il pensiero umano non può essere equiparato ad un calcolo algoritmico. La cultura umana che mette il focus su interpretazione, intuizione ed esperienza vissuta e sui risultati equiparabili da un algoritmo paragonabile mi sembra irreale, non virtuale. Anzi, decisamente lo è. Ma il concetto che non si può accettare è che qualcuno comincia già a parlare dell’Intelligenza Artificiale come di una “Filosofia del presente” che trasforma la comprensione dell'essere umano e del suo operato, spingendo a una necessaria evoluzione delle competenze nel mondo della scuola e del lavoro. La verità che non si vuole raccontare o che non si riesce a percepire – sempre ed in ogni contesto – è che l’IA ha bisogno della Cultura. E non viceversa. E’ incredibile come ci si dimentichi – spesso – del famoso inizio di ogni bella storia, il tanto conosciuto “C’era una volta….”.L’IA non è arrivata improvvisamente da chissà dove ma come tutto ciò che è umano è un fatto culturale, ovvero è il risultato dell’attività propria dell’uomo. Ma per comprenderla davvero servono gli strumenti adatti. L’alternativa è non sarà – mai - davvero accettata. Con una premessa del genere chiediamoci come siamo arrivati a pensare che potrebbe – ora – essere Lei a “fare cultura”, con rispetto parlando. Tralasciando la curiosa eccezione del 5G la maggior parte dei segmenti tecnologici sono stati percepiti come innocui da parte della massa. Ma L’IA no, la sua adozione è tutt’altro che scontata. L’informazione che l’IA, per poter essere adoperata, richiede la necessaria ed esplicita accettazione da parte dei futuri utilizzatori o semplici osservatori passivi – gli stakeholder – implica che ci sia cultura: e questo non è sempre certo. In poche parole potremmo dire che l’IA è anche – e dall’inizio – un fatto di cultura. Dobbiamo, quindi, guardare in faccia la realtà e considerare che i due mondi non si incrociano spesso, anzi. Lo fanno raramente e solo per il tempo necessario allo scambio di servizi o di utilità ma molto raramente si apprezzano, per non voler mettere attenzione sul fatto che il campo della tecnologia non offre – quasi mai – volentieri la propria collaborazione “concettuale” alle iniziative culturali ed artistiche. Dobbiamo riconoscere che chi si occupa di tecnologia mostra palesemente diffidenza verso le interpretazioni delle menti degli artisti, sapendole guardare e – purtroppo – anche giudicare solo come “troppe fantasiose”. Spesso aggiungono il carico che siano manchevoli di aspetti tecnici. E non di rado ignorano o banalizzano altri aspetti di tutto rilievo. Partono da una base errata, quella che ritiene che ci possa essere solo incomunicabilità tra arte e tecnologia. Solitamente chi lavora nel campo della tecnologia è convinto che – prima o poi – tutti i settori si dovranno presentare alla loro porta. Loro, nella loro solitaria tranquillità, che pare tutti aspettino. Altra distopia è la convinzione che il mondo della tecnologia non abbia bisogno di convincere nessuno perché tra prodotti, servizi e diverse forme di comunicazione il resto del mondo dovrà piegarsi – prima o poi – di necessità o virtù. Gli esperti di tecnologia sono convinti di essere sempre nella squadra vincente perché stanno assistendo – da anni – ad una crescita inarrestabile in ogni settore. E, paradossalmente, l’unica eccezione a questo automatismo è rappresentata dall’Intelligenza Artificiale. Eppure la tecnologia ha già assaggiato qualche resistenza, se vogliamo ricordarci del riconoscimento facciale. Chi si occupa di tecnologia e non è in grado di abbracciare una prospettiva più ampia non riesce a cogliere che numeri e statistiche trovano il loro più arduo nemico nella paura che prende in ostaggio il buon senso. Il caso più semplice è il rendersi conto che ciò che spaventa ogni essere umano è perdere il controllo o avere la sensazione di mancanza di controllo: la paura ha la grande forza di mandare a casa le statistiche. Gli errori umani sono sempre stati – con il tempo – perdonati proprio perché ci appelliamo alla nostra natura umana e, quindi, passibile di errore. Al contrario, gli errori delle macchine non godranno mai della nostra stessa comprensione ed indulgenza. E’ la nostra società civile che deve fare una dichiarazione di accettazione affinché l’IA entri a pieno titolo e favore nella nostra vita personale, lavorativa e sociale, con l’obiettivo di migliorarla. E perché questo avvenga le persone dovranno fidarsi. E per fidarsi dovranno passare attraverso il processo della “conoscenza”. E se di questo stiamo parlando è palese che – ad oggi – nemmeno quelli che ci lavorano sono pienamente al corrente di tutte le sue ramificazioni. E nella realtà quotidiana la maggior parte delle persone non conosce esattamente che cosa sia davvero l’IA. Quanto poi alle sue ramificazioni, alle sue possibilità, ai suoi limiti siamo nella quasi totale oscurità. La grande qualità della sua velocità è al tempo stesso uno dei suoi attuali limiti, dal momento che la società non è pronta per accettare una ricerca scientifica e un’acquisizione di nuovi concetti a tale velocità. Malgrado questo è innegabile che la ricerca proceda a folle velocità e che gli investimenti – di alto livello – diminuiscano il tempo tra la scoperta scientifica e l’applicazione pratica oltre alla diffusione sul mercato: quello che oggi è ancora in fase di teorizzazione domani lo potremo trovare già in pronta disponibilità d’uso. E mentre l’IA corre, la nostra società continua ad acquisire le novità ad un ritmo – oserei dire – più lento di prima ma – soprattutto – da fonti eterogenee, il che forse spiega, almeno in parte, il leggerissimo rallentamento: film, libri, serie TV, fumetti ci fanno incontrare strani soggetti, i cosidetti “concetti” che metabolizziamo con lentezza. Opere di divulgazione scientifica, convegni e riviste specialistiche raggiungono solo una minima parte della popolazione. E questi possono sembrare dettagli di poco conto se non teniamo in considerazione il fatto che molte persone – figure professionali – in molteplici settori devono esercitare l’arte della “governance” e decidere quali strade prenderanno le tecnologie dell’IA, loro che non parlano e non pensano allo stesso modo di chi quelle tecnologie le ha create e conosce il loro funzionamento e il loro potenziale. E torniamo al problema Culturale: è la Cultura di queste figure che potrebbe garantire la comprensione e la indiscutibile capacità di scelta: è la Cultura che permette all’essere umano di costruire ma anche di interpretare la conoscenza e il mondo. Ed è per lo stesso, basico principio, che l’IA debba essere considerata “un fatto di cultura” e non “un entità che produce Cultura, nel senso specifico di processi culturali e non di “collezionista di informazioni”. Ed avere Cultura significa, rimanendo pertinenti al tema, avere “strumenti” che ci permettano di comprendere – anche - cosa sia l’IA. Ma non solo: è necessario avere anche un approccio multidisciplinare che richiede tempo, fatica, impegno e “forma mentis”. La Cultura è il linguaggio universale che si rivolge a tutti e tutti raggiunge: permette la trasmissione di concetti e anche l’esorcizzazione delle paure, di incontrarsi ma, anche, di scontrarsi, se necessario. L’IA, dal suo lato, dovrà registrare input umani che arrivano dal mondo delle sensazioni che le persone sanno e possono provare e dalla creatività che immagina e comunica scenari, a volte del futuro, spesso in tempo reale. L’Intersezione tra IA e Cultura è un fattore di cui prendersi cura, oggi più che mai. Oggi più che mai perché già si parla di IA generativa, ovvero quella IA capace di creare quadri, immagini, musica e testi che è sempre più difficile distinguere dagli stessi ma di provenienza umana. Non dimentichiamo che tutto questo implica non pochi aspetti giuridici. Tra paura e speranza, con un misto di curiosità, l’IA, oggi, è a pieno titolo l’ossessione del nostro tempo presente perché si sta diffondendo a macchia d’olio e raggiunge, operando, miliardi di persone. Guardando il nostro presente non dobbiamo dimenticare che l’IA che conosciamo è alla sua prima fase di esistenza e che, tra le sue qualità, c’è certamente quella dell’adattabilità. Stiamo vivendo immersi in un transizione o rivoluzione che dir si voglia. E come la storia ci racconta ogni rivoluzione è un passo verso il futuro che viene vissuto con la percezione dell’ignoto, in un misto di curiosità, paure, fantasmi, mostri ed opportunità. Ci possiamo chiamare fuori ? No, dobbiamo aumentare la nostra responsabilità e il nostro impegno. Dobbiamo avere ancora più strumenti ed attrezzi ma soprattutto dobbiamo ampliare i nostri sguardi. Sono ugualmente implicate la nostra mente e la nostra elaborazione linguistica: i nostri discorsi, le nostre logiche e la nostra razionalità agiscono, interferiscono con la nostra mente, attraverso le sensazioni e la nostra capacità di percezione. Se l’IA è il grande contenitore dal quale attingere dati, è ovvio che gli aspetti caratteristici dell’umano vengono chiamati in gioco: le logiche operative, gli addestramenti e gli input per agire. Ed è infatti questo il momento per scendere in campo e mettere in gioco una capacità di attenzione specifica, approcci prudenziali, dibattiti culturali su valori e principi oltre che una crescente consapevolezza su come impiegare al meglio l’IA. La collega “ non più intelligente” delle altre ma quella “più bisognosa” di essere seguita e – mai – persa di vista. E’ una nostra responsabilità creare uno spazio dove Cultura ed IA lavorino in sinergia ma nessuna delle due voglia primeggiare: serve una collaborazione “guidata” dall’Essere Umano. articolo a cura di: DIVENTA REFERENTE

  • Attimi di follia all’ospedale, aggredisce una guardia giurata e tenta di rubargli la pistola: arrestato

    L’uomo si è alzato dalla barella ed ha aggredito il vigilante. Il personale presente in ospedale ha impedito che riuscisse ad afferrare la pistola Lucca, 5 maggio 2026 – Ha aggredito una guardia giurata, tentando di sottrargli anche la pistola di ordinanza. Attimi di follia nella serata di ieri, lunedì 4 maggio, all’interno del pronto soccorso dell’ospedale San Luca di Lucca, dove un cittadino marocchino di 36 anni, già noto alle forze dell’ordine per reati simili, ha dato in escandescenze. L’uomo, in evidente stato di agitazione, stava creando disordini all’interno della struttura. Giunti sul posto, gli agenti della polizia di stato hanno preso atto che il personale sanitario era già riuscito a bloccarlo in autonomia, mettendolo su una barella. Poco prima il 36enne aveva colpito l’addetto alla sicurezza con un pugno al petto e lo aveva graffiato al volto, causandogli lesioni successivamente refertate. Durante lo scontro, l’uomo aveva anche tentato di sottrarre l’arma di servizio alla guardia, senza riuscirvi anche grazie al pronto intervento del personale presente. Alla luce dei fatti accertati, gli agenti hanno proceduto all’arresto dell’uomo per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Dagli accertamenti successivi è emerso che il soggetto risultava gravato da numerosi precedenti di polizia e penali, tra cui episodi analoghi di resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. fonte: Attimi di follia all’ospedale, aggredisce una guardia giurata e tenta di rubargli la pistola: arrestato ISCRIVITI AL CORSO

  • La vigilanza privata era “abusiva“. Dieci denunciati dalla polizia. Elevate multe per 75mila euro

    Secondo gli investigatori, coordinati dalla Procura di Perugia, la società avrebbe offerto e svolto servizi senza essere titolare della necessaria licenza prefettizia, impiegando personale non iscritto all’albo. Addetti alla sicurezza senza autorizzazione, agenzie abusive. Dieci persone sono state denunciate dalla divisione di polizia amministrativa della questura di Perugia, in seguito all’attività di controllo sulle agenzie che forniscono servizio di vigilanza privata, 45 gli illeciti riscontrati e violazioni per 75mila euro. Gli ultimi provvedimenti risalgono ad alcuni giorni fa, quando gli agenti del capoluogo umbro insieme ai colleghi di Napoli, della polizia postale e delle comunicazioni dell’Umbria e del Reparto prevenzione crimine, hanno dato esecuzione a un decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Perugia, nei confronti di rappresentanti legali, amministratori e collaboratori di una società con sede legale in provincia di Perugia e sede secondaria a Napoli. Nel corso delle indagini - avviate nell’agosto 2025 - è emerso che la società, in occasione di eventi e manifestazioni organizzate anche fuori dal territorio provinciale, avrebbe offerto e svolto servizi di vigilanza e controllo senza essere titolare della licenza prefettizia, impiegando come addetti ai servizi di controllo operatori privi dell’iscrizione all’albo. Per ottenere certificati attestanti il possesso di qualità e competenze professionali, sarebbe stata falsamente certificata la partecipazione del personale a corsi di formazione tramite false Il personale della divisione amministrativa della questura di Perugia ha inoltre accertato che un operatore, licenziato per giusta causa, al contrario avrebbe continuato a lavorare percependo anche l’indennità Inps. Ad esito delle perquisizioni, svoltesi a Napoli e in provincia di Perugia, in simultanea in sei diversi domicili, sono stati sottoposti a sequestro dispositivi informatici e documentazione sull’attività svolta dalla società e denunciate cinque persone, tra cui i due amministratori della società. Si tratta, spiega il procuratore facente funzione Gennaro Iannarone, di attività analoga a quella svolta nei confronti di una sedicente agenzia di sicurezza, con sede legale nel comune di Perugia, sottoposta a perquisizione lo scorso febbraio, che ha portato al sequestro di documentazione inerente ai servizi prestati, abusivamente per l’accusa, per i quali e stato indagato in stato di libertà il rappresentante dell’agenzia accusato di aver svolto attività di vigilanza senza autorizzazione e avendo fatto uso di alcuni tesserini prefettizi falsi. FONTE: La vigilanza privata era “abusiva“. Dieci denunciati dalla polizia. Elevate multe per 75mila euro

  • Omicidio Filomena Bruno, i carabinieri non scrissero il falso: "Rifiutò di andare in casa protetta"

    Il giudizio riguardava la presunta falsità ideologica di due relazioni di servizio redatte dai carabinieri dopo l'omicidio della donna, nelle parti in cui si attestava che alla vittima era stata offerta una collocazione in una casa rifugio e che lei l'aveva rifiutata. La decisione del Tribunale di Bari Rigettata la querela di falso incidentale avanzata dai familiari di Filomena Bruno, nei confronti del Ministero dell’Interno e del Ministero della Difesa, per la mancata protezione offerta alla donna, assassinata ad Orta Nova, nella sua abitazione, il 28 ottobre 2019. Lo ha stabilito, con sentenza del 22 aprile, la terza sezione civile del Tribunale di Bari (Sergio Cassano presidente, Cristina Fasano e Giada Azadi rispettivamente giudice e giudice relatore). Il giudizio riguardava la presunta falsità ideologica di due relazioni di servizio redatte dai carabinieri dopo l'omicidio della donna, nelle parti in cui si attestava che alla vittima era stata offerta una collocazione in una casa rifugio e che lei l'aveva rifiutata. La denuncia dei familiari della vittima Nel dettaglio, i familiari della vittima, rappresentati dall’avvocato Michele Sodrio, denunciavano “condotte omissive dei militari dell’Arma dei Carabinieri”, e in particolare, la mancata protezione (ovvero una collocazione in struttura protetta) offerta alla donna, già oggetto di minacce da parte del suo assassino (Cristoforo Aghilar, condannato per il fatto, in via definitiva, alla pena dell’ergastolo). “Nonostante tale situazione di concreto e attuale pericolo, i militari intervenuti non adottavano alcuna misura idonea a garantire un’effettiva protezione della vittima, omettendo, in particolare, di attivare percorsi di messa in sicurezza, quali il collocamento in struttura protetta o il concreto coinvolgimento di centri antiviolenza; tale condotta omissiva si pone in rapporto di causalità con l’evento letale verificatosi due giorni dopo”, la denuncia dei familiari. Responsabilità integralmente respinte dai Ministeri chiamati in causa, che hanno contestato la fondatezza della denuncia, deducendo la correttezza dell’operato dei militari intervenuti e l’insussistenza di qualsivoglia profilo di colpa a loro carico. In particolare, a sostegno delle proprie difese, le amministrazioni hanno prodotto ampia documentazione afferente alle attività di indagine e agli interventi svolti nell’immediatezza dei fatti, comprese le relazioni di servizio redatte dai militari operanti. La querela di falso incidentale Proprio in relazione a tale produzione documentale, è scattata la querela di falso incidentale. “Le attestazioni contenute non corrispondevano al vero, non avendo gli operanti mai offerto alla loro congiunta alcuna concreta possibilità di collocazione in una struttura protetta, né attivato alcun percorso effettivo di protezione”, la posizione dei querelanti. Una tesi sostenuta dal contenuto delle denunce sporte dalla vittima che rendevano “logicamente implausibile che la donna, dopo aver reiteratamente denunciato un pericolo imminente per la propria vita e chiesto immediata protezione, abbia declinato una misura idonea a garantirne la sicurezza”. Gli stessi, inoltre, evidenziavano, che “ulteriore smentita della circostanza contestata" veniva dalla sequenza temporale degli atti acquisiti, "non trovando la prospettata collocazione della sig.ra Bruno in una casa rifugio riscontro alcuno negli atti coevi agli accadimenti e nei documenti agli stessi allegati, per essere riportata, per la prima volta, nella relazione di servizio del 30 ottobre 2019 e, successivamente, nella relativa integrazione dell’8 maggio 2020, entrambe redatte dopo l’omicidio della sig.ra Bruno e in un momento in cui la vicenda aveva già assunto rilievo giudiziario, circostanza idonea a incidere sull’attendibilità della rappresentazione postuma dei fatti ivi contenuta”. Querela non fondata secondo il Tribunale Il Tribunale ha però ritenuto la querela “non fondata”: “dalla lettura integrale delle suddette dichiarazioni emerge, infatti, come la persona offesa si sia limitata, in sede di denuncia-querela, a rappresentare una situazione di grave allarme per la propria incolumità personale e a sollecitare, in termini generici, l’intervento delle autorità, senza tuttavia individuare, né richiedere, specifiche modalità di protezione e, segnatamente, senza formulare alcuna richiesta di collocamento in struttura protetta", si legge nelle sentenza. “Siffatte espressioni, per la loro intrinseca ampiezza semantica, si connotano per un contenuto del tutto indeterminato, idoneo a ricomprendere una pluralità indistinta di possibili interventi tutori (dalla mera vigilanza a misure di protezione più incisive), ma evidentemente inidoneo a circoscrivere, anche solo in via implicita, una richiesta specifica di inserimento in casa rifugio. Ne consegue che dalle medesime dichiarazioni non può inferirsi, neppure in via presuntiva, né la volontà della persona offesa di avvalersi di tale misura, né tantomeno l’omessa prospettazione di tale soluzione da parte degli operanti, risolvendosi la tesi attorea in un’indebita sovrapposizione tra il contenuto effettivo delle denunce e una ricostruzione meramente ipotetica dello stesso”. Il Tribunale ha inoltre ritenuto concreta e plausibile la ricostruzione dei carabinieri (secondo cui la donna rifiutò l'allontanamento) alla luce del contesto familiare da essa stessa delineato: la vittima, infatti, aveva necessità di restare in paese per assistere il figlio disabile convivente. “In tale prospettiva, la mancata adesione a soluzioni di allontanamento si pone come coerente con la necessità di garantire la tutela del figlio disabile, dovendosi altresì considerare che non emerge alcun elemento idoneo a ritenere scontato il contestuale inserimento anche di quest’ultimo in una struttura protetta (trattandosi di soggetto maggiorenne che, pur in condizioni di disabilità, non risulta quale diretto destinatario delle condotte minacciose riferite)”. La decisione del Tribunale “Le risultanze esaminate si risolvono, per un verso, in elementi generici o meramente valutativi e, per altro verso, in costruzioni inferenziali fondate su lacune documentali o su letture parziali del materiale probatorio, come tali inidonee a incidere sulla fede privilegiata che assiste gli atti pubblici impugnati”, motiva il Tribunale. “Nessun elemento univoco, preciso e concordante è stato, per contro, offerto a dimostrazione della non veridicità dei fatti attestati nelle relazioni di servizio, né è emersa alcuna oggettiva dissonanza tra queste e gli atti coevi tale da comprometterne l’attendibilità. Ne consegue il rigetto della querela di falso, non avendo parte attrice assolto all’onere probatorio su di essa gravante in ordine alla dedotta falsità ideologica degli atti impugnati”, la conclusione. Sodrio: “Una sentenza assurda” “Una sentenza assurda che però non mi sorprende”, il commento dell'avvocato Michele Sodrio. “Poco prima della decisione è cambiata la giudice che aveva istruito la causa e che aveva dato chiari segnali favorevoli ai miei clienti. Non sono servite le tante testimonianze sul punto raccolte nel processo penale contro Aghilar e le testimonianze nella stessa causa civile, tutte volte a confermare che Filomena Bruno non aveva mai ricevuto alcuna proposta di andare in casa protetta”, ribatte il legale. “La vittima non ha mai ricevuto alcuna protezione come invece invocava nelle sue denunce, questa verità per noi è certa, oltre che ben conosciuta dallo Stato Italiano, che però non ammetterà mai con i suoi organi ed i suoi tribunali un errore così tragico e così grave. Proporrò ai miei clienti di rinunciare all'appello ed a qualsiasi altra causa civile, per evitare almeno grosse condanne a spese legali da pagare”. “Questa decisione sulle informative dei carabinieri, tirate fuori solo anni dopo l’omicidio, fa venire meno ogni speranza anche per la causa principale dove abbiamo chiesto il risarcimento dei danni al Ministero della Difesa e degli Interni. Non ci resta che chiedere l'indennizzo previsto dalla normativa europea per i figli ed i parenti di femminicidio, nella speranza che almeno su questo fronte lo Stato riconosca il diritto dei miei clienti. Sono a dir poco indignato, ma ripeto non sorpreso”, conclude. -- Omicidio Filomena Bruno a Orta Nova, Tribunale rigetta querela per falso a carico dell'Arma: la sentenza https://www.foggiatoday.it/cronaca/omicidio-filomena-bruno-orta-nova-rigettata-querela-falso-ideologico-arma.html © FoggiaToday

  • Maxi blitz dei Carabinieri a Roma, 18 arresti. Elicotteri all'alba al Tuscolano

    L'operazione dei carabinieri è scattata alle prime luci dell'alba. L'organizzazione aveva assoldato un killer arrivato dalla Spagna. Sventata una faida tra clan Agivano con metodo mafioso. Una organizzazione criminale con base al Tuscolano, i cui vertici dell'associazione erano vicini a importanti referenti del clan Senese. Elicotteri e reparti speciali dei carabinieri hanno compiuto il blitz all'alba. Diciotto le persone arrestate. Sono accusate dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dall’aver agito con modalità mafiose. Blitz all'alba al Tuscolano Le indagini, avviate nel mese di maggio 2025 dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma, coordinati dalla direzione distrettuale antimafia, hanno consentito di raccogliere elementi probatori in ordine all’operatività di un sodalizio criminale dedito all’importazione dall’estero e alla distribuzione all’ingrosso a diverse piazze di spaccio della Capitale di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti. Vicini al clan Senese A tale associazione criminale, una delle più pericolose della Capitale, sono state contestate le aggravanti della disponibilità di armi e del “metodo mafioso” tenuto conto del controllo del territorio esercitato sulle attività di spaccio, delle modalità violente e minatorie nel recupero dei crediti di droga e della vicinanza dei vertici a importanti referenti del clan Senese. Sequestri di persone Gli inquirenti hanno accertato come l'associazione operasse in modo violento. Emblematici in tal senso sono alcuni episodi ricostruiti nel corso delle investigazioni. Il sequestro di persona del padre di un intermediario che venne prelevato a Sulmona (L'Aquila) e condotto all’interno di un’abitazione, al confine tra l’Abruzzo e il Lazio, dove gli venne puntata una pistola alla testa e fu costretto a inviare messaggi al figlio finalizzati a fargli restituire la somma di 200 mila euro, destinati all’acquisto di hashish, che questi aveva trafugato all’organizzazione. Estorsioni e pestaggi In un altro caso è stata documentata l’estorsione a un intermediario marocchino, di stanza in territorio spagnolo. L'uomo venne minacciato di morte al fine di fargli restituire la somma di 50 mila euro consegnata come anticipo di un carico di stupefacenti mai giunto in Italia. E anche l’estorsione a un pusher insolvente. Quest'ultimo venne portato presso una chiesa, dove fu percosso brutalmente con calci e pugni e con un calcio di una pistola alla testa, al fine di fargli consegnare la somma di 35 mila euro. Sventata faida tra clan Nel corso delle investigazioni sono sorti contrasti per la spartizione delle piazze di spaccio con un sodalizio rivale che sono culminati in due tentati omicidi, di cui sono state ricostruite le fasi organizzative ed esecutive, avvenuti nel quartiere Tuscolano il 23 novembre e l’11 dicembre 2025. Nel corso degli agguati, a seguito dei quali sono rimasti feriti due appartenenti alle cosche rivali, sono stati esplosi sulla pubblica via numerosi colpi d’arma da fuoco, mettendo a rischio l’incolumità di eventuali passanti e creando un serio allarme sociale. La faida in corso tra le due consorterie è proseguita nei mesi a venire e i carabinieri sono riusciti a sventare, in almeno 5 occasioni, tra il 14 e il 19 aprile 2026, l’esecuzione di altrettanti attentati omicidiari. Il killer cileno assoldato dal clan Per eseguire i delitti ed evitare di essere individuati, i capi dell’organizzazione hanno anche assoldato un killer cileno, prelevandolo direttamente in Spagna e facendolo nascondere, unitamente ad altri componenti del commando, in una villetta di Ciampino. In contatto con i vertici in carcere L’ indagine ha consentito di documentare un allarmante quadro generale in relazione alla permeabilità del sistema carcerario, con particolare riferimento alla casa circondariale di Roma Rebibbia. L’organizzazione è risultata in costante contatto con diverse figure di altissimo spessore criminale attualmente detenuti presso il carcere romano di Rebibbia. Inoltre, dalle attività di intercettazione è emersa la facilità del gruppo nel condizionare le assegnazioni dei detenuti nell’ambito del carcere di Rebibbia e di commissionare spedizioni punitive dei detenuti con i quali insorgono contrasti in ambito criminale. 18 arresti a Roma Il blitz è scattato all'alba quando i carabinieri del comando provinciale di Roma hannio dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del locale tribunale su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della procura capitolina, nei confronti di 18 persone (16 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) indiziate, a vario titolo, dei reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, spaccio di sostanze stupefacenti, porto e detenzione illegale di armi comuni da sparo, sequestro di persona a scopo di estorsione, riciclaggio, estorsione e tentato omicidio, alcuni dei quali aggravati dall’aver agito con modalità mafiose. -- L'operazione dei carabinieri è scattata alle prime luci dell'alba. L'organizzazione aveva assoldato un killer arrivato dalla Spagna. Evitata una guerra fra clan https://www.romatoday.it/cronaca/18-arresti-tuscolano-carabinieri-oggi-6-maggio-2026.html © RomaToday

  • Missione in Libano, medaglia d’argento al valore per la Brigata Sassari

    La bandiera di guerra del 151° reggimento fanteria della Brigata Sassari è stata insignita della medaglia d’argento al valore dell’Esercito per l’impegno nella missione Unifil in Libano, nel periodo compreso tra agosto 2024 e febbraio 2025. Il riconoscimento è stato conferito nel corso della cerimonia per il 165esimo anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano, che si è svolta alla presenza del ministro della Difesa Guido Crosetto, del capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, del capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale di corpo d’armata Carmine Masiello, e di numerose altre autorità civili e militari. «Oggi non sono qui soltanto per celebrare un anniversario, ma per rendere onore a chi è impegnato in Italia e all'estero e a chi, purtroppo, non c'è più. Il pensiero – ha detto il ministro Crosetto nel suo discorso - va anche al 6 aprile 2009, quando L'Aquila e il suo territorio furono colpiti da un'immane tragedia. Portare qui la Festa dell'Esercito è un segno di rispetto verso una comunità che ha saputo trasformare il dolore in rinascita, rialzarsi e ricostruire. Una comunità che, in quel percorso, non è mai stata sola: ha avuto accanto, da subito, l'Esercito, le Forze Armate, lo Stato».La decorazione riconosce alla Brigata Sassari il ruolo di «prestigiosa unità di fanteria» capace di operare con «spiccato coraggio e singolare perizia» in un contesto caratterizzato da crescente instabilità e dall’intensificarsi degli scontri tra le fazioni in campo. «Si tratta di un importante riconoscimento a testimonianza dell’impegno e dello spirito di sacrificio con cui tutto il personale ha operato in Libano». Così il comandante del reggimento, il colonnello Andrea Pagliaroli. In attuazione della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonostante il costante rischio di attacchi diretti e indiretti, i militari del 151esimo reggimento hanno assicurato la continuità delle operazioni e il supporto alla popolazione locale. Il riconoscimento, inoltre, evidenzia l’altissimo senso del dovere e lo spirito di sacrificio dimostrati dai "sassarini", che hanno consentito di rafforzare il prestigio dell’Italia e dell’Esercito italiano a livello internazionale. fonte: Missione in Libano, medaglia d’argento al valore per la Brigata Sassari

  • Cybersicurezza, firmato accordo tra Poligrafico e Guardia di Finanza

    L'obiettivo è rafforzare la capacità di difesa contro le minacce informatiche Rafforzare l'efficacia delle azioni di prevenzione e protezione dagli attacchi informatici, valorizzando le relative competenze e le capacità. Sono questi gli obiettivi dell'accordo di collaborazione tra l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato e la Guardia di Finanza in materia di cybersicurezza. L'accordo, sottoscritto dall'amministratore delegato di Ipzs, Michele Sciscioli, e dal Capo di Stato Maggiore del Comando Generale della Guardia di Finanza, Giuseppe Arbore, prevede "lo scambio di informazioni finalizzate a prevenire e contrastare incidenti informatici" che riguardano "gli ambiti di interesse delle rispettive istituzioni, anche attraverso la definizione di campagne di sensibilizzazione sulle tematiche di cybersecurity". L'intesa include, come scritto nella nota diffusa dall'Ipzs, "la condivisione di report informativi relativi a tecnologie di prevenzione e protezione dalle minacce cyber" È prevista, inoltre, la partecipazione di rappresentanti di ciascuna istituzione "alle attività formative e agli eventi di reciproco interesse", finalizzati "allo sviluppo - prosegue la nota - di competenze specialistiche in materia di evoluzione dei rischi informatici e delle connesse attività di difesa". fonte: Cybersicurezza, firmato accordo tra Poligrafico e Guardia di Finanza - Notizie - Ansa.it

  • Uomo urla e barcolla sul cornicione del supermercato: poliziotto lo salva dopo lunghi minuti di trattativa

    Momenti di paura in via Lancetti a Milano dove un uomo, in evidente stato di alterazione, rischiava di cadere nel vuoto rlava in modo molesto e passeggiava barcollando su un muretto dietro al parcheggio del supermercato. Un quarantenne di origini ucraine, in palese stato di ebbrezza, è stato salvato lunedì dagli agenti della polizia di Stato dopo essersi arrampicato su un cornicione a circa 15 metri d'altezza, proprio sopra il parcheggio del supermercato Lidl di viale Lancetti. L'allarme e l'intervento Tutto è iniziato intorno alle 18, quando i dipendenti dell'esercizio commerciale hanno richiesto l'intervento delle forze dell'ordine. Un uomo, barcollante e visibilmente fuori di sé, aveva raggiunto una posizione pericolosa sulla struttura, iniziando a urlare e a insultare i passanti e il personale. All'arrivo delle volanti del Commissariato Sempione, la situazione è apparsa subito critica: l'uomo, per niente collaborativo, ha iniziato a inveire anche contro i poliziotti, rifiutandosi di scendere e rischiando di perdere l'equilibrio da un momento all'altro. Il salvataggio e la trattativa A risolvere la situazione è stata la freddezza di un giovane agente del Commissariato. Con estrema pazienza, il poliziotto ha avviato un delicato dialogo con l'uomo, cercando di stabilire un contatto empatico nonostante le grida e le ostilità. La trattativa è durata circa 40 minuti. Durante questo tempo, l'agente è riuscito a conquistare la fiducia dell'uomo, facendosi rivelare il nome e convincendolo gradualmente a spostarsi verso un punto più sicuro e agevole per il recupero. Alle 18.40, l'emergenza è rientrata: l'uomo ha accettato di farsi aiutare e di scendere dal cornicione. I soccorsi del 118 Una volta messo in sicurezza, l'uomo è stato preso in carico dal personale sanitario del 118, giunto sul posto con un'ambulanza. È stato trasportato in codice giallo all'ospedale Niguarda per i controlli di rito e per un necessario consulto psicologico, volto a chiarire le motivazioni del gesto e valutare il suo stato di salute mentale. https://www.milanotoday.it/cronaca/ubriaco-cornicione-supermecato-lidl-lancetti.html © MilanoToday

  • Sergente dell'Aeronautica muore a soli 40 anni: comunità in lutto

    Addio ad Angelo Vendemia di Macerata Campania. Il ricordo commosso dell'amico sui social: "Vivrai per sempre nei miei ricordi" acittà di Macerata Campania piange la scomparsa di un giovane sergente capo dell’aeronautica militare. Si è spento a soli 40 anni Angelo Vendemia. Da quanto si apprende, l’uomo da tempo combatteva contro una grave malattia alla quale, purtroppo, si è dovuto arrendere. In tanti lo ricordano in queste ore sui social. Una persona gentile, onesta, sempre pronta a spronare chi gli era accanto. “Nessuno muore davvero finché vive nei ricordi di chi resta. E tu nei miei vivrai per sempre. Ciao Angelo”, scrive un amico e collega. Domani, lunedì 4 maggio, presso la Casa Funeraria Cerreto sarà allestita la camera ardente. Alle 16 di martedì 5 maggio al Duomo di Santa Maria Maggiore di Santa Maria Capua Vetere saranno celebrate le esequie. CasertaNews è anche su Mobile! Scarica l’App per rimanere sempre aggiornato. https://www.casertanews.it/cronaca/morto-angelo-vendemia-aeronautica-militare-macerata.html © CasertaNews

  • Cultural Intelligence e Human Intelligence: L’insostituibilità del Fattore umano e culturale nell’era delle Fonti Online E degli Algoritmi (dr. Stefano Bassi)

    Il presente saggio muove dall’intervento dell’autore al convegno organizzato da SQUAD S.M.P.D. dal titolo “Human Intelligence: quando la fonte umana diventa lo strumento più potente”, tenutosi il 21 aprile 2026. La Cultural Intelligence non è una semplice competenza accessoria o un vezzo del sapere, costituisce, al contrario, un fondamento epistemologico dell'attività di Intelligence contemporanea, in particolare nell’analisi dei contesti, sia strategici che tattici e operativi, e nell’attività di Human Intelligence, anche identificata con il noto acronimo HUMINT, che si basa sul rapporto diretto con fonti umane. La Cultural Intelligence permette infatti di conoscere, decodificare e comprendere la complessità dei contesti geopolitici, sociali, economici e religiosi e, appunto, culturali e sub-culturali che caratterizzano fenomeni, territori e relative popolazioni di interesse. Il presente contributo esplora le applicazioni pratiche della disciplina negli ambiti militare, della pubblica sicurezza e aziendale, sottolineando come la comprensione profonda delle dinamiche di un luogo sia il principale antidoto, se non l'unico, efficace per contrastare bias, pensiero diretto o convergente e disinformazione, palesi e notori nemici numero uno dell’analisi di intelligence. Cultural Intelligence: definizione e perimetro La Cultural Intelligence consiste nella ricerca e acquisizione di una conoscenza olistica e stratificata della cultura e delle fenomenologie storiche, politiche e sociali dei luoghi in cui ha ad esplicarsi l'attività di Intelligence, in primis di quella da fonti umane, quindi basata sul rapporto diretto tra le parti. Si tratta di una attività che pertanto abbraccia a trecentosessanta gradi Paesi, località e popolazioni, la loro storia, la geopolitica, la struttura e organizzazione delle comunità, il sentimento identitario e le sue manifestazioni, le religioni, le lingue e i dialetti, la presenza di minoranze, l'attivismo sociale e i separatismi, gli usi, costumi e credenze, i modi di fare in contesti pubblici e privati, le discriminazioni e i marcatori sociali, ecc. Fare Cultural Intelligence significa pertanto sviluppare abilità cognitive, sociali e relazionali per comprendere e riconoscere che persone di culture diverse hanno risposte, stili di lavoro e di vita differenti, adattando di conseguenza il proprio modo di relazionarsi, in particolare quando l’interfaccia umano è finalizzato all’acquisizione di notizie e dati da tradurre, mediante l’analisi di intelligence, in informazioni e, quindi, in conoscenza utile per supportare i processi decisionali. Tali culture è bene sottolineare che non variano drasticamente non solo tra aree del mondo e nazioni, ma spesso tra singole regioni di un dato Paese e persino territori più circoscritti, di livello provinciale se non addirittura comunale, vuoi ad esempio per peculiarità storiche o per la presenza di minoranze o, ancora, in ragione di particolari tensioni sociali o fenomeni di tipo criminoso radicati. La Cultural Intelligence è quindi, al pari della geopolitica, una bussola culturale e analitica per leggere le relazioni e desumere informazioni in profondità e con consapevolezza, sviluppando un sapere proattivo e predittivo basato sulla conoscenza contestualizzata e interrelata col passato e con le dinamiche che caratterizzano società e territorio. Quest’attività, trasversale e di ampio respiro, consente di implementare la capacità di relazionarsi con le persone e di interagire efficacemente con culture diverse, di contestualizzare gli interessi, i sentimenti, la storia e le culture altrui, di comprendere comportamenti peculiari e saper adattare i propri modi di porsi, di svolgere proficuamente attività informativa, di ponderare selezione e classificazione delle fonti e di valutarne l’affidabilità. Soprattutto, la Cultural Intelligence preventiva permette di eliminare preconcetti, sconfiggere o, quantomeno, estraniarsi nell’attività di intelligence dai propri demoni interiori di carattere ideologico, di abbattere preconcetti personali o indotti dalla disinformazione derivante da fonti online e social media, per orientarsi verso una visione terza e oggettiva dei fenomeni di interesse, trasmutando l’approccio nella relazione con le fonti, evitando quindi errori di prospettiva che, ancor più di quelli di opinione, sono pericolosi per il ciclo di intelligence e sovente tali da inficiare un’analisi e danneggiare il processo decisorio che ne consegue. Cultural Intelligence, quoziente culturale e intelligenza culturale La Cultural Intelligence è quindi sinonimo anche di quoziente culturale, ovverosia della capacità di relazionarsi e lavorare efficacemente in contesti culturalmente diversi. Non si limita pertanto alla conoscenza e alla sensibilità culturale, ma implica un approccio azionabile per adattarsi, comprendere e operare con successo attraverso diverse culture, sia a livello personale che organizzativo. Questa abilità si basa sui seguenti pilastri, come identificati in dottrina da P. Christopher Earley della London Business School e Soon Ang della Nanyang Business School: motivazione, quale interesse e fiducia in sé stessi nel connettersi con culture diverse, fondamentale nella HUMINT (cd. CQ Drive); conoscenza delle norme, pratiche e convenzioni culturali (cd. CQ Knowledge); consapevolezza metacognitiva e pianificazione preventiva e durante le interazioni interculturali, il che presuppone l’imprescindibile analisi e studio delle aree e genti di interesse a livello storico, geografico, sociale, politico, ecc. (cd. CQ Strategy); capacità di adattare il proprio comportamento e comunicazione in situazioni diverse (cd. CQ Action). Nell’ambito delle succitate quattro capacità, il comune denominatore è l'interesse e il piacere nelle interazioni interculturali, fattore determinante e chiave che migliora il funzionamento personale nelle relazioni, che porta a un efficacie adattamento al contesto e a una positiva prestazione nell’attività informativa. In questo ambito si innesta lo sviluppo dell’”intelligenza culturale”, quale abilità sociale e cognitiva, comunicativa e di connessione umana. La componente socio-cognitiva è fondata sullo studio sistematico della cultura e del territorio di interesse operativo per adattare, di conseguenza, il proprio comportamento e l’approccio con le persone del luogo e, pertanto, l’analisi delle informazioni derivate dall’attività di relazione. Vi sono ad esempio paesi un cui le interazioni non formali tra persone di sesso diverso sono oggetto di disapprovazione o grave equivoco (es. India e Pakistan) o vietate per legge (es. Sharia); altri in cui premature aperture amichevoli sono giudicate maleducazione ed eccessiva amichevolezza spontanea può essere interpretata come sospetta o invadente, lesiva della riservatezza (es. Giappone, Paesi Scandinavi, Russia), mentre altrove lo stesso comportamento è considerato cortesia (America latina, Romania, Spagna, ecc.); altri in cui permangono differenze marcate di classe, di identità politico-religiosa e codici comportamentali di cui tener conto nelle relazioni interpersonali (es. Gran Bretagna). La capacità di comunicazione comprende la padronanza linguistica in senso stretto di un idioma in base al contesto specifico, ad esempio in un ambiente operaio inglese vi sono terminologie ed espressioni ben diverse e non da usare in contesti aristocratici nella stessa località, non solo per sconvenienza ma, soprattutto, perché inidonei a creare la connessione con l’interlocutore se non addirittura impeditivi della stessa. La capacità comunicativa non riguarda però solo la lingua parlata, bensì anche la capacità di ricambiare i gesti per dimostrare di comprendere e saper interagire nella comunicazione non verbale (l’esempio classico è il gesto “sì” e “no” con il movimento del capo, che ha significato opposto in Bulgaria e Albania rispetto alla consuetudine italiana), di usare il tono della voce in modo appropriato (parlare con tono di voce alto è irrispettoso in Finlandia ad esempio, mentre è consueto e sinonimo di sincerità in molto paesi latini, ecc.). Ricambiando queste azioni, e attenzioni, si attiva la componente fisica dell'empatia culturale, più potente della parola. La connessione emotiva, infine, è costituita dall’autodeterminazione a interagire con gli altri manifestando empatia e interesse. Mettere in pratica le conoscenze culturali acquisite è infatti il modo migliore per assicurarsi il successo in un'interazione positiva in un contesto diverso dal proprio. L'obiettivo in ambito HUMINT è pertanto affinare costantemente le proprie capacità e accrescere la propria sicurezza ai fini di un incontro con culture diverse, connettendosi con queste e stimolando un dialogo basato su comprensione, ricerca dell’affinità e comune interesse, così massimizzando le probabilità di successo di un'interazione positiva. Cultural Intelligence e interazione con le discipline “INT” La Cultural Intelligence è il risultato di una raccolta e analisi sistematica da fonti eterogenee al fine di acquisire conoscenza utile per interagire con un determinato contesto. Per alimentare e costruire Cultural Intelligence sono utili e necessarie diverse discipline dell’Intelligence. L’Open Source Intelligence (OSINT), svolta mediante raccolta e analisi sistematica e legale di informazioni pubblicamente disponibili, non solo online, ma anche mediante testi, pubblicazioni accademiche, stampa, ecc. è imprescindibile in quanto attività preordinata all’acquisizione di informazioni di carattere storico, geografico, geopolitico, per l’analisi culturale, sociale, demografica, economica e sulla fenomenologia criminosa, producendo informazioni integrate geoculturali per luogo e fenomenologie di interesse. L’OSINT permette oggi, inoltre, di acquisire consapevolezza situazionale in tempo reale (es. con siti e app quali RSOE-Emergency and Disaster Information Service, Liveuamap, ecc.), in quanto gli eventi (bellici, terroristici, reati gravi contro la persona, calamità, emergenze sanitarie, ecc.) possono avere impatti, percezioni e conseguenze diverse in base alle differenti culture e background. L’attività OSINT deve essere svolta in modo accurato e approfondito, multifronte e multi-fonte (si pensi, ad esempio, alle notizie diversamente riportate da diverse testate giornalistiche o da siti di chiaro orientamento, come spesso oggi avviene circa i conflitti in essere); diversamente, se condotta in modo scadente o monodirezionale, l'OSINT diventa una fonte di disinformazione, di alimentazione di bias e preconcetti, di falsa fiducia, tale da inficiare gravemente il ciclo di intelligence e gli obiettivi della Cultural Intelligence. La SOCMINT (Social Media Intelligence) integra l'OSINT analizzando il sentiment sui social media (Twitter, Facebook, TikTok, ecc.) e sulla messaggistica pubblica o semi-pubblica, fornendo spesso un accesso privilegiato a resoconti di testimoni oculari e a segnali anticipatori, a indicatori in tempo reale e nel breve periodo, a notizie locali non fruibili su siti web e che riflettono sentimenti e culture specifiche. Il tutto permette di ottenere e collezionare materiale informativo non diffuso e non reperibile mediante OSINT, di monitorare e gestire la disinformazione, di approfondire la figura di una fonte umana di interesse. GEOINT (Geospatial Intelligence) e IMINT (Imagery Intelligence) permettono la visualizzazione geostorica e socio-culturale su di un territorio di interesse. Mediante immagini satellitari, cartografiche e piattaforme di mappatura GIS e GPS, in modalità diatopica (diverse scale e dettagli) e diacronica (su base cronologica) è possibile integrare e arricchire la Cultural Intelligence con la conoscenza geografica di ubicazione di comunità, separatismi, movimenti e luoghi di aggregazione comunitaria o di fazione, con la mappatura ambienti (urbani, industriali, fisici, di rilievo politico, ecc.) e quartieri (es. periferie metropolitane ad elevata penetrazione di immigrati nordafricani), di effettuare scelte logistiche, di percorsi e diversificazione degli stessi, di comprendere scelte urbanistiche su base etnica (es. grandi città francesi), politico-religiosa (es. Irlanda del Nord), etnico-linguistica (es. Transilvania), ecc. Il tutto al fine della preparazione di ricognizioni dirette e, nel complesso, per il supporto all’attività HUMINT. L’IMINT, inoltre, permette la ricerca di informazioni testuali da immagine e il riconoscimento di luoghi e persone di interesse, attività anch’esse preordinate all’effettuazione di intelligence da fonti umane. E proprio l’Human Intelligence, come non può prescindere per la sua effettività e performance dalla Cultural Intelligence, è altresì disciplina estremamente utile e primaria per la conoscenza culturale, in quanto l’interazione diretta con fonti umane di interesse, quali politici e amministratori, giornalisti, protagonisti del tessuto sociale (es. abitanti di una località target) ed economico di interesse (es. operatori del settore marittimo o energetico di una data nazionalità o area di operatività), forze di polizia e militari, e svariati soggetti di estrazione eterogenea, permette di acquisire elementi per un’analisi politica, sociale e culturale per luogo specifico e fenomenologia di interesse, di comprendere consuetudini e usi, presagire e anticipare cambiamenti ed eventi, individuare e interpretare condotte contestualizzate e segnali nei comportamenti dei singoli e nelle comunità. OSINT, SOCMINT, HUMINT, GEOINT e IMINT consentono dunque di avere un quadro complessivo del contesto culturale operativo, imprescindibile per effettuare intelligence relazionale diretta, per selezionare fonti umane multiple, eterogenee e calibrate alle necessità e agli obiettivi prefissati, per inserire proficuamente e in sicurezza personale in teatro operativo. La sinergia HUMINT-Cultural Intelligence nel Risk Management L'integrazione tra fattore umano e cultura è proattiva e olistica. Nell’applicazione delle norme ISO 31000:2018 e ISO 31030:2021, l'analisi del contesto culturale permette di comprendere le circostanze che impattano sull’analisi di rischio e sulle scelte strategiche. Consente altresì di corroborare la continua attività di comunicazione e consultazione, selezionando informatori e classificando gli interlocutori in base a predisposizione culturale, conoscenza e competenza (criterio della familiarità) e in base alla propensione e disponibilità all’interazione e al fornire notizie (criterio della predisposizione). In questa specifica attività valutativa degli interlocutori è utile impiegare una matrice interpolando familiarità e predisposizione, come individuata da Harnser Group in “A Reference Security Management Plan for Energy Infrastructure” redatto per la Commissione europea, così individuando interlocutori privilegiati, principali, di basso rilievo e di scarso rilievo. La sinergia tra HUMINT e Cultural Intelligence alimenta non solo il Risk Assessment ma anche il ciclo di intelligence tradizionale così come quello definito con l’acronimo DIKI (Data-Information-Knowledge-Intelligence) dalla norma ISO 31050:2023, in cui, principiando dalla raccolta di elementi grezzi da notizie fornite da fonti diverse, si addiviene al relativo trattamento, strutturato su attività di esame, ordinamento e verifica, per ricavare informazioni da interpretare al fine della produzione di conoscenza azionabile per assumere decisioni consapevoli. Vantaggi della Cultural Intelligence ai fini della Human Intelligence HUMINT e Cultural Intelligence si arricchiscono e alimentano reciprocamente, creando un flusso trans-settoriale di informazioni e conoscenza. I vantaggi sono molteplici, sia sul piano epistemologico che prettamente operativo. La Cultural Intelligence favorisce l’integrazione con il luogo di lavoro o assegnazione in missione mediante la conoscenza, formando e sensibilizzando adeguatamente il personale; permette di conquistare la fiducia dei contatti umani partendo dalla loro cultura, agevolando comprensione e rispetto reciproco, facilitando la creazione di rapporti di interesse unilaterale ma assai spesso con convenienza reciproca; consente di adottare misure informate per minimizzare i rischi nei rapporti con la collettività e con le comunità locali, per calibrare la creazione di una rete di informatori e gestirla nel tempo, con continuità ed efficacia. Permette altresì, e questo è di rilevante importanza sia in ambito privato che di pubblica sicurezza e militare, di selezionare e assegnare personale idoneo ai contesti per estrazione culturale, comportamenti, capacità relazionali e linguistiche, affinità elettiva a territori e popolazioni (ad esempio, all’Est Europa anziché al Sud America o al Nord Africa, ecc.). Fare tutto questo consente di massimizzare gli effetti dell’attività operativa, creando punti di incontro e ancoraggio di idee e argomenti per stimolare il dialogo e la raccolta di notizie da analizzare e trasformare in conoscenza. In particolare, si rilevano i seguenti benefici: empatia cross-culturale, adattamento operativo, sviluppo e implementazione della connessione umana, eliminazione di errori di prospettiva e scorciatoie mentali, complessivo sviluppo di un sapere scientifico da tradurre a beneficio dell’attività sul campo. Immedesimazione nella realtà culturale e comprensione del contesto sono infatti imprescindibili per ricavare informazioni da fonti umane instaurando dialoghi coerenti e calibrati su temi condivisi e utili; ciò significa “parlare la stessa lingua”, facilitando la comprensione reciproca, il non commettere errori su argomenti sensibili, non sottovalutare la storia di un luogo o gli eventi più meno recenti che lo hanno interessato e che hanno impattato su sentimenti e percezioni della popolazione. Significa altresì integrare l’attività HUMINT all’ambiente, favorendo la discrezione e il comfort operativo, sviluppare una connessione umana basata su rapporti di amicizia ovvero su interessi connessi alla cultura di estrazione e allo status quo relativo alla fonte (interessi economici, ideologici, di ego dell’informatore, ecc.). La Cultural Intelligence accorda a chi la pratica il grande benefico insito nel contrasto a bias e alle scorciatoie mentali, nella eliminazione di preconcetti e del rischio da sviamento di pensiero, che conducono a scenari non realistici, limitazioni più o meno volontarie all’efficienza operativa e determinazioni monodirezionali. E così acconsente il privilegio di sviluppare un sapere epistemologico, fondato su di un approccio oggettivo con una prospettiva integrata umana, storica e culturale, che permette di sviluppare una conoscenza scientifica, un’abilità interpretativa e informativa non comune e la capacità di andare anche controcorrente e di valutare scientemente e oggettivamente eventi e condotte, dote questa sempre più rara in un’epoca di polarizzazione del pensiero, in cui pulsioni politiche e disinformazione invadono discipline che non consentono improvvisazioni e superficiali interpretazioni, come avviene in materia di diritto internazionale, disciplina di cui troppi si riempiono la bocca senza averne le basi o avendone tuttavia assai offuscate da ideologie (vedasi, ad esempio, le campagne politiche contro lo Stato di Israele, le eterne polemiche sulle azioni di legittima difesa preventiva, la questione groenlandese in cui un mal posto accordo di associazione è stato diffuso come una minaccia di annessione). Epoca in cui si assiste costantemente alla strumentalizzazione di fatti di cronaca per colpire intere comunità, al confondere termini con significato antropologico e geoculturale profondamente diverso (ad esempio il confondere l’etnia “Rom” con i cittadini romeni), al sottovalutare che vi sono nazioni composte da una moltitudine di diversificate e inconciliabili etnie (es. India, ex Jugoslavia, ecc.) e da territori con profonde differenze economiche, sociali e culturali (come in Romania, Inghilterra, Francia e anche in Italia stessa per certi aspetti), all’ergersi a giudici fallaci e inutili definendo buoni e cattivi, ciò che è bianco e ciò che è nero, quando invece spesso il grigio è il colore dominante e per questo va analizzato con idonei strumenti e basi culturali non nelle facoltà di tutti. Tra gli approcci e buone pratiche di Human Intelligence derivate dalla Cultural Intelligence si annoverano utili indicazioni operative, quali l’avvicinarsi con discrezione ai contatti, basando l’approccio sulla cultura, sulla storia dei luoghi e sull’appartenenza sociale, geografica, politica e religiosa, ecc. dell’interlocutore; il non voler primeggiare, il non far prevalere il proprio ego nelle relazioni, a meno che, sulla base dell’analisi del contesto culturale, non si ritenga opportuno utilizzare la propria posizione in chiave dominante per obiettivi di intelligence; il prevenire da principio rischi da incomprensioni e conflitti comunicativi, l’evitare temi specifici e sensibili ovvero affrontarli con abilità e senza creare disagi o conflittualità. Il fulcro per una produttiva HUMINT è spesso il “parlare la stessa lingua”, da intendersi quale comunanza e comunione di competenze e interessi e altresì di idee, convinzioni e orientamenti. Quest’ultima condivisione può essere tanto reale quanto simulata, così è preferibile fare svolgere attività di Human Intelligence in un determinato contesto geografico o culturale da chi ha davvero propensione per esso (affinità reale), ad esempio, per l’Est Europa anziché per l’Africa; parimenti l’affinità può essere artatamente simulata, come ad esempio il fingersi anarchico o estremista, avendone tutte le capacità per farlo, al fine di svolgere attività informativa diretta all’interno di movimenti antagonisti, ecc. Parimenti, in ogni ambito e contesto, è necessario disporre di più interlocutori/informatori, diversi e non collegati, di strati sociali e culturali differenti, non dipendendo in tal modo da una singola fonte o prospettiva, perché fare ciò esporrebbe inevitabilmente a immagini distorte, vulnerabilità alla manipolazione e alla disinformazione. Queste fonti, anche avvalendosi della Cultural Intelligence, vanno sempre classificate per affidabilità, disponendo così di una gerarchia di fonti verificate e testate, avendo cura di non avere fretta nel convalidare informazioni, soppesando sempre la conoscenza derivata dalla Cultural Intelligence con le notizie apprese dal contatto diretto, applicando un processo logico-cognitivo di inferenza, così evitando errori di superficialità e sottostime, derivati dall’utilizzo del pensiero diretto anziché di quello laterale. Human Intelligence e Cultural Intelligence in ambito militare La NATO, al pari della dottrina, definisce la HUMINT come "una categoria di intelligence derivata da informazioni raccolte e fornite da fonti umane". La HUMINT è in ambito militare una fonte di pregnante valore di spionaggio e controspionaggio, attuata mediante infiltrazioni in incognito (sotto copertura) e attività di cosiddetta “quinta colonna”, ossia attività clandestina organizzata in territorio nemico od ostile per favorire l’ingresso e l’operatività da parte di unità speciali o convenzionali. Nelle Forze Armate Italiane, le attività HUMINT sono prevalentemente svolte da dall’AISE (già SISMI sino alla riforma dei Servizi di Informazione del 2007), dalle Forze Speciali (FS - Tier 1 NATO) e dalle Forze per Operazioni Speciali (FOS - Tier 2 NATO), dal 28° Reggimento “Pavia” e dal 13° Reggimento Humint dell’Esercito. Il 28° Reggimento “Pavia”, si occupa propriamente di “Comunicazioni Operative e Operazioni Psicologiche (PSYOPS)”, quelle cioè finalizzate a creare, consolidare o incrementare il consenso della popolazione locale nei confronti dei contingenti militari impiegati in missione all’estero e rappresenta la componente che più interpreta le nuove frontiere della guerra moderna e ibrida, affiancandosi ai reparti dedicati all’esecuzione sia delle operazioni speciali sia di quelle convenzionali. Il 13° Reggimento Humint, inserito nella Brigata Informazioni Tattiche dell’Esercito, è organizzato per impiegare le sue unità nelle missioni fuori area in piccoli nuclei, è costituito da personale proveniente da diverse specialità e componenti dell'Esercito e svolge propriamente attività di Human Intelligence operando nelle missioni in cui sono impegnati i contingenti italiani. La Cultural Intelligence è rilevante per la pianificazione strategica e tattica e nell’attuazione delle operazioni, con lo studio della psicologia e della cultura dell’avversario e del contesto operativo specifico, in termini religiosi, sociali e di tradizioni, usi e costumi. Ciò permette di agire rispettando cultura e diritti quesiti e fondamentali della parte avversaria, di poter operare sfruttando i punti deboli derivanti dal contesto socio-culturale-religioso (paure, timori, credenze, tradizioni, ecc.), di prevenire e debitamente considerare condotte estreme e altamente critiche da parte del nemico, in quanto per esso connaturate alle proprie radici culturali e religiose, come ad esempio l’assenza di rispetto dei diritti umani, l’uso di scudi umani quali bambini e donne, la normalizzazione di abusi, tortura, rituali religiosi e crudeltà connesse, ecc. L’analisi stessa rileva altresì nei rapporti con la popolazione non ostile e con formazioni e gruppi, statuali e non, collaborativi, o quantomeno neutrali, in particolare nelle operazioni di peace-keeping, peace-enforcement e peacebuilding. Un ruolo strategico affidato alle comunicazioni operative e alle operazioni psicologiche che non può prescindere dalla Cultural Intelligence, è altresì quello di dissuasione e combat reducing. Esse, infatti, sia mediante le attività tradizionali di diffusione di informazioni su carta stampata, volantinaggio, radio, video e mass media, ecc. che di contatto diretto, possono contribuire a “piegare la resistenza del nemico senza combattere” (PSYOPS). Particolarmente significativo è inoltre il frequente impiego di membri del GIS, del 1° Reggimento “Tuscania”, del GOI della Marina Militare e del 9° Reggimento “Col Moschin” in team dedicati alle PSYOPS nell’ambito delle missioni internazionali, anche unitamente al personale del 13° Reggimento e del 28° Reggimento, nonché ai fini propriamente di intelligence e di acquisizione di informazioni dirette sul campo nel quadro delle operazioni ISR (Intelligence, Surveillance, Recognition) / ISTAR (Intelligence, Surveillance, Target Acquisition and Reconnaissance). Altresì rilevante è l’impiego sinergico di Cultural e Human Intelligence nel quadro delle azioni volte al consolidamento della fiducia da parte di civili e non belligeranti, delle operazioni per il mantenimento della pace, di stabilizzazione e gestione delle crisi umanitarie e, complessivamente, nelle attività CIMIC (Civil Military Cooperation). In questi ambiti è infatti di pregnante importanza il sapersi relazionare con le popolazioni locali e l’adeguare l’attività ai contesti specifici, utilizzando le discipline di interesse per trovare chiavi di lettura e approccio positivo, instaurare sinergie locali, monitorare proattivamente il teatro operativo, comprendere dinamiche e agire proattivamente, fermamente quanto rispettosamente. È doveroso sottolineare in merito la comprovata capacità delle Forze Armate italiane nelle attività oggetto di trattazione, grazie alla naturale predisposizione italiana alle relazioni interpersonali e alla preparazione, appunto culturale, delle risorse operative ai fini delle operazioni fuori teatro. Gli esempi pratici citabili sono molteplici, ma valgano su tutti le relazioni createsi in Iraq e Afghanistan nelle operazioni di Military Assistance, nelle attività di peace-enforcement svolte in Kosovo (KFOR), riuscendo a interagire positivamente tanto con la popolazione di etnia serba che con quella albanese musulmana e valorizzando tali relazioni nel tempo, nelle attività di Military Police in Bosnia Erzegovina e di cooperazione di polizia bilaterale in Albania condotte dal 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti e dalla Multinational Specialized Unit (MSU) dell’Arma. Human Intelligence e Cultural Intelligence nell’antiterrorismo e di polizia Agenzie di Informazioni e Sicurezza (AISI e AISE) e Forze dell’Ordine, nell’ambito della prevenzione e contrasto del terrorismo, sia di matrice islamica che di estremismo politico, operano una attività di intelligence attiva con infiltrazione sia diretta che mediante informatori. La Cultural Intelligence è in questi ambiti fondamentale per direzionare e supportare la HUMINT circa competenze e conoscenze relative a devianze di matrice religiosa, fondamentalismi, sentiment e possibilità di dialogo con le comunità religiose, ad esempio con imam e rappresentanti più o meno affidabili e più o meno collaborativi; a ideologie politiche e movimenti sottesi; a formazioni sociali, movimenti spontanei e organizzati, valutandone possibili dirette o mediate interazioni con movimenti terroristici (emblematici e attuali sono alcune frange e relazioni da attenzionare in seno ai movimenti “pro-pal” ad esempio); a pratiche di indottrinamento e radicalizzazione nell’ambito della popolazione carceraria, in quartieri “ghetto”, ecc. Parimenti utile è l’impiego della Cultural Intelligence nel reclutamento di avversari, operando il cosiddetto controspionaggio offensivo, attività volta a individuare, neutralizzare e sfruttare le risorse avversarie, infiltrandone le reti o reclutandole come doppiogiochisti. Questa attività non può prescindere dalla conoscenza approfondita dei contesti e dalla profilazione delle fonti umane, per poter proficuamente attrarre e utilizzare le stesse. Di questa attività sono stati inventori e maestri i nostri Servizi, come magistralmente e accessibilmente descritto dal Dott. Marco Mancini, già dirigente del SISMI, nel suo libro “Le regole del gioco”. I medesimi canoni, basati sui principi della Cultural Intelligence applicati alla HUNINT, sono utilizzati per la prevenzione e contrasto dei reati ascrivibili alla sfera della criminalità organizzata, si pensi allo studio storico, sociale e finanche religioso delle diverse associazioni a delinquere di stampo mafioso su base regionale e interregionale in Italia, così come dei cosiddetti reati comuni contro la persona, contro il patrimonio e connesse a traffici illeciti. Si citano, a fini esemplificativi, alcuni casi di intelligence culturale in ambito anticrimine quali l’analisi della devianza giovanile in contesto urbano, con approfondimento circa estrazione culturale, nazionalità di origine familiare, contesto urbanistico, sociale ed economico, hot spot e vittimologia; l’analisi circa l’abuso di alcol con ripercussioni di ordine e sicurezza pubblica, indagando frange sociali e luoghi di aggregazione, soggetti esposti e consumatori abituali anche per motivazioni di carattere culturale, ecc.; lo studio e conoscenza di sub-culture relative allo spaccio e consumo di stupefacenti, l’analisi dei luoghi di spaccio e contesti specifici, la riferibilità sociale ai diversi tipi di stupefacenti, la contezza del mercato e l’utilizzo di consumatori abituali quali fonti; la conoscenza delle culture in cui determinate condotte in ambito familiare o nei confronti delle donne sono riconosciute legittime e che in Italia sono invece penalmente perseguibili, oltre che moralmente non accettabili; l’approfondimento sociale e psicologico della subcultura ultras e delle ideologie politiche connesse (estrema destra ed estrema sinistra, movimenti antagonisti), lo studio della “geopolitica” delle alleanze e rivalità tra tifoserie, ai fini della gestione preventiva dell’ordine pubblico e dell’infiltrazione nei gruppi di interesse. Human Intelligence e Cultural Intelligence in ambito aziendale e di Corporate Security Prevalentemente di competenza del Security Manager, trattasi di attività fortemente integrate di analisi del contesto esterno e interno, di management transdisciplinare e di compliance. Di primaria importanza, come precedentemente accennato citando la normativa tecnica sul Risk Management, è l’analisi del contesto esterno relativo alle realtà geografiche e località specifiche in cui l’ente opera ed è presente, od ove intende operare in futuro, soprattutto in relazione agli aspetti storici, sociali, etnici, religiosi e culturali, alla presenza di organizzazioni, associazioni e movimenti a rischio e alla loro capacità attrattiva, alle implicazioni sulla sicurezza degli asset aziendali e, complessivamente, sul business. Comprendere culture e conoscere luoghi e circostanze specifiche permette di supportare le scelte aziendali ad ogni livello (strategico, tattico, operativo e organizzativo-gestionale) e di acquisire quanto necessario per il Risk Assessment (identificazione, analisi e valutazione dei rischi) in relazione a commesse, cantieri, investimenti e operazioni. Altrettanto di rilievo è l’analisi del contesto interno con riferimento al personale lavoratore (nella più ampia accezione di cui all’art. 2 del D.Lgs. 81/2008), a partner e fornitori, adottando opportune attività di Human Resource Intelligence, Procurement Intelligence e Supply Chain Risk Management, per individuare minacce e rischi connessi ad attivismi sospetti, iniziative opache, catene di fornitura e movimenti di risorse. L’analisi del contesto culturale interno ed esterno è poi imprescindibile per adeguare e aggiornare i Modelli Organizzativi di Gestione e Controllo ai sensi del D.Lgs. 231/2001. Basti pensare a numerosi reati presupposto, come la criminalità organizzata e la corruzione, i reati con finalità di terrorismo, alle fattispecie di violazione dei diritti umani, al razzismo e alla xenofobia, ecc. Allo stesso modo, l’intelligence umana e culturale è utilizzabile per la gestione dei rischi insider ed endogeni di security, siano essi in ambito di infedeltà lavorativa e antifrode, indagando motivazioni, opportunità e razionalizzazione o mentalità, cioè il cosiddetto “triangolo della frode” di Donald Cressey, sia in relazione a delitti, molto di attualità, quali il finanziamento di condotte con finalità di terrorismo in ambito aziendale, e alle ipotesi di concorso e favoreggiamento in reati contro il patrimonio materiale e immateriale. L’attività integrata descritta consente altresì di aggiornare e calibrare Codice Etico, Codice Disciplinare e le procedure attinenti alla compliance (es. responsabilità etica e sociale, parità di genere, policy di diversità e inclusione, ecc.), anche in relazione a episodi riferibili a contesti specifici e parametri culturali di singoli o di gruppo, ad esempio in materia di antisemitismo, di esercizio arbitrario di ragioni e di modalità di manifestazione del pensiero, nel rispetto e nei limiti della libertà stessa ai sensi dell’art. 21 della Costituzione. L’investimento e l’incentivazione della Cultural Intelligence abbinata alla HUMINT permette di attuare un security management olistico e proattivo, altrimenti non applicabile né da remoto né tantomeno con il ricorso alla eccessivamente inflazionata intelligenza artificiale. La conoscenza, che solo la fonte umana selezionata e gestita con i canoni dell’intelligence culturale può consentire, si estrinseca in molteplici attività tra le quali è doveroso citare, tra le principali, la sensibilizzazione e la formazione del personale, la Threat Intelligence, quale visione integrata e strutturata del panorama degli elementi fattuali e delle minacce rilevanti per una determinata organizzazione, settore, regione od operazione in un orizzonte temporale definito, la predisposizione di Vademecum o Scheda Paese/destinazione ai fini della attività di Travel Risk Management (sia in Italia che all’estero), l’adeguamento di Security Plan integrati con il DVR e la progettazione di Security Evacuation Plan per cantieri e attività in luoghi a rischio (politico, sociale, bellico, calamità naturali, ecc.). Consente altresì, come già affermato nella presente trattazione, di interfacciarsi correttamente e produttivamente con personale locale, comunità, partner commerciali, subappaltatori, fornitori, Enti Locali e Istituzioni, in un clima di fiducia reciproca, di prevenire dissidi, di conquistare e coltivare la fiducia nei luoghi in cui l’azienda opera, nonché di assumere decisioni informate, quali non entrare in un mercato o entrarvi limitando l'esposizione, il trasferire il rischio e il condividerlo con altri portatori di interessi, e di effettuare un’attività consapevole e informata di Business e Competitive Intelligence, mediante relazioni pubbliche e osservazioni passive, partecipazione ad eventi, ricerche di mercato, interviste a clienti in base a contesti geoculturali specifici, acquisizione diretta o mediata di informazioni commerciali. Il battito del cuore umano e l'algoritmo A conclusione della presente dissertazione emerge come l'Intelligence umana non possa essere né compresa né svolta da lontano e tramite concetti mediati; essa richiede un approfondimento trasversale e transdisciplinare che solo la Cultural Intelligence consente, dando la possibilità di interagire compiutamente, consapevolmente ed efficacemente con le fonti in modo diretto. Sebbene oggi si tenda ad assolutizzare l’uso delle fonti sul web e degli applicativi di intelligenza artificiale, l’esperienza in ambito tanto di intelligence di Stato quanto aziendale dimostra come un algoritmo non sia sufficiente per vincere una guerra di informazioni né per comprendere scenari e dinamiche ed effettuare analisi previsionali a supporto del processo decisionale, sia esso a favore del Governo così come della governance d’impresa. La HUMINT rimane e sempre sarà la disciplina sovrana che indirizza, supporta e convalida ogni altra forma di intelligence. Nonostante siano numerosi i detrattori dell’intelligence umana, tanto a livello politico quanto aziendale, perché ritenuta troppo onerosa e persino dannosa e pericolosa, la Human Intelligence supportata dalla Cultural Intelligence rimane a parere di chi scrive insostituibile. Certamente impone l’impiego di personale dedicato e idoneo, investimenti ed esposizione diretta, ma è l’unico modo per fare attività di intelligence completa ed effettiva. Fare intelligence a basso costo ed esclusivamente a distanza espone a rischi e danni certamente più gravi, assumendo decisioni non compiutamente strutturate e solo parzialmente basate sulla conoscenza, inficiando iniziative e il raggiungimento di obiettivi prefissati. Un luogo o un contesto può essere conosciuto tramite data mining, fonti online e cartacee, ma lo si capisce veramente solo attraverso i battiti del cuore della sua gente, bussando a una porta, accettando un caffè o bevendo da un improbabile bicchiere. La Cultural Intelligence è, in definitiva, il ponte necessario tra la fredda analisi informativa e la calda realtà dell'interazione umana. HUMINT e cosiddetto “mondo cyber” e IA generativa possono però oggi integrarsi a vicenda: questo è un vantaggio rispetto alla precedente epoca in cui non erano disponibili e accessibili una moltitudine di fonti online e applicativi, ma, come spesso accade, l’uomo è uso passare da un estremo all’altro, sicché oggi si tende a legittimare e promuovere a senso unico l’intelligence “cyber” a discapito e preoccupante detrimento di quella umana. La HUMINT oggi può infatti indirizzare, supportare e convalidare i dati ricavati utilizzando gli algoritmi, confermando informazioni, approfondendo aspetti che solo ed esclusivamente la relazione umana può affrontare e supportando il processo decisionale con la conoscenza diretta. Articolo a cura dr. Stefano BASSI GUARDA L'EVENTO REGISTRATO HUMMAN INTELLIGENCE: Quando la fonte umana diventa il fattore più potente: DIVENTA REFERENTE

  • Sicurezza a Trento, da metà maggio guardie giurate in piazza Dante

    Un nuovo servizio voluto dal Comune per presidiare la zona e rassicurare i frequentatori del LiberCafè e della biblioteca Un nuovo servizio di vigilanza armata è in arrivo in piazza Dante a Trento. La decisione arriva dalla Giunta comunale dopo i recenti episodi violenti che hanno destato molta preoccupazione in città. Viste le indicazioni del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, il servizio verrà attivato con urgenza, verso la metà di maggio. Il presidio sarà affidato a una ditta di vigilanza che già collabora con il Comune di Trento, per esempio all’interno della biblioteca di via Roma. In piazza Dante le guardie giurate avranno funzione di presidio, di deterrenza e segnalazione alle forze dell’ordine. La vigilanza sarà distribuita in tre fasce orarie variabili durante la settimana e con una presenza più costante nei fine settimana. La presenza degli addetti alla vigilanza servirà anche a rassicurare i frequentatori del Libercafé e della biblioteca, che sono in gran parte minori. In caso vengano rilevati comportamenti molesti o pericolosi, le guardie potranno avvertire immediatamente le forze dell’ordine che in questo ultimo periodo hanno potenziato la presenza nell’area grazie alla "volante Dante" che pattuglia principalmente nel pomeriggio e in serata nelle zone critiche, tra cui piazza Dante e la zona della Portela, per contrastare furti e risse e rendere più vivibile tutta la zona. FONTE: Sicurezza a Trento, da metà maggio guardie giurate in piazza Dante

  • ESERCITO ITALIANO: 165° ANNIVERSARIO 1861-2026

    Un'Eredità di Storia e Sacrificio Dalla sua costituzione nel 1861, l'Esercito ha accompagnato l'Italia in ogni passaggio cruciale, dalle sfide del Risorgimento alle prove durissime dei conflitti mondiali, fino alla costruzione dell'Italia democratica. Ogni mostrina e ogni bandiera di guerra custodiscono il ricordo di chi ha servito con estremo sacrificio, incarnando il giuramento di fedeltà alla Patria. Questo legame indissolubile con la storia del Paese è ciò che rende l'Esercito il custode della nostra memoria collettiva. Valori e Missione: Oltre la Difesa L'importanza dell'Esercito oggi si declina in una duplice veste, entrambe essenziali per il benessere della collettività: Sicurezza Internazionale: Le nostre donne e i nostri uomini in divisa sono ambasciatori di pace. Dalla presenza nei Balcani alle missioni in Medio Oriente e Africa, l'Esercito garantisce stabilità e supporto alle popolazioni civili, guadagnandosi il rispetto internazionale per la professionalità e l'umanità dimostrate. Supporto al Territorio: "Più insieme", come recita un noto motto. L'Esercito è sempre in prima linea nelle emergenze nazionali: dai soccorsi durante le calamità naturali (alluvioni, terremoti) al presidio della sicurezza urbana con l'operazione "Strade Sicure", fino al supporto logistico e sanitario nelle crisi più complesse. Una Forza Verso il Futuro Essere al servizio del Paese a 165 anni dalla fondazione significa anche saper guardare avanti. L'Esercito Italiano è oggi una forza moderna, tecnologicamente avanzata e altamente specializzata, capace di operare in domini complessi come quello cibernetico, pur mantenendo saldi i valori tradizionali di onore, disciplina e spirito di corpo. "Al personale di ogni ordine e grado, che ogni giorno opera con silenziosa dedizione in Italia e all'estero, va il nostro più profondo ringraziamento. Siete il volto di un'Italia che non si arrende e che protegge il proprio futuro." Buon 165° Anniversario, Esercito Italiano dalla SQUAD SMPD!

SQUAD

SQUAD                                DIVISIONI                                                          SETTORI                        BENEFICI                                SERVIZI             

Chi Siamo                            Security:  Private Security Companies      Land                                Securjob                                  Legali                   

Soci                                                        Security Officers                             Maritime                        Punteggi Matricolari          Medici                 

Referenti                                                                                                           Aviation                          Crediti Formativi                Fiscali                 

Istruttori                              Military: Military Groups                               Geopolitics                       Vip Pass                                Psicologici         

Progetti                                                Military Officers                              Cyber Security                  Concorsi                               Commerciali       

Affilia                                                                                                                 Intelligence                       Formazione                         

Partners                                 Police:    Police Groups                                Security Manager           Convenzione                      

Notizie                                                   Police Officers                                Detectives                         Ricollocamento                  

Articoli                                                                                                              Crimes

Analysis                                                                                                            Safety

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