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Guardia Giurata uccise due giovani donne, la procura chiede l’ergastolo per Vasile Frumuzache

Il massimo della pena, per aver ucciso in modo brutale e spietato due ragazze indifese. La procura di Prato ha chiesto l’ergastolo – con isolamento diurno di18 mesi – per Vasile Frumuzache, la guardia giurata di origine romena in carcere per gli omicidi di Denisa Paun, 30 anni, e Ana Maria Andrei, 27. I cadaveri furono trovati molto tempo dopo, in particolare a seguito delle ricerche su Denisa, che era scomparsa da un residence a Prato nel maggio del 2025. «La prima ragazza l’ho uccisa per rabbia, perché mi aveva disprezzato – aveva detto Frumuzache in aula, nelle scorse settimane – l’altra per paura. Mi aveva ricattato e temevo di perdere la mia famiglia».

I delitti

Due omicidi in fotocopia, quelli di Denisa e Ana Maria (entrambe giovani, di origini romene e lavoravano come escort), che ancora, nonostante le confessioni e le risposte date a processo, continuano a conservare punti oscuri, forse gli stessi che spingono la procura di Prato diretta da Luca Tescaroli a non escludere la presenza di complici. Se riguardo il movente Frumuzache ha parlato di un impulso irrefrenabile, scatenato in un caso dal rifiuto della donna nell’altro da un presunto ricatto (Denisa gli avrebbe chiesto 10 mila euro per non dire nulla alla moglie), restano intatti gli interrogativi in particolare riguardo le manovre per nascondere i corpi. A partire da quello di Denisa, la cui testa decapitata era stata rinvenuta in parte carbonizzata in un terreno nei pressi dell’abitazione della guardia giurata, a Monsummano Terme.

La testimonianza

La guardia giurata, protagonista nei mesi scorsi di un clamoroso tentativo di evasione, a processo aveva ammesso per la prima volta di aver portato via 200 euro alla prima vittima e 2.000 alla seconda, denaro che non è stato trovato nel corso delle perquisizioni (scattate proprio dopo la testimonianza), a differenza di alcuni documenti di Ana Maria.

L’incontro con Denisa sarebbe stato preceduto da ben due sopralluoghi davanti al residence di Prato, circostanza che ha fatto scattare anche l’aggravante della premeditazione. «Denisa ha detto che aveva i filmati, che c’erano persone che potevano dare notizie a mia moglie – il racconto – Ho pensato a uno scherzo, ma lei insisteva, continuava. Ho perso la testa, l’ho aggredita. Ricordo che l’ho strangolata, ma non i dettagli. L’ho fatto per paura di perdere la mia famiglia. Ricordo solo parzialmente, la frazione del momento poi più nulla».



 
 
 

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