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Meno guardie giurate e più vigilanti disarmati, Cardinale (Ugl): “Riformare il settore”

"In Italia stimiamo almeno centomila operatori che vengono inquadrati con contratti non adeguati", ha detto il dirigente


Stanno scomparendo – a cominciare dalle grandi città come Roma, Napoli e Milano – le guardie giurate armate davanti alle banche, alle poste, agli uffici pubblici E agli ospedali. Sempre più spesso i vigilanti armati vengono sostituiti da personale di custodia e sorveglianza. Talvolta, per una sola guardia giurata in servizio davanti a un sito sensibile, ci sono diversi addetti alla sicurezza, però non qualificati, oltre che non dotati di alcuna arma. E così, a oggi, in Italia si contano 40 mila guardie giurate armate, di queste circa 7 mila operano a Roma. Si aggiungono circa 100 mila operatori che svolgono attività di vigilanza e che non sono armati: custodi, steward, portieri e altre figure. E, infine, ci sono associazioni che propongono servizi di sicurezza e impiegano personale generico, talvolta in pensione. Un vero e proprio esercito dedicato alla sicurezza, che opera accanto alle forze dell’ordine, ma per cui non esiste un inquadramento chiaro dal punto di vista dei diritti e dei doveri contrattuali.

Dopo quanto avvenuto nelle scorse settimane a Bologna, dove un capotreno è stato ucciso in un’area non sorvegliata dello scalo ferroviario, e in Campania, dove un vigilante è stato picchiato e sfregiato in stazione a Poggiomarino, in provincia di Napoli, la Ugl Sicurezza civile auspica che entro la fine del 2026 si approvi il disegno di legge per la riforma del settore. “In Italia, a parte le 40 mila guardie giurate inquadrate con decreto prefettizio e porto d’armi, stimiamo almeno centomila operatori che vengono inquadrati con contratti non adeguati: ad esempio, un custode di un cantiere può essere contrattualizzato con un Ccnl del settore edile”, spiega Alessandro Cardinale, dirigente nazionale della Ugl Sicurezza civile, in una intervista ad “Agenzia Nova”. “Le associazioni, invece, operano spesso reclutando anche persone in pensione, noi crediamo che la sicurezza non possa essere un hobby. Abbiamo visto addetti alla sorveglianza, in aree mercatali, anche di 80 anni. Non è accettabile, non è sicuro tanto per il lavoratore quanto per il cittadino”, aggiunge.


Una delle problematiche principali del comparto “riguarda un vuoto normativo: la legge indica i casi in cui si deve prevedere la vigilanza armata, ma non precisa quanti operatori situazione per situazione”, sottolinea il dirigente della Ugl Sicurezza civile. Laddove le norme ci sono, invece, talvolta non vengono attuate. Il protocollo “Mille occhi sulla città”, firmato dal ministero dell’Interno, dall’Anci e dalle associazioni di vigilanza privata, nel 2010, e che prevede una maggiore sinergia tra gli istituti di vigilanza privata e le forze dell’ordine, ad esempio, “è ancora inattuato in molte grandi città”, sottolinea Cardinale.

Intanto, il disegno di legge, a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, a cui le associazioni e i sindacati del settore hanno collaborato, dopo aver assorbito diversi punti di altri ddl sul tema, ha ottenuto il via libera in tre delle quattro commissioni parlamentari competenti. “Auspichiamo ora che veda la luce entro questo 2026”, afferma Cardinale. Il disegno di legge, tra le altre cose, prevede: il riconoscimento dello status di lavoratori usuranti a tutto il comparto delle guardie giurate, la creazione di un albo professionale con due elenchi, uno dei professionisti già formati e uno degli aspiranti vigilanti, a cui si possa accedere tramite corsi di formazione ed esami riconosciuti per legge, la distinzione normativa tra vigilanza armata e sorveglianza non armata. “Servono norme certe che stabiliscano in quali casi ci si può affidare a servizi di vigilanza non armata e in quali casi va prevista quella armata”, conclude Cardinale.





 
 
 

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