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Difendere la raccolta dati per un’analisi d’Intelligence: una delle nostre battaglie quotidiane, sempre più ardua, sempre per meno attori dell’attuale scenario. (dott.ssa Daniela Bellomi)


Tra i tanti punti di partenza – pensando e parlando di un’attività d’Intelligence – c’è sempre stato il concetto dell’imparare dagli errori. Insegnamento che abbiamo toccato con mano e che può cambiare radicalmente il metodo nella raccolta dei dati, tipica dell’attività d’Intelligence. La raison d’être dell’ Intelligence è la ricerca della conoscenza: senza pregiudizi, verificabile, che può e deve essere trasmessa al decisore politico. E cercare la vera conoscenza è una sfida ardua. Ma non solo. L’ostacolo maggiore è quello su cui ci invitò a riflettere Platone, in uno dei suoi dialoghi più famosi: quanto questa ricerca – della conoscenza – possa essere ingannevole. Platone scrisse, come leggiamo….

“ E se la prigione avesse un’eco dalla parete verso cui sono rivolti, ogni volta che uno dei portatori parlasse, credi penserebbero che a parlare sia qualcosa d’altro se non l’ombra che passa ?”

“Per Zeus, io no di certo” – disse – “Insomma questi prigionieri – dissi io – considererebbero la verità come nient’altro che le ombre degli oggetti artificiali”.

“E’ del tutto necessario” disse.

 

Il metodo scientifico si è fatto spazio nella ricerca della conoscenza diventando - poco a poco - un naturale metodo di svolgimento nel campo dell’Intelligence. Ma ottenere ed elaborare informazioni affidabili e veritiere si è continuato ad arenare – in alcune circostanze – e ad incontrare ostacoli. Alcune volte al punto da impedirne la riuscita. Ed è anche per questo che questa attività è davvero delicata e bisognosa di cura, precisione, consapevolezza, capacità umane ed applicazione di diverse discipline che devono essere conosciute e padroneggiate con lucidità e  doti non comuni. E’ indubbio che non tutti possano.

Il metodo scientifico, grande alleato dell’analista, con gli strumenti dell’epistemologia e dell’ermeneutica è uno strumento di cui non si può fare a meno anche se non impedisce certamente l’errore. L’errore peggiore sarebbe pensare il contrario perché vorrebbe dire non considerare la componente umana, che non solo ha un ruolo fondamentale e decisivo, ma può mettere in gioco la pre-composizione di schemi e modalità che il soggetto usa per leggere la realtà. E la mente del cercatore di informazioni non è molto diversa, anzi. Se il metodo scientifico è strumento fondamentale, la conoscenza viziata è fattore da non trascurare. Se non parliamo di fallimento dell’attività dobbiamo però ammettere che l’effetto sorpresa e la mentalità degli analisti d’ intelligence possono influenzare e portare ad una valutazione errata. A complicare il tutto partecipano spesso i pregiudizi cognitivi, i tentativi di ostruzione messi in atto da altri attori concorrenti che manovrano ed illudono: negazione ed inganno sono le azioni che minacciano maggiormente il controllo sulle informazioni, con il potenziale di manipolare e disorientare. Certamente riducono – in prima battuta – l’efficacia della raccolta e vanno a controllare le percezioni. Aggiungiamo disinformazione, occultamento ed inganno conoscitivo che rendono il terreno di lavoro ancora più complesso: una rappresentazione della realtà costruita ad hoc che mette a dura prova l’analista.

La capacità di raccogliere informazioni e scartare disinformazioni, di attuare le corrette previsioni e la corretta prevenzione si fondano sulla conoscenza della realtà. L’analista d’Intelligence già da parecchi anni combatte contro le interferenze nei conflitti asimmetrici e contro le informazioni volutamente distorte e manipolate. Semplicemente stiamo già combattendo la guerra del futuro ! Merita una citazione il fatto che gli attacchi informatici hanno rivelato il loro potenziale distruttivo a vari livelli, anche per un’analisi d’Intelligence. Ma anche nell’ambito informatico abbiamo riscontrato che meccanismi esterni o elementi umani fisiologici agevolano l’elaborazione di informazioni sbagliate e dannose. Una conoscenza infondata ha un potenziale di pericolosità altissimo che si può trasformare in disposizioni e decisioni non solo inutili ma anche dannose. L’avvento dell’IA – in un contesto già complesso e in guerra – non ha migliorato né l’analisi né il settore dell’ Intelligence. Paradossalmente le IA hanno “letto” più di qualsiasi analista d’ Intelligence ma non hanno mai scelto cosa approfondire e cosa tralasciare. Producono ma non c’è alcuna convinzione in esse. L’IA ha rovesciato i termini dell’equazione di una analisi d’Intelligence...e il problema lo si coglie non nella raccolta, non nell’elaborazione o in altri aspetti ma nel piccolo ma non insignificante particolare che il dialogo interattivo è diventato la disseminazione. Ma anche solo questo concetto è per pochi. Il buon analista si è già ridisegnato su una nuova calibrazione epistemica e su una nuova geopolitica: sono questi gli analisti che stanno anche combattendo la guerra del Futuro ! Tu dove sei ? La diversità di pensiero abita la casa dell’umiltà. E un’umiltà epistemica è un grande vantaggio, oggi. E’ una guerra che si combatte nella “propria casa”, convivendoci e co-abitandoci. E’ per pochi. I pochi che vinceranno.


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