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Gestione Grandi Eventi: Perché i "Corridoi di Sicurezza" non sono semplici spazi vuoti, ma arterie vitali (e come blindarli) (Danilo Bellardini)


Nello scenario della gestione della sicurezza per i grandi eventi e le manifestazioni pubbliche, c’è un errore di valutazione che un Safety Manager non può permettersi di compiere: considerare le vie di fuga e i corridoi di sicurezza come semplici "spazi vuoti" da disegnare su una planimetria.

In un evento ad alta densità di affollamento, quei corridoi rappresentano letteralmente la linea di demarcazione tra una gestione ordinata delle criticità e il caos. Non sono zone passive; sono infrastrutture dinamiche che richiedono pianificazione rigorosa, calcoli precisi e, soprattutto, un presidio umano impeccabile.

Scomponiamo questo asset cruciale dal punto di vista normativo, tecnico e operativo.

1. Il Quadro Normativo: Sicurezza (Safety) e Organizzazione (Security)

In Italia, la progettazione dei corridoi di sicurezza e delle vie di esodo risponde a un doppio binario normativo che integra la prevenzione incendi e la gestione dell'ordine pubblico:

●        Il D.M. 19 agosto 1996: Regola i locali di pubblico spettacolo e definisce i criteri strutturali per il calcolo delle larghezze delle vie di uscita in base alla capacità di deflusso (es. il concetto di "modulo" di passaggio, pari a 60 cm).

●        Le Linee Guida del Ministero dell'Interno (Direttiva Gabrielli 2017 e Circolare Piantedosi 2018): Hanno ridefinito l'approccio integrato tra Safety (dispositivi e misure a tutela dell'incolumità delle persone) e Security (servizi di ordine pubblico). Le linee guida impongono corridoi interni di separazione e percorsi d'accesso dedicati per i soccorritori, calcolati in base al massimo affollamento sostenibile.

Il principio cardine: I corridoi di sicurezza devono garantire una capacità di deflusso che eviti il collasso statico o dinamico della folla (crowd crushing) e devono rimanere liberi da ostacoli per l'intera durata dell'evento.

2. Misure Tecniche: Dimensionamento e Compartimentazione

Un corridoio di sicurezza efficace deve rispondere a requisiti strutturali rigidi:

●        Larghezza minima calcolata: Non si improvvisa. La larghezza totale delle vie di esodo deve essere proporzionata al numero di partecipanti (es. 50 persone per modulo da 60 cm nei sistemi standard, variabile in base alla tipologia di luogo chiuso o all'aperto).

●        Layout e Segnaletica: I corridoi devono essere chiaramente identificabili, illuminati da sistemi di emergenza autonomi e supportati da segnaletica ad alta visibilità (UNI EN ISO 7010).

●        Sistemi di separazione: L'uso di transenne (del tipo "antipanico" o barriere a pressione) deve essere strategico. Devono canalizzare il flusso senza creare colli di bottiglia o angoli morti dove la folla possa rimanere intrappolata.

3. Il Presidio Operativo: Chi controlla i corridoi e come?

Una planimetria perfetta non serve a nulla se il presidio sul campo fallisce. I corridoi di sicurezza devono essere presidiati attivamente.

Chi deve presidiare?

Il personale deputato al controllo si divide in figure chiare, ciascuna con compiti precisi stabiliti nel Piano di Sicurezza e Emergenza (PSE):

1. Steward (Personale di Controllo iscritto all'albo): Professionisti formati (D.M. 8 agosto 2007 e s.m.i.) posizionati nei punti nevralgics.

2. Addetti Antincendio / Gestione Emergenze: Personale con formazione a rischio elevato (ex D.M. 2 settembre 2021) pronto a intervenire in caso di principio di incendio o necessità di evacuazione medica.

3. Safety Supervisor / Coordinatore di Area: Il collante operativo che relaziona direttamente con il Safety Manager in sala regia (COC/GOS).

Come devono essere presidiati?

Il presidio non è statico. Gli steward e gli addetti devono operare secondo procedure dinamiche ben definite:

Fase dell'Evento

Focus del Presidio nei Corridoi

Fase di Afflusso

Monitoraggio dei flussi per evitare inversioni di marcia; controllo che i corridoi rimangano sgomberi da zaini, attrezzature o venditori abusivi.

Fase di Evento (Live)

Contrasto al fenomeno dello "stazionamento". Le persone tendono a fermarsi nei corridoi per vedere meglio lo spettacolo; gli addetti devono mantenere il corridoio dinamicamente vuoto, invitando i partecipanti a raggiungere i propri settori.

Fase di Deflusso

Apertura totale dei varchi di sicurezza e facilitazione del flusso verso l'esterno, prevenendo spinte o rallentamenti in prossimità delle uscite.

 

Il fattore umano: Comunicazione e Leadership

Mantenere libero un corridoio di sicurezza richiede fermezza, ma anche eccellenti doti di comunicazione (soft skills). Il personale di presidio deve essere addestrato a gestire l'ansia della folla, a dare indicazioni chiare e assertive e a non farsi superare fisicamente.

La tecnologia (telecamere count-people, droni, radio multifrequenza) supporta l'architettura della sicurezza, ma l'occhio del personale di terra resta l'avamposto più importante per anticipare il rischio.

Bellardini Danilo.                                                                                       Security & Safety Manager


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