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- Mille occhi sulle città. Vertice in prefettura, il livello formativo delle guardie giurate cresce
In prefettura si è riunito il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Presenti i sindaci di Cremona, Crema e Casalmaggiore e il personale degli istituti di vigilanza della provincia di Cremona, che hanno aderito al progetto Mille occhi sulle città. Durante l'incontro sono stati valutati i risultati operativi conseguiti durante il primo anno di applicazione dell'intesa, in modo da verificare l’opportunità di eventuali interventi correttivi. Alle guardie giurate sono affidati compiti di osservazione e di raccolta di elementi di particolare utilità per le forze dell'ordine e per la polizia locale. Una sinergia che ha portato significativi risultati. Formazione Il prefetto Antonio Giannelli ha convenuto sull'opportunità di estendere l’efficacia dell’intesa anche ad altri comuni e accolto la richiesta dei referenti degli istituti di vigilanza di rafforzare ulteriormente la formazione delle guardie particolari giurate, sensibilizzandole sempre più ad affinare la capacità di riconoscere tempestivamente situazioni di degrado che incidono sulla sicurezza urbana. Importante contributo “L’azione coordinata delle forze di polizia – ha commentato Giannelli - trova nella funzione di osservazione e pronta segnalazione al 112 anche da parte delle 300 guardie particolari giurate, un importante contributo operativo in vista dell'elevazione dei livelli di sicurezza esistenti. È la conferma che il perseguimento di una sicurezza sempre più partecipata e integrata, oltre che condivisa, rappresenta un obiettivo da perseguire con convinzione, allo scopo di valorizzare, nel relativo coordinamento, tutte le risorse umane e tecnologiche disponibili”. Mille occhi sulle città. Vertice in prefettura, il livello formativo delle guardie giurate cresce
- Visa: cybersecurity cruciale, 83% aziende globali non sono pronte
A livello globale “un’azienda su tre ha subito un cyber attacco negli ultimi anni, ma l’83% dichiara di non essere pronta a cogliere le sfide che riguardano il tema della sicurezza e dell’evoluzione del commercio”, in un’era in cui l’AI agentica renderà i pagamenti B2B sempre più automatizzati cambiando l’infrastruttura del commercio e il modo in cui le imprese gestiscono le proprie attività. A dirlo è Luca Moroni, Director Visa Commercial Solutions Lead, in occasione del Payments Summit 2026 del Sole 24 Ore. Visa: cybersecurity cruciale, 83% aziende globali non sono pronte - Il Sole 24 ORE
- La Cina: l'intelligence straniera usa "tartarughe spia" per sottrarre dati sensibili
Sarebbero solo alcune delle nuove tecnologie di spionaggio marittimo: tra loro boe di rilevamento, droni oceanici e dispositivi elettronici installati sulle navi Il ministero della Sicurezza della Cina ha accusato agenzie di intelligence straniere di utilizzare nuove tecnologie di spionaggio marittimo, tra cui boe di rilevamento, animali marini dotati di sensori, droni oceanici e dispositivi elettronici installati sulle navi, per sottrarre dati sensibili a Pechino. Come riportato da Global Times il ministero ha spiegato che in alcune aree marittime cinesi sarebbero state individuate boe equipaggiate con sensori acustici ad alta precisione, in grado di raccogliere dati in tempo reale, comprese le firme sonore dei sottomarini cinesi. Pechino ha inoltre denunciato il ritrovamento di grandi animali marini, definiti "tartarughe spia" e "pesci spia", equipaggiati con sensori per monitorare temperatura dell'acqua, salinità e correnti marine, con trasmissione dei dati via satellite all'estero. Secondo il ministero, anche alcune aziende straniere avrebbero promosso dispositivi elettronici per navi mercantili presentati come servizi marittimi, ma utilizzabili per monitorare attività portuali e raccogliere informazioni strategiche. Le autorità cinesi hanno invitato cittadini e armatori a segnalare dispositivi sospetti e a evitare installazioni di apparecchiature di origine sconosciuta. Cina: l'intelligence ci controlla con tartarughe spia
- “Mi sono liberato di loro”: duplice omicidio del caso Moriconi (dott.ssa Mariana Berardinetti)
Con questa frase, l’uomo che a Lucca ha ucciso il figlio e la moglie rivela la logica profonda del suo gesto. Quel “loro” indica due persone che, nella sua mente, non aderivano più all’immagine di sé e della famiglia che aveva costruito. Non la famiglia reale, ma una famiglia immaginata, una fantasia rigida che nel tempo era diventata il luogo psichico in cui aveva scelto di vivere. Un modello chiuso, impermeabile alla realtà, dove i membri della famiglia dovevano aderire alle sue aspettative e a quelle che lui considerava “le richieste della società”: un modello familiare binaristico, lineare, prescritto — l’uomo lavora, la donna accudisce, ci si sposa, si fanno i figli, si cresce secondo ruoli fissi. In quella fantasia non c’era spazio per la differenza, né per l’autonomia. Per comprendere questa dinamica, è necessario chiarire il concetto di alterità. Alterità non è diversità: è il riconoscimento dell’altro come soggetto autonomo. Significa fare spazio all’altro, accogliere la sua presenza senza ridurla a proiezione o funzione. La coppia è il primo luogo in cui questo si impara: due persone che si riconoscono come soggetti, non come estensioni. Se nella coppia non si impara a fare spazio all’altro, non si farà spazio nemmeno al figlio reale. Nella genitorialità, l’alterità diventa ancora più decisiva: accogliere il figlio come un nuovo soggetto, non come la continuazione di sé. Significa riconoscere che il figlio arriva come soggetto, non come estensione; che è un incontro che chiede una trasformazione: il figlio non aderisce al genitore, lo cambia; che non è un oggetto da modellare, perché questa è la radice della logica narcisistica; e che obbliga a rivedere sé stessi, perché la genitorialità è crescita, non possesso. La genitorialità nasce da un lutto: il lutto del figlio ideale. Solo lasciando morire l’immagine che il genitore aveva costruito si può fare spazio al figlio reale, al soggetto che arriva con la sua identità e la sua unicità. Chi non attraversa questo lutto resta prigioniero della propria fantasia e continua a rincorrere un fantasma, mentre il figlio — nel percorso della sua vita — diventa sempre più reale. Il figlio cresce, si definisce, si rivela; il genitore narcisistico no: resta fermo a inseguire ciò che non esiste più. Nel caso di Lucca, la frattura nasce esattamente qui. L’identità sessuale del figlio non è stata percepita come una dimensione della sua persona, ma come la prova definitiva che il figlio reale non aderiva più al modello immaginato. Per un genitore narcisistico, il figlio non deve essere accettato né riconosciuto: deve aderire. Aderire al ruolo, alla fantasia familiare, al copione che lui riteneva “normale” e “socialmente richiesto”. La sessualità del figlio non è qualcosa da accogliere: nella logica narcisistica non dovrebbe esistere, perché introduce una unicità che il narcisista non tollera. Il figlio deve ripetere il padre, non discostarsi da lui. E quando il figlio non aderisce più, quella unicità viene vissuta come una minaccia alla propria identità. Molti genitori, davanti alla sessualità dei figli, non vedono il figlio: vedono sé stessi. Proiettano la propria storia, la propria educazione, la propria identità. La sessualità del figlio smette di essere una sua unicità e diventa un riflesso del genitore. Ed è questa proiezione che spiega perché, alla rivelazione dell’omosessualità, alcuni reagiscono con comportamenti estremi: cacciarlo di casa, disconoscerlo, punirlo, arrivare persino a distruggerlo. Non reagiscono alla sessualità del figlio: reagiscono alla frattura della propria immagine. Il figlio non ha tradito sé stesso: ha tradito il modello del genitore. E quando il genitore non distingue tra il proprio sé e il figlio, la sua unicità diventa una minaccia da eliminare. Nel mio percorso professionale venni contattata da una madre che mi chiese di “far guarire” suo figlio. Diceva di aver pregato per un miracolo, perché “era malato”: era omosessuale. Usava la religione in modo estremo, come se la sessualità del figlio fosse una colpa da espiare, una parte da estirpare, un errore da cancellare. Non vedeva la sua identità, né la sua unicità: vedeva solo la propria paura. E in quella paura il figlio non era più un soggetto: era un bersaglio della sua angoscia. Ma perché uccidere anche la madre? Perché nella logica del narcisismo genitoriale, chi riconosce l’alterità del figlio diventa automaticamente una minaccia. La madre, che aveva compiuto quella crescita — che aveva visto il figlio reale, che ne aveva riconosciuto l’identità — rappresentava la smentita vivente della fantasia familiare in cui l’uomo si era rifugiato. Non era solo il figlio a non aderire più al modello ideale: era anche chi lo accoglieva. In una struttura mentale così rigida, la madre non era più percepita come partner, ma come traditrice dell’ordine interno. Eliminare “loro” significava eliminare ciò che metteva in crisi la famiglia immaginata e l’immagine di sé che l’uomo aveva costruito. La frase “Mi sono liberato di loro” rivela esattamente questo: il figlio e la madre non sono percepiti come persone, ma come ostacoli; non come vite autonome, ma come minacce; non come alterità, ma come errori da cancellare. Il gesto non nasce da un conflitto improvviso, ma dall’incapacità di riconoscere l’altro come soggetto. È la conseguenza estrema di una genitorialità che non ha mai compiuto la propria crescita. E qui sta il punto decisivo: per un genitore sufficientemente equilibrato, la sessualità del figlio non si accetta - si riconosce. Perché non è un’opinione, non è una scelta, non è un comportamento da giudicare: è una dimensione della sua identità e della sua unicità. dott.ssa Mariana Berardinetti
- Trump e bin Salman, la crisi e le liti: così la guerra con l'Iran ha cambiato il rapporto tra USA e Arabia Saudita. «Nulla sarà più come prima»
L’Iran afferma che, dopo la guerra, nulla sarà come prima. Ed ha ragione. Non solo perché ha i pasdaran hanno trasformato Hormuz in una cosa «loro». Lo dimostra quanto accade nei rapporti non facili tra due alleati storici, Stati Uniti ed Arabia. Contrasti confermati dalle ricostruzioni dei media americani, con un primo scoop del Wall Street Journal e il rilancio del New York Times. Quando Teheran ha deciso di chiudere lo Stretto Donald Trump ha ordinato Project Freedom, operazione per riaprire il passaggio. Ma lo ha fatto senza consultare Riad ed è nato uno scontro. I sauditi si sono opposti all’uso delle loro basi, il Pentagono è stato costretto ad una pausa mentre la Casa Bianca ha minacciato di bloccare le forniture di munizioni antimissile indispensabili per contenere i lanci iraniani. Tra le due capitali è iniziato un fitto scambio di colloqui telefonici. Da una parte Mohammed bin Salman, il principe al comando del regno, dall’altra una fila di interlocutori importanti. Prima Trump, poi Vance, quindi l’inviato Steve Witkoff e il genero del presidente, Jared Kushner, nella doppia veste di mediatore ma anche socio in affari della casa regnante saudita. I toni non sono stati per nulla distesi. Bin Salman ha manifestato il suo dissenso, ha disertato il G7 di Evian perché – hanno comunicato - aveva altri impegni (mentre c’erano qatarini ed emiratini), ha proseguito su una linea favorevole al negoziato con gli ayatollah. Gli articoli sostengono che The Donald abbia gradito poco la sfida e proprio durante il summit in Francia ha rimarcato in un discorso che gli Usa potevano utilizzare qualsiasi installazione militare. Del resto, il presidente ha alternato, in passato, elogi senza limiti nei confronti di Mohammed a sortite feroci quando il principe non si è mostrato in sintonia. In mezzo il business per la famiglia Trump con una serie di progetti da realizzare in Arabia. Molto sfarzo, molto «oro», molto milioni. Salman si fida poco degli americani, anche se lui stesso ha mantenuto una posizione non sempre chiara nei confronti della Repubblica islamica. Per alcune fonti i sauditi erano contrari alla guerra e cercavano un compromesso. Poi è apparsa una nuova versione: Riad voleva che Epic Fury completasse la missione riducendo drasticamente le capacità strategiche dei pasdaran. Ed è trapelato che caccia sauditi hanno partecipato a strike, stessa cosa per i velivoli emiratini. Altro giro: il principe, vista l’impossibilità di arrivare ad una vittoria certa e definitiva, ha puntato sul negoziato lavorando insieme alla diplomazia cinese. Il blocco di Hormuz, con le criticità per le esportazioni di greggio, ha rinforzato in Salman l’idea che non ci fossero alternative al dialogo con Teheran, una continuazione di un canale riaperto dopo anni di tensione e ben prima dell’inizio delle ostilità. Al tempo stesso Riad ha esaminato gli sviluppi bellici. Lo scudo americano non ha potuto parare tutte le minacce. Alcune basi del Golfo si sono rivelate troppo esposte ai bombardamenti, prive di bunker e strutture in grado di assorbire colpi pesanti. Tanto è vero che gli Usa pensano di spostarne diverse in Israele. È esploso il problema delle scorte delle munizioni necessarie ad intercettare droni e missili: carenza nota ma sottovalutata. Forse perché pensavano ad una crisi più breve. I sauditi si sono trovati a dipendere dai rifornimenti americani e, nel frattempo, hanno acquistato sistemi israeliani, «copiando» le scelte di Qatar e Emirati. Anche qui riecco le sfumature mediorientali, con alcune petro-monarchie gelide con Israele per la tragedia di Gaza ma pragmatiche nel rifornirsi nello Stato ebraico. Il punto è che gli emiri si ritrovano in una situazione complessa. L’Iran, pur martellato dalle bombe, è uscito più forte dal confronto e con in mano la carta Hormuz. Sarà il tempo a dire se il successo sarà duraturo. C’è la necessità di costruire un nuovo apparato di difesa regionale, obiettivo non agevole viste le scelte individuali dei singoli stati e le tradizionali diffidenze mescolate a dissidi personali. Ognuno va per la sua strada. L’esempio arriva dall’Oman: dice di non pretendere il pedaggio per lo Stretto ma è favorevole al versamento di un obolo come rimborso spese. Principi e sultani non possono rinunciare in toto al patto con Washington ma devono trovare anche soluzioni autonome. Infine, c’è l’imprevedibilità di Trump: è partito – a parole – dall’aiuto alla rivolta popolare, ha poi evocato il cambio di regime, ha promesso l’Inferno ed ha chiuso con un compromesso vago che non concede alcuna garanzia sul futuro. Trump e bin Salman, la crisi e le liti: così la guerra con l'Iran ha cambiato il rapporto tra USA e Arabia Saudita. «Nulla sarà più come prima»
- Picchiato da sei colleghi dell'azienda agricola, indagato un 50enne per caporalato: si dedicava al reclutamento e al lavoro nero
TRENTO - Aveva ordinato a sei dei suoi sottoposti di picchiare un connazionale assunto nella stessa azienda agricola e di minacciare con un coltello un collega che aveva assistito al pestaggio. Inoltre, si dedicava in maniera «imprenditoriale» all'intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro «nero» di altri lavoratori di origine pakistana, talvolta con l'uso di minacce e violenze varie, che esercitava direttamente o per delega, incaricando connazionali di fiducia. È quanto emerso da un'inchiesta sul caporalato in Trentino, che ha portato alla denuncia di Muhammad Suleman, cittadino italiano di origine pakistana di 50 anni, che ora dovrà rispondere di intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata in concorso, lesione personale aggravata in concorso, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato. Le indagini Gli accertamenti nascono dopo la denuncia, nel 2025, di due coraggiosi e giovani cittadini pakistani, operai in aziende vitivinicole del Trentino, che hanno subito violente aggressioni a opera di connazionali. Uno dei due è finito in ospedale dopo essere stato picchiato da un gruppo di sei connazionali, incaricati dal 50enne arrestato, considerato dagli inquirenti il mandante. In quella circostanza un altro individuo che aveva assistito al pestaggio (collega e connazionale della vittima), era stato minacciato con un coltello puntato al petto di gravi ritorsioni nel caso in cui avesse rivelato qualcosa alle autorità. L'altro giovane pakistano ha invece subìto minacce e insistenti richieste di denaro ed è stato aggredito con lo spray urticante ed un paio di forbici da potatura, usate come arma impropria. Un incubo, per i due giovani pakistani, che si è concluso grazie ai carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile di Borgo Valsugana e della polizia giudiziaria della Procura di Trento, che hanno documentato come la condotta dell'indagato si sia protratta dal maggio del 2025, senza soluzione di continuità, sino ad oggi. Secondo le indagini, il reclutamento della manodopera era finalizzato a svolgere lavoro agricolo in varie aziende della Provincia di Trento, per lo più in vigneti e frutteti, in condizioni di sfruttamento e assoggettamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori stranieri (spesso con una scarsa conoscenza della lingua italiana e la necessità di sostenere le famiglie nel paese d'origine). Sono ancora in corso ulteriori accertamenti per la identificazione di altre parti offese emerse durante le investigazioni, nonché sulle posizioni delle aziende agricole che hanno impiegato i lavoratori reclutati dall'indagato. Picchiato da sei colleghi dell'azienda agricola, indagato un 50enne per caporalato: si dedicava al reclutamento e al lavoro nero
- Recuperata un'auto rubata grazie al tempestivo intervento della vigilanza privata
O fatti risalgono alla notte tra martedì 30 giugno e mercoledì 1 luglio scorso, durante un ordinario servizio di vigilanza presso un impianto fotovoltaico della provincia di Brindisi BRINDISI - Un intervento tempestivo, la prontezza di riflessi di un operatore sul territorio e la sinergia immediata con le Forze dell'ordine. Sono questi gli elementi che, nella notte tra martedì 30 giugno e mercoledì 1 luglio, hanno permesso di recuperare un veicolo rubato e restituirlo al legittimo proprietario. Durante un ordinario servizio di pattugliamento notturno presso un impianto fotovoltaico della zona, una guardia particolare giurata dell'istituto Securitas Puglia ha notato un’auto sospetta ferma nei pressi del cancello d'ingresso della struttura. Alla vista della vigilanza privata, un individuo è sceso rapidamente dal mezzo e si è dato alla fuga riuscendo a raggiungere un secondo veicolo parcheggiato poco distante, con il quale si è allontanato a forte velocità facendo perdere le proprie tracce. La Centrale operativa di Securitas Puglia, costantemente in contatto con la pattuglia, ha allertato immediatamente i numeri di emergenza richiedendo l'intervento sul posto delle Forze dell’ordine. I successivi accertamenti di rito sul veicolo abbandonato hanno confermato i sospetti della guardia: l'auto è risultata denunciata come rubata. Al termine delle formalità di legge, il mezzo è stato recuperato e riconsegnato al proprietario. “L'episodio conferma il ruolo strategico svolto dalla vigilanza privata nella tutela delle infrastrutture sensibili e nella prevenzione dei reati contro il patrimonio. La costante presenza delle guardie particolari giurate sul territorio rappresenta un importante supporto all'attività delle Forze dell'ordine, consentendo interventi rapidi e contribuendo concretamente alla sicurezza della collettività”. Si legge in una nota di Securitas. “Securitas Puglia rinnova il proprio impegno nel garantire servizi di vigilanza altamente qualificati, operando quotidianamente per la protezione di aziende, infrastrutture critiche e cittadini, in costante collaborazione con le Autorità competenti”. -- Recuperata un'auto rubata grazie al tempestivo intervento della vigilanza privata https://www.brindisireport.it/cronaca/recuperata-auto-rubata-grazie-tempestivo-intervento-vigilanza-privata-brindisi.html © BrindisiReport
- A Frosinone nasce il 66° Stormo dell’Aeronautica Militare: sarà la scuola nazionale per i piloti di droni
Giovedì 18 giugno la cerimonia ufficiale all’aeroporto militare “G. Moscardini”. Un progetto strategico che trasforma lo scalo frusinate in un polo di eccellenza per l’addestramento sui sistemi a pilotaggio remoto Giovedì 18 giugno, alle ore 10.30, presso l’aeroporto militare “Girolamo Moscardini” di Frosinone, si terrà la cerimonia ufficiale di costituzione del 66° Stormo dell’Aeronautica Militare. All’evento prenderanno parte autorità militari, civili e religiose del territorio, in un momento che segna una nuova e importante fase per il futuro dello scalo militare frusinate e dell’intera Aeronautica Militare. Nasce la scuola di volo per i piloti di droni Il 66° Stormo nasce come Scuola di Volo per piloti di Aeromobili a Pilotaggio Remoto (APR), rappresentando il primo tassello di un più ampio progetto volto alla realizzazione, proprio a Frosinone, di un Polo Addestrativo Nazionale dedicato ai sistemi a pilotaggio remoto. L’iniziativa si inserisce nel processo di evoluzione e modernizzazione delle Forze Armate italiane, chiamate a confrontarsi con uno scenario internazionale in continua trasformazione e con un utilizzo sempre più diffuso delle tecnologie unmanned nei contesti operativi. Un progetto strategico per la Difesa La nascita del nuovo Stormo rappresenta un passaggio strategico per l’Aeronautica Militare e per l’intera Difesa nazionale. L’obiettivo è sviluppare nuove capacità operative, addestrative e dottrinali in un settore considerato sempre più centrale nelle moderne operazioni militari. I sistemi a pilotaggio remoto, infatti, stanno assumendo un ruolo crescente sia nelle attività di sorveglianza e monitoraggio sia nelle missioni operative, rendendo indispensabile la formazione di personale altamente qualificato. Frosinone al centro dell’innovazione La scelta dell’aeroporto militare di Frosinone non è casuale. Il progetto punta infatti a valorizzare le infrastrutture già presenti, le professionalità maturate negli anni e il patrimonio di competenze sviluppato sul territorio. Con il nuovo 66° Stormo viene inoltre raccolta l’eredità storica del 72° Stormo, da decenni punto di riferimento nella formazione aeronautica, proiettando la città verso un ruolo di primo piano a livello nazionale in un settore ad alta valenza strategica e tecnologica. La costituzione del nuovo reparto conferma così il ruolo di Frosinone come centro di eccellenza dell’Aeronautica Militare e della formazione aeronautica del futuro. -- A Frosinone nasce il 66° Stormo dell’Aeronautica Militare: sarà la scuola nazionale per i piloti di droni https://www.frosinonetoday.it/attualita/frosinone-nasce-66-stormo-aeronautica-militare-scuola-nazionale-piloti-droni-18-giugno.html © FrosinoneToday
- Rimosso ordigno bellico sul fondale della laguna dalla Guardia di Finanza
l Nucleo Sommozzatori del Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Venezia, durante un'attività di immersione nel corso di un'operazione subacquea finalizzata al controllo del territorio marittimo sommerso effettuata in prossimità del relitto denominato "Quintino Sella" in località Marina di Cavallino (VE), hanno rinvenuto un ordigno bellico, ad una profondità di 23 metri, riconducibile per forma e dimensioni ad un proiettile d'artiglieria navale. Al fine di tutelare la sicurezza della navigazione e degli utenti del mare lungo il litorale, venivano tempestivamente allertate la Prefettura e le Autorità Marittime competenti le quali, emanate le necessarie ordinanze di sicurezza, affidavano le operazioni di bonifica al Gruppo Operativo Subacquei SDAI del Comsubim di Ancona. Nella mattinata odierna, gli operatori del Comsubin, supportati dai Sommozzatori della Guardia di Finanza, confermavano che trattasi di un munizionamento d'artiglieria di circa mezzo metro, riconducibile al relitto del "Quintino Sella" un cacciatorpediniere affondato nel 1943, nelle acque del litorale veneziano, che è stato fatto brillare senza ulteriori criticità. Rimosso ordigno bellico sul fondale della laguna dalla Guardia di Finanza - Notizie - Ansa.it
- Delitto di Garlasco, le gemelle Cappa intercettate per 5 mesi mentre si indagava su Sempio: “Si aspettava una loro reazione”
Per cinque lunghi mesi, Stefania e Paola Cappa, le gemelle e cugine di Chiara Poggi, sono state intercettate nel corso delle indagini sul delitto di Garlasco. Da gennaio al maggio 2025 infatti, i loro cellulari, ma anche quello del fratello e dei loro genitori, sono stati osservati dagli inquirenti di Pavia, tornati con forza ad indagare su Andrea Sempio ormai da mesi. Non solo però le intercettazioni telefoniche su Cappa e tutta la loro famiglia, ma anche le ambientali sulle auto. Dopo questo lavoro da parte degli inquirenti però, non sarebbe emerso assolutamente niente, tanto che nell’informativa dei carabinieri – con il fascicolo depositato il 7 maggio – non c’è alcun riferimento alle intercettazioni fatte sulle Cappa e i loro cari. Le attività, spiega Fanpage.it, sarebbero state interrotte un paio di settimane dopo il 14 maggio del 2025, quando i miliari sono andati a ispezionare il canale Tromello vicino all’abitazione della nonna delle gemelle Cappa, dunque anche nella stessa zona della villetta dove abitava Chiara. Quel giorno, i carabinieri erano lì dopo le testimonianze di uno dei tanti super testimoni del caso, che avrebbe detto al programma “Le Iene” di una conversazione avuta con una vicina di casa della nonna delle Cappa, il quale le avrebbe detto di aver visto una delle due sorelle Cappa arrivare in casa con un borsone pesante e poi gettare qualcosa proprio nel canale di Tromello. Riscontro però, che non ha mai trovato alcuna conferma. Secondo quanto spiegato dall’avvocata di Stefania Cappa, Valeria Mettica, intervenuta a Fanpage.it, da quanto emerso sembrerebbe che i militari abbiano avuto l’idea di capire se arrivasse una possibile reazione delle gemelle una volta uscita la notizia dell’ispezione in corso nei canali, ma non c’è stata alcuna reazione da parte delle gemelle. Così, sono state interrotte le intercettazioni in quanto – in base a quanto viene illustrato da Fanpage – Stefania Cappa non era preoccupata della sua posizione “dal punto di vista giuridico”. Delitto di Garlasco, le gemelle Cappa intercettate per 5 mesi mentre si indagava su Sempio: “Si aspettava una loro reazione”
- 21.000 dipendenti e 5 miliardi di ricavi. Ecco il gigante assicurativo pronto a quotarsi in borsa
Il 26 giugno 2026 Hub International, uno dei principali broker assicurativi del Nord America, ha compiuto un passo decisivo verso il ritorno in borsa. L’azienda ha presentato in via riservata alla SEC statunitense la documentazione per un’IPO, la prima dopo quasi vent’anni di proprietà privata. L’operazione potrebbe valorizzare la società ben oltre i 30 miliardi di dollari, posizionandola come una delle più grandi quotazioni nel settore assicurativo degli ultimi decenni.Hub International è nata nel 1998 dalla fusione di undici broker assicurativi canadesi. Il ritorno in Borsa dopo il delisting Nel 1999 si è quotata alla Borsa di Toronto e nel 2002 ha completato un’IPO negli Stati Uniti, raccogliendo circa 88 milioni di dollari. Nel 2007 è stata delistata e acquisita da Apax Partners e Morgan Stanley per circa 1,7-1,8 miliardi di dollari. Nel 2013 Hellman & Friedman ne ha preso il controllo per 4,4 miliardi di dollari, avviando una fase di espansione straordinaria attraverso centinaia di acquisizioni.Sotto la guida di Hellman & Friedman l’azienda ha registrato una crescita costante. Nel 2018 Altas Partners ha investito valutandola 10 miliardi di dollari. Nel 2023 è arrivato Leonard Green & Partners a 23 miliardi, e nel maggio 2025 un round da 1,6 miliardi di dollari guidato da T. Rowe Price, Alpha Wave Global e Temasek ha portato la valutazione a 29 miliardi di dollari, il livello più alto mai raggiunto da un broker assicurativo privato. Hellman & Friedman mantiene il controllo, mentre management, Altas e Leonard Green conservano partecipazioni significative e posti nel consiglio di amministrazione. Un bilancio solido Conta oltre 21.000 dipendenti e più di 570 uffici in Nord America. Nel 2025 ha generato ricavi da brokerage per 4,75 miliardi di dollari, in crescita del 10,1% rispetto all’anno precedente, mentre i ricavi lordi hanno raggiunto i 5,28 miliardi di dollari con un aumento del 9,8%. La crescita organica si è attestata proprio al 10,1%, un dato solido che dimostra come l’espansione non dipenda esclusivamente dalle acquisizioni. Nel solo 2025 l’azienda ha completato 49 operazioni di M&A. Il mix di business è ben diversificato: circa il 41,6% deriva dal commercial retail, il 26,5% dai employee benefits, il 12,3% dalle personal lines, il 9,6% dal wholesale e l’1% dagli investimenti. Questa struttura garantisce ricavi ricorrenti basati principalmente su commissioni e fee, con una minore esposizione al rischio di sinistri rispetto agli underwriter puri. Secondo le proiezioni di S&P Global Ratings, i ricavi dovrebbero superare i 5,5 miliardi di dollari nel 2025 e avvicinarsi ai 6 miliardi nel 2026, con margini EBITDA stabili tra il 34% e il 35%. 21.000 dipendenti e 5 miliardi di ricavi. Ecco il gigante assicurativo pronto a quotarsi in borsa
- Il Pd è perplesso sulla vigilanza privata
"E’corretto investire risorse pubbliche nella vigilanza privata?". Il Pd aglianese è perplesso sul progetto "Agliana più sicura", attivato in via sperimentale dal Comune nei mesi estivi, che prevede la collaborazione con l’istituto di vigilanza privato, Sicuritalia (che già collabora con il Comune), per una maggiore sorveglianza del centro. "Dopo sette anni di propaganda sulla sicurezza, si privatizza la sicurezza – attacca il capogruppo Pd Guido Del Fante –. L’anno scorso avevamo presentato una mozione per incrementare l’organico di polizia locale che venne bocciata dalla maggioranza. Il territorio ha bisogno di maggiori controlli e il tema sicurezza non riguarda solo i giovani è più ampio, ma perché l’amministrazione investe soldi della comunità per la vigilanza privata e non per incrementare l’organico della polizia locale?". La consigliera Pd, Alice Palazzo rileva: "Il provvedimento non risolve il problema. Anche ad Agliana il disagio giovanile è presente e si risponde con guardie che girano sul territorio la sera e probabilmente non faranno niente per i giovani che non sanno dove riunirsi". Analizza il problema anche a livello nazionale il segretario del Pd aglianese, Andrea Acciai: "Sono anni che il tema sicurezza è di rilievo nazionale, ma assistiamo a carenze di organico delle forze dell’ordine e anche della polizia locale, per arrivare a provvedimenti in cui il Comune impiega risorse di bilancio per la vigilanza privata. Rispetto i vigilanti che sono lavoratori, ma un vigilante non può intervenire di fronte a un reato, deve chiamare le forze dell’ordine. Questo provvedimento sarà realmente efficace?". Il Pd è perplesso sulla vigilanza privata












