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Intervista al dott. Cristiano Chiti Generale di Brigata (Ris.) E.I. (Alpini) - Criminologo autore del libro ‘‘ IL MALE E L'INNOCENZA’’ (dott. Dario Procida)

Aggiornamento: 3 ago


IL MALE E L'INNOCENZA: Il Satanismo in Italia: breve compendio sulla sua storia, le caratteristiche, le attività e i possibili collegamenti con il ...
Possibili strategie di contrasto

Il male esiste ed è fra noi.


Si può nascondere dietro a un sorriso, dietro a delle belle parole, persino dietro a delle belle azioni. Il male sa come camuffare le sue propaggini. Ti illude, ti irretisce, riesce anche ad appannarti la mente facendoti credere di rappresentare la migliore delle soluzioni possibili al tuo disagio. Ma prima o poi arriva il conto: una giustizia che può essere divina ma che, prima di tutto, deve essere umana.


Senza questa, la prima rimane solo un'ipotesi, una speranza. E gli esseri umani non possono e non devono affidarsi solo alle speranze; quelle che servono a farci mantenere la fiducia nel prossimo sono le certezze. Le certezze e i fatti concreti.


Lo scopo di questo breve compendio è quello di raccogliere e fornire alcune delle principali informazioni su un mondo sotterraneo che agisce nell'ombra. Un'ombra, densa e talvolta maleodorante, dove personaggi, quasi sempre ignoti, agiscono e operano esclusivamente per il loro interesse e piacere. Un fine che per loro rappresenta l'unico scopo di vita e che, per poterlo raggiungere, non esitano a procurare dolore, sofferenza e disagio nelle persone con cui vivono e lavorano o in perfetti sconosciuti scelti a caso, spesso, nell'alveo del disagio sociale e della povertà.


Ovviamente, ci tengo a sottolinearlo, esso non vuole essere totalmente un "j'accuse" di tutta quanta la realtà settaria di stampo satanico: nella disamina delle varie realtà si fa menzione anche a quei gruppi di adoratori che non aspirano al male del prossi. Comiono i loro riti nel pieno delle loro prerogative costituzionali e legali. Fare di tutta un'erba un fascio sarebbe ingiusto e renderebbe il compendio uno scritto dal sapore antiquato ed esclusivamente castigante e inutile.


Non è nelle mie intenzioni atteggiarmi a novello Savonarola.


Peraltro, quanto di seguito descritto non ha la presunzione di esplorare completamente il mondo del satanismo. L'unico obiettivo preposto è quello di dare una serie di informazioni essenziali a chi, per la prima volta, si sta interessando all'argomento. Il fine è quello di attivare l'interesse dei lettori verso ciò che può agire indisturbato vicino a lui permettendogli così di aprire gli occhi su alcuni fatti di cronaca e di vita vissuta apparentemente inspiegabili ma, grazie ad una maggigi. ore consapevolezza e conoscenza, del tutto comprensibili.


Sicuramente, una volta acceso l'interest, i lettori potranno approfondire i vari argomenti anche utilizzando le fonti utilizzate in questa mia modesta opera o cercandone altre nel variegato mondo dell'informazione cartacea o digitale. Tutto ciò anche col fine di discernere i gruppi di persone esclusivamente desiderose di sperimentare emozioni personali non malevole da coloro che, invece, godono del male inflitto agli innocenti.


Se leggere questo compendio sarà servito a questo, avrò raggiunto il mio obiettivo


Il presidente dott. Dario Procida ha così intervistato

l'autore del libro il dott. Cristiano Chiti



Dott. Dario Procida

Dott Cristiano Chiti nel novembre 2020 viene passato alla categoria Ufficiali "in congedo" con il grado di Generale di Brigata, nel 1990 ha prestato servizio tra le linee Reggimento Alpino, consegue una laurea (vecchio iter) e successivamente un master in "Scienze Strategiche" "Studi Strategico-Militari Internazionali" Antiterrorismo Internazionale", "Analista del Medio Oriente" e "Criminologia e Sicurezza", oggi cosa la spinge ad avere un interesse nell’ambito della Criminologia e in quale ambito specifico si interessa di questa professione?


Dott. Cristiano Chiti

Il mio interesse per la criminologia ha radici piuttosto lontane. Nasce nel momento in cui mi arruolo nell’Arma dei Carabinieri, nel 1983. Si trattava, naturalmente, di un approccio da neofita e, se vogliamo, anche piuttosto ingenuo. Successivamente, pur prendendo la mia vita un indirizzo del tutto differente, questo interesse non è mai venuto meno, continuando a coltivarsi come hobby e attraverso uno studio da autodidatta.

All’epoca, il settore che più stimolava la mia curiosità era quello della sicurezza urbana e dello studio degli effetti della criminalità organizzata sulle società urbanizzate del nostro Paese. L’esperienza maturata nelle diverse attività operative svolte nell’ambito delle Operazioni "Vespri Siciliani", in Sicilia, e "Riace", in Calabria, aveva infatti acceso in me il desiderio di comprendere sempre più a fondo il fenomeno che stavamo cercando di contrastare in quelle Regioni, approfondendone le origini, lo sviluppo storico e la situazione esistente.

Successivamente, anche grazie alle tre missioni svolte nel Teatro bosniaco e poi in quello afgano, il mio focus si amplia. Inizio così ad approfondire sia le dinamiche della criminalità organizzata internazionale sia le principali tematiche legate alla lotta al terrorismo. Entrambi argomenti di particolare interesse per chi, come me, aveva operato anche come Ufficiale I in un contesto così complesso e "variegato" come quello balcanico e, successivamente, come Comandante di Task Force in Afghanistan.

Successivamente, avendo comandato sia il Dispositivo di "Strade Sicure - NO/TAV" a Chiomonte, località purtroppo tornata più volte agli onori della cronaca, sia il Dispositivo "Strade Sicure" nei contesti urbani della Task Force "Lombardia - Trentino-Alto Adige", la mia attenzione si concentra, ulteriormente, sul tema della sicurezza urbana e integrata. In particolare, mi concentro sull’analisi delle differenti situazioni criminali presenti nelle varie aree della città di Milano e sui possibili fattori alla base di tali diversità.

Una volta collocato in posizione di Ausiliaria, con l’obiettivo di perfezionare ulteriormente la mia preparazione, conseguo un Master universitario di I livello in Criminologia. Inoltre, grazie ai periodi di servizio svolti come Ufficiale I e nell’esercizio delle funzioni di Ufficiale di Polizia Giudiziaria militare, ottengo anche la certificazione di "criminologo" rilasciata dall’Associazione Nazionale Criminologi e Criminalisti.



Dott. Dario Procida

Il 14 Aprile 2026 pubblica un libro dal titolo: "IL MALE E L'INNOCENZA: Il Satanismo in Italia". Cosa l'ha spinta a scrivere questo libro e quale obiettivo vuole condividere con questa pubblicazione?


Dott. Cristiano Chiti

Dal 2020 c’è un’ulteriore attività che mi vede particolarmente impegnato: quella di Guardia Eco-Zoofila. Insieme ai miei colleghi opero nella provincia di Varese per la salvaguardia del benessere degli animali e della loro corretta detenzione. Un incarico che, in qualità di Agente di Polizia Amministrativa e di Polizia Giudiziaria (limitatamente ai reati contro gli animali d’affezione), mi ha consentito di conoscere un mondo caratterizzato da realtà sociali difficili, spesso anche molto gravi, e di comprenderne le ricadute sulla vita degli animali detenuti in tali contesti. È anche grazie a questa esperienza che ho affinato le mie conoscenze sui crimini contro gli animali e sulle relative attività d’indagine, materia che oggi conosco bene e sulla quale tengo anche seminari presso la Facoltà di Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano.

Venendo al tema della domanda, posso dire senz’altro che a convincermi a scrivere questo libro sono state, da un lato, le vicende dal sapore satanico che hanno reso famigerata questa provincia e, dall’altro, soprattutto alcune scomparse di animali avvenute, anche in anni recenti, in occasione di particolari ricorrenze. Da qui ad interessarmi anche ai casi di minori scomparsi il passo è stato breve.

L’idea è stata quella di condividere con i lettori una serie di informazioni e di percezioni che consentano loro di conoscere realtà che molto raramente assurgono agli onori della cronaca e che, quando ciò avviene, vengono spesso trattate con una certa ritrosia da parte del cosiddetto “mainstream”.

Come ho scritto nell’introduzione del libro, il mio scopo è quello di offrire al lettore alcuni elementi di conoscenza su un mondo che, a mio avviso, si muove su due realtà parallele e distinte: una realtà pubblica, legale e costituzionalmente accettata e un’altra molto più oscura e sconosciuta alla gran parte della società. È in quest’ultima realtà che alcuni personaggi, quasi sempre ignoti, agiscono e operano esclusivamente per il proprio interesse e piacere. Un piacere perseguito anche a scapito della serenità delle persone con cui vivono e lavorano o di perfetti sconosciuti, scelti casualmente nell’alveo del disagio sociale e della povertà.

Fra le categorie di vittime più ricercate, ovviamente, ve ne sono due particolarmente predilette: i minori, soprattutto in giovanissima età, e gli animali. Entrambe, per loro natura, fra le più deboli e indifese.


Dott. Dario Procida

Quali sono state le tappe fondamentali e i momenti di maggiore diffusione del fenomeno del satanismo in Italia, dal secondo dopoguerra a oggi, così come tracciate nel compendio?


Dott. Cristiano Chiti

Nel campo del satanismo, l’Italia presenta una storia piuttosto variegata, sia nella sua componente "lecita" sia in quella illegale e violenta. Questo nonostante le profonde radici cristiane del Paese o, forse, proprio anche a causa di esse: quando si sostiene l’esistenza di un nemico, si troverà sempre qualcuno che ne subisce il fascino.

Possiamo senz’altro affermare che il numero di sette a carattere satanico nate, proliferate e, in parte, successivamente scomparse colloca l’Italia ai primi posti di un’ipotetica classifica stilata sulla base dei gruppi presenti nei principali Paesi occidentali.

Al di là dei luoghi comuni su Torino, spesso (ma non sempre) alimentati da operazioni che potremmo definire quasi di "marketing", dagli anni Sessanta in poi il nostro Paese ha conosciuto una progressiva crescita delle presenze settarie, coinvolgendo, in misura diversa, pressoché tutte le Regioni. Milano, Trieste, Bologna, Roma, Cagliari e, seppure in misura minore, alcune città del Meridione: nessuna parte d’Italia è rimasta estranea a questo tipo di affiliazione, più o meno ufficiale. È soprattutto nell’ultimo trentennio del secolo scorso che nascono numerose sette di carattere satanico, le quali, tra alterne vicende, si consolidano oppure scompaiono.

Fra quelle più note, anche dal punto di vista mediatico, se ne trovano diverse affiliate alla "Chiesa di Satana" e quindi di natura razionalista, accanto ad altre di orientamento teista. Quasi tutte risultano sostanzialmente innocue, perlomeno nella loro veste visibile.

Accanto a queste ve ne sono altre maggiormente orientate verso il satanismo occultista, luciferino o acido e, proprio per questo, generalmente più inclini all’estremizzazione delle proprie pratiche rituali.

Questa distinzione, tuttavia, non è così netta. All’interno dei gruppi satanici convivono spesso anime e orientamenti dottrinali differenti, diversità che finiscono per generare scissioni e la nascita di nuovi gruppi, caratterizzati dai nomi e dalle dottrine più disparate. Un classico vezzo italico, valido tanto per la politica nostrana quanto per il mondo delle sette, demoniache o meno.

Nel libro ne elenco un buon numero, senza tuttavia avere la pretesa di essere esaustivo. Questo proprio in ragione della dinamicità del fenomeno e della fantasia di coloro che continuano a impiantarne i semi nei diversi strati della società.


Dott. Dario Procida

In che modo, lei, distingue le diverse correnti o forme di satanismo presenti sul territorio italiano (es. satanismo razionalista/filosofico rispetto a quello teistico o esoterico)?


Dott. Cristiano Chiti

Fra i razionalisti troviamo persone che non considerano Satana un vero e proprio dio, bensì un simbolo di ribellione nei confronti di un perbenismo ritenuto soffocante e, spesso, anche un pretesto per ammantare di sacralità alcuni vizi privati che di sacro hanno ben poco. Fra loro vi sono però anche soggetti che indulgono in pratiche necrofile, con profanazione di tombe, e (raramente) in sacrifici animali. 

Vi sono poi gli occultisti, che considerano invece Satana, spesso indicato con il nome di Lucifero, una vera e propria divinità da pregare, implorare e alla quale sacrificare una vita che, quando va bene (per modo di dire), è quella di un gatto, di un cane o di un gallo.

Sono coloro che rubano le ostie consacrate nelle chiese, che pagano per farsi procurare gatti randagi destinati alle loro piccole cerimonie notturne e che fanno incetta di specifiche parti anatomiche di animali, come cuori, occhi o vagine. Sono questi i soggetti che meritano maggiore attenzione, in quanto meno visibili e, proprio per questo, probabilmente più pericolosi.

Da questa corrente si distinguono i teisti, una "branca" generalmente molto più tranquilla e caratterizzata da un approccio al satanismo di natura più spirituale e filosofica.

Infine, troviamo gli "acidi" (come dimenticare le "Bestie di Satana"?), persone che, dichiarandosi adoratrici del Maligno, traggono da questa appartenenza le motivazioni per fare abuso di droghe e per compiere violenze sessuali ai danni delle persone più fragili, catturate nelle loro tele di ragno.



Dott. Dario Procida

Quali sono le caratteristiche psicologiche, sociali o culturali che emergono tipicamente nei soggetti attratti da questi gruppi, con particolare attenzione al tema dell'innocenza citato nel titolo?


Dott. Cristiano Chiti

Personalmente tendo ad assimilare il concetto di innocenza all’inconsapevolezza e alla vulnerabilità emotiva e psicologica. Coloro che ritengo "innocenti" sono, a mio avviso, le vittime, consapevoli o meno, di tali sette.

Al di là dei minori abusati o maltrattati e, a maggior ragione, degli animali, che sono ovviamente costretti a partecipare a determinati riti, considero vittime anche tutte quelle persone che pensano di poter colmare le proprie carenze affettive o superare momenti di crisi – legati a problemi di salute, al tradimento o alla separazione dal partner, a difficoltà economiche e così via – affidandosi a persone tossiche, individui che mirano molto più a sfruttare il prossimo che ad aiutarlo. E questo vale tanto per le sette di tipo satanico (con fini illegali) quanto per qualsiasi altra forma (illecita) di setta aggregante.

Tengo a fare queste distinzioni perché, ovviamente, non tutte le sette nascono e operano con finalità malvagie, ci mancherebbe. Ve ne sono alcune che, anche nel mondo satanista, non fanno del male a nessuno e non lucrano sui propri adepti. Sostenere il contrario sarebbe un grave errore e significherebbe atteggiarsi a un Savonarola de "noartri".

Purtroppo, però, esistono anche realtà che ammaliano i propri adepti e, ancor più, i novizi con promesse di potenza, ricchezza, predominio e altre illusioni del genere. Tutto questo in cambio "soltanto" di una completa e totale dedizione al "Maestro". In pratica, una sottoscrizione volontaria a un abbonamento fatto di stupri e violenze corporali.

Il problema è che gli stessi novizi, una volta diventati "anziani", finiscono spesso per perseguire le medesime finalità nei confronti dei nuovi arrivati, alimentando un meccanismo che si perpetua in un susseguirsi senza fine di abusi e sopraffazioni.


Dott. Dario Procida

Quali tipi di attività, rituali o pratiche vengono solitamente documentate all'interno dei gruppi satanici attivi in Italia e come si inseriscono nel tessuto sociale?


Dott. Cristiano Chiti

Le pratiche e i riti celebrati nell’ambito delle cerimonie sataniche sono, per lo più, standardizzati e regolamentati da una bibliografia ormai consolidata e ampiamente conosciuta. Ciò che trasforma una setta da istituto libero e legale a gruppo violento e criminale dedito agli abusi è il metodo con cui tali cerimonie vengono officiate e l’oggetto dei sacrifici che vi si compiono.

Fra i riti più comuni celebrati nell’ambito delle diverse cerimonie sataniche troviamo il "patto con Satana", finalizzato a chiedere al demonio la concessione di beni e/o vantaggi materiali; il rito "dell’aria spessa", che prevede la commistione di elementi funerei ed elementi sessuali attraverso cui si intendono eliminare i condizionamenti sociali del passato; e il "Tierdrama" (tipico della "Chiesa di Satana"), con il quale l’adepto celebra la rinuncia alla propria natura spirituale, glorificando la propria identificazione con uno spirito animale.

Si tratta di riti che vengono celebrati nell’ambito di una "Messa nera" e di un "Sabba".

Nel libro spiego poi più nel dettaglio quali siano le scenografie, l’oggettistica e i copioni tipici di questi riti e di queste cerimonie, che abitualmente si svolgono di notte e di sabato, giorno associato al pianeta Saturno, considerato dall’astrologia il "pianeta oscuro".

Qualora la setta appartenga a quelle con connotazione illegale e criminale, è proprio nel contesto di questo tipo di cerimonie che avvengono, presumibilmente, i crimini più efferati ai danni di donne, minori o animali.


Dott. Dario Procida

Quali contromisure pratiche, legislative o educative suggerisce, Dottore, per arginare il fenomeno e tutelare le persone più vulnerabili?


Dott. Cristiano Chiti

Sempre parlando esclusivamente dei gruppi settari che svolgono attività illegali, i metodi di contrasto sono quelli classici: la spada e lo scudo, vale a dire repressione nei confronti degli ideatori e cultura e prevenzione a tutela delle vittime, o di coloro che potrebbero diventarlo.

Per quanto riguarda la repressione, il principale strumento è quello giudiziario. Gli articoli del Codice Penale utilizzabili per contrastare tali attività criminali sono numerosi. Vi sono, ad esempio, quelli che puniscono la violenza privata (art. 610 c.p.), l’esercizio abusivo delle professioni mediche e psicologiche (art. 348 c.p.), le truffe e le frodi (art. 640 c.p.), la violenza sessuale (art. 609 c.p.), i comportamenti violenti e le minacce (art. 581 c.p.), l’istigazione al suicidio (art. 580 c.p.), l’omicidio (art. 575 c.p.) e l’uccisione o il maltrattamento di animali (artt. 544-bis e 544-ter c.p.). A questi si aggiungono altri reati, meno gravi ma altrettanto turpi, come la profanazione di cimiteri (art. 408 c.p.) e i delitti contro il sentimento religioso e la pietà dei defunti (dagli artt. 402 al 413 c.p.).

Va detto che, al momento, nel nostro ordinamento permane un vulnus legislativo che sarebbe opportuno colmare quanto prima: quello determinatosi a seguito dell’abrogazione del reato di "plagio mentale" (ex art. 603 c.p., dichiarato incostituzionale e abrogato nel 1981). Benché questa fattispecie fosse probabilmente troppo vaga per una società nella quale ciascuno deve essere libero di pensare come ritiene e di professare la religione che preferisce, essa riguardava anche coloro che, approfittando della fragilità delle persone, le inducevano ad affiliarsi a comunità create per perseguire fini non esclusivamente spirituali.

Ritengo pertanto sia giunto il momento di valutare almeno l’introduzione di una specifica aggravante per i reati sopra richiamati che, nel pieno rispetto della Costituzione, consenta di inasprire le pene qualora vengano commessi all’interno di un contesto caratterizzato da coercizione mentale. Ciò tenendo conto, in particolare, del fatto che anche una fede o una "tendenza" apparentemente innocua può comunque manipolare le menti delle persone più fragili e sofferenti.

Probabilmente una simile aggravante potrebbe trovare applicazione anche in diverse situazioni che, negli ultimi trent’anni, si sono manifestate con una certa frequenza nel nostro Paese: dinamiche manipolative che possono condurre alla ben nota radicalizzazione di giovani e meno giovani.

Passando al tema della prevenzione e della protezione delle vittime, il discorso si fa inevitabilmente più complesso.

Al di là dell’impegno fondamentale delle famiglie, non sempre presente o sufficiente, e del sistema educativo nazionale, sul quale vale la medesima considerazione, entrambe istituzioni chiamate a cogliere i primi segnali di allarme rispetto a eventuali cambiamenti comportamentali di un minore o di un giovane adulto, non possiamo dimenticare il prezioso lavoro svolto dalle numerose associazioni di volontariato, religiose e laiche. Queste operano sia sul piano della prevenzione, attraverso conferenze e attività formative, sia su quello dell’intervento, mediante esfiltrazioni e percorsi di recupero delle persone coinvolte nelle sette.

In collaborazione con la Squadra Anti-Sette della Polizia di Stato, un organismo specializzato inserito nello SCO e impegnato nel contrasto alla filiera criminale presente nel mondo dei gruppi settari, tali associazioni hanno svolto e continuano a svolgere un lavoro di grande valore nel recupero di persone, giovani e meno giovani, che siano state raggirate da guru senza scrupoli o "arruolate" da sacerdoti di Satana.

In questa intervista ne citerò soltanto una, non perché le altre siano meno importanti, ma perché rappresenta una delle realtà più attive a livello nazionale: la Comunità di San Giovanni XXIII, fondata da Don Oreste Benzi. Si tratta di un’associazione che opera anche nel contrasto al traffico di esseri umani, fenomeno strettamente collegato alla tematica trattata, e che mette a disposizione un apposito numero verde (800228866), sempre attivo, attraverso il quale chiunque può segnalare e denunciare situazioni a rischio o già particolarmente gravi.

Il lavoro svolto da questa e dalle altre associazioni si traduce in percorsi molto lunghi e spesso accidentati, anche perché le realtà che vengono contrastate conoscono bene le strategie per difendersi. In fondo è risaputo: l’Italia è il Paese dove esistono mille regole che ti vietano di fare una cosa e, allo stesso tempo, altre mille indicazioni che ti spiegano come riuscire a farla comunque.

Nonostante tutto, però, questa attività di contrasto prosegue, pur nel silenzio dei media, conseguendo risultati che meritano di essere riconosciuti.


Dott. Dario Procida

In che misura il trattamento mediatico del satanismo in Italia ha contribuito, secondo l'analisi del libro, a creare allarme sociale o, al contrario, a sottovalutare rischi reali?


Dott. Cristiano Chiti

La consapevolezza della presenza del satanismo nella nostra società si è sempre mossa seguendo un andamento oscillatorio. Una consapevolezza ondivaga, nella quale uno o più gruppi di satanisti salivano agli onori della cronaca per qualche mese, per poi scomparire non appena l’attenzione dell’opinione pubblica veniva catturata da altri temi.

Questo è accaduto tanto in passato quanto nel presente. Poiché l’adorazione del Male è generalmente ritenuta intollerabile, la semplice presenza di gruppi satanisti, compresi quelli non pericolosi, ha sempre suscitato reazioni importanti e, talvolta, persino eccessive e allarmistiche. Reazioni che rischiavano però di trasformarsi in discredito o ridicolizzazione quando emergeva che la setta in questione non era poi così pericolosa, ma magari soltanto un gruppo di VIP alla ricerca di nuove esperienze teologiche o sessuali perfettamente lecite.

Si è così assistito a una serie di veri e propri fuochi di paglia mediatici che, nel giro di poco tempo, tendevano a spegnersi nel disinteresse generale. Un disinteresse che, tuttavia, finiva per favorire la nascita di situazioni ben più pericolose e molto più difficili da portare alla luce, come, ad esempio, quelle legate alle "Bestie di Satana".

Il risultato è stato un ciclico e ripetitivo susseguirsi di eventi.

Persino i noti fatti legati allo scandalo Epstein hanno seguito, e stanno tuttora seguendo, questo andamento altalenante. In quel caso, infatti, non si trattava di VIP alla ricerca di semplici passatempi erotici legali e consensuali, bensì di pratiche che andavano ben oltre il lecito. Un "oltre" di cui, forse, non conosceremo mai la reale portata. Eppure, anche in questa vicenda abbiamo assistito a improvvise fiammate mediatiche che, però, non hanno mai prodotto nulla di realmente sostanziale, per essere poi seguite dal nulla più assoluto.

Alla fine, i grandi circuiti dell’informazione si sono accontentati di far sapere che il personaggio meno rilevante del gruppo, l’ex Principe Andrea - l’uomo dai tanti peluche sul letto - fosse indagato per un reato, peraltro, nemmeno fra quelli più infamanti in quanto non relativo alle turpitudini di cui tutti parlavano, e che fosse stato privato delle proprie prerogative reali. Probabilmente, la fattispecie meno importante dell’intera vicenda Epstein.

Non voglio generalizzare, ovviamente, ma ho spesso l’impressione che i nostri media gestiscano l’informazione non tanto in funzione dell’importanza del tema, quanto piuttosto del suo potenziale impatto sulla contrapposizione politica. E poiché sulla lotta al "Male", sull’inspiegabile scomparsa di minori o sulle uccisioni rituali di animali difficilmente possono esistere contrapposizioni tra Destra e Sinistra, va da sé che questi argomenti finiscano, quando va bene, relegati nelle ultime pagine dei giornali.


Dott. Dario Procida

Qual è la chiave di lettura simbolica e metaforica del binomio "Il male e l'innocenza" scelto per descrivere l'impatto di questo fenomeno sulla società italiana?


Dott. Cristiano Chiti

Io credo che il "male", inteso come sentimento intrinseco nell’animo di alcune persone, esista e sia costantemente all’opera. Come ho scritto nel libro, talvolta agisce anche confondendo la vittima, nascondendosi dietro un sorriso, dietro belle parole o persino dietro belle azioni: il male sa camuffare molto bene le proprie propaggini. Ti illude, ti irretisce e riesce persino ad appannarti la mente, facendoti credere di rappresentare la migliore soluzione possibile al tuo momentaneo disagio. Si approfitta, quindi, della tua buona fede e della tua innocenza.

Un’innocenza che può essere anche quella di un bambino o di un animale domestico, due esseri viventi che ripongono una smisurata fiducia in chi vive loro accanto: il primo negli adulti, il secondo nel genere umano.

Una fiducia che, talvolta, viene tradita con cattiveria e violenza.

Qualcuno sostiene che il "male" sia soltanto l’assenza del "bene". Io, però, non credo che le cose stiano esattamente così. Ritengo che il male esista come entità a sé stante e che viva nutrendosi proprio dell’innocenza, dell’ingenuità e della bontà d’animo delle persone. Senza queste, non saprebbe cosa colpire né come scegliere le proprie vittime.

Purtroppo, ciò che accade ormai quotidianamente nella nostra società, e non solo in quella italiana, ci dimostra quanto l’eterna lotta fra il "bene" e il "male" appaia sempre più sbilanciata a favore di quest’ultimo. La fragilità umana, propria di tante persone oneste, è costantemente sotto attacco. Una minaccia continua e immotivata che, a mio avviso, può essere spiegata soltanto con un sentimento maligno che pervade sempre più gli aggressori, i violenti e i criminali.

Quando leggiamo di crimini efferati commessi per motivi assolutamente futili e spesso del tutto insensati, viene spontaneo pensare che sia il "male" ad aver preso possesso di quel criminale. Quando si vede uccidere per pochi euro, per uno sguardo di troppo o per sottrarre oggetti di valore irrisorio, è impossibile trovare una spiegazione logica a tutto questo. L’unica spiegazione possibile, per come la vedo io, è che, in quel momento, a guidare l’ancorché limitata mente dell’assassino sia qualcos’altro: qualcosa di oscuro che, improvvisamente, inizia a dirigere la mano del criminale.

Un criminale che, in quel momento, altro non è che un “utile idiota” inserito in un gioco più grande di lui. Un gioco di cui qualcuno ha scritto le regole e di cui tiene anche il banco. E si sa: il banco è l’unico che vince sempre.

Ringraziamo il dott. Cristiano Chiti

Dopo aver prestato servizio come Carabiniere per circa 15 mesi, ho frequentato i corsi regolari dell'Accademia Militare, ottenendo la nomina a Primo Tenente delle Truppe Alpini nel 1989. Dal 1990 al 2003 ho prestato servizio nel 7°, 8° e 5° Reggimento Alpini come Comandante di Plotone/Compagnia, Ufficiale Logistico, Capo S2/S3 e anche come Comandante del Battaglione Alpini "MORBEGNO" (2002/2003). Dal 1997 al 2003 ho partecipato a tre diverse missioni NATO in Bosnia ed Erzegovina (IFOR/SFOR), con la Divisione "Salamandre", come ufficiale di stato maggiore CIMIC, con unità nazionali come Capo della Cellula Informazioni S2 e come Comandante della Task Force "MORBEGNO". Dal 2004 al 2006 ho prestato servizio presso il Quartier Generale delle Truppe di Montagna come capo della sezione Addestramento G7 e, dopo aver frequentato il 9° ISSMI (Accademia Militare Internazionale di Guerra) nel 2007, mi sono trasferito alla Direzione Generale degli Affari Esteri (DGS) a Roma, dove ho ricoperto il ruolo di Capo della Sezione NATO all'interno della Divisione Politiche e Piani. Nel 2011 sono stato assegnato, in qualità di Comandante, al 2° Reggimento Alpini. Con questa gloriosa Unità e la sua Bandiera, ho guidato la Task Force Sud-Est nel Distretto di Bakwa (Afghanistan) nell'ambito dell'ISAF. In tale operazione, nonostante l'elevato numero di attacchi e imboscate subiti dalla mia Unità, ho effettuato con successo il passaggio della FOB Lavaredo all'Esercito Nazionale Afghano il 15 dicembre 2012. Dal 2013 ho lavorato per 4 anni presso il Quartier Generale del NRDC TUR come ACOS G5/J5. Nel settembre 2017 mi sono trasferito al NRDC ITA per lavorare come ACOS J5 per un anno e poi come Vice Comandante della Brigata di Supporto del NRDC. Inoltre, da ottobre 2018 a giugno 2019, ho anche guidato, in qualità di Comandante, la Task Force "Lombardia e T.A.A." nell'ambito dell'Operazione "Strade Sicure". Nel novembre 2020 sono passato alla categoria Ufficiali "in congedo" con il grado di Generale di Brigata. All'inizio del 2023, sono stato richiamato in servizio, per un breve periodo, presso il Centro di Selezione dell'Esercito di Foligno (Umbria). Ho conseguito una laurea (vecchio iter) e successivamente un master in "Scienze Strategiche" presso l'Università di Torino, un master in "Studi Strategico-Militari Internazionali" presso l'Università LUISS e altri tre presso l'Università di Cusano: "Antiterrorismo Internazionale", "Analista del Medio Oriente" e "Criminologia e Sicurezza". Quest'ultimo mi ha permesso di diventare criminologo dopo aver ottenuto la certificazione ANCRIM. Questa certificazione mi permette di insegnare alcuni aspetti della criminologia (relativi alla violenza contro gli animali) presso il Dipartimento di Veterinaria dell'Università di Milano. Mi occupo anche spesso di illustrare temi legati alla sicurezza e alla lotta contro il bullismo in ambito scolastico. Sono membro dell'Associazione Internazionale degli Analisti Criminali. Nel 2011, il Capo dello Stato mi ha nominato Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica.


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