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549 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Ferisce e prende in ostaggio una guardia giurata dopo essere stato licenziato, ma è un'esercitazione

    Nella giornata di ieri la Polizia di Stato ha realizzato la periodica esercitazione del Negoziatore di primo livello e della Squadra di Negoziazione della Questura di Ancona. L’attività, finalizzata a testare le capacità di gestione di interventi critici, il coordinamento tra i reparti e l’efficacia delle tecniche di negoziazione, ha previsto la simulazione di una presa di ostaggio all’interno del terminal crocieristico del porto di Ancona. Secondo lo scenario ipotizzato, un dipendente del comparto logistico portuale, a seguito del licenziamento, faceva ingresso nel terminal insieme ad un suo amico di infanzia, soggetto noto alle Forze dell'Ordine per i suoi precedenti di polizia. I due venivano fermati da una guardia particolare giurata che, nel corso di una colluttazione durante la quale riportava una lieve ferita, veniva disarmata e presa in ostaggio. Sul posto intervenivano inizialmente gli equipaggi delle Volanti e, successivamente, su disposizione del Questore, venivano attivati i negoziatori e la Squadra di Negoziazione. Considerato lo scenario critico intervenivano anche le U.O.P.I. e le S.I.C. con la cinturazione dell’area. Al termine di una lunga trattativa, l’ostaggio veniva rilasciato con la successiva resa degli offenders. I negoziatori di primo livello della Polizia di Stato operano, su attivazione del Questore, con il supporto della S.I.C. (Squadra Interventi Critici) costituita dagli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine nei casi di eventi critici complessi caratterizzati da gravi turbative dell’ordine e della sicurezza pubblica, nei quali si renda necessario instaurare un canale di comunicazione con l’autore del fatto al fine di favorire la de-escalation della crisi. L’esercitazione rientra in un più ampio progetto promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza, che prevede due esercitazioni annuali.

  • Studente accoltellato a Milano abbraccia i due imputati, Chiani condannato a 20 anni: «Il giudice è stato più severo della vittima»

    Davide Cavallo accoltellato a Milano, la sentenza del gup Vent’anni di reclusione per Alessandro Chiani e dieci mesi e venti giorni per Ahmed Atia, che sarà scarcerato. È la decisione del gup di Milano Alberto Carboni nel processo con rito abbreviato per l’aggressione avvenuta il 12 ottobre scorso in zona Corso Como, ai danni dello studente bocconiano Davide Cavallo, 22 anni. Il giovane era stato accoltellato durante l’aggressione compiuta, secondo l’accusa, da un gruppo composto anche da tre minorenni, per i quali procede il Tribunale per i minorenni. Le lesioni riportate da Cavallo hanno provocato danni permanenti. La condanna di Chiani e la posizione di Atia Per Alessandro Chiani, indicato come il giovane che ha sferrato le coltellate, il giudice ha riconosciuto il tentato omicidio pluriaggravato. Lo ha spiegato, al termine dell’udienza, l’avvocato Guglielmo Gulotta, difensore del 18enne, annunciando ricorso. Il legale ha dichiarato: «Il giudice ha riconosciuto il tentato omicidio». Poi ha aggiunto: «Il giudice è stato più severo della vittima». Diversa la posizione di Ahmed Atia. Nei suoi confronti è caduta l’accusa di rapina e tentato omicidio. Il reato è stato riqualificato in omissione di soccorso, con una condanna a dieci mesi e venti giorni. La Procura di Milano aveva chiesto 12 anni per Chiani e 10 anni per Atia. L’abbraccio in aula prima della camera di consiglio In aula era presente anche Davide Cavallo, accompagnato dal padre. Prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio, lo studente ha chiesto di potersi avvicinare ai due imputati. Il permesso è stato concesso e Cavallo li ha abbracciati. I tre hanno parlato a lungo in aula. Al termine dell’udienza, il giovane è uscito accompagnato dai genitori e non ha rilasciato dichiarazioni. Il gesto è arrivato dopo mesi segnati dalle conseguenze fisiche dell’aggressione e dal percorso giudiziario aperto davanti al Tribunale di Milano. Le parole del legale della famiglia Fuori dall’aula è intervenuto anche l’avvocato Luca Degani, che assiste il padre di Davide Simone Cavallo. Il legale ha distinto la scelta personale della vittima dalla posizione dei genitori. Degani ha affermato: «Il padre non è il figlio, il figlio ha perdonato. Il padre e la madre non riescono». Il legale ha poi aggiunto: «Sentirsi dire che una coltellata è stata data per un gioco alle due di notte è qualcosa che ti fa davvero dire ‘basta’: c’è un limite anche al diritto di difesa». Il dolore dei genitori e il quadro dell’aggressione L’avvocato Degani ha richiamato la gravità dell’episodio e le conseguenze subite dallo studente. «Ma non comportiamoci come se non vi fosse una colpa, come se non vi fosse una parte lesa e come non vi fossero dei genitori e dei ragazzi che hanno distrutto la loro vita», ha sottolineato. Poi ha concluso: «Anche i due imputati hanno distrutto la loro vita e vederli fa impressione perché sono dei ragazzini, bisogna dirlo, ma bisogna dire anche quello che è successo: che alle 2 di notte o alle 3 di notte in corso Como dei ragazzi italiani hanno chiesto una sigaretta, hanno portato via 50 euro e hanno accoltellato un loro coetaneo». Studente accoltellato a Milano abbraccia i due imputati, Chiani condannato a 20 anni: «Il giudice è stato più severo della vittima»

  • Forte dei Marmi, scoppia il caso del bando per le guardie giurate

    L’avviso esplorativo per l’affidamento diretto del servizio di vigilanza armata sul territorio di mediante guardie particolari giurate messo in rete dal comune di Forte dei Marmi fa discutere. Nel mirino sarebbero finite le tempistiche che vedono la richiesta di manifestazione di interesse pubblicata sabato 16 maggio e la scadenza per la presentazione dell’offerta il 26 a mezzogiorno, soltanto dieci giorni dopo con l’inizio del lavoro il 1 giugno. “Le tempistiche idonee per un servizio del genere dovevano avere il bando fatto minimo a febbraio-marzo – chiariscono dal Corpo Guardie di Città – per dare l’opportunità anche agli istituti di vigilanza di organizzarsi e trovare personale idoneo per svolgere questo ruolo. Perché non è una semplice vigilanza a una banca che uno deve stare fuori e fare la deterrenza. Qui è una vigilanza dinamica sul territorio, come facevamo noi nel 2016. Veniva preceduta da una sorta di riunione operativa con le forze dell’ordine che davano delle disposizioni a queste guardie che facevano una sorta di corso di formazione per poi andare sul territorio e capire le zone da attenzionare, le procedure da seguire in caso ci fossero problematiche di ordine pubblico e via dicendo”. “Perché le guardie giurate – proseguono dal Corpo Guardie di Città – non sono forze dell’ordine, solitamente la guardia giurata fa la vigilanza a un bene, una proprietà, non a un territorio, come può essere quello comunale. Sono aspetti molto delicati che prevedono una concertazione con le autorità competenti che sono le forze dell’ordine. Quindi un bando pubblicato sabato 16 nel pomeriggio con 10 giorni di tempo e poi cinque per eventualmente impiegare il personale sul territorio, è un tempo insufficiente e non permette un’adeguata organizzazione. Anche chi avesse il personale da impiegare prenderebbe delle persone, le metterebbe sul territorio armate senza nemmeno una sorta di formazione adeguata per svolgere un servizio particolare e delicato in un territorio sensibile che prevede spesso rapine, scippi e tanti accadimenti che purtroppo ogni estate, ma anche d’inverno, accadono e quindi è necessario che ci sia una formazione adeguata del personale. Non lo possono fare delle semplici guardie”. L’appalto da 113mila e 934 euro messo in rete sul Sistema telematico acquisti regionale della Toscana (Start) avrà durata dal 1 giugno fino al 31 gennaio 2027. Il servizio richiesto comprende vigilanza dinamica del territorio comunale, pattugliamento automontato e appiedato, intervento rapido su segnalazioni o anomalie, controllo immobili comunali, presidio aree sensibili come parchi,giardini, piazze, edifici pubblici e supporto integrativo alle attività della polizia locale con finalità volte ad incrementare la sicurezza urbana, prevenire atti vandalici, tutelare il patrimonio comunale, rafforzare il presidio durante la stagione turistica e assicurare presenza visibile sul territorio. “L’istituto di vigilanza che deve svolgere questo tipo di attività deve avere delle disposizioni precise dal questore. Perché il questore rilascia un regolamento per le attività di routine, però per queste attività particolari, specifiche, ci vuole un regolamento ad hoc – specificano dal Corpo Guardie di Città – Dopo il regolamento serve una formazione specifica delle guardie che devono andare a svolgere queste attività. Perché non è un’attività normale di vigilanza come, che ne so, lo stand del comune nella piazza del Fortino per l’evento il giorno successivo che deve stare lì e controllare che non venga danneggiato quello che è all’interno dello stand o che venga rubato. Quello è un servizio di vigilanza normale, di routine. Una vigilanza intesa di pattugliamento del territorio e eventualmente di intervento su azioni che possono essere furti, rapine addirittura a non clienti, è una cosa anomala”. Nel caso di azione criminosa, le guardie giurate possono intervenire sostanzialmente come qualsiasi cittadino, come accaduto ad esempio per le persone che hanno fermato l’investitore di Modena. “Quelle persone erano cittadini comuni, non è che erano guardie giurate – osservano – Le guardie devono fare molta attenzione anche eventualmente all’utilizzo dell’arma, all’utilizzo dell’unità cinofila. Ci sono aspetti molto delicati che andavano affrontati anzitempo. Se il servizio inizia il 1 giugno, questi aspetti vanno trattati e gestiti a maggio. Però l’affidamento all’istituto di vigilanza deve essere fatto a marzo, in modo tale che l’istituto organizzi il gruppo di lavoro di guardie giurate da assegnare a quel servizio, venga adeguatamente formato dal questore stesso, o da un suo delegato, o dal comandante dei carabinieri o dal commissariato di polizia municipale. Vengano create delle disposizioni di servizio specifiche e poi a giugno venga attivato il servizio. Serve una struttura organizzata, altrimenti ci troviamo 5-6 guardie armate sul territorio che girano, fanno presenza, probabilmente serve anche quella come forma di deterrenza, ma all’atto pratico nemmeno loro sanno quello che devono fare con precisione. Ci sta anche poi che il servizio venga svolto anche da chi lo ha già fatto, da chi ha già probabilmente il personale che svolge queste attività e quindi è inutile creare una gara d’appalto dove coinvolgi tanti istituti di vigilanza”. Dal Corpo Guardie di Città si sottolinea la difficoltà che avrebbe chi volesse partecipare al bando da esterno al territorio.“Tutti gli istituti di vigilanza, purtroppo, stanno combattendo contro la difficoltà nel reclutamento di guardie – commentano – quindi tutti abbiamo delle guardie non dico contate, ma quasi, per le attività che svolgiamo quotidianamente. Quindi è impossibile che un istituto in 5 giorni possa assumere e impiegare ad esempio 10 guardie. Pensate che per il rilascio dei titoli di polizia servono minimo 3 mesi. Il prefetto può essere gentile e chiamare le forze dell’ordine e velocizzare i tempi, ma minimo ci vuole un mese proprio se interviene il prefetto. Meno di un mese è impossibile. Quindi 5 giorni…”. fonte: Forte dei Marmi, scoppia il caso del bando per le guardie giurate - TGRegione.it ISCRIVITI AL CORSO

  • Un accordo che non c’è. Pechino 15 Maggio. L’accordo che non c’è! (dott. Angelo De Pascale)

    Sul sedile posteriore dell'Air Force One, di ritorno da Pechino, Trump ha descritto la vendita di armi a Taiwan da 14 miliardi di dollari come "un ottimo chip negoziale". Non era uno sfogo. Era una dichiarazione di politica estera. Il summit del 14-15 maggio 2026 è tecnicamente la prima visita di stato di un presidente americano in Cina dal 2017. I comunicati parlavano di "relazione costruttiva USA-Cina di stabilità strategica", di spirito positivo, di progressi storici. Non è stato prodotto un comunicato congiunto formale. Nessun accordo operativo su Taiwan, sulle tariffe, sull'Intelligenza Artificiale, su Hormuz. Il framework esiste come formula narrativa. Le quattro crisi esistono ancora. Quando leggi i risultati di un vertice senza comunicato congiunto, stai leggendo quello che entrambe le parti non sono riuscite a scrivere insieme. Questo è il punto di partenza. La geometria del potere che non trovi nel comunicato Trump è arrivato a Pechino con tre fragilità simultanee che chiunque avesse accesso ai giornali poteva vedere. La guerra iraniana che non si riesce a chiudere. Lo stop della Corte Suprema su alcune basi legali dei dazi. L'evidenza crescente che le tariffe non hanno prodotto la resa commerciale attesa. Xi stava in casa sua, con l'agenda controllata, senza la pressione di un conflitto attivo o di un'economia che crolla. Pechino si è presentata al vertice come chi ha già dimostrato di reggere la pressione. La risposta cinese al "Liberation Day" dell'aprile 2025, con i dazi a cascata di Trump, è stata immediata e senza cedimenti. La diversificazione commerciale verso altri mercati ha funzionato abbastanza da togliere potere coercitivo allo strumento tariffario. Questo non significa che la Cina sia uscita dalla crisi commerciale senza costi: le importazioni di greggio sono calate del 20% su base annua ad aprile 2026, il livello più basso da luglio 2022. La narrativa della piena resilienza che alcune voci di Pechino hanno coltivato è, a tratti, uno strumento politico. Ma la posizione negoziale era asimmetrica, e tutti e due i leader lo sapevano. La tregua tariffaria confermata a Pechino non ha un comunicato congiunto formale. Non è un dettaglio procedurale. È la misura di quello che i due sistemi riescono a scrivere insieme, e la risposta è: poco. Taiwan e la fine dell'ambiguità produttiva Per decenni, la formula americana su Taiwan ha funzionato grazie alla sua ambiguità. Washington non riconosceva l'indipendenza dell'isola, ma non la negava. Vendeva armi senza dare garanzie esplicite di intervento militare. Questa ambiguità era costosa per Pechino, che non sapeva dove si fermava il supporto americano, e in qualche misura utile a Taipei, che viveva sotto una protezione mai del tutto definita. Quello che Trump ha detto a bordo dell'Air Force One rompe quella struttura. Descrivere la vendita di armi come "un ottimo chip negoziale" non è ambiguità tattica: è condizionalità esplicita unilaterale. Significa che la sicurezza di Taiwan entra nella trattativa con Pechino come voce di scambio, non come vincolo fisso. Xi aveva avvertito durante il summit che "se la questione di Taiwan è mal gestita, i due paesi rischiano scontri e persino conflitti". Trump ha risposto che non sapeva se avrebbe autorizzato il pacchetto di armi da 14 miliardi, che includeva missili e intercettori per la difesa aerea, e che "l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è una guerra a 9.500 miglia di distanza". Il Congresso ha reagito con pressione bipartisan, chiedendo di procedere con la vendita. Ma la domanda che il dossier lascia aperta è concreta: ha strumenti effettivi per forzare la Casa Bianca su questo specifico dossier, o la pressione resta sul piano dichiarativo? Nella storia costituzionale americana ci sono precedenti nei due sensi. Per ora, la risposta è che nessuno lo sa ancora con certezza. Hormuz come vincolo condiviso che nessuno vuole riconoscere Dal 28 febbraio 2026, quando i bombardamenti coordinati americano-israeliani su Teheran hanno innescato la chiusura dello Stretto di Hormuz da parte delle Guardie della Rivoluzione Islamica, il mercato petrolifero globale vive in uno stato che l'Agenzia Internazionale dell'Energia ha definito "la più grande interruzione di fornitura nella storia del mercato petrolifero globale". Al 18 maggio 2026, il Brent quota circa 110 dollari al barile. Il picco era stato quasi 120. Le perdite cumulate superano il miliardo di barili. Oltre 14 milioni di barili al giorno sono ancora fermi. La narrativa cinese sulla resilienza energetica è vera nella sostanza e parzialmente distorta nella presentazione. Le riserve strategiche coprono circa 109 giorni di importazioni, il carbone domestico copre il 51% del mix energetico, il pivot verso greggio russo e americano ha attutito l'impatto immediato. Nel primo trimestre 2026, il 90% delle esportazioni di greggio russo è andato a Cina e India. Tutto questo è reale. Il punto irrisolto è che la Cina dipende da Hormuz per il 45-50% delle importazioni di greggio. Quando il presidente di PetroChina cita una dipendenza del 10% dallo Stretto, descrive la quota di una singola società, non quella del sistema-paese. La crisi ha creato un incentivo condiviso con Washington che non era mai stato così visibile: entrambe le parti vogliono che Hormuz riapra stabilmente. L'IEA avverte che il mercato potrebbe restare in deficit fino a fine anno anche se i combattimenti cessassero il mese prossimo. La crisi di Hormuz ha costruito un'interdipendenza energetica che i dazi non riuscivano a costruire. È questo il vero terreno su cui si misura la disponibilità cinese a "mediare" su Iran. Il modello della Guerra Fredda che Pechino vuole impiantare C'è una lettura del posizionamento cinese che il mainstream tende a ignorare, probabilmente perché è scomoda per tutti. Xi non vuole risolvere la crisi iraniana. Vuole essere l'attore attraverso cui si parla quando la crisi diventa ingestibile. Il modello è quello delle linee di deconfliction della Guerra Fredda: il telefono rosso tra Mosca e Washington non serviva a risolvere le crisi, serviva a evitare che diventassero incidenti non voluti. Pechino sta costruendo la stessa infrastruttura diplomatica per il XXI secolo. Non la "hot line", ma la capacità di essere il canale indispensabile: su Iran, su Taiwan, su IA. La presenza a Pechino di Elon Musk, Jensen Huang e Tim Cook, i principali attori privati americani della competizione tecnologica, non era un dettaglio di colore. Era il segnale che il settore privato americano ha già prezzato il rischio di disaccoppiamento tecnologico parziale come qualcosa di reale, e cerca con Pechino un modus vivendi che Washington non riesce ancora a definire formalmente. La contraddizione tra Rubio, che aveva dichiarato a NBC News che Trump non aveva chiesto a Xi di aiutare a terminare la guerra, e Trump, che pochi giorni dopo ha detto su Fox News che Xi aveva offerto il suo aiuto durante i colloqui, non è un incidente comunicativo. È il sintomo di una tensione interna all'amministrazione sulla narrativa da costruire intorno a questo summit. Narrativa che, nelle prime 72 ore post-Pechino, era già sotto pressione. Il codice open source e la competizione che non si vince sui benchmark DeepSeek ha rilasciato V4 a fine aprile 2026. Il documento tecnico ammette un ritardo di tre-sei mesi rispetto a GPT-5.4 e Gemini 3.1 Pro. Su quel punto, il vantaggio americano è reale. Ma il vantaggio che conta non è tecnico. La strategia cinese di distribuzione attraverso modelli gratuiti e modificabili non punta a vincere il benchmark: punta a costruire dipendenze infrastrutturali e normative. Chi adotta modelli cinesi open source per applicazioni commerciali o governative non compra solo un software: entra in un rapporto con un ecosistema regolatorio che risponde a Pechino. Il numero di paesi del Sud globale che stanno costruendo la propria infrastruttura di IA su modelli cinesi gratuiti è già misurabile. Prima del summit, funzionari americani avevano dichiarato disponibilità a esplorare canali di deconfliction sull'IA, e la Cina aveva proposto un trattato globale sull'uso militare. A Pechino non è stato prodotto nulla di operativo. Il motivo è concreto: verificare il rispetto di qualsiasi accordo sull'uso militare dei modelli di IA è, allo stato attuale, tecnicamente impossibile per entrambe le parti. Un framework che vale quanto regge sotto pressione Il "framework di stabilità strategica costruttiva" esiste come dichiarazione. Il suo valore si misurerà nei prossimi sessanta-cento giorni, non nelle dichiarazioni di Pechino. Il test concreto è se i due sistemi reggono senza scivolare verso l'incidente quando arriva la pressione esterna: un'escalation su Taiwan, una nuova crisi nello Stretto, un incidente tecnologico attribuibile a uno dei due governi. Il vertice del 2025 a Busan aveva prodotto un accordo sulle terre rare, nessun avanzamento strutturale. Pechino era arrivata a quel round in posizione difensiva. A Pechino 2026 la posizione era invertita. Il prossimo round partirà da questa asimmetria consolidata. Torna al dettaglio dell'apertura: Trump che descrive la vendita di armi a Taiwan come chip negoziale su un aereo che rientra a Washington. Non è un'esternazione infelice. È la bussola. Se quella frase diventa politica, la domanda non è cosa succede al framework di stabilità strategica. È se Taipei può ancora calcolare il proprio margine di sicurezza. articolo a cura di:

  • La Humint e l’IA: uno scenario decisamente “kafkiano”. (dr.ssa Daniela Bellomi)

    La Humint e l’IA: uno scenario decisamente “kafkiano”. Oggi l’ Human Intelligence deve riflettere anche sulla nuova Intelligenza Artificiale, la generativa. E lo deve fare considerando ed analizzando che non è più “solo” (se mai la è stata) una rivoluzione tecnologica: ha tutte le caratteristiche per essere considerata una sfida culturale e filosofica. L’IA ci ha portato in dono un nuovo terreno conflittuale: la possibilità, o l’impossibilità, della sua autonomia cosciente. La nostra società sta – peraltro - vivendo un momento simile ad un passato noto, quello in cui la filosofia si interrogava su principi e concetti alla ricerca di un artefice del tutto. Ma ora non ci possiamo concentrare che su un risultato oggettivo: Lei c’è. E sembra anche muoversi e pensare come noi: la tanto desiderata e temuta Intelligenza Artificiale. Si è diffusa con una rapidità che non abbiamo saputo cogliere, creando un doppio movimento: entusiasmo e desiderio di progresso accompagnati da paure recondite di diverse sfaccettature: la perdita del controllo, l’erosione dei diritti, la ridefinizione del concetto stesso di umano. Oggi ci si interroga non più solo su tecniche e tecnicismi ma - anche e soprattutto – su questioni etiche e filosofiche. Lei, che in pochi anni è uscita dai laboratori di ricerca avvolta nella sua suggestiva premessa futuristica, oggi è una presenza tangibile e concreta nella nostra vita quotidiana: scrive testi, elabora immagini, formula diagnosi, orienta decisioni politiche ed economiche. Avevamo messo in conto il limite e il confine della sua delega a scegliere per noi ? Ci eravamo posti qualche domanda tra il libero arbitrio e l’automazione della conoscenza ? Pensavamo che ci avrebbe liberato dal lavoro ripetitivo senza alcuna rinuncia o perplessità in cambio ? L’amara verità è che il nostro stesso pensiero, il nostro stesso cervello non riesce a collocarla esattamente in un punto. E nemmeno riesce a vederla con chiarezza, tra chiaro scuri che sfumano dalla tecnologia al soggetto pensante. La sua natura ci sta confondendo perché ci “appare” ibrida: una tecnologia ma che “produce tramite l’imitazione” il pensiero. Uno strumento che però non esegue ma produce qualcosa che “prima” non esisteva. Determinata ed autonoma. E quando osservo questo nuovo panorama sociale, questa umanità intrisa di così tanta confusione non posso non pensare che la devo definire “kafkiana”: senso di spaesamento, ambiguità ed angoscia per un’entità che non si riesce a cogliere completamente ma che ci porta a pensare, con incertezza, che però forse arriverà a dettare leggi “in casa nostra” e, se può essere più sgradevole il timore, che forse non avremo le capacità di rendercene conto (che già lo stia facendo ?). E lo scenario sul quale si staglia potrei definirlo ugualmente kafkiano: un palcoscenico paradossale e labirintico, intriso di assurdità con domande in sospeso che non sanno prevedere risposte ma trasmettono angoscia. La verità è che siamo di fronte a qualcosa che ci trasmette un senso di impotenza totale perché la sappiamo vedere solo come una forma di potere irrazionale e di difficile comprensione. E in tutto questo ci dimentichiamo che l’abbiamo creata Noi, Esseri Umani ! Ma resta che la percezione collettiva riflette lo stato d’animo di ogni singolo individuo, di ogni singolo cittadino. Ed anche di alcuni professionisti che cittadino ed individuo già sono ! E, con tutti e tre i “vestiti” che indossano provano la stessa sensazione: quella di essere stati incastrati, intrappolati in qualcosa che è incomprensibile ed inarrestabile. Il meccanismo – quello spesso descritto da Kafka – non viene compreso e di fronte ad esso – nella nostra realtà – non ci possiamo opporre. Oggi osserviamo – Noi Analisti della Humint – persone disorientate dalla percezione – e speriamo non dalla certezza – di “poteri superiori imperscrutabili” , come ne “Il Castello” o ne “Il Processo” di Kafka. I personaggi di Kafka non trovano quasi mai pace, ma piuttosto vivono in uno stato di costante alienazione, ricerca frustrata ma anche – paradossalmente – colpa inesplicabile. Una tensione eterna domina. Non siamo di fronte al Gregor Samsa delle “Metamorfosi” che vede nella morte l’unica conclusione per trovare la desiderata pace ma già con il personaggio K ne “Il Processo” o ne “Il Castello” potremmo trovare affinità. Sicuramente dei personaggi che si sentono estranei, e vivono sulla pelle esclusione e solitudine, come cani dinanzi alla porta di casa, che vivono un’ incapacità cronica di stabilirsi ovvero di trovare una stabilità con il proprio Se e non solo. Manca anche il trovare un terreno solido su cui provare a vedere in prospettiva la propria esistenza. Ed in quest’ultima immagine che possiamo trovare analogie con lo sguardo di molti – oggi – di fronte a questa sconosciuta, temuta ma desiderata Intelligenza. Con la differenza che in Kafka abbiamo percepito tanto o poco ma non un senso artificiale di nulla, né nei personaggi né nelle situazioni e che – spesso – leggendolo abbiamo dubitato, invece, della nostra, di Intelligenza. La Humint analizza l’inquietudine del paradosso. L’effetto è quello tipico di Kafka: vivere in un mondo che ci presenta ordini, regole e decisioni che sembrano venire da un’autorità superiore, ma di cui non conosciamo i fondamenti. L’IA rischia di diventare il nuovo “Castello” o il nuovo “Processo”: un potere impersonale e opaco, che condiziona l’esistenza senza assumersi responsabilità. E la Humint rappresenta anche “quel ponte” che ci porterà alla comprensione piena della realtà, anche di quegli aspetti che pur esistendo sono più sottili e veri ma difficili da riconoscere. Ad esempio prestare attenzione alle capacità della mente associativa, ovvero quella che procede per analogie e che è sostanzialmente promossa dal web, se non addirittura ne costituisce la base sostanziale. Conoscere il meccanismo dell’ipertesto che favorisce le connessioni reticolari e le associazioni tematiche che cambiano il modus operandi della mente e del ragionamento associando a una tematica un’altra tematica e poi rimandando ad un fatto un altro fatto. E’ la Humint che riesce a cogliere e gestire che la sequenza alla quale ci dobbiamo abituare è sia orizzontale che verticale, potremmo dire “tridimensionale”. Ed è la Humint che deve mantenere ed alimentare, oltre che difendere, la posizione dell’essere umano che, in qualità di soggetto pensante, dispone di lucidità mentale, di profondità di pensiero e di quiete emozionale, senza contare i collegamenti tridimensionali, analogici, associativi che fluiscono nella maniera migliore e produttiva. E’ responsabilità della Humint far comprendere come i nuovi media ci possano insegnare qualcosa se andiamo ad analizzare il loro funzionamento e, nel farlo, siamo Noi a donargli qualità e profondità. La mente umana – terreno franco della Humint – è fatta di logica ma anche di intuizioni e di associazioni e ci porta sempre sulla strada ricercata. Tutte le strade che la nostra mente può percorrere sono connesse e ci regalano certezze, chiare e profonde degli eventi e delle cose. La Humint è la la chiave di lettura per comprendere che se una cosa assomiglia ad un’altra pur nella diversità apparente allora le due cose hanno una base simile e questa similitudine si ripete per tutti i fatti della vita e nei quali siamo tutti “avvitati”. E ci permette di comprendere che da questo “eterno ritorno” si esce solo attraverso il concetto della comprensione, profonda ed essenziale del “vero” - e non apparente - senso delle cose. Le domande e le analisi della Humint - e non solo – si focalizzano sulla vera natura dell’IA, andando a debellare quei dubbi che millantano alla possibilità che diventi un soggetto cosciente, capace di decisioni autonome e di godere di un proprio spazio etico. Una nuova forma di libertà che supera i limiti biologici e psicologici dell’uomo aprendo una nuova strada, quella di un pensiero diverso dal nostro, più ampio e più rapido: ed è a queste certezze miste a dubbi e paure che la Humint offre risposte e garanzie. Porsi domande e analizzare le possibilità è corretto ed umano. Ma dimenticare che stiamo anche parlando della soglia della coscienza da parte di un apparato tecnico, costruito su algoritmi e dati e privo di intenzionalità autentica è parecchio azzardato e sintomatico della psiche dell’Uomo quando è vittima di se stessa e delle sue paure. E’ vero, minaccia autonomia. Ma è con il pensiero che questa autonomia deve essere guardata correttamente, ovvero come il solo riflesso dei vincoli programmati dall’uomo. Non si deve commettere l’errore di considerarla - se non addirittura stimarla - come un soggetto libero. Se si arriverà a questo la preoccupazione non sarà più rivolta all’ IA ma alla mente umana che si è smarrita in un mare di illusione, dopo anni che ha delegato la sua stessa rappresentazione al virtuale. La Humint non cede al fascino di questa IA onnipotente ma nemmeno la vuole ridurre o sminuire ad un mero ingranaggio privo di conseguenze etiche. La Humint è consapevole che l’IA ci obbliga, per svariati motivi, a pensare. Ed erroneamente usiamo, invece, il termine di “ripensare”. Ma noi, Essere Umani, quando – in teoria – avremmo dovuto smettere di pensare ai nostri confini e alla nostra libertà ? Pare che l’IA ci abbia messo su un banco di prova per capire fin dove la nostra ragione – o la ragione complessivamente come concetto universale – si possa spingere e dove, invece, si debba fermare. Ma il pensiero che la Humint ci ricorda è “perché abbiamo e stiamo accettando di sederci a questo banco di prova ?”. E se entriamo nel campo della bellezza e dell’estetica ci troviamo a guardare in faccia la IA generativa. Quella parte dell’IA che si sta sviluppando anche nel campo dell’arte. E di nuove domande. E di nuovo dubbi. Gli algoritmi possono davvero comprendere la bellezza ?. Ad oggi i modelli generativi realizzano composizioni artistiche con merito sufficiente per avere un valore di mercato ed essere considerate belle. Questo ha aperto il dibattito: quello che fanno i sistemi di intelligenza artificiale è arte oppure no? Possono questi sistemi conoscere la bellezza oppure no? Che rapporto c’è tra intelligenza artificiale e bellezza? La filosofia ha cercato di rispondere alla domanda: “cos’è la bellezza?”. Molti hanno riflettuto su ciò che è bello; e ci sono diversi punti di vista al riguardo. La bellezza è stata definita un sentimento soggettivo che cerca di essere universalizza-bile. Quante volte, quando consideriamo un oggetto, sia esso un’opera d’arte, un fiore o un paesaggio, lo giudichiamo esteticamente e lo definiamo bello ? Ciò che percepiamo come bello genera in noi un libero gioco tra immaginazione e comprensione che ci fa provare piacere nel contemplarlo. A differenza del gusto, che può essere del tutto soggettivo, la bellezza pretende di essere universale. La bellezza e la sensazione di piacere disinteressato. Poiché la bellezza nasce da un sentimento in noi, non può dipendere dal nostro interesse per l’esistenza dell’oggetto. I giudizi estetici dipendono dal rapporto tra l’esistenza dell’oggetto e l’inclinazione prodotta nel nostro stato d’animo, ma non implicano un interesse per l’oggetto. Che i giudizi siano disinteressati significa che non c’è alcuna condizione personale che influenzi i nostri criteri. La soddisfazione che provo di fronte al bello deve avere un completo disinteresse per la sua esistenza. La bellezza nell’arte deve soddisfare gli stessi requisiti della bellezza nella natura. L’artista non dovrebbe cercare di compiacere il pubblico o conformarsi a nessuna regola. Questo è colui che dà le regole all’arte, colui che riesce ad esprimersi allo stesso modo della natura. Al contrario, l’arte meccanica si concentra sulla tecnica e sulla ripetizione, sulla ricerca di regole e schemi. E dopo questa disamina che già tante volte abbiamo letto, ancora abbiamo dubbi ? Nemmeno gli specialisti della Humint possono sapere quale sarà il futuro dell’IA. Ora possiamo solo esprimerci su quello che è in grado di applicare o apprendere regole. E’ chiaro agli analisti della Humint che se l’IA può riconoscere sentimenti o imitare determinate emozioni non possiede stati mentali che possono essere classificati come sentimenti. Il punto di vista di una macchina può essere descritto con delle leggi e questo la rende puramente oggettiva e non soggettiva. L’essere umano può sperimentare un sentimento soggettivo con la sensazione di un piacere disinteressato. Certamente l’IA non potrebbe avere un’esperienza estetica o un giudizio di gusto né può provare la sensazione della bellezza. Certo, l’IA potrebbe avere una certa conoscenza della bellezza se ci fosse un modello algoritmico che sia in grado di comprendere la bellezza, quindi in senso empirico potrebbe avere una certa conoscenza della bellezza. Ma quanta bellezza possiamo ancora cercare e trovare nella semplice ed assolutamente complessa natura Umana ? Forse, credo con una certa convinzione, dovremmo fermarci e ripartire da questo sano e solido pensiero. Articolo a cura di: DIVENTA REFERENTE

  • Attentato di Modena, la ricerca della verità (dott. Riccardo Mambrini)

    Sono noti a tutti i fatti occorsi a Modena sabato 16 maggio pomeriggio lungo la centralissima via Emilia, ritengo comunque utile ed opportuno analizzare la vicenda da un punto di vista investigativo. L’investigatore, di cui ho parlato in un altro articolo, deve, nel corso delle sue indagini, essere sempre super partes ed attenersi ai fatti in modo da ricercare la verità; non deve pertanto farsi influenzare da questioni politiche, religiose o morali; il suo lavoro deve essere imparziale, critico ed oggettivo. Nonostante la flagranza di reato sia più che evidente, è giusto porsi alcune domande ed avviare, di conseguenza, le indagini. Anzitutto, partiamo con l’analizzare i fatti per quello che sono, gli avvenimenti di Modena, sono a tutti gli effetti un attentato terroristico? Non possiamo ancora rispondere a questa domanda poiché i limiti tra un attentato terroristico e un crimine comune, sono stabiliti per legge dal diritto internazionale e, in Italia, dal’art. 280 c.p., il quale ci ricorda che, per definire un crimine “attentato terroristico” è necessario che sussistano alcuni elementi comuni, ovvero, la finalità deve essere eversiva, cioè l’azione deve mirare a destabilizzare l’ordine democratico o a sconvolgere l’ordine pubblico, le vittime non sono fini a se stesse ma mezzi per trasmettere un messaggio ad un pubblico più vasto, come un governo o una parte di popolazione, e il movente del gesto deve essere di natura politica, ideologica o religiosa. Appare chiaro come si debba stabilire il movente di tali azioni per inquadrare il crimine nella giusta sfera ed applicare al meglio la legge. Compito degli inquirenti è dunque quello di scavare nel passato, più vicino all’evento e più lontano da esso, per capire cosa abbia spinto El Koudri a commettere un tale gesto. Sono emersi già elementi che potrebbero aiutare gli investigatori in questo arduo compito, va stabilito se, El Koudri, abbia agito in preda ad un raptus di follia, oppure con fredda lucidità, in entrambi i casi possiamo affermare come sussista un elemento che ci può far riflettere, cioè il porto del coltello da parte del soggetto, il quale ci suggerisce premeditazione negli intenti. Dalle fonti OSINT apprendiamo come, El Koudri, sia un soggetto mentalmente fragile, dal passato travagliato, già nel 2021, durante la corrispondenza a mezzo mail con l’università di Modena, esternava sentimenti rabbiosi contro l’università e contro i cristiani, con pesanti frasi d’odio religioso, e, negli ultimi mesi, sarebbero inoltre stati cancellati alcuni messaggi sui suoi social, i quali servirebbero ad avere una visione più chiara degli ultimi periodi del soggetto, il quale pare, avesse iniziato un periodo di cura presso un centro di salute mentale nel 2022, interrotto volontariamente dallo stesso due anni più tardi nel 2024, a seguito di un miglioramento delle sue condizioni di salute. Sempre durante le indagini di queste ore, risulterebbe che, El Koudri, sia un musulmano non praticante, non avrebbe frequentato nessuna moschea o imam e non sarebbe emerso alcun collegamento con reti terroristiche o con soggetti radicali, ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni. La difesa ha già annunciato che chiederà la perizia psichiatrica, per stabilire se il soggetto fosse in grado di intendere e di volere, è bene ricordare che, la psichiatria non è una scienza esatta e non è semplice stabilire se, al momento del crimine, il soggetto fosse in grado di intendere e di volere, sarebbe utile procedere con più di una perizia per conoscere il parere di esperti differenti; nelle prime ore di custodia, El Koudri, indagato per strage, non avrebbe risposto al PM, ma avrebbe colloquiato solo con il suo avvocato, raccontando vagamente e confusionalmente i fatti; tra le parole di El Koudri emergerebbe una frase che fa riflettere, “ho bisogno di qualcuno che mi capisca”, avrebbe detto al suo difensore; questi elementi, saranno utili agli investigatori che dovranno determinare il movente del gesto rimanendo sempre distaccati dal sentimentalismo e dalle opinioni personali. Indipendentemente dal fatto che El Kouri fosse in grado di intendere di volere o meno, il crimine rimane gravissimo e di una violenza inaudita, non dobbiamo farci perciò “intenerire”, dalle condizioni del soggetto, ma piuttosto analizzare i fatti con senso critico e logico, auspicando che la legge faccia il suo giusto corso. Possiamo comunque domandarci: come siamo giunti a tutto questo? Se El Koudri è veramente un soggetto mentalmente instabile come è possibile che nessuno si sia accorto di un peggioramento delle sue condizioni cliniche? Come detto poc’anzi avrebbe interrotto un percorso curativo a seguito di un miglioramento delle sue condizioni di salute, e allora se stava bene il gesto è intenzionale? Se invece di contro stava male e le sue condizioni mentali non erano buone, perché nessuno ha fatto in modo che riprendesse la terapia? Che nessuno se ne sia accorto? In ogni caso l’auspicio è che aumenti la sicurezza nelle nostre città, che i servizi di intelligence, gli investigatori, le forze dell’ordine, abbiano strumenti e risorse a sufficienza per poter prevenire questi atti criminali, che le nostre città siano sicure dal punto di vista architettonico, barriere antisfondamento nelle aree pedonali, marciapiedi e piste ciclabili protetti. Abbiamo rivissuto l’incubo a Modena degli accadimenti recenti di Lipsia, di Liverpool, di Londra, di Barcellona, di New York e di Berlino ma soprattutto, a molti, è tornata in mente la strage di Nizza, per la quale è stata ripensata e ridisegnata l’architettura urbana. Ad oggi dobbiamo considerare l’idea di non essere più al sicuro e quindi approcciare la sicurezza come un fattore culturale, analizzando i fatti con metodo e consapevolezza, in modo da trovare le soluzioni migliori possibili al problema che stiamo affrontando, la rabbia e il panico non sono mai la risposta giusta, soprattutto nel campo investigativo. articolo a cura di:

  • Tenta di prendere la pistola alla guardia giurata: arrestato a Napoli Centrale

    L’uomo, 35 anni, era in evidente stato di alterazione. Decisivo l’intervento degli agenti della polizia ferroviaria Un 35enne è stato arrestato dalla polizia nella zona della stazione di Napoli Centrale con le accuse di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale e tentata rapina. L’intervento è avvenuto nei giorni scorsi nell’ambito del servizio "Stazioni Sicure", durante i controlli predisposti nello scalo ferroviario e nella piazza antistante. Gli agenti del compartimento polizia ferroviaria per la Campania sono arrivati nel parcheggio della stazione dopo una segnalazione alla centrale operativa per la presenza di un uomo in evidente stato di alterazione. Quando i poliziotti sono giunti sul posto, il 35enne si stava scagliando contro una guardia giurata. Alla vista degli agenti ha continuato a dare in escandescenza, colpendo l’addetto alla sicurezza e tentando di prendergli la pistola d’ordinanza dalla fondina. Il tentativo non è riuscito grazie all’intervento degli agenti, che sono riusciti a bloccarlo. L’uomo è stato quindi arrestato. -- Tenta di prendere la pistola alla guardia giurata: arrestato a Napoli Centrale https://www.napolitoday.it/cronaca/arrestato-pistola-guardia-giurata-stazione-centrale.html © NapoliToday

  • La sua famiglia è litigiosa: tolta l’arma alla guardia giurata

    La donna, guardia giurata, rimane senza lavoro. I carabinieri, che rilevano anche la frequentazione di persone con precedenti penali e di polizia, le hanno ritirato la pistola in via cautelare. Il Tar: «Scelta ragionevole: è una misura preventiva» TRENTO. La donna, una cinquantenne di professione guardia giurata, è senza stipendio da tre mesi, da quando, lo scorso febbraio, i carabinieri le hanno tolto la pistola. Senza arma non può lavorare e, con atto del datore di lavoro, è stata sospesa dal servizio e dalla retribuzione. Il motivo del ritiro cautelare dell'arma viene ricondotto alla situazione familiare della donna: vivrebbe, secondo quanto rilevato dai carabinieri, in un contesto litigioso e frequenterebbe persone con precedenti penali e di polizia. Non sono d'accordo i legali della donna, gli avvocati Alberto Cassin Codri e Francesco De Carlo, che si sono rivolti al Tar di Trento. Nel ricorso la difesa sostiene che non basta la sola esistenza di una querela, senza valutazione del fatto concreto, per procedere con il ritiro della pistola. Il provvedimento appare «sproporzionato ed irragionevole» in quanto ci sarebbero solo elementi indiziari che «non risultano né gravi, né precisi, né tantomeno concordanti». Il ritiro della pistola - ha evidenziato la difesa - ha avuto conseguenze non secondarie per la donna: la sospensione della licenza e dell'autorizzazione del decreto di guardia giurata, che significa lo stop dell'attività lavorativa e l' assenza di ogni fonte di reddito. Ma per il Tar non c'è stata sproporzione o irragionevolezza nell'atto dei carabinieri, che hanno considerato i fatti contenuti nella querela presentata dall'ex genero (il giovane che è stato per un periodo compagno della figlia): questi aveva ricevuto una minaccia anonima per iscritto a seguito di un alterco familiare che aveva coinvolto anche la donna. La circostanza della lite era stata confermata sia dalla guardia giurata che dalla figlia. Per i carabinieri c'era dunque l'evidenza di una situazione familiare ad alta tensione, con coinvolta una persona che detiene una pistola. A tal proposito, come il Tar ricorda, la Cassazione è chiara: «Nel caso di situazione familiare caratterizzata da tensioni e litigi, tali da causare apprensione nel vicinato e l'intervento delle forze dell'ordine, è ragionevole la scelta dell'Amministrazione sia di procedere al ritiro cautelare ex art. 39 Tulps, sia di vietare la detenzione di armi e munizioni nei confronti di chi ne risulti coinvolto, al fine di prevenire che la situazione possa degenerare e ciò anche in assenza dell'accertamento di condotte minacciose compiute con uso di armi». Il ricorso della donna non è stato accolto. Il Tar, presieduto da Alessandra Farina, ha innanzitutto precisato che il ritiro cautelare del porto d'armi costituisce una misura preventiva e anticipatoria «finalizzata ad evitare che la situazione di pericolo possa degenerare». I carabinieri, in quanto autorità di pubblica sicurezza, hanno potere di ritirare l'arma in caso di circostanze di urgenza. La donna, nonostante la giustizia amministrativa di primo grado le abbia dato torto, è fiduciosa di riottenere presto i titoli per poter tornare al lavoro. ISCRIVITI AL CORSO

  • Foggia ricorda Mario Frasca, il militare morto in Afghanistan: “Manteniamo viva la memoria dei caduti”

    All’istituto Blaise Pascal l’ottava edizione del premio dedicato al caporalmaggiore di Orta Nova ucciso durante una missione di pace nel 2011. Il messaggio del ministro Guido Crosetto “Mantenere viva la memoria di Mario e di tutti gli eroi caduti nell’adempimento del proprio dovere”. È il messaggio lanciato questa mattina a Foggia durante l’ottava edizione del premio dedicato a Mario Frasca, caporalmaggiore capo dell’Esercito Italiano originario di Orta Nova, morto il 23 settembre 2011 durante una missione internazionale di pace ad Herat, in Afghanistan. “Cerchiamo di mantenere viva la memoria di Mario e di tutti gli eroi caduti dal 1950 ad oggi nell’adempimento del proprio dovere”, ha dichiarato nel corso della cerimonia. L’associazione continua infatti a promuovere iniziative dedicate ai militari italiani morti nelle missioni internazionali, con particolare attenzione ai temi della pace, della sicurezza e del sacrificio compiuto al servizio dello Stato. Il messaggio del ministro Crosetto Per l’occasione è arrivato anche un messaggio del ministro della Difesa Guido Crosetto, indirizzato all’istituto scolastico e all’associazione. Nel testo, il ministro ha ricordato Mario Frasca come “un servitore dello Stato” che scelse di indossare l’uniforme “con umiltà, senso del dovere e amore per l’Italia”. “Il suo nome fa parte di quella schiera di donne e uomini delle Forze Armate caduti per contribuire alla sicurezza, alla stabilizzazione, alla protezione delle popolazioni civili e alla costruzione di condizioni di pace”, ha scritto Crosetto. Il ministro ha inoltre sottolineato il valore simbolico dell’iniziativa organizzata proprio nella scuola frequentata dal militare, definendola un luogo dove i giovani possono comprendere che libertà, democrazia e sicurezza “non sono conquiste scontate”. La richiesta di uno status unico per i caduti Nel corso della manifestazione, l’associazione ha rinnovato anche un appello alle istituzioni affinché tutti i militari italiani morti dal 1950 ad oggi in missioni internazionali possano essere riconosciuti con uno status unico di “Vittime del Terrorismo Internazionale”. L’associazione chiede inoltre che venga concessa ai caduti la Medaglia d’oro al Valor Militare. Un premio per custodire la memoria Il premio dedicato a Mario Frasca rappresenta ormai un appuntamento consolidato nel panorama delle iniziative commemorative della Capitanata, con l’obiettivo di trasmettere alle nuove generazioni il valore del servizio, del sacrificio e della memoria. Foggia ricorda Mario Frasca, il militare morto in Afghanistan: “Manteniamo viva la memoria dei caduti” - l'Immediato

  • Poliziotto salva adolescente al telefono

    La capacità di un operatore di polizia di entrare in sintonia con un’adolescente in crisi e la rapidità di intervento delle forze dell’ordine hanno consentito di salvare una ragazza ieri a Trieste. La giovane era uscita con un permesso dalla casa famiglia in cui era ospitata senza poi farvi ritorno all’orario previsto. Ha mandato un messaggio, alle 21, all’educatrice annunciando la volontà di non tornare e di compiere gesti autolesivi. Si è immediatamente attivata la macchina dei soccorsi che ha cercato ripetutamente di mettersi in contatto con la ragazza. Alle 23, la svolta: un operatore della centrale di Polizia è riuscito a parlare con l’adolescente. L’agente, al telefono, è stato capace di ascoltare, rincuorare e dialogare con lei fino a capire dove rintracciarla per metterla in salvo. Sul posto è intervenuta una pattuglia dei Carabinieri della stazione di Duino Aurisina che ha soccorso la giovane. Poliziotto salva adolescente al telefono

  • Paura all’Ardeatino: lite scatena un pitbull contro un’agente, poliziotto spara per difendere la collega

    L'agente ferita è stata trasportata in ospedale, mentre la caccia al pitbull senza museruola fuggito per le vie del quartiere, è finita alla Muratella Una lite stradale si è trasformata in un pomeriggio di panico nel quartiere Ardeatino, dove un pitbull ha azzannato alla caviglia una poliziotta, intervenuta per sedare gli animi, costringendo un operante della pattuglia a sparare un colpo di pistola, per fermare la furia dell’animale e difendere la collega. L’agente ferita è stata trasportata in ospedale, mentre la caccia al pitbull senza museruola fuggito per le vie del quartiere, è finita alla Muratella Il perimetro della tensione si è sviluppato nel tardo pomeriggio di domenica 17 maggio, intorno alle ore 18:30, in largo Fratelli Greco nel quartiere Ardeatino. A scatenare il panico tra i residenti è stata un’accesa lite verbale scoppiata tra una donna e un uomo. Al centro dello scontro, la conduzione di un pitbull, che passeggiava tra i palazzi privo della museruola obbligatoria per la tutela dei passanti. I toni esasperati e la preoccupazione dei testimoni per la gestione dell’animale, hanno così spinto alcuni passanti a richiedere l’intervento immediato delle forze dell’ordine attraverso il numero unico delle emergenze, segnalando una situazione che rischiava di degenerare, anche per l’aggressività dell’animale. L’aggressione improvvisa all’agente e lo sparo La sala operativa della Questura, ha quindi inviato sul posto una pattuglia della Polizia di Stato per sedare la rissa verbale e ripristinare l’ordine pubblico. Al momento dell’arrivo degli agenti però, la situazione è precipitata in pochi istanti. Il pitbull, in evidente stato di agitazione per il contesto caotico e privo di idonei vincoli di contenimento, si è avventato improvvisamente contro una delle poliziotte della pattuglia, mordendola con forza alla caviglia. Di fronte all’attacco repentino e alla foga dell’animale, che non accennava a mollare la presa sull’agente, il collega di pattuglia ha dovuto agire con estrema rapidità per difendere la donna. L’agente ha estratto l’arma d’ordinanza ed ha sparato un colpo di pistola in aria. La forte detonazione ha sortito l’effetto sperato, spaventando il cane e facendolo desistere. La fuga nel quartiere, i soccorsi e i provvedimenti legali Subito dopo lo sparo, il pitbull si è dato a una precipitosa fuga, scomparendo tra le strade limitrofe del quartiere e generando ulteriore allarme tra i cittadini che si trovavano in zona a quell’ora domenicale. Paura all'Ardeatino: lite scatena un pitbull contro un'agente, poliziotto spara per difendere la collega

  • Due stranieri non si fermano all’alt, uno colpisce un carabiniere: arrestati

    Ventenni a bordo di uno scooter, sono stati bloccati dopo un inseguimento e una colluttazione Inseguimento per strade di Palermo che si è concluso con l’arresto di due giovani stranieri che non si erano fermati all’alt e che hanno reagito con violenza prima delle manette. I Carabinieri del Nucleo radiomobile di Palermo durante un servizio di controllo hanno arrestato due stranieri di 20 anni, per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali aggravate. I militari nel corso del servizio di pattugliamento, hanno intimato il fermo al un motoveicolo a noleggio con a bordo due stranieri: il conducente, invece di arrestare la marcia, ha accelerato bruscamente dando vita a un concitato inseguimento per le vie cittadine. La corsa è terminata in via Ernesto Basile dove, a causa dell'alta velocità, i fuggitivi hanno perso l'equilibrio cadendo dal mezzo. Il guidatore, risultato privo di patente di guida, ha tentato di dileguarsi a piedi prima di essere definitivamente bloccato mentre il passeggero ha opposto una violenta reazione fisica nel tentativo di sfuggire alla cattura, colpendo con un pugno al volto uno dei carabinieri. Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo ha convalidato entrambi gli arresti. Le autorità consolari competenti sono state informate del provvedimento su richiesta degli arrestati.

SQUAD

SQUAD                                DIVISIONI                                                          SETTORI                        BENEFICI                                SERVIZI             

Chi Siamo                            Security:  Private Security Companies      Land                                Securjob                                  Legali                   

Soci                                                        Security Officers                             Maritime                        Punteggi Matricolari          Medici                 

Referenti                                                                                                           Aviation                          Crediti Formativi                Fiscali                 

Istruttori                              Military: Military Groups                               Geopolitics                       Vip Pass                                Psicologici         

Progetti                                                Military Officers                              Cyber Security                  Concorsi                               Commerciali       

Affilia                                                                                                                 Intelligence                       Formazione                         

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Notizie                                                   Police Officers                                Detectives                         Ricollocamento                  

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