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- OLTRE IL PEACEKEEPING: La sfida della preparazione al conflitto per l'Italia nell’era post-ucraina (di Arcangelo Marucci)
Indice: 1. Introduzione: un quesito che esige risposte concrete 2. Il quadro delle capacità: cifre e paragoni 3. Geografia, alleanze e contesto strategico 4. Gli insegnamenti del teatro bellico ucraino 5. Il pericolo di affievolimento delle competenze militari 6. Invasione di compiti e l’utilizzo domestico delle Forze Armate italiane 7. Rivedere gli obiettivi primari: verso un assetto duraturo 8. Conclusioni 1. Introduzione: un quesito che esige risposte concrete Il conflitto russo-ucraino ha determinato per l’Occidente una riflessione doverosa sulla propria struttura di difesa. Per l’Italia, questo esame assume contorni alquanto intricati: il nostro modello di Forze Armate, maturato negli ultimi trent’anni verso una dimensione prevalentemente focalizzata sulle missioni internazionali e sul sostegno alla sicurezza interna, è ancor oggi tarato per fronteggiare minacce convenzionali di elevata intensità? La tematica non ammette spiegazioni basilari. Valutare la prontezza del nostro sistema difensivo necessita l’analisi di parecchie variabili interdipendenti: dalla consistenza degli organici alla modernità dei sistemi d’arma, dall’esperienza operativa dei contingenti alla tenuta economica della spesa militare, fino alla dimensione più immateriale ma cruciale della motivazione e della visione strategica nazionale. LEGGI L'ARTICOLO QUI Articolo a cura del: Generale di Brigata (Ris.) dell'Esercito Italiano Arcangelo Marucci Il Generale di Brigata (Ris.) dell'Esercito Italiano Arcangelo Marucci, proveniente dai corsi regolari dell'Accademia Militare, ha conseguito la laurea in Scienze Strategiche e Internazionali Diplomatiche col massimo dei voti. La sua solida preparazione è stata ulteriormente arricchita da numerosi Master e corsi di specializzazione. Nel corso di una lunga e prestigiosa carriera, ha maturato una profonda esperienza internazionale, partecipando a numerose missioni fuori area. Ha ricoperto ruoli di Comando e di Staff a vari livelli, acquisendo una notevole competenza sia in ambito politico-militare che operativo. Particolarmente esperto nei settori della formazione, del reclutamento e della gestione delle forze di completamento, ha condiviso le sue conoscenze attraverso numerose pubblicazioni su altrettante riviste specializzate e due libri di geopolitica.
- Baby Gang: Analisi Criminologica del fenomeno con un Focus su Milano (di: Carlo Di Sansebastiano)
Il fenomeno delle baby gang in Italia ha assunto negli ultimi anni una rilevanza crescente, destando allarme sociale e sollevando interrogativi complessi sulla devianza giovanile e sui meccanismi che portano gruppi di adolescenti ad assumere comportamenti criminali... LEGGI QUI L'INTERO ARTICOLO Articolo a cura di: dott. Carlo Di Sansebastiano Criminologo e Referente SQUAD
- Intervista a Massimo ZEN, un Uomo dietro la divisa da Guardia Giurata (di Procida Dario)
Il 30 settembre alle ore 18:00 è uscito dal carcere di Verona l’ormai ex guardia giurata Massimo Zen, ormai noto ai fatti di cronaca, in cui nella notte del 22 Aprile 2017 tentò di bloccare la fuga di alcuni malviventi artefici di un furto su due ATM, mise l’auto di traverso per cercare di bloccarli, per impedire il passaggio, per rallentarli e permettere ai Carabinieri di raggiungerli inoltre per evitare il tentativo di essere investito dai malviventi. Un colpo accidentalmente sparato verso l’auto, nel tentativo di fermarli, ha colpito il conducente, per Manuel Major, volto noto alle forze dell'ordine, non ci fu nulla da fare. Conosciamo meglio Massimo Zen un uomo dietro la divisa da Guardia Giurata. Clicca qui per leggere l'intervista Ringraziamo Massimo Zen per la sua disponibilità per l’intervista. La SQUAD ritiene che l’esperienza vissuta da Massimo Zen possa essere d’insegnamento per tutte quelle Guardie Giurate che quotidianamente vivono questo lavoro di notte e di giorno, e con tutte le diverse difficoltà che possono incontrare. Per questo abbiamo creato un canale d'ascolto per le GPG con Massimo Zen qualora volessero un confronto personale . IL CANALE D'ASCOLTO CON MASSIMO ZEN
- Drammatico incidente, Matteo Branchinelli muore a 52 anni
Il tenente colonnello dei carabinieri, nato in Umbria, viveva a Frosinone Drammatico incidente lungo la Salaria, nel Lazio, all'altezza di San Giovanni Reatino, frazione di Rieti, nella mattinata di lunedì 27 ottobre. Una delle due vittime è il tenente colonnello dei carabinieri Matteo Branchinelli, 52 anni e originario di Terni. Nell'incidente è morto anche un agricoltore 36enne di Cittaducale. Chi era Matteo Branchinelli Branchinelli vive a Frosinone, città d'origine della moglie, e da poco aveva assunto un nuovo incarico al comando generale dei carabinieri a Roma. Conosciuto e stimato, dal 2016 al 2020 aveva ricoperto l’incarico di comandante della Compagnia dei Carabinieri di Frosinone. Nel 2020 era entrato in servizio al Ros (il raggruppamento operativo speciale) e nel settembre 2021 era stato trasferito a Rieti dove aveva assunto il ruolo di capo del reparto operativo dei carabinieri. -- Drammatico incidente, il carabiniere umbro Matteo Branchinelli muore a 52 anni https://www.perugiatoday.it/cronaca/umbria-terni-morto-incidente-matteo-branchinelli-carabinieri.html © PerugiaToday
- Tentata rapina a due furgoni portavalori sull’A14: armi, chiodi e paura in autostrada
Assalto da film tra Loreto e Civitanova Marche: banditi armati di esplosivo bloccano il traffico sull’A14, ma il colpo fallisce. In fuga a mani vuote Lunedì pomeriggio di paura sull’autostrada A14 Bologna-Taranto. Poco prima delle 18.30, due furgoni portavalori sono stati presi di mira da un commando armato tra i caselli di Loreto-Porto Recanati (Ancona) e Civitanova Marche (Macerata) . I rapinatori, con armi semiautomatiche e muniti di esplosivo , hanno tentato di bloccare i mezzi spargendo chiodi a tre punte sull’asfalto e piazzando un’autocisterna di traverso per interrompere la circolazione. Il piano è fallito: i malviventi sono fuggiti a mani vuote , mentre le guardie giurate a bordo dei portavalori sono rimaste illese. L’assalto ha provocato il blocco totale del traffico e la chiusura del tratto autostradale in entrambe le direzioni. La polizia stradale e la Questura di Macerata hanno avviato immediatamente il piano anti-rapina. L’assalto sull’A14 Secondo la ricostruzione, il commando ha agito in modo coordinato intorno alle 18.30 nel tratto compreso tra Loreto e Civitanova Marche, all’altezza del chilometro 248,5 in direzione sud. I banditi avrebbero sparato alcuni colpi per intimidire gli agenti di sicurezza e creare panico tra gli automobilisti, ed è stata udita anche un'esplosione . Sull’asfalto sono stati rinvenuti chiodi a tre punte, segno che il gruppo aveva pianificato l’assalto con cura. Una cisterna piazzata di traverso avrebbe dovuto bloccare la carreggiata e costringere i furgoni a fermarsi, ma la prontezza delle guardie giurate e l’arrivo delle pattuglie hanno fatto saltare il piano .Dopo i momenti di concitazione, il gruppo è riuscito a fuggire a bordo di un’auto di grossa cilindrata, facendo perdere le proprie tracce lungo la viabilità secondaria. Il piano anti-rapina e le indagini La Questura di Macerata ha subito attivato il piano anti-rapina . Sono stati istituiti posti di blocco in diversi punti della provincia, mentre gli uomini della polizia scientifica hanno effettuato i rilievi sul luogo dell’assalto . Gli investigatori stanno analizzando le immagini delle telecamere lungo il tratto autostradale per identificare i mezzi usati dai banditi. Non si esclude che il gruppo possa avere precedenti legati ad altri colpi simili avvenuti nel Centro Italia. fonte: Marche, rapina a due furgoni portavalori: chiuso tratto della A14
- Rinviato a giudizio un investigatore privato di Airasca: ha inviato finti dossier su un magistrato di Torino alle forze dell’ordine
Giovanni Carella è accusato di rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio e calunnia Oggi, 21 ottobre, l’investigatore privato di Airasca Giovanni Carella è stato rinviato a giudizio per rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio e calunnia. Il processo nei suoi confronti, con rito ordinario, inizierà a gennaio 2026. Lo difendono gli avvocati Mauro Anetrini e Mariangela Melliti. Parteciperanno, come parti civili, il ministero della Giustizia, il magistrato di Torino Gianfranco Colace, l’ex procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo e il colonnello dei Carabinieri Luigi Isacchini. I dossier illegali inviati alle forze dell’ordine Secondo l’accusa, tra il 2022 e il 2023, Carella avrebbe inviato quattro email a varie autorità giudiziarie e alle forze dell’ordine di diverse città, con una serie di presunti finti dossier. Contenevano anche informative e verbali coperti da segreto investigativo. Riguardavano soprattutto Colace, che l’imputato voleva screditare dopo aver saputo di essere finito al centro di alcuni accertamenti portati avanti dal magistrato su altri dossieraggi illegali commessi dall’investigatore. Perché il processo si svolge a Milano Oggi, è stato il giudice per le indagini preliminari di Milano Cristian Mariani a stabilire il rinvio a giudizio di Carella. Il processo si svolge in Lombardia perché è questa la sede competente sui reati di cui sono vittime i magistrati di Torino. fonte: https://www.torinotoday.it/cronaca/dossier-falsi-giovanni-carella-investigatore-rinviato-giudizio-calunnia-colace.html © TorinoToday
- Operazione congiunta di polizia e carabinieri in Borgo Venezia: un arresto per spaccio di cocaina
Nel blitz sono state controllate centinaia di persone e decine di veicoli Nella tarda serata di venerdì 24 ottobre, la polizia di Stato e l’Arma dei carabinieri, con il supporto della polizia locale, hanno dato vita a un’operazione congiunta ad “Alto Impatto” nel quartiere di Borgo Venezia, a Verona. L’intervento, disposto nell’ambito del piano di controllo del territorio definito in sede di Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica, aveva l’obiettivo di incrementare la sicurezza nelle aree considerate più esposte a fenomeni di illegalità. Nel corso delle verifiche, che hanno coinvolto le volanti della questura, il Reparto prevenzione crimine “Veneto” e i carabinieri, sono state identificate 184 persone e verificati 27 veicoli. Durante un controllo effettuato intorno alle ore 4 di notte in corso Venezia, gli agenti del Reparto prevenzione crimine hanno arrestato un cittadino ghanese di 42 anni, già noto alle forze dell’ordine per precedenti legati a «reati in materia di sostanze stupefacenti e contro il patrimonio». Secondo quanto riferito dalla questura, l’uomo al momento del controllo avrebbe fornito false generalità e dichiarato di non essere in possesso della patente di guida. Dalla perquisizione del veicolo sarebbe poi emerso che il quarantaduenne nascondeva 22,65 grammi di cocaina e banconote di vario taglio e nazionalità. Accompagnato in questura, è stato arrestato per «detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio» e per «falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità». Gli è stata inoltre contestata la violazione dell’articolo 116 del codice della strada per guida senza patente, con il conseguente fermo amministrativo del mezzo. Nella mattinata di oggi, sabato 25 ottobre, al termine del rito direttissimo, il giudice ha convalidato l’arresto, disponendo nei confronti dell’uomo la misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana al comando dei carabinieri di Sant’Anna d’Alfaedo. Le forze dell’ordine hanno annunciato che operazioni di questo tipo proseguiranno anche nelle prossime settimane in diversi quartieri cittadini, con l’obiettivo di rafforzare il controllo del territorio e garantire una maggiore percezione di sicurezza tra i cittadini. Dalla questura ricordano infine che la responsabilità penale dell’arrestato sarà accertata solo all’esito del giudizio con sentenza definitiva. fonte: Operazione congiunta di polizia e carabinieri in Borgo Venezia: un arresto per spaccio di cocaina
- Tensioni in Europa: la Croazia reintroduce il servizio militare
Il ministero della Difesa croato ha dichiarato che l'obiettivo è quello di insegnare ai giovani le competenze e le conoscenze di base "necessarie in situazioni di crisi, in modo che possano contribuire alla sicurezza nazionale" Il parlamento croato ha votato venerdì la reintroduzione del servizio militare obbligatorio, in un contesto di crescenti tensioni in Europa dopo l'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte della Russia. I legislatori hanno approvato le modifiche legali con un voto 84-11 e 30 astensioni in un parlamento di 151 membri. Il servizio militare durerà due mesi e fornirà "una formazione militare di base", ha dichiarato l'emittente pubblica HRT. Questa decisione segna il ritorno alla coscrizione, sospesa nel 2008 quando il Paese è passato a un sistema di volontariato. leggi su: Tensioni in Europa: la Croazia reintroduce il servizio militare | Euronews
- Il Femminicidio: Un Approccio Criminologico Focalizzato sul Genere (di Mercuri Luca)
Il femminicidio è l'uccisione di una donna in quanto donna, spesso radicata in dinamiche di violenza di genere e in un sistema di disuguaglianze e di relazioni di potere ineguali tra i sessi. Non è un omicidio comune, ma un fenomeno sociale e culturale specifico. Definizione e Radici Strutturali: La criminologia definisce il femminicidio come un crimine prodotto dalle disuguaglianze di genere , caratterizzato spesso da una componente di misoginia , di possesso e dalla volontà di affermare la superiorità maschile o i presunti "diritti" che ne derivano. La violenza di genere, di cui il femminicidio è la manifestazione più estrema, è considerata un fenomeno multifattoriale che affonda le sue radici in condizioni gerarchiche e discriminazioni sistemiche che pongono la donna in una posizione di subordinazione sociale. Contesto e Modalità: Nella maggior parte dei casi, il femminicidio è un "intimate femicide" (femminicidio intimo), perpetrato dal partner o ex partner della vittima (circa il 70% dei casi ). Le motivazioni prevalenti sono di natura sentimentale-relazionale o economico-strumentale , spesso legate alla reazione violenta dell'uomo a un tentativo della donna di rinegoziare i termini della relazione o di separarsi, percepita come una minaccia alla sua supremazia. La Violenza Agita dalle Donne sugli Uomini: Prospettive Criminologiche Se da un lato il femminicidio evidenzia la violenza come esito di una disparità di potere basata sul genere, l'approccio criminologico più ampio deve considerare anche le forme di violenza in cui gli uomini sono vittime e le donne sono autrici . Violenza Domestica Bidirezionale: Nel contesto della violenza nelle relazioni d'intimità ( Intimate Partner Violence - IPV), la letteratura criminologica riconosce l'esistenza di una violenza bidirezionale . Questo significa che, sebbene le donne siano le vittime prevalenti e subiscano le conseguenze fisiche e psicologiche più gravi, entrambi i membri di una coppia possono essere autori e/o vittime di violenza . Natura e "Numero Oscuro": La violenza subita dagli uomini da parte delle partner o ex partner è un fenomeno che soffre del cosiddetto "numero oscuro" : è difficile da analizzare a causa della tendenza degli autori a contenerla entro le mura domestiche e per il silenzio delle vittime maschili , spesso legato a stereotipi di genere che rendono difficile denunciare di aver subito violenza da una donna. Questa violenza può manifestarsi in forme fisiche, psicologiche, economiche e sessuali . ⚖️ Conclusione: La Violenza è Violenza Il principio fondamentale che deve guidare l'analisi criminologica e la risposta sociale è che la violenza è un atto inaccettabile che non conosce colore o genere . Si dovrebbe partire dagli strumenti di prevenzione che sono alla base di una società civile. Dal togliere ogni forma di diseguaglianza di genere e stereotipi oramai da troppo tempo presenti e perpetrati. Alcuni esempi sui quali si potrebbe già agire per un graduale cambiamento: avete mai osservato un negozio di giocattoli? Già sugli involucri delle scatole dei giochi assistiamo a delle forme discriminatorie, per cui sulle piccole cucine abbiamo spesso il volto di bambine; invece, sui super eroi abbiamo associazione prettamente maschile… altra considerazione viene dalle scuole materne/ elementari dove il grembiule o il fiocco su di esso è associato ad una suddivisione di genere (blu maschi e rosa femmine). Anche in quest’ultimo caso sarebbe più bello far scegliere liberamente il colore ai bambini/e in totale libertà secondo i loro gusti difronte alla moltitudine di colori. Sono piccoli passi lo so, ma una società civile si costruisce alla base. Altri aspetti rilevanti sono in ambito educativo genitoriale. Anche qui c’è molto su cui lavorare. È cruciale adottare un approccio globale e multisettoriale . Questo approccio deve: Garantire Tutela Universale: Assicurare che tutte le vittime di violenza domestica , indipendentemente dal loro genere, ricevano sostegno, protezione e che l'autore di reato sia perseguito e seguito, cercando di capire da dove derivi la spirale di violenza e sostenerlo a livello psicologico/comportamentale; Contrastare la Cultura della Violenza: Agire sui fattori culturali e sociali che rendono la violenza accettabile in qualsiasi forma, che sia basata sul dominio maschile (violenza di genere) o su dinamiche abusive all'interno della coppia (violenza bidirezionale o femminile su uomo). L'obiettivo ultimo è disarticolare le dinamiche di potere, controllo e sopraffazione che sono alla base di ogni forma di abuso, riconoscendo che il dolore e il danno inferti da un atto violento non hanno genere . Infatti tutti i comportamenti violenti passano attraverso delle dinamiche di controllo, paura dell’abbandono e attaccamento. Soltanto operando secondo approcci multifattoriali che inizino a lavorare sul contesto sociale, culturale ed educativo si può attivare una fattiva e reale prevenzione. Perché non si può parlare di violenza quando essa si manifesta e rispondere in maniera emergenziale. Fonte: dott. Luca Mercuri Criminologo Forense Referente SQUAD
- Da Ostia a Vigevano la sicurezza urbana: tra emergenze quotidiane e prevenzione possibile
Negli ultimi giorni, le cronache ci restituiscono un quadro preoccupante della sicurezza urbana: un ragazzo accoltellato a Ostia per una lite banale, un altro ferito gravemente in un parcheggio universitario, e infine il drammatico episodio avvenuto all’ospedale di Vigevano, dove un uomo in stato di agitazione ha seminato il panico tra pazienti e personale sanitario. Tre episodi differenti per contesto e dinamica, ma accomunati da un denominatore comune: l’escalation della violenza improvvisa in spazi pubblici, dove la percezione di sicurezza si dissolve in pochi secondi. La sicurezza urbana vista con gli occhi della Security Quando si parla di sicurezza urbana, spesso si pensa soltanto al presidio delle forze dell’ordine. In realtà, dal punto di vista della Security, il tema è più ampio e complesso: riguarda la gestione del rischio comportamentale e ambientale nei luoghi di aggregazione. Le città moderne, infatti, si confrontano con nuove vulnerabilità: aree di transito prive di controllo costante, come parcheggi, stazioni e fermate dei mezzi pubblici; contesti giovanili dove la socialità è sempre più mediata dai social network, spesso generando tensioni e sfide virtuali che si trasformano in scontri reali; strutture sanitarie e scolastiche che, pur non essendo obiettivi “sensibili” in senso tradizionale, sono oggi esposte a episodi di violenza estemporanea. Dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione integrata Come professionista della Safety & Security, ritengo che la risposta non possa essere soltanto reattiva. Serve un approccio di prevenzione integrata, basato su tre pilastri: formazione, tecnologia e coordinamento. 1. Formazione comportamentale Educare il personale di servizio (addetti alla vigilanza, operatori sanitari, educatori, personale universitario) a riconoscere i segnali precoci di aggressività o alterazione comportamentale. Promuovere nei giovani una cultura della gestione del conflitto, attraverso progetti scolastici e universitari di educazione civica e sicurezza partecipata. 2. Tecnologia intelligente Rafforzare i sistemi di videosorveglianza integrata, con analisi predittiva dei comportamenti anomali (AI Behavioural Analysis). Implementare sistemi di allerta immediata per le forze dell’ordine e per il personale di sicurezza nei luoghi pubblici e sanitari. 3. Coordinamento operativo Favorire la cooperazione tra enti locali, scuole, università, forze dell’ordine e security privata, per un piano urbano condiviso di prevenzione e risposta rapida. Creare reti territoriali di “osservatori del rischio urbano”, capaci di monitorare le situazioni a potenziale degenerazione. Conclusioni Ogni atto di violenza urbana non è soltanto un episodio isolato, ma un segnale di vulnerabilità collettiva. Oggi più che mai, la sicurezza non può essere delegata solo alle istituzioni: è un valore condiviso, che richiede consapevolezza, preparazione e partecipazione di tutti. Come professionisti della Safety & Security abbiamo il dovere di trasformare la paura in prevenzione, e la cronaca in occasione di riflessione e miglioramento continuo del nostro sistema di protezione urbana. Danilo Bellardini Safety & Security Manager
- Il potere della comunicazione nella negoziazione operativa (di Lopez Barbara)
Leggi l'articolo in modo più stimolante in versione book La negoziazione è una forma di comunicazione che richiede competenze strategiche ben precise, utili nella gestione di un conflitto o nella gestione delle relazioni personali. Spesso le persone improvvisano, convinti che istinto, talento ed esperienza possano bastare, ma non è così. Per negoziare in modo efficace c’è bisogno di un metodo che può essere appreso ma non improvvisato. Il più delle volte le parti hanno interessi non coincidenti e solo attraverso la cooperazione si può raggiungere un accordo e creare una relazione di interdipendenza. Vi è la necessità di imparare a dialogare individuando interessi contrapposti in modo da poter effettuare uno scambio di risorse e generare un risultato vantaggioso per entrambe le parti e per definire lo spazio negoziale è necessario individuare il punto di resistenza di ognuno, ovvero lo spazio minimo di utilità che le parti vogliono ricavare dall’accordo; sotto il punto di resistenza l’accordo non è conveniente, sopra il punto di resistenza sono possibili più soluzioni con diversi gradi di utilità. È importante acquisire tutte le informazioni disponibili rispetto alla controparte negoziale e cercare delle alternative; infatti, proprio l’assenza di valide alternative indebolisce il potere negoziale. Sotto un profilo strettamente operativo la negoziazione è finalizzata a salvare vite umane, pertanto è di fondamentale importanza concentrarsi sugli interessi reali e non sulle posizioni, poiché il problema principale riguarda i bisogni di ciascuna delle parti e non le posizioni contrapposte. Il termine OPERATIVO individua una situazione di crisi nella quale esistono variabili ad alto rischio che di volta in volta devono essere individuate per contrastare uno stato d’animo altamente emotivo e capire se c’è uno spazio di trattativa nel quale il negoziatore addestrato può inserirsi. Tutto il negoziato si basa sulla comunicazione fra due parti che hanno la volontà di raggiungere un risultato comune; il problema sorge quando il negoziatore è più proiettato a sostenere lo scontro con il suo interlocutore, cercando una vittoria immediata che non produrrà effetti duraturi. Questo perché il “tempo” è una componente essenziale, se si ha il bisogno di risolvere il problema in tempi brevi si ridurrà l’autorità negoziale; sappiamo bene che una corretta gestione del tempo implica un dialogo costruttivo ed ordinato e il tempo costituisce una variabile strategica nella gestione di una trattativa e la capacità di pianificare con cura le modalità con cui gestire i rapporti può costituire la premessa per il successo nella contrattazione. Tutto questo finisce per giocare un ruolo fondamentale nella capacità di persuasione del negoziatore, poiché è bene sottolineare che se in una trattativa comune il margine d’errore può comprendere spazi di tolleranza, nel negoziato operativo il margine d’errore deve essere nullo o minimo perché sono in gioco le vite degli ostaggi, ma per quanto il coinvolgimento emotivo giochi un ruolo rilevante sull’andamento del negoziato, trattare per qualcosa che non ci coinvolge direttamente ci consente una maggiore capacità di azione. Sono diverse le figure che solitamente intervengono per portare avanti le trattative: un negoziatore principale, uno secondario, un team leader e un coordinatore, ma il compito più arduo spetta al negoziatore principale. Per lui si tratta di dare inizio ad una delicata partita fatta di mosse e contromosse, giocata quasi sempre sul filo delle proprie abilità comunicative, in modo da poter bilanciare negazioni e concessioni. Di fatto, il negoziatore è un comunicatore, senza la comunicazione non può esserci negoziazione e l’uso di uno stile comunicativo differenziato servirà ad incoraggiare la collaborazione dell’interlocutore e a rimanere aperto nella conversazione, questo perché anche se comunicare ci sembra la cosa più naturale al mondo, ha le sue regole. Quando si interagisce qualsiasi comportamento diventa comunicazione in quanto portatore di un messaggio, compresi i silenzi. Comunicare non è il semplice invio di un messaggio, ma comprende l’elaborazione di esso e la tattica di base è l’ascolto, in virtù del fatto che prima di cercare di risolvere un problema bisogna capire qual è il problema e il modo migliore per farlo è ascoltare; ascoltando si raccolgono numerose informazioni al fine di identificare ed eliminare la minaccia rappresentata dal soggetto, perché di fatto conoscere le tecniche comunicative serve per evitare di esserne vittima. Attraverso l’ascolto si crea un dialogo che serve a creare empatia e questo consentirà di iniziare una trattativa il più possibile efficace per identificare il problema, trovare una soluzione, misurare il rischio e sviluppare strategie per gestirlo, attraverso un processo decisionale cognitivo ed emozionale che sia in grado di determinare la selezione di una linea d’azione tra diverse alternative e produrre una scelta finale. L’80% del successo di una negoziazione dipende dalla sua pianificazione sapendo già che alla fine non deve esserci un unico vincitore perché tutte le parti in causa devono lasciare il tavolo delle trattative con la convinzione di aver conseguito un risultato positivo e perché ciò accada servono molteplici strategie per permettere al negoziatore una certa flessibilità sulla negoziazione, ma prendere decisioni richiede una valutazione complessiva e spesso decidere significa ragionare in condizioni di incertezza, per questa ragione il negoziatore deve essere una persona diversa da chi ha il potere decisionale per consentire un raggio d’azione più ampio e ridurre la distanza tra le parti creando una connessione. È ormai consolidato che la relazione tra le parti in gioco nel corso di una negoziazione segue regole non casuali ma evidenzia sempre una sequenza costruita dall’interazione dei soggetti che negoziano e dalle rispettive influenze, pertanto il negoziatore addestrato può incidere pesantemente su tali dinamiche e quindi sull’esito dell’evento e capire come comunicare e soprattutto quanto comunicare può fare la differenza, perché l’eccesso di comunicazione spesso deriva dal non avere ben chiaro cosa comunicare o di non conoscere la finalità dell’informazione che si sta trasmettendo. Tuttavia, la precarietà degli equilibri, l’insieme delle variabili e il dinamismo nello scambio delle informazioni esige che al tavolo del negoziato non siano coinvolti esclusivamente l’intuito e l’esperienza, ma occorre preparazione e studio della strategia da attuare, proprio perché nelle situazioni di crisi una delle variabili più delicate è rappresentata dagli ostaggi e sul piano delle trattative un ostaggio non sarà mai uguale ad un altro. Pur sapendo che la negoziazione presuppone un percorso di formazione specifico, indispensabile per capire la portata dello strumento e la sua capacità adattiva ai diversi contesti, rimane un processo complicato e incerto e riuscire ad identificare eventuali aperture spostando il focus attentivo è una buona strada di apertura al dialogo. In realtà nessuna delle parti si fida dell’altra, ma entrambe devono credere nella mediazione che stanno realizzando e solo attraverso un flusso costante di informazioni è possibile ottenere una corretta percezione e questo può essere raggiunto solo con un processo aperto di comunicazione per non generare una percezione distorta di ciò che realmente può accadere che rischierebbe di far regredire il quadro d’insieme. Un evento segnato da una presa di ostaggi è una delle circostanze di crisi più contorte che un negoziatore possa affrontare perché è molto difficile prevedere lo sviluppo futuro e le strategie di negoziazione devono attingere a molte discipline per spiegare la complessità del processo, soprattutto in considerazione del fatto che valutare l’efficacia di una negoziazione è sempre difficile perché in fondo si negozia per vincere e per farlo serve identificare un chiaro obiettivo d’ingresso e un perfetto punto d’uscita. dott.ssa Lopez Barbara Criminologa e Analista Intelligence Referente SQUAD
- Il connubio tra control room, applicativi informatici e sistemi di spegnimento incendio nelle infrastrutture critiche e negli ospedali (di Bellardini Danilo)
Il connubio tra control room, applicativi informatici e sistemi di spegnimento incendio nelle infrastrutture critiche e negli ospedali Negli ultimi anni l’evoluzione tecnologica ha trasformato profondamente il modo in cui progettiamo, gestiamo e difendiamo le infrastrutture critiche: dalle centrali energetiche ai data center, fino agli ospedali. L’integrazione tra control room (sale di controllo), sistemi di supervisione SCADA/BMS e le soluzioni di spegnimento incendio gestite da applicativi informatici offre opportunità importanti di prevenzione e risposta rapida, ma introduce anche nuovi rischi — tecnici, umani e cyber — che richiedono un approccio multidisciplinare, rigoroso e proattivo. Perché integrare control room e sistemi di spegnimento? La centralizzazione delle informazioni in una control room permette di correlare eventi provenienti da rilevatori incendio, sistemi HVAC, sensori di fumo/termici, metri di flusso gas e telecamere termiche, e di attivare in modo mirato agenti estinguenti (schiume, gas inerti o sistemi ad acqua a zone). Questa integrazione riduce i tempi di identificazione e intervento, minimizza danni collaterali (es. spegnimento localizzato in una sala server) e migliora la governance degli scenari di emergenza. Studi recenti e linee guida tecniche indicano l’efficacia di soluzioni che combinano detection avanzata (es. VESDA, imaging termico) con soppressione selettiva e logiche decisionali automatizzate. I rischi rilevanti — esempi concreti e lezioni apprese Gli ospedali sono ambienti particolarmente critici: la presenza di alimentazione elettrica continua, apparecchiature medicali, bombole/linee di ossigeno e pazienti non evacuabili rapidamente rende le conseguenze di un incendio potenzialmente catastrofiche. La letteratura e le cronache mostrano che le cause ricorrenti includono guasti elettrici e problemi legati all’ossigeno medicale; le analisi raccomandano gestione della strumentazione, layout dei reparti e sistemi di spegnimento adeguati. Un caso emblematico che ha richiamato l’attenzione internazionale è l’incendio del reparto COVID-19 dell’ospedale di Piatra Neamț (Romania, 14 novembre 2020), dove un rapido sviluppo dell’incendio in reparto con pazienti ventilati ha causato vittime e ha evidenziato carenze gestionali e infrastrutturali; la vicenda ha sottolineato quanto siano cruciali manutenzione, procedure e monitoraggio continuo per le strutture sanitarie. Anche le infrastrutture energetiche e i centri dati mostrano che l’evoluzione tecnologica porta nuove fragilità: incendi legati a sistemi di accumulo energetico (BESS) o a UPS non correttamente gestiti possono propagarsi rapidamente e impattare reti critiche e capacità operative. Rapporti del settore sottolineano l’importanza di sistemi di rilevazione avanzata e di agenti soppressori che minimizzino danni a infrastrutture IT sensibili. Infine, in scenari di conflitto o attacco mirato, la compromissione di sale di controllo o centri di crisi può degradare la capacità di comando e controllo. Notizie recenti su danni a centri di crisi esterni di impianti nucleari e altre infrastrutture mostrano la necessità di resilienza fisica e digitale alle control room stesse. I principali punti di attenzione tecnico-operativi 1. Ridondanza e separazione dei percorsi di attivazione: le logiche di attivazione automatica della soppressione devono avere percorsi ridondanti — sia per i segnali sia per l’alimentazione — e modalità manuali di intervento locale e remoto. 2. Fail-safe e prevenzione degli attivatori accidentali: l’uso di logiche a più livelli (es. conferma da sensori multipli, validazione operatori in control room) riduce attivazioni ingiustificate che possono provocare danni (es. gas inerti in presenza di persone). 3. Manutenzione e testing certificato: i sistemi di rilevazione e di spegnimento devono essere oggetto di test periodici, reportabili e tracciati in CMMS; in ospedale, i test devono prevedere protocolli che tutelino i pazienti. 4. Cybersecurity: applicativi che comandano sistemi di spegnimento e BMS rappresentano un vettore d’attacco potenziale — hardening, segmentazione di rete OT/IT, autenticazione forte, logging immutabile e monitoraggio in real time sono obbligatori. 5. Simulazione e addestramento congiunto: esercitazioni tra manutentori, personale clinico, squadra antincendio e operatori control room migliorano tempi decisionali e coordinamento operativo. 6. Approccio human-centered: la tecnologia non sostituisce il giudizio umano; interfacce chiare, allarmi priorizzati e procedure di escalation ben rodate sono essenziali. Proposte pratiche e governance Audit integrato: verifiche congiunte tra safety (antincendio), security (protezione fisica e cyber) e continuità operativa per mappare rischi e dipendenze critiche. Policy di change management per applicativi di spegnimento: ogni modifica software/hardware che impatta logiche di spegnimento deve passare per assessment di rischio, test in ambiente controllato e approvazione formale. Investimenti mirati: non è sufficiente installare “più tecnologia”; servono soluzioni adeguate al contesto (es. gas inerti per sale server, sprinkler zonali per aree mediche, sistemi a rilevazione precoce VESDA nei corridoi tecnici). In conclusione — integrazione responsabile per infrastrutture resilienti Il vero valore dell’integrazione tra control room e sistemi di spegnimento informatizzati non sta solo nella tecnologia, ma nella capacità dell’organizzazione di governarla: progettazione attenta, manutenzione rigorosa, sicurezza informatica, formazione continua e legislazione applicabile. Le cronache (dai reparti ospedalieri ai data center) ci ricordano che l’inerzia o la superficialità nelle pratiche di gestione possono avere conseguenze drammatiche; al contrario, una strategia olistica e basata su evidenze tecniche aumenta significativamente la resilienza delle infrastrutture critiche. BELLARDINI DANILO Safety & Security manager












