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  • Tiro al bersaglio sparando in strada con la pistola: 35enne colpito da un proiettile all'addome. Indagini su un gruppo di giovani

    MAROSTICA (VICENZA) - Un 35enne è rimasto gravemente ferito da un colpo di pistola nel tardo pomeriggio di sabato 16 maggio in via Sedea a Marostica. I contorni della vicenda restano da chiarire ma secondo quanto finora emerso l'uomo sarebbe stato colpito accidentalmente mentre un gruppo di giovani giocava al tiro al bersaglio sparando in strada all'indirizzo di segnali stradali. Indaga la polizia per chiarire chi materialmente abbia esploso il colpo e se la vittima e gli altri presenti si conoscessero, nonché per acclarare se davvero - come sembra - si sia trattato di un incidente. La ricostruzione Erano le 18 quando il 35enne, ferito all'addome, è stato accompagnato da un amico all'ospedale San Bassiano di Bassano. Era stato colpito da un colpo d'arma da fuoco. Gli accertamenti avviati dalla polizia si orientano verso la pista di un incidente avvenuto in via Sedea, dove alcuni giovani avrebbero giocato al tiro al bersaglio in strada con una pistola, colpendo l'uomo di passaggio. Le condizioni del ferito Il 35enne è stato trasferito d'urgenza all'ospedale di Vicenza. Il proiettile ha causato un importante versamento interno di sangue e l'uomo è ricoverato in terapia intensiva. Le indagini Molti sono i punti ancora da chiarire. La polizia è al lavoro per identificare tutti i presenti e la provenienza dell'arma. Anche se fosse stata legalmente detenuta, il quadro di responsabilità che va delineandosi per i presenti è estremamente grave. Tiro al bersaglio sparando in strada con la pistola: 35enne colpito da un proiettile all'addome. Indagini su un gruppo di giovani

  • Trasporta 14 bambini dentro una 500: donna fermata dalla polizia

    Una pattuglia del commissariato San Lorenzo, impegnata nei controlli di routine sulle strade di Palermo, ha notato una Fiat 500L procedere lentamente e con il bagagliaio pieno di zaini scolastici. Un dettaglio che ha insospettito gli agenti, spingendoli a fermare il veicolo per un accertamento più approfondito. Quando la portiera si è aperta, la scena che si sono trovati davanti ha superato ogni aspettativa: all’interno dell’abitacolo erano ammassati quattordici bambini, molti dei quali frequentatori della scuola primaria, insieme a un ragazzo più grande. Tutti stipati uno sull’altro, senza alcun sistema di ritenuta e senza lo spazio minimo per viaggiare in sicurezza I controlli e le sanzioni La conducente, una donna di circa quarant’anni, era l’unica adulta presente. Oltre ai piccoli passeggeri, l’auto conteneva anche una montagna di zaini e borse, che occupavano ogni angolo disponibile. Per lei sono scattate immediatamente le sanzioni previste dal Codice della strada: superamento del numero massimo di persone trasportabili e totale assenza delle condizioni di sicurezza obbligatorie per i minori. La versione della donna e l’intervento dei genitori Davanti alle domande degli agenti, la conducente ha spiegato di aver ricevuto il consenso dei genitori per accompagnare i bambini da scuola alle rispettive abitazioni. Una versione confermata dalle famiglie, convocate al commissariato per recuperare i figli e completare le procedure di identificazione. La segnalazione alla Procura minorile L’intera vicenda è stata trasmessa alla Procura per i minorenni di Palermo, che valuterà eventuali ulteriori profili di responsabilità. L’episodio, oltre a evidenziare una grave violazione delle norme di sicurezza, ha sollevato interrogativi sulla consapevolezza dei rischi da parte degli adulti coinvolti. Trasporta 14 bambini dentro una 500: donna fermata dalla polizia

  • Modena sotto attacco. Strage o Terrorismo? Falcia passanti con l'auto e semina il panico con un coltello. 8 feriti, arrestato 31enne. (Analisi dott. Stefano Bassi e dott. Francesco Salmeri)

    Il fatto Sabato 16 maggio, nel centro di Modena, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, ha dapprima impegnato un incrocio passando col semaforo rosso e quindi ha diretto il veicolo verso il marciapiede colpendo persone indiscriminatamente. Successivamente allo schianto contro una vetrina, con cui ha causato il ferito più grave che ha perso entrambi gli arti inferiori, ha abbandonato il mezzo e, armato di coltello, ha scatenato ulteriore panico collettivo. Alcuni passanti sono intervenuti bloccandolo e disarmandolo dopo una colluttazione per poi consegnarlo alle Forze dell’Ordine frattanto sopraggiunte. Analisi Intelligence: La presente analisi è basata sui dati ad oggi disponibili da fonti aperte affidabili, ma apre ad una serie di considerazioni di più ampio respiro in merito a questa tipologia di attacchi da parte di soggetti solitari utilizzando veicoli lanciati su passanti in aree e momenti frequentati così come utilizzando armi da taglio. Da attenzionare sono alcuni pattern ricorrenti, utili a guidare in futuro analisi preventive, ossia conoscenza volta ad anticipare eventi come quello di Modena di sabato pomeriggio. In primo luogo emerge la difficoltà di individuare i cosiddetti lupi solitari, spesso soggetti alterati, non necessariamente radicalizzati. Paradossalmente è più facile monitorare progetti e azioni di gruppi organizzati o comunque caratterizzati da elementi di condivisione e comunanza (politica, religione, origini, ecc.) piuttosto che singoli e autonomi individui. È più facile monitorare un luogo di aggregazione o gruppi spontanei od organizzati all’interno di un penitenziario piuttosto che un’apparentemente pacifica persona nella tranquilla e inclusiva provincia emiliana. L’intelligence tuttavia impone di interpretare segnali e dati con una visione ampia, unendo i punti, anche quelli apparentemente più lontani o non di immediata relazione. Il Salim El Koudri non pare aver presentato sintomatologie di fondamentalismo (ciò emergerebbe dalle perquisizioni presso l’abitazione e dai primi interrogatori), tuttavia la domanda da porsi è “Perché ieri pomeriggio?” “Perché in questo contesto storico?” L’asserito disagio mentale era noto e un evento analogo avrebbe potuto verificarsi improvvisamente in altro momento, certamente. Ma si analizzi quanto sta accadendo nel mondo, la situazione palestinese esacerbata in continuazione da politica e varie formazioni collegate, il conflitto in Iran, l’odio contro l’occidente promosso anche da parte di fazioni di occidentali stessi, il fraternizzare con gli apparenti deboli e fragili del mondo, ecc. Tutti fattori che possono fungere da innesco per azioni da parte di squilibrati o esaltati. Solo 12 ore prima in Nigeria le Forze Speciali americane avevano neutralizzato il numero due dell’IS Abu-Bilal al-Minuki, considerato uno dei principali quadri operativi nel Sahel e nell’area del Lago Ciad (Africa subsahariana), oggi epicentro del jihadismo globale. Sempre poche ore prima dell’evento di Modena, l’Israel Defense Force (IDF) ha eliminato Al-Haddad a Gaza, vertice di Hamas e ultimo superstite del comando terrorista che ha concepito e attuato l’eccidio del 7 ottobre 2023. Queste importanti azioni contro il terrorismo internazionale possono scatenare qualcosa nella mente di un soggetto instabile e per origine, cultura e religione più affine a certe posizioni che ad altre, anche senza aver precedentemente manifestato sintomatologie di estremismo o radicalizzazione. Emerge altresì che pochi giorni prima di sabato 16 maggio, Meta avesse chiuso i profili social del Salim El Koudri. Non sono note le motivazioni, ma è risaputo che quando sono chiusi o sospesi i profili ciò avviene per conclamati motivi dovuti, ad esempio, ad affermazioni e contenuti di incitamento all’odio, alla violenza, ecc. Considerato che Meta non procede sovente con provvedimenti di questo tipo, nonostante le nefandezze e le pericolose affermazioni pubblicate online da più parti, pare plausibile che i contenuti sulle pagine social del magrebino possano essere stati allarmanti. Da considerare è altresì il pattern origine – religione – studio universitario. Gli studi e la realtà dimostrano che oggi, come decenni orsono avvenne in merito all’eversione interna, le università sono poli da attenzionare. All’interno di esse trova fertile terreno un mix di cultura polarizzata e fraternizzazione tra soggetti di diversa provenienza ma con ideali comuni, come la propaganda pro-pal, l’antisemitismo, il sentimento antioccidentale e anti-italiano, contro le Istituzioni, ecc. La storia ci dimostra come rilevanti atti di terrorismo siano stati posti in essere da giovani acculturati e non dallo straniero che lavora in fabbrica per mantenere la famiglia. E le università, anche alcune emiliane, sono notoriamente frequentate da fanatici di casa nostra e da persone di origine mediorientale e dell’Africa musulmana. Altro pattern interessante è la facilità di colpire in piccoli contesti urbani, città tranquille come Modena, inclusive e con alta penetrazione straniera ma mai teatri di crimini di questa specie. Le grandi metropoli sono più controllate e ricche di obiettivi sensibili perciò adeguatamente difesi dal rischio terrorismo, mentre i piccoli centri sono spesso considerati e si sentono erroneamente immuni. Sono invece questi oggi i più probabili bersagli di atti solitari, proprio perché più vulnerabili e seduti sulla loro apparente tranquillità, in cui le Amministrazioni stesse minimizzano i problemi di pubblica sicurezza e per lo più causati dalla sovrapopolazione di persone non occupate e prive di famiglia, di provenienza africana e mediorientale ovvero dai cosiddetti italiani di seconda generazione dalle origini succitate. Si aggiunge infine che in atti come quello di ieri il martirio non è più contemplato, l’attentatore fugge, spesso armato, come è già successo in Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna, ecc. Al contempo l’attentatore non ha comunque nulla da perdere, non vuol essere martire ma rischia tutto, senza remore. Vero è che l’attentatore di Modena pare essere stato seguito dai Servizi sanitari per problemi psichiatrici. Non è dato conoscere di che tipo, visto l’ampio spettro del disagio e della malattia mentale. Alcune patologie sono impeditive della guida dell’auto, ma non di uscire di casa con un coltello. Altre, correttamente, non impediscono di avere la patente. Se si unisce una situazione di instabilità di tipo psicologico con gli elementi precedentemente accennati, è evidente come anche questa condizione possa contribuire ad esacerbare emozioni e istinti e a determinare scelte estreme. Ecco che quindi l’intelligence è chiamata a interpolare numerosi elementi quali le origini, la religione, la cultura, l’inclusione in un contesto locale, l’attività politica, pseudopolitica e online, il panorama internazionale e i fattori scatenanti disegni criminosi nella mente di singoli soggetti, spesso i condizioni di esposizione soggettiva (ad esempio l’essere di origine o cultura diversa e percepirsi respinto dal mercato del lavoro dopo la laurea, ecc.). Analisi Security: Dal punto di vista della security e, in particolare, del Risk Assessment, gli eventi come quello di Modena presentano bassa probabilità ma danni estremi (la vita umana). L’azione solitaria è, come analizzato in precedenza, di difficile predizione e prevenzione. L’elemento soggettivo dell’attore rende la deterrenza mediante difese antropiche pressoché inefficacie, atteso che non è possibile pensare di “militarizzare” intere città, che chi compie questi reati non teme per la propria vita e che le regole di ingaggio in ambito urbano sono di difficile interpretazione e, allo stato attuale, inibiscono l’azione di militari, polizia e sicurezza sussidiaria. La risposta a tutela della collettività deve essere la protezione con difese passive, rebus sic stantibus. Pedonalizzare i centri storici soprattutto nelle giornate e orari di maggiore frequentazione, come il sabato e la domenica, in occasione di eventi, ecc., installando idonei dispositivi HVM (Hostile Vehicle Mitigation) o Vehicle Security Barrier (VSB), quali manufatti fissi o a scomparsa, new jersey e cosiddetti panettoni e presidiando gli accessi alle aree pedonali. Utili in aree aperte al traffico veicolare sono i dissuasori, da utilizzare per ridurre la velocità dei mezzi in ambito cittadino, proprio prevenire attacchi ad alta velocità. Fondamentale, anche con importanti investimenti e anteposizione all’estetica e all’immagine dei luoghi, soprattutto nei centri urbani, è l’impiego di dispositivi come paletti e affini a protezione dei marciapiedi. Manufatti che debbono essere a norma e idonei a bloccare un mezzo lanciato verso l’area del margine stradale riservata ai pedoni, tutelandone l’incolumità. La tecnica oggi permette di produrre e disporre di manufatti di varie forme e materiali, permettendone la posa in opera in ogni ambito e ben inserendosi nel contesto. Polemiche su estetica e arte lasciano il tempo che trovano e soccombono alla primaria necessità di proteggere l’incolumità pubblica. La serie normativa ISO 22343:2023 è oggi un prezioso strumento antiterrorismo, disciplinando appunto la materia della Vehicle Security Barrier (VSB), così come la norma ISO 22341:2021 sulla prevenzione del crimine attraverso la progettazione Ambientale (CPTED – Crime Prevention Through Environmental Design) fornisce strategie per ridurre il crimine, i comportamenti antisociali e l’insicurezza negli spazi pubblici e urbani. Da ultimo occorre sensibilizzare accuratamente e con equilibrio la popolazione tutta, come già avviene ad esempio negli aeroporti e in determinati contesti ferroviari. La società è cambiata, lo scenario nazionale e internazionale impongono purtroppo un approccio diverso alla vita di tutti i giorni. La cittadinanza attiva deve andare a braccetto con la security partecipata, responsabilità di tutti verso sé stessi e i propri affetti e verso la collettività tutta. Riconoscere segnali deboli, essere vigili, segnalare alle Forze dell’Ordine ogni elemento che appaia sospetto in strada, al bar, sul lavoro, online, sapersi mettere in sicurezza. I cittadini devono essere i primi occhi vigili nelle aziende, nelle scuole, nei quartieri e nelle città. Deve essere promossa e riscoperta una cultura identitaria, il senso di appartenenza, lo spirito e l'orgoglio di comunità. Le Forze dell'Ordine sono un punto di riferimento, per questo è fondamentale impegnarsi per costruire ponti e relazioni fattive, per integrare azioni e competenze pubbliche e private e rafforzare la fiducia da parte dei cittadini. I paesi in cui è più elevata la fiducia nelle Istituzioni e e, in primo luogo, nelle Forze di Polizia e nella security (anche privata), sono quelli in cui la popolazione è più serena e felice, tranquilla e fiduciosa nel futuro e in cui la gente ama il proprio Paese (si cita, ad esempio e su tutti, la Finlandia). Le Amministrazioni locali devono essere rese consapevoli che hanno un ruolo primario nel garantire la sicurezza mediante la Polizia Locale, opere di riqualificazione di quartieri e progettazione di nuove aree ed evitando di favorire comportamenti antisociali e situazioni di degrado. Ai sensi del D.L. 13/2017, convertito in L. 46/2017, e dell'art. 54 del D.Lgs. 267/2000, al Sindaco sono attribuiti precisi poteri in materia di sicurezza urbana. Cosa che alcune amministrazioni locali polarizzate a volte dimenticano o appositamente respingono. Le Amministrazioni stesse, unitamente alla stampa, devono sforzarsi di trattare fatti e fenomenologie con il loro vero nome. “Disagio”, “fragilità”, “episodio isolato”, “precedenti psichiatrici” sono un lessico sterile e inclusivo che minimizza i problemi e quasi li giustifica, con i risultati di degrado e insicurezza che sono sotto gli occhi di tutti, in nome di tolleranza e inclusione. Sicché il criminale diventa vittima e le vere vittime una conseguenza dell’esclusione del primo da parte di una società ostile. È ora di tutelare i cittadini che producono e contribuiscono col loro lavoro alla crescita del Paese e delle comunità e di isolare definitivamente gli elementi che costituiscono minacce. Serve l’impegno e l’azione di tutti, lo dobbiamo ai nostri figli e al nostro Paese. Analisi Security - Intelligence a cura dott. Stefano Bassi Analisi Criminologica: A distanza di circa ventiquattro ore dall’azione criminale perpetrata a Modena, la rete è stata ormai invasa da posts e commenti di varia natura e profilo, tipicamente accogliendo la più ampia scelta di autori, dal quisque de populo all’accademico di fama. Questo è un dato che è opportuno tener presente nel momento in cui, sobriamente si sente la necessità di condividere pensieri e suggestioni ancorate, il più possibile , ad elementi tecnici che possano ingenerare in chi legge lo stimolo ad ulteriori riflessioni. La stampa , fulminea ed impietosa, ci ha dato un primo report circa la categoria criminogenetica cui ascrivere il fatto, a mano a mano che la road map investigativa ha rapidamente consumato i suoi passi canonici ( esame delle immagini della videosorveglianza, perquisizioni domiciliari, esame tossicologico, digital forensic), delineandoci un quadro che , in ogni caso, necessita evidentemente di ulteriori livelli di approfondimento investigativo. Questo perché vadano ad un certo punto chiuse altre eventuali piste d’indagine che, in tutto o in parte , possano convivere con quella indicata dai media come al momento più accreditata, per cui apprendiamo anche del dovuto coinvolgimento degli organismi antiterrorismo. Il giorno dopo il fatto, necessariamente dobbiamo fronteggiare alcuni mostri, alcuni interrogativi, sicuramente anche un certo livello di apprensione e preoccupazione. Perché dinamicamente c’è un prima , un durante ed un dopo questo fatto di sangue. Prima perché si è subito parlato di attacco terroristico : perché fondamentalmente la memoria ci ha riportato indietro ai fatti di Nizza del 14.7.2016, ed altri con modalità simili in diversi paesi anche europei. Dal 2004 al 2020 sono stati circa 30 gli attentati perpetrati in vari paesi europei e ricondotti a matrice di natura islamica . Le città italiane, anche in base all’incedere della stagione estiva, sono notoriamente alvei di accoglienza di corposi flussi di turisti e visitatori, anche stranieri, attratti , oltre che dalla bellezza ed amenità dei territori, anche da numerosi eventi di varia natura. Il mutamento degli scenari internazionali ha determinato , ormai da anni, l’assunzione di conseguenti linee guida centrali che hanno posto l’accento sull’assoluta necessità di intensificare i servizi di vigilanza in ragione delle priorità degli obiettivi, in una generale chiave di lettura operativa improntata ad un adeguato allertamento sotto cui ricadono , per diversi profili, le dette dinamiche sociali, peraltro connotate da significativi volumi di persone. La menzionata sensibilizzazione incontra , quale momento di espressione operativa , oltre che la prevenzione generale ed il controllo del territorio, anche i servizi di Ordine e Sicurezza Pubblica disposti con ordinanza di servizio dell’Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza che vengono adeguati in base ai reports dell’intelligence e posti quindi in linea con le direttive generali. Queste tengono peraltro conto sia del livello basico dei dispositivi di sicurezza, sotto il quale è inopportuno collocare i servizi operativi, sia dell’analisi delle modalità di estrinsecazione della minaccia o dell’aggressione che, in alcuni casi , si sono evidenziate “ non convenzionali” seppur realmente non nuove : si fa riferimento nello specifico al “ ramming” piuttosto che allo “stabbing” che, nel caso in analisi singolarmente hanno convissuto. Pertanto , mentre per gli eventi di piazza , si può ritenere di poter centrare protocolli operativi di protezione, perfettamente e pienamente aderenti al corpus normativo sviluppatosi dalla Circolare Gabrielli ai giorni nostri, invece puo’ essere difficile standardizzare modelli validi generali, attagliabili a tutte le realtà urbane, tendenzialmente incompatibili ed insofferenti ad approcci ispirati alla “militarizzazione delle aree”. Ciò ci spinge a considerare come il “prima” ed il “dopo” siano per noi cittadini intimamente connessi, cementati dalla preoccupazione che l’episodio possa non essere tale, o possa non rimanere tale nel momento in cui, orbato della programmazione e finalizzazione ad ingenerare “terrore”, possa divenire ispirazione per stimoli d’emulazione. Questo perché oggi abbiamo più paura di ieri. Perché ciò non era mai successo, o non era mai successo così, ed istintivamente il “buon padre di famiglia” od il tecnico, non può ragionevolmente supporre che ciò non si possa ripetere, seguendo una dinamica non nuova. La protezione e difesa passiva degli eventi di piazza , ludici o religiosi, ricadono sotto la gestione integrata in termini di safety e security, condivisa tra i Comuni e le Autorità di Pubblica Sicurezza così come si è detto in precedenza : ma gli atti ostili indiscriminati ? Sappiamo per certo cosa può accadere, ma assolutamente non quando e dove, forse oggi sappiamo anche come può accadere ciò che prima era classificato come improbabile : il ramming e lo stabbing sono strumenti e modelli d’aggressione low cost, integrabili per elevarne il potere di danno umano e materiale; ciò per scelta di tipologia di obiettivo, per upgrading di potenziale o per dinamica e tempistica. E’ forse tempo , in un’ottica di prevenzione e protezione passiva di mappare i territori urbani per evidenziare le aree a maggior sensibilità ed esposizione agli atti ostili arbitrari, indipendentemente dalla loro matrice , atteso che anche la persona in stato di alterazione psicofisica possa dar causa ad eventi assimilabili per effetti e danni a quanto accaduto. Analisi esperta delle aree urbane con una lettura dinamica ed un report , denso e significativo, che possa indirizzare scelte politico amministrative con ricadute economiche sulle comunità : zone già codificate come pedonali, mercati , strade, viali, lungomare, promenades probabilmente andrebbero valutate al fine di attuare standards adeguati di Hostile Vehicle Mitigation, compatibili con l’arredo urbano e “digeribili” da parte del cittadino che ha diritto di sentirsi sicuro ma non blindato e limitato. Al contempo sarebbe irragionevole affidare la sicurezza urbana di dette zone, alle sole strutture nate per la safety, sia che si tratti di bollards o fioriere rinforzate in calcestruzzo : la presenza di first responders resta assolutamente imprescindibile e va resa compatibile, in scala di priorità di obiettivi, con la endemica riduzione della risorsa umana, possibilmente specializzata. Avevo dato cenno del “durante” e volutamente l’ho lasciato alla fine. Il durante dell’evento mi ha riportato delle suggestioni contrastanti , derivate dall’analisi di alcuni fattori riportati dalle immagini della video sorveglianza e più ampiamente dai media. Abbiamo avuto quello che gli Americani chiamano the good guy, che ancorchè disarmato ha ingaggiato l’elemento ostile riportandone ferite e, con l’ausilio di altri come lui, ha impedito che portasse oltre le conseguenze della sua condotta criminale : uno spaccato di umanità che ci deve portare ad interrogarci sulla nostra identità civica in questo periodo storico. Ma abbiamo avuto , e le immagini sono inequivocabili, i due ciclisti che hanno bighellonato tra corpi ed effetti personali , uno riprendendo con lo smartphone, in una totale ma non nuova eclissi di empatia e di umanità, in un afflato tossico di deresponsabilizzazione, superato probabilmente solo dallo scooterista che, a passo d’uomo, ha osservato la scena completamente orbo nella percezione della immane tragedia consumatasi. Analisi a cura del dott. Francesco Salmeri

  • Bodycam e tutele più ampie: in arrivo la riforma della polizia locale. Ma c’è il nodo coperture

    Via libera della Camera alla delega. Il testo passa al Senato ma c’è il nodo coperture La riforma della polizia locale arriva dopo quasi quarant’anni. Ma rischia di nascere senza benzina. La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega che riscrive funzioni, ordinamento e tutele degli agenti con 130 voti favorevoli, 31 contrari e 71 astenuti. Scoppia la polemica tra opposizione e maggioranza. È il primo intervento organico dalla legge quadro del 1986. Un passaggio atteso da decenni, destinato a cambiare il lavoro degli agenti nei Comuni italiani: più garanzie assicurative, nuove coperture in caso di infortunio, patrocinio legale quando l’uso delle armi o della forza finisce davanti a un giudice, bodycam tra le dotazioni, accesso ai database delle Forze di polizia dello Stato. Nei conti, però, la riforma parte già zoppa. L’unico capitolo di spesa previsto dal testo - un fondo da 20 milioni di euro all’anno - per il 2026 non c’è più. È stato svuotato dal decreto Sicurezza del governo Meloni. Quei soldi, nati per accompagnare il riordino della polizia locale, sono stati dirottati su altre misure di sicurezza urbana. E ai Comuni, intanto, arrivano nuovi obblighi, nuove spese, nuove responsabilità. Senza un euro di compensazione. A ciò si aggiunga che resta il nodo degli organici, in caduta libera dal 2009. Il fondo da 20 milioni che non c’è più Il cortocircuito nasce da lontano. La legge di Bilancio per il 2021 aveva istituito, presso il ministero dell’Interno, un Fondo per la riforma della polizia locale. Dotazione: 20 milioni di euro all’anno dal 2022. Era il serbatoio finanziario pensato per il momento in cui il Parlamento avrebbe finalmente messo mano al riordino della polizia locale. Quel momento è arrivato. Ma il serbatoio, per il primo anno utile, è vuoto A dirlo è il Servizio Bilancio della Camera nel dossier sul provvedimento: per il 2026 i 20 milioni non sono più disponibili. Sono stati azzerati dal decreto legge 23 del 2026, il cosiddetto decreto Sicurezza varato ad aprile tra numerose polemiche. In particolare, l’articolo 6, comma 7, lettera a), ha utilizzato quelle risorse per coprire altre voci di spesa, legate al «potenziamento delle iniziative in materia di sicurezza urbana». Il perimetro è simile. La sostanza no La sicurezza urbana è uno dei terreni politici più battuti dal governo. La riforma della polizia locale, invece, è un intervento strutturale atteso da quasi quarant’anni. Doveva mettere ordine in un sistema frammentato, con regole diverse tra territori, funzioni cresciute nel tempo e tutele spesso non allineate al peso reale del lavoro svolto dagli agenti. Ora il testo va avanti. Ma senza la copertura prevista per il 2026. Il fondo tornerà disponibile solo dal 2027. Servirà a finanziare l’unica spesa esplicitamente riconosciuta dal disegno di legge: le nuove tutele assistenziali, assicurative e infortunistiche per gli agenti di polizia locale. La norma è contenuta nell’articolo 3. Durante l’esame in Commissione Affari costituzionali, il testo è stato rafforzato. Sono entrati riferimenti più precisi all’accertamento delle malattie professionali, al rimborso delle spese di degenza, all’equo indennizzo. È stata confermata anche l’applicazione della disciplina sulle vittime del dovere agli agenti di polizia locale e ai loro familiari. Le spese nascoste scaricate sui Comuni C’è poi un secondo fronte. Più silenzioso, ma forse ancora più delicato per i sindaci. Nel passaggio in Commissione sono state introdotte novità che possono produrre costi diretti sui bilanci comunali. Costi non quantificati. Costi non coperti. Costi affidati alla solita formula: si farà con le risorse disponibili. Il primo nodo è il patrocinio legale. Il nuovo testo prevede che, se un agente di polizia locale finisce sotto processo per fatti commessi in servizio e legati all’uso delle armi o della forza, le spese dell’avvocato siano a carico del Comune. Vale sia quando l’agente sceglie un legale di fiducia, sia quando si avvale dell’avvocatura interna dell’ente, dove esiste. Per chi indossa la divisa è una tutela forte. Per i Comuni è una nuova voce di spesa. Poi c’è l’accesso ai database. La riforma consente alla polizia locale di collegarsi al Ced del Viminale, il Centro elaborazione dati interforze, dove passano informazioni cruciali per l’attività investigativa e di controllo. Non solo: gli agenti potranno accedere anche ai sistemi del Pubblico registro automobilistico e della Motorizzazione. Il nuovo comandante, ancora. La Commissione ha riscritto le regole per la nomina del capo della polizia locale. La selezione passerà attraverso commissioni tecniche, composte anche da personale con esperienza nel settore. Per evitare nuovi costi, il testo è netto: ai componenti non spettano compensi, gettoni di presenza, rimborsi spese o altri emolumenti. Tutto a costo zero. Ed è stata eliminata, rispetto al testo originario del governo, la previsione dell’esclusività dell’incarico: resta solo il tempo determinato. Una modifica non da poco, che attenua i vincoli previsti dal testo originario. I concorsi e gli organici, infine. I regolamenti comunali dovranno fissare i requisiti minimi per partecipare ai bandi di assunzione e determinare la dotazione organica complessiva di ciascun corpo. Il criterio: tener conto di abitanti, flussi stagionali, estensione e morfologia del territorio, caratteristiche socio-economiche. Ma sempre con un paletto invalicabile: nel rispetto dei parametri fissati dalle Regioni e nei limiti delle risorse e delle facoltà assunzionali disponibili a legislazione vigente. Tradotto: nessuna deroga ai vincoli di spesa già esistenti. Se un Comune vuole più agenti, deve trovarsi i soldi da solo. Nessun intervento sugli organici Nessun intervento è stato previsto per il calo di organici. Il dl Sicurezza ha già previsto assunzioni, ma si tratta di una misura blanda peraltro per contratti a tempo determinato. Il problema è che tra il 2021 e il 2024 le attività gestite dalle polizie locali sono aumentate del 65%, mentre gli agenti effettivamente in servizio sono diminuiti di quasi il 20% rispetto al 2009. È qui che si apre la frattura: crescono i compiti, si allarga il perimetro degli interventi, aumenta la pressione sulla sicurezza urbana. Ma in strada restano sempre meno uomini. E sono sempre più anziani. Nei Comuni capoluogo di regione l’età media del personale ha raggiunto i 49,1 anni. Ma è la geografia di questo numero a rendere il tema anagrafico un’emergenza. Venezia si ferma a 38 anni, eccezione quasi isolata. All’estremo opposto c’è Palermo, dove l’età media arriva a 57 (come a Catania). In mezzo si distende una lunga fascia di comandi maturi, spesso già entrati in una soglia critica: 55 anni a Potenza, 53 a Cagliari, 52 ad Aosta e Torino, 51 a Roma. E poi una fascia larga ferma ai 50 anni: Bari, Bologna, l’Aquila e Perugia. Il quadro, dunque, è netto: meno agenti e mediamente più anziani, mentre la domanda di sicurezza continua a salire. Bodycam e tutele più ampie: in arrivo la riforma della polizia locale. Ma c’è il nodo coperture - Il Sole 24 ORE

  • Guardia Giurata uccise due giovani donne, la procura chiede l’ergastolo per Vasile Frumuzache

    Il massimo della pena, per aver ucciso in modo brutale e spietato due ragazze indifese. La procura di Prato ha chiesto l’ergastolo – con isolamento diurno di18 mesi – per Vasile Frumuzache, la guardia giurata di origine romena in carcere per gli omicidi di Denisa Paun, 30 anni, e Ana Maria Andrei, 27. I cadaveri furono trovati molto tempo dopo, in particolare a seguito delle ricerche su Denisa, che era scomparsa da un residence a Prato nel maggio del 2025. «La prima ragazza l’ho uccisa per rabbia, perché mi aveva disprezzato – aveva detto Frumuzache in aula, nelle scorse settimane – l’altra per paura. Mi aveva ricattato e temevo di perdere la mia famiglia». I delitti Due omicidi in fotocopia, quelli di Denisa e Ana Maria (entrambe giovani, di origini romene e lavoravano come escort), che ancora, nonostante le confessioni e le risposte date a processo, continuano a conservare punti oscuri, forse gli stessi che spingono la procura di Prato diretta da Luca Tescaroli a non escludere la presenza di complici. Se riguardo il movente Frumuzache ha parlato di un impulso irrefrenabile, scatenato in un caso dal rifiuto della donna nell’altro da un presunto ricatto (Denisa gli avrebbe chiesto 10 mila euro per non dire nulla alla moglie), restano intatti gli interrogativi in particolare riguardo le manovre per nascondere i corpi. A partire da quello di Denisa, la cui testa decapitata era stata rinvenuta in parte carbonizzata in un terreno nei pressi dell’abitazione della guardia giurata, a Monsummano Terme. La testimonianza La guardia giurata, protagonista nei mesi scorsi di un clamoroso tentativo di evasione, a processo aveva ammesso per la prima volta di aver portato via 200 euro alla prima vittima e 2.000 alla seconda, denaro che non è stato trovato nel corso delle perquisizioni (scattate proprio dopo la testimonianza), a differenza di alcuni documenti di Ana Maria. L’incontro con Denisa sarebbe stato preceduto da ben due sopralluoghi davanti al residence di Prato, circostanza che ha fatto scattare anche l’aggravante della premeditazione. «Denisa ha detto che aveva i filmati, che c’erano persone che potevano dare notizie a mia moglie – il racconto – Ho pensato a uno scherzo, ma lei insisteva, continuava. Ho perso la testa, l’ho aggredita. Ricordo che l’ho strangolata, ma non i dettagli. L’ho fatto per paura di perdere la mia famiglia. Ricordo solo parzialmente, la frazione del momento poi più nulla». fonte:"Condannare Frumuzache all'ergastolo", la richiesta della procura per il killer delle escort - la Repubblica ISCRIVITI AL CORSO

  • Ostia, accoltellato dalla compagna: è in fin di vita. La donna di 25 anni arrestata per tentato omicidio

    L'episodio all'alba in un'abitazione di via dei Romagnoli. I carabinieri hanno arrestato la compagna dell'uomo. Sequestrato un coltello da cucina e urla che hanno attirato i vicini, le chiamate al 112 e l'arrivo dei carabinieri e dei soccorsi. Risveglio di sangue quello di questa mattina in via dei Romagnoli, a Ostia, quando un violento diverbio tra conviventi si è trasformato in un tentato omicidio. Un uomo di circa 40 anni ora lotta per la vita dopo essere stato accoltellato dalla compagna, una 25enne, che lo ha ferito con diversi fendenti. A dare l'allarme è stata la madre della vittima. Nell'appartamento i rilievi hanno portato al sequestro di un coltello da cucina ancora intriso di sangue. Per la compagna dell'uomo si sono aperte le porte del carcere di Rebibbia. La vittima in pericolo di vita L'allarme, secondo quanto appreso da RomaToday, è scattato intorno alle 7 del mattino, quando la madre della vittima, presente in casa al momento dei fatti, ha richiesto l'intervento urgente del 118. Il personale sanitario ha trovato l'uomo con diverse ferite da arma da taglio, la più grave delle quali al torace. Il ferito è stato trasportato d'urgenza all'ospedale Grassi di Ostia, dove è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico. Attualmente si trova ricoverato in prognosi riservata e, secondo quanto riferito dai medici, sarebbe in pericolo di vita. Le indagini e l'arresto Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione e della compagnia di Ostia. All'interno dell'abitazione, i militari del gruppo Ostia hanno effettuato i rilievi tecnico-scientifici, rinvenendo e sequestrando un coltello da cucina ancora sporco di sangue, ritenuto l'arma del delitto. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, il ferimento sarebbe avvenuto al culmine di un diverbio tra l'uomo e la sua convivente, entrambi romani. D'intesa con la Procura della Repubblica di Roma, la donna è stata arrestata con l'accusa di tentato omicidio e trasferita presso il carcere di Rebibbia in attesa dell'udienza di convalida. Il contesto Entrambi i protagonisti della vicenda sono già noti agli archivi delle forze dell'ordine e indicati come consumatori di sostanze stupefacenti. Nonostante il contesto di fragilità sociale in cui è maturata l'aggressione, agli atti non risultavano precedenti denunce o segnalazioni per episodi di maltrattamenti in famiglia tra i due conviventi. -- Ostia, accoltellato dalla compagna: è in fin di vita. La donna di 25 anni arrestata per tentato omicidio https://www.romatoday.it/cronaca/accoltella-compagno-ostia-tentato-omicidio-oggi-14-maggio-2026.html © RomaToday PARTECIPA ALL'EVENTO

  • A Genova la 97^Adunata Nazionale degli Alpini

    Si è conclusa domenica a Genova, alla presenza del Comandante delle Forze Operative Terrestri, Generale di Corpo d’Armata Lorenzo D’Addario, la 97ª Adunata Nazionale degli Alpini, che ha visto la partecipazione di centinaia di migliaia di alpini e visitatori provenienti da tutta Italia e dall’estero. L’Adunata Nazionale degli Alpini rappresenta da sempre un momento di incontro tra alpini in servizio e in congedo, uniti da valori condivisi che continuano a tramandarsi ben oltre il periodo trascorso in uniforme. Spirito di servizio, solidarietà, senso del dovere, vicinanza alle comunità e amore per il Paese costituiscono infatti un patrimonio umano che accomuna generazioni di alpini e che continua a esprimersi quotidianamente, sia nell’attività svolta dai militari delle Truppe Alpine dell’Esercito, sia nell’impegno degli alpini in congedo nel volontariato e al servizio della collettività. Nel corso della manifestazione, il Comandante delle Truppe Alpine, Generale di Divisione Alberto Vezzoli, ha sottolineato come l’Adunata rappresenti non solo un momento di incontro tra alpini in servizio e in congedo, ma anche un’occasione per testimoniare i valori di solidarietà, spirito di servizio e vicinanza alle comunità che da sempre caratterizzano gli alpini. Valori che continuano a tradursi quotidianamente nell’impegno concreto delle Truppe Alpine dell’Esercito, presenti in Italia e all’estero nelle attività addestrative, operative e di supporto alla popolazione, operando con professionalità, discrezione e senso del dovere al servizio del Paese. La manifestazione si è aperta venerdì 8 maggio con l’alzabandiera in piazza De Ferrari, alla presenza del Labaro dell’Associazione Nazionale Alpini, dei vessilli associativi e dei gonfaloni delle istituzioni locali, tra cui quello della Città di Genova, decorato di Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nella stessa giornata è stata inaugurata, ai Giardini Brignole, la “Cittadella degli Alpini”, area espositiva realizzata dalle Truppe Alpine dell’Esercito in collaborazione con l’Associazione Nazionale Alpini per illustrare capacità operative, storia, tecnologie e attività della specialità. La cittadella ha ospitato aree dedicate alle peculiari capacità delle Truppe Alpine di operare in ambiente montano e in condizioni climatiche sfidanti, oggi sviluppate anche per operare in ambiente artico e subartico nell’ambito della cooperazione euro-atlantica. Ampio spazio è stato inoltre dedicato al supporto alla popolazione in caso di calamità naturali, al soccorso in ambiente montano, alla bonifica di ordigni residuati bellici, nonché alla storia, alle tradizioni e ai valori che da oltre 150 anni contraddistinguono gli alpini. Nel pomeriggio, al Porto Antico, la Bandiera di Guerra del 2° Reggimento Alpini è scesa dal veliero scuola della Marina Militare “Amerigo Vespucci” e ha poi sfilato fino a piazza De Ferrari insieme al Labaro dell’ANA, ai gonfaloni e ai vessilli della Sezione ANA di Genova. Il programma è proseguito sabato 9 maggio con gli incontri con le sezioni estere dell’ANA e le delegazioni della Federazione Internazionale dei Soldati di Montagna, provenienti da diversi Paesi, ospitati presso Palazzo Ducale, oltre a numerosi eventi musicali con le fanfare militari delle Brigate Alpine “Julia” e “Taurinense”. La manifestazione si è quindi conclusa con la tradizionale sfilata finale, che ha visto migliaia di penne nere attraversare le vie del centro cittadino accolte dalla partecipazione e dall’affetto della popolazione genovese. In testa allo sfilamento la fanfara della Brigata Alpina “Taurinense”, la Bandiera di Guerra del 2° Reggimento Alpini, seguita da due compagnie del 2° Reggimento Alpini, da una compagnia del Centro Addestramento Alpino di Aosta e da un plotone di marescialli provenienti dalla Scuola Sottufficiali dell’Esercito, destinati alle Truppe Alpine e frequentatori del corso tecnico-applicativo di specialità presso il Centro Addestramento Alpino. L’Adunata ha salutato Genova con il tradizionale passaggio della “stecca”, simbolo del passaggio di consegne alla città di Brescia, che ospiterà la successiva edizione dell’Adunata Nazionale degli Alpini, al termine di tre giornate vissute nel segno dei valori alpini, dello spirito di servizio e del profondo legame con il Paese. A Genova la 97^Adunata Nazionale degli Alpini

  • Il furto al supermercato sfocia in rapina: vigilante preso a morsi e pugni. Due denunciati

    Un pomeriggio di ordinaria sorveglianza si è trasformato in un episodio di violenza lo scorso 28 aprile presso il supermercato Alì di via Cellini a Bassano del Grappa. Quello che era iniziato come un tentativo di furto di merce dagli scaffali è degenerato in una rapina impropria, culminata con il ferimento di un addetto alla sicurezza. L’episodio ha visto coinvolti due giovani di origine marocchina, rispettivamente di 23 e 19 anni, e una ragazza italiana di 18 anni. I tre sono entrati nel supermercato e, dopo aver occultato della merce in uno zaino, hanno oltrepassato le casse senza pagare, venendo però intercettati nel piazzale esterno dal vigilante del negozio. Nel tentativo di guadagnarsi la fuga, il diciannovenne è riuscito a dileguarsi immediatamente, mentre il complice più grande, tenuto per lo zaino, ha tentato di mordere il braccio dell’operatore per costringerlo a lasciare la presa. La violenza non si è fermata però al tentativo di morso: dopo un breve inseguimento a piedi durato alcune decine di metri, il ventitreenne si è improvvisamente fermato e ha sferrato un violento pugno al volto dell’addetto alla sicurezza. L’impatto ha causato alla vittima un forte dolore e una vistosa fuoriuscita di sangue dal naso, permettendo al giovane di far perdere temporaneamente le proprie tracce. I militari della sezione radiomobile di Bassano e di Romano d’Ezzelino sono intervenuti tempestivamente, intercettando lungo via Cà Baroncello una dipendente del supermercato che stava pedinando la ragazza del gruppo. Poco dopo è stato individuato anche l’aggressore ventitreenne, il quale, nonostante si trovasse in forte stato di agitazione con un cane al guinzaglio, è stato messo in sicurezza e condotto in caserma per le procedure di rito. Le indagini lampo, condotte attraverso testimonianze e la visione delle banche dati, hanno permesso di identificare con certezza anche il diciannovenne fuggito con la refurtiva. Entrambi i cittadini marocchini sono stati denunciati a piede libero per rapina aggravata in concorso. La posizione della diciottenne italiana è stata invece archiviata: pur essendo presente ai fatti, gli accertamenti hanno confermato che non ha avuto un ruolo attivo nella condotta criminosa degli amici. Il furto al supermercato sfocia in rapina: vigilante preso a morsi e pugni. Due denunciati - L'Eco Vicentino ISCRIVITI AL CORSO

  • Rapina da 3 milioni a Forte dei Marmi: madre e figlia in ostaggio nella villa con pistola alla tempia

    Quattro banditi armati e a volto coperto hanno tenuto in ostaggio con le pistole puntate alla tempia una madre di 80 anni e la figlia di 50, di origine russa, nella loro villa di Forte dei Marmi, in Versilia. Il colpo, portato a segno con modalità da professionisti, ha fruttato un bottino stimato intorno ai tre milioni di euro tra gioielli, contanti, orologi e capi firmati. Tutto è cominciato lunedì sera intorno alle 23.30 in via Agnelli, una delle strade residenziali più esclusive vicino al centro. La madre era uscita nel loggiato esterno per prendere alcune casse d’acqua quando i malviventi l’hanno aggredita, spingendola dentro casa sotto la minaccia delle armi. Una volta all’interno, anche la figlia è stata immobilizzata. Per diversi minuti le due donne sono rimaste sotto tiro mentre i banditi le costringevano ad aprire la cassaforte e a consegnare tutto ciò che aveva valore. I quattro hanno potuto così rovistare ovunque con calma: hanno preso oro, denaro contante e perfino borse e abiti di marca. Prima di dileguarsi nel buio, hanno mostrato tutta la loro esperienza criminosa: nonostante indossassero passamontagna e guanti, si sono comunque premurati di asportare la “scatola nera” delle telecamere di sorveglianza della villa, facendo sparire ogni possibile immagine dell’azione. Nessun vicino si è accorto di nulla: in bassa stagione via Agnelli è poco frequentata e le abitazioni vicine erano per lo più vuote. Le due donne sono rimaste sotto choc, ma fortunatamente illese. Le indagini sono ora condotte dai carabinieri, che stanno visionando con attenzione tutti i filmati delle telecamere private e pubbliche della zona nella speranza di ricostruire il percorso di fuga. Gli inquirenti non escludono che si tratti di una banda dell’Est Europa, specializzata in colpi di alto livello nelle ville della Versilia. Quello di lunedì sera è solo l’ultimo episodio di un’escalation preoccupante. Nelle ultime settimane, come evidenzia anche La Nazione, Forte dei Marmi e dintorni hanno registrato diversi colpi di spessore: un furto da due milioni di euro in una villa di Vittoria Apuana, una rapina notturna in via Piave ai danni di una coppia sorpresa nel sonno e, cinque giorni fa, il colpo in due villette con l’uso di un frullino per aprire le casseforti. Un trend che sta destando forte allarme tra i residenti della perla della Versilia. Rapina da 3 milioni a Forte dei Marmi: madre e figlia in ostaggio nella villa con pistola alla tempia

  • Trappola di Tucidide, cos'è e perché Xi l'ha citata davanti a Trump: è un chiaro messaggio politico

    Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha aperto oggi a Pechino un delicato confronto diplomatico con il leader cinese Xi Jinping, in un vertice destinato a occupare il centro della scena internazionale fino a venerdì. Sul tavolo dei colloqui figurano alcuni dei dossier più sensibili degli equilibri globali: relazioni commerciali, politica dei dazi, Taiwan, sicurezza regionale e tensioni con l’Iran. Nel discorso iniziale trasmesso dai media ufficiali cinesi, Trump ha mostrato toni concilianti, sostenendo che i rapporti tra Washington e Pechino potrebbero entrare nella loro fase “migliore di sempre”. Il presidente americano ha anche ricordato il rapporto personale costruito negli anni con Xi, sottolineando di conoscere il leader cinese da più tempo rispetto a qualsiasi altro presidente statunitense recente nei confronti della leadership di Pechino. Perché è stata citata la "trappola di Tucidide" Dal canto suo, Xi ha voluto inquadrare il summit in una prospettiva storica più ampia. Il presidente cinese ha richiamato il rischio della cosiddetta “trappola di Tucidide”, concetto ormai diventato centrale nel dibattito strategico internazionale sulle relazioni tra grandi potenze. Secondo Xi, il punto cruciale per Stati Uniti e Cina è evitare che la crescente competizione reciproca degeneri in uno scontro aperto. L’espressione prende il nome dallo storico greco Tucidide, autore della cronaca della Guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta. Nella lettura moderna resa popolare dal politologo di Harvard Graham Allison, la teoria descrive il pericolo che nasce quando una potenza emergente mette in discussione la supremazia di una potenza dominante. In questo schema, la Cina rappresenterebbe la forza in ascesa, mentre gli Stati Uniti incarnano l’equilibrio consolidato chiamato a difendere il proprio primato. Allison ha approfondito il tema nel libro "Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?", pubblicato nel 2017, in cui sostiene che rivalità economiche, corsa tecnologica, nazionalismi e diffidenze reciproche possano creare dinamiche estremamente pericolose anche in assenza di una volontà diretta di guerra. Il messaggio politico di Xi Nel riferimento di Xi c’è quindi un messaggio politico preciso: Pechino vuole presentare la crescita della propria influenza internazionale come un processo inevitabile ma non aggressivo, chiedendo agli Stati Uniti di non interpretarlo come una minaccia da contenere militarmente o economicamente. Washington, invece, continua a considerare la Cina un concorrente sistemico capace di sfidare la leadership americana sul piano industriale, tecnologico e strategico. Il nodo più delicato resta comunque Taiwan. Secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale Xinhua, Xi avrebbe definito l’isola “la questione più importante” nei rapporti tra Cina e Stati Uniti. Il presidente cinese ha avvertito che una gestione errata del dossier potrebbe trascinare le due potenze verso una fase di confronto diretto, mettendo a rischio la stabilità dell’intera relazione bilaterale. Nel suo intervento inaugurale, Xi ha inoltre invitato Washington e Pechino a collaborare sulle principali crisi internazionali, sostenendo che le due maggiori economie mondiali abbiano la responsabilità di contribuire insieme alla sicurezza globale e alla costruzione di “un futuro migliore” per la comunità internazionale. fonte: Trappola di Tucidide, cos'è e perché Xi l'ha citata davanti a Trump: è un chiaro messaggio politico

  • Controlla alcuni giovani sospettati di furto e si ferisce con un coltello: vigilante in ospedale

    L’episodio in un supermercato di Crema. I carabinieri stanno ricostruendo la dinamica dell’accaduto. CREMA - Una guardia giurata si è ferita con un coltello durante un controllo nei confronti di alcuni ragazzini sospettati di furto all’interno di un supermercato di Crema. L’episodio è avvenuto intorno alle 17.15. Secondo i primi accertamenti svolti dai carabinieri, il vigilante – un uomo di 27 anni – avrebbe fermato un gruppetto di giovani ritenuti responsabili di aver sottratto merce tra gli scaffali del market. La situazione sarebbe poi degenerata per motivi ancora in fase di chiarimento. A un certo punto il 27enne avrebbe estratto un coltello, ferendosi però da solo. Non è ancora chiaro se si sia trattato di un gesto accidentale. Sul posto sono intervenuti i soccorritori della Croce Verde, allertati dal 118. Il vigilante è stato medicato e trasportato in ospedale in codice verde: la ferita riportata è risultata lieve. I carabinieri stanno ricostruendo con precisione l’accaduto e procederanno nei confronti dell’uomo per quanto emerso dagli accertamenti. fonte: Controlla alcuni giovani sospettati di furto e si ferisce con un coltello: vigilante in ospedale - La Provincia ISCRIVITI AL CORSO

  • Simulata presa in ostaggio di un medico, ad Ascoli esercitazione di negoziazione

    (ANSA) - ASCOLI PICENO, 12 MAG - Nella Caserma dei Vigili del Fuoco di Ascoli Piceno la Questura ha effettuato presso la prima esercitazione semestrale della Squadra di Negoziazione: è stata simulata la presa in ostaggio di un medico da parte di un uomo che si era barricato all'interno dell'ambulatorio e minacciava di ucciderlo. L'attività si è svolta lo scorso 7 maggio. Il negoziatore della Polizia di Stato è una figura specializzata introdotta nel 2020 per gestire eventi critici complessi, utilizzando la comunicazione per risolvere le crisi senza l'uso della forza. Opera in supporto alle unità operative e viene attivato dal Questore in quelle situazioni complesse con minacce eterogenee quando le forze operative non sono sufficienti ad una risoluzione efficace e sicura degli interventi, specie nella salvaguardia delle persone coinvolte e degli stessi operatori. Per l'esercitazione, il team intervenuto era composto dai negoziatori della Polizia di Stato e dalla squadra di supporto coadiuvata dalla S.I.C.(Squadra Interventi Critici), costituita dagli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Abruzzo e dalle U.O.P.I. (Unità Operative Primo Intervento) di Ancona, con il compito di intervenire in caso di eventi rischiosi che possano determinare gravi turbative. Vi hanno preso parte anche un osservatore della Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e uno Psicologo della Polizia di Stato della Questura di Ancona. Le operazioni, precedute da un briefing tattico, hanno visto il coinvolgimento dei negoziatori della Questura, del personale della Digos, della Squadra Mobile, dell'Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico, dell'Ufficio Sanitario e della Polizia Scientifica. (ANSA). ISCRIVITI AL CORSO RISERVATO ALLE FORZE POLIZIA E MILITARI

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SQUAD                                DIVISIONI                                                          SETTORI                        BENEFICI                                SERVIZI             

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