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549 risultati trovati con una ricerca vuota
- CIIE: Collaboratore Incarichi Investigativi Elementari
Il Collaboratore Incarichi Investigativi Elementari", una figura professionale che supporta il titolare di licenza quale l’investigatore privato nelle indagini. Svolge attività come pedinamenti, sorveglianza, raccolta di informazioni e riprese video/foto, sempre sotto la direzione e la responsabilità del titolare dell'agenzia. Target: L’obiettivo del corso è prepara l'aspirante collaborare a saper operare in ambito investigativo nel rispetto delle normative e nelle capacità operative. Programma: Durata: 48 ore Modalità: ASINCONRONO (studia quando vuoi e dove vuoi) Rilascio: Attestato di Partecipazione, inserimento Albo Professionale Quota: €100 Standard, €85 Partners, €75 Soci SQUAD Argomenti Formativi: Figura professionale e inquadramento; Competenze dei ambiti operativi e tecniche investigative; Competenze legali e amministrative; Familiarità strumenti tecnologici e informatici Iscrizione e partecipazione email: squadformazione@gmail.com whatsapp 3885845873
- Guardia Giurata non prestò soccorso durante un incidente: 26enne ora rischia anche il lavoro
Un 26enne rischia di pagare cara una condanna a 8 mesi: perde il requisito fondamentale per la mansione e il porto d'armi e non finisce qui... Guardia Giurata finisce nei guai molto seri: oltre a una denuncia per omessa custodia di armi e trasferimento delle stesse senza autorizzazione, rischia di perdere anche il proprio lavoro o di essere demansionato. Tutta colpa di una sentenza a otto mesi per omissione di soccorso successiva a un sinistro stradale che ha fatto venir meno il requisito di buona condotta. A quel punto la Polizia è andata a notificare un provvedimento di rigetto dell’istanza volta a ottenere l’approvazione alla nomina a guardia particolare giurata e della licenza di porto d’arma. Guardia Giurata finisce nei guai molto seri: oltre a una denuncia per omessa custodia di armi e trasferimento delle stesse senza autorizzazione, rischia di perdere anche il proprio lavoro o di essere demansionato. Tutta colpa di una sentenza a otto mesi per omissione di soccorso successiva a un sinistro stradale che ha fatto venir meno il requisito di buona condotta. A quel punto la Polizia è andata a notificare un provvedimento di rigetto dell’istanza volta a ottenere l’approvazione alla nomina a guardia particolare giurata e della licenza di porto d’arma. -- Guardia Giurata non prestò soccorso durante un incidente stradale: 26enne ora rischia anche il lavoro https://www.perugiatoday.it/cronaca/assisi-denunciato-guardia-giurata-sequestro-arma-condanna-omissione-soccorso.html © PerugiaToday ISCRIVITI AL CORSO
- Che cosa sappiamo dell’attacco ucraino al quartier generale dell’intelligence russa nel Kherson
Secondo le prime informazioni riportate dal presidente ucraino Zelensky, un centinaio di persone sono rimaste uccise o ferite nell'operazione «Le forze speciali ucraine hanno colpito il quartier generale dell'FSB (l'agenzia di intelligence e sicurezza nazionale russa) nel villaggio di Genicheska Hirka, nell'oblast (regione) di Kherson, provocando circa un centinaio fra vittime e feriti». È quanto ha annunciato, su X, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, allegando al suo messaggio anche un video che mostra il momento in cui i droni di Kiev colpiscono, simultaneamente, gli edifici di uno dei villaggi. «I russi devono sentire la necessità di porre fine a questa guerra», ha aggiunto ancora Zelensky, definendo quanto accaduto «un buon risultato». «Le sanzioni a medio e lungo termine dell’Ucraina continueranno a funzionare». Nell'attacco, è stato distrutto anche il sistema di difesa aerea «Pantsir-S1», del valore di circa 20 milioni di dollari. Come detto, nell'operazione sono rimaste uccise o ferite almeno un centinaio di persone. Zelensky, al momento, non ha specificato quando abbia avuto luogo l'operazione. L'oblast di Kherson – dove è avvenuto l'attacco – si trova nell'Ucraina meridionale e, come ricorda il Kyiv Independent, è rimasto «un campo di battaglia chiave» dall'inizio dell'invasione della Russia nel 2022. Le forze russe ne hanno occupato gran parte nei mesi di guerra, compresa la capitale regionale di Kherson, che le truppe ucraine hanno poi liberato nel novembre 2022. Ancora oggi, dopo più di quattro anni dall'inizio della guerra, alcune parti dell'oblast a est del fiume Dnipro rimangono sotto l'occupazione russa. Si tratta di territori che, spesso, sono bersaglio di attacchi ucraini contro le infrastrutture militari e logistiche. Che cosa sappiamo dell’attacco ucraino al quartier generale dell’intelligence russa nel Kherson
- Orrore a Milano, nigeriano irregolare pesta e violenta una francese nella stazione dei bus. Era già stato arrestato per abusi nel 2019
Solo l'intervento dei vigili ha permesso di strappare la donna dalle grinfie del clandestino che stava abusando di lei dopo averla malmenata a Lampugnano Un nuovo capitolo negativo sul fronte della sicurezza a Milano, nonostante l’intervento tempestivo della Polizia Locale, guidata dal comandante Gianluca Mirabelli. Sono stati i vigili infatti ieri a salvare una donna di origine francese dalle grinfie di un nigeriano, risultato poi irregolare sul territorio italiano, che la stava stuprando. È accaduto a Lampugnano, nel tardo pomeriggio. L’uomo stava abusando della vittima contro una recinzione dove era riuscito a trascinarla dopo averla aggredita è malmenata. La Locale lo ha sorpreso in flagranza, è intervenuta e lo ha bloccato. Stamattina il comandante Mirabelli ha portato l’episodio al Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza che si svolge ogni mercoledì in prefettura. Ieri nel primo pomeriggio gli agenti di stanza presso l’hub di Lampugnano sono intervenuti e hanno arrestato un uomo mentre era in corso l’aggressione sessuale di una donna. Erano circa le 14.00 quando l’autista di un bus che aveva appena parcheggiato il veicolo richiama l’attenzione degli agenti: poco lontano, in una zona più appartata della stazione bus, aveva visto una coppia ed era stato colpito dagli atteggiamenti aggressivi dell’uomo e dal tentativo di divincolarsi della donna. Grazie all’intervento degli agenti la coppia viene separata e gli agenti raccolgono le dichiarazioni della donna, nata in Togo nel 1984, che appena arrivata da Linate si era seduta con accanto la valigia. Con la scusa di aiutarla a portarle il bagaglio l’uomo, C.I. nato in Nigeria nel 2000, l’aveva avvicinata ma rapidamente alle parole erano seguiti strattonamenti e minacce affinché lei lo seguisse poco lontano in una zona più tranquilla. Intanto lui comincia a toccarla in vari punti del corpo e raggiunta una grata ve la costringe, la tiene ferma per il collo e la costringe a baci e a mettere le mani addosso a lui. Lei tenta di divincolarsi e di andarsente ed è in quel momento che l’autista del bus li vede. Mentre la donna viene soccorsa, dapprima dagli agenti di pattuglia, e poi dal Nucleo tutela donne e minori, l’uomo viene fermato e arrestato. Nel corso dell’indagine la Polizia locale ha acquisito le immagini delle telecamere che suffragano le dichiarazioni della donna e del testimone inoltre emergono alcuni precedenti a carico dell’uomo per furto, rapina, resistenza ma anche un arresto, sempre per violenza sessuale, risalente al 2019. Orrore a Milano, nigeriano irregolare pesta e violenta una francese nella stazione dei bus. Era già stato arrestato per abusi nel 2019 - il Giornale
- Armi da guerra per colpire clan rivale nello spaccio di droga, 4 fermi
(ANSA) - ROMA, 22 MAG - Compiere un'azione eclatante di fuoco con armi da guerra dotate di ottiche di precisione capaci di colpire a distanza i rivali nel controllo delle piazze di spaccio a Aprilia , in provincia di Latina. Era l'obiettivo di un'organizzazione criminale di tipo mafioso. L'agguato è stato sventato il 16 maggio scorso dai carabinieri che hanno scoperto e sequestrato le armi. E ora quattro persone ritenute affiliate all'associazione criminale operante a Aprilia e nei Comuni limitrofi sono state sottoposte a provvedimento precautelare di fermo del pm. Il provvedimento è stato eseguito, su disposizione della Dda di Roma, dalla Direzione Investigativa Antimafia , con il supporto dei Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia (Lt) e del Comando Provinciale di Roma.I quattro sono gravemente indiziati, in concorso tra loro, di illecita detenzione e porto in luogo pubblico di armi da guerra, armi clandestine ed esplosivi, nonché di ricettazione, con l'aggravante del metodo mafioso. L'imponente arsenale è stato scoperto in un'abitazione a Aprilia. Comprendeva una mitragliatrice da guerra "M.G.", un Kalashnikov, 5 fucili mitragliatori, una pistola mitragliatrice, 6 carabine, 2 fucili "Fal", un fucile a pompa, un fucile di precisione, 22 tra pistole e revolver, 3 bombe a mano, 8 silenziatori e 7 dispositivi tra mirini laser e ottiche di precisione. All'interno dell'abitazione c'erano anche circa 2.800 munizioni di vario calibro, 3 giubbotti antiproiettile, uniformi contraffatte complete di fondine con scritte "Polizia" e "Carabinieri", banconote false e sostanze stupefacenti. Durante il blitz arrestato in flagranza un cittadino straniero posto a guardia dell'immobile. (ANSA). fonte: Armi da guerra per colpire clan rivale nello spaccio di droga, 4 fermi
- Aggressione al triage del Maggiore: ferita una guardia giurata. L’appello: «Serve la Polizia H24»
La violenza torna a colpire le corsie del Pronto Soccorso, riaccendendo i riflettori sull’urgenza di garantire la sicurezza di chi lavora in prima linea. Nel pomeriggio di domenica 19 maggio, l’ospedale Maggiore è stato teatro dell’ennesima aggressione, culminata con il ferimento di un addetto alla vigilanza. Il salvataggio dei sanitari e l’aggressione L’episodio si è consumato nell’area del triage. Secondo le ricostruzioni, un soggetto in attesa ha improvvisamente dato in escandescenze, scagliandosi contro gli operatori sanitari in servizio. A evitare il peggio per medici e infermieri è stato il tempestivo intervento della guardia giurata, che si è frapposta per gestire la situazione e contenere l’aggressore. L’azione ha permesso di mettere al sicuro il personale medico, che non è rimasto coinvolto fisicamente proprio grazie allo scudo offerto dalla vigilanza, ma ha avuto un prezzo. La guardia giurata è infatti rimasta ferita durante la colluttazione ed è dovuta ricorrere alle cure mediche della struttura. La protesta sulle dotazioni: «Mancano i guanti antitaglio» Il grave episodio ha innescato una dura presa di posizione in merito alle condizioni operative degli addetti alla sicurezza. Sotto la lente d’ingrandimento finisce la società Allsystem, che ha in appalto il servizio di vigilanza dell’ospedale. Viene denunciata apertamente la mancanza di un equipaggiamento idoneo a ridurre i rischi quotidiani a cui le guardie sono esposte, a cominciare dall’assenza di guanti antitaglio. I solleciti inviati alla società appaltatrice nei giorni scorsi, e le richieste avanzate fin dall’inizio del mandato, non hanno ancora prodotto risposte chiare e tempistiche certe. L’auspicio, dopo quest’ultimo fatto di sangue, è che vengano fornite le necessarie dotazioni senza ulteriori ritardi. Il nodo del presidio fisso e le richieste all’azienda Oltre al richiamo rivolto al datore di lavoro, l’appello coinvolge direttamente l’ospedale in qualità di committente. Viene richiesto che i vertici del Maggiore si attivino non solo per far sì che i propri appaltatori dotino il personale di tutto l’occorrente per operare in sicurezza, ma soprattutto per affrontare il problema alla radice. Di fronte a un’escalation di episodi critici che viene definita “non più tollerabile”, la richiesta principale resta l’istituzione immediata di un presidio fisso delle Forze dell’Ordine attivo ventiquattr’ore su ventiquattro. Le guardie giurate rappresentano un fondamentale presidio a tutela di tutti, ma la cronaca di queste ore dimostra, ancora una volta, che per proteggere gli altri devono prima essere messe nelle condizioni di operare in totale sicurezza. fonte: Novara, aggressione al Maggiore: ferita una guardia giurata ISCRIVITI AL CORSO:
- Omicidio pasticcera di Roncade, dopo 35 anni c'è un indagato
ONCADE, 21 MAG - Un uomo di 57 anni residente in provincia di Treviso è indagato per l'omicidio di Sandra Casagrande, pasticcera di Roncade (Treviso) uccisa con 22 pugnalate la sera del 29 gennaio 1991 nel suo negozio. Gli investigatori stanno verificando la compatibilità del suo profilo genetico con alcune tracce biologiche repertate sulla scena del delitto e conservate per anni tra il materiale sequestrato dopo l'omicidio. Secondo quanto si è appreso, la svolta investigativa, in capo alla Procura della Repubblica di Treviso, nasce da ulteriori analisi scientifiche eseguite sui reperti, che hanno consentito di isolare un profilo genetico maschile rimasto per lungo tempo senza attribuzione nonché dal successivo confronto con la Banca Dati Nazionale del Dna. Gli accertamenti, sviluppati attraverso moderne tecniche di indagine genetica, hanno consentito di far emergere elementi ritenuti meritevoli di approfondimento investigativo. Omicidio pasticcera di Roncade, dopo 35 anni c'è un indagato | Giornale di Brescia
- La Brigata Paracadutisti Folgore impegnata in una complessa esercitazione sullo sviluppo delle attività tattiche.
Alla presenza del Ministro della Difesa Guido Crosetto, accompagnato dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello e dal Vice Comandante per le Forze da Combattimento, Generale di Corpo d’Armata Francesco Bruno, è stata condotta, dalla Brigata Paracadutisti Folgore, presso la Zona di Lancio di Altopascio (LU) l’esercitazione Combat Dome. L’autorità, ricevuta dal Comandante della Folgore Generale di Brigata Dario Paduano, ha dapprima svolto una visita presso il Centro Addestramento di Paracadutismo (CAPAR). Il Centro, organico alla Brigata “Folgore”, è l’unico Ente della Difesa deputato alla formazione aviolancistica del personale appartenente alle aviotruppe, delle Unità Specialistiche con Capacità Aviolancistiche della Difesa (USCAD) e dei Corpi armati dello Stato. Inoltre, accoglie e forma i giovani Volontari in Ferma Iniziale (VFI) che aspirano a far parte della Brigata Paracadutisti “Folgore”, rinvigorendo sin dall’inizio quei valori portanti che insieme ad addestramento e tecnologia costituiscono i pilastri su cui valorizzare ed esaltare le potenzialità personali per il conseguimento degli obiettivi comuni. Nel corso della visita l’autorità ha incontrato i militari del Centro e ha avuto modo di vedere alcune delle fasi del Corso di Paracadutismo, del Metodo di Combattimento Militare, del condizionamento dei carichi per l'aviolancio presso la Compagnia Aviorifornimenti e del ripiegamento dei paracadute presso la Compagnia Aviolanci e Manutenzione. La delegazione si è poi trasferita presso l’area addestrativa di Altopascio, assistendo alle fasi principali della complessa esercitazione che è stata concepita, organizzata e condotta per testare le capacità delle unità paracadutisti nel pianificare, organizzare e condurre attività tattiche, dalle manovre offensive con il supporto delle diverse componenti, all’ impiego degli assetti a pilotaggio remoto per le ricognizioni tattiche e per l’attacco di posizioni difensive avversarie, all’utilizzo del fuoco di artiglieria e contro carri. Di particolare rilievo anche le attività mirate alla verifica delle capacità di realizzazione di posizioni difensive fortificate sul campo di battaglia, di impiego delle moderne tecnologie e degli strumenti di ultima generazione in dotazione alle unità della Brigata Paracadutisti Folgore, della micromobilità tattica sul campo di battaglia e, non ultimo, delle capacità di aviolancio di materiali. Nell’esercitazione sono stati impiegati il 187° Reggimento Paracadutisti Folgore, il 183° Reggimento Paracadutisti "Nembo", l’8° Reggimento Guastatori Paracadutisti Folgore, il 184° RCST Paracadutisti “Nembo”, il Reggimento Logistico Folgore, il 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti Folgore, il 186° Reggimento Paracadutisti Folgore il Centro Addestramento di Paracadutismo assieme ad assetti del 9° Reparto sicurezza cibernetica Rombo, velivoli del Comando Aviazione dell’Esercito e della 46° Brigata Aerea di Pisa. La Brigata paracadutisti “Folgore” è tra gli strumenti a disposizione dell’Esercito per assicurare la capacità di risposta e intervento immediato a situazioni di crisi ed emergenza, che richiedono di proiettare e concentrare forze, in tempi brevissimi e con ridotto preavviso, anche in aree di operazione non raggiungibili da altre tipologie di forze e distanti dalla Madrepatria. Il campo di battaglia protagonista dello sviluppo tecnologico
- Addetti alla sicurezza abusivi e con precedenti penali, maxi multa
Blitz di controllo e tante imprecisioni riscontrate La Squadra Amministrativa e di Sicurezza della Questura e la Tenenza dei Carabinieri di Falconara, nei decorsi giorni hanno effettuato un controllo amministrativo congiunto presso la nota Fiera del fumetto, che si è tenuta in quel comune, presso piazza Mazzini e zone limitrofe. Sono state riscontrate alcune gravi irregolarità inerenti il servizio di “safety” predisposto dagli organizzatori. In particolare è stato rilevato come cinque addetti alla sicurezza della Fiera non avessero alcun titolo autorizzatorio per effettuare quel servizio. Altri tre operatori avevano il titolo di addetti antincendio ma non avevano con sé e a portata di mano alcun presidio o dotazione antincendio (estintori, coperte anti fuoco etc). Gli operatori erano stati piazzati presso la Fiera dal titolare di una impresa operante in provincia di Ancona, D.B., di anni 52, che verrà deferito all’AG per la violazione di cui all’art. 140 TULPS perché impiegava personale addetto alla sicurezza senza titolo, sprovvisto della licenza di cui all’art. 134 TULPS che rilascia il Prefetto per istituti di vigilanza o agenzie di investigazioni. E’ stato accertato che alcuni addetti alla sicurezza erano stati abusivamente collocati, allo scopo di bloccare i varchi di accesso alla fiera, avessero utilizzando le proprie autovetture private, messe di traverso sulla strada e per questo venivano contravvenzionati ai sensi del codice della strada dalla Polizia locale di Falconara, intervenuta in ausilio dagli agenti operanti. La legge 94/2009 stabilisce che il personale addetto a tali servizi debba essere iscritto (dopo un opportuna verifica in ordine ai requisiti morali) in apposito elenco, tenuto dal Prefetto competente per territorio, e che, inoltre, coloro che intendano avvalersi di addetti ai servizi di controllo devono dare preventiva comunicazione al Prefetto e al Questore. Gli operatori iscritti negli elenchi prefettizi possono effettuare servizi di controllo, osservazione sommaria dei luoghi anche per verificare la presenza di eventuali sostanze illecite, oggetti proibiti, nonché qualsiasi altro materiale che possa essere impropriamente utilizzato mettendo a rischio al pubblica incolumità o la salute delle persone, effettuare servizi per evitare che sia creato ostacolo o intralcio all’accessibilità delle vie di fuga e comunque a garantire il regolare svolgimento delle attività di intrattenimento, effettuare controlli all’atto dell’accesso del pubblico, presidiare gli ingressi dei luoghi e regolamentare i flussi di pubblico. Dal controllo effettuato è invece emerso come gli addetti alla sicurezza controllati avessero quasi tutti precedenti penali, in particolari per reati contro la persona e del patrimonio. Per tali motivi, all’esito dei controlli, oltre al deferimento all’Ag di cui sopra, sono state elevate ben sei sanzioni amministrative per la violazione di cui all’art. 3 legge 94/2009 a carico dei cinque addetti nonché a carico del titolare della ditta sopra indicato. La violazione amministrativa comporta il pagamento di una sanzione di 1666 euro cadauna, senza pagamento in misura ridotta. Addetti alla sicurezza abusivi e con precedenti penali, maxi multa - Youtvrs ISCRIVITI AL CORSO
- Gara per vigilanza armata. Scoppia la polemica sui tempi: "E’ impossibile partecipare"
Il Corpo Guardie di Città solleva chiare perplessità sul bando per affidare il servizio "Solo soggetti già informati possono organizzare pattugliamenti così complessi" . "Tempi troppo stretti per partecipare a quella gara". Nel mirino finisce l’avviso esplorativo per l’affidamento diretto del servizio di vigilanza armata sul territorio mediante guardie particolari giurate, sul quale il Corpo Guardie di Città solleva più di un interrogativo, ritenendo che "solo soggetti già organizzati potrebbero partecipare". "Non nascondiamo amarezza – dice l’azienda di security – sulle modalità e tempistiche con cui tale procedura è impostata. La richiesta di manifestazione di interesse è stata pubblicata il 16 maggio, con presentazione dell’offerta il 26 maggio, prevedendo l’avvio del servizio già dal 1° giugno. Ciò significa che l’Istituto aggiudicatario avrà appena cinque giorni per organizzare la vigilanza armata. In un contesto nazionale con crescente difficoltà nel reperimento di guardie particolari giurate armate e adeguatamente formate, è estremamente difficile, se non impossibile, per quasi tutti gli Istituti di vigilanza, organizzare in tempi così ridotti una squadra composta da almeno dieci operatori specializzati, con una unità cinofila per un servizio così articolato. Appare evidente come solo l’Istituto attualmente impiegato sul servizio o soggetti già preventivamente a conoscenza del progetto possano realisticamente essere nelle condizioni di partecipare. Per tale ragione riteniamo che la pubblicazione della manifestazione di interesse abbia rappresentato più una forma di correttezza istituzionale che una reale apertura competitiva. Il servizio annunciato anche a dicembre 2025 dal Comune affonda le proprie radici nelle prime sperimentazioni realizzate proprio dal Corpo Guardie di Città nel territorio versiliese già dal 2016, con l’allora sindaco Umberto Buratti. In quella fase, in forma diversa e senza oneri diretti per l’amministrazione comunale, veniva garantito un servizio di vigilanza armata a tutela delle strutture ricettive del centro. Sempre a Forte dei Marmi, inoltre, il Corpo Guardie di Città fu il primo soggetto a sperimentare nel 2016 il servizio di stewarding sulle spiagge per contrastare l’abusivismo commerciale e la vendita di merce contraffatta". fonte: Gara per vigilantes armati. Scoppia la polemica sui tempi: "E’ impossibile partecipare" ISCRIVITI AL CORSO
- Tragedia delle Maldive, come è fatta e cosa è successo nella grotta di Alimatha: la mappa
Un punto oltre il quale la luce sparisce completamente. Nessun riferimento visivo, nessuna percezione reale dello spazio, soltanto buio assoluto. È questo lo scenario descritto dagli esperti che conoscono la grotta sommersa vicino ad Alimathaa, nell’atollo di Vaavu, alle Maldive, dove hanno perso la vita cinque sub italiani tra cui un istruttore durante una drammatica immersione che ha sconvolto il mondo della subacquea internazionale. A raccontare cosa si nasconde in quelle profondità è Vladimir Tochilov, esperto sub russo che anni fa aveva esplorato proprio quella cavità con la sua compagnia Neva Divers. Intervistato dalla CNN, il diver ha parlato di un ambiente estremamente ostile e pericoloso, caratterizzato da passaggi stretti, camere multiple e soprattutto da una condizione che può mettere in crisi anche sub molto preparati: la perdita totale di orientamento. “Quando ci si addentra troppo nella grotta non si vede più alcuna luce. Da quel punto in poi bisogna muoversi nel buio totale”, ha raccontato Tochilov. Il sub ha descritto quell’ambiente come “un’oscurità inquietante”, nella quale la profondità non viene più percepita e l’uscita diventa impossibile da individuare. Secondo Tochilov, uno degli aspetti più pericolosi della grotta è proprio il momento in cui scompare la luce proveniente dall’ingresso. Fino a quel punto il cervello riesce ancora a mantenere un minimo orientamento visivo, ma appena la luminosità svanisce completamente il sub entra in una condizione completamente diversa. In acqua, senza riferimenti, l’essere umano perde rapidamente la percezione dell’alto e del basso. Ogni direzione può sembrare corretta e basta un singolo errore per allontanarsi ulteriormente dalla via di uscita. La cavità, lunga circa 200 metri, si sviluppa ben oltre i limiti previsti per le immersioni ricreative. Tochilov ha spiegato che servono addestramento tecnico avanzato, attrezzature specialistiche e una preparazione specifica per affrontare ambienti del genere. “Solo sub tecnici altamente preparati dovrebbero entrare nella grotta”, ha dichiarato. I video pubblicati negli anni scorsi dalla compagnia Neva Divers mostrano tunnel sommersi stretti, pareti rocciose irregolari e ambienti dove la visibilità appare già ridotta anche con illuminazione professionale. In alcuni tratti i passaggi sembrano quasi chiudersi attorno ai sub, aumentando ulteriormente il senso di claustrofobia. Ma oltre alla difficoltà tecnica dell’immersione, gli esperti sottolineano un altro elemento fondamentale: ciò che accade alla mente umana in condizioni simili. Il cervello, quando viene privato improvvisamente di riferimenti visivi in un ambiente chiuso e profondo, può entrare rapidamente in una condizione di forte stress neurologico e psicologico. A profondità elevate entra in gioco anche la cosiddetta narcosi da azoto, fenomeno molto conosciuto nel mondo della subacquea tecnica. Respirando gas compressi ad alte pressioni, il cervello può subire alterazioni che compromettono lucidità e capacità decisionali. Gli specialisti descrivono questa condizione come una sorta di “ubriachezza degli abissi”. I riflessi rallentano, il ragionamento diventa meno lucido e la percezione della realtà può modificarsi. In alcuni casi il sub può sentirsi inspiegabilmente tranquillo, in altri può essere colpito da panico improvviso. Il problema è che, in un ambiente come una grotta sommersa, anche pochi secondi di esitazione possono diventare fatali. John Volanthen, ufficiale del British Cave Rescue Council e figura chiave nel celebre salvataggio della grotta thailandese di Tham Luang nel 2018, ha spiegato alla CNN che proprio il disorientamento potrebbe aver avuto un ruolo centrale nella tragedia delle Maldive. Secondo Volanthen, la narcosi da azoto e la perdita di orientamento potrebbero aver impedito ai sub italiani di ritrovare il percorso verso l’uscita una volta entrati nelle zone più profonde della cavità. Gli esperti spiegano che quando un sub entra nel panico il corpo consuma ossigeno molto più rapidamente. La respirazione accelera, aumenta il battito cardiaco e il cervello smette progressivamente di ragionare in modo lucido. In assenza di luce e punti di riferimento, la situazione può degenerare in pochi istanti. Chi ha esperienza nelle immersioni speleosubacquee racconta che il buio totale rappresenta uno degli scenari più destabilizzanti per la mente umana. In acqua non esistono appoggi, non esiste gravità percepita come sulla terraferma e il cervello perde ogni riferimento naturale. Alcuni sub sopravvissuti a incidenti simili hanno raccontato di aver avuto la sensazione di girare in cerchio senza rendersene conto, mentre altri hanno descritto la sensazione di trovarsi “sospesi nel nulla”. Le analogie con altre tragedie del passato sono inevitabili. Nel mondo delle immersioni in grotta esistono diversi casi diventati simbolo dei rischi estremi legati a questo tipo di esplorazioni. Incidenti simili si sono verificati in Norvegia, Sudafrica, Messico e Stati Uniti, spesso con dinamiche molto simili: perdita dell’orientamento, esaurimento dell’aria, impossibilità di individuare l’uscita. Uno dei casi più noti è quello delle grotte di Plura, in Norvegia, dove diversi sub esperti sono morti dopo essersi disorientati nei tunnel sommersi. Anche lì gli investigatori parlarono di visibilità nulla e forte stress psicologico causato dall’ambiente chiuso. Molti ricordano anche il caso della grotta thailandese di Tham Luang nel 2018. Sebbene quella vicenda si concluse con il salvataggio dei ragazzi intrappolati, i soccorritori descrissero condizioni estreme, passaggi strettissimi e immersioni completamente al buio. Persino professionisti altamente addestrati raccontarono di aver vissuto momenti di forte pressione psicologica. Nel mondo della subacquea tecnica viene spesso citata anche la tragedia di Bushman’s Hole, in Sudafrica, una delle grotte sommerse più profonde del pianeta. Anche in quel caso diversi sub esperti persero la vita dopo aver perso orientamento o lucidità nelle profondità. Le immersioni in grotta vengono considerate tra le attività più pericolose al mondo proprio perché non consentono una risalita immediata verso la superficie. In mare aperto, in caso di difficoltà, un sub può tentare di emergere. In una grotta sommersa questo spesso non è possibile. Davanti ci sono solo tunnel, pareti e oscurità. Le autorità maldiviane stanno continuando le indagini per chiarire l’esatta dinamica della tragedia. Al centro degli accertamenti ci sarebbero la profondità raggiunta dal gruppo, il percorso effettuato all’interno della cavità e le condizioni operative dell’immersione. Nel frattempo il caso ha riacceso il dibattito internazionale sui limiti delle immersioni estreme e sui rischi delle esplorazioni in ambienti profondi e privi di luce naturale. Perché, come raccontano gli stessi specialisti, in quelle grotte esiste un punto oltre il quale “non si vede più nulla”. E da lì, ritrovare la strada può diventare impossibile. Tragedia delle Maldive, come è fatta e cosa è successo nella grotta di Alimatha: la mappa
- Bashirov: «L'Ucraina? Per Putin e Trump non è più sul tavolo: si pensa solo agli affari. E Mosca per Xi è una polizza assicurativa»
«Le parole più importanti di questo vertice sono state quelle del presidente Xi Jinping sulla “legge della giungla”, una chiara allusione al fatto che oggi sembra che esista solo il diritto del più forte, mentre il vecchio sistema di rapporti internazionali appare smantellato». Su chi sia stato il primo ad approfittarne svicola, sostenendo che l’Ucraina è da tempo fuori dalle discussioni tra Usa, Cina e Russia. Ma nonostante questo, qualche dubbio si coglie anche nelle granitiche certezze di Marat Bashirov, ex deputato di Russia Unita, docente della Scuola Superiore di Economia nonché politologo di successo in quanto titolare di un canale Telegram da quasi un milione di follower. Qual è il significato di questa visita di Putin in Cina? «Per la prima volta abbiamo visto un documento in cui sono descritte le nuove regole del mondo multipolare. Poi, una ventina di accordi interstatali che riguardano l’imprenditoria, una mole che indica come sia in corso uno sviluppo progressivo dei rapporti russo-cinesi». Donald Trump era stato accolto all’aeroporto dal vicepresidente della Repubblica popolare cinese, mentre a salutare Putin c’era il ministro degli Esteri… «Questa visita è stata praticamente identica a quella del presidente americano. I cinesi hanno seguito rigorosamente il protocollo diplomatico. Non ha senso confrontare il livello gerarchico delle autorità cinesi. Il ministro Wang Yi è spesso venuto in Russia, Putin lo conosce bene». Tornando alla «legge della giungla» citata nella Dichiarazione congiunta, come interpretare gli strali contro gli Usa? «Bisogna tornare alla visita di Trump, quando la Cina per la prima volta ha fatto intendere di essere pari agli Usa, e anzi ha indicato come il problema di Taiwan non debba essere portato all’estremo da parte dell’America. Dopo gli eventi iraniani e venezuelani, questi temi sono stati discussi in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu. La netta affermazione che Russia e Cina non accettano lo smantellamento del diritto internazionale operato in modo sfacciato dagli Usa è una sfumatura importante». La visita di Trump perseguiva lo scopo di dividere la Cina dalla Russia? «Trump doveva scegliere il minore dei mali. Non andare in Cina sarebbe stato giudicato come un indizio di debolezza. Il viaggio cinese era dovuto a scopi di politica interna. L’invito a Xi negli Usa per settembre è la prova del fatto che nei prossimi mesi si porrà l’accento sull’agenda di politica estera. E se Trump non firmerà con Xi qualcosa che possa essere presentato come un profitto in vista delle elezioni di midterm, per lui si mette male». È finita la luna di miele tra Mosca e Washington? «Si tratta di una intesa economica, non politica, come ho sempre detto. Affari. Putin e Trump hanno preparato alcuni accordi nel settore energetico che non sono meno importanti rispetto a quello che è stato deciso ora sul gasdotto Power of Siberia 2». Quindi, poco o nulla… «Certo, ancora una volta sul gasdotto russo-cinese non è stato siglato nulla di definitivo. Ma almeno sono stati precisati i parametri principali del progetto. Non è stato ancora concordato tutto, ma visto che le parti dichiarano che sono stati risolti gli aspetti fondamentali, ovvero gli itinerari e i prezzi che determinano anche le quantità, si è alquanto progrediti. E non escludo affatto che possano sorgere anche accordi trilaterali. Tutti guardano ai rapporti Russia-Usa pensando all’Ucraina, ma come ho detto quello non è più un tema sul tavolo dei due Paesi. A Trump e alla Russia interessano l’economia e gli affari». Proprio per questo, non le sembra che nelle relazioni tra Russia e Cina ci sia uno sbilanciamento a favore di quest’ultima? «In parte sì, in parte no. Cosa farebbe ora la Cina se non avesse una polizza assicurativa russa per il nostro gas liquefatto, per il metano che arriva dai gasdotti, per il petrolio? Trump ha di fatto messo un cappio sullo Stretto di Hormuz. Se la Cina non avesse questo airbag energetico russo, la vedrebbe dura. Al tempo stesso, riconosco che c’è una nostra dipendenza per tutto quel che riguarda l’high tech e l’elettronica. Però se non avete petrolio e gas, potete essere anche una superpotenza industriale, ma non siete in grado di produrre niente a prezzi stabili e con quantità stabili. La Russia rimane il garante strategico della sicurezza energetica per la Cina». Bashirov: «L'Ucraina? Per Putin e Trump non è più sul tavolo: si pensa solo agli affari. E Mosca per Xi è una polizza assicurativa»












