Modena sotto attacco. Strage o Terrorismo? Falcia passanti con l'auto e semina il panico con un coltello. 8 feriti, arrestato 31enne. (Analisi dott. Stefano Bassi e dott. Francesco Salmeri)
- squadsmpd

- 17 mag
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Il fatto
Sabato 16 maggio, nel centro di Modena, Salim El Koudri, alla guida di una Citroen C3, ha dapprima impegnato un incrocio passando col semaforo rosso e quindi ha diretto il veicolo verso il marciapiede colpendo persone indiscriminatamente. Successivamente allo schianto contro una vetrina, con cui ha causato il ferito più grave che ha perso entrambi gli arti inferiori, ha abbandonato il mezzo e, armato di coltello, ha scatenato ulteriore panico collettivo. Alcuni passanti sono intervenuti bloccandolo e disarmandolo dopo una colluttazione per poi consegnarlo alle Forze dell’Ordine frattanto sopraggiunte.
Analisi Intelligence:
La presente analisi è basata sui dati ad oggi disponibili da fonti aperte affidabili, ma apre ad una serie di considerazioni di più ampio respiro in merito a questa tipologia di attacchi da parte di soggetti solitari utilizzando veicoli lanciati su passanti in aree e momenti frequentati così come utilizzando armi da taglio.
Da attenzionare sono alcuni pattern ricorrenti, utili a guidare in futuro analisi preventive, ossia conoscenza volta ad anticipare eventi come quello di Modena di sabato pomeriggio.
In primo luogo emerge la difficoltà di individuare i cosiddetti lupi solitari, spesso soggetti alterati, non necessariamente radicalizzati. Paradossalmente è più facile monitorare progetti e azioni di gruppi organizzati o comunque caratterizzati da elementi di condivisione e comunanza (politica, religione, origini, ecc.) piuttosto che singoli e autonomi individui. È più facile monitorare un luogo di aggregazione o gruppi spontanei od organizzati all’interno di un penitenziario piuttosto che un’apparentemente pacifica persona nella tranquilla e inclusiva provincia emiliana.
L’intelligence tuttavia impone di interpretare segnali e dati con una visione ampia, unendo i punti, anche quelli apparentemente più lontani o non di immediata relazione.
Il Salim El Koudri non pare aver presentato sintomatologie di fondamentalismo (ciò emergerebbe dalle perquisizioni presso l’abitazione e dai primi interrogatori), tuttavia la domanda da porsi è “Perché ieri pomeriggio?” “Perché in questo contesto storico?” L’asserito disagio mentale era noto e un evento analogo avrebbe potuto verificarsi improvvisamente in altro momento, certamente. Ma si analizzi quanto sta accadendo nel mondo, la situazione palestinese esacerbata in continuazione da politica e varie formazioni collegate, il conflitto in Iran, l’odio contro l’occidente promosso anche da parte di fazioni di occidentali stessi, il fraternizzare con gli apparenti deboli e fragili del mondo, ecc. Tutti fattori che possono fungere da innesco per azioni da parte di squilibrati o esaltati.
Solo 12 ore prima in Nigeria le Forze Speciali americane avevano neutralizzato il numero due dell’IS Abu-Bilal al-Minuki, considerato uno dei principali quadri operativi nel Sahel e nell’area del Lago Ciad (Africa subsahariana), oggi epicentro del jihadismo globale. Sempre poche ore prima dell’evento di Modena, l’Israel Defense Force (IDF) ha eliminato Al-Haddad a Gaza, vertice di Hamas e ultimo superstite del comando terrorista che ha concepito e attuato l’eccidio del 7 ottobre 2023. Queste importanti azioni contro il terrorismo internazionale possono scatenare qualcosa nella mente di un soggetto instabile e per origine, cultura e religione più affine a certe posizioni che ad altre, anche senza aver precedentemente manifestato sintomatologie di estremismo o radicalizzazione.
Emerge altresì che pochi giorni prima di sabato 16 maggio, Meta avesse chiuso i profili social del Salim El Koudri. Non sono note le motivazioni, ma è risaputo che quando sono chiusi o sospesi i profili ciò avviene per conclamati motivi dovuti, ad esempio, ad affermazioni e contenuti di incitamento all’odio, alla violenza, ecc. Considerato che Meta non procede sovente con provvedimenti di questo tipo, nonostante le nefandezze e le pericolose affermazioni pubblicate online da più parti, pare plausibile che i contenuti sulle pagine social del magrebino possano essere stati allarmanti.
Da considerare è altresì il pattern origine – religione – studio universitario. Gli studi e la realtà dimostrano che oggi, come decenni orsono avvenne in merito all’eversione interna, le università sono poli da attenzionare. All’interno di esse trova fertile terreno un mix di cultura polarizzata e fraternizzazione tra soggetti di diversa provenienza ma con ideali comuni, come la propaganda pro-pal, l’antisemitismo, il sentimento antioccidentale e anti-italiano, contro le Istituzioni, ecc. La storia ci dimostra come rilevanti atti di terrorismo siano stati posti in essere da giovani acculturati e non dallo straniero che lavora in fabbrica per mantenere la famiglia. E le università, anche alcune emiliane, sono notoriamente frequentate da fanatici di casa nostra e da persone di origine mediorientale e dell’Africa musulmana.
Altro pattern interessante è la facilità di colpire in piccoli contesti urbani, città tranquille come Modena, inclusive e con alta penetrazione straniera ma mai teatri di crimini di questa specie. Le grandi metropoli sono più controllate e ricche di obiettivi sensibili perciò adeguatamente difesi dal rischio terrorismo, mentre i piccoli centri sono spesso considerati e si sentono erroneamente immuni. Sono invece questi oggi i più probabili bersagli di atti solitari, proprio perché più vulnerabili e seduti sulla loro apparente tranquillità, in cui le Amministrazioni stesse minimizzano i problemi di pubblica sicurezza e per lo più causati dalla sovrapopolazione di persone non occupate e prive di famiglia, di provenienza africana e mediorientale ovvero dai cosiddetti italiani di seconda generazione dalle origini succitate.
Si aggiunge infine che in atti come quello di ieri il martirio non è più contemplato, l’attentatore fugge, spesso armato, come è già successo in Germania, Francia, Belgio, Gran Bretagna, ecc. Al contempo l’attentatore non ha comunque nulla da perdere, non vuol essere martire ma rischia tutto, senza remore.
Vero è che l’attentatore di Modena pare essere stato seguito dai Servizi sanitari per problemi psichiatrici. Non è dato conoscere di che tipo, visto l’ampio spettro del disagio e della malattia mentale. Alcune patologie sono impeditive della guida dell’auto, ma non di uscire di casa con un coltello. Altre, correttamente, non impediscono di avere la patente. Se si unisce una situazione di instabilità di tipo psicologico con gli elementi precedentemente accennati, è evidente come anche questa condizione possa contribuire ad esacerbare emozioni e istinti e a determinare scelte estreme.
Ecco che quindi l’intelligence è chiamata a interpolare numerosi elementi quali le origini, la religione, la cultura, l’inclusione in un contesto locale, l’attività politica, pseudopolitica e online, il panorama internazionale e i fattori scatenanti disegni criminosi nella mente di singoli soggetti, spesso i condizioni di esposizione soggettiva (ad esempio l’essere di origine o cultura diversa e percepirsi respinto dal mercato del lavoro dopo la laurea, ecc.).
Analisi Security:
Dal punto di vista della security e, in particolare, del Risk Assessment, gli eventi come quello di Modena presentano bassa probabilità ma danni estremi (la vita umana). L’azione solitaria è, come analizzato in precedenza, di difficile predizione e prevenzione. L’elemento soggettivo dell’attore rende la deterrenza mediante difese antropiche pressoché inefficacie, atteso che non è possibile pensare di “militarizzare” intere città, che chi compie questi reati non teme per la propria vita e che le regole di ingaggio in ambito urbano sono di difficile interpretazione e, allo stato attuale, inibiscono l’azione di militari, polizia e sicurezza sussidiaria.
La risposta a tutela della collettività deve essere la protezione con difese passive, rebus sic stantibus.
Pedonalizzare i centri storici soprattutto nelle giornate e orari di maggiore frequentazione, come il sabato e la domenica, in occasione di eventi, ecc., installando idonei dispositivi HVM (Hostile Vehicle Mitigation) o Vehicle Security Barrier (VSB), quali manufatti fissi o a scomparsa, new jersey e cosiddetti panettoni e presidiando gli accessi alle aree pedonali.
Utili in aree aperte al traffico veicolare sono i dissuasori, da utilizzare per ridurre la velocità dei mezzi in ambito cittadino, proprio prevenire attacchi ad alta velocità.
Fondamentale, anche con importanti investimenti e anteposizione all’estetica e all’immagine dei luoghi, soprattutto nei centri urbani, è l’impiego di dispositivi come paletti e affini a protezione dei marciapiedi. Manufatti che debbono essere a norma e idonei a bloccare un mezzo lanciato verso l’area del margine stradale riservata ai pedoni, tutelandone l’incolumità. La tecnica oggi permette di produrre e disporre di manufatti di varie forme e materiali, permettendone la posa in opera in ogni ambito e ben inserendosi nel contesto. Polemiche su estetica e arte lasciano il tempo che trovano e soccombono alla primaria necessità di proteggere l’incolumità pubblica.
La serie normativa ISO 22343:2023 è oggi un prezioso strumento antiterrorismo, disciplinando appunto la materia della Vehicle Security Barrier (VSB), così come la norma ISO 22341:2021 sulla prevenzione del crimine attraverso la progettazione Ambientale (CPTED – Crime Prevention Through Environmental Design) fornisce strategie per ridurre il crimine, i comportamenti antisociali e l’insicurezza negli spazi pubblici e urbani.
Da ultimo occorre sensibilizzare accuratamente e con equilibrio la popolazione tutta, come già avviene ad esempio negli aeroporti e in determinati contesti ferroviari. La società è cambiata, lo scenario nazionale e internazionale impongono purtroppo un approccio diverso alla vita di tutti i giorni. La cittadinanza attiva deve andare a braccetto con la security partecipata, responsabilità di tutti verso sé stessi e i propri affetti e verso la collettività tutta. Riconoscere segnali deboli, essere vigili, segnalare alle Forze dell’Ordine ogni elemento che appaia sospetto in strada, al bar, sul lavoro, online, sapersi mettere in sicurezza.
I cittadini devono essere i primi occhi vigili nelle aziende, nelle scuole, nei quartieri e nelle città. Deve essere promossa e riscoperta una cultura identitaria, il senso di appartenenza, lo spirito e l'orgoglio di comunità.
Le Forze dell'Ordine sono un punto di riferimento, per questo è fondamentale impegnarsi per costruire ponti e relazioni fattive, per integrare azioni e competenze pubbliche e private e rafforzare la fiducia da parte dei cittadini. I paesi in cui è più elevata la fiducia nelle Istituzioni e e, in primo luogo, nelle Forze di Polizia e nella security (anche privata), sono quelli in cui la popolazione è più serena e felice, tranquilla e fiduciosa nel futuro e in cui la gente ama il proprio Paese (si cita, ad esempio e su tutti, la Finlandia).
Le Amministrazioni locali devono essere rese consapevoli che hanno un ruolo primario nel garantire la sicurezza mediante la Polizia Locale, opere di riqualificazione di quartieri e progettazione di nuove aree ed evitando di favorire comportamenti antisociali e situazioni di degrado. Ai sensi del D.L. 13/2017, convertito in L. 46/2017, e dell'art. 54 del D.Lgs. 267/2000, al Sindaco sono attribuiti precisi poteri in materia di sicurezza urbana. Cosa che alcune amministrazioni locali polarizzate a volte dimenticano o appositamente respingono.
Le Amministrazioni stesse, unitamente alla stampa, devono sforzarsi di trattare fatti e fenomenologie con il loro vero nome. “Disagio”, “fragilità”, “episodio isolato”, “precedenti psichiatrici” sono un lessico sterile e inclusivo che minimizza i problemi e quasi li giustifica, con i risultati di degrado e insicurezza che sono sotto gli occhi di tutti, in nome di tolleranza e inclusione. Sicché il criminale diventa vittima e le vere vittime una conseguenza dell’esclusione del primo da parte di una società ostile. È ora di tutelare i cittadini che producono e contribuiscono col loro lavoro alla crescita del Paese e delle comunità e di isolare definitivamente gli elementi che costituiscono minacce.
Serve l’impegno e l’azione di tutti, lo dobbiamo ai nostri figli e al nostro Paese.
Analisi Security - Intelligence a cura dott. Stefano Bassi

Analisi Criminologica:
A distanza di circa ventiquattro ore dall’azione criminale perpetrata a Modena, la rete è stata ormai invasa da posts e commenti di varia natura e profilo, tipicamente accogliendo la più ampia scelta di autori, dal quisque de populo all’accademico di fama. Questo è un dato che è opportuno tener presente nel momento in cui, sobriamente si sente la necessità di condividere pensieri e suggestioni ancorate, il più possibile , ad elementi tecnici che possano ingenerare in chi legge lo stimolo ad ulteriori riflessioni. La stampa , fulminea ed impietosa, ci ha dato un primo report circa la categoria criminogenetica cui ascrivere il fatto, a mano a mano che la road map investigativa ha rapidamente consumato i suoi passi canonici ( esame delle immagini della videosorveglianza, perquisizioni domiciliari, esame tossicologico, digital forensic), delineandoci un quadro che , in ogni caso, necessita evidentemente di ulteriori livelli di approfondimento investigativo. Questo perché vadano ad un certo punto chiuse altre eventuali piste d’indagine che, in tutto o in parte , possano convivere con quella indicata dai media come al momento più accreditata, per cui apprendiamo anche del dovuto coinvolgimento degli organismi antiterrorismo. Il giorno dopo il fatto, necessariamente dobbiamo fronteggiare alcuni mostri, alcuni interrogativi, sicuramente anche un certo livello di apprensione e preoccupazione. Perché dinamicamente c’è un prima , un durante ed un dopo questo fatto di sangue. Prima perché si è subito parlato di attacco terroristico : perché fondamentalmente la memoria ci ha riportato indietro ai fatti di Nizza del 14.7.2016, ed altri con modalità simili in diversi paesi anche europei.
Dal 2004 al 2020 sono stati circa 30 gli attentati perpetrati in vari paesi europei e ricondotti a matrice di natura islamica .

Le città italiane, anche in base all’incedere della stagione estiva, sono notoriamente alvei di accoglienza di corposi flussi di turisti e visitatori, anche stranieri, attratti , oltre che dalla bellezza ed amenità dei territori, anche da numerosi eventi di varia natura. Il mutamento degli scenari internazionali ha determinato , ormai da anni, l’assunzione di conseguenti linee guida centrali che hanno posto l’accento sull’assoluta necessità di intensificare i servizi di vigilanza in ragione delle priorità degli obiettivi, in una generale chiave di lettura operativa improntata ad un adeguato allertamento sotto cui ricadono , per diversi profili, le dette dinamiche sociali, peraltro connotate da significativi volumi di persone. La menzionata sensibilizzazione incontra , quale momento di espressione operativa , oltre che la prevenzione generale ed il controllo del territorio, anche i servizi di Ordine e Sicurezza Pubblica disposti con ordinanza di servizio dell’Autorità Provinciale di Pubblica Sicurezza che vengono adeguati in base ai reports dell’intelligence e posti quindi in linea con le direttive generali. Queste tengono peraltro conto sia del livello basico dei dispositivi di sicurezza, sotto il quale è inopportuno collocare i servizi operativi, sia dell’analisi delle modalità di estrinsecazione della minaccia o dell’aggressione che, in alcuni casi , si sono evidenziate “ non convenzionali” seppur realmente non nuove : si fa riferimento nello specifico al “ ramming” piuttosto che allo “stabbing” che, nel caso in analisi singolarmente hanno convissuto. Pertanto , mentre per gli eventi di piazza , si può ritenere di poter centrare protocolli operativi di protezione, perfettamente e pienamente aderenti al corpus normativo sviluppatosi dalla Circolare Gabrielli ai giorni nostri, invece puo’ essere difficile standardizzare modelli validi generali, attagliabili a tutte le realtà urbane, tendenzialmente incompatibili ed insofferenti ad approcci ispirati alla “militarizzazione delle aree”. Ciò ci spinge a considerare come il “prima” ed il “dopo” siano per noi cittadini intimamente connessi, cementati dalla preoccupazione che l’episodio possa non essere tale, o possa non rimanere tale nel momento in cui, orbato della programmazione e finalizzazione ad ingenerare “terrore”, possa divenire ispirazione per stimoli d’emulazione. Questo perché oggi abbiamo più paura di ieri. Perché ciò non era mai successo, o non era mai successo così, ed istintivamente il “buon padre di famiglia” od il tecnico, non può ragionevolmente supporre che ciò non si possa ripetere, seguendo una dinamica non nuova. La protezione e difesa passiva degli eventi di piazza , ludici o religiosi, ricadono sotto la gestione integrata in termini di safety e security, condivisa tra i Comuni e le Autorità di Pubblica Sicurezza così come si è detto in precedenza : ma gli atti ostili indiscriminati ? Sappiamo per certo cosa può accadere, ma assolutamente non quando e dove, forse oggi sappiamo anche come può accadere ciò che prima era classificato come improbabile : il ramming e lo stabbing sono strumenti e modelli d’aggressione low cost, integrabili per elevarne il potere di danno umano e materiale; ciò per scelta di tipologia di obiettivo, per upgrading di potenziale o per dinamica e tempistica. E’ forse tempo , in un’ottica di prevenzione e protezione passiva di mappare i territori urbani per evidenziare le aree a maggior sensibilità ed esposizione agli atti ostili arbitrari, indipendentemente dalla loro matrice , atteso che anche la persona in stato di alterazione psicofisica possa dar causa ad eventi assimilabili per effetti e danni a quanto accaduto. Analisi esperta delle aree urbane con una lettura dinamica ed un report , denso e significativo, che possa indirizzare scelte politico amministrative con ricadute economiche sulle comunità : zone già codificate come pedonali, mercati , strade, viali, lungomare, promenades probabilmente andrebbero valutate al fine di attuare standards adeguati di Hostile Vehicle Mitigation, compatibili con l’arredo urbano e “digeribili” da parte del cittadino che ha diritto di sentirsi sicuro ma non blindato e limitato. Al contempo sarebbe irragionevole affidare la sicurezza urbana di dette zone, alle sole strutture nate per la safety, sia che si tratti di bollards o fioriere rinforzate in calcestruzzo : la presenza di first responders resta assolutamente imprescindibile e va resa compatibile, in scala di priorità di obiettivi, con la endemica riduzione della risorsa umana, possibilmente specializzata. Avevo dato cenno del “durante” e volutamente l’ho lasciato alla fine. Il durante dell’evento mi ha riportato delle suggestioni contrastanti , derivate dall’analisi di alcuni fattori riportati dalle immagini della video sorveglianza e più ampiamente dai media. Abbiamo avuto quello che gli Americani chiamano the good guy, che ancorchè disarmato ha ingaggiato l’elemento ostile riportandone ferite e, con l’ausilio di altri come lui, ha impedito che portasse oltre le conseguenze della sua condotta criminale : uno spaccato di umanità che ci deve portare ad interrogarci sulla nostra identità civica in questo periodo storico. Ma abbiamo avuto , e le immagini sono inequivocabili, i due ciclisti che hanno bighellonato tra corpi ed effetti personali , uno riprendendo con lo smartphone, in una totale ma non nuova eclissi di empatia e di umanità, in un afflato tossico di deresponsabilizzazione, superato probabilmente solo dallo scooterista che, a passo d’uomo, ha osservato la scena completamente orbo nella percezione della immane tragedia consumatasi.
Analisi a cura del dott. Francesco Salmeri



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