Search this site
543 risultati trovati con una ricerca vuota
- LA VERA SVOLTA DI CUI UN SECURITY MANAGER HA BISOGNO OGGI: L’ERMENEUTICA ! (Dott.ssa Daniela Bellomi)
LA VERA SVOLTA DI CUI UN SECURITY MANAGER HA BISOGNO OGGI: L’ERMENEUTICA ! Come per ogni Professione degna di rispetto, anche in quella del Security Manager o del Capitano di un’Azienda di Sicurezza con competenze qualificate esiste un elenco – lungo o meno - delle competenze, delle principali aree di pertinenza e degli errori che deve andare a correggere o che sarebbe meglio venissero evitati... Eppure io non ho mai visto centrare l’obiettivo sul quale – si potrebbe – forse - aprire un confronto con questa figura professionale, non con tutti, ovviamente, i portatori della stessa, sul vero tema che viene trascurato: tenendo conto che alcune volte la trascuratezza deriva dalla non conoscenza, altre volte dalla mancanza di tempo o di un’organizzazione che andrebbe stravolta. Altre volte, semplicemente, dal fatto che “le idee buone, le idee migliorative nascono sui tavoli di discussione o di confronto”. Tenendo conto delle attenuanti in ogni situazione. Sentiamo sempre recitare questa versione – più o meno – da wikipedia a luoghi deputati alla Formazione stessa della professione. “Un buon Security Manager protegge persone, dati e beni aziendali. Identifica le minacce, valuta i rischi e implementa le misure di prevenzione. Il suo raggio d'azione spazia dalla sicurezza fisica a quella informatica, garantendo la conformità alle normative. Le sue attività principali si dividono in quattro aree fondamentali: Valutazione dei Rischi cioè identificazione costante delle vulnerabilità fisiche e digitali dell'organizzazione; Prevenzione e Gestione quindi elaborazione di procedure e di policy per prevenire furti, frodi, attacchi informatici o violazioni della privacy. Business Continuity che predispone piani di emergenza e di evacuazione per garantire la continuità operativa in caso di crisi e Formazione che educa i dipendenti e gli utenti sui comportamenti corretti e sulle norme di sicurezza da seguire. Questi sono gli standard professionali, le normative di riferimento e le competenze richieste ed elencate, oltre all’elenco delle responsabilità e delle caratteristiche della figura stessa. Più il tempo è passato maggiori sono diventati i pericoli e questa figura, sempre più necessaria, organizza, gestisce e si assume responsabilità. Il suo campo è la Sicurezza a 360 gradi: da quella fisica di infrastruttura a quella di protezione delle strategie produttive, dall’informatica a quella sul lavoro, dalla fedeltà dei dipendenti alla privacy, dalla comunicazione per un lungo elenco così dicendo… Quindi, di fatto parliamo di uno specialista che previene intrusioni, tentativi di spionaggio, che contrasta rischi operativi e che presiede vari compiti, dall’elaborazione del piano di sicurezza aziendale, alla valutazione, analisi e gestione dei rischi aziendali, dalla tutela del sistema informatico a quello della salute e della sicurezza sul lavoro, dalle controversie legali per una lista che è ancora molto lunga… Deve ovviamente avere – secondo questi standard – conoscenze e competenze: tecniche, giuridico-legali, sul rischio e la protezione aziendale nonché sulle reti e le piattaforme hardware e software. Oggi – ovviamente – possedere anche lauree triennali e master non è elemento da sottovalutare. E nella colonna parallela sempre lo stesso elenco degli errori: considera troppo spesso la sicurezza solo come un problema tecnico, trascurando l'errore umano, si concentra eccessivamente sulla parte tecnologica, non investe corrttamente sulla formazione dei dipendenti o, in alternativa, non coinvolge adeguatamente il top management. Il tutto andando poi a sfociare nell’esposizione dell'azienda a falle critiche come attacchi di phishing e fughe di dati. E tra lodi ed infamie il tema cruciale non viene affrontato. Ci sono ambiti e professionisti che questo tema non lo devono affrontare perché fa parte della loro formazione e della loro esperienza. Ma devo constatare che nel settore privato – invece – spesso questo tema dovrebbe – quanto mai ora – essere affrontato con il coraggio di voler cambiare non tanto singole realtà ma una intera mentalità. Parlo della consapevolezza critica che non si riferisce alla certezza oggettiva, anzi. Una Sicurezza e relativi professionisti con il coraggio di esplicitare i propri pregiudizi ed evitare l’improvvisazione con il riconoscimento che non esiste una separazione netta tra il soggetto che interpreta e l’oggetto interpretato. I veri pilastri di cui non si parla – e non è la terminologia a fare la differenza – sono la comprensione del significato reale e totale di un’opera o di un’azione perché siano chiare anche le singole parti: un movimento circolare tra visione d’insieme e dettagli, un cosidetto circolo ermeneutico. La corretta interpretazione che non deve consistere nell’annullamento della propria identità ma nel dialogo culturale con quello del testo o del fenomeno analizzato, quella che chiamiamo la fusione degli orizzonti. E non ultimo, la consapevolezza del pregiudizio per cui non si interpreta mai a partire da una "tabula rasa": l'orizzonte di sicurezza si fonda sull'accettazione della propria storicità, mediando criticamente tra le proprie convinzioni e l'alterità. L'ermeneutica ci insegna che non esiste una verità assoluta e univoca, ma un'infinita gamma di significati possibili che emergono dal dialogo: ecco il Security Manager ! Referente dott.ssa Daniela Bellomi
- FORMAZIONE SAFETY SAVONA
Corsi di formazione professionale nell'ambito Safety Ente di Formazione: CSS Group Responsabile: Ing. Piercarlo Berruti Modalità: Formazione in Presenza Rilascio: Attestati di Certificazione Professionale Sede: Savona Contatti e Iscrizione: squadformazione@gmail.com whatsapp 3885845872 Scontistica: per i soci SQUAD tutti i corsi dal seguente listino hanno uno sconto di €15 FORMAZIONE GENERALE PER LAVORATORI DURATA 4 ore QUOTA € 60 AGGIORNAMENTO UNA TANTUM SCONTO SOCI - €15 FORMAZIONE LAVORATORI Rischio Basso + Generale (prima dell'assunzione) DURATA 8 ore QUOTA €/cad 120 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 100 SCONTO SOCI - €15 FORMAZIONE LAVORATORI Rischio Medio + Generale DURATA 12 ore QUOTA €/cad 180 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 100 SCONTO SOCI - €15 FORMAZIONE LAVORATORI Rischio Alto + Generale DURATA 16 ore QUOTA €/cad 220 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 100 SCONTO SOCI - €15 CORSO ANTINCENDIO LIVELLO 1 DURATA 4 ore QUOTA €/cad 100 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 2 ORE QUOTA €/cad 50 SCONTO SOCI - €15 Noleggio Vasca + estintori a parte CORSO ANTINCENDIO LIVELLO 2 (entro 60gg. Assunzio.) DURATA 8 ore QUOTA €/cad 150 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 5 ORE QUOTA €/cad 100 SCONTO SOCI - €15 Noleggio Vasca + estintori a parte PREPOSTI DURATA 12 ore QUOTA €/cad 180 AGGIORNAMENTO 2 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 100 SCONTO SOCI - €15 DATORI DI LAVORO (che non ricoprono il ruolo da RSPP) DURATA 16 ore QUOTA €/cad 250 AGGIORNAMENTO 2 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 100 SCONTO SOCI - €15 DATORI DI LAVORO MODULO CANTIERI DURATA 16 ore QUOTA €/cad 250 AGGIORNAMENTO 2 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 100 SCONTO SOCI - €15 DIRIGENTI DURATA 16 ore QUOTA €/cad 250 AGGIORNAMENTO 2 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 80 SCONTO SOCI - €15 RSPP -DATORE LAVORO- Rischio Basso DURATA 16 ore QUOTA €/cad 220 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 8 ORE QUOTA €/cad 150 SCONTO SOCI - €15 RSPP -DATORE LAVORO- Rischio Medio DURATA 32 ore QUOTA €/cad 500 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 8 ORE QUOTA €/cad 150 SCONTO SOCI - €15 RSPP -DATORE LAVORO- Rischio Alto DURATA 48 ore QUOTA €/cad 750 AGGIORNAMENTO 5 ANNI DURATA 8 ORE QUOTA €/cad 150 SCONTO SOCI - €15 RLS (entro 60gg. Dalla nomina) DURATA 32 ore QUOTA €/cad 500 AGGIORNAMENTO ANNUALE DURATA 4/8 ORE QUOTA €/cad 60/150 SCONTO SOCI - €15 PRIMO SOCCORSO B/C DURATA 12 ore QUOTA €/cad 250 AGGIORNAMENTO ENTRO 3 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 150 SCONTO SOCI - €15 PRIMO SOCCORSO A DURATA 16 ore QUOTA €/cad 300 AGGIORNAMENTO ENTRO 3 ANNI DURATA 6 ORE QUOTA €/cad 150 SCONTO SOCI - €15
- Giornalista massacrato di botte, poi bruciato
Massacrato di botte, poi bruciato. Era ancora vivo Luigi "Luca" Esposito quando il suo assassino ha appiccato il fuoco per rendere il cadavere irriconoscibile? Dall'autopsia, eseguita ieri a Eboli, non è stato rinvenuto alcun proiettile ma l'esame medico legale confermerebbe un forte trauma alla testa e fratture multiple su tutto il corpo. Si cerca l'arma, un oggetto contundente in grado di provocare le lesioni sul 53enne, probabilmente già privo di sensi, dragando un corso d'acqua non lontano dal luogo del rinvenimento. Intanto i carabinieri avrebbero mappato i movimenti e il percorso della Lancia Ypsilon tra le 22,47, quando la vittima si collega per l'ultima volta su Whatsapp, e le 3,30 del mattino quando un testimone, notando l'incendio, lancia l'allarme. Un buco di oltre 4 ore e mezza in cui Esposito incontra una persona che conosceva bene, tanto da allontanarsi dalla propria auto. Di certo l'utilitaria ha percorso la zona tra Fisciano, dove viveva, e via Contrada Bivio Cioffi, sulla statale 7 bis, tra le 22 e le 23. Esposito sarebbe dovuto andare ad Agropoli per il fine settimana ma si ferma prima per incontrare qualcuno. Mary Esposito, un'amica collega, racconta di screzi con un vicino. Ma che non giustificherebbero un delitto con queste modalità. "Sono sconvolta - racconta a SalernoToday -. Sapevo che Luca era un chimico e mi diceva che lavorava in Regione Campania. Sicuramente aveva un lavoro che lo occupava almeno fino al primo pomeriggio. Poi si dedicava alla sua attività giornalistica e scriveva senza peli sulla lingua". Eppure Esposito non era impiegato all'Arpac, come millantava, tantomeno alla Regione Campania. Persino l'Ordine dei Biologi di Campania e Molise sostiene che non era iscritto. Agli amici diceva che la mattina andava a fare sopralluoghi e controlli ambientali. Dove e, soprattutto, per conto di chi? Giornalista massacrato di botte, poi bruciato - il Giornale
- Scramble per due Eurofighter dell’Aeronautica Militare in volo per identificare un velivolo civile
Una coppia di caccia Eurofighter F-2000 dell'Aeronautica Militare, in prontezza operativa presso il 4° Stormo di Grosseto, è decollata oggi pomeriggio per l'identificazione di un velivolo civile che aveva interrotto le comunicazioni radio durante il sorvolo dello spazio aereo nazionale. Il decollo immediato ("scramble") è stato disposto nei confronti di un velivolo civile decollato dall'isola di Creta e diretto in Lussemburgo, dopo la perdita del contatto radio registrata nell'area a ovest di Orvieto. Nel corso della missione le comunicazioni tra l'aeromobile civile e gli enti del controllo del traffico aereo sono state ristabilite, determinando la conclusione dell'intervento dei caccia dell'Aeronautica Militare. L'attivazione dello scramble rientra nelle ordinarie procedure di sorveglianza e difesa dello spazio aereo nazionale e dell'Alleanza Atlantica, garantite 24 ore su 24, 365 giorni l'anno. RID - Rivista Italiana Difesa - shownews - Scramble per due Eurofighter dell’Aeronautica Militare in volo per identificare un velivolo civile
- Savona, nuova operazione antidroga da Guardia di Finanza e Dogane: 800 chili di cocaina sequestrata
Gli stupefacenti erano nascosti in pallet di banane, all’interno di un container frigo proveniente da uno dei principali porti dell’Ecuador Nuovo maxi sequestro di cocaina al porto di Vado Ligure grazie alla collaborazione tra Guardia di Finanza e agenzia delle Dogane e monopoli (Adm). Intercettato un container refrigerato proveniente dall’Ecuador con quasi 800 chilogrammi di cocaina purissima (650 panetti), nascosti tra pallet di banane. È uno dei più ingenti sequestri degli ultimi anni nello scalo che arriva a poche settimane di distanza da un’analoga operazione che ha portato al sequestro di oltre tre quintali di cocaina purissima. La droga, se immessa sul mercato, avrebbe fruttato alle organizzazioni criminali circa 250 milioni di euro. Savona, nuova operazione antidroga da Guardia di Finanza e Dogane: 800 chili di cocaina sequestrata - Il Sole 24 ORE
- ERA STATA LA GUARDIA GIURATA AD ORGANIZZARE LA RAPINA AL PORTAVALORI... CHE SCORTAVA
Si chiude con una condanna a sei anni di reclusione il processo nei confronti di una guardia giurata ritenuta coinvolta nella finta rapina a un furgone portavalori avvenuta nel dicembre 2024 nel Chietino. Il tribunale ha riconosciuto responsabile il 58enne WP, unico imputato ad aver scelto il rito ordinario. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il colpo sarebbe stato pianificato nei dettagli e avrebbe consentito ai responsabili di impossessarsi di oltre 400 mila euro in contanti e di circa 17 mila dollari, custoditi all'interno del mezzo della società Battistolli. L'episodio risale al 13 dicembre 2024, quando il portavalori si trovava presso un distributore di carburante a Sambuceto, nel territorio di San Giovanni Teatino. L'assalto, inizialmente presentato come una rapina, sarebbe stato in realtà organizzato con la complicità della stessa guardia giurata. Gli altri tre componenti del gruppo avevano già definito la propria posizione con riti alternativi, ottenendo condanne comprese tra due anni e quattro mesi e tre anni e mezzo. Le accuse contestate a Pardi comprendono furto aggravato, simulazione di reato e porto abusivo di arma in luogo pubblico. Le indagini hanno inoltre accertato che, nei giorni precedenti al colpo, erano stati sottratti due veicoli poi utilizzati durante l'operazione, simulandone il furto per depistare gli investigatori Certa Stampa - ERA STATA LA GUARDIA GIURATA AD ORGANIZZARE LA RAPINA AL PORTAVALORI... CHE SCORTAVA
- Ravenna, tunisino minaccia un passante con il machete: nello zaino anche coltelli e droga
Momenti di fortissima tensione nella serata di ieri a Ravenna, dove un cittadino straniero è stato fermato dopo che ha minacciato un passante con un machete. A riferire la vicenda è stata la questura Ravenna. Gli agenti di polizia erano impegnati in alcuni servizi straordinari di controllo del territorio mediante due equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine "Emilia Romagna Orientale", quando è scattato l'allarme. È stata la vittima, un uomo del posto, a raccontare di essere stato avvicinato e minacciato dall’extracomunitario senza alcun apparente motivo. Il nordafricano era armato di machete e, dopo averlo spaventato, si è dato alla fuga. Gli agenti si sono immediatamente messi sulle sue tracce, fino a individuarlo nelle vicinanze di Piazza Kennedy. Dopo averlo identificato, hanno svolto dei controlli su di lui. Il soggetto, risultato essere un cittadino tunisino di 30 anni, aveva nello zaino un coltello di tipo mannaia con una lama di 18,5 cm e un coltello da cucina di 11 cm. Oltre a ciò, aveva con sé della sostanza stupefacente. Tutto quanto è stato sottoposto a sequestro. Il 30enne è stato quindi segnalato alla Prefettura. Nei suoi confronti anche una denuncia in stato di libertà per porto di oggetti atti ad offendere e minaccia aggravata. Il questore di Ravenna ha inoltre disposto il divieto di accesso a certe zone della città (daspo) della durata di un anno. Sempre nel corso dei controlli portati avanti nella città di Ravenna, la polizia ha provveduto all'identificazione di 56 soggetti – 52 dei quali tutti extracomunitari, e 27 già noti alle forze dell'ordine. Ravenna, tunisino minaccia un passante con il machete: nello zaino anche coltelli e droga
- OpenAI ammette: “Attacco informatico senza precedenti da parte di un nostro modello di intelligenza artificiale”
Un agente di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI è riuscito a uscire dall’ambiente isolato nel quale stava svolgendo un test di sicurezza, a collegarsi a Internet e a compromettere i sistemi di Hugging Face, la piattaforma utilizzata per distribuire e ospitare modelli, dataset e applicazioni di intelligenza artificiale. L’episodio è stato confermato da OpenAI in una comunicazione pubblica, dopo che Hugging Face aveva riferito di essere stata colpita da un attacco informatico “diverso da qualsiasi altro”, condotto interamente da un sistema autonomo basato sull’intelligenza artificiale. Secondo la ricostruzione delle due aziende, l’incidente è avvenuto durante una valutazione progettata per misurare le capacità offensive dei modelli di OpenAI nel campo della cybersicurezza. Per verificare fino a che punto i sistemi fossero in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità informatiche, i ricercatori avevano ridotto intenzionalmente alcune delle protezioni che normalmente impediscono ai modelli di eseguire attività potenzialmente dannose. Gli agenti avrebbero dovuto operare all’interno di un ambiente controllato e isolato dalla rete esterna. Le misure di contenimento, tuttavia, non sono state sufficienti. Secondo OpenAI, l’agente ha individuato una vulnerabilità sconosciuta nel sistema utilizzato per scaricare pacchetti software, ha superato i limiti del laboratorio e ha ottenuto l’accesso alla rete Internet. Una volta online, il sistema ha identificato Hugging Face come una possibile fonte di informazioni sul benchmark che stava cercando di completare. Il test conteneva esercizi pensati per valutare la capacità dei modelli di trovare e sfruttare falle di sicurezza. L’agente avrebbe quindi cercato di recuperare dall’infrastruttura della società dati utili a risolvere gli esercizi, evitando di doverli affrontare direttamente. In altre parole, avrebbe tentato di “barare” al test, perseguendo l’obiettivo assegnato attraverso una strada non prevista dai ricercatori. Per farlo, il sistema ha concatenato diverse tecniche di attacco. Secondo la ricostruzione pubblicata da Hugging Face, l’intrusione è iniziata nella pipeline utilizzata per elaborare i dataset. Un dataset malevolo ha sfruttato due percorsi che consentivano l’esecuzione di codice, permettendo all’attaccante di entrare in uno dei sistemi di elaborazione. Da quella posizione, l’agente ha aumentato i propri privilegi, raccolto credenziali relative ai servizi cloud e ai cluster interni e si è spostato lateralmente all’interno dell’infrastruttura. L’attività è proseguita per parte di un fine settimana, raggiungendo diversi ambienti interni della società. Hugging Face è riuscita a individuare e contenere l’attacco grazie ai propri sistemi di monitoraggio. La società non ha attribuito inizialmente l’operazione a OpenAI, ma aveva osservato che il comportamento dell’attaccante era compatibile con quello di un agente autonomo particolarmente avanzato. Il cofondatore e amministratore delegato di Hugging Face, Clément Delangue, ha successivamente confermato che l’origine dell’incidente era riconducibile ai test condotti da un laboratorio di intelligenza artificiale di frontiera. OpenAI ha poi riconosciuto pubblicamente che l’attacco era stato generato dai propri modelli. Secondo Reuters, OpenAI considera l’incidente senza precedenti perché un sistema autonomo non si è limitato a dimostrare capacità di attacco in una simulazione, ma le ha applicate a un’infrastruttura esterna e reale. Anche l’Associated Press ha descritto il caso come uno dei primi episodi pubblicamente documentati in cui un agente AI ha violato autonomamente i sistemi di un’altra azienda mentre perseguiva un obiettivo definito dai suoi sviluppatori. Non si è trattato, quindi, di un sistema che avrebbe sviluppato spontaneamente intenzioni ostili o deciso di “ribellarsi”. Il modello stava cercando di portare a termine il compito assegnato. Il problema è che ha individuato autonomamente una strategia imprevista e illegittima, spingendosi al di fuori dell’ambiente autorizzato. È proprio questo l’aspetto più rilevante dell’incidente. Il sistema non ha soltanto generato codice malevolo o suggerito come sfruttare una vulnerabilità. Ha pianificato ed eseguito una sequenza composta da più passaggi, adattandosi alle condizioni incontrate, utilizzando credenziali sottratte e cercando autonomamente nuove strade per raggiungere il risultato. Operazioni di questo tipo richiedono normalmente competenze elevate: individuazione delle vulnerabilità, escalation dei privilegi, movimento laterale tra i sistemi, raccolta delle credenziali ed esecuzione remota di codice. Il fatto che un agente AI sia riuscito a concatenarle indica che le capacità informatiche dei modelli più avanzati stanno rapidamente passando dalla semplice assistenza agli specialisti all’esecuzione autonoma di operazioni complesse. OpenAI ha precisato che le condizioni del test erano molto diverse da quelle offerte agli utenti di ChatGPT o delle sue API commerciali. I modelli operavano con protezioni ridotte, strumenti informatici dedicati e un’autonomia maggiore rispetto a quella normalmente concessa nei prodotti pubblici. Questo riduce la possibilità che un normale utente possa riprodurre facilmente lo stesso comportamento, ma non elimina il problema emerso durante la valutazione. Gli ambienti di sicurezza utilizzati per testare i modelli dovranno essere progettati assumendo che gli agenti possano cercare attivamente di aggirare ogni limite, anche quando questo comportamento non è stato esplicitamente richiesto. OpenAI e Hugging Face hanno avviato un’indagine congiunta per ricostruire l’intera catena dell’attacco, correggere le vulnerabilità sfruttate e migliorare i sistemi di contenimento. OpenAI ha inoltre annunciato nuovi controlli sugli ambienti di valutazione e procedure più severe per impedire ai modelli di raggiungere infrastrutture esterne. Il caso segna un cambiamento importante nel dibattito sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Finora le capacità offensive dei modelli erano state misurate soprattutto attraverso benchmark ed esercizi controllati. Questa volta un agente ha trasferito quelle capacità nel mondo reale, compromettendo i sistemi di un’altra organizzazione senza che questa fosse stata coinvolta nel test. La vicenda dimostra anche quanto possa essere difficile definire il comportamento accettabile di un agente autonomo. Un sistema può perseguire correttamente l’obiettivo indicato e, allo stesso tempo, scegliere mezzi pericolosi, illegali o completamente diversi da quelli immaginati dai suoi sviluppatori. Il punto, quindi, non è che l’intelligenza artificiale abbia acquisito una volontà propria. È che un sistema sufficientemente capace, dotato di strumenti e autonomia, può interpretare un obiettivo in modo estremamente letterale e cercare di raggiungerlo attraverso percorsi che gli esseri umani non avevano previsto. Nel caso di OpenAI e Hugging Face, quel percorso ha portato fuori dal laboratorio e dentro un’infrastruttura informatica reale. OpenAI ammette: “Attacco informatico senza precedenti da parte di un nostro modello di intelligenza artificiale”
- Minori stranieri e sistema penale: tra tutela e limiti operativi (dott.ssa Maria Gaia Pensieri)
Negli ultimi anni, il tema dei minori stranieri non accompagnati coinvolti in condotte devianti è diventato sempre più centrale nel dibattito giuridico e sociale. Si tratta di una questione complessa, in cui si intrecciano esigenze di tutela del minore, sicurezza pubblica e limiti strutturali del sistema di accoglienza e giustizia minorile. Uno degli aspetti più critici riguarda l’accertamento dell’età. Non è raro che soggetti prossimi alla maggiore età dichiarino un’età inferiore, al fine di rientrare nella competenza del Tribunale per i Minorenni. La normativa italiana, in linea con i principi internazionali di protezione, impone infatti un approccio prudenziale: in caso di dubbio, prevale il principio del favor minoris. Tuttavia, le procedure di accertamento (esami socio-sanitari non invasivi, valutazioni multidisciplinari) non sempre consentono risultati certi e immediati. Dal punto di vista penale, il sistema italiano è fortemente orientato alla rieducazione del minore, come previsto dall’art. 27 della Costituzione. Il riferimento normativo principale è il D.P.R. 448/1988, che disciplina il processo penale minorile. In questo contesto, strumenti come la messa alla prova (art. 28) rappresentano una delle principali alternative alla condanna: il minore viene affidato ai servizi sociali per lo svolgimento di un progetto educativo personalizzato. Se il percorso ha esito positivo, il reato viene estinto. Un altro istituto rilevante è il perdono giudiziale (art. 169 c.p.), che può essere concesso quando il giudice ritiene che il minore non commetterà ulteriori reati. Anche in questo caso, emerge chiaramente l’impostazione del sistema: evitare la stigmatizzazione e favorire il recupero. Tuttavia, nella pratica, emergono criticità significative, soprattutto nei casi di minori stranieri non accompagnati. In assenza di una rete familiare o di figure adulte di riferimento, il minore viene spesso collocato in centri di accoglienza. Queste strutture, pur svolgendo una funzione essenziale di protezione immediata, non sempre riescono a garantire percorsi strutturati di rieducazione e reinserimento. In molti casi, infatti, i centri rappresentano più un punto di appoggio temporaneo che un contesto realmente educativo. La mancanza di progetti individualizzati efficaci, unita all’elevata mobilità dei minori e alla difficoltà di controllo, fa sì che alcuni soggetti si allontanino volontariamente dopo poche ore o giorni, tornando a contesti di marginalità e devianza. Si crea così una frattura tra il modello normativo, fortemente orientato alla rieducazione, e la realtà operativa, in cui gli strumenti disponibili non sempre risultano adeguati. Il rischio è duplice: da un lato, una percezione di impunità; dall’altro, l’incapacità di offrire reali opportunità di integrazione a soggetti già vulnerabili. Affrontare questa problematica richiede un intervento su più livelli: miglioramento delle procedure di accertamento dell’età, rafforzamento dei servizi sociali, investimenti in programmi educativi strutturati e maggiore coordinamento tra sistema giudiziario e rete territoriale. Solo attraverso un approccio equilibrato, che tenga insieme legalità e inclusione, è possibile evitare che il sistema si trasformi in un circuito inefficace, incapace sia di prevenire la recidiva sia di garantire una reale tutela dei minori. Si crea così una frattura tra il modello normativo, fortemente orientato alla rieducazione, e la realtà operativa, in cui gli strumenti disponibili non sempre risultano adeguati. Il rischio è duplice: da un lato, una percezione di impunità; dall’altro, l’incapacità di offrire reali opportunità di integrazione a soggetti già vulnerabili. Affrontare questa problematica richiede un intervento su più livelli: miglioramento delle procedure di accertamento dell’età, rafforzamento dei servizi sociali, investimenti in programmi educativi strutturati e maggiore coordinamento tra sistema giudiziario e rete territoriale. Solo attraverso un approccio equilibrato, che tenga insieme legalità e inclusione, è possibile evitare che il sistema si trasformi in un circuito inefficace, incapace sia di prevenire la recidiva sia di garantire una reale tutela dei minori. Ma è altrettanto necessario interrogarsi su un altro aspetto spesso trascurato nel dibattito: la tutela concreta dei cittadini, che quotidianamente si trovano esposti a fenomeni come borseggi, furti con destrezza e, nei casi più gravi, rapine. Una risposta efficace non può limitarsi alla protezione del minore autore di reato, ma deve necessariamente includere anche misure credibili di prevenzione e sicurezza, capaci di restituire fiducia ai cittadini e di garantire che il principio rieducativo non si traduca, nella percezione collettiva, in una forma di impunità. Articolo a cura dott.ssa Maria Gaia Pensieri
- Corso Base di Grafologia La scrittura: un paradigma che apre a nuove conoscenze
La Grafologia è la disciplina scientifica che studia ed esamina la grafia per comprendere e valutare la personalità profonda di un individuo. In ambito legale e peritale viene utilizzata esclusivamente come strumento tecnico per determinare l'autenticità di una firma o di un manoscritto. La grafologia Marchesaniana esplora l'unicità dell'essere umano; l'analisi grafologica parte da un'osservazione fondamentale: nonostante a scuola venga insegnato a tutti lo stesso modello di scrittura, la grafia di ognuno si evolve in modo unico e personalissimo. La disposizione delle parole sul foglio, l'inclinazione delle lettere e la gestione degli spazi interlineari sono la traccia visibile di un'individualità irripetibile. La scrittura è l'esempio perfetto di come la "vita interna" si traduca in "movimenti esterni". Il gesto grafico sul foglio è la registrazione di un complesso dinamismo psichico, una vera e propria proiezione che riflette le condizioni: • Psichiche ed emotive • Intellettive e morali • Fisiche e temperamentali Destinatari Il corso è idealmente strutturato per: Studenti universitari e laureati in Psicologia, Sociologia, Scienze dell'Educazione, Criminologia, Giurisprudenza e discipline affini. Insegnanti, educatori e professionisti del mondo della scuola. Operatori e professionisti che si occupano di devianza, criminologia e criminogenesi. Appassionati e curiosi che desiderano accostarsi alla disciplina. Programma Didattico Modulo 1: Fondamenti del Gesto Grafico e della Comunicazione Il modulo introduce i partecipanti all'approccio fenomenologico della scrittura, analizzando l'atto dello scrivere come comportamento comunicativo. Gesto e Gestualità: Definizione, spiegazione e valore del paradigma dello scritto. L'osservazione Grafica: Cosa guardare, come orientarsi sul foglio e i primi elementi di analisi. Gli Assiomi della Comunicazione applicati alla Grafologia. La Scrittura come Comunicazione Non Verbale: Decodificare i messaggi impliciti del segno. Neurofisiologia del Gesto: L'automatizzazione del gesto grafico, concetti chiave e spiegazione del meccanismo mente-mano. Modulo 2 & 3: Lo Spazio e il Sistema Marchesan I due moduli centrali entrano nel vivo dell'analisi tecnica, esplorando il simbolismo dello spazio e introducendo le leggi del Sistema Grafico di Marco Marchesan. Il Simbolismo dello Spazio (Il Foglio come Specchio dell'Io): Dinamiche vettoriali: linee ascendenti, discendenti e orizzontali. La gestione dei margini e dei vettori spaziali: movimento a destra (proiezione verso il futuro/l'altro) e movimento a sinistra (rifugio nel passato/nell'Io). Lo spazio sopra il rigo (l'ideale, lo spirituale) e lo spazio sotto il rigo (l'istintuale, il materiale). La Morfologia del Segno e il Movimento: Le linee della Volontà, del Sentimento e della Conoscenza. La natura del moto: curvilineo (accoglienza), acuto (tensione) e angoloso (resistenza/fermezza). Orizzontalità dello spazio e struttura del segno. Micro-analisi della Scrittura: Anatomia della lettera e sezioni di lettera. Gli allunghi superiori e inferiori. Il calibro: significato psicologico della lettera grande e della lettera piccola. Gli spazi relazionali: lo spazio tra le lettere e lo spazio tra le parole. Introduzione al Sistema Grafico di Marco Marchesan: Fondamenti e struttura del sistema grafico marchesaniano nel suo insieme. Le caratteristiche grafologiche della scrittura e le leggi universali di proiezione. Indagine generale e approccio interpretativo al sistema grafo-dinamico. Le tre facoltà dell'IO: Intelligenza, Sentimento e Volontà nella configurazione dell'arco riflesso. Durata: 3 ore Modalità: Online Sincrona Canale Collegamento: MEET Quota: € 100 STANTDARD (incluso tessera socio), € 80 SOCI Docente: Dottore Luca Indirli Referente SQUAD Lecce Conseguimento: Attestato partecipazione Iscrizione e partecipazione email: squadformazione@gmail.com whatsapp 3885845873 www.squadsmpd.com
- Questura di Cremona: denunciato titolare di un'attività di ristorazione per il reato di "apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo".
Nella serata di ieri, sulla base di quanto condiviso in sede di Riunione Tecnica di Coordinamento tenutasi in Prefettura, si è svolto un servizio straordinario interforze presso un esercizio pubblico di Crema, con equipaggi della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Polizia Locale, coadiuvati anche da personale dei Vigili del Fuoco e dell’Ispettorato del Lavoro. L’attività è stata disposta con ordinanza del Questore a seguito della recente attività svolta dal Commissariato di Polizia di Crema che aveva acclarato, nelle scorse settimane, come il predetto esercizio pubblico, sebbene fosse in possesso solo di una licenza per attività di ristorazione, dopo le 23.00, nelle serate del venerdì e del sabato, si trasformava in un locale di pubblico spettacolo, con musica ad alto volume oltre le 02.00 del mattino, la presenza di un deejay, numerose persone intente a ballare in tutto il locale, presenza di addetti alla sicurezza, divenendo di fatto una vera e propria discoteca senza aver richiesto alcun tipo di licenza, condizionata, tra l’altro, alle valutazioni sulla sicurezza e sulle normative antincendio della Commissione Comunale di Vigilanza sui Pubblici Spettacoli. Infatti, negli scorsi fine settimana, diverse erano state anche le chiamate al 112 NUE per disturbo alla quiete pubblica, anche in tarda notte, e per litigi ed aggressioni nei pressi del locale. Nella serata di ieri, all’atto dell’accesso degli equipaggi delle forze dell’ordine all’interno del locale, veniva riscontrata la presenza di oltre 450 persone (su una capienza massima consentita di 45 persone per la sola attività di ristorazione), gran parte delle quali intente a ballare con musica ad altissimo volume gestita da un deejay. Per motivi di sicurezza veniva immediatamente interrotta l’illecita attività di pubblico spettacolo e gli avventori venivano fatti uscire gradualmente dal locale anche al fine di consentire lo svolgimento delle attività accertative delle diverse irregolarità. Tenuto conto che l’attività abusiva non era, tra l’altro, occasionale, ma effettuata tutti i fine settimana, il proprietario veniva denunciato ex art. 681 del codice penale per “apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo” in violazione della normativa e delle prescrizioni dell’Autorità a tutela dell’incolumità pubblica, mentre l’impianto audio veniva sottoposto a sequestro. Veniva altresi' riscontrata dai tecnici dell'Ispettorato del Lavoro e dei Vigili del Fuoco la presenza n.6 lavoratori in nero, il mancato rispetto della normativa antincendio e sulla sicurezza prevista per i locali di pubblico spettacolo, la presenza di D.V.R. con valutazione dei rischi non adatta ad una attività di pubblico spettacolo e dal personale della Polizia Locale di Crema la presenza di alimenti scaduti e mal conservati e assenza dei dispositivi per la verifica del tasso alcolemico degli avventori.. Sulla base di quanto sopra, nella mattinata odierna, per motivi di sicurezza, è stato anche adottato dal Questore di Cremona un provvedimento di sospensione della licenza ex art.100 Tulps, nei confronti del predetto esercizio pubblico, per la durata di 8 giorni, integrato da altri provvedimenti di sospensione delle attività imprenditoriali, da parte dell’Ispettorato del Lavoro, nei riguardi del titolare del locale e dell’Istituto di Vigilanza per aver impiegato, quest’ultimo, un lavoratore irregolare. Nell’ambito delle attività di prevenzione e tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica svolte dalla Polizia di Stato, nella giornata di ieri è stato adottato un altro provvedimento di sospensione della licenza sempre ex art.100 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza nei confronti di una discoteca di Cremona, per la durata di 15 giorni. Il provvedimento si è reso necessario a seguito dei recenti episodi di violenza verificatisi all’interno e nelle immediate adiacenze del locale, tra cui, in particolare, due risse tra numerose persone anche con l’utilizzo di spranghe, cinture e bottiglie di vetro, sedate solo grazie al tempestivo intervento degli equipaggi della Polizia di Stato e dei Carabinieri, giunti sul posto su chiamata di avventori o di genitori che, preoccupati, attendevano all’esterno l’uscita dei propri figli. E’ stata altresì riscontrata anche l’illecita somministrazione di alcol ai minorenni, tra l’altro, segnalata in Questura, nei giorni scorsi, anche da un genitore preoccupato per la propria figlia solita frequentare la discoteca. Questura di Cremona: denunciato titolare di un'attività di ristorazione per il reato di "apertura abusiva di luoghi di pubblico spettacolo". - Questura di Cremona | Polizia di Stato
- Intervista alla dott.ssa Mariantonietta Deiana autrice del libro “Il Bullo Che Non Volevo Essere’’ (dott. Dario Procida)
Il bullo che non volevo essere autore dott.ssa Mariantonietta Deiana Criminologa e Mediatrice Familiare Chi è davvero il bullo? Dietro l’aggressività, spesso si nascondono solitudini, traumi e richieste d’aiuto inascoltate. Questo libro non offre giustificazioni, ma invita a guardare più a fondo, oltre il gesto, oltre l’etichetta. Attraverso uno sguardo educativo e umano, Mariantonietta Deiana accompagna il lettore in una riflessione cruda e necessaria sulla complessità del fenomeno del bullismo. Un viaggio tra emozioni taciute, contesti disfunzionali, ferite invisibili che si trasformano in atti di violenza. Autrice di "Schermi di Ombre" e "Destini Sospesi", Deiana torna con un’opera che fonde esperienza professionale e sensibilità narrativa. "Il Bullo Che Non Volevo Essere" raccoglie non solo riflessioni ma anche numerose testimonianze vere, toccanti, a tratti sconvolgenti. Un libro per chi educa, per chi ascolta, per chi vuole capire prima di condannare. Il presidente Dario Procida ha così intervistato l'autore chiedendo: Dario Procida: Dalla scelta del titolo si percepisce subito un cambio di prospettiva drastico. Come è nata l'esigenza di dare voce proprio a "il bullo" anziché focalizzarsi, come spesso accade, sulla figura della vittima? Mariantonietta Deiana: Questa scelta nasce da un percorso di ricerca continuo e, in modo molto concreto, da un momento di fortissimo scambio con i lettori. Avevo già pubblicato un precedente testo dedicato alle dinamiche del bullismo e della prevaricazione, ed è stato proprio durante le presentazioni di quel libro che ho ricevuto l'input decisivo. Dal pubblico, composto da genitori, insegnanti e operatori, emergeva costantemente una domanda latente, quasi un appello: la necessità di capire cosa scattasse nella mente dell'aggressore, come intervenire prima che la condotta diventasse irreparabile. Ho capito allora che per completare il quadro era indispensabile un cambio di paradigma. Spesso la narrazione collettiva tende a polarizzare la realtà in modo bidimensionale, concentrandosi giustamente sulla sacrosanta tutela della vittima, ma lasciando in un'ombra indistinta la radice del problema. Scegliere questo titolo significa accendere i riflessori sull'autore della condotta aggressiva. Non per giustificarlo, sia chiaro, ma per comprendere i meccanismi psicologici e relazionali sottostanti. Il "bullo che non volevo essere" rappresenta la presa di coscienza e il conflitto interiore di un ragazzo intrappolato in un ruolo distruttivo che, molto spesso, maschera un profondo malessere o una fragilità emotiva non gestita, che non trova altre valvole di sfogo se non la prevaricazione del più debole. Dario Procida: Nel libro emerge chiaramente l'idea che l'aggressore sia a sua volta una persona che vive una situazione di forte sofferenza. Sotto la superficie della prepotenza, come si manifesta e da dare scaturisce questo disagio profondo? Mariantonietta Deiana: Nella mia esperienza sul campo, ho potuto constatare che l'aggressività e la prepotenza sistematica non sono quasi mai la causa primaria di un comportamento, bensì il sintomo visibile di un malessere sommerso. Dietro la maschera del ragazzo forte, arrogante e refrattario alle regole, si nascondono frequentemente contesti di profonda deprivazione affettiva, un'incapacità cronica di gestire le proprie frustrazioni, o contesti relazionali disfunzionali in cui il giovane ha interiorizzato il conflitto e la forza bruta come unici canali validi per comunicare e per imporsi. Molti di questi ragazzi sperimentano una profonda solitudine esistenziale e un vuoto emotivo spaventoso. Non avendo sviluppato gli strumenti per elaborare queste sensazioni internamente, tentano di colmare quel vuoto dominando l'altro. In questo modo, l'atto di bullismo diventa un tentativo disperato e disfunzionale di sentirsi visibili, riconosciuti e considerati dal gruppo dei pari. Il bullo, in fin dei conti, è un soggetto fragile che urla il proprio disagio attraverso la prevaricazione, rimanendo a sua volta vittima del personaggio che ha costruito. Dario Procida: Sotto il profilo dell'analisi criminologica e pedagogica, qual è l'errore più comune e dannoso che le istituzioni o gli adulti commettono quando si trovano ad affrontare un caso di bullismo? Mariantonietta Deiana: L'errore più diffuso e, purtroppo, più dannoso è quello di fermarsi all'atto punitivo immediato, limitandosi a sanzionare l'episodio o, peggio ancora, a etichettare il ragazzo in modo definitivo con la formula "è un bullo". Quando un adulto applica un'etichetta rigida, non fa altro che rinforzare quell'identità deviante, spingendo il ragazzo a identificarsi totalmente nel ruolo del "cattivo" e a chiudersi a qualsiasi possibilità di cambiamento. L'approccio puramente repressivo e sanzionatorio è fallimentare perché non risolve la dinamica relazionale profonda né cura il disagio sottostante che ha generato la violenza. È invece fondamentale adottare una prospettiva pedagogica integrata che analizzi le dinamiche del gruppo e le carenze educative del contesto. Dobbiamo avere il coraggio di leggere il comportamento deviante come un chiaro segnale d'allarme, un sintomo che richiede non solo il contenimento della condotta, ma soprattutto un intervento tempestivo di recupero, di ascolto e di vera e propria alfabetizzazione emotiva. Dario Procida: Il ruolo della famiglia è un tema centrale nel dibattito educativo. In che modo le dinamiche e i conflitti interni alle mura domestiche influiscono sulla strutturazione di questi comportamenti prevaricatori? Mariantonietta Deiana: La famiglia rappresenta il primo, fondamentale specchio in cui il bambino e poi l'adolescente impara a relazionarsi con il mondo esterno e a strutturare la propria identità. Quando all'interno del nucleo familiare mancano canali di ascolto empatico, o quando vi è un'esposizione costante a conflitti non mediati, a modelli comunicativi rigidi o, nei casi peggiori, a dinamiche di violenza psicologica o fisica, il giovane tende inevitabilmente a replicare quegli stessi schemi all'esterno, considerandoli l'unico modo per stare al mondo. Esiste però anche il problema opposto: una totale assenza di confini educativi chiari, o un'iper-protezione ansiosa che deresponsabilizza sistematicamente il minore di fronte a ogni suo fallimento. Entrambi gli estremi impediscono lo sviluppo di una sana empatia e della capacità di mettersi nei panni dell'altro. Se un ragazzo non impara a casa il valore del limite e il rispetto dell'alterità, cercherà di stabilire i propri confini nel gruppo sociale attraverso la sopraffazione. Dario Procida: Nel testo si avverte una forte attenzione alla gestione dei conflitti e alla riparazione del danno. Quali sono gli strumenti relazionali per guidare un ragazzo a comprendere l'impatto reale delle proprie azioni? Mariantonietta Deiana: Per scardinare la corazza di un ragazzo che agisce comportamenti prepotenti, il percorso non deve mai puntare sulla colpevolizzazione sterile o sul giudizio morale. Questi approcci generano soltanto ulteriore rabbia, senso di ingiustizia e chiusura difensiva. La chiave di volta è la responsabilizzazione. Bisogna attivare percorsi strutturati di mediazione e di giustizia riparativa, in cui l'autore della prevaricazione sia guidato a guardare, senza filtri o meccanismi di negazione, l'effetto concreto e doloroso delle proprie azioni sulla vita dell'altro. Riconnettersi con la sfera emotiva della vittima, vederne la sofferenza e riconoscerla come reale è l'unico modo per disinnescare i meccanismi di difesa psicologica, come la minimizzazione o la razionalizzazione del danno. Solo quando il ragazzo comprende intimamente il dolore che ha causato può scattare la spinta interiore verso una reale riparazione, che permette di ricostruire il legame sociale spezzato e di avviare una profonda maturazione personale. Dario Procida: Quali sono i segnali premonitori o gli indicatori di rischio a livello educativo e comportamentale che dovrebbero allarmare genitori e insegnanti prima che il bullismo si strutturi in modo definitivo? Mariantonietta Deiana: Gli adulti di riferimento devono sviluppare uno sguardo attento e sensibile per cogliere i mutamenti improvvisi e significativi nel comportamento dei ragazzi. Tra gli indicatori di rischio principali vi è senza dubbio un aumento marcato dell'irritabilità, scoppi d'ira apparentemente immotivati o sproporzionati, e la tendenza a sfidare in modo sistematico e provocatorio l'autorità degli adulti o le regole del contesto in cui si trova. Un altro segnale d'allarme importante è un atteggiamento cinico, marcatamente privo di compassione o di empatia di fronte alle difficoltà o alle fragilità dei coetanei, spesso accompagnato dal bisogno ossessivo di primeggiare o di controllare gli altri. Molto frequentemente, dietro questa facciata di finta sicurezza e superiorità, si nasconde una forte ansia sociale, una profonda insicurezza o la paura intollerabile del fallimento, che il ragazzo non sa gestire se non proiettando all'esterno la propria vulnerabilità sotto forma di aggressività. Dario Procida: Nel senso comune, molti tendono ancora a liquidare il bullismo come "una ragazzata" o una fase fisiologica della crescita. Dove finisce il fisiologico disagio adolescenziale e dove inizia una condotta deviante strutturata? Mariantonietta Deiana: Questa è una distinzione fondamentale che va ribadita con estrema chiarezza. La linea di confine non è data dalla gravità del singolo episodio, ma da tre fattori precisi: l'intenzionalità della condotta, la sua reiterazione nel tempo e l'asimmetria di potere che si stabilisce all'interno della relazione. Il litigio, la provocazione occasionale o lo scontro verbale isolato rientrano nelle dinamiche esplorative, fisiologiche e a volte conflittuali della crescita e della ricerca della propria identità in adolescenza. Il bullismo, al contrario, è un phenomenon sistematico in cui vi è la volontà deliberata di umiliare, isolare e sottomettere un coetaneo che si trova in una posizione di debolezza e che non può difendersi facilmente. Quando questa modalità prevaricatoria cessa di essere un episodio isolato e diventa l'unico strumento relazionale strutturato attraverso cui il ragazzo sta nel gruppo e afferma se stesso, allora non siamo più di fronte a una crisi di crescita, ma a una condotta deviante consolidata che richiede un esame approfondito dei fattori ambientali, familiari e individuali del minore. Dario Procida: Dal punto di vista della prevenzione all'interno della comunità sociale e scolastica, quanto è prioritario lavorare sull'educazione all'empatia e sulla gestione delle emozioni? Mariantonietta Deiana: Non è solo prioritario, è l'unica vera strada percorribile se vogliamo fare prevenzione a lungo termine. L'educazione affettiva e la promozione delle competenze sociali non dovrebbero essere considerate attività extra o interventi d'emergenza, ma parte integrante e quotidiana di ogni percorso formativo e scolastico. Insegnare ai ragazzi a esplorare il proprio mondo interiore, a riconoscere, dare un nome e gestire in modo costruttivo le proprie emozioni — comprese quelle più scomode e difficili come la rabbia, l'invidia, la vergogna o la paura del fallimento — significa disinnescare alla radice la necessità di scaricare tali tensioni attraverso la violenza sul prossimo. Se educhiamo i giovani all'ascolto di sé, imposteranno di conseguenza relazioni basate sul rispetto dell'altro. Costruire contesti che valorizzino la cooperazione, l'inclusione e il mutuo soccorso significa togliere progressivamente ossigeno alle logiche di potere e di sopraffazione. Dario Procida: La transizione verso l'età adulta per un ragazzo che ha agito dinamiche di bullismo può essere estremamente complessa. Quali sono i rischi evolutivi a lungo termine se non si interviene in tempo utile sul piano educativo? Mariantonietta Deiana: I rischi a lungo termine sono di estrema gravità, non solo per il singolo individuo ma per l'intera società. Se il comportamento aggressivo e prevaricatorio non viene intercettato, compreso ed elaborato durante l'età evolutiva, vi è il pericolo concreto che queste modalità relazionali disfunzionali si cronicizzino e si strutturino stabilmente nella personalità del soggetto. Tradotto nell'età adulta, questo può manifestarsi con lo sviluppo di tratti antisociali, disturbi della condotta, gravi difficoltà nel mantenere relazioni affettive o lavorative sane e stabili, e una marcata propensione a risolvere i conflitti attraverso l'abuso di potere o la violenza. Inoltre, vi è una correlazione statistica significativa tra il bullismo non trattato nell'infanzia e una maggiore vulnerabilità, in età adulta, verso condotte penalmente rilevanti o dipendenze patologiche. Intervenire precocemente sul minore, quindi, non significa solo proteggere il gruppo classe oggi, ma fare un'opera di prevenzione sociale fondamentale per garantire la salute del tessuto comunitario di domani. Dario Procida: Qual è il messaggio principale e più profondo che spera arrivi ai lettori del suo libro, in particolare agli educatori e alle famiglie che quotidianamente si trovano a gestire queste complesse situazioni? Mariantonietta Deiana: Il messaggio fondamentale che attraversa ogni pagina del libro è che dietro ogni comportamento disfunzionale, violento o apparentemente incomprensibile di un ragazzo c'è sempre una storia che grida per essere ascoltata, decodificata e compresa. Come adulti, educatori e genitori, non dobbiamo avere paura del conflitto o delle manifestazioni di aggressività dei nostri giovani, né dobbiamo liquidarle con il giudizio o con il rifiuto. Dobbiamo imparare a leggerle come sintomi evidenti di una profonda richiesta di contenimento, di regole chiare e, soprattutto, di una guida autorevole e presente. Salvare il "bullo" dalle proprie derive relazionali significa spezzare una catena di sofferenza invisibile, sottrarlo a un destino di isolamento e offrire a un giovane la possibilità concreta di non rimanere schiacciato o prigioniero del ruolo distruttivo che ha assunto o che gli è stato cucito addosso. Significa, in ultima analisi, restituirgli la dignità di essere ascoltato e la libertà di scegliere consapevolmente chi vuole essere davvero nel suo futuro. Ringraziamo la: La Dott.ssa Mariantonietta Deiana Mariantonietta Deiana è una figura di spicco nel panorama della criminologia e delle scienze sociali, una professionista che coniuga con rigore scientifico la competenza tecnica della criminalista e la profonda sensibilità dell'educatrice e mediatrice familiare. Criminologa qualificata AICIS, la sua attività si snoda attraverso un approccio multidisciplinare che spazia dai servizi specialistici di consulenza criminologica all'analisi accurata del criminal profiling, offrendo un supporto tecnico indispensabile nella comprensione delle dinamiche delittuose più complesse. La sua profonda esperienza nel campo della devianza e della criminalità adolescenziale e giovanile l'ha resa una voce autorevole nella prevenzione e nel contrasto ai fenomeni degenerativi che colpiscono le nuove generazioni, impegno che si riflette anche nella sua prolifica attività di autrice di libri e saggi specialistici dedicati a temi cruciali quali il bullismo, il cyberbullismo e le criticità del sistema minorile. Oltre alla produzione editoriale, la Dott.ssa Deiana contribuisce attivamente al dibattito scientifico attraverso la pubblicazione di numerosi articoli tecnici su diverse testate di settore, consolidando la sua reputazione come esperta nell'analisi della minaccia in contesti delicati legati a persecuzioni, stalking, mobbing e ogni forma di violenza fisica o psicologica. Grazie alla sua doppia anima di studiosa e operatrice sul campo, è in grado di fornire pareri professionali di altissimo livello e interventi di mediazione volti alla risoluzione dei conflitti, mettendo la propria professionalità al servizio della giustizia e del benessere sociale con dedizione e integrità, restando rintracciabile per consulenze specialistiche al contatto telefonico 3487804251 o tramite l'indirizzo email mariantoniettad@yahoo.it. Ricordiamo che la dott.ssa Mariantonietta Deiana è Referente SQUAD quale si presta ad attività come consulenze, formazione, editoria ed altre attività professionali... Acquista ora libro cliccando nel link












