Caso Abderrahim Fakir, analisi del FNC, fenomeno narrativo crescente. (dott. Riccardo Mambrini)
- dr. Mambrini Riccardo

- 2 giorni fa
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Nel noto caso della morte di Abderrahim Fakir abbiamo assistito a tanto violenti, quanto inaccettabili scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, una città messa a ferro e fuoco, più di 200.000€ stimati di danni e 64 agenti finiti in ospedale.
Non analizzeremo il caso dal punto di vista tecnico, ciò che si doveva conoscere al fine delle indagini è emerso dai video girati prima del decesso, utilissimo il video della bodycam di uno degli agenti che mostra chiaramente lo svolgimento dei fatti.
La domanda che ci dobbiamo porre, se vogliamo evitare che simili “manifestazioni” si ripetano nuovamente è: perché?
Perché tanta violenza?
Perché una mobilitazione su larga scala per un decesso di una persona?
Non abbiamo assistito a “manifestazioni” simili per la morte del capotreno Alessandro Ambrosio, sempre a Bologna a gennaio 2026, così come non abbiamo assistito ad una simile mobilitazione nel caso di Salim el Koudri a Modena, per il quale recentemente, purtroppo, si è registrata la prima vittima, Monica Esposito.
E allora perché a Bologna, per Fakir, sí e in altri casi no?
Una possibile spiegazione risiede in ciò che io chiamo FNC, Fenomeno Narrativo Crescente.
Tale fenomeno deriva dal fatto che l’essere umano si crea una propria narrazione del mondo e della vita, e vi si aggrappa con tutte le forze sostenendo questa narrazione, a volte sino all’estremo.
Nel caso di Fakir, la narrazione che ha portato ai violenti scontri è sostanzialmente questa:
La Polizia è violenta e brutale,
la Polizia è eccessivamente repressiva, arrivando a uccidere i sospettati,
la Polizia viene associata al fascismo,
la Polizia è espressione di uno stato repressivo e di un sistema corrotto,
di conseguenza la Polizia è un nemico e va combattuta con qualsiasi mezzo.
Ovviamente è una narrazione interpretativa, non uguale per tutti, che nasce dalla raccolta di informazioni riguardanti i manifestanti e la loro filosofia di pensiero, se pur non tutti possano condividere tutti i punti in toto, la maggioranza dei manifestanti violenti, si riconosce in questa narrazione.
Negli altri casi di decessi precedentemente menzionati, la narrazione della Polizia “brutale” non esiste, di conseguenza le persone non percepiscono che ci sia un nemico da combattere, non percepiscono un problema, le azioni degli autori dei reati, talvolta, possono essere addirittura giustificati e, chi manifesta, lo fa pacificamente, per solidarietà alle vittime e non per “combattere” lo stato o il sistema.
Analizzato brevemente ciò, possiamo chiederci, come mai le persone si creano una narrazione del mondo anche di fronte all’evidenza dei fatti?
Appare ovvio a chiunque si fermi un attimo ad analizzare la situazione che la Polizia non sia un nemico del cittadino, non uccida i sospettati e non è sicuramente associabile al fascismo; nonostante ciò, abbiamo assistito, assistiamo e purtroppo assisteremo, a “manifestazioni” di questo genere; fondamentalmente questo avviene perché l’essere umano si crea un pregiudizio, un’idea fissa, una narrazione, la quale si radica nella sua coscienza, nel suo credo, nel suo modo di essere, questo avviene perché l’uomo ha bisogno di dare un senso rapido alla realtà, egli necessita di sicurezza mentale, controllo sul mondo che lo circonda, per fare in modo di semplificare le informazioni che percepisce e proteggere così il proprio io; questo Fenomeno Narrativo Crescente, è più accentuato nei soggetti che hanno un basso livello culturale, una scarsa autostima, questi necessitano più di altri di una narrazione per gettare le basi dei loro pilastri psicologici, per sentirsi accettati da un gruppo, dalla società, dalle altre persone, di contro, l’FNC viene meno in tutti quei soggetti che hanno una coscienza dell’io più forte e che hanno una cultura più vasta; ovviamente questa non è una verità assoluta, ma vuole solamente essere un’analisi del comportamento umano.
I meccanismi che spiegano e supportano la teoria dell’FNC sono quelli accennati prima:
- Senso di appartenenza, c’è la necessità di sentirsi parte di un gruppo e si arriva a fare tutto ciò che è in nostro potere pur di essere accettati.
- Filtro mentale ripetitivo, si sceglie volontariamente di raccogliere informazioni simili o uguali, riguardanti un fatto, per rafforzare le nostre convinzioni e si esclude la logica e l’analisi del fatto stesso.
- Difesa personale, l’essere umano per quanto evoluto, è pur sempre un animale, ha la necessità di avere un nemico da combattere per rafforzare l’identità di gruppo e tende ad idealizzare il proprio gruppo come perfetto od infallibile.
Una volta assimilati questi concetti possiamo adottare delle misure per evitare che simili atti violenti contro le forze dell’ordine possano ripetersi.
Tali misure non sono di facile applicazione poiché richiedono che l’informazione di massa sia la più neutrale possibile, cosa che ad oggi non avviene o avviene raramente, i media sono influenzati ed influenzabili; i leader, in generale, che siano politici o di altra natura, dovrebbero essere anch’essi il più neutrali possibili, anche ciò è difficilmente applicabile oggigiorno; serve un cambiamento culturale che deve iniziare già nell’età dell’apprendimento, dove, le istituzioni, le scuole, i genitori, i mentori, favoriscano una cultura efficace a 360 gradi, dove la logica e l’analisi devono prevalere sul sentimento e sul risentimento personale e, soprattutto, dove non ci sia spazio per la propaganda.
Il processo è lungo, non è attuabile nell’immediatezza, ma è nostra responsabilità tutelare le generazioni future, impedendo il perpetuarsi degli errori passati.
Articolo a cura del Referente dott. Riccardo Mambrini




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