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Attentato di Modena, la ricerca della verità (dott. Riccardo Mambrini)


Sono noti a tutti i fatti occorsi a Modena sabato 16 maggio pomeriggio lungo la centralissima via Emilia, ritengo comunque utile ed opportuno analizzare la vicenda da un punto di vista investigativo.

L’investigatore, di cui ho parlato in un altro articolo, deve, nel corso delle sue indagini, essere

sempre super partes ed attenersi ai fatti in modo da ricercare la verità; non deve pertanto farsi influenzare da questioni politiche, religiose o morali; il suo lavoro deve essere imparziale, critico ed oggettivo.

Nonostante la flagranza di reato sia più che evidente, è giusto porsi alcune domande ed avviare, di conseguenza, le indagini.

Anzitutto, partiamo con l’analizzare i fatti per quello che sono, gli avvenimenti di Modena, sono a tutti gli effetti un attentato terroristico?

Non possiamo ancora rispondere a questa domanda poiché i limiti tra un attentato terroristico e un crimine comune, sono stabiliti per legge dal diritto internazionale e, in Italia, dal’art. 280 c.p., il quale ci ricorda che, per definire un crimine “attentato terroristico” è necessario che sussistano alcuni elementi comuni, ovvero, la finalità deve essere eversiva, cioè l’azione deve mirare a destabilizzare l’ordine democratico o a sconvolgere l’ordine pubblico, le vittime non sono fini a se stesse ma mezzi per trasmettere un messaggio ad un pubblico più vasto, come un governo o una parte di popolazione, e il movente del gesto deve essere di natura politica, ideologica o religiosa.

Appare chiaro come si debba stabilire il movente di tali azioni per inquadrare il crimine nella giusta sfera ed applicare al meglio la legge.

Compito degli inquirenti è dunque quello di scavare nel passato, più vicino all’evento e più lontano da esso, per capire cosa abbia spinto El Koudri a commettere un tale gesto.


Sono emersi già elementi che potrebbero aiutare gli investigatori in questo arduo compito, va

stabilito se, El Koudri, abbia agito in preda ad un raptus di follia, oppure con fredda lucidità, in entrambi i casi possiamo affermare come sussista un elemento che ci può far riflettere, cioè il porto del coltello da parte del soggetto, il quale ci suggerisce premeditazione negli intenti.


Dalle fonti OSINT apprendiamo come, El Koudri, sia un soggetto mentalmente fragile, dal passato travagliato, già nel 2021, durante la corrispondenza a mezzo mail con l’università di Modena, esternava sentimenti rabbiosi contro l’università e contro i cristiani, con pesanti frasi d’odio religioso, e, negli ultimi mesi, sarebbero inoltre stati cancellati alcuni messaggi sui suoi social, i quali servirebbero ad avere una visione più chiara degli ultimi periodi del soggetto, il quale pare, avesse iniziato un periodo di cura presso un centro di salute mentale nel 2022, interrotto volontariamente dallo stesso due anni più tardi nel 2024, a seguito di un miglioramento delle sue condizioni di salute.


Sempre durante le indagini di queste ore, risulterebbe che, El Koudri, sia un musulmano non

praticante, non avrebbe frequentato nessuna moschea o imam e non sarebbe emerso alcun

collegamento con reti terroristiche o con soggetti radicali, ma è ancora troppo presto per trarre conclusioni.


La difesa ha già annunciato che chiederà la perizia psichiatrica, per stabilire se il soggetto fosse in grado di intendere e di volere, è bene ricordare che, la psichiatria non è una scienza esatta e non è semplice stabilire se, al momento del crimine, il soggetto fosse in grado di intendere e di volere, sarebbe utile procedere con più di una perizia per conoscere il parere di esperti differenti; nelle prime ore di custodia, El Koudri, indagato per strage, non avrebbe risposto al PM, ma avrebbe colloquiato solo con il suo avvocato, raccontando vagamente e confusionalmente i fatti; tra le parole di El Koudri emergerebbe una frase che fa riflettere, “ho bisogno di qualcuno che mi capisca”, avrebbe detto al suo difensore; questi elementi, saranno utili agli investigatori che dovranno determinare il movente del gesto rimanendo sempre distaccati dal sentimentalismo e dalle opinioni personali.


Indipendentemente dal fatto che El Kouri fosse in grado di intendere di volere o meno, il crimine rimane gravissimo e di una violenza inaudita, non dobbiamo farci perciò “intenerire”, dalle condizioni del soggetto, ma piuttosto analizzare i fatti con senso critico e logico, auspicando che la legge faccia il suo giusto corso.


Possiamo comunque domandarci: come siamo giunti a tutto questo?

Se El Koudri è veramente un soggetto mentalmente instabile come è possibile che nessuno si sia accorto di un peggioramento delle sue condizioni cliniche?

Come detto poc’anzi avrebbe interrotto un percorso curativo a seguito di un miglioramento delle sue condizioni di salute, e allora se stava bene il gesto è intenzionale?

Se invece di contro stava male e le sue condizioni mentali non erano buone, perché nessuno ha fatto in modo che riprendesse la terapia? Che nessuno se ne sia accorto?


In ogni caso l’auspicio è che aumenti la sicurezza nelle nostre città, che i servizi di intelligence, gli investigatori, le forze dell’ordine, abbiano strumenti e risorse a sufficienza per poter prevenire questi atti criminali, che le nostre città siano sicure dal punto di vista architettonico, barriere antisfondamento nelle aree pedonali, marciapiedi e piste ciclabili protetti.

Abbiamo rivissuto l’incubo a Modena degli accadimenti recenti di Lipsia, di Liverpool, di Londra, di Barcellona, di New York e di Berlino ma soprattutto, a molti, è tornata in mente la strage di Nizza, per la quale è stata ripensata e ridisegnata l’architettura urbana.

Ad oggi dobbiamo considerare l’idea di non essere più al sicuro e quindi approcciare la sicurezza come un fattore culturale, analizzando i fatti con metodo e consapevolezza, in modo da trovare le soluzioni migliori possibili al problema che stiamo affrontando, la rabbia e il panico non sono mai la risposta giusta, soprattutto nel campo investigativo.


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