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- Catania, carabiniere in vacanza fiuta il pericolo fuori da un pub: arrestato 22enne armato di pistola clandestina
CATANIA – Prosegue senza sosta l’attività di controllo del territorio da parte dei Carabinieri del Comando Provinciale di Catania, impegnati nella prevenzione dei reati legati alla detenzione illegale di armi, soprattutto nei contesti della movida serale. In questo quadro, i militari del Nucleo Operativo della Compagnia di Catania Piazza Dante hanno arrestato in flagranza un 22enne catanese, ritenuto – sulla base degli indizi raccolti, da verificare in sede giurisdizionale – responsabile di detenzione e porto abusivo di arma clandestina e relativo munizionamento. A rendere possibile l’intervento è stato l’acume investigativo di un maresciallo dell’Arma in servizio in Calabria, ma a Catania per una breve vacanza. Il sottufficiale stava raggiungendo alcuni amici in un pub del centro quando ha notato, davanti al locale, un giovane con un rigonfiamento sospetto sotto la maglietta, compatibile con la sagoma di una pistola. Insospettito anche dall’atteggiamento guardingo del ragazzo, il carabiniere ha continuato a osservarlo con discrezione, allertando nel frattempo i colleghi del Nucleo Operativo. Gli investigatori sono arrivati sul posto senza farsi notare, hanno individuato il 22enne e lo hanno bloccato in condizioni di sicurezza. La perquisizione ha permesso di recuperare una pistola priva di matricola, modificata e resa perfettamente funzionante, sei cartucce calibro 380 nel caricatore ed altri cinque proiettili nascosti nella tasca dei pantaloni. Arma e munizioni sono state sequestrate e messe a disposizione dell’Autorità giudiziaria per gli accertamenti tecnici e balistici, utili a verificare un eventuale utilizzo in precedenti episodi criminosi. Il 22enne, su disposizione dell’Autorità giudiziaria, è stato posto agli arresti domiciliari, ferma restando la presunzione di innocenza, valida ora e fino a eventuale condanna definitiva. Catania, carabiniere in vacanza fiuta il pericolo fuori da un pub: arrestato 22enne armato di pistola clandestina - Amica News
- Chi era Antony Josue, il vigilante investito e ucciso mentre soccorreva dei feriti sul Gra
Antony Josue, 35 anni, lascia la moglie e due figli piccoli. Il turno stava per finire quando ha visto l'auto ribaltata: "Mi fermo ad aiutare". Poi l'impatto fatale Un ultimo gesto di altruismo prima di tornare a casa. Un atto istintivo, dettato dal senso del dovere e dalla sua profonda generosità, che è costato la vita ad Antony Josue, il vigilante di 35 anni travolto e ucciso all’alba di ieri, domenica 3 maggio, sul Grande Raccordo Anulare. Antony Josue, 35 anni, lascia la moglie e due figli piccoli. Il turno stava per finire quando ha visto l’auto ribaltata: “Mi fermo ad aiutare”. Poi l’impatto fatale Erano le 5:15 del mattino. Antony, dipendente modello di un’azienda di sicurezza privata romana, stava per concludere il suo turno iniziato alle 22 della sera precedente. Tra meno di un’ora avrebbe riabbracciato la moglie Shamira e i loro due figli, di 7 e 5 anni. Ma all’altezza dello svincolo per via Tuscolana, la sua notte si è fermata per sempre. “Inizio il soccorso”: l’ultima comunicazione alla centrale Antony stava pattugliando le strade a bordo della Panda aziendale quando ha visto una vettura ribaltata al centro della carreggiata. Non ha esitato. Ha accostato, ha attivato i protocolli di sicurezza e ha impugnato la radio per avvisare i colleghi: “C’è un incidente, mi fermo a prestare soccorso”. È stata l’ultima volta che la sua voce è stata sentita in centrale. Pochi istanti dopo essere sceso dall’auto, mentre insieme a un altro automobilista cercava di aiutare le persone intrappolate nelle lamiere, una Mercedes è sopraggiunta a velocità sostenuta. L’impatto non gli ha lasciato scampo: Antony è morto sul colpo, travolto davanti a quell’auto che stava cercando di proteggere. Chi era Antony: il lavoro, la famiglia e quel motto di speranza Romano, 35 anni, Antony Josue era descritto da tutti come un uomo “tutto casa e lavoro”. Si era sposato nel 2018 e la sua vita ruotava attorno alla famiglia e a quei due bambini che chiamava affettuosamente “i nostri cuccioli”. Da circa un anno lavorava come guardia giurata particolare. Chi lavorava con lui lo ricorda come una persona gentile, capace e sempre puntuale. Un uomo solido, che affrontava le difficoltà con un ottimismo raro, racchiuso nel suo motto preferito, una citazione di Oscar Wilde che ripeteva spesso: “Siamo tutti nati nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle”. Il cordoglio e le indagini La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente il mondo della vigilanza privata. Il Sindacato Autonomo Vigilanza (Sav) ha espresso il proprio cordoglio: “Siamo in lutto per una guardia giurata caduta mentre svolgeva il proprio servizio. Il suo impegno e il suo sacrificio resteranno nella nostra memoria”. Mentre la Polizia Stradale termina i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro e accertare le responsabilità del conducente della Mercedes, resta il dolore per una vita spezzata in un atto di estremo coraggio. L’azienda per cui lavorava ha già fatto sapere di essere a completa disposizione della vedova: “Siamo distrutti. Antony non era solo un dipendente, era un esempio per tutti noi“. fonte: Chi era Antony Josue, il vigilante investito e ucciso mentre soccorreva dei feriti sul Gra
- Rinnovo contratti CCNL, il punto della situazione aggiornato a fine Aprile delle trattative per i diversi settori
Il rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) rappresenta un tema di vitale importanza per l’assetto del mercato del lavoro italiano. In molte categorie, l’attesa per i nuovi accordi contrattuali si fa pressante, mentre le relative trattative stanno vivendo settimane decisive: oltre 3 milioni di lavoratori coinvolti, numeri che rendono ogni indugio potenzialmente destabilizzante sia sotto il profilo sociale che economico. Il mese di aprile ha visto un’accelerazione dei negoziati rispetto agli ultimi anni, in particolare nei comparti più rilevanti come Sanità, Scuola, Forze di Polizia e Difesa, Ania (assicurazioni) e Farmacie Private. L’urgenza è dettata non solo dall’attesa di adeguamenti salariali e normativi, ma anche dal rischio che dinamiche inflattive e una crescente mobilità del personale accentuino il malcontento e la fuga verso i settori privati e l’estero. Dalla fine del 2025 si è registrato un cambio di passo nell’azione dei tavoli negoziali, spinti anche dalle pressioni sindacali e dalle emergenze determinate dal caro vita. Oggi il panorama mostra una spinta verso una maggiore regolarità nei rinnovi, ma anche tensioni non risolte su molteplici aspetti: le tempistiche, i contenuti delle riforme organizzative, le tutele sui luoghi di lavoro e l’impatto delle innovazioni tecnologiche nei differenti settori. In questo scenario, le aspettative delle categorie coinvolte sono altissime. Il rischio di nuovi scioperi e mobilitazioni è concreto, mentre le istituzioni cercano di garantire i necessari fondi per incentivare l’accordo. Stato delle trattative e sviluppi per il rinnovo del CCNL nell’Area Sanità: medici, dirigenti e professioni sanitarie La trattativa per il rinnovo del CCNL 2025-2027 nell’Area Sanità segna un punto di svolta nell’assetto contrattuale del settore pubblico. Oltre 138.000 dirigenti del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), tra medici, veterinari e altre professioni sanitarie, sono interessati da una stagione di confronto che si preannuncia intensa e innovativa. Avvio dei lavori e novità procedurali L’apertura dei tavoli negoziali in Aran per il rinnovo del Ccnl Sanità rappresenta una novità assoluta: per la prima volta il confronto tra parte sindacale e pubblica amministrazione si sviluppa in parallelo sia per il comparto che per la dirigenza. L’iter negoziale arriva a pochi mesi dalla conclusione del contratto 2022-2024, sottoscritto il 27 febbraio, segno di una nuova continuità nelle relazioni industriali e di volontà politica di ridurre al minimo i vuoti contrattuali. Punti chiave e richieste delle parti sociali I sindacati del settore sanitario manifestano posizioni molto chiare sulle priorità negoziali: le richieste vanno oltre l’aspetto prettamente retributivo e si concentrano su condizioni di lavoro e riconoscimento professionale, temi resi più urgenti dalla fatica accumulata negli anni della pandemia. Incrementi retributivi commisurati all’inflazione e agli standard europei: vi è una ferma richiesta di recuperare il potere d’acquisto e garantire maggiore competitività alle condizioni di lavoro nel SSN. Tutele normo-professionali rafforzate: dalle indennità di disagio ai sistemi premiali, fino al potenziamento della sicurezza sui luoghi di lavoro e alla tutela legale. Innovazione e carriere: richieste di percorsi di carriera più trasparenti e meritocratici, valorizzazione della formazione continua e revisione delle modalità di accesso ai ruoli apicali. Stato dei fatti e prospettive L’Aran sottolinea l’importanza della continuità nelle trattative, evidenziando come il dialogo tempestivo tra sindacati e governo rappresenti un cambio di passo rispetto al passato, caratterizzato da frequenti ritardi nei rinnovi. In particolare, si segnala: L’avvio dei tavoli per il personale del comparto (circa 593.000 dipendenti SSN) e per la dirigenza, con un’agenda fitta che prevede la calendarizzazione ravvicinata degli incontri tecnici. Attenzione al rafforzamento dei meccanismi di tutela per i medici di famiglia, con dibattiti accesi sulle proposte di riforma della medicina generale avanzate dal Ministero della Salute: il tema della “dipendenza” e dell’accesso alla scuola di specializzazione è motivo di confronto tra governo e rappresentanze di categoria. Le organizzazioni sindacali più rappresentative (Anaao Assomed, Fimmg, Smi, Cgil Fp) hanno chiarito che la stipula dovrà portare ad “una svolta sulle condizioni di lavoro” e che si firmeranno solo contratti innovativi con risposte concrete ai bisogni dei professionisti. Elementi critici e rischi attuali: Permane il rischio di tensione sindacale, in particolare sul tema degli organici sottodimensionati e sulle disparità territoriali nella distribuzione del personale. Le differenze tra comparto e dirigenza rendono complesso individuare soluzioni univoche per tutte le professionalità. La necessità di maggiori risorse finanziarie per sostenere richieste economiche e indennitarie è sotto la lente del MEF e del Ministero della Salute. L’implementazione di nuovi standard organizzativi e la digitalizzazione dei servizi sanitari richiedono maggiori tutele contrattuali, specie su carichi di lavoro e responsabilità professionale. Quadro normativo e coperture finanziarie L’indirizzo negoziale si fonda sulle disposizioni del DLgs. 165/2001 e della legge di Bilancio 2026, che prevede le coperture per le prime tranche di rinnovi dei CCNL pubblici. Il confronto vede la partecipazione dei rappresentanti delle Regioni, chiamati a definire l’impatto della nuova disciplina contrattuale sui bilanci regionali. Errori comuni e strategie concrete Spesso si sottovaluta il ruolo del CCNL come strumento di valorizzazione delle professionalità e non solo di ridefinizione salariale. Un approccio basato solo su percentuali di incremento retributivo rischia di produrre effetti distorsivi, senza migliorare la qualità del lavoro e del servizio al cittadino. Le parti sociali sono quindi chiamate a lavorare su tutti i livelli, dal sistema premiante alla sicurezza, per un accordo che sia realmente sostenibile. Prospettive e criticità dei rinnovi CCNL negli altri settori: focus su tempistiche e dinamiche La situazione degli altri comparti in attesa di rinnovo si presenta variegata e spesso complessa. Settori come Scuola, Forze di Polizia e Difesa, Ania (imprese assicurative), Enti Locali, Farmacie Private e Vigilanza Privata stanno attraversando fasi differenti: dai primi incontri informali all'apertura formale dei tavoli. Le tempistiche, le priorità e le aspettative interne variano considerevolmente, ma il denominatore comune è la crescente aspettativa per adeguamenti salariali e innovazione normativa. Forze di Polizia, Difesa e comparto sicurezza Le organizzazioni di rappresentanza militari e civili hanno avviato da settimane incontri tecnici con il Dipartimento della funzione pubblica. Al centro del dibattito per il rinnovo del Ccnl Forze dell'Ordine, Polizia e Difesa, ci sono soprattutto la revisione dei meccanismi di indennità e l’armonizzazione degli stipendi con la progressione di carriera. Il tema del turn over e delle carenze di organico rimane una delle principali criticità, soprattutto nella prospettiva di garantire la sicurezza territoriale e livelli minimi di servizio. Le richieste sindacali si concentrano anche su una maggiore trasparenza dei criteri di valutazione professionale e sugli strumenti di conciliazione vita-lavoro. Scuola ed Enti Locali Il comparto istruzione e ricerca attende la pubblicazione dell’atto di indirizzo che darà formalmente il via alla stagione negoziale. Personale ATA e docenti chiedono da tempo un allineamento stipendiale con la media europea e norme più chiare su mobilità, formazione e svolgimento dei concorsi. Negli enti locali, la difficoltà maggiore riguarda la copertura finanziaria delle nuove assunzioni e la flessibilità nel lavoro agile, tema sempre più urgente dopo l’esperienza pandemica. Settore privato: Ania, Farmacie Private, Vigilanza e Sicurezza L’associazione nazionale delle imprese di assicurazione (Ania) è in fase di consultazione con i sindacati: le trattative includono la revisione dei sistemi incentivanti, la regolazione dello smart-working e la tutela delle competenze digitali. Farmacie Private e Vigilanza Privata vivono una maggiore pressione dovuta all’aumento dei carichi di lavoro e alle richieste di adeguamento degli orari. In particolare, il personale delle farmacie private rivendica aumenti in linea con la crescita del settore e con i nuovi requisiti formativi richiesti. Nella Vigilanza Privata, il tema centrale rimane la disparità tra qualifiche a parità di mansioni, mentre vengono chieste maggiori garanzie su orari, turni e tutele contro i rischi del settore. Analisi delle dinamiche comuni e delle differenze tra settori Le differenze tra pubblico e privato, tra grandi comparti e settori più specifici, generano tempistiche spesso disallineate e difficoltà aggiuntive nella gestione delle aspettative: La mancanza di risorse strutturali rallenta la negoziazione in molti ambiti pubblici, dove spesso il rinnovo dipende da scelte di bilancio governative. I tempi di rinnovo nei settori privati sono invece più variabili, fortemente legati al ciclo economico di ciascun comparto. Si registrano comunque pressioni crescenti verso soluzioni di conciliazione e aggiornamento delle carriere, soprattutto in risposta alla digitalizzazione. Uno degli errori più frequenti nelle trattative è la mancata considerazione dell’impatto reale delle novità normative sulle condizioni concrete di lavoro: ciò può portare a firmare intese difficilmente applicabili nella pratica. Cosa monitorare nel prossimo futuro I lavoratori aattendono risposte precise su decorrenza degli incrementi, arretrati, tempistiche per l’attivazione delle nuove tutele e criteri dei premi di produttività. I tavoli di confronto dovranno valutare i riflessi dei rinnovi sulle dinamiche di settore e sul bilancio pubblico. Grande attenzione anche alle future innovazioni contrattuali nel campo del lavoro agile e nella formazione obbligatoria. In conclusione, la stagione 2026 dei rinnovi CCNL si conferma una delle più complesse e strategiche degli ultimi anniper la varietà dei settori coinvolti e l’urgenza di risposte innovative e sostenibili. Il successo delle trattative dipenderà dalla capacità delle parti di assicurare risorse adeguate, regole chiare e maggiore attenzione al benessere e alla crescita professionale di milioni di lavoratori in tutta Italia. Fonte: Rinnovo contratti CCNL, il punto della situazione aggiornato a fine Aprile delle trattative per i diversi settori
- Giacomo Bongiorni ucciso davanti al figlio, indagato anche il cognato: «Denunciato per rissa». I punti ancora da chiarire
Si allarga il quadro degli indagati nell’inchiesta sull’omicidio di Giacomo Bongiorni, il 47enne morto dopo un violento pestaggio avvenuto nella notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma a Massa. Tra i nuovi iscritti nel registro degli indagati da parte della Procura figura anche il cognato della vittima, Gabriele Tognocchi, denunciato per rissa. L’uomo, quella stessa notte, era stato trasportato al pronto soccorso con gravi lesioni, tra cui la frattura della tibia e del setto nasale. La notizia è riportata da «La Nazione» e «Il Tirreno». La morte di Bongiorni Sale così a sei il numero complessivo degli indagati. Tra questi, un 17enne, ex pugile, attualmente in carcere con l’accusa di omicidio volontario e rissa aggravata. Con lui risultano detenuti anche Ionut Alexandru Miron, 23 anni, e Eduard Alin Carutasu, 19 anni, accusati di concorso in omicidio volontario e rissa aggravata. Coinvolti nell’inchiesta anche altri due minorenni. Telecamere e testimonianze La ricostruzione dei fatti si basa sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza e sulle testimonianze raccolte, non sempre concordanti. I filmati mostrano chiaramente che, intorno all’1:20, il 17enne colpisce Bongiorni con due pugni, facendolo cadere a terra, per poi infierire con ulteriori colpi. Pochi secondi dopo, si vede Carutasu sferrare un calcio al volto della vittima. Le fasi precedenti dell’aggressione non sono state riprese e vengono ricostruite attraverso le dichiarazioni dei presenti. Secondo quanto emerso, tutto sarebbe iniziato da una bottiglia di vetro caduta a terra, forse accidentalmente o forse lanciata. Dopo un primo richiamo e un’apparente risoluzione della tensione, la situazione sarebbe degenerata. Il punto chiave Restano divergenze su un punto chiave: i giovani sostengono che Bongiorni abbia colpito per primo il 17enne con una testata, circostanza negata dalla parte lesa ma confermata da due testimoni esterni. Da lì sarebbe scaturita la rissa. Il 17enne avrebbe reagito con un pugno, mentre il cognato della vittima tentava di intervenire. Secondo alcune ricostruzioni, Tognocchi avrebbe anche lanciato una bottiglia, mai ritrovata. Bloccato da Miron, non avrebbe potuto soccorrere Bongiorni, che nel frattempo veniva aggredito dal gruppo. Il gip: «Un pestaggio» Nell’ordinanza, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Massa, Antonia Aracri, parla di “un vero e proprio pestaggio”, sottolineando come la vittima sia stata sopraffatta e travolta, fino a cadere violentemente a terra battendo la nuca. Un elemento ritenuto rilevante dagli inquirenti è il passato da pugile del 17enne, considerato nella qualificazione del reato come omicidio volontario. Secondo il gip, anche chi ha impedito al cognato di intervenire avrebbe contribuito a escludere qualsiasi possibilità di salvezza per la vittima. Il ruolo di Tognocchi Gli investigatori ritengono inoltre che lo stesso Tognocchi possa aver avuto un ruolo nella fase iniziale della rissa. I suoi legali, gli avvocati Marco Marino e Pietro Bogliolo, non hanno rilasciato dichiarazioni, in attesa degli sviluppi. Due gli snodi fondamentali dell’inchiesta nelle prossime settimane: l’analisi dei telefoni cellulari degli indagati e di una giovane coinvolta, utile a chiarire eventuali comunicazioni successive ai fatti, e soprattutto l’esito dell’autopsia. Al momento è stato accertato che Bongiorni è morto a causa di un’emorragia cerebrale, ma resta da stabilire quale tra i colpi ricevuti - pugni, calcio o la caduta - abbia provocato il decesso. fonte: Giacomo Bongiorni ucciso davanti al figlio, indagato anche il cognato: «Denunciato per rissa». I punti ancora da chiarire Leggi anche: OMICIDIO BONGIORNI: NESSUNA GIUSTIFICAZIONE (dr.ssa Lopez Barbara)
- Security Manager Comunale: Garante della Sicurezza e Tutela Urbana (dr Procida Dario)
La sicurezza pubblica degli asset fisici tra cui strutture sanitarie, plessi scolastici, uffici amministrativi, aree verdi e reti di trasporto ricade sotto la responsabilità gestionale degli enti locali (Comuni, Province e Regioni). La Sicurezza Pubblica è un concetto multidimensionale che va oltre la semplice assenza di reati. In termini generali, si intende l'attività volta a garantire l'ordine pubblico, la sicurezza dei cittadini, la tutela della proprietà e l'osservanza delle leggi. "In ambito locale, la gestione dell'Ordine Pubblico mira a garantire il regolare svolgimento della vita sociale e la stabilità delle istituzioni. Tale attività si focalizza sulla pianificazione di manifestazioni ed eventi sportivi, con l'obiettivo primario di salvaguardare l'integrità fisica dei cittadini e la tutela dei beni pubblici e privati." Oggi il concetto si è ampliato verso la Sicurezza Urbana, che include: Decoro Urbano: Contrasto al degrado fisico delle città (illuminazione, manutenzione dei parchi). Percezione della Sicurezza: Non basta che i reati siano pochi; i cittadini devono "sentirsi" sicuri nei propri spazi di vita. Infrastrutture Critiche: La protezione di reti elettriche, idriche e trasporti, la cui interruzione metterebbe a rischio la collettività. Operando su mandato diretto del Sindaco, il Security Manager comunale funge da anello di congiunzione strategico tra l'Amministrazione e il territorio. Coordina le attività in sinergia con la Polizia Locale e mantiene un dialogo costante con le Autorità di Pubblica Sicurezza (Prefettura, Questura e Carabinieri), i Municipi e la cittadinanza, garantendo un approccio integrato alla sicurezza urbana. Il Security Manager non agisce come un "capo delle guardie", ma come un regista strategico della resilienza urbana. Il suo ruolo è quello di coordinare la sicurezza in un ambiente estremamente complesso dove convivono dipendenti pubblici, cittadini, infrastrutture critiche e beni culturali, in linea massima il suo ruolo consiste in: Analizzare le vulnerabilità degli asset comunali (municipi, scuole, depositi mezzi, musei). Safety & Security: Coordina le misure per grandi eventi o mercati cittadini, bilanciando la sicurezza antincendio/gestione folle (safety) con la prevenzione di atti illeciti (security). Protezione del Patrimonio: Implementa sistemi di videosorveglianza e controllo accessi per contrastare vandalismo e degrado negli uffici e nei parchi pubblici. Interfacciare tecnica tra l'amministrazione politica (Sindaco e Giunta) e le forze operative: Collabora con il Comandante della Polizia Locale per l'integrazione tecnologica (es. centrali operative di controllo del traffico e della sicurezza). Mantiene i rapporti tecnici con la Prefettura e la Questura per i patti sulla "Sicurezza Urbana Integrata". Valuta i rischi all’interno di un comune, l'emergenza può essere un attacco informatico, un allarme bomba in una scuola o un evento meteorologico estremo. Business Continuity: Assicura che i servizi essenziali (anagrafe, stato civile, protezione civile) continuino a funzionare anche in caso di crisi. Supporto alla Protezione Civile: Integra i piani di sicurezza fisica con i piani di emergenza comunale. Il ruolo del Security Manager nel contesto comunale: Sviluppo di Smart City integrate: Progettazione di reti di videosorveglianza intelligente focalizzate sulle aree urbane sensibili. Gestione degli accessi: Implementazione di sistemi digitali o biometrici per garantire l'integrità degli uffici pubblici e la protezione delle aree riservate. Governance dei servizi esterni: Definizione dei capitolati d'appalto per l'affidamento dei servizi di vigilanza privata. Risk Management preventivo: Elaborazione di piani strategici per il contrasto alle intrusioni e la salvaguardia della documentazione sensibile. Senza un Security Manager, la sicurezza di un Comune spesso rimane frammentata tra vari uffici (tecnico, informatico, polizia locale). Questa figura unifica le competenze, permettendo al Sindaco di prendere decisioni basate su dati certi e analisi del rischio professionali, riducendo i costi derivanti da danni al patrimonio o interruzioni dei servizi. In molti comuni italiani, questa funzione è spesso ricoperta dal Comandante della Polizia Locale o da un dirigente tecnico, ma la tendenza moderna è verso la creazione di un ufficio di Security Management dedicato, specializzato secondo la norma UNI 10459.
- Carcere di Frosinone, arriva la denuncia: "Condizioni di lavoro inaccettabili per la Polizia Penitenziaria"
Il Segretario del Sappe Generale Capece ha guidato un'ispezione all'interno della Casa Circondariale. Emerse gravi carenze igienico-sanitarie, criticità sulla sicurezza e mancato rispetto degli accordi sui turni. Una situazione definita "grave e non più rinviabile". È il bilancio allarmante stilato dalla delegazione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE) a seguito di una visita ispettiva condotta all'interno della Casa Circondariale di Frosinone nella giornata di mercoledì 29 aprile. Il sindacato chiede ora interventi correttivi immediati per ripristinare condizioni lavorative dignitose e garantire il rispetto delle normative sulla sicurezza per gli operatori in divisa. Il sopralluogo nelle sezioni detentive La delegazione sindacale, guidata dal Segretario Generale Donato Capece, ha ispezionato la struttura dalle ore 11:00 alle 13:30. Al sopralluogo hanno preso parte anche il Segretario Nazionale Maurizio Somma, il Segretario Locale Franco D'Ascenzi e il Delegato Provinciale Salvatore Izzo. I rappresentanti sono stati formalmente accolti e accompagnati dai vertici dell'istituto: il Direttore, Dott. Francesco Cocco, e il Comandante di reparto, 1° Dirigente Dott.ssa Noemi Gennari. L'ispezione ha toccato in modo capillare i punti nevralgici del penitenziario: dalle portinerie alle sezioni detentive (comprese la delicata sezione ex art. 32 e l'area dedicata alla prima accoglienza), procedendo poi per l'infermeria centrale, il settore colloqui e l'ufficio matricola. Durante il percorso, i delegati hanno incontrato il personale in servizio, raccogliendo testimonianze dirette e documentando le criticità. Le criticità emerse: igiene, microclima e sicurezza Il quadro restituito dal sindacato al termine della visita evidenzia profonde carenze strutturali e organizzative. Infatti, sono stati segnalati ambienti di lavoro caratterizzati da scarsa ventilazione, servizi igienici datati, carenti sotto il profilo della pulizia quotidiana e sprovvisti di materiali di consumo basilari. Strutture inadeguate: Alcune postazioni degli agenti risultano totalmente prive di luce naturale e presentano condizioni microclimatiche non conformi alle normative vigenti. Gestione rifiuti: È stato rilevato un vistoso accumulo di materiali di scarto non smaltiti con regolarità, un problema aggravato dall'assenza di aree esterne idonee alla raccolta. Sicurezza e formazione: Preoccupa la scarsa formazione del personale in materia di sicurezza sul luogo di lavoro, con specifiche e gravi lacune sull'utilizzo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), dei presidi antincendio e delle cassette di primo soccorso. Ritardi sanitari e gestione dei turni A gravare sul benessere psico-fisico degli operatori, secondo il SAPPE, ci sono anche pesanti disfunzioni gestionali e amministrative. Il sindacato denuncia il forte ritardo nella programmazione delle visite mediche preventive e periodiche (obbligatorie ai sensi dell'art. 41 del D.Lgs. 81/08). Sul fronte dell'organizzazione lavorativa, viene inoltre contestato il mancato rispetto degli accordi sindacali in essere: assenza della turnazione sui quattro quadranti, ritardi cronici nella tempestiva pubblicazione dei servizi mensili e la totale mancanza di una pianificazione strutturata per il piano ferie estivo. «Queste disfunzioni – ha sottolineato il Segretario Generale Capece – incidono pesantemente sulla qualità della vita del personale, compromettendo la possibilità di conciliare lavoro ed esigenze familiari, con evidenti ripercussioni sul benessere complessivo degli operatori». Le richieste alla Direzione Il SAPPE ha annunciato che chiederà alla Direzione dell'istituto l'attivazione di interventi immediati. Tra le priorità d'azione indicate figurano la manutenzione straordinaria dei servizi igienici e ripristino o sostituzione degli impianti di climatizzazione obsoleti. Realizzazione di aree di stoccaggio dedicate ai rifiuti e stipula di precisi accordi con gli enti locali per il loro regolare smaltimento. Ripristino immediato dei controlli sanitari periodici e potenziamento della formazione sui dispositivi di sicurezza. Pieno rispetto degli accordi sindacali in materia di organizzazione dei turni e pianificazione delle ferie. «Non è più tempo di rinvii – conclude in modo perentorio la nota del sindacato – servono interventi concreti e immediati per tutelare la salute, la sicurezza e la dignità del personale di Polizia Penitenziaria in servizio a Frosinone». -- Carcere di Frosinone, arriva la denuncia: "Condizioni di lavoro inaccettabili per la Polizia Penitenziaria" https://www.frosinonetoday.it/cronaca/carcere-frosinone-denuncia-sappe-lavoro-inaccettabili.html © FrosinoneToday
- Vigilanza privata, videosorveglianza e illuminazione: firmato il protocollo sicurezza sui lidi ravennati
Migliorare la vivibilità e la sicurezza dei lidi ravennati, soprattutto nelle ore notturne, attraverso un’azione coordinata tra pubblico e privato: è questo l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato questa mattina dal sindaco Alessandro Barattoni, dal comandante della Polizia locale Andrea Giacomini e dal presidente della Cooperativa Spiagge Maurizio Rustignoli. Il progetto, di durata biennale e con avvio dal mese di giugno, interesserà l’intero litorale ravennate – circa 35 chilometri di costa – e sarà sviluppato in via sperimentale per testare nuove modalità di presidio, controllo e prevenzione. Alla base c’è una visione condivisa: spiagge più presidiate, più rispettose delle regole e più sicure rappresentano un valore aggiunto per tutto il territorio, per i cittadini, per i turisti e per gli operatori economici. Cuore operativo del progetto è il servizio notturno di vigilanza privata, affidato dalla Cooperativa Spiagge a guardie particolari giurate armate e dotate di automezzi. Saranno operative tre pattuglie – una per i lidi nord (Porto Corsini, Marina Romea, Casalborsetti), una per il comparto centrale (Marina di Ravenna, Punta Marina, Lido Adriano, Lido di Dante) e una per il sud (Lido di Classe, Lido di Savio) – venerdì e sabato, le serate di maggiore afflusso, e anche il mercoledì a Marina di Ravenna. Nell’area centrale, proprio a Marina di Ravenna, sarà impiegato anche un mezzo 4×4, così da consentire l’accesso diretto all’arenile. Le guardie giurate avranno funzioni di vigilanza e dissuasione: in caso di violazioni inviteranno a lasciare la spiaggia e, se necessario, attiveranno l’intervento della Polizia locale tramite un canale diretto dedicato. Sul fronte notturno viene ribadito il divieto di accesso all’arenile tra l’1 e le 5 del mattino, una norma spesso poco conosciuta ma ritenuta fondamentale per prevenire vandalismi, danneggiamenti e situazioni di degrado. Nel pomeriggio l’obiettivo è tutelare il cosiddetto “diritto alla pennichella”, favorendo un’organizzazione delle attività degli stabilimenti che consenta il riposo. Infine, nella fascia serale tra le 17 e le 20, sarà garantito il rispetto del limite temporale per le attività di intrattenimento e svago danzante con somministrazione di alcolici, evitando estensioni non consentite. Illuminazione, prevenzione e cartellonistica Accanto ai controlli, il protocollo punta molto su informazione e prevenzione, a partire da regole già vigenti ma spesso poco conosciute. Tra gli impegni assunti dagli operatori balneari rientra anche il rafforzamento dell’illuminazione delle spiagge durante le ore notturne, considerata un importante deterrente. Previsto inoltre il posizionamento di transenne amovibili e cartellonistica per segnalare il divieto di accesso notturno, contribuendo a rendere più chiari i limiti e a favorire comportamenti corretti. Videosorveglianza e controlli coordinati A Marina di Ravenna sarà installato, per la stagione estiva, un sistema di videosorveglianza nell’area parcheggi prospiciente gli stabilimenti Mokambo, Luana e Ulisse. Le telecamere, collegate alla centrale operativa della Polizia locale e integrate nel sistema comunale, serviranno a monitorare una zona particolarmente frequentata nelle ore serali e notturne e potranno essere utilizzate dalle forze dell’ordine in caso di episodi di illegalità o per ricostruire eventuali dinamiche. Il Comune garantirà inoltre un numero dedicato per le segnalazioni da parte della vigilanza privata, aggiuntivo rispetto al 112, e nelle serate più critiche attiverà pattuglie notturne dedicate. Le segnalazioni saranno gestite anche con personale specializzato, in affiancamento all’ufficio antiabusivismo commerciale. Un investimento e una responsabilità condivisa Per la Cooperativa Spiagge il progetto comporta un investimento iniziale stimato intorno ai 40/50mila euro. “Abbiamo aderito con convinzione a questa richiesta dell’Amministrazione – ha osservato il presidente della Coop. Spiagge, Maurizio Rustignoli – perché pensiamo che dare un contributo nel rendere le spiagge più sicure, anche nelle ore notturne, sia un dovere anche di noi operatori. Del resto, questa attività va di pari passo con quella che pratichiamo relativamente agli specchi d’acqua di balneazione, compito principale che portiamo avanti da anni insieme alle istituzioni e agli organi di controllo previsti”. “I nostri lidi sono già sicuri – ha aggiunto Rustignoli – ma è giusto fare prevenzione e informazione. Questo progetto serve a ricordare le regole e a migliorare ulteriormente la qualità, anche nelle ore notturne”. Dalla sperimentazione a un modello stabile di gestione Il sindaco Alessandro Barattoni ha evidenziato il valore strategico dell’intesa: “È un passo concreto per migliorare la vivibilità dei lidi anche di notte. Regole e divertimento possono stare insieme e devono stare insieme, così come sicurezza e attività economiche. Questo protocollo nasce dal dialogo tra soggetti diversi e punta a rafforzare una rete che consenta di vivere gli spazi con maggiore consapevolezza e tranquillità”. Sulla stessa linea il comandante Giacomo Giacomini, che ha richiamato l’esperienza degli ultimi anni: “Non partiamo da una situazione emergenziale, ma dalla volontà di migliorare ulteriormente. Dopo i risultati ottenuti contro l’abusivismo commerciale, l’obiettivo è alzare ancora il livello di qualità e sicurezza, prevenendo fenomeni come vandalismi e danneggiamenti, che nelle scorse stagioni hanno riguardato anche strutture di salvataggio e arredi degli stabilimenti”. Il progetto sarà monitorato già al termine della stagione estiva per valutarne l’efficacia. L’obiettivo è consolidare un modello stabile di gestione della sicurezza e della vivibilità delle spiagge, capace di coniugare controllo, prevenzione e qualità dell’esperienza. “Non ci accontentiamo – ha concluso Barattoni –. A fine stagione analizzeremo i risultati per capire come migliorare ancora in futuro”. Vigilanza privata, videosorveglianza e illuminazione: firmato il protocollo sicurezza sui lidi ravennati - Ravenna Notizie
- “Siamo preparati a sminare Hormuz”. Parla l’ammiraglio Berutti al timone della Marina Militare: “Presenti, addestrati e connessi”
Le interviste di QN sulla Difesa italiana, l’Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto traccia le prossime rotte: “Operazione a guerra finita con due cacciamine, supporto logistico e nave di scorta” Roma, 30 aprile 2026 – Non basta essere efficienti. Bisogna essere rilevanti. Essere rilevanti significa essere presenti, essere pronti, essere addestrati, essere connessi. La connessione rappresenta un fattore determinante in un mondo sempre più interdipendente”. È con questa impostazione, che è insieme realtà, obiettivo e programma, che l’Ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, Capo di Stato Maggiore della Marina Militare, fissa la sfida costante e dinamica alla quale è chiamata la ’forza armata di mare’ di un Paese che, con 8mila chilometri di coste, è una piattaforma naturale al centro del Mediterraneo. Ammiraglio, partiamo dall’emergenza Hormuz. L’Italia andrà, probabilmente, a sminare lo Stretto. Quando e con quali compiti operativi? “In questa fase, come detto dal ministro Guido Crosetto, è innanzitutto necessario che cessino le ostilità e si consolidi una tregua tra le parti. Una volta raggiunte le necessarie condizioni di sicurezza e solo dopo l’autorizzazione del Parlamento, sulla base delle decisioni prese e degli obiettivi assegnati sarà pianificata nel dettaglio la missione. Ci stiamo comunque preparando in modo che, quando chiamati, se chiamati, saremo pronti. L’impegno che le nazioni che parteciperanno saranno chiamate ad affrontare è innanzitutto quello dello sminamento, necessario per rendere libero e sicuro il transito attraverso Hormuz, uno dei colli di bottiglia più delicati per il trasporto mercantile globale e deve tornare a essere libero per la navigazione”. Quali i rischi possibili? “I rischi che a oggi possiamo immaginare sono dovuti, come accennato, alla presenza di mine: non sappiamo dove sono state messe e non sappiamo neanche quante ne sono state messe. Le altre minacce ipotizzabili sono minacce asimmetriche che possono derivare da droni, missili, barchini esplosivi. Da qui l’esigenza di intervenire in una fase post-conflittuale, quando queste minacce dovrebbero essere residuali o non presenti. E, del resto, anche le operazioni di sminamento sono di per sé rischiose e pertanto tutte le condizioni di contesto devono permettere al cacciamine di lavorare dedicandosi a quel tipo di intervento”. Con quale assetto potremo andare? “Al momento stiamo effettuando una pianificazione prudenziale su un’ipotesi di impiego di due cacciamine, insieme ad una unità di supporto logistico e a una nave di scorta per garantirne la sicurezza. Saranno cacciamine appartenenti alla classe Gaeta, assetti che sono stati continuamente aggiornati allo stato dell’arte e sono ancora tecnologicamente avanzati: utilizzano sistemi a pilotaggio remoto e mezzi autonomi per la ricerca e il disinnesco degli ordigni. I nostri equipaggi sono addestrati e hanno una lunga esperienza in questa attività. Lo facciamo da sempre e abbiamo una capacità di sminamento elevata: siamo una nazione di riferimento in questo campo perché negli anni abbiamo bonificato migliaia di ordigni esplosivi, residuati bellici, trovati o in mare o sulle nostre spiagge”. Dall’emergenza alla centralità del mare per l’Italia. Quanto garantire la sua sicurezza è interesse nazionale strategico? “Per un Paese come l’Italia la libertà di navigazione è fondamentale. Il dominio marittimo è una direttrice vitale. Garantirne la sicurezza equivale ad assicurare continuità economica, stabilità energetica e resilienza digitale, soprattutto in un contesto che vede le rotte del Medio Oriente sempre più instabili”. Il Mediterraneo resta sempre un hub sistemico per noi? “Il mare è il sistema circolatorio dell’economia mondiale: vi transita circa il 90 per cento del commercio globale. I nostri interessi strategici, con la globalizzazione, si sono ampliati enormemente, tanto che si è parlato prima di ’Mediterraneo allargato’ e recentemente di ’Mediterraneo globale’, per indicare che il commercio ha raggiunto livelli di interconnessione tali che anche eventi modesti e, a maggior ragione, crisi rilevanti in aree lontane creano problematiche in Europa e in Italia. L’abbiamo visto con Hormuz, con il Mar Rosso, con la pirateria nel Golfo di Guinea. Si comprende bene come parlare di interesse nazionale in un’area ristretta non ha più significato: tutte le aree del mondo sono interconnesse e gli effetti delle crisi si riverberano rapidamente dappertutto”. In conto vanno messi anche minacce non convenzionali e il controllo dei fondali marini. “Alle dinamiche convenzionali oggi si sommano minacce emergenti, più lesive e pervasive, attacchi cibernetici, attività nello spettro elettromagnetico, azioni ibride e l’impiego di flotte non convenzionali per aggirare regimi sanzionatori. Particolarmente delicato è il capitolo delle infrastrutture sottomarine. I fondali non sono più uno spazio remoto, ma un’infrastruttura strategica critica. Ospitano reti energetiche e digitali, custodiscono risorse e rappresentano un nuovo terreno di competizione tecnologica e geopolitica. Le tensioni internazionali ne hanno evidenziato la vulnerabilità, rendendo imprescindibile la loro protezione da sabotaggi, interferenze e azioni ostili”. La sorveglianza dei fondali è una delle nuove frontiere della sicurezza? “Nei decenni passati la profondità era un sinonimo di sicurezza: se io mettevo qualcosa sotto i 100 metri 40 anni fa era sicuro di per sé, non dovevo proteggerlo in alcun modo perché la tecnologia all’epoca non ci permetteva di raggiungere quelle profondità. Adesso i 3.000 metri vengono toccati da tutti, a bassi prezzi e senza grossi sforzi: il Mediterraneo, per esempio, è un mare poco profondo, con l’85% dei fondali inferiore ai 3.000 metri. Le infrastrutture critiche nei nostri fondali, dunque, sono da proteggere perché possono essere danneggiate facilmente da qualsiasi attore statuale e no”. “Abbiamo un’attività di controllo che si chiama ’Fondali sicuri’ che ci permette di fare verifiche periodiche dei nostri oleodotti e cavidotti in modo tale da monitorare che cosa c’è e che cosa potrebbe accadere. La difficoltà è costituita dai tempi di intervento: più di 100 giorni in media per la riparazione di un cavo sottomarino e stare 100 giorni senza la possibilità di utilizzare Internet sarebbe devastante. La posta in gioco è altissima e i rischi ogni giorno aumentano”. Di fronte ai molteplici scenari di rischio descritti, quali sono le capacità chiave della Marina? “Mi preme porre l’attenzione sugli aggregati che definiscono le capacità più qualificanti, quelle che ci permettono di restare competitivi e tra le marine di riferimento a livello internazionale. Primo: la capacità portaerei con velivoli di quinta generazione. Oggi siamo l’unica Marina dell’Unione Europea a possederla. Secondo: la capacità di proiezione sempre più flessibile, non solo anfibia ma polivalente. Nave Trieste ne è un esempio concreto. Terzo: la componente di superficie: caccia, fregate, pattugliatori, rifornitori ed elicotteri. Un insieme che garantisce difesa, vigilanza e presenza continua in mare. Quarto: la dimensione subacquea, sottomarini e incursori, in cui siamo un’eccellenza internazionale. In questo settore è particolarmente rilevante la capacità cacciamine basata su otto unità con annessi velivoli autonomi. Su tutto, un elemento fondamentale: la resilienza cibernetica”. Quali sono, invece, le linee di sviluppo tecnologico e operativo sulle quali state agendo? “Una Marina moderna deve essere digitalmente integrata, interoperabile con gli alleati e pienamente inserita nel Sistema Paese. In coerenza con la strategia militare nazionale sono state definite le linee di indirizzo per il biennio 2026 2027, con tre obiettivi principali: preparare lo strumento marittimo ad affrontare scenari complessi e tecnologicamente avanzati, generare effetti concreti nelle aree di interesse strategico, rafforzare la cooperazione con alleati e partner”. Come puntate a realizzare gli obiettivi indicati? “Attraverso quattro pilastri. Mezzi, personale, organizzazione e processi”. Quando parliamo di mezzi, parliamo innanzitutto di tecnologia: IA, droni e piattaforme avanzate. A che punto siamo? “Le tecnologie sono diversificate: si va da soluzioni avanzate strategiche fino a opzioni più semplici, economiche, subito disponibili e in grado di rispondere a un ampio spettro di esigenze, comprese quelle legate alle attività ibride. L’obiettivo è generare una massa critica combinando assetti tradizionali, piattaforme duali, sistemi unmanned e servizi offerti anche da operatori commerciali. Ma, rispetto al passato, c’è un cambiamento radicale di cui tenere conto”. Quale? “Noi abbiamo imparato dalle recenti crisi che la minaccia che troverai domani non è la stessa di oggi. C’è una velocità di cambiamento della minaccia impressionante. Dobbiamo riuscire a mantenere la stessa velocità per la difesa, il che è sempre più difficile”. Come far fronte al binomio minaccia-innovazione? “Abbiamo avviato un lavoro congiunto con l’industria per ridurre i tempi di progettazione, produzione e messa in servizio. Per accelerare il processo è stato sviluppato un efficace sistema di sperimentazione operativa che consente di testare rapidamente le soluzioni più mature e impiegarle direttamente sul campo. La Marina ha introdotto il concetto di Multi Capability Carrier applicandolo alle unità di prima linea. Ciò significa progettare le navi non solo per la loro funzione principale ma anche con spazi modulari riconfigurabili, capaci di ospitare diversi carichi operativi, moduli abitativi, centri di comando, mezzi d’assalto e sistemi unmanned”. Arriviamo ai droni: la corsa al loro sviluppo è senza fine. “La rapidità di evoluzione del sistema unmanned è enorme: in Ucraina vengono addirittura adeguati sul campo, con tecnici che vedono l’evoluzione e adeguano sia la minaccia sia la difesa. Il rischio, dunque, è quello di avere processi di sviluppo lunghi che rendono il sistema acquistato già vecchio, quando lo dobbiamo usare. Quello che stiamo facendo adesso è vedere che cosa c’è sul mercato e valutare se lo possiamo integrare nei nostri sistemi. Questo ci consente di abbattere tutti i tempi di progettazione e avere un sistema aggiornato, da sostituire senza grosse spese oppure da adeguare rapidamente”. Su questo sfondo, dunque, il rapporto con l’industria e la ricerca è sempre più decisivo? “L’evoluzione rapida della tecnologia ci ha spinto a rafforzare la collaborazione con industria e ricerca. In questo contesto nasce il Naval Innovation Compass, uno strumento che permette di sviluppare soluzioni innovative continue e di integrarle progressivamente nei programmi operativi. Un esempio è il Polo nazionale della Dimensione subacquea, un modello tutto italiano che riunisce difesa, industria, università e ricerca”. All’inizio e alla fine della filiera ci sono le persone: che significa essere marinai? “È un lavoro delicato. Noi stiamo investendo tantissimo sul personale, sia in termini di formazione sia sotto forma di welfare perché la vita del marinaio è una vita di sacrifici, di lontananza dalla famiglia, di periodi di attività intensi. Questo sacrificio deve essere compensato da soluzioni di supporto, non solo per il personale ma anche per la famiglia, in modo tale che quando il marinaio è a bordo della nave possa essere tranquillo perché, se ha qualche problema, è nelle condizioni di affrontarlo e risolverlo al meglio”.
- La crisi che il Brent non racconta (dr Angelo De Pascale)
Il Brent, il greggio di riferimento internazionale, si aggira intorno ai cento dollari al barile. Un numero che, in un altro momento storico, avrebbe giustificato titoli di allarme. Oggi è quasi irrilevante. Quello che conta è un altro prezzo, quello che le raffinerie di Amsterdam o Rotterdam pagano per trasformare quel greggio in carburante per aerei: nella prima metà di aprile 2026 il differenziale, il cosiddetto crack spread, ha raggiunto gli ottanta dollari al barile, record assoluto. Nel picco di tensione di inizio aprile il jet fuel ha toccato i duecento dollari al barile, oltre mille e ottocento dollari per tonnellata metrica in certi mercati spot. Quel numero non misura la scarsità del petrolio grezzo. Misura l'incapacità del sistema industriale globale di trasformarlo nei prodotti che fanno girare l'economia reale. Quella distinzione è la chiave di tutto il resto. Il rubinetto che non si riapre Esiste una narrazione che circola nei palazzi europei e nelle dichiarazioni degli analisti finanziari: appena lo Stretto di Hormuz riaprirà, o appena ci sarà un cessate il fuoco, i prezzi torneranno nella norma. Il Commissario europeo ai trasporti Apostolos Tzitzikostas, ancora il 21 aprile, insisteva che non ci sono "reali carenze" di carburante per aerei nell'Unione Europea e che il mercato sta gestendo la pressione. Qualche giorno prima, il direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), Fatih Birol, aveva detto qualcosa di molto diverso: l'Europa ha "forse sei settimane di carburante per aerei", e alcuni mercati locali sono già scesi sotto i venti giorni di copertura, soglia sotto la quale il razionamento non pianificato diventa matematicamente inevitabile. Tra le due dichiarazioni c'è uno spazio di decine di miliardi di euro di perdite potenziali e qualche milione di passeggeri bloccati nelle aree di imbarco. La domanda utile non è chi ha ragione adesso. È capire perché anche una riapertura rapida dello Stretto non risolverebbe il problema in tempi che abbiano senso per un'economia industriale. La risposta è nella catena di raffinazione. Non manca il greggio: l'offerta di petrolio grezzo era adeguata prima del conflitto e lo rimane, con qualche pressione sui volumi ma nessun collasso. Il collo di bottiglia è sotto quel livello. Il Golfo Persico produceva crudi particolarmente adatti alla produzione di distillati medi, diesel e carburante per aerei, frazioni intermedie del barile che richiedono impianti specifici e materie prime specifiche. Quelle raffinerie sono state colpite direttamente o private dei flussi di greggio che le alimentavano. In Ucraina, due anni di attacchi russi sulle infrastrutture energetiche hanno progressivamente azzerato la capacità di raffinazione. In Russia, specularmente, gli attacchi di droni ucraini hanno ridotto le esportazioni di carburante ai livelli più bassi dall'inizio dell'invasione: la raffineria di Tuapse, principale hub di export sul Mar Nero, è stata colpita due volte in meno di una settimana nell'aprile 2026. Il Brent quotato ogni mattina sui terminali Bloomberg misura il prezzo del greggio. Il prezzo fisico del diesel o del jet fuel in un mercato regionale misura qualcosa di completamente diverso: la capacità industriale locale di trasformare quel greggio. Quando quella capacità viene distrutta, i due numeri si dissociano. Il primo rimane relativamente stabile. Il secondo sale in verticale. Chi guarda solo il Brent sta misurando la salute del paziente guardando il colore del pigiama. Il tempo che non c'è La fisica del problema è questa: le turbine a gas pesanti, componenti critici degli impianti di raffinazione, hanno oggi tempi di consegna medi di circa cinque anni dall'ordine. Mitsubishi Power dichiara i libri ordini pieni fino al 2028. Anche se GE Vernova, Siemens Energy e Mitsubishi realizzassero tutti i loro piani di espansione produttiva, l'output complessivo aumenterebbe di circa il venti, venticinque per cento: lontano dal coprire la domanda esistente, figuriamoci quella aggiuntiva generata dalla necessità di ricostruire capacità distrutta. Chi mettesse a gara oggi la ricostruzione di un'unità di raffinazione danneggiata non potrebbe realisticamente contare su componenti prima del 2028 o 2029, nella migliore delle ipotesi. Questo non è un problema finanziario che si risolve con un pacchetto di aiuti europeo o con un accordo diplomatico mediato da Oman o Qatar. È un problema fisico, con vincoli fisici, in un mondo dove la filiera di componentistica industriale era già sovraccarica per ragioni che non hanno nulla a che fare con il conflitto in corso. La stabilità apparente dei prezzi del Brent, nel frattempo, ha una spiegazione meccanica semplice: le navi caricate settimane prima dell'escalation stanno ancora arrivando nei porti. Quella finestra si sta chiudendo. La Scandinavian Air System ha cancellato oltre mille voli ad aprile. EasyJet ha registrato perdite aggiuntive di circa venticinque milioni di sterline solo in marzo per l'aumento del costo del carburante. Ryanair sta valutando riduzioni di capacità sull'estate. La raffineria Shell a Rotterdam, la più grande d'Europa, lavora al massimo della capacità. Non basta. Quando il gas si ferma si ferma anche il grano Questa crisi ha un secondo livello, e di solito passa inosservato. Il gas naturale non serve solo a produrre energia: è la materia prima del processo Haber-Bosch, la sintesi industriale dell'ammoniaca su cui si fondano tutti i fertilizzanti azotati. Urea, ammonio nitrato, soluzioni azotate. Senza gas, non si produce ammoniaca. Senza ammoniaca, non si produce urea. Senza urea, i raccolti calano. Il Golfo Persico copriva circa il 46% dell'offerta mondiale di urea. Qatar Fertiliser Company (QAFCO), il maggiore produttore mondiale, ha sospeso la produzione dopo che QatarEnergy ha fermato quella di gas naturale liquefatto. Il prezzo dell'urea al porto di New Orleans, principale hub di importazione statunitense, è salito di oltre il 30% nell'ultimo mese. Dalla fine di febbraio 2026 il rincaro complessivo si avvicina al 60-70% rispetto ai livelli pre- conflitto, secondo i dati di Argus. L'India importa oltre il 40% della sua urea dalla regione. Il Brasile dipende dalle importazioni per quasi tutto il suo fabbisogno di fertilizzanti, metà dei quali transita normalmente per Hormuz. Il timing è particolarmente crudele. La crisi si è aperta esattamente durante la stagione delle semine nell'emisfero settentrionale, finestra che va da metà febbraio a inizio maggio. Anche se la guerra si fermasse domani mattina, riavviare la produzione e il trasporto di fertilizzanti richiederebbe settimane, in un momento in cui molti agricoltori hanno già preso le decisioni di semina sotto condizioni che non esistevano due mesi fa. Il danno al raccolto 2026 è in parte già scritto. I paesi del G7 mantengono riserve strategiche di petrolio. Non mantengono riserve strategiche di fertilizzanti. Quella asimmetria non era mai sembrata un problema urgente, fino a quando non lo è diventata nel giro di settimane. L'asimmetria che ridisegna la mappa Il colpo non è distribuito in modo uniforme. L'Europa è la zona più esposta fisicamente: importa tra il 30 e il 40% del suo carburante per aerei direttamente dalle raffinerie del Golfo Persico. Il Nord America soffre soprattutto l'impatto sui prezzi, non la scarsità fisica, grazie alla capacità di raffinazione domestica. Le esportazioni americane verso l'Europa sono aumentate di sei volte rispetto ai livelli storici in aprile: coprono circa la metà del deficit. Non di più. Per i mercati asiatici e per gran parte del Sud globale l'esposizione è ancora più acuta. India, Brasile, Cina sono tra i maggiori importatori di fertilizzanti del Golfo. I paesi a basso reddito dell'Africa orientale e del Sahel, che dipendono dall'urea del Golfo per produzioni alimentari che non hanno alternative, entrano in una fase dove il problema non è il prezzo: è la disponibilità fisica. Questo non è un ciclo energetico. Non è nemmeno una crisi energetica nel senso che usiamo normalmente quando parliamo del 1973 o dello shock da invasione russa del 2022. Nel 1973 mancava il greggio. Oggi il greggio c'è, ma il sistema industriale che lo trasforma è parzialmente distrutto e non si ricostruisce in mesi. Nel 2022 la perdita delle forniture russe di gas creò un'emergenza che l'Europa gestì diversificando rapidamente i fornitori. Oggi la diversificazione è già avvenuta dove possibile, e quello che manca non si diversifica: sono impianti fisici con lead time di anni, dipendenze tecnologiche concentrate, filiere di componentistica già al limite. La domanda che rimane aperta non riguarda se ci sarà un impatto strutturale. Riguarda se i paesi importatori riusciranno a gestire la transizione senza cedimenti visibili nelle filiere alimentari e nei trasporti. Le risposte cominceranno ad arrivare quest'estate, quando le riserve tampone si esauriranno e le decisioni di semina di questa primavera si tradurranno in rese autunnali. A quel punto, la distanza tra il prezzo del Brent e il prezzo del pane sarà molto più difficile da ignorare. Articolo di: DIVENTA REFERENTE
- NEOLOGISMI della LINGUISTICA E DIGITALIZZAZIONE: un passo indietro per correre consapevolmente ! (dr.ssa Bellomi Daniela)
Il nostro linguaggio di uso quotidiano – ma non solo - subisce variazioni costantemente. Questo processo è stato – ovviamente - accelerato dallo sviluppo tecnologico. Oggi accogliamo nel nostro vocabolario dei neologismi digitali che, con forza, si fanno largo nelle nostre abitudini comunicative. Ciò avviene in tutti gli ambiti della nostra vita, in maniera più o meno influente, a seconda della generazione d’appartenenza. Non tutti abbiamo lo stesso grado di confidenza con queste nuove terminologie. Si parla spesso – e si analizza anche – questo nuovo modo di parlare, in particolare facendo riferimento alle diverse Generazioni. Un concetto del quale avremmo fatto volentieri a meno, perché ovvio e scontato, andando a concentrarci, invece, su ben altri dettagli molto più importanti e significativi. Mentre si discute su come far dialogare una generazione con un’altra, peraltro rituale che nella storia dell’Umanità ha continuato a ripetersi, con la sola differenza della velocità, il punto è che la maggior parte – e purtroppo anche dei professionisti – è immerso nei neologismi digitali che sono intorno a Noi e non possono essere ignorati ma non conosce il significato della parola “neologismo” e tanto meno la sua storia. E banale non è perché è dalle radici profonde della madrelingua di appartenenza e – non solo da quella – che noi possiamo analizzare una Cultura, un Popolo, una Generazione e molti altri elementi indispensabili ad una buona analisi. La percezione comune è che i neologismi digitali sono intorno a noi e non possono di certo essere ignorati. E questo è normale ed anche corretto. Ma il fatto che si pensi e si ritenga che “non se ne possa fare a meno” perché in molti casi viene a mancare un’adeguata traduzione italiana che abbia la stessa efficacia, è – invece - orribile. Perché la verità è che vorremmo una traduzione con lo stesso parco uso di termini. E se questo non è possibile allora dichiariamo che non può essere tradotto...perchè “quattro parole” in più ci spaventano. O, diversamente, non le sappiamo articolare. O, peggio, le consideriamo una perdita di tempo in questa nostra società che conta su ogni singolo secondo in termini di produttività. Peccato che poi ci si perda in mille ritardi perché “si è parlato male”, “ perché non si è stati in grado di ascoltare fino in fondo” e via dicendo. L’esempio più usato ed abusato è quello di “gamer” per “videogiocatore” e “coworking” per “non lo traduciamo perché dovremmo essere in grado di articolare una frase nella nostra madrelingua articolata, con sintassi adeguata, di senso compiuto, non troppo lunga ma comprensibile”. Ma quando, per una buona analisi, ci affidiamo al fattore umano, tra gli altri, allora possiamo notare la differenza. E non è poca, purtroppo. Il vero problema risiede – da anni – nel nostro modo di approcciare e guardare la realtà...nessuna famiglia con figli alle prese con il Commodore 64 si è mai preoccupata di “adattarsi” al linguaggio adeguato per essere “più vicino” ai propri figli. Oggi, invece, per citarne alcuni - Red Read Redemption 2, Final Fantasy, Fifa, Call of Duty, Dark Soul – cioè il mondo “gaming” ha il potere di imporre un nuovo modo di comunicare per poter parlare con “adolescenti” ( e non solo ) ai quali abbiamo insegnato Noi a parlare ! Cosa è andato storto ? Dove ci siamo persi ? Nella realtà virtuale !! E Lei, gentilmente, ci ha accolto, a braccia aperte, mentre Noi ci sentiamo al sicuro perché “appartenenti allo stesso mondo dei ragazzi” e – crediamo anche – di poter, così, comunicare ! Peccato che siamo tutti dentro una finzione – un virtuale – e abbiamo perso di vista l’orizzonte del reale. E se tutto questo non avesse delle conseguenze potremmo essere generosi e definirla “moda del momento”. Peccato che stia inficiando nelle nostre vite sia a livello personale che interpersonale e professionale. E su questo ambito resterò. Il gigantesco impatto linguistico è una realtà ed un problema: un mondo digitale in costante evoluzione che incorpora concetti sempre più rilevanti e, quindi, che deve essere costantemente aggiornato. E questo costringe anche chi solitamente si tiene ben distante dalla tecnologia ad apprendere un certo bagaglio di nuova terminologia. Quanto tempo è che usiamo il termine “metaverso”? Ma abbiamo davvero capito di cosa stiamo parlando quando usiamo questo termine ? Si tratta di un vero e proprio universo virtuale, che si propone come una realtà parallela alla nostra, composta da differenti mondi digitali che si interconnettono tra loro. L’idea di fondo è quella di riuscire a costruire una vita alternativa, sfruttando avatar e visori, interagendo con gli altri, lavorando da remoto, investendo, approfittando di nuovi orizzonti scientifici, culturali e videoludici. Tutto ciò si collega al concetto di figitale, ovvero una crasi di fisico e digitale. Un termine che descrive la nostra condizione attuale, in cui il virtuale è presente in maniera massiccia nelle nostre vite, pur non avendo ancora sostituito la concretezza del mondo reale. Al tempo stesso si può descrivere con figitale l’essere in entrambe le dimensioni al tempo stesso. Nel mondo digitale non si replica unicamente quanto già esiste in quello reale, ovviamente. Vi sono opportunità lavorative impossibili altrove, il che ci porta a un utile schema comprendente parole sempre più centrali sul fronte guadagni, tra impieghi per alcuni sconosciuti a tecnologie destinate a divenire la normalità. E se fare un buon lavoro – pertinente all’ambito dell’Intelligence – era già complesso prima, adesso che vaghiamo tra mondo reale e mondo virtuale, tutte le nostre capacità – perché le conoscenze le dobbiamo acquisire ad una rapidità folle – si devono, anche, concentrare su questa sfumatura dei nostri “alienati alieni Esseri Umani”. In occasione dell’International Internet Day che si è celebrato il 29 ottobre, data del primo messaggio scambiato tra due computer nel 1969, gli esperti linguistici di Babbel, l’app che promuove la comprensione reciproca attraverso le lingue, hanno analizzato una serie di espressioni che descrivono alcune dinamiche disfunzionali legate all’abuso della tecnologia e a una presenza online eccessiva. Parliamo – rileggendo bene le poche righe sopra – “di dinamiche disfunzionali …” dal 1969 !!! Ed ora, nella nostra era digitale, l’esigenza di comprendere le nuove forme di interazione e i loro esiti disfunzionali ha dato vita a un vasto vocabolario di neologismi. E la domanda sorge spontanea: conoscevamo – lo scrivo al passato – prima di questa Era il significato del termine “neologismo”? Azzardo a rispondere “poco” e in “pochi”. E questa è una di quelle semplici domande che ci dovrebbero aprire molti orizzonti. La lingua di un Paese è lo specchio dei mutamenti sociali e tecnologici. Si adatta a descrivere una varietà sempre più complessa di comportamenti ed interazioni umane, seguendo il corso naturale della storia. Il ricorso a nuove parole risponde al bisogno di dare un nome ai fenomeni emergenti, per renderli tangibili e quindi gestibili. Spesso questi termini nascono dalla fusione tra il vocabolario della psicologia e quello digitale: un processo tipico del lessico, che attinge a campi diversi per nominare esperienze nuove. E questa è una dichiarazione di Gianluca Pedrotti, Principal Learning Content Creator di Babbel. E non è poco. Se la rivoluzione digitale ha modificato profondamente il nostro modo di vivere è vero che, da un lato, ha ampliato le nostre possibilità, rendendo il mondo più connesso e accessibile però dall’altro l’utilizzo eccessivo delle piattaforme online ha generato ansie e preoccupazioni. È soprattutto l’uso che facciamo della tecnologia a fare la differenza e a determinare l’impatto, positivo o negativo, sulla vita quotidiana. E come pensiamo di affrontare questa situazione ? Ovviamente cercando di comprendere meglio le nuove dinamiche e i fenomeni legati al nostro rapporto con il mondo digitale e non a fermarci a pensare che “eravamo già partiti con le basi sbagliate”. E’ indiscutibile che un neologismo digitale, oggi imprescindibile dalla nostra contemporaneità, non può essere compreso se non rispondiamo alla domanda “prima”: “Che cosa sono i neologismi?”. I neologismi sono le nuove parole o espressioni che da un certo momento storico in poi entrano a far parte del lessico di una lingua. Possono essere forme completamente nuove, oppure forme già esistenti che acquistano un diverso significato: neologismi semantici. Un neologismo (termine della lingua italiana derivato dal francese néologisme, a sua volta dal composto greco νέος-λόγος, neos-logos, 'nuova parola'), nella linguistica, indica le parole di nuova formazione presenti in una lingua, mentre l'insieme dei processi che portano alla formazione di neologismi è definito neologia. La neologia è uno dei principali modi in cui una lingua si rinnova. Il ricorso ai neologismi deriva solitamente dall'esigenza di identificare invenzioni, fenomeni, scoperte e realizzazioni di recente comparsa o diffusione. Generalmente si parla di forestierismi nel caso di voci che provengano da lingue straniere, e di neologismi per le parole derivate - tramite suffissi, prefissi o composizione - da altri termini già presenti in una lingua. Non di rado i prestiti vengono inclusi tra i neologismi. I neologismi possono essere "lessicali", quando comportano l'inclusione nel repertorio di una lingua di una vera e propria parola nuova; tra questi neologismi, sono detti "combinatori" quelli in cui il processo neologico combina elementi della lingua secondo le regole tipiche di formazione delle parole. I neologismi semantici consistono, invece, nell'attribuzione di un nuovo significato ad un termine già in uso (come per l'italiano navigare su Internet o chiocciola per il simbolo @). Non di rado l'aggiunta di un nuovo significato a una voce preesistente avviene per l’influsso di un'altra lingua: in questo caso si parla di "calco semantico" o di "prestito semantico". Una parola di nuovo conio è precisamente indicata come "neologismo lessicale", mentre un neologismo costituito da più parole che finiscono per combinarsi in un sintagma nominale stabile è denominato "neologismo sintattico": è il caso, ad esempio, di espressioni come giungla legislativa o lotta di classe. Il neologismo sintattico può essere considerato un tipo specifico di neologismo combinatorio. Si dicono modismi o occasionalismi i neologismi di durata passeggera. I neologismi sono talvolta creati mediante la fusione di parole già esistenti, detti neologismi sincratici o aggiungendo nuovi suffissi e prefissi. Un neologismo può essere creato per abbreviazione o da un acronimo, sullo stampo di una parola esistente o semplicemente giocando con i suoni. Spesso i neologismi diventano popolari tramite i mass media o per passaparola, specialmente nel mondo dei più giovani. Praticamente ogni parola di una data lingua è stata, in qualche periodo, un neologismo, cessando poi di essere percepita come tale con il tempo e l'uso. Il destino dei diversi neologismi oscilla tra l'accettazione e il rifiuto: il fatto che un neologismo venga adottato o meno dipende da molti fattori: la rispondenza all'impianto fono-morfologico della lingua, il fatto che il fenomeno descritto dal neologismo rimanga in voga, permanendo dunque il bisogno di un termine che lo descriva, nonché l'accettazione da parte della maggior parte dei parlanti; quanto all'accettazione da parte dei linguisti e l'introduzione nei dizionari, tali fattori giocano un ruolo determinato solo se il pubblico entra significativamente in contatto con il nuovo termine. Dopo essere stati coniati, i neologismi invariabilmente sono sottoposti allo scrutinio del pubblico e dei linguisti, per determinare la loro adeguatezza al linguaggio. Molti vengono accettati rapidamente, altri incontrano opposizione. Alcuni neologismi vengono spesso messi in discussione perché rendono oscuro l'oggetto della discussione, e perché la novità del termine devia la discussione dalla questione e la sposta sul significato del neologismo stesso. I linguisti possono, talvolta, ritardare l'accettazione rifiutandosi di includerli nei dizionari. Se il pubblico continua ad usare il termine, questo alla fine si libera del suo status di neologismo ed entra nel linguaggio malgrado le obiezioni degli esperti. La comparsa di nuove parole è il fenomeno più evidente, dal momento che interessa lo strato più superficiale della lingua: il lessico. I neologismi affiorano attraverso varie modalità e le due fonti più “canoniche” sono i meccanismi di formazione di parole ed i prestiti da altre lingue. La lingua rispecchia la direzione culturale della comunità a cui appartiene, e la presenza di anglismi nelle lingue europee è solo una delle tante manifestazioni di un lungo processo di influenza della cultura anglo-americana dal Novecento ad oggi, ravvisabile in altri contesti, dalla moda al cibo, dall’arte alla pubblicità. È vero che l’italiano sembra più soggetto a questo fenomeno di quanto non lo siano lingue a noi vicine come il francese e lo spagnolo. Per esempio, mentre da noi si parlava di lockdown, in Francia si viveva il confinement. Ma nel linguaggio politico italiano spesso si crede che una parola inglese attenui il peso di un provvedimento poco gradevole, per cui il lockdown sembra più accettabile del “confinamento”, e la spending review più innocua del “taglio della spesa pubblica”. La particolarità dei prestiti nell’italiano di oggi è che non provengono dall’alto, dai ceti altolocati, come i francesismi dell’Ottocento. Gli anglismi odierni vengono in parte dalla lingua dei giornali, in contatto continuo con il mondo della stampa anglofona, e in parte ancora più dal basso: dalla lingua popolare, dai social, dalle conversazioni quotidiane. Ne consegue un impatto molto più capillare nella lingua d’uso, oltre che un’accettazione più rapida da parte dei parlanti. Non tutti, c’è sempre chi alza la voce in difesa delle radici latine della nostra lingua minacciate dalle milizie di parole anglosassoni. E’ utile interrogarsi sull’effettivo apporto di una nuova parola alla nostra lingua. Non è tanto la quantità di neologismi e slittamenti semantici, quanto la loro frequenza, a rispecchiare la realtà politica di un determinato momento storico. Se oggi sono di uso comune parole legate alla crisi climatica, dieci anni fa lo erano termini relativi alla crisi economica. L’Intelligence – oggi – in sinergia con la linguistica rappresenta una disciplina strategica fondamentale per la sicurezza nazionale e aziendale, che utilizza l'analisi del linguaggio naturale per interpretare, decriptare e prevedere il pensiero e le intenzioni umane. L'Intelligence linguistica trasforma le parole in dati analizzabili, distinguendo tra messaggi espliciti e occulti, con l'obiettivo di supportare le decisioni strategiche. La linguistica è fondamentale in una buona – anzi ottima – Intelligence perché permette l’analisi dei messaggi “Meta-cognitivi” oltre la semplice traduzione, analizzando le reti cognitive per comprendere le intenzioni nascoste. Esperti analizzano non solo il cosa viene detto, ma come, includendo il paraverbale (tono, ritmo) e il non verbale: parliamo di Intelligence Forense ed Intercettazioni nonché della formazione del perito linguista. Fondamentale è la Linguistica Cognitiva: basata sull'idea che le lingue servono a costruire significato, analizza metafore e categorizzazioni per capire la struttura del pensiero umano. In conclusione per l'Intelligence, la padronanza di lingue specifiche è fondamentale perchè le aree geografiche critiche richiedono analisti esperti in arabo (terrorismo), russo (disinformazione, cyber) e mandarino (tecnologia, militare). L' Intelligenza Artificiale, grazie alla linguistica, permette ai computer di comprendere e generare il linguaggio umano, simulando i processi cognitivi per analizzare enormi volumi di dati. L’ Intelligenza Linguistica Personale è definita da Howard Gardner ed è la capacità di utilizzare al meglio le parole. A livello professionale, è fondamentale per gestire l'imprevisto, comunicare efficacemente e comprendere l'impatto neurofisiologico del linguaggio. In sintesi, la linguistica nel contesto dell' Intelligence non è solo un supporto interpretativo, ma una vera e propria scienza applicata che estrae valore strategico dalla comunicazione umana. Articolo di: DIVENTA REFERENTE
- I caccia del 51° Stormo dell’Aeronautica Militare di Istrana in azione nei cieli
Si tratta di una doppia esercitazione che si svolgerà tra oggi e domani sera VAL BELLUNA. Il rombo dei caccia oggi e domani si sentirà in tutta la Val Belluna. Ma niente paura, si tratta di un addestramento programmato e strutturato. Il 51° Stormo dell’Aeronautica Militare di Istrana, infatti, ha programmato un’attività addestrativa nei cieli della Val belluna nelle giornate di lunedì 27 e martedì 28 aprile 2026. Le operazioni si svolgeranno il primo giorno tra le 16:00 e le 17:30 circa, mentre il secondo appuntamento, quello di martedì 28 aprile, è previsto in fascia serale, dalle 21:00 alle 22:00, dunque con condizioni di luce all'imbrunire e primo buio. L’esercitazione prevede voli a quote medio-alte, finalizzati al mantenimento dell’efficienza operativa dei piloti e degli equipaggi. Le attività saranno coordinate con un distaccamento del Comando delle Truppe Alpine impegnato a terra nella stessa area. Ovviamente possibili rumori saranno ben udibili dalla popolazione che però non deve preoccuparsi perché saranno legati alle normali manovre di volo. fonte:
- Le immagini della banca clandestina scoperta dalla guardia di finanza dietro a un ristorante cinese--Il video della banca clandestina scoperta dalla guardia di finanza a Padova, dietro a un ristor
Ricavata nei locali dietro a un ristorante cinese, aveva le vetrate oscurate, telecamere di sorveglianza all'ingresso e persino una sorta di commercialista. Un'indagine della procura di Padova ha portato alla scoperta di una banca "fantasma" gestita da cittadini cinesi nella zona industriale della città. Secondo quanto ricostruito finora, la banca clandestina operava almeno da un anno e riciclava soldi ottenuti da diverse attività illecite, come l'evasione fiscale e l'usura. Parte di questo denaro, svariati milioni di euro, è stata inoltre trasferita illegalmente verso la Cina. Sono ventuno le persone indagate per reati come associazione a delinquere, riciclaggio, autoriciclaggio, usura ed emissione di fatture false. Lunedì 27 aprile la guardia di finanza di Venezia e Padova ne ha arrestate dodici - sette sono ora in carcere e cinque agli arresti domiciliari - e ha imposto ad altre cinque l'obbligo di dimora nei comuni dove abitano. 40 milioni sequestrati Le fiamme gialle hanno inoltre sequestrato 40 milioni di euro tra contanti, criptovalute, beni immobili e mobili, tra cui diverse automobili, ville e orologi di lusso. Le indagini erano iniziate tre anni fa, nel 2023, dopo che i finanzieri avevano intercettato alcune autodi lusso intestate a cittadini cinesi formalmente nullatenenti o con redditi irrisori. Dagli accertamenti successivi gli investigatori sono poi risaliti a un edificio nella zona industriale di Padova, dove hanno notato un numero anomalo di persone che continuava a entrare e a uscire. La bisca per giocare a mahjong Ci sono state anche 35 perquisizioni in altre città, tra cui Venezia, Treviso, Brescia, Milano e Prato, perché si sospetta che siano state fatte attività illegali collegate alla banca clandestina. Nei pressi della banca fantasma è stata scoperta anche una bisca clandestina di "mahjong" (un popolare gioco cinese), dove si giocava d'azzardo illegalmente e per le scommesse si usavano contanti provenienti dalla banca clandestina. -- Il video della banca clandestina scoperta dalla guardia di finanza a Padova, dietro a un ristorante cinese https://www.today.it/attualita/video-banca-clandestina-dietro-ristorante-cinese-padova.html © Today












