Intervista a Massimiliano Spataro | LA SCENA PARLA Dal contesto alla ricalibrazione: il processo che unisce competenze, dati e decisioni (Dario Procida)

LA SCENA PARLA
Dal contesto alla ricalibrazione: il processo che unisce competenze, dati e decisioni
Che cosa accade quando la preparazione incontra la realtà?
Un evento improvviso non si presenta mai già spiegato. Ci consegna persone, luoghi, tempi, informazioni incomplete, modificazioni e decisioni da assumere.
La scena parla affronta proprio questo passaggio: dal contesto all’evento, dall’osservazione all’intervento, dalla preservazione alla ricostruzione, fino alla verifica e alla ricalibrazione.
Il percorso attraversa sicurezza sul lavoro, prevenzione, soccorso, security, gestione dell’emergenza, attività di polizia, investigazione e scienze forensi senza sovrapporre ruoli e competenze. Il punto di incontro è il processo: persone diverse possono entrare nella stessa realtà in momenti differenti, e ogni azione può preservare, modificare o far perdere informazioni utili a chi interverrà dopo.
Tre domande accompagnano il lettore lungo tutto il volume:
Cosa so?Cosa faccio?Cosa posso sbagliare?
A queste se ne aggiunge una quarta quando la realtà cambia: che cosa è cambiato rispetto a ciò che sapevo prima?
Attraverso il Metodo P.G.E.®, utilizzato come struttura di controllo del ragionamento e non come procedura operativa, il libro mostra come distinguere il dato dall’interpretazione, riconoscere i limiti della propria conoscenza e competenza, comprendere gli effetti dell’intervento e mantenere ricostruibile il percorso.
Scenari concreti e casi guidano progressivamente dalla preparazione alla gestione dell'evento e dalla scena osservata alla sua ricostruzione.
Perché preservare una scena non significa immobilizzarla. Intervenire non significa necessariamente comprenderne già la causa. E una modificazione necessaria non è un errore, purché sia riconosciuta e, quando possibile, resa tracciabile.
La scena parla prima di noi. Imparare ad ascoltarla significa anche imparare a non parlare al suo posto.
Il presidente dott. Dario Procida ha così intervistato
l'autore del libro il Massimiliano Spataro
Il suo nuovo libro parte da una considerazione semplice solo in apparenza: quando qualcosa accade, la scena inizia a parlare. Ma siamo certi di saper distinguere ciò che osserviamo da ciò che pensiamo di sapere?
Dott. Dario Procida
Il titolo del suo nuovo libro è La Scena Parla. Che cosa significa?
Massimiliano Spataro - Significa partire da qualcosa che accade prima ancora dell'interpretazione.
Quando si verifica un evento rimangono persone, luoghi, oggetti, tracce, azioni, modificazioni, informazioni. In altre parole, rimangono elementi che possono contribuire alla comprensione di ciò che è avvenuto.
Per questo dico che la scena parla.
Ma dobbiamo porci immediatamente un'altra domanda: siamo sicuri di ascoltare ciò che la scena ci sta realmente dicendo oppure, qualche volta, siamo noi ad attribuirle troppo presto un significato?
È una differenza fondamentale.
Se osservo qualcosa, possiedo un dato. Se attribuisco a quel dato una spiegazione, sto già compiendo un passaggio successivo. E i due livelli non devono essere confusi.
La Scena Parla nasce proprio da questa riflessione: imparare a riconoscere ciò che sappiamo realmente, ciò che ci è stato riferito, ciò che stiamo interpretando e ciò che deve ancora essere verificato.
Dott. Dario Procida
Possiamo quindi definirlo un libro sulla “scena del crimine”?
Massimiliano Spataro - Questa domanda è interessante proprio perché permette di affrontare uno dei primi problemi del linguaggio.
“Scena del crimine” è un'espressione che tutti riconosciamo, fortemente entrata nel linguaggio comune anche attraverso cinema e televisione.
Ma proviamo a fermarci un momento sulla parola crimine.
Se definisco immediatamente un luogo come “scena del crimine”, che cosa sto facendo? Sto descrivendo ciò che osservo oppure sto già attribuendo una natura all'evento?
È qui che dobbiamo distinguere.
All'inizio possiamo avere un luogo dell'evento, cioè un contesto nel quale qualcosa è accaduto. Saranno gli accertamenti successivi e le competenze preposte a stabilire che cosa sia realmente avvenuto e quale natura abbia quell'evento.
Facciamo un esempio molto semplice. Trovo una persona a terra. Che cosa so? So che una persona si trova a terra. Se dico che è caduta, ho già introdotto una dinamica. Se dico che qualcuno l'ha fatta cadere, ho introdotto un'ipotesi ulteriore. Se attribuisco responsabilità, sono andato ancora oltre.
Eppure la condizione inizialmente osservata non è cambiata: una persona si trova a terra.
Questo è uno dei passaggi centrali del libro: non anticipare attraverso il linguaggio ciò che il processo di verifica deve ancora consentirci di comprendere.
Dott. Dario Procida
Quindi la parola “scena”, nel libro, assume un significato più ampio?
Massimiliano Spataro - Sì, perché la scena non è soltanto un luogo. È anche una condizione che cambia nel tempo.
Immaginiamo ancora quella persona a terra. Arriva qualcuno e presta il primo soccorso. Successivamente interviene il personale sanitario. La persona viene spostata per necessità assistenziali. Arrivano altri operatori. Alcuni oggetti possono essere stati mossi. Un accesso può essere stato aperto. Un'area può essere stata messa in sicurezza.
A questo punto dobbiamo porci una domanda: la scena che osserviamo adesso è la stessa che esisteva nel momento dell'evento? Evidentemente non necessariamente.
Da qui deriva una distinzione importante del libro tra scena originaria e scena osservata.
Questo non significa che le modificazioni siano errori. Alcune sono indispensabili. Se una persona deve essere soccorsa, la tutela della vita viene prima.
Il problema è un altro: riuscire, per quanto possibile, a comprendere che cosa è cambiato, quando è cambiato, perché è cambiato e attraverso quale intervento.
La modificazione, se riconosciuta e tracciata, diventa essa stessa un'informazione.
Dott. Dario Procida
È qui che entrano in gioco le diverse professionalità?
Massimiliano Spataro - Esattamente. Ed è uno dei motivi per cui non ho voluto scrivere un libro destinato esclusivamente a una professione.
Davanti allo stesso evento possono incontrarsi persone con compiti completamente differenti: chi segnala, chi mette in sicurezza, chi soccorre, chi gestisce l'emergenza, chi acquisisce informazioni, chi svolge accertamenti, chi successivamente analizzerà elementi specialistici.
A questo punto nasce una riflessione: devono sapere tutti fare la stessa cosa? No. Anzi, sarebbe un errore.
Ogni professionalità deve rimanere all'interno delle proprie competenze, responsabilità e attribuzioni.
La trasversalità non consiste nel confondere i ruoli. Consiste nel comprendere che ciò che una professionalità fa può produrre informazioni o modificazioni che avranno importanza per quella che interverrà successivamente.
È il processo che le mette in relazione, non la sovrapposizione delle competenze.
Dott. Dario Procida
Quindi anche chi non ha compiti investigativi può avere un ruolo importante nella successiva comprensione dell'evento?
Massimiliano Spataro - Certamente, ma dobbiamo stare attenti al significato della risposta.
Non significa attribuire funzioni investigative a chi non le possiede.
Può significare qualcosa di molto più semplice e, allo stesso tempo, estremamente importante: osservare correttamente, agire secondo il proprio ruolo e trasferire correttamente ciò che si è osservato e ciò che si è fatto.
Pensiamo a una consegna tra operatori. Dire semplicemente “l'abbiamo trovato così” può sembrare sufficiente. Ma “così” che cosa significa? Dove si trovava esattamente? Chi era presente? Qualcuno era già intervenuto? Qualcosa è stato spostato? Quale accesso è stato utilizzato? Quali operazioni sono state necessarie?
Non sempre tutte queste informazioni saranno rilevanti. Ma se non vengono riconosciute e conservate, potrebbero non essere più recuperabili successivamente.
Per questo nel libro assumono importanza concetti come tracciabilità, modificazione e handover.
Dott. Dario Procida
Quando si parla di preservare una scena si pensa soprattutto alle tracce materiali. È davvero quello il rischio principale?
Massimiliano Spataro - È certamente uno dei rischi, ma non è l'unico.
Possiamo modificare fisicamente un luogo, ma possiamo anche modificare il modo in cui quell'evento viene raccontato e successivamente interpretato.
Proviamo a tornare ancora alla persona trovata a terra. Il primo operatore dice: “Probabilmente è caduta”. Il secondo riferisce: “Mi hanno detto che è caduta”. Il terzo annota: “La persona è caduta”.
Che cosa è successo? Siamo partiti da un'ipotesi e, attraverso il passaggio dell'informazione, rischiamo di ritrovarci con qualcosa che appare come un fatto.
La scena materiale potrebbe essere rimasta perfettamente conservata. Ma l'informazione? È rimasta altrettanto integra?
Questa è una riflessione alla quale tengo particolarmente: dobbiamo preoccuparci della contaminazione materiale, ma anche della qualità e della tracciabilità dell'informazione. Perché anche l'informazione entra nel processo di ricostruzione.
Dott. Dario Procida
Da dove nasce questo suo modo di osservare gli eventi?
Massimiliano Spataro - Da un percorso molto lungo e da esperienze differenti.
La mia formazione professionale non nasce direttamente dalla criminologia. Il percorso operativo viene prima e, negli anni, ha attraversato contesti differenti: sicurezza, tutela del patrimonio, attività investigativa, analisi degli eventi critici, criminologia e formazione.
Non considero queste esperienze equivalenti e non voglio sovrapporle.
Ma proprio attraversando realtà differenti ho iniziato a incontrare ripetutamente lo stesso problema: avere informazioni significa necessariamente comprendere? No.
Possiamo avere documenti, testimonianze, procedure, dati e persone competenti e continuare ad avere una rappresentazione incompleta dell'evento.
Perché? Perché ciò che spesso manca non è il dato in sé, ma la comprensione delle relazioni tra i dati.
Questa consapevolezza è maturata progressivamente attraverso l'esperienza ed è uno degli elementi che, molto più avanti nel mio percorso, hanno contribuito alla formalizzazione del Metodo P.G.E.®.
Dott. Dario Procida
Arriviamo allora al Metodo P.G.E.®. Che cos'è e quale rapporto ha con La Scena Parla?
Massimiliano Spataro - Prima di definirlo, proverei ancora una volta a partire da una domanda: se possiedo cento informazioni su un evento, possiedo automaticamente la sua ricostruzione? No.
Potrei avere cento informazioni disordinate, ripetute, contraddittorie, non verificate o prive di una relazione comprensibile tra loro.
Il problema, quindi, non è soltanto raccogliere. Bisogna dare ordine senza alterare il dato. Bisogna confrontare. Bisogna verificare compatibilità e incompatibilità. Bisogna attribuire un peso senza trasformarlo automaticamente in certezza. E soltanto allora possiamo provare a costruire uno scenario tecnico.
Il Metodo P.G.E.®, Psicologia della Gestione di uno o più Eventi, nasce per dare struttura a questo processo.
Non è una disciplina specialistica alternativa e non sostituisce le competenze di chi opera nei singoli settori. È un quadro metodologico per osservare e analizzare un processo attraverso tracciabilità, relazioni, verifica e ricalibrazione.
In termini essenziali, il percorso porta dai criteri ai dati, dalla loro organizzazione alla matrice di confronto, dal peso degli elementi alla costruzione dello scenario tecnico.
Ma lo scenario non è il punto nel quale il metodo smette di lavorare. Perché può arrivare un nuovo dato.
Dott. Dario Procida
Ed è a quel punto che entra la ricalibrazione?
Massimiliano Spataro - Esattamente.
Immaginiamo di avere costruito uno scenario che appare coerente sulla base degli elementi disponibili. Arriva un nuovo dato. Quel dato non è compatibile con una parte della nostra ricostruzione.
A questo punto abbiamo due possibilità. Possiamo considerarlo marginale perché disturba ciò che abbiamo già costruito. Oppure possiamo fare una cosa più difficile: rimettere quel dato insieme agli altri e verificare nuovamente il quadro.
Questa è la ricalibrazione.
Non significa cambiare opinione continuamente. E soprattutto non significa riscrivere il passato per adattarlo alla nuova ipotesi.
Significa riconoscere che il quadro che avevamo costruito era valido rispetto agli elementi disponibili in quel momento e che un nuovo elemento può imporci di verificarlo nuovamente.
Per questo la ricalibrazione, nel mio metodo, non è collocata semplicemente alla fine di una sequenza. È qualcosa che può riportarci all'interno del processo.
Il nuovo dato entra e rimette in relazione ciò che avevamo già acquisito. È il modo attraverso il quale evitiamo di rimanere prigionieri della nostra prima ricostruzione.
Dott. Dario Procida
Quindi ricalibrare significa anche ammettere che una prima valutazione può essere sbagliata?
Massimiliano Spataro - Può esserlo. Ma potrebbe anche essere stata semplicemente incompleta rispetto ai dati disponibili in quel momento. Ed è una distinzione importante.
Spesso siamo portati a considerare il cambiamento di una valutazione come una debolezza.
Ma proviamo a capovolgere la domanda: che cosa sarebbe più debole, modificare una valutazione davanti a un nuovo dato verificato oppure ignorare quel dato per non modificare la valutazione precedente?
Il metodo non deve proteggere la nostra ipotesi. Deve proteggere il processo attraverso il quale siamo arrivati a formularla.
Per questo la ricalibrazione non cancella ciò che è avvenuto prima. Mantiene la tracciabilità del percorso e permette di comprendere perché, in un determinato momento, lo scenario sia cambiato.
Dott. Dario Procida
Il libro arriva infine dalla scena alla tutela del patrimonio aziendale. Non è un salto molto ampio?
Massimiliano Spataro - Può sembrarlo se guardiamo soltanto il contesto. Diventa meno distante se osserviamo il processo.
Pensiamo a un'anomalia all'interno di un'organizzazione. Possiamo limitarci all'episodio finale oppure chiederci: quali condizioni hanno permesso che accadesse?
Esisteva una vulnerabilità? Era conosciuta? Qualcuno l'aveva segnalata? L'informazione è arrivata alla persona competente? Esisteva una procedura? La procedura formalizzata coincideva con quella realmente applicata?
A questo punto non stiamo più guardando soltanto l'evento. Stiamo osservando il sistema che lo ha preceduto e quello che dovrà reagire dopo.
È per questo che nel libro il percorso può arrivare dalla scena al sistema.
Cambiano il contesto e le competenze, ma rimane la disciplina del ragionamento: dato, relazione, verifica, processo e ricalibrazione.
Dott. Dario Procida
In un'organizzazione come SQUAD, nella quale si incontrano esperienze e professionalità differenti, quale riflessione vorrebbe lasciare?
Massimiliano Spataro - Che essere trasversali non significa sapere fare il lavoro degli altri.
Significa anche sapere dove termina il nostro e comprendere perché ciò che facciamo può essere importante per chi viene dopo.
È una differenza sostanziale.
In un evento complesso non abbiamo necessariamente bisogno di una persona che sappia fare tutto. Abbiamo bisogno di competenze differenti che sappiano riconoscersi, rispettare i rispettivi limiti e trasferire informazioni in modo comprensibile e tracciabile.
Potremmo avere professionisti eccellenti singolarmente e, nonostante questo, un processo complessivo debole se le informazioni si interrompono tra una competenza e l'altra.
Per questo credo molto nella costruzione di un linguaggio comune minimo. Non per uniformare le professioni, ma per permettere loro di comunicare senza perdere ciò che ciascuna ha osservato, fatto e conosciuto.
Dott. Dario Procida
Se dovesse dire che cosa La Scena Parla non è?
Massimiliano Spataro - Non è un manuale che pretende di insegnare a ogni professionista come svolgere il proprio mestiere.
Non vuole sostituire protocolli, procedure, norme o competenze specialistiche. E non vuole fornire una formula capace di produrre automaticamente una verità.
Vuole fare qualcosa di diverso.
Vuole mettere il lettore davanti al processo attraverso il quale costruiamo ciò che pensiamo di sapere.
Perché talvolta l'errore non nasce dalla mancanza di competenza. Può nascere da un'informazione non verificata, da una relazione che non abbiamo considerato, da una modificazione che non abbiamo tracciato o semplicemente dal fatto che abbiamo smesso troppo presto di farci domande.
Dott. Dario Procida
Allora chiudiamo proprio con una domanda. Se il lettore, terminato il libro, dovesse portarne con sé una soltanto, quale vorrebbe che fosse?
Massimiliano Spataro - “Che cosa so realmente?”
Sembra una domanda semplice. Ma proviamo ad applicarla davvero.
Che cosa ho osservato personalmente? Che cosa mi è stato riferito? Da chi? Quell'informazione è stata verificata? Che cosa sto deducendo? Che cosa è stato modificato? Che cosa manca? Esistono elementi incompatibili con ciò che penso? E se domani arrivasse un nuovo dato, sarei disposto a rimettere tutto in relazione?
A quel punto comprendiamo che “Che cosa so realmente?” non è la conclusione del ragionamento. È il suo inizio.
Ed è forse questo il senso più profondo di La Scena Parla
Ringraziamo l'autore:
. Massimiliano Spataro Ph.D.
fondatore del Centro Studi P.G.E.®, Docente e Referente per le province di Verona e Padova della Forensic Sciences Academy. Il mio percorso professionale nasce dall'esperienza maturata nella Marina Militare Italiana, all'interno del Battaglione San Marco, in un periodo storico caratterizzato da importanti eventi internazionali e umanitari, come le prime emergenze migratorie provenienti dall'Albania e la crisi del Golfo. Esperienze che mi hanno permesso di comprendere, fin da giovane, il valore della disciplina, del senso del dovere, della responsabilità e della capacità di operare con lucidità anche nei contesti più complessi. Negli anni successivi ho orientato il mio percorso verso lo studio del comportamento umano e dei processi decisionali, sviluppando il Metodo P.G.E.® – Psicologia della Gestione di uno o più Eventi, un modello metodologico interdisciplinare dedicato all'analisi e alla gestione degli eventi. Desidero precisare che il termine "Psicologia", nel Metodo P.G.E.®, è utilizzato esclusivamente con riferimento allo studio dei processi cognitivi, comportamentali e relazionali della persona e non identifica attività di natura clinica, sanitaria o psicoterapeutica, né si sovrappone alle professioni regolamentate in ambito sanitario.
Oggi la mia attività è rivolta alla ricerca, alla formazione specialistica e allo sviluppo di metodologie operative applicabili ai settori della sicurezza, delle scienze forensi, delle organizzazioni e della gestione degli eventi complessi. Sono autore dei volumi "Trasformare il Panico in Presenza" e "P.G.E. – Gestione di un Evento", nei quali condivido il percorso di ricerca e di esperienza che ha dato origine al Metodo P.G.E.®.
Ho scelto di entrare a far parte della SQUAD SMPD perché credo nel valore della collaborazione, dello scambio di competenze e della crescita reciproca. Ritengo che il patrimonio più importante di ogni professionista non sia rappresentato dai titoli, ma dall'esperienza maturata, dalla coerenza dei propri valori e dalla volontà di metterli al servizio degli altri.
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