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549 risultati trovati con una ricerca vuota

  • Mamma denuncia scomparsa della figlia. La ragazza trovata segregata e picchiata dal fidanzato in un container

    La vittima, con i segni delle percosse sul corpo e in lacrime, ha raccontato il suo calvario i lei si sono perse le tracce il 24 maggio, con la madre che ne ha denunciato la scomparsa. Dietro la sparizione della giovane, però, si è celato un incubo. Con la vittima, nascosta in un container, che è stata segregata e picchiata dal fidanzato. Una storia drammatica e di violenza sulla quale i carabinieri sono riusciti a chiudere il cerchio. Segregata e picchiata dal fidanzato Come detto, tutto è cominciato alla fine dello scorso mese. La madre della giovane si è recata dai militari della stazione Roma Talenti. Disperata, ha raccontato dell'allontanamento improvviso della figlia, dalla quale non ha avuto più notizie. L'allarme conseguente alla sparizione ha spinto gli investigatori a vederci chiaro. E li ha condotti fuori città, in via degli Olmi, in un terreno privato costellato da moduli abitativi e roulotte. l racconto del dramma Qui, in un container, è stata ritrovata la vittima in lacrime e in stato confusionale. Sul corpo gli evidenti segni delle botte subite. Proprio la ragazza, ai carabinieri, ha raccontato il suo calvario. Nelle sue parole è emerso il susseguirsi del dramma. Con la forza è stata condotta dal fidanzato in quel luogo dove si è scatenato l'inferno e dove è stata costretta a rimanere. Il fidanzato, un 31enne nato a Tivoli e residente a San Cesareo, quando si è accorto dell'arrivo delle pattuglie è scappato a piedi nella campagna circostante, rendendosi temporaneamente irreperibile. Ma poi è stato rintracciato in zona: per lui è scattato l'arresto. Accusato di maltrattamenti contro familiari, atti persecutori e lesioni personali aggravate, è stato condotto nel carcere di Regina Coeli a disposizione della magistratura. Arrestato 31enne La giovane è stata soccorsa e consegnata alle cure del personale del 118. Trasportata al pronto soccorso di Ariccia, è stata dimessa con una prognosi di 10 giorni. Da qui il ritorno a casa, dove ha potuto riabbracciare i suoi familiari. -- Mamma denuncia scomparsa della figlia. La ragazza trovata segregata e picchiata dal fidanzato in un container https://www.romatoday.it/cronaca/scomparsa-roma-picchiata-fidanzato-san-cesareo.html © RomaToday

  • Guardia giurata accoltellata nell’area del vecchio faro di Fiumicino

    Aggredita durante il servizio di vigilanza nel cantiere dell’ex porto turistico. Indaga la Polizia, al vaglio il movente Sabato scorso è avvenuto un preoccupante episodio di violenza ai danni di una guardia giurata impegnata nel servizio di vigilanza nell’area del vecchio faro. Da diversi anni la zona è presidiata costantemente dalla guardiania che garantisce il controllo delle aree, a seguito della titolarità della concessione demaniale alla società responsabile della futura costruzione del porto turistico crocieristico. Nella stessa area del vecchio faro sono da poco terminati i lavori di manutenzione straordinaria della diga foranea dell’ex porto turistico della Concordia, di precedente concessione, mai completata. Nella zona recintata gli addetti alla sicurezza presidiano le aree e i materiali di cantiere, compresi i mezzi utilizzati per questi ultimi lavori. Nella notte tra il 30 e il 31 maggio, da quanto si apprende, intorno alle ore 23.30, ignoti si sono introdotti negli spazi interdetti, transitando dalle aree demaniali a ridosso dei bilancioni, aggredendo il vigilante con tre coltellate, allo stomaco, al braccio e alla mano. Fortunatamente i fendenti non sono stati gravi e la guardia giurata è stata prontamente soccorsa e trasportata in codice giallo in ospedale. Ad intervenire per primo è stato il suo collega, presente anch’esso in loco, ma in un’altra area al momento dell’aggressione, che ha immediatamente sollecitato l’intervento delle forze di Polizia e dell’ambulanza. Il personale della Polizia di Stato del Commissariato di Fiumicino è subito giunto sul posto, che nel frattempo era stato abbandonato dai due aggressori, i quali si sono dileguati nella notte, tra il cantiere e le altre aree demaniali. Al momento restano ignote le cause del gesto, sul quale sta indagando la pubblica sicurezza. Sembra, infatti, che non sia il primo episodio accaduto nella zona, visto che negli ultimi tempi si sono registrati diversi atti criminali e intimidatori, soprattutto nelle aree a ridosso del cantiere del vecchio faro, presidiato e protetto da recinzione. Gli investigatori stanno ora cercando di capire se l’aggressione possa essere riconducibile a un mancato furto o ad altre motivazioni che saranno al vaglio degli inquirenti. Guardia giurata accoltellata nell’area del vecchio faro di Fiumicino | Fiumicino Online

  • Furto in casa d'aste, in 4 minuti rubati gioielli per un milione

    Nella notte a Torino. 'Roba da professionisti, è stato scioccante' Quattro minuti per trafugare un tesoro da un milione di euro. E' stato un "colpo" da professionisti quello messo a segno la scorsa notte a Torino ai danni della casa d'aste Sant'Agostino. L'impresa risulta documentata dalle telecamere di sorveglianza: i ladri, a volto coperto, si sono intrufolati nel locale forzando i dispositivi di sicurezza e, mentre suonava l'allarme, hanno arraffato gioielli, preziosi e orologi dopo avere fracassato le vetrine con delle mazze. Il tutto in quattro minuti, dalle 4:20 alle 4:24. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto erano le 4:29 e gli sconosciuti si erano già dileguati. Questa, almeno, è la ricostruzione contenuta nel lungo comunicato con cui, ad indagini dell'Arma in pieno svolgimento, la stessa Sant'Agostino ha deciso di rendere noto l'accaduto. Il 9 e il 10 giugno era in programma un'asta e la maison, dopo avere sottolineato che il valore degli oggetti aveva un prezzo di partenza (la "base") di un milione ma che con i probabili rilanci la quota sarebbe aumentata, ha informato il pubblico di avere "una capiente assicurazione che sta venendo attivata anche a garanzia di proprietari". "Vedere le immagini è stato scioccante", ha commentato la titolare, Vanessa Carioggia. L'inventario del tesoro perduto è già stato fatto: l'elenco comprende un anello con uno smeraldo colombiano di quasi quattro carati affiancato da due diamanti taglio a mezza luna; una coppia di orecchini 'Cantamessa' in oro bianco con pavé di diamanti taglio brillante; un girocollo semirigido 'Bonanza' in oro giallo e linee spezzate in platino, una tabacchiera francese in oro giallo databile al 1780-1790. Si è salvato un 'bracciale tennis in oro bianco con diamanti taglio brillante 9 carati'. I carabinieri lo hanno trovato sul pavimento del salone. Come se ai ladri fosse caduto durante la fuga. Furto in casa d'aste, in 4 minuti rubati gioielli per un milione - Notizie - Ansa.it

  • La fabbrica delle identità: migrazione clandestina e reti criminali nell’Europa contemporanea (dott.ssa Maria Gaia Pensieri)

    Le migrazioni irregolari costituiscono un fenomeno strutturale e multilivello che si colloca al crocevia tra diritto internazionale, sicurezza interna e tutela dei diritti fondamentali. In ambito europeo, la gestione dei flussi migratori non autorizzati è disciplinata da un complesso sistema normativo che include, tra gli altri, il Codice Frontiere Schengen (Reg. UE 2016/399), la Direttiva Rimpatri (Direttiva 2008/115/CE) e il Pacchetto Facilitators (Direttiva 2002/90/CE e Decisione quadro 2002/946/GAI), volto a contrastare il favoreggiamento dell’ingresso e del soggiorno irregolare. Sul piano internazionale, il fenomeno è ulteriormente inquadrato dal Protocollo contro il traffico illecito di migranti via terra, mare e aria (2000), addizionale alla Convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale (Convenzione di Palermo), che definisce il traffico di migranti come attività criminale organizzata finalizzata al profitto, distinguendolo dalla tratta di esseri umani ma evidenziandone le frequenti interconnessioni operative. In tale cornice normativa e operativa, la falsificazione e il traffico di documenti amministrativi assumono una funzione strumentale centrale per l’operatività delle reti criminali. Come evidenziato da Europol nelle proprie analisi strategiche (SOCTA – Serious and Organised Crime Threat Assessment), i documenti falsi costituiscono un “facilitatore chiave” per l’attraversamento irregolare delle frontiere, l’elusione dei controlli e la costruzione di identità fittizie utilizzate anche in ulteriori ambiti illeciti, tra cui il riciclaggio e le frodi documentali. Proprio in tale prospettiva sistemica, le evidenze empiriche confermano come la falsificazione documentale non rappresenti un fenomeno accessorio, bensì un segmento strutturale delle filiere criminali connesse alle migrazioni irregolari. Un significativo riscontro operativo è offerto da una recente operazione internazionale coordinata, che ha portato allo smantellamento, in Spagna, di una vera e propria “fabbrica” di documenti falsi, confermando il ruolo centrale di tali strumenti nei circuiti della criminalità organizzata. L’intervento, condotto nell’ambito di un’indagine guidata dalla Francia con il supporto delle autorità spagnole e di Europol, si è concluso il 27 maggio 2026 con un arresto e il sequestro di circa 800 documenti di identità europei contraffatti. Il cuore dell’organizzazione era situato ad Alicante, dove gli investigatori hanno individuato un appartamento, affittato sotto falsa identità, trasformato in un laboratorio clandestino ad alta capacità produttiva. All’interno della struttura sono stati rinvenuti centinaia di documenti falsi pronti all’uso, apparecchiature professionali per la loro produzione, dispositivi digitali impiegati per la gestione delle attività, nonché un veicolo e denaro contante. Le modalità operative riscontrate evidenziano un livello di organizzazione assimilabile a quello di una produzione industriale, segno dell’evoluzione tecnologica e organizzativa delle reti criminali attive nel settore. Secondo gli elementi emersi nel corso delle indagini, i documenti contraffatti venivano distribuiti attraverso piattaforme online e impiegati prevalentemente nell’ambito del traffico illecito di migranti. La falsificazione documentale si conferma, dunque, uno strumento funzionale a molteplici finalità: agevolare l’ingresso irregolare nello spazio europeo, eludere i controlli alle frontiere e costruire identità fittizie utilizzabili in ulteriori attività criminali. Il caso analizzato si inserisce in un trend consolidato, già evidenziato dalle analisi europee, secondo cui tali attività non operano in modo isolato, ma si collocano all’interno di reti criminali complesse e transnazionali, spesso interconnesse con la tratta di esseri umani, il riciclaggio e le frodi. In tale contesto, la produzione di documenti falsi ha progressivamente abbandonato dimensioni artigianali, assumendo caratteristiche sempre più tecnologiche, scalabili e organizzate. Ne deriva che l’interconnessione tra migrazione irregolare e falsificazione documentale impone un approccio integrato, fondato sulla cooperazione giudiziaria e di polizia a livello europeo — anche attraverso il ruolo di agenzie quali Europol e Frontex — nonché sull’adozione di strumenti investigativi avanzati e politiche di prevenzione efficaci, nel rispetto dei principi di proporzionalità e tutela dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. L’operazione conclusa ad Alicante rappresenta, pertanto, non solo un rilevante risultato investigativo, ma anche un indicatore significativo della complessità e della persistenza del fenomeno. Il contrasto a tali reti non può limitarsi all’intervento repressivo, ma richiede una visione sistemica capace di incidere sulle infrastrutture criminali che sostengono e alimentano le migrazioni irregolari. Fonti: Regolamento (UE) 2016/399 – Codice Frontiere Schengen Direttiva 2008/115/CE (Direttiva Rimpatri) Direttiva 2002/90/CE e Decisione quadro 2002/946/GAI (Facilitators Package) Convenzione ONU contro la criminalità organizzata transnazionale (Palermo, 2000) e Protocollo sul traffico di migranti Europol, Serious and Organised Crime Threat Assessment (SOCTA), ultime edizioni Europol, “Fake document factory dismantled in Spain: around 800 IDs seized”, 2026 Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea Articolo a cura della dott.ssa Maria Gaia Pensieri

  • La Geopolitica nell’ Intelligence: la dimensione fondamentale portata dagli Umanisti. ( dott.ssa Daniela Bellomi )

    L’elemento umano: questa è la dimensione fondamentale portata dagli Umanisti come valore aggiunto alla geopolitica nell’Intelligence. Sembra banale ma non lo è. Comprendere gli ambienti geografici, culturali ed umani, conoscere la loro storia e le implicazioni vissute del loro passato permettono non solo di “capire” meglio un Popolo e di sapersi “relazionare”meglio con loro ma di saper “adottare” il loro sguardo, ovvero di guardare “non con il nostro vissuto”. E’ l’Umanista che sulla mappa geografica di un Paese non vede solo “pedine” ma legge desideri, ricordi storici, traumi e tradizioni: la visione non resta occidentale se il paese o il popolo non lo è. L’Umanista abbraccia la diversità e la comprende. Comprende la Storia, non la conosce solo: e questo significa che interpreta l’attualità – tensioni, guerre, conflitti o dinamiche che siano – con maggior senso della realtà. Ma soprattutto, in un’analisi d’Intelligence, significa che ha una conoscenza specifica della percezione della Sicurezza, in quel Paese e in quel Popolo. E questo fa la differenza. Facendo un passo indietro sappiamo che la geopolitica è la disciplina che analizza i conflitti di potere tra vari soggetti all'interno di uno spazio geografico determinato e che analizza i fattori fisici e umani che influenzano la politica internazionale. Un’analisi geopolitica contempla: Spazio e Tempo, Geografia, Potere e Fattore Umano. La geopolitica nell’Intelligence, grazie agli Umanisti, aiuta a comprendere le cause profonde delle guerre, delle alleanze e delle competizioni commerciali. Riesce ad anticipare le mosse strategiche degli attori basandosi sulla conformazione fisica dei territori e sulle risorse in gioco. Ma non solo: studia il punto di vista degli "altri" per capire le loro intenzioni e le loro spinte culturali, le interazioni tra collettività collocate in un determinato spazio geografico. Ed osserva la massa, quella collettività dotata di una propria connotazione nazionale e di un'idea di destino condiviso. Rappresenta l’ anti-determinismo, il prestigio e la gloria. Quando leggo ed osservo quanta attenzione – oggi – viene data al posto che si cerca di capire quale sia il migliore per l’IA nell’Intelligence non riesco a non pensare alla famosa frase di più di 100 anni fa che sottolineava come due fattori si potessero condizionare reciprocamente: tecnologie avanzate – diremmo oggi – e uomini primitivi ! L’Umanista – ovvero l’elemento umano – è l’unico a disposizione della geopolitica e dell’intelligence in grado di leggere la storia “incombente”, ovvero quella in cui si è immersi: la maggior parte non la riescono a vedere perché troppo vicina. Ma è anche vero che saperla vedere quando ormai è passata e giace tra le pagine scritte non è di alcuna utilità all’Intelligence. Sempre con la stessa mappa davanti un Umanista dell’Intelligence considera e pondera gli aspetti antropologici, storici, etnografici e linguistici. Ma non solo: sa che ogni evento ha un suo inizio ed una sua fine “oggettiva” e poi ne ha un’altra, con altri termini e parametri di riferimento perché è nell’ambito della “psicologia collettiva”. L’interazione – psicologica e non solo – della collettività è un fattore che non si può considerare in un’analisi di relazioni internazionali o politologiche. Ed è grazie a questo supporto che variano le strategie e le tattiche. E’ solo grazie all’Umanista che lo sguardo sulle vicende non viene attenzionato solo osservando i leader o quelli che “sembrano” essere gli unici attori protagonisti della realtà. Anzi. Questi – spesso – agiscono con un effetto di “riduttori della complessità”. Ciò su cui l’Umanista posa lo sguardo e non lo distoglie è il singolo soggetto, il singolo elemento: coloro grazie ai quali si coagula la popolazione, prendendo forma, autonomia e complessità. Coloro che incarnano lo spirito del tempo». Paesi come la Cina, gli Stati Uniti e la Russia ci hanno dimostrato quanto i leader non siano i veri protagonisti: quanti errori sono stati commessi con lo studio dei leader per leggere i fatti del pianeta ! Il determinismo geopolitico viene abbattuto dall’Umanista superando limiti e confini. Le analisi, le decisioni e le strategie vengono prese tenendo conto della cultura economicistica, dell’eventuale desiderio di voler incidere sulla storia, della capacità di sacrificarsi per poter accrescere la propria posizione e la propria importanza, il proprio indice di violenza. Le tematiche relative alla superiorità di alcune potenze per superiorità talassocratica e finanziaria sono posti sotto attenta osservazione. Stiamo vivendo la società della conoscenza e dell’umanistica digitale e la possiamo vivere con consapevolezza – all’interno di un Intelligence oggettiva e “pulita” solamente con il locus epistemico. Può piacere o meno ma è così. Il termine “Umanistica digitale” non esiste se non con lo scopo di confondere. E sono troppi - a mio parere – ad essere già caduti nel tranello. Ci stiamo interrogando su quali siano i meccanismi di legittimazione della produzione nel campo dell’umanistica digitale: e ci chiediamo “Chi li stabilisce, li controlla e li definisce, e come ci comportiamo a tale riguardo?”. Ci stiamo interrogando su un presupposto errato ed inesistente. Ci dobbiamo difendere per poter continuare a pensare e a definirci al di fuori dell’universalismo. Una grande quantità di informazioni ci raggiungono ma questo non vuol dire che sia conseguenza naturale saper elaborare un pensiero o una visione. L’informazione non è sinonimo di conoscenza. Ma le informazioni, senza cultura, non ci servono: è grazie alla cultura che possiamo possedere una visione, che possiamo darci e dare una priorità, che possiamo guardare verso una prospettiva. Senza Cultura di supporto avremo solo false impressioni ed un senso di smarrimento. Dobbiamo mantenere intonso il nostro pensiero, come unico ed avere cura di un esercizio intellettuale autentico. Vogliamo farci delle domande ? Perfetto ! “Quale tipo di conoscenza la Storia vuole da noi ?”. E la Società, oltre la Storia ? Vogliamo stabilire il nostro obiettivo ? Far avanzare la conoscenza per comprendere la verità. Ma non stiamo andando – almeno non si sta andando- in quella direzione. Si stanno valutando le trasformazioni sociali, le relazioni e le tematiche sbagliate. Esiste una “ragione critica” nelle scienze umanistiche e da quella dobbiamo ripartire. Anche in considerazione dell’oggettivo riscontro che economia, politologia e diritto ci hanno dato: non riescono a considerare il tutto, perché non possono tollerare d’essere soltanto una parte dello scibile. La geopolitica non ha ancora una definizione ben precisa ma come sappiamo studia come le relazioni internazionali si comportano nel contesto del mondo globalizzato. Chi ha studiato epistemologia nell’ambito delle scienze umane conosce il problema della scelta e delle conseguenze: causa – effetto. La geopolitica, coadiuvata dal lavoro degli Umanisti, in un’analisi d’Intelligence impedisce una lettura errata della comprensione del mondo, malgrado il suo contributo epistemologico è ancora faticoso da definire: è una scienza o un sapere ? La geopolitica ha forse la pretesa di poter spiegare tutto o nulla ? Il suo lavoro è la ricerca o fare una descrizione ? Dobbiamo ammettere che nella ricerca di una imprecisata alétheia la geopolitica trapassa, passa oltre, entra nelle pieghe della storia, si amalgama con le nazioni, procede cogliendo il sentimento, comprende la grande architettura dei poteri. “Legge” i popoli, le civiltà, le nazioni, la Storia. E Le comprende. La linguistica è un supporto ed un alleato strategico nella sua missione. Comprende e riconoscere i popoli oltre i confini imposti e comprendere le profonde caratteristiche antropologiche arrivando a comprende se una comunità vive di economia, di sopravvivenza, di mera sussistenza, di gloria o di violenza o di altro ancora è un’attività delicata e fondamentale. Comprendere i codici e i linguaggi ma senza alcun intento divulgativo. La sua missione è comprendere ciò che è decisivo o può diventarlo, distinguere l’importante dal secondario, comprendere le ragioni e i fattori primari per transitare in un’altra era. La geopolitica è un esercizio complesso, deve interpretare la realtà oltre la scenografia, studiare i conflitti di potere in spazi e tempi determinati. Essa non si limita alla dimensione militare del conflitto. Anzi: cerca di risalire alle cause più profonde che lo generano. La geopolitica ha a che fare sia con la storia che con la geografia, perché parte dal presupposto che gli spazi fisici su cui gli Stati si combattono siano intrisi di storia. La geopolitica non è scienza politica. La geopolitica è diversa dalle relazioni internazionali. Suo oggetto principale è il “fattore umano”, ovvero le caratteristiche culturali e antropologiche della popolazione in questione. Piuttosto che studiare questa o quella battaglia, la geopolitica preferisce capire se una nazione è disposta a fare la guerra o no, se ha come obiettivo il benessere economico o la gloria. La geopolitica studia conflitti precisi rifiutando ogni generalizzazione, nella consapevolezza che i rapporti internazionali sono spesso determinati dall’auto-percezione dei Paesi in ballo. La geopolitica mette al centro il “fattore umano”, il che significa che non sono solo i capi a contare, ma la mentalità dell’intera popolazione.La parola “geopolitica” significhi letteralmente “politica della terra” (dal greco “ghé-politiké”), essa è essenzialmente una disciplina storica ed è una disciplina profondamente umanistica. Al centro ci sono gli uomini con le loro storie, la loro volontà di potenza e, a volte, con la loro follia. Alla geopolitica non interessa stabilire la verità assoluta, perché sa perfettamente che ogni Paese agisce in base a principi di verità relativi. Il compito della geopolitica è quindi quello di conoscere queste verità relative, per capire quale sia il posto nel mondo che le varie comunità pensano di ricoprire. Solo mettendosi nei panni degli attori in campo la geopolitica può comprendere come essi ragionano, cercando di andare oltre la cronaca quotidiana dei conflitti – pur necessaria – per capire le tendenze di lungo periodo che guidano l’azione delle superpotenze. La geopolitica non è una scienza esatta, perché non conduce a una verità oggettiva, ma offre una chiave di lettura per interpretare le cose più imprevedibili che esistono: gli uomini e le loro storie, che da sempre si incontrano e si scontrano.L’elemento essenziale per uscire da una dimensione sovrastrutturale è dunque in primo luogo sfuggire a ciò che il nostro tempo e il nostro contesto reputa importante, per calarsi nella complessità. E nel dolore. Tornare alla storia, alla geografia, all’etnografia, alla proto-linguistica. Allo studio dei popoli, dei sentimenti e delle psicologie collettive. Significa anche – ed è questo forse questa la chiave di lettura più significativa – guardare al mondo da un punto di vista profondamente umano. Articolo a cura di:

  • Bancomat, la Prefettura chiama i sindaci: vigilanza privata e videosorveglianza per fermare gli assalti

    FOGGIA – L’ondata di assalti a bancomat e postamat che da mesi colpisce la Capitanata spinge le istituzioni a rafforzare le contromisure. Di fronte ai continui attacchi con la tecnica della cosiddetta “marmotta”, che provocano ingenti danni agli edifici e alimentano un crescente senso di insicurezza nelle comunità locali, la Prefettura di Foggia ha convocato un incontro con i sindaci del territorio per definire una strategia di contrasto più incisiva. L’obiettivo è costruire una rete di sicurezza integrata che coinvolga non solo le Forze dell’Ordine, ma anche le amministrazioni comunali e gli istituti di vigilanza privata. Un modello che punta a rafforzare il controllo del territorio attraverso una collaborazione più stretta tra pubblico e privato. Durante il vertice è emersa la necessità di incrementare la presenza sul territorio nelle fasce orarie considerate più a rischio, in particolare tra le 2 e le 4 del mattino, quando si verificano la maggior parte degli assalti. Tra le misure allo studio figurano pattugliamenti mirati nelle aree più sensibili, un collegamento diretto tra le centrali operative della vigilanza privata e le sale radio di Polizia e Carabinieri, oltre al potenziamento dei sistemi di videosorveglianza attraverso l’integrazione delle reti comunali e private. L’intento è quello di ridurre i tempi di intervento e aumentare la capacità di monitoraggio delle zone maggiormente esposte ai raid criminali, comprese le principali vie di fuga utilizzate dalle bande specializzate negli assalti esplosivi. I sindaci hanno espresso apprezzamento per l’iniziativa, condividendo la necessità di risposte rapide a un fenomeno che sta colpendo numerosi centri della provincia, dalla fascia costiera fino all’entroterra. Resta però aperta la questione delle risorse economiche necessarie per sostenere eventuali servizi aggiuntivi di vigilanza. Bancomat, la Prefettura chiama i sindaci: vigilanza privata e videosorveglianza per fermare gli assalti - Foggia Reporter ISCRIVITI AL CORSO

  • Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito in visita ai Reggimenti Addestramento Volontari

    Il Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello ha incontrato i volontari dell’85° RAV “Verona”, del 235° RAV “Piceno” e del 17° RAV “Acqui”. Il Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha fatto visita nella giornata odierna ai tre Reggimenti Addestramento Volontari dell’Esercito Italiano, La visita si inserisce nel processo di modernizzazione e innovazione della Forza Armata che pone al centro la qualità del capitale umano, a sottolineare l’importanza della formazione di base dei giovani Volontari in Ferma Iniziale. La visita del Capo di SME è iniziata al mattino a Montorio Veronese: accolto al suo arrivo dal Comandante dell'85° RAV “Verona”, Colonnello Emanuele Patalano, il Generale Carmine Masiello, passato in rassegna il picchetto d’onore, ha salutato la bandiera di guerra del Reparto e ha incontrato i Volontari in Ferma Iniziale (VFI) del 1° blocco 2026. Nel suo discorso ha voluto sottolineare: “Benvenuti nella famiglia dell’Esercito! Desidero innanzitutto esprimervi il mio sincero compiacimento per la scelta che avete compiuto. Non è una scelta semplice e proprio per questo merita rispetto. Allo stesso tempo, sento il dovere di parlarvi con sincerità e trasparenza di ciò che significa essere soldati. La vita militare è fatta di impegno, sacrifici, rinunce e fatica. È una scelta che può essere sostenuta soltanto se dentro di voi maturano valori solidi, capaci di dare la forza necessaria per affrontare ogni difficoltà. Sono questi valori a costituire l’ossatura della nostra Istituzione”. La visita del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito è proseguita in tarda mattinata ad Ascoli presso la Caserma “Emidio Clementi" sede del 235° RAV “Piceno”. Dopo la resa degli onori, accolto dal Comandante di Reggimento, Colonnello David Bastiani, ha salutato la Bandiera di Guerra e ha incontrato i giovani volontari del 1° blocco 2026. Nel corso del suo intervento, il Generale Carmine Masiello ha dichiarato: “disciplina, onore, Patria, lealtà, coraggio, spirito di corpo, dovere. Sono parole con cui imparerete presto a confrontarvi ogni giorno. Su di esse dovrete riflettere, perché tra poche settimane presterete giuramento di fedeltà alla Repubblica, assumendovi l’impegno di servire e difendere la Patria, fino all’estremo sacrificio se necessario. La disciplina è il fondamento della vita militare. La nostra missione è servire l’Italia in armi, e l’impiego delle armi può esistere soltanto all’interno di regole precise; diversamente si trasformerebbe in un semplice esercizio di violenza, che non appartiene ai soldati. L’onore è l’orgoglio di indossare l’uniforme, di portare il Tricolore sul braccio, di appartenere a un’Istituzione al servizio del Paese e dei suoi cittadini. Nel concetto di Patria sono racchiuse le nostre radici, la nostra storia e i valori che ci uniscono. La Patria è il rispetto per chi ha sacrificato la propria vita per l’Italia. È la consapevolezza di appartenere a una Nazione che merita di essere servita, difesa e onorata. Per questo servono soldati con la "S" maiuscola”. Al termine della visita, il Capo di SME si è spostato a L’Aquila, sede del II battaglione del 235° RAV “Piceno”, dove è giunto nel primo pomeriggio. Anche in questa sede ha voluto condividere alcuni momenti incontrando tutto il personale del battaglione, e sottolineando: “Ottant’anni fa nasceva la Repubblica Italiana. Ottant’anni fa l’Esercito giurava fedeltà a un nuovo ordine democratico. Da allora generazioni di soldati hanno servito il Paese con dedizione, offrendo la propria vita per il bene dell’Italia. Questa è l’eredità che assumerete sulle vostre spalle nel momento in cui pronuncerete il vostro giuramento. È un’eredità che richiede standard fisici, morali e professionali elevati, sui quali non possono esserci compromessi. Il comportamento di ciascun soldato non riguarda soltanto sé stesso: può avere conseguenze sui propri commilitoni e sull’intera Istituzione. Per essere soldati serve forza di volontà. Serve la capacità di mettere il dovere al primo posto, anche nelle giornate più difficili. In quei periodi in cui non esistono sabati o domeniche, quando le notti sono brevi, le sveglie suonano prima dell’alba, la pioggia è battente o il caldo è insopportabile. Perché la Patria si difende sempre!”. Le visite del Capo di SME sono terminate nel pomeriggio a Capua, presso la Caserma “Oreste Salomone", sede del 17° RAV “Acqui”. Dopo la resa degli onori, il Vertice di Forza Armata, accolto dal Comandante di Reggimento Colonnello Vincenzo Catalano, ha salutato la Bandiera di Guerra e ha incontrato i Volontari in Ferma Iniziale insieme al personale militare e civile. Nel corso del suo intervento, il Generale Masiello ha detto: “I momenti difficili si superano con la determinazione, con una preparazione fisica adeguata, con valori profondamente radicati e con quella fiducia reciproca che costituisce lo spirito di corpo. Lo spirito di corpo è il legame che unisce i soldati. È la consapevolezza di appartenere a una famiglia nella quale si cresce insieme, si migliora insieme e nessuno viene lasciato indietro. Diventare soldati significa scegliere una professione unica, capace di offrire soddisfazioni profonde che vanno ben oltre l’aspetto materiale. Significa dedicare la propria vita a qualcosa di più grande di sé. Vi do appuntamento al giorno del vostro giuramento, quando, davanti ai vostri genitori, ai vostri familiari e alle persone che vi sono care, pronuncerete con orgoglio le parole “Lo giuro”. In quel momento, quel grido rappresenterà la conferma della consapevolezza, della maturità e dell’orgoglio della scelta di vita che avete compiuto”. Il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito in visita ai Reggimenti Addestramento Volontari

  • Assalto all’alba al bancomat Credem, esplosione e fuga con i chiodi sull’asfalto

    Colpita la filiale di via Kennedy poco prima delle 5: una guardia giurata ha incrociato la banda in fuga su un’auto scura. Indaga la Polizia CANOSA DI PUGLIA - Un boato poco prima dell’alba ha svegliato la zona compresa tra via Kennedy e via Saffi, dove il bancomat della filiale Credem è stato fatto esplodere da un gruppo di malviventi. L’assalto è avvenuto pochi minuti prima delle 5, quando una potente deflagrazione ha danneggiato la parte esterna dell’istituto di credito. Secondo le prime ricostruzioni, ad agire sarebbe stato un gruppo composto da almeno 4 persone, tutte con il volto coperto. Dopo l’esplosione, dalla zona del bancomat si sarebbe levato un intenso fumo, mentre i malviventi avrebbero tentato di allontanarsi rapidamente dall’area. Sul posto sono arrivati gli operatori della vigilanza privata Vegapol. Una guardia giurata, giunta nell’area subito dopo il colpo, si sarebbe trovata davanti ai componenti della banda proprio durante la fuga. Ne sarebbe nato uno scambio di minacce, prima che i 4 riuscissero a salire a bordo di un’auto scura e a far perdere le proprie tracce. Il veicolo utilizzato per la fuga, secondo le prime informazioni, sarebbe un’Alfa Romeo Giulia di colore scuro. La pattuglia della vigilanza privata è arrivata a pochi istanti dall’azione criminale. Per ostacolare un eventuale inseguimento, la banda ha predisposto sull’asfalto chiodi a 4 punte. Gli ostacoli sono stati trovati lungo via Kennedy, dove si trova la banca, e anche su un tratto di via Corsica, strada che precede l’area dell’istituto di credito. La violenza dell’esplosione ha provocato ingenti danni alla struttura esterna della filiale. Resta ancora da chiarire se i malviventi siano riusciti a impossessarsi del denaro contenuto nel bancomat oppure se la fuga sia avvenuta senza bottino. Sull’episodio sono in corso le indagini della Polizia di Stato, chiamata a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’assalto, il percorso seguito dalla banda e l’eventuale presenza di immagini utili riprese dai sistemi di videosorveglianza della zona Assalto all’alba al bancomat Credem, esplosione e fuga con i chiodi sull’asfalto - Buonasera 24

  • Venezia – Nordafricano fugge dai controlli e si getta in canale: poliziotto si tuffa e gli salva la vita

    VENEZIA – Ha tentato di sfuggire a un controllo della Polizia correndo tra le calli del centro storico e, nel disperato tentativo di far perdere le proprie tracce, si è gettato in un canale senza sapere nuotare. Una scelta che avrebbe potuto costargli la vita se un agente della Questura non si fosse tuffato in acqua per soccorrerlo. L’episodio è avvenuto nella serata di mercoledì 3 giugno nei pressi di Campo Santa Margherita, sotto gli occhi increduli di residenti, passanti e turisti che hanno assistito alla scena. Tutto è iniziato durante un normale servizio di controllo del territorio da parte del personale della Questura di Venezia. Gli agenti avevano chiesto i documenti a un cittadino di origine nordafricana, ma l’uomo, invece di collaborare, ha improvvisamente iniziato a correre nel tentativo di sottrarsi all’identificazione. Durante la fuga avrebbe anche lanciato a terra un pacco che aveva con sé, immediatamente recuperato dai poliziotti. Nel frattempo uno degli agenti si è messo all’inseguimento del fuggitivo, seguendolo fino alla riva di un canale. A quel punto il nordafricano si è gettato in acqua nel tentativo di proseguire la fuga, ma quasi subito è apparso evidente che non fosse in grado di nuotare. L’uomo ha iniziato ad agitarsi e a perdere il controllo, rischiando di essere trascinato a fondo. Resosi conto del pericolo imminente, il poliziotto non ha esitato a intervenire. Raggiunta la sponda, si è tuffato nel canale riuscendo ad afferrare il fuggitivo e a riportarlo in sicurezza, evitandone l’annegamento. Una volta tratto in salvo, l’uomo è stato arrestato e condotto negli uffici della Questura. Dopo aver trascorso la notte nelle camere di sicurezza, nella mattinata successiva è comparso davanti al giudice per l’udienza di convalida. La vicenda si è così conclusa con un arresto, ma soprattutto con un intervento che ha evitato una possibile tragedia nelle acque della laguna veneziana. Venezia - Nordafricano fugge dai controlli e si getta in canale: poliziotto si tuffa e gli salva la vita | TViWeb

  • Ucciso per difendere la figlia, 'voleva entrare in bagno per finirci'

    (ANSA) - PORCIA, 03 GIU - "Forse voleva finirci". È il timore espresso dalla ex compagna di Fabrizio Barberini, Andra Florina Dorobantu, riferendosi a quando si era barricata in bagno con i figli di 15 e 7 anni durante i momenti più drammatici della vicenda che si sarebbe conclusa con l'omicidio del padre, Marius Adrian, avvenuto a Porcia (Pordenone). Un passaggio richiamato nell'ordinanza del Gip che ha disposto la custodia cautelare in carcere per l'uomo e che ricostruisce gli istanti successivi all'aggressione. Secondo quanto emerge dal provvedimento, alla base della discussione familiare ci sarebbe stata la scoperta di un AirTag che l'uomo avrebbe nascosto nell'auto dell'ex compagna per monitorarne gli spostamenti. Da quel confronto sarebbe poi scaturita un'escalation culminata nei fatti oggetto dell'indagine. Dopo avere chiamato il 112 ed essere stata invitata a rimanere chiusa nel bagno insieme ai bambini, la donna avrebbe sentito Barberini tentare ripetutamente di sfondare la porta senza pronunciare alcuna parola. La paura, riportata negli atti, era che potesse raggiungerli. Il gip evidenzia come l'indagato fosse ancora intento a cercare di abbattere la porta, quando sul posto sono arrivati gli agenti della Squadra Volante, intervenuti pochi minuti dopo la richiesta di aiuto. L'ingresso delle forze dell'ordine avrebbe così interrotto l'azione e consentito di mettere in sicurezza la donna e i due figli minori, rimasti barricati nel bagno fino a quando non hanno sentito la voce di una poliziotta chiedere se ci fosse qualcuno in casa. Nell'ordinanza il giudice richiama questo elemento come uno dei passaggi centrali nella valutazione della gravità del quadro ricostruito dagli inquirenti. (ANSA). Ucciso per difendere la figlia, 'voleva entrare in bagno per finirci'

  • Le immagini satellitari mettono in luce le difficoltà della campagna militare russa

    Dall'inizio dell'invasione nel febbraio 2022, l'esercito russo ha subito ingenti perdite in termini di equipaggiamento. Tuttavia, secondo una recente valutazione basata su fonti di intelligence open source, la reale entità di tali perdite potrebbe essere stata sottostimata. Le immagini satellitari mettono in luce le difficoltà della campagna militare russa

  • "Da quella casa odore di bruciato": all'arrivo della polizia calci e pugni a un agente (che finisce al pronto soccorso)

    L'aggressione a un poliziotto e l'arresto: per un 35enne italiano sono scattate le manette per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale -- L'odore di bruciato che usciva da un appartamento e alcuni rumori riconducibili a una lite. Questa la segnalazione giunta alla centrale operativa della questura che domenica mattina ha fatto accorrere la polizia, intorno alle 9.30, in via Panfilo Castaldi (zona Porta Venezia), a Milano. Un intervento che si è concluso con un arresto perché quando gli agenti sono entrati nell'abitazione uno degli uomini presenti - un 35enne italiano - ha aggredito uno dei poliziotti, provocandogli ferite con una prognosi di un mese. L'aggressione e l'arresto Giunti sul posto, gli agenti hanno bussato ripetutamente alla porta dell'abitazione indicata, senza ricevere alcuna risposta dall'interno. Una volta dentro hanno trovato tre persone distese sul letto, in camera. Un uomo - un 35enne italiano che, come le altre due persone, è stato descritto alterato forse dall'abuso di alcol - non ha reagito bene alla vista dei poliziotti e si è scagliato contro uno degli agenti. Il 35enne ha colpito uno degli operatori con calci e pugni tanto da rendere necessario il ricorso di quest'ultimo alle cure mediche del pronto soccorso da dove è stato dimesso con una prognosi di 30 giorni. L'uomo invece è stato arrestato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. -- Milano, aggressione in via Panfilo Castaldi: ferito poliziotto, arrestato 35enne https://www.milanotoday.it/cronaca/aggressione-polizia-via-panfilo-castaldi-milano-arresto.html © MilanoToday

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