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- Militare morto a causa dell’amianto, maxi risarcimento dal ministero della Difesa
Dal tribunale di Lecce circa 700mila euro di ristoro ai figli di un uomo che aveva operato in Arsenale. “La causa preponderante del decesso è un mesotelioma, in rapporto causale con l’esposizione alle fibre” La Spezia, 3 giugno 2026 – Per un anno e mezzo ha svolto il servizio di leva nella Marina Militare, alla Spezia, inquadrato come meccanico attrezzista all’interno delle officine dell’Arsenale militare della città. E in quel periodo ha cominciato a inalare quelle sostanze killer che, cinquanta anni dopo, hanno presentato il loro tragico conto, sotto forma di un mesotelioma pleurico diffuso che non ha lasciato scampo all’uomo, deceduto nel 2019. Risarcimento da 700mila euro L’ennesimo militare stroncato dall’amianto, quello ’certificato’ dal Tribunale di Lecce, che al termine di una lunga istruttoria ha condannato il ministero della Difesa a risarcire i famigliari il danno da perdita parentale, per un ammontare di poco inferiore ai 700mila euro. Le fibre di eternit, l’asbestosi L’uomo, originario della Puglia, con una lunga carriera nella Marina iniziata negli anni Sessanta e intervallata anche da impieghi civili nella stessa forza armata, avrebbe sviluppato l’asbestosi decenni dopo i primi impieghi all’interno della base navale spezzina, dove era entrato in contatto con le fibre di eternit. Una correlazione peraltro pienamente riconosciuta dal consulente tecnico nominato dal giudice del tribunale salentino, secondo il quale “la causa preponderante del decesso è stato un mesotelioma pleurico diffuso, inoperabile, in rapporto causale con l’esposizione all’amianto nei luoghi esposti in citazione”. Il giudice ha così accolto la tesi prospettata dall’avvocato, condannando il ministero della Difesa a rifondere ai tre figli un risarcimento di 230.749 euro ciascuno, per un totale complessivo di 692.247, oltre al pagamento delle spese legali e quelle per l’espletamento della consulenza tecnica d’ufficio disposta dal giudice del Tribunale di Lecce. Fonte: Militare morto a causa dell’amianto, maxi risarcimento dal ministero della Difesa
- Nuovi scontri nel Golfo, droni contro Kuwait e Bahrein. Bombe israeliane sul Libano, ieri 5 morti
Gli USA: "Tutti falliti gli attacchi iraniani di stanotte" "Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniano sostiene di aver colpito oggi il quartier generale della Quinta Flotta degli Stati Uniti in Bahrain e una base aerea statunitense nella regione con missili e droni. Tutti gli attacchi iraniani contro le forze americane sono falliti. Le forze statunitensi rimangono vigili e pronte a difendersi contro l'aggressione iraniana ingiustificata". Lo afferma il Centcom, definendo "falso" quanto dichiarato dai Pasdaran. Attacchi iraniani contro le basi USA in Kuwait e Bahrein È iniziata una nuova ondata di attacchi contro le basi statunitensi in Kuwait e Bahrein. Lo scrive su X la tv di Stato iraniana IRIB. La notizia è confermata anche da Al-Jazeera, che cita il ministero dell'Interno del Bahrein: "State calmi e dirigetevi in un punto sicuro", l'appello ai cittadini. In Kuwait le sirene, secondo i media internazionali, hanno suonato per una seconda volta. Missili e droni contro il Kuwait "Le difese aeree kuwaitiane hanno intercettato attacchi missilistici e droni nemici. Lo Stato Maggiore Generale dell'Esercito segnala che le esplosioni sono il risultato dell'intercettazione da parte dei sistemi di difesa aerea degli attacchi nemici. Si prega tutti di attenersi alle istruzioni di sicurezza e protezione emesse dalle autorita' competenti". Lo si legge nell'account ufficiale del Ministero della Difesa del Kuwait su X. Iran, esplosioni sull'isola di Qeshm L'agenzia di stampa iraniana Mehr, citando fonti locali e residenti, ha riferito che si sono udite delle esplosioni nella zona dell'isola di Qeshm. Gli USA sparano un missile contro una petroliera in acque internazionali Le forze statunitensi hanno sparato contro una petroliera scarica che stava tentando di dirigersi verso un porto iraniano sul Golfo Persico. "Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) - si legge in una nota - ha imposto misure di blocco contro la M/T Lexie, battente bandiera del Botswana, mentre transitava in acque internazionali diretta verso l'isola di Kharg. L'equipaggio della nave ha ignorato ripetuti avvertimenti, non rispettando le direttive delle forze statunitensi più volte nell'arco di 24 ore. Un aereo statunitense ha infine bloccato la nave sparando un missile Hellfire nella sala macchine, impedendo alla petroliera di raggiungere l'Iran". Il CENTCOM ha iniziato ad attuare il blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani il 13 aprile. Le forze statunitensi hanno bloccato sei navi commerciali e ne hanno deviate 122. Rubio: Gaza sia governata da un'entità non legata a Hamas Il Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, durante un'audizione alla Camera, afferma che la dichiarazione di Netanyahu, che vuole conquistare il 70% di Gaza, non fa parte del piano in 20 punti del Presidente statunitense Donald Trump per porre fine al conflitto tra Israele e Hamas. Il piano prevede la fine del dominio di Hamas e la ricostruzione del territorio. "Abbiamo un piano, ma non prevede questo", afferma Rubio. "E in fin dei conti, capiamo che cio' che vogliamo, e credo che cio' che anche gli israeliani vorrebbero, e' una Gaza governata da un'entita' non legata ad Hamas". Msc a Teheran conferma: nave colpita Sariska V è italiana La Mediterranean Shipping Company (MSC) ha confermato che la sua nave, Sariska V, e' stata colpita da due proiettili nel porto di Umm Qasr ieri. Il Servizio per le operazioni marittime del Regno Unito ha segnalato per primo l'attacco a sud-est di Umm Qasr, senza pero' specificare il nome della nave. In seguito, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno affermato di aver preso di mira la Sariska V, di proprietà degli Stati Uniti, dopo un attacco a una nave iraniana vicino all'Oman. MSC ha dichiarato che gli attacchi erano "completamente ingiustificati sulla base delle accuse mosse dalle Guardie Rivoluzionarie, poiché MSC è una compagnia di navigazione commerciale neutrale senza alcuna affiliazione con gli Stati Uniti o Israele". La società ha sede e domicilio in Svizzera ed è interamente di proprietà di cittadini italiani, ha aggiunto MSC. Rubio: Cina non ha fornito all'Iran nulla che abbia ostacolato le nostre operazioni "La Cina non ha fornito all'Iran alcuna assistenza che abbia in qualche modo ostacolato le nostre operazioni o la nostra capacità operativa". Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio nel corso di un'audizione alla Camera. "È evidente che c'è un rapporto pregresso, ma nel breve termine non abbiamo riscontrato alcun segnale che quanto fornito abbia in qualche modo alterato le dinamiche sul campo di battaglia", ha messo in evidenza Rubio. Trump: “False le notizie sullo stop dei colloqui con l'Iran, vanno avanti” Le notizie sull'interruzione dei colloqui pochi giorni fa fra Iran e Stati Uniti sono "false. Le conversazioni tra noi sono proseguite ininterrottamente, inclusi quattro giorni fa, tre giorni fa, due giorni fa, ieri e oggi". Lo afferma Donald Trump sul suo social Truth. "Dove porteranno, non si può mai sapere. Tuttavia, come ho detto all'Iran: 'è giunto il momento, in un modo o nell'altro, che facciate un accordo. È da 47 anni che vi comportate così, e non è più possibile permettere che la situazione prosegua oltre'". Rubio: non c'è nessuno programma Usa per armare civili in Iran e rovesciare governo "Non sono a conoscenza di alcun programma volto ad armare i civili in Iran per rovesciare il governo. Forse altri Paesi, ma certamente non il governo degli Stati Uniti". Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio nel corso di un'audizione in Senato, di fatto smentendo Donald Trump. Nelle scorse settimane il presidente americano aveva più volte affermato che gli Stati Uniti hanno tentato di far arrivare armi ai manifestanti anti-regime iraniani tramite i curdi che però le avrebbero "trattenute". Studenti palestinesi arrivati in Italia, saranno ospitati in atenei È arrivato nel tardo pomeriggio all'aeroporto di Fiumicino, con un volo di linea proveniente da Amman, il nuovo gruppo di studenti universitari palestinesi usciti dalla Striscia di Gaza nell'ambito dell'operazione dei "corridoi universitari", facilitata dalla Farnesina per consentire ai giovani di proseguire il proprio percorso accademico in Italia. Allo scalo romano i ragazzi sono stati accolti dai referenti delle università presso le quali saranno ospitati nell'ambito del programma "Iupals" (Italian Universities for Palestinian Students), promosso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane in collaborazione con il ministero degli Esteri e il ministero dell'Università e della Ricerca. All'arrivo, visibilmente commossi, alcuni hanno abbracciato familiari che non vedevano da anni e i rappresentanti delle università italiane giunti a Fiumicino per accoglierli. La Farnesina ha seguito l'uscita da Gaza degli studenti palestinesi attraverso il valico di Kerem Shalom. Dopo il rilascio dei visti e dei lasciapassare, il gruppo ha raggiunto il valico di Allenby, al confine con la Giordania, per poi proseguire verso Amman. Gli studenti hanno trascorso la notte presso l'Ospedale italiano di Amman. Gli studenti sono destinatari di percorsi di studio in Italia: 9 frequenteranno istituzioni Afam, mentre 8 proseguiranno il proprio percorso accademico presso Atenei italiani. L'iniziativa si inserisce nel quadro dell'azione promossa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani a sostegno degli studenti palestinesi e che ha già consentito l'arrivo in Italia di 229 studenti palestinesi dallo scorso autunno. Quella attuale è la seconda fuoriuscita di studenti da Gaza dopo mesi di sospensione dovuti al riacutizzarsi del conflitto in Medio Oriente. Hezbollah: “Non accetteremo un cessate il fuoco parziale” Hezbollah non accetterà un "cessate il fuoco parziale" con Israele. Lo ha dichiarato all'Afp un alto funzionario del gruppo filo-iraniano, Mahmoud Qomati, minacciando ritorsioni in caso di attacco israeliano a Beirut e ai suoi sobborghi. "Non accetteremo alcun accordo di cessate il fuoco parziale. Il nemico sionista deve sapere che qualsiasi aggressione contro i sobborghi potrebbe portare a una risposta più forte" da parte di Hezbollah, ha affermato. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha in precedenza dichiarato che gli Stati Uniti hanno approvato il principio secondo cui Israele colpirà i sobborghi meridionali di Beirut, roccaforte di Hezbollah, se il gruppo prenderà di mira il territorio dello Stato ebraico. Confermata condanna a 10 anni per spionaggio contro coppia britannica in Iran Appello respinto dalla giustizia iraniana e condanna a 10 anni confermata per una coppia di coniugi britannici, Lindsay e Craig Foreman, arrestati nel gennaio 2025 e accusati di spionaggio nella Repubblica Islamica dopo essere sconfinati nell'ambito di un tour asiatico in motocicletta. Lo riferisce la Bbc citando i referenti britannici del loro team legale, secondo i quali i Foreman - che negano con forza l'accusa e si dicono ostaggi di una macchinazione a sfondo politico - restano al momento reclusi nel carcere di Evin, alla periferia di Teheran, e sono ora impegnati in uno sciopero della fame di protesta. La coppia, secondo il figlio di lei, Joe Bennett, non ha potuto nemmeno assistere al processo di appello, frutto di un ricorso contro la pesante sentenza di condanna di primo grado inflitta a febbraio. "Si tratta di una grave violazione dei diritti umani che costringe due cittadini britannici, in mancanza di altre opzioni, a ricorrere alla protesta dello sciopero della fame", ha detto ancora Bennett. Sulla stessa linea l'avvocato Haydee Dijkstal, stando al quale "Lindsay e Craig sono solo due civili innocenti, detenuti arbitrariamente". Famiglia e legali sollecitano a questo punto un'azione più decisa da parte del governo britannico e del Foreign Office, che ha più volte assicurato di essere impegnato per cercare di risolvere il caso e ha ripetutamente difeso l'innocenza dei due. Ma che è stato accusato dagli stessi Foreman, in un drammatico messaggio fatto trapelare sui media a marzo, mentre sull'Iran e sul carcere di Evin piovevano le bombe di Usa e Israele, d'averli sostanzialmente "abbandonati". Libano, Msf: danni all'ospedale Jabal Amel, corpi ancora sotto macerie Medici Senza Frontiere (MSF) condanna l'attacco aereo sferrato dall'esercito israeliano la sera del primo giugno nelle vicinanze dell'ospedale Jabal Amel, supportato da MSF, a Sour/Tiro. Secondo il ministero della salute, l'attacco ha causato finora 4 morti e 127 feriti, tra cui 39 membri del personale ospedaliero. Tra i feriti, 4 versano in condizioni critiche e sono ancora ricoverati in terapia intensiva. Intanto, si sta ancora procedendo al recupero dei corpi sotto le macerie e il numero totale di morti e feriti potrebbe ancora aumentare. L'attacco - riferisce una nota di MSF - ha causato gravi danni allo stesso ospedale Jabal Amel, compresi il reparto di degenza, di radiologia e l'unità di terapia intensiva. Una parete di una sala operatoria è stata gravemente danneggiata, lasciando un grande buco, e l'équipe medica ha dovuto trasferire d'urgenza metà dei pazienti rimasti in terapia intensiva in un altro reparto per garantirne la sicurezza. Il giorno precedente, anche il vicino ospedale Hiram - un'altra struttura supportata da MSF - era stato colpito da un attacco aereo israeliano e, secondo il ministero della salute libanese, 13 operatori sanitari erano rimasti feriti. Questi attacchi si inseriscono in un contesto di forte escalation della violenza negli ultimi giorni, con la periferia sud di Beirut nuovamente sottoposta lunedì a ordini di evacuazione da parte di Israele, a seguito di un ordine di evacuazione generale emesso domenica per una vasta area a sud fino al fiume Zahrani. "Questi ripetuti attacchi riflettono una grave incapacità di proteggere la missione medica e sottolineano l'urgente necessità di salvaguardare i civili, il personale medico, le strutture sanitarie e l'accesso continuo alle cure salvavita" dichiara Omar Ebeid, coordinatore di progetto di MSF nel Libano meridionale. Rubio: Mojtaba Khamenei vivo e "sempre più attivo" Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato di ritenere che la nuova guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Mojtaba Khamenei, sia viva e "sempre più attiva". "Penso che ci siano indicazioni che dimostrino che, a un certo livello, sia sempre più attivo", ha dichiarato Rubio alla Commissione Affari Esteri del Senato. Khamenei non è più apparso in pubblico da quando ha riportato gravi ferite durante un attacco che ha ucciso suo padre e diversi alti vertici militari del Paese all'inizio della guerra, alimentando speculazioni sulla sua salute e sul suo ruolo nella struttura di comando iraniana. La CNN ha riferito che, secondo le valutazioni dei servizi segreti statunitensi, Khamenei sta svolgendo un ruolo cruciale nella definizione della strategia bellica insieme ad alti funzionari iraniani. Rubio: siamo ancora in trattative con Teheran Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che Washington è ancora in contatto con l'Iran. "Ora siamo in trattative, e dico trattative perché i colloqui con l'Iran non sono come i colloqui con la Svizzera. Capito? Sono molto diversi", ha detto in audizione al Congresso, "richiedono l'uso di intermediari, purtroppo. Ma questa prospettiva si prospetta. Potrebbe accadere oggi, potrebbe accadere domani, potrebbe accadere la prossima settimana". Lo riporta Iran International. Rubio: Teheran dispone ancora di molti droni Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha affermato che gli iraniani "dispongono ancora di molti droni", aggiungendo però che il basso costo di questa tecnologia rende difficile contrastare tale minaccia. "Si tratta di un problema diffuso in tutto il mondo. Dobbiamo trovare una soluzione dal punto di vista economico, ma ciononostante anche la capacità [dell'Iran] di costruire droni è stata indebolita", ha dichiarato Rubio ai membri della Commissione Affari Esteri del Senato. Il segretario di Stato americano ha approfittato dell'apparizione pubblica per vantare l'indebolimento delle difese militari iraniane da parte dell'esercito statunitense durante la guerra che il presidente Donald Trump ha lanciato contro l'Iran alla fine di febbraio. Quello che Rubio ha definito lo "scudo convenzionale" dell'Iran - l'uso di missili e droni per proteggere il suo programma nucleare - è stato "sostanzialmente eroso", ha affermato. Ciò che resta della marina iraniana è un "gruppo di Boston Whaler con mitragliatrici a bordo", ha detto Rubio. Il blocco statunitense dei porti iraniani, ha aggiunto, sta costando all'Iran "centinaia di milioni" di dollari in mancati introiti ogni giorno. Rubio: l'allentamento delle sanzioni all'Iran non è legato alla riapertura di Hormuz Il blocco americano è solo contro le navi iraniane e non ci sarebbe se l'Iran avesse aperto lo Stretto di Hormuz come aveva promesso: "devono riaprire lo Stretto. Devono annunciare che non spareranno contro le navi, che non imporranno un pedaggio". Lo ha detto il segretario di Stato Marco Rubio in audizione al Senato, sottolineando che non è stato discusso e non è stato negoziato alcun aiuto all'Iran, sotto forza di allentamento della sanzioni, in cambio della riapertura dello Stretto. "Ogni allentamento delle sanzioni" all'Iran "è subordinato a condizioni, e questo significa che deve avvenire in risposta alla ragione stessa per cui le sanzioni sono state imposte, vale a dire il programma nucleare", ha spiegato Rubio mettendo l'accento sul fatto che contro l'Iran ci sono vari tipi di sanzioni, fra le quali quelle internazionali e del Congresso, che il governo americano non può rimuovere. "L'Iran è oggetto di sanzioni poiché ha arricchito l'uranio, perché ha altamente arricchito l'uranio e per il suo programma nucleare. Qualora acconsentisse a rinunciare a tali attività, verrebbe concessa una revoca delle sanzioni correlata al suo impegno e al rispetto degli accordi", ha messo in evidenza Rubio. Madrid: “L'escalation della violenza nel sud del Libano non ha giustificazione” "L'escalation di violenza nel sud del Libano non ha giustificazione. Viola la sovranità e l'integrità territoriale del paese, ostacola i colloqui diretti in corso, aggrava la crisi umanitaria ed erode gli sforzi internazionali per consolidare il cessate il fuoco". Lo ha scritto il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, in un messaggio su X. "Esigiamo alle parti il pieno rispetto del cessate il fuoco del 16 aprile", aggiunge Albares in un post successivo, in cui segnala che "la Spagna sostiene le iniziative internazionali per la de-escalation e il governo libanese nei suoi sforzi per restaurare il monopolio statale dell'uso della forza in tutto il paese". Israele: Usa appoggiano attacchi di rappresaglia a Beirut Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato oggi che gli Stati Uniti appoggiano la decisione del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) di colpire il quartiere di Dahiyeh a Beirut qualora gli attacchi del gruppo militante Hezbollah, sostenuto dall'Iran, contro il nord di Israele dovessero persistere. "Gli americani hanno appoggiato questo principio e ne hanno informato il governo libanese e tutte le parti interessate: le comunità israeliane saranno affiancate da comunità analoghe a Beirut", ha affermato Katz, precisando: "Su richiesta degli Stati Uniti, fino a ieri le Forze di Difesa Israeliane si sono astenute dall'effettuare importanti attacchi a Beirut... a causa degli sforzi statunitensi per raggiungere un accordo con l'Iran". Media: comunicazioni Teheran-Usa interrotte da giorni per escalation in Libano, sale il bilancio delle vittime La notizia è trapelata solo ieri, ma le comunicazioni tra Iran e Stati Uniti su un possibile memorandum d'intesa si erano interrotte già diversi giorni fa. A riferirlo è stata l'agenzia Fars. Secondo il media iraniano, i canali di comunicazione si sono chiusi quando Israele ha minacciato di bombardare Beirut. Il bilancio degli attacchi israeliani contro il Libano dal 2 marzo è salito a 3.468 morti e 10.577 feriti. Lo indica un aggiornamento pubblicato dal Centro per le operazioni di emergenza sanitaria del ministero della Salute libanese e ripreso dall'Nna. Nuovo capo Mossad: "Il lavoro contro il regime iraniano non è finito" ''La svolta strategica che abbiamo inflitto all'asse iraniano e al suo piano per distruggere Israele ha cambiato gli equilibri di potere nell'intera regione. L'asse sciita, che mirava a distruggere il nostro Paese, è stato duramente sconfitto. Ma il lavoro non è finito. Il cuore del Mossad è impegnato in attività sotto copertura sull'obiettivo. Ci opporremo con tutte le nostre forze, continueremo a perfezionare e sviluppare capacità e metodi per sorprendere e essere decisivi''. Lo ha detto Roman Gofman, il nuovo capo del Mossad, nel suo discorso di insediamento, come riferito in una nota ufficiale. I media israeliani riportano che ieri, nel discorso alla cerimonia per il suo congedo, David Barnea, il capo del Mossad uscente, ha affermato che Israele si trova ''nel mezzo di una campagna storica. Credo tuttora che cambiare la realtà in Iran attraverso il cambio di regime sia un obiettivo possibile e realizzabile, che richiede determinazione, pazienza e perseveranza. Questa missione deve rimanere in cima alle nostre priorità''. Egitto, nuovo convoglio umanitario verso Gaza con oltre 3.200 tonnellate di aiuti La Mezzaluna Rossa Egiziana ha lanciato oggi un nuovo convoglio umanitario diretto verso la Striscia di Gaza, con un carico superiore a 3.237 tonnellate di aiuti destinati alla popolazione palestinese, nell'ambito del proprio ruolo di coordinamento nazionale delle operazioni di assistenza. Secondo un comunicato della Mezzaluna Rossa Egiziana, il convoglio comprende generi alimentari, tra cui carne per le donazioni e pacchi alimentari, oltre a farina, forniture mediche, materiali di soccorso e carburante destinato al funzionamento di ospedali e infrastrutture essenziali nella Striscia. Sono stati inoltre inviati indumenti e tende a sostegno delle famiglie sfollate. L'organizzazione ha ribadito la propria presenza operativa al confine sin dall'inizio della crisi, sottolineando che il valico di Rafah non è mai stato chiuso dal lato egiziano. Al via a Washington il nuovo round di colloqui fra Israele e Libano, è il quarto E' iniziato a Washington il nuovo round di colloqui tra Israele e Libano. I colloqui seguono le tensioni degli ultimi giorni e l'intervento di Donald Trump per fermare l'escalation israeliana in Libano. Gli ambasciatori di Israele e del Libano sono stati ricevuti al Dipartimento di Stato per una nuova sessione di colloqui diretti, mentre Israele e Hezbollah si sono scambiati colpi dopo che Donald Trump ha affermato di aver ricevuto l'impegno a un allentamento delle tensioni da entrambe le parti. Dopo quello del 14 aprile scorso questo è il 4° incontro tra i rappresentanti dei due Paesi, che non intrattengono relazioni diplomatiche dal 1993. Si svolge presso il Dipartimento di Stato e dovrebbe durare due giorni. Partecipano il rappresentante israeliano Yechiel Leiter e la rappresentante libanese Nada Hamadeh Moawad, oltre a Daniel Holler, un alto consigliere del segretario di stato americano Marco Rubio, che però non partecipa direttamente alla sessione. Questi colloqui, cui Hezbollah non partecipa, sono serviti a concordare e prorogare un cessate il fuoco in vigore da aprile, che tuttavia è stato ripetutamente violato da Israele e della milizia sciita. L'incontro ha preso il via poche ore dopo che Trump aveva annunciato un accordo tra Hezbollah e Israele in base al quale il gruppo sciita avrebbe cessato di lanciare razzi contro il territorio israeliano e Israele avrebbe interrotto il dispiegamento di truppe nella periferia di Beirut. Intesa prontamente smentita dagli scontri ripresi questa mattina. Ieri Trump ha avuto una tesa telefonata con Benjamin Netanyahu, dopo che il primo ministro israeliano aveva ordinato attacchi alla periferia della capitale libanese. Media Israele: telefonata tesa ma no insulti Trump a Netanyahu Un membro dello staff del primo ministro Benjamin Netanyahu ha ammesso a Canale 12 che il premier ha avuto una telefonata "tesa" con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ieri sera in merito all'attacco pianificato da Israele contro obiettivi di Hezbollah a Beirut, ma ha smentito che Trump avrebbe insultato Netanyahu e lo avrebbe aggredito personalmente durante la conversazione. Alleato Trump, accordo con Iran includa sanzioni se aiuta in futuro i suoi proxy "Qualsiasi accordo con l'Iran deve stabilire chiaramente che, qualora Teheran sostenesse in futuro organizzazioni terroristiche come Hezbollah, questo comporterebbe sanzioni e altre misure punitive". Lo afferma Lindsey Graham, il senatore repubblicano alleato di Donald Trump. "Iran non è mai stato così debole dal 1979. Le sue capacità di attacchi stile 7 ottobre non sono legate al suo programma nucleare ma al desiderio di distruggere le regione e Israele tramite i suoi proxy", ha aggiunto Graham. Pasdaran: "24 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz" Le Guardie della rivoluzione islamica iraniana hanno dichiarato che 24 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime 24 ore dopo avere ottenuto il loro permesso. "Nelle ultime 24 ore, dopo aver ottenuto l'autorizzazione e con il coordinamento e la sicurezza garantiti dalla Marina delle Guardie Rivoluzionarie, 24 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz", si legge in un comunicato dei pasdaran riportato dall'agenzia Fars. Tajani: "La pace? Sono gli Usa che devono fermare Israele" "Il governo italiano non può risolvere la pace del mondo, del resto non ci riescono gli Stati Uniti e la Cina. Il governo italiano non è la panacea dell'universo. Soprattutto sono gli Stati Uniti che devono fermare Israele. Noi stiamo facendo la nostra parte". Cosi il ministro degli Esteri Antonio Tajani al termine della parata ai Fori Imperiali, in merito agli sforzi diplomatici per una pace in Medio Oriente. Bozza summit Ue: "Lavorare su sanzioni a ministri estremisti Israele" "Il Consiglio europeo condanna i maltrattamenti inflitti ai detenuti a seguito dell'intercettazione della flotta Global Sumud in acque internazionali. Invita il Consiglio a portare avanti i lavori relativi alle misure restrittive nei confronti dei ministri estremisti che incitano e promuovono tali violazioni dei diritti umani". E' quanto si legge nel punto 22 del capitolo Medio Oriente nella prima bozza delle conclusioni del summit Ue del 18 e 19 giugno. La bozza sarà oggetto dei negoziati dei Rappresentanti Permanenti dei 27 nei prossimi giorni ed è quindi suscettibile di cambiamenti. Nave Msc (mercantile) colpita dai pasdaran in un porto iracheno Una nave della flotta Msc, la Sariska V, è stata colpita dal fuoco iraniano nel porto iracheno di Um-Qasr. A renderlo noto è l'agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della rivoluzione, che ha diffuso le immagini del lancio di un missile contro la nave che i Pasdaran attribuiscono al "nemico sionista-americano" rivendicando l'attacco come risposta alle azioni statunitensi contro la nave Lion Star. Msc ha confermato che la Sariska V è stata colpita da due proiettili: il primo mentre il pilota era a bordo durante la partenza della nave dal porto; il secondo poco dopo sull'area destinata all'equipaggio."Tutti i membri dell'equipaggio sono al sicuro, illesi e hanno agito con eccezionale professionalità durante tutto l'incidente per mettere in sicurezza la nave e il suo carico" ha reso noto la compagnia di navigazione. "Questa azione di ritorsione è del tutto ingiustificata sulla base delle accuse formulate dai pasdaran" aggiunge il comunicato "poiche' Msc è un vettore commerciale neutrale e non ha alcuna affiliazione con gli Stati Uniti o Israele". Fondata dal cittadino italiano Capitano Gianluigi Aponte, l'azienda ha sede legale e operativa in Svizzera ed è interamente di proprieta' dei suoi figli, Diego e Alexa Aponte, entrambi cittadini italiani e privi di altre cittadinanze. Msc "esprime profonda preoccupazione per questi attacchi non provocati e per il rischio che essi comportano per i propri marittimi innocenti e per il commercio marittimo essenziale nella regione". Il Bahrein vieta ai propri cittadini di recarsi in Iran e Iraq, citando problemi di sicurezza regionale Il Bahrein ha vietato ai propri cittadini di recarsi in Iran e Iraq fino a nuovo avviso, citando problemi di sicurezza regionale, ha dichiarato martedì il Ministero dell'Interno. L'Iran e i suoi alleati sciiti in Iraq hanno lanciato attacchi contro i paesi del Golfo, incluso il Bahrein, dall'inizio del conflitto tra Stati Uniti e Israele con l'Iran. Il Bahrein ha una popolazione a maggioranza musulmana sciita, ma è governato da una famiglia sunnita. Libano, esercito Israele invita a evacuare città di Nabatiyé, altri 6 morti in un nuovo raid israeliano vicino Sidone L'esercito israeliano ha invitato la popolazione libanese a evacuare la città di Nabatiyé in vista di attacchi previsti contro il movimento filo-iraniano Hezbollah, malgrado la tregua attualmente in vigore. Visto che "Hezbollah ha violato l'accordo di cessate il fuoco, l'esercito israeliano è costretto a intervenire", ha affermato Avichay Adraee, portavoce militare di lingua araba, invitando gli abitanti di questa località del Libano meridionale a lasciare le proprie abitazioni. Gli attacchi israeliani nel sud del Libano sono quasi quotidiani malgrado la tregua teoricamente in vigore dal 17 aprile; l'esercito israeliano accusa infatti il 'Partito di Dio' di violare il cessate il fuoco. Intanto la Difesa civile di Beirut ha annunciato di aver recuperato i corpi di sei persone dalle macerie di una casa colpita ieri sera in un attacco israeliano in un villaggio del sud. In un comunicato, la Difesa civile ha precisato che i soccorritori sono riusciti a "estrarre dalle macerie sei corpi, oltre a tre feriti", nel villaggio di Marwaniyé, vicino a Sidone. Iran, 'il Consiglio di Sicurezza dell'Onu punisca Israele per il Libano' L'Iran ha auspicato che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotti "decisioni punitive e vincolanti" contro Israele a causa delle azioni militari dello Stato ebraico in Libano, Siria e nei territori palestinesi. "Il Consiglio di Sicurezza deve andare oltre appelli generici e l'espressione di preoccupazione e adottare decisioni punitive e vincolanti contro il regime sionista. Il diritto internazionale non si difende con condanne superficiali e inefficaci", ha affermato in un messaggio su X il vice ministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi. "L'affermazione del presidente statunitense sull'aver dissuaso (il premier israeliano Benjamin) Netanyahu dal lanciare un attacco su larga scala contro Beirut è, più che un segno della volontà di pace di Washington, una conferma del ruolo diretto dell'America nella gestione delle aggressioni del regime sionista", ha aggiunto Gharibabadi. Pasdaran: "Nostre capacità militari aumentate, preparati a ogni scenario" Le capacità militari e operative dell'Iran sono aumentate durante il periodo di cessate il fuoco: lo afferma il generale Sarder Mohebi, portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche: "Oggi le nostre forze armate si trovano in condizioni migliori rispetto al passato", ha dichiarato all'emittente statale Irib, secondo quanto riporta al Jazeera. "Se il nemico dovesse tornare sul campo di battaglia, il tipo di operazione, la geografia dello scontro e persino il tipo di armi utilizzate sarebbero diversi, e il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche è pienamente preparato per tutti i possibili scenari", ha affermato. Netanyahu: "Fondamenta regine incrinate, è destinato a cadere" "Il prezzo che l'Iran ha già pagato è molto pesante. Le fondamenta di questo regime del terrore in Iran si sono incrinate. Non tornerà mai più a essere ciò che era, e vi dico, è destinato a cadere". Lo scrive su X il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Israele, sirene al confine nord per lancio droni dal Libano Le sirene sono scattate in diverse aree nel nord d'Israele a causa di lancio di droni dal Libano. L'Idf comunica che non sono stati riportati danni né feriti. Netanyahu: "Il regime iraniano non tornerà più quello di prima e alla fine crollerà" ''Chiunque sia impegnato inattività contro Israele sappia che i suoi piani falliranno e il prezzo che pagherà sarà altissimo. L'Iran ha già pagato un prezzo molto alto. Le fondamenta del regime del terrore in Iran sono crollate. Non tornerà più quello di prima e, ve lo dico, alla fine crollerà''. Lo ha detto il premier Benjamin Netanyahu durante la cerimonia di commiato per il capo del Mossad David(Dedi) Barnea ieri sera, come riferisce l'ufficio del premier in una nota. Iran: "Inevitabile una ripresa della guerra contro gli Usa" Una ripresa della guerra contro gli Stati Uniti è "inevitabile", ha affermato oggi un alto ufficiale militare iraniano, mentre i colloqui tra Teheran e Washington per porre fine in modo duraturo alle ostilità in Medio Oriente sembrano essere in fase di stallo. "Gli Stati Uniti esigono la nostra totale capitolazione e la nazione iraniana non si arrenderà mai", ha dichiarato Mohammad JafarAssadi, vice comandante del comando interforze Khatam al-Anbiya."Senza capitolazione, la guerra è inevitabile. Quindi aspettiamo e la guerra non ci spaventa", ha aggiunto Assadi, secondo quantor iportato dalla televisione di Stato (Irib). Bozza vertice Ue, studiare sanzioni ministri estremisti Il dibattito sulla proposta italiana di sanzionare il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben Gvir, entra nelle conclusioni del Consiglio europeo che si terra' il 18-19 giugno. "Il Consiglio europeo condanna il maltrattamento dei detenuti in seguito all'intercettazione della Global Sumud Flotilla in acque internazionali", si legge in una bozza delle conclusioni, di cui l'AGI ha preso visione. I leader Ue invitano inoltre il Consiglio Ue "a portare avanti i lavori su misure restrittive contro ministri estremisti che incitano e promuovono tali violazioni dei diritti umani", si aggiunge Idf: "Eliminati 5 miliziani di diverse organizzazioni terroristiche a Gaza" L'Idf comunica di aver eliminato nella Striscia di Gaza cinque miliziani che negli ultimi giorni stavano promuovendo piani di attacco contro le forze israeliane. Media, fonte: "Sfiducia negli Usa, Teheran non ha ancora risposto a proposta accordo" L'Iran non ha ancora risposto alla proposta di accordo finale con gli Stati Uniti, volta a porre fine al conflitto tra i due Paesi, e le discussioni sul testo definitivo sono ancora in corso a Teheran, secondo quanto riferito a Mehr News da una fonte vicina al team negoziale iraniano. La fonte ha dichiarato che l'Iran sta esaminando la proposta con cautela a causa di quella che considera una storia di inadempienze da parte degli Stati Uniti e di una radicata sfiducia nei loro confronti. "Sulla base delle esperienze precedenti, l'Iran è alla ricerca di benefici tangibili e concreti", ha affermato la fonte. Libano: media, droni Israele uccidono un uomo e suoi due figli Un uomo, di professione dentista, e i suoi due figli sono stati uccisi in un attacco di droni israeliani contro la loro auto mentre viaggiavano nel Sud del Libano, sulla strada Nabatieh-Khardali, secondo quanto riportato dall'Agenzia nazionale di stampa (Nna). L'auto sarebbe stata presa di mira mentre stavano tornando a casa da Sidone, scrive Al Jazeera. Parigi a Israele: "Occupazione prolungata del Libano ingiustificata" "Nulla può giustificare" la continuazione delle operazioni militari e una prolungata occupazione israeliana del Libano, ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, mentre Israele e Hezbollah hanno continuato le ostilita' durante la notte, nonostante l'annuncio di un accordo di tregua da parte di Donald Trump. "E' fuori discussione che il Libano debba essere in qualche modo il capro espiatorio di un accordo che fatica a essere finalizzato tra Iran e Stati Uniti", ha ulteriormente sottolineato Jean-Noel Barrot su France TV, aggiungendo di aver parlato con il suo omologo americano, Marco Rubio, ieri sera. Axios, Trump contro Netanyahu 'sei pazzo, senza di me saresti in prigione' Durante una telefonata piena di insulti, il presidente americano Donald Trump si sarebbe scagliato contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per l'escalation israeliana in Libano. Lo riporta Axios, citando due funzionari statunitensi e una terza fonte a conoscenza della conversazione. Ieri, l'Iran ha minacciato di abbandonare i negoziati con gli Stati Uniti a causa delle azioni di Israele in Libano. E, come riporta Axios, durante la telefonata, Trump ha definito Netanyahu "pazzo" e lo ha accusato di ingratitudine. Il sito, cita un funzionario statunitense che riassume il messaggio di Trump a Netanyahu: "Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il c***. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo". Media Libano, 'attacchi Idf vicino Tiro, due feriti' All'alba, aerei nemici hanno lanciato un attacco contro la città di Mansouri, nel distretto di Tiro, in concomitanza con un bombardamento di artiglieria". E' quanto scrive l'agenzia libanese Nna. "Più tardi un secondo raid aereo ha colpito un'abitazione ad Al-Housh, Tiro, distruggendola e danneggiando diverse altre case. Due persone sono rimaste ferite e sono state estratte dalle macerie da squadre di ricognizione del gruppo 'Al-Risala' e trasportate all'Ospedale Libanese-Italiano" Trump: "Anche se l'Iran capitolasse, i media scriverebbero che ha vinto" Anche se l'Iran fosse sconfitto in modo evidente, la stampa ostile la presenterebbe comunque come una vittoria: è quanto sostiene il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in un post su Truth. "Se l'Iran si arrende, ammette che la sua Marina è andata perduta e giace sul fondo del mare, e che la sua Aeronautica non è più con noi - scrive il tycoon - e se tutto il suo Esercito esce da Teheran, armi a terra e mani alzate, ognuno gridando 'Mi arrendo, mi arrendo' mentre sventola selvaggiamente la bandiera bianca, e se tutta la sua restante leadership firma tutti i necessari 'Documenti di Resa', e ammette la sua sconfitta difronte alla grande potenza e forza dei magnifici Stati Uniti d'America, il fallimentare New York Times, il China StreetJournal (Wsj!), la corrotta e ormai irrilevante Cnn, e tutti gli altri membri dei media delle fake news, titoleranno che l'Iran ha ottenuto una vittoria magistrale e brillante sugli Stati Uniti d'America, ma non c'è stata storia. I Dumacrat e i media hanno perso completamente la testa. Sono impazziti del tutto". Wsj: "Usa in pressing sull'Oman, tagli rapporti con l'Iran" Gli Stati Uniti sono in pressing sull'Oman affinché tagli i suoi rapporti diplomatici con l'Iran. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti. Washington ha chiesto allo stato di prendere una posizione netta dopo che l'intelligence ha concluso che Muscat stava valutando seriamente di allearsi con Teheran per imporre un pedaggio nello Stretto di Hormuz. Hezbollah rivendica gli ultimi attacchi contro l'Idf in Libano Hezbollah ha rivendicato la responsabilità di un attacco contro un obiettivo israeliano avvenuti stamattina presto nel Libano meridionale, così come di altri attacchi avvenuti ieri sera, dopo che Donald Trump aveva promesso la cessazione delle ostilità tra le due parti. L'agenzia di stampa ufficiale libanese Ani ha inoltre riferito nella notte che gli attacchi israeliani avevano preso di mira i villaggi di Marwaniyeh, Sidiqine, Yater e Mansouri, nel sud del Paese, e che una "fortissima esplosione" era stata udita a Debbine. Idf: 'Intercettati due proiettili provenienti dal Libano' L'esercito israeliano ha annunciato l'intercettazione, nelle prime ore di stamattina, di due proiettili provenienti dal Libano, dopo che Donald Trump aveva assicurato che il movimento filo-iraniano Hezbollah e Israele avrebbero cessato gli scontri. "A seguito delle sirene suonate all'1:35 del mattino (00:35 ora italiana, ndr) in diverse aree del nord di Israele, l'aeronautica israeliana ha intercettato due proiettili entrati in territorio israeliano dal Libano", ha scritto l'esercito su Telegram. Trump: l'accordo con Iran potrebbe essere la prossima settimana L'accordo con l'Iran per l'estensione della tregua e la riapertura dello Stretto di Hormuz potrebbe avvenire nel corso della "prossima settimana". Lo ha detto Donald Trump in un'intervista ad Abc sottolineando che un accordo di pace potrebbe essere migliore di una vittoria militare. "Sembra mettersi bene", ha aggiunto. Il Libano annuncia un cessate il fuoco parziale tra Israele e Hezbollah, ma gli attacchi continuano Il Libano ha annunciato un cessate il fuoco parziale tra Hezbollah e Israele, in quello che rappresenterebbe un parziale allentamento di un conflitto che ha causato migliaia di vittime e alimentato la più ampia guerra con l'Iran. Secondo l'ambasciata libanese a Washington, l'accordo, che non porrebbe fine al conflitto in quel Paese, prevede che Israele si astenga dal compiere attacchi su Beirut e sui suoi sobborghi controllati da Hezbollah, mentre il gruppo filo-iraniano interromperebbe i propri attacchi contro Israele. Le ostilità nel sud del Libano sono proseguite questa sera. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che per primo ha annunciato l'accordo, ha affermato che Hezbollah, tramite intermediari, si è impegnato a non attaccare Israele. Nessun presidente degli Stati Uniti ha mai parlato con Hezbollah, con o senza intermediari. Il gruppo è designato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti. Trump ha anche affermato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha acconsentito a ritirare tutte le truppe che si preparavano ad attaccare il Libano. Dopo l'annuncio di Trump, Netanyahu ha dichiarato che Israele avrebbe continuato le operazioni militari nel sud del Libano, dove le forze di terra stanno avanzando verso il fiume Zaharani, la loro incursione più profonda in territorio libanese degli ultimi 25 anni. Il parlamentare di Hezbollah Hassan Fadlallah ha dichiarato che la milizia sosterrà un cessate il fuoco totale in tutto il Libano come preludio al ritiro delle truppe israeliane. Non ha specificato se il gruppo interromperà i suoi attacchi sul territorio israeliano. Il Libano ha dichiarato che cercherà di estendere il cessate il fuoco nel prossimo round di colloqui con Israele a Washington. L'Iran rivendica l'attacco al mercantile nel Golfo persico Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche ha affermato che la sua marina ha colpito il mercantile Msc Sariska V con un missile da crociera "in rappresaglia per un attacco militare statunitense contro la nave mercantile Lian Star, battente bandiera gambiana e diretta in Iran, nel Mar d'Oman", definendo la nave come appartenente al "nemico americano-israeliano". Lo riporta Iran International. L'esplosione è avvenuta a circa 40 miglia nautiche a sud-est di Umm Qasr, in Iraq. Libano, Onu Consiglio di Sicurezza : "Serviranno ancora caschi blu dopo partenza Unifil" Mantenere una presenza militare delle Nazioni Unite in Libano dopo la partenza dell'attuale forza di pace (Unifil) alla fine del 2026 sarà "necessario", ha affermato il Segretario generale dell'ONU in un rapporto presentato al Consiglio di sicurezza. In questo rapporto, richiesto dal Consiglio, Antonio Guterres propone tre opzioni che vanno da circa 2.000 a oltre 5.500 militari in uniforme, principalmente per monitorare il cessate il fuoco e supportare le forze armate libanesi. L'Unifil, il cui mandato scade alla fine di dicembre in base a una risoluzione del Consiglio di sicurezza adottata nell'agosto 2025 sotto la pressione degli Stati Uniti, conta attualmente circa 7.500 caschi blu. Libano: ambasciata Usa a Beirut conferma ok di Hezbollah alla proposta americana L'ambasciata statunitense in Libano ha dichiarato che Hezbollah ha accettato una proposta degli Stati Uniti per una "cessazione reciproca degli attacchi" con Israele, che in precedenza aveva minacciato di colpire i sobborghi meridionali di Beirut alla vigilia dei negoziati israelo-libanesi. "Le autorita' libanesi hanno ricevuto conferma che Hezbollah ha accettato la proposta statunitense che prevede una cessazione reciproca degli attacchi", si legge in una dichiarazione dell'ambasciata diffusa dalla presidenza libanese. "In base all'accordo proposto, gli attacchi israeliani su Dahiyeh (sobborghi meridionali di Beirut) cesserebbero in cambio dell'impegno di Hezbollah ad astenersi dal lanciare attacchi contro Israele, con l'estensione del cessate il fuoco a tutto il Libano". "Ho parlato con il presidente Trump questa sera e gli ho detto che se Hezbollah non smetterà di attaccare le nostre città e i nostri cittadini, Israele colpirà gli obiettivi terroristici a Beirut": lo ha dichiarato il premier israeliano Benjamin Netanyahu. "La nostra posizione rimane invariata. Allo stesso tempo, le Forze di Difesa israeliane continueranno a operare come previsto nel Libano meridionale", ha affermato il premier come riporta Haaretz. Libano, per Aoun colloqui con Israele unico percorso verso pace Il Libano non vede alternative ai negoziati con Israele per porre fine al conflitto. Lo ha dichiarato il presidente del Paese, Joseph Aoun. Washington ospiterà il prossimo ciclo di colloqui tra Libano e Israele il 2 e 3 giugno. Malgrado il processo negoziale, in corso da metà aprile, e il cessate-il-fuoco, le forze armate israeliane continuano a effettuare attacchi in Libano e ad ampliare l'operazione terrestre nel sud del Paese. "I negoziati sono più sicuri della guerra, poiché abbiamo visto e continuiamo a vedere il flagello della guerra e le sue conseguenze. Tuttavia, non risolveranno il problema in pochi minuti, perché si tratta di un percorso che richiede tempo e non abbiamo altra scelta", ha affermato Aoun, citato dal suo ufficio stampa durante un incontro con una delegazione del settore privato. Alcune forze politiche in Libano considerano i colloqui con Israele una capitolazione, ma si sbagliano, ha aggiunto il presidente. I negoziati non rappresentano una concessione, bensì un modo per mettere fine ai conflitti con il minor danno possibile. Per questo motivo il Libano non abbandonerà questa linea, nonostante le possibili difficoltà e i ritardi. L'Ue apre alla flessibilità anche per l'energia nella clausola per la difesa Si va verso una certa flessibilità per l'energia all'interno della clausola di salvaguardia che prevede deroghe al Patto di stabilità per gli investimenti nella difesa. Sarebbe questa l'indicazione che arriverà mercoledì dalla Commissione Ue, secondo quanto si apprende a Bruxelles, accogliendo di fatto le richieste italiane. La flessibilità sarebbe prevista per investimenti e non per sussidi, da quanto trapela. Nuovi scontri nel Golfo, droni contro Kuwait e Bahrein. Bombe israeliane sul Libano, ieri 5 morti
- Bloccato dalle Guardie Giurate sospetto girava con una pistola finta addosso al Centro direzionale
Nella giornata di mercoledì 27 maggio 2026, alle ore 10:00 circa, il personale di vigilanza è intervenuto presso il Centro Direzionale gestito dal Consorzio GE.SE.CE.DI. L'operazione è scaturita da una segnalazione radio inoltrata dalla guardia giurata in servizio presso l'Isola "A" del complesso. L'operatore, mentre si trovava all'interno di un ascensore, aveva infatti rilevato la presenza di tre giovani con atteggiamento sospetto; nello specifico, uno di essi tentava di occultare sotto la propria maglietta un oggetto non chiaramente identificabile. Ricevuto tempestivamente l'allarme, il responsabile del servizio di vigilanza si è portato sul posto unitamente ad altre unità di supporto per i necessari accertamenti. I tre soggetti sono stati prontamente intercettati e identificati grazie alla precisa descrizione fonetica e somatica fornita dall'operatore. Una volta messi in sicurezza e circoscritti i sospetti, si è proceduto all'immediato disarmo di uno di essi. A seguito di perquisizione speditiva, l'individuo è stato trovato in possesso di un'arma da fuoco che, per peso, caratteristiche strutturali e foggia, appariva a prima vista come una pistola autentica calibro 22. I successivi e più approfonditi accertamenti hanno tuttavia consentito di appurare che l'oggetto in questione era una replica fedele dell'originale (arma giocattolo/finta priva di tappo rosso). Contestualmente, gli agenti del locale Commissariato di Polizia di Stato — preventivamente allertati dalla centrale operativa — sono sopraggiunti presso l'Isola G1. Il personale di vigilanza ha quindi provveduto ad affidare ai poliziotti i tre soggetti fermati, unitamente all'arma precedentemente sequestrata, fornendo contestualmente una prima e dettagliata ricostruzione dei fatti. Le autorità di Pubblica Sicurezza hanno assunto la gestione del caso e stanno attualmente conducendo le indagini di rito. ISCRIVITI AL CORSO
- «Ti sparo alle gambe e finisci in sedia a rotelle», l’ex di Nessy Guerra minaccia di morte il console italiano in Egitto
Non c’è pace per Nessy Guerra, la 26enne condannata a sei mesi di carcere e lavori forzati in Egitto per adulterio e sottoposta assieme alla figlia a un divieto di espatrio imposto dalle autorità egiziane, che le impedisce di rientrare in Italia. «Il mio ex ha minacciato il console di Hurghada», ha denunciato in un post pubblicato su Instagram. Le minacce al console «Fino a qualche giorno fa il mio ex si trovava al Cairo, dove ci stava cercando, e si sarebbe poi diretto insieme alla madre a Hurghada presso il resort del console, dove si trova il consolato onorario. I due avrebbero minacciato il console dicendogli che se lui non gli avesse dato i soldi loro gli avrebbero fatto sparare nelle gambe e lo avrebbero fatto finire in sedia a rotelle», ha affermato la donna che, come ha raccontato in un’intervista a Open, vive nascosta e segregata assieme a suo padre per evitare l’esecuzione della pena e tutelare sua figlia piccola di tre anni. La denuncia di Nessy Guerra «Adesso voi ditemi se tutto questo è normale e perché queste persone sono ancora a piede libero. Noi siamo continuamente minacciati da questi soggetti da anni e adesso anche i funzionari dello Stato italiano vengono minacciati di morte da queste persone», prosegue Nessy Guerra. «Ovviamente quanto è accaduto, le minacce e i loro atteggiamenti sono stati segnalati da parte della nostra ambasciata alle autorità egiziane. Ma come voi potete immaginare, finché queste due persone si trovano a piede libero, chiunque può rischiare la vita, perché queste minacce sono veramente gravi», aggiunge. L’appello al ministro Tajani «Quindi io oggi non faccio solo un appello al ministro degli Affari Esteri, che io spero davvero che sia stato informato di quanto accaduto, ma faccio anche un appello alle autorità egiziane, perché questi due soggetti sono pericolosi e vanno fermati», conclude la 26enne. L'articolo «Ti sparo alle gambe e finisci in sedia a rotelle», l’ex di Nessy Guerra minaccia di morte il console italiano in Egitto proviene da Open.
- Fugge al posto di blocco dei Carabinieri muore 16enne
Un'auto guidata da un 16enne, e sulla quale viaggiavano altri quattro minori (tra i 14 e i 16 anni), è uscita di strada dopo aver accelerato per scappare da un posto di controllo dei Carabinieri. Il 16enne è morto sul colpo. I militari si sono lanciati all'inseguimento della vettura in fuga,che si è poi andata a schiantare contro un guard rail.I 4 passeggeri feriti in ospedale: 3 di loro guariranno in pochi giorni e uno è in attesa di prognosi.E' successo nella nottesulla provinciale 80, in agro di Orta Nova (Foggia).
- Gisella Orrù: il delitto che sconvolse Carbonia (dott.ssa Mariantonietta Deiana)
La sera del 28 giugno 1989 Gisella Orrù uscì dalla propria abitazione a Carbonia senza immaginare che quel breve tragitto sarebbe diventato l’inizio di uno dei casi di cronaca nera più sconvolgenti della Sardegna. Aveva soltanto sedici anni, frequentava la scuola ed era descritta da amici e familiari come una ragazza tranquilla, riservata e abitudinaria. Erano circa le 21:30 quando venne vista per l’ultima volta. In casa esistevano regole rigide sugli orari e il fatto che Gisella non fosse rientrata nel tempo previsto generò immediatamente apprensione. Inizialmente i familiari pensarono a un ritardo, a una visita improvvisa da qualche amica o a un imprevisto banale, ma con il passare delle ore la preoccupazione lasciò spazio alla paura. Nella Carbonia di fine anni Ottanta, una cittadina dove quasi tutti si conoscevano e dove la vita quotidiana scorreva ancora secondo ritmi relativamente tranquilli, la scomparsa improvvisa di una ragazza così giovane apparve fin da subito qualcosa di anomalo. Le ricerche iniziarono rapidamente coinvolgendo forze dell’ordine, volontari e cittadini comuni. Vennero perlustrate strade periferiche, campagne, edifici abbandonati e luoghi frequentati abitualmente dalla ragazza. Ogni testimonianza sembrava poter diventare decisiva. Alcuni riferirono di averla vista camminare sola, altri parlarono di possibili incontri avvenuti nelle ore precedenti alla scomparsa, ma nessun elemento riusciva a chiarire cosa fosse realmente accaduto. Con il passare dei giorni il caso assunse un’enorme rilevanza mediatica e l’intera comunità visse in uno stato di crescente angoscia. La giovane età della vittima contribuiva ad aumentare il senso di vulnerabilità collettiva: in una realtà relativamente piccola come Carbonia, l’idea che una sedicenne potesse sparire nel nulla senza lasciare tracce sconvolse profondamente l’opinione pubblica. Nove giorni dopo la scomparsa arrivò la notizia destinata a trasformare la speranza in orrore. Il corpo di Gisella venne ritrovato all’interno di un pozzo profondo circa undici metri in una zona isolata. La scena apparve immediatamente drammatica agli investigatori intervenuti sul posto. La ragazza era priva di vestiti e presentava una ferita mortale inferta con un’arma da taglio. Quel ritrovamento segnò definitivamente la memoria collettiva della Sardegna. Non si trattava più di una scomparsa misteriosa, ma di un omicidio brutale che lasciava emergere elementi di estrema violenza. Le modalità del delitto alimentarono interrogativi inquietanti sulla personalità dell’autore e sulle dinamiche che avevano preceduto la morte della giovane. Gli investigatori iniziarono a ricostruire le ultime ore di vita di Gisella concentrandosi sulle sue conoscenze, sulle amicizie e sugli ambienti frequentati abitualmente. In criminologia, soprattutto nei casi che coinvolgono vittime molto giovani, una delle prime ipotesi investigative riguarda spesso la possibilità che l’autore appartenga alla cerchia relazionale della vittima, poiché numerosi studi dimostrano che molti omicidi di questo tipo maturano all’interno di contesti già conosciuti dalla persona offesa. Gli inquirenti raccolsero testimonianze, verificarono alibi e analizzarono eventuali conflitti o rapporti problematici che potessero aiutare a comprendere il movente del delitto. L’inchiesta si sviluppò in un clima di forte pressione mediatica e sociale. Ogni indiscrezione diventava oggetto di discussione, ogni voce si trasformava rapidamente in sospetto. La brutalità dell’omicidio generò paura e diffidenza tra i cittadini, mentre i giornali dell’epoca seguirono il caso con grande attenzione, contribuendo a renderlo uno dei più discussi della cronaca nera sarda. Dal punto di vista criminologico, il delitto di Gisella Orrù presenta diversi aspetti rilevanti. Innanzitutto emerge il tema della vulnerabilità della vittima minorenne, elemento che spesso modifica anche la percezione collettiva del crimine rendendolo emotivamente più traumatico. Inoltre il ritrovamento del corpo in un pozzo suggerisce una possibile volontà dell’autore di occultare il cadavere e ritardarne il rinvenimento, comportamento frequentemente associato al tentativo di guadagnare tempo o eliminare tracce utili alle indagini. Anche la componente di violenza personale evidenziata dall’utilizzo dell’arma da taglio rappresenta un dettaglio significativo nell’analisi criminologica, poiché questo tipo di aggressione implica spesso una forte componente emotiva e un contatto ravvicinato tra autore e vittima. Nel corso degli anni il nome di Gisella Orrù è rimasto impresso nella memoria collettiva non soltanto per la ferocia del delitto, ma anche perché il caso continua a evocare il clima sociale di un’epoca in cui le piccole comunità italiane percepivano determinati crimini come eventi quasi inconcepibili. La vicenda rappresenta ancora oggi uno dei casi più dolorosi e discussi della cronaca nera isolana e continua a essere ricordata come simbolo di una tragedia che sconvolse profondamente Carbonia e l’intera Sardegna, lasciando dietro di sé interrogativi, paura e un senso di inquietudine destinato a sopravvivere negli anni. Ancora oggi il nome di Gisella Orrù viene associato a uno dei delitti più inquietanti della storia criminale sarda, un caso che continua a suscitare interesse non soltanto per la brutalità dell’omicidio, ma anche per il forte impatto umano e sociale che ebbe sulla comunità dell’epoca. Articolo a cura di:
- Pasdaran, 'colpita e distrutta base aerea USA'
"Le forze aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane hanno colpito e distrutto la base aerea da cui le forze statunitensi avevano lanciato un attacco contro una torre di telecomunicazioni sull'isola di Sirik, nella provincia di Hormozgan". Lo scrive su X l'agenzia Mehr.
- Nonna, madre e neonato di due settimane massacrati a coltellate nella loro casa in California: arrestato 28enne
Nonna, madre e figlio neonato, massacrati a coltellate nella loro stessa casa. È una tragedia atroce quella che ha sconvolto Modesto, nello Stato USA della California. Le vittime sono Maria Sylvia Nunez-Villalobos, di 54 anni, sua figlia Fabiola Gonzalez-Nunez, di soli 23 anni, e il piccolo Mateo, un innocente nato appena due settimane prima. Giovedì 28 maggio, poco dopo le 9:20 del mattino, gli agenti della polizia di Modesto sono intervenuti nella casa e si sono trovati davanti a una scena davvero terrificante. Fabiola era stata colpita da numerose coltellate. Poco dopo sono stati trovati anche il corpo della madre e quello del neonato, entrambi feriti mortalmente. Madre e nonna sono morte sul posto. Il piccolo Mateo è stato trasportato d’urgenza in ospedale, ma il suo cuore ha smesso di battere poche ore dopo. Unico sopravvissuto di questa strage familiare è un bambino di tre anni, figlio di Fabiola, e del principale indiziato. Joaquin Escoto, 28 anni, compagno della 23enne: le indagini si sono concentrate immediatamente su di lui. Dopo un rapido dispiegamento di forze, con l’intervento della squadra SWAT e di negoziatori, la polizia lo ha trovato mentre si nascondeva in una abitazione vicina. Si è stato arrestato senza opporre resistenza. La dinamica si è chiarita nel corso delle ore successive, quando la polizia ha ricostruito una situazione di convivenza familiare segnata da tensioni. Escoto viveva nella stessa abitazione delle vittime e intratteneva una relazione con Fabiola Gonzalez-Nunez, anche se il rapporto esatto è ancora oggetto di accertamenti. Non è chiaro se il 28enne fosse il padre biologico anche del neonato. Deve rispondere di per tre omicidi di primo grado. Viveva nella stessa casa con le vittime e intratteneva una relazione con la giovane Fabiola. Nonna, madre e neonato di due settimane massacrati a coltellate nella loro casa in California: arrestato 28enne
- Licenziamento della guardia giurata legittimo, gestione impropria dell’arma e ritardo nei soccorsi
La Corte di Cassazione conferma la legittimità del licenziamento di una guardia giurata che ha violato i regolamenti sull’uso delle armi e tardato a chiamare le Forze dell’Ordine. Il giudizio di proporzionalità spetta esclusivamente al giudice di merito (Corte Suprema di Cassazione – Sezione Lavoro – Ordinanza n. 27731 del 17 ottobre 2025). Il caso: violazioni regolamentari e omissioni operative Una Guardia Particolare Giurata (GPG), con funzioni di coordinatore del servizio notturno, è stata licenziata per giusta causa a seguito di una condotta ritenuta gravissima dall’azienda. I fatti contestati riguardavano: La violazione delle disposizioni regolamentari sulla dotazione e custodia delle armi. Il grave ritardo nel richiedere l’intervento delle Forze dell’Ordine in una situazione di emergenza che richiedeva un supporto immediato. Mentre il Tribunale aveva inizialmente dato ragione al lavoratore, la Corte d’Appello di Firenze aveva ribaltato la decisione, ritenendo il licenziamento della guardia giurata proporzionato alla gravità oggettiva e soggettiva delle mancanze. Il ricorso: la tesi della sanzione eccessiva Il lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di settore prevede sanzioni meno gravi (come la sospensione) per condotte ritenute più pericolose, come lo stato di ubriachezza in servizio. Secondo il ricorrente, i suoi errori non erano tali da giustificare la massima sanzione espulsiva. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il licenziamento sulla base di principi giuridici consolidati: Autonomia del Giudice di Merito: il giudizio sulla proporzionalità tra l’infrazione e la sanzione spetta ai giudici di merito (Tribunale e Appello). La Cassazione non può “rifare il processo” o rivalutare i fatti, ma solo verificare che la motivazione della sentenza sia logica e coerente. Gravità della mansione: per una guardia giurata, il rispetto rigoroso dei regolamenti sulle armi e la tempestività d’intervento sono elementi essenziali del contratto di lavoro. La violazione di questi doveri rompe irrimediabilmente il vincolo di fiducia con il datore di lavoro. Irrilevanza della comparazione astratta con il CCNL: Non basta citare altre sanzioni previste dal contratto collettivo; il giudice deve valutare la condotta concreta. nel caso specifico, il ruolo di coordinatore del lavoratore aggravava ulteriormente la sua responsabilità. Conseguenze processuali: la “definizione accelerata” Un aspetto interessante dell’ordinanza è l’applicazione del nuovo rito accelerato (art. 380-bis c.p.c.). Poiché il ricorso è stato ritenuto “manifestamente infondato”, la Corte ha condannato il ricorrente non solo al pagamento delle spese legali, ma anche a: Una sanzione di 2.000 euro in favore dell’azienda per lite temeraria. Una sanzione di 2.000 euro in favore della Cassa delle Ammende. Avv. Sabrina Caporale Licenziamento della guardia giurata legittimo ISCRIVITI AL CORSO:
- Pamela Mastropietro e Pamela Genini: quando il cadavere diventa la scena del crimine (dott.ssa Mariana Berardinetti)
Il 30 gennaio 2018, in un appartamento di via Spalato a Macerata, veniva consumata una delle scene più agghiaccianti della cronaca nera italiana recente: Pamela Mastropietro, una ragazza romana di appena diciotto anni, veniva uccisa, il suo corpo smembrato e i resti occultati in due trolley da viaggio, ritrovati il giorno seguente lungo una strada di campagna a Pollenza, in provincia di Macerata. Quello che inizialmente sembrava l'epilogo drammatico di una sparizione si è rivelato un crimine multidimensionale, dove l'omicidio è stato solo il primo atto di una ferocia calcolata. Il caso solleva interrogativi profondi sulla natura di un reato specifico del nostro ordinamento, la distruzione di cadavere, un atto che la legge punisce non solo per la sua brutalità, ma per il tentativo scientifico di cancellare la verità. Pamela era una ragazza fragile, allontanatasi volontariamente da una comunità di recupero nella speranza di trovare un passaggio per tornare a Roma. In questo contesto di estrema vulnerabilità ha incontrato Innocent Oseghale, uno spacciatore di origini nigeriane, dietro la cui porta di casa si è consumata la tragedia. Lì sono avvenuti la violenza sessuale, l'omicidio per accoltellamento e, infine, lo scempio del corpo. Nel dibattito pubblico si è fatto spesso un uso generico del termine vilipendio di cadavere, ma dal punto di vista del Codice Penale esistono distinzioni nette. Il vilipendio punisce gli atti di puro disprezzo o profanazione, mentre l'occultamento riguarda il semplice nascondimento. Nel caso di via Spalato si è configurata invece una pluralità di reati concorrenti: vilipendio, occultamento e distruzione di cadavere, quest'ultima intesa come vera e propria operazione di smantellamento del corpo finalizzata alla cancellazione totale delle prove del reato precedente. Nelle prime fasi delle indagini la Procura era convinta che un simile scempio non potesse essere l'opera di una sola persona, ipotizzando l'azione di un "branco" e arrestando altri due sospettati. I tabulati telefonici e il tracciamento delle celle hanno successivamente scagionato i presunti complici, portando Oseghale a essere l'unico condannato per l'omicidio e la distruzione. Va tuttavia precisato che l'ipotesi dell'azione solitaria non è mai stata accettata come definitivamente chiusa dalla famiglia di Pamela, che ha continuato a segnalare agli inquirenti la presenza di DNA non identificati e intercettazioni di soggetti che si dichiaravano presenti nell'appartamento in quel giorno. Secondo la ricostruzione processuale, Oseghale agì spinto dal movente del silenzio: coinvolgere qualcun altro avrebbe significato condividere un segreto troppo pesante, mentre il suo solo obiettivo era far sparire ogni traccia biologica dello stupro per evitare l'ergastolo. Ciò che rende questa vicenda un unicum per la criminologia italiana è la precisione chirurgica con cui il cadavere è stato trattato. Il corpo è stato depezzato in numerose parti, disarticolato, scuoiato, privato degli organi interni e accuratamente lavato con litri di candeggina. Lo stesso medico legale che eseguì l'autopsia descrisse lo smembramento come avvenuto "in modo scientifico." Questa non è stata l'azione disordinata di un uomo in preda al panico, ma un'operazione metodica durata ore per degradare il DNA ed eliminare le tracce biologiche della violenza sessuale subita dalla ragazza prima di morire. Questa alterazione radicale ha rappresentato una sfida enorme per la medicina forense. Per mesi la difesa ha sostenuto la tesi della morte per overdose, affermando che lo smembramento fosse successivo e dovuto alla paura, ma i consulenti tecnici della Procura sono riusciti a dimostrare che le ferite da arma da taglio erano state inferte mentre la ragazza era ancora in vita. L'iter giudiziario si è chiuso con la condanna definitiva all'ergastolo per Oseghale, confermata dalla Corte di Cassazione il 23 gennaio 2024, riconoscendo in concorso l'omicidio volontario aggravato, la violenza sessuale, il vilipendio, la distruzione e l'occultamento di cadavere. Per comprendere appieno quanto il corpo possa diventare l'oggetto centrale di un disegno criminale, è impossibile non tracciare un collegamento con un altro drammatico caso di cronaca, quello di Pamela Genini, ventinove anni. Se nel caso Mastropietro la distruzione del cadavere avviene nell'immediatezza del delitto come strumento di pulizia forense, nel caso di Pamela Genini l'orrore si sposta su un piano temporale e psicologico completamente diverso. Uccisa a Milano il 14 ottobre 2025 con settantasei coltellate dall'ex compagno Gianluca Soncin, Pamela fu sepolta nel cimitero di Strozza, vicino a Bergamo. Gli elementi disponibili indicano che la profanazione avvenne in realtà molto presto dopo il funerale, presumibilmente già il 24 ottobre 2025, ma fu scoperta soltanto il 23 marzo 2026, quando alcuni operai incaricati di trasferire il feretro dalla cappella di famiglia notarono viti saltate e silicone sui bordi della bara. All'interno trovarono il corpo della giovane decapitato post-mortem, con la testa trafugata e mai ritrovata. In questo secondo dramma il cadavere non è più la scena del crimine originaria da ripulire per farla franca, ma diventa una nuova scena del crimine del tutto autonoma. Mentre Oseghale distrugge il corpo per nascondere un reato precedente rispondendo a un'esigenza utilitaristica, l'autore della profanazione della tomba di Pamela Genini agisce spinto da una logica di ossessione, controllo o feticismo che sopravvive alla morte stessa della vittima. Dal punto di vista legale si passa così dalla distruzione finalizzata all'impunità al pieno configurarsi del vilipendio di cadavere e della sottrazione di parti di esso, aggravati dalla violazione di un luogo di sepoltura. A differenza della vicenda di Macerata, questo secondo mistero legato alla profanazione è ancora aperto e l'indagine è in pieno svolgimento. Gli inquirenti della Procura di Bergamo, coordinati dal sostituto procuratore Giancarlo Mancusi, si trovano a lavorare su un unico indagato: Francesco Dolci,probabilmente ex fidanzato di Pamela. Dolci, del tutto estraneo all'omicidio materiale, si trova ora indagato a piede libero con le accuse di vilipendio di cadavere e furto. I sospetti si concentrano su di lui principalmente per ragioni tecnologiche: le telecamere di sorveglianza del cimitero di Strozza avrebbero ripreso una figura compatibile per l'80-90% con la sua sagoma in prossimità della tomba, e sarebbero state individuate fotografie scattate da lui al sepolcro tra novembre 2025 e marzo 2026. Nonostante il quadro indiziario, l'uomo continua a professarsi completamente innocente, e la Procura prosegue le analisi forensi sui dispositivi digitali sequestrati nel tentativo di ricostruire il movente di questa morbosa ossessione. La testa di Pamela non è ancora stata individuata. È doveroso ricordare che, trattandosi di indagini in corso, Dolci è da presumersi innocente fino a eventuale pronuncia definitiva. Entrambe le storie, pur nella loro diversa dinamica, mostrano la medesima, spaventosa riduzione del corpo della donna a un oggetto su cui esercitare un potere assoluto, anche quando la vita è già cessata. Il reato di distruzione e vilipendio di cadavere ci ricorda che la tutela della legge non cessa con la fine della vita biologica. Infierire su un corpo, che sia nell'immediatezza di un delitto in un appartamento o nel silenzio di un cimitero, è un attacco diretto alla giustizia stessa. Nei casi di Pamela Mastropietro e Pamela Genini, i corpi sono stati trasformati nel campo di battaglia principale tra il tentativo dei criminali di violare l'identità delle vittime e lo sforzo degli inquirenti di restituire loro una voce, ricordandoci che sotto l'orrore della cronaca resta il diritto fondamentale e inviolabile alla sacralità della memoria. articolo a cura di: DIVENTA REFERENTE
- Il gabinetto nella stanza (dott. Angelo De Pascale)
Martedì 27 maggio, al Knesset di Gerusalemme, Itamar Ben Gvir si è presentato davanti alle telecamere e ha detto in ebraico: "So che il Primo ministro Netanyahu e tutti noi, come governo di Israele, non possiamo permettere che questo accada." "Questo" era l'accordo in via di negoziazione tra Washington e Teheran. Non una fuga di notizie. Non un'opposizione interna sussurrata. Una dichiarazione pubblica di veto, firmata dal ministro della Sicurezza Nazionale, mentre il premier era al telefono con Trump. Tienila a mente, questa immagine. Perché spiega una cosa che le analisi sullo stallo negoziale tendono a sottovalutare: il problema non è che Israele e gli Stati Uniti hanno interessi divergenti. Il problema è che il gabinetto israeliano è dentro la trattativa americana, non fuori. E nessuno lo ha invitato. La mappa del labirinto Partiamo dai fatti verificabili, perché la nebbia delle narrative contrapposte rende difficile distinguere cosa esiste già nell'accordo da quello che è propaganda strumentale. Il framework negoziale è un memorandum d'intesa in tre fasi: fine formale della guerra, riapertura dello Stretto di Hormuz, apertura di una finestra di trenta giorni per i colloqui sul nucleare. I media statali iraniani hanno diffuso una bozza che descriveva ritiro militare americano dalle zone vicino al territorio iraniano e revoca del blocco navale ai porti. La Casa Bianca ha risposto definendola "totale invenzione". Trump, su Truth Social, ha scritto che l'accordo era "largamente negoziato". Due versioni della stessa cosa che si contraddicono pubblicamente, in tempo reale, da entrambi i lati. Questa non è disorganizzazione. È gestione del consenso interno. Nessuno dei due governi può presentare la firma come una resa ai propri sostenitori. La guerra delle bozze è il meccanismo che prepara l'atterraggio narrativo prima che l'accordo esista. 440,9 chilogrammi Il numero che conta di più nei negoziati non è quello dell'offerta americana né quello della richiesta iraniana. È 440,9. Tanti chilogrammi di uranio arricchito al 60% di purezza che l'Iran detiene oggi, secondo i dati dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA). Il 90% è la soglia tecnica per un'arma. La distanza tra queste due cifre è questione di settimane di lavoro in centrifuga. Washington chiede blocco dell'arricchimento per almeno dodici anni con clausola di proroga automatica, e ritiro fisico delle scorte dal territorio iraniano. L'Iran si è offerto di sospendere l'arricchimento oltre il 3,6% per dieci anni e di diluire internamente le scorte più concentrate. Le Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), attraverso l'agenzia Fars, hanno smentito qualsiasi impegno sul nucleare. La distanza tra le posizioni non è una questione di linguaggio diplomatico. È strutturale. C'è una lettura che circola nei circoli negoziali americani, secondo cui Teheran userebbe il programma nucleare come moneta di scambio, pronta a cederlo quando le condizioni lo rendessero accettabili politicamente. È una lettura da resistere. Il programma nucleare iraniano sopravvive da trent'anni a sanzioni, sabotaggi, assassinii di scienziati e due attacchi militari diretti. Non è un chip negoziale. È la garanzia esistenziale di un regime che sa cosa è successo ai leader che vi hanno rinunciato. Hezbollah non ha firmato Il 16 aprile Israele e il Libano hanno concordato un cessate il fuoco, esteso di tre settimane il 23 aprile. Hezbollah non è parte di quell'accordo. Non l'ha negoziato, non l'ha firmato. La sua assenza dal testo non è una svista procedurale: è la faglia che tiene in vita il conflitto. I droni di Hezbollah continuano a colpire posizioni israeliane. Israele risponde con quella che chiama "difesa". Il 28 maggio le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno attraversato via terra la linea del cessate il fuoco, superando il fiume Litani. Gli attacchi israeliani dall'entrata in vigore della tregua hanno ucciso almeno 608 persone. Beirut è stata colpita nelle ultime 24 ore con almeno 28 morti. L'Iran ha posto la fine dei combattimenti in Libano come condizione per qualsiasi accordo che includa la riapertura di Hormuz. La clausola sarebbe già nella bozza circolante. Netanyahu ha espresso a Trump la sua contrarietà. Secondo fonti israeliane, Trump lo avrebbe rassicurato che non firmerà nulla senza smantellamento del programma nucleare e ritiro delle scorte. Se questa rassicurazione è reale, la finestra negoziale si è appena chiusa. Se non lo è, Trump sta gestendo i due dossier in parallelo con promesse incompatibili. La struttura di incentivi che nessuno nomina C'è una lettura di questa crisi che il mainstream diplomatico fatica ad articolare perché implica una conclusione scomoda: Israele ha un interesse strutturale nel fatto che i negoziati USA-Iran non si chiudano. Ogni settimana di stallo è una settimana in più per colpire le infrastrutture di Hezbollah, costruire buffer territoriali oltre il Litani, ridurre la capacità missilistica del gruppo. Netanyahu lo ha detto esplicitamente: Israele ha eliminato "la maggior parte della minaccia missilistica" e costruito un "buffer di sicurezza" oltre confine. Danny Citrinowicz dell'Atlantic Council ha osservato che "il Libano ha un'importanza strategica vitale per l'Iran" e che Hezbollah è un elemento centrale dell'Asse della Resistenza. Se Israele smantella quella struttura prima che l'accordo imponga un cessate il fuoco, l'Iran arriva al tavolo nucleare con uno strumento di pressione regionale in meno. Il paradosso americano è che Washington sa tutto questo e continua a coprire diplomaticamente le operazioni israeliane mentre spinge per la chiusura dell'accordo. Un alto funzionario USA il 25 maggio ha fatto sapere che Washington "avrebbe potuto autorizzare" un'operazione israeliana su larga scala contro Hezbollah come risposta ai droni. Pressione e copertura nello stesso momento. Il precedente che nessuno cita Nel settembre 1978, Jimmy Carter portò Menachem Begin e Anwar Sadat a Camp David e li tenne fisicamente isolati dai rispettivi gabinetti per tredici giorni. L'accordo si fece. La distanza dalla politica interna era la condizione del negoziato. Il 2026 è il rovescio di quella logica. Ben Gvir e Smotrich partecipano alla riunione di sicurezza convocata da Netanyahu dopo ogni telefonata con Trump. Smotrich ha approvato due miliardi di shekel per "soluzioni tecnologiche alla minaccia dei droni" nello stesso giorno in cui chiedeva dieci edifici a Beirut per ogni drone lanciato. Ben Gvir ha dichiarato pubblicamente che l'intero gabinetto è contrario all'accordo. Netanyahu non è isolato dalla sua destra. Ne è prigioniero. Questo non significa che l'accordo sia impossibile. Significa che per firmarlo Netanyahu dovrebbe sopravvivere politicamente alla firma. E quella è una variabile che nessuna analisi esterna può calcolare. La domanda che rimane Torna all'immagine di Ben Gvir al Knesset. Un ministro che dice "non permetteremo" mentre il suo premier negozia. In qualsiasi sistema democratico funzionante, quella dichiarazione pubblica dovrebbe avere conseguenze: o il premier la smentisce, o il ministro si dimette, o la posizione diventa quella del governo. Netanyahu non ha smentito. Ben Gvir non si è dimesso. La posizione è diventata quella del governo. Resta da capire se Trump leggerà quella dichiarazione come un veto reale da gestire o come rumore interno da ignorare. La risposta cambierà la geometria del MoU, il destino del Libano, e la domanda su quanta autonomia Washington è disposta a concedere a Tel Aviv quando il costo è un accordo con Teheran. Ben Gvir ha detto "non permetteremo" mentre Netanyahu era al telefono con Trump. Il gabinetto israeliano non è fuori dal negoziato USA-Iran. È dentro. E nessuno lo ha invitato. Articolo a cura di: DIVENTA REFERENTE
- Troppa attesa al pronto soccorso: 52enne picchia infermiere e tre guardie giurate Roma
Momenti di panico al "Sandro Pertini" dove un uomo è andato in escandescenza Ha aggredito brutalmente un infermiere e le guardie giurate. Panico al pronto soccorso dell'ospedale Sandro Pertini dove un romano di 52 anni, esasperato a suo dire per i tempi di attesa giudicati troppo lunghi, è andato in escandescenza. I fatti sono accaduti nel pomeriggio di mercoledì 27 maggio. Aggressione al pronto soccorso La situazione è degenerata nel giro di pochi secondi. Il paziente, giunto nel nosocomio per una colica, si è scatenato con violenza contro il personale sanitario: prima sono volati gli insulti poi sono seguite le minacce di morte. Dalle parole, infine, è passato ai fatti con l'infermiere che è stato ripetutamente colpito al volto. Inoltre, sono stati aggrediti pure tre addetti alla sicurezza intervenuti per riportare la calma. Tutti e quattro sono ricorsi alle cure mediche. Sul posto sono sopraggiunti i carabinieri della stazione Roma Santa Maria del Soccorso, che hanno arrestato l'esagitato. Piantonato nella struttura ospedaliera di via dei Monti Tiburtini, è in attesa del rito direttissimo. Momenti di panico all'ospedale Pertini Stefano Bartoli, segretario regionale Sav (Sindacato autonomo di vigilanza), ha così commentato: "L'evento, oltre ad aver causato molteplici traumi facciali all'infermiere coinvolto, ha dato luogo a una conseguenziale situazione di panico all'interno della sala d'accoglienza del pronto soccorso. Cosa che ha comportato uno stato di agitazione generale e un'interruzione del servizio di assistenza sanitaria. Grazie al rapido e lodevole intervento delle guardie giurate presenti sul posto (le quali hanno riportato ferite di almeno 5 giorni di prognosi) la furia dell'aggressore è stata successivamente contenuta fino all'arrivo dei carabinieri i quali, una volta sul posto, hanno provveduto ad arrestare l'aggressore prendendolo in custodia". -- Roma, 52enne aggredisce infermiere e tre guardie giurate per la troppa attesa https://www.romatoday.it/cronaca/infermiere-vigilantes-aggressione-pronto-soccorso-pertini.html © RomaToday ISCRIVITI AL CORSO












