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- Hostess e stewart brindisini a Borgo Egnazia per il G7. Le congratulazioni di Giorgia Meloni
La SQUAD vuole ricordare uno degli eventi più importanti della F.I. Services associata come PSC, quello del “G7 Italia” ha parlato brindisino grazie alle prestazioni effettuate da hostess e Stewart della società “F.I. Services” amministrata dalla dott.ssa Annalisa Tanzarella e diretta da Francesco Iaia,Il 50º vertice del G7 si è tenuto in Italia dal 13 al 15 giugno 2024, sotto la presidenza italiana guidata dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Una opportunità resa possibile grazie a Studio Ega e Triumph. Più di cento unità , hanno lavorato a Borgo Egnazia prima e durante la presenza dei capi di Stato più importanti del mondo. Un compito svolto con grande professionalità e con tanto impegno, così come riconosciuto dalla Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni che ha voluto congratularsi, concedendo alle hostess di farsi riprendere in foto. F.I. Services è una realtà consolidata nel settore della sicurezza non armata. Grazie all’esperienza e alla formazione continua del nostro personale, garantiamo servizi efficienti e affidabili per aziende, enti e privati. F.I. Services opera da diversi anni nel campo dei servizi di sicurezza non armata, portierato, accoglienza, reception, guardiania e custodia edifici. L’azienda si è affermata sul territorio grazie alla professionalità e all’affidabilità dimostrata nei confronti dei propri clienti. Grazie a una formazione costante del personale e a una gestione organizzata, F.I. Services è in grado di offrire servizi efficienti per piccole, medie e grandi imprese, enti pubblici e privati. Sede Operativa Via De Terribile n°9 – Brindisi Sede Legale Viale Commenda n°2 – Brindisi Recapito Sede Nazionale Via G. Boccardo, 26a – Roma Telefono: 0831 1595156 340 673 3276 Email e Pec fiservices.srl@gmail.com fi.services@pec.it https://fiservices.it/
- Ci lascia Antonio Marzullo il "Comandante Alfa" dei GIS, il ricordo della SQUAD.
La SQUAD si stringe con profondo sentimento e sincero cordoglio attorno alla famiglia del Luogotenente Antonino Marzullo, conosciuto come il “Comandante Alfa”. La SQUAD lo ricorda in diverse occasioni, essendosi adoperata per le presentazioni dei suoi libri presso la Biblioteca Nazionale e il Campidoglio a Roma tra il 2016 e 2018; tuttavia, l'evento più significativo e simbolico resta quello tenutosi a Rocca Priora il 20 maggio 2016. Fu proprio in questo comune, infatti, che Antonio prestò servizio come Carabiniere semplice, durante la sua prima destinazione. In quell’occasione, la SQUAD riuscì a rintracciare il Maresciallo Matano, allora comandante della locale Stazione dei Carabinieri. Fu proprio il Maresciallo, colpito dal temperamento di "Alfa", a suggerirgli di entrare nei Carabinieri paracadutisti, unità che di lì a poco avrebbe contribuito a fondare il Gruppo Intervento Speciale (GIS) per questo ringraziamo il Comandante per l'occasione che ci ha voluto onorare! Il presidente Dario Procida aggiunge : "Non dimenticherò mai il giro dei comandi generali dell'Arma dei Carabinieri e i rispettivi comandanti che insieme abbiamo incontrato, in procinto dell'evento del Campidoglio a Roma" Evento 2017 presso Biblioteca Nazionale Evento 2017 presso Campidoglio di Roma Evento 2016 presso Rocca Prioria Evento 2018 presso CAR Roma Figura fondamentale nella fondazione del Gruppo Intervento Speciale (GIS), il Comandante Alfa ha rappresentato a lungo il simbolo del coraggio, del sacrificio e di un'incessante dedizione al bene comune, partecipando a eventi cruciali della nostra storia nazionale, a partire dalla celebre operazione di Trani nel 1980. Tuttavia, oltre alle sue straordinarie imprese e ai numerosi riconoscimenti ottenuti per una carriera così prestigiosa, il suo vero tratto distintivo è sempre stato il suo profondo senso di umanità, radicato in solidi principi di solidarietà, lealtà e cameratismo. In quarant'anni di servizio è stato coinvolto in una serie di azioni, sia nel contesto medio orientale che sul territorio nazionale, dalla rivolta nel supercarcere di Trani alla cattura dei sequestratori di Cesare Casella, dalla liberazione di Patrizia Tacchella alla protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo a Palermo nel 2003. Negli ultimi anni è diventato istruttore all'interno del GIS e successivamente dell' UCIS (Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale). Il 28 febbraio 2016 è andato in quiescenza con il grado di Luogotenente. Il Militare più Decorato di Medaglie Tra le onorificenze conferite al Comandante Alfa si annoverano la Medaglia Mauriziana, la Croce d'Oro al merito dell'Arma dei Carabinieri, le onorificenze dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana e riconoscimenti legati alle missioni svolte in Afghanistan e Iraq. Medaglia Afghana Loya Jirga consegnata dal presidente Hamid Karzai per l’Operazione Corona; Croce Commemorativa per l’Attività di soccorso internazionale in Iraq; Croce commemorativa per il Mantenimento della pace in Afghanistan. Il 19 luglio 2026, all'età di 75 anni, è scomparso il Comandante Alfa, carabiniere e simbolo del servizio allo Stato. Il suo vero nome, Antonio Marzullo, è stato a lungo mantenuto segreto per motivi di riservatezza. Il suo volto non è mai stato mostrato in pubblico, né esistono sue foto senza il passamontagna "Mephisto", tipico del Gis (Gruppo di intervento Speciale) dei carabinieri. Nato nel 1951 in Sicilia, suo padre lavorava come muratore, ma nei ricordi d'infanzia c'è suo nonno, soprannominato "Ciccio", che aveva combattuto in guerra e gli trasmise il primo amore per la legalità. A maggio del 1977, a 26 anni, fu selezionato dall'allora Colonnello Romano Marchisio, comandante del battaglione, insieme ad altri quattro commilitoni, tra cui l'amico e collega Enzo Fregosi (caduto nell'attentato di Nassiriya del 2003) per formare un nuovo reparto d'élite. Poco dopo, furono trasferiti in una vecchia palazzina, la "palazzina B", e fisicamente separati dagli altri carabinieri paracadutisti. Durante l'addestramento gli fu assegnato lo pseudonimo di "Alfa". Il 25 ottobre nacque il primo nucleo del Gruppo di Intervento Speciale e, dopo l'addestramento, la sua istituzione ufficiale avvenne il 6 febbraio 1978, sotto il comando del capitano Raffaele Petrachi. Solo chi lo conosceva era a conoscenza del suo vero nome e lo manteneva segreto per rispetto, e chi ne conosceva il volto era in grado di riconoscerlo durante le sue missioni senza il mephisto. L'Accademia Comandante Alfa è stata fondata nel 2018 con l'obiettivo di addestrare coloro che utilizzano un'arma, sia per lavoro che come civili, e di fornire una preparazione operativa che permetta di raggiungere il miglior risultato con il minimo rischio e in totale sicurezza. Questo dimostrava quanto la formazione professionale fosse importante per lui. Un esempio di dedizione, coraggio e silenzioso servizio allo Stato: il Comandante Alfa lascia un vuoto incolmabile, ma il suo lascito di valore e lealtà resterà per sempre una guida. Ciao Comandante Alfa, ciao Antonio Martullo
- SECURITY RISK MANAGEMENT: nei Cantieri di Lavori e Servizi
il cantiere e la security aziendale, cantiere per lavori e cantiere per servizi, cantiere fisso, semifisso e mobile, il ruolo del security risk management; analisi preventiva, business e progettazione integrata, intelligence, analisi del contesto e di scenario, focus appalti, processo decisionale, case studies due diligence e procurement intelligence; HR intelligence, duty of care e duty of loyalty, vetting / HR intelligence, duty of care e duty of loyalty, case studies; la difesa del cantiere, difese passive e attive, difese umane e procedurali, la vigilanza con gpg nei cantieri, la vulnerabilità dei trasporti, case studies. Argomenti Formativi: Security aziendale; Risk Management; Due Diligence e Procurement Intelligence; Case Studies Target: Security Manager, Professionisti e Consulenti della Security e Safety Durata: 8 ore Modalità: Online Sincrona Canale Collegamento: MEET Quota: € 200 STANTARD (incluso tessera socio), € 150 SOCI Relatori: dott. Stefano Bassi Security Manager Conseguimento: Attestato partecipazione Iscrizione e partecipazione email: squadformazione@gmail.com whatsapp 3885845873 www.squadsmpd.com
- Il discernimento: una parola che libera dalla prigionia e permette di guardare la realtà e di diventare “sapienti dell’uso”. (dott.ssa Daniela Bellomi)
Il discernimento: una parola che libera dalla prigionia e permette di guardare la realtà e di diventare “sapienti dell’uso”. E’ con il discernimento che possiamo trovare la strada giusta per abitare il tempo digitale senza smarrirci. Una via concreta. Se la domanda aleggiava già nell’aria, con l’arrivo dell’IA è diventata indispensabile dal momento che vaghiamo tra l’incertezza di diventare i suoi schiavi se pur non vogliamo neanche opporci in maniera ostinata. Il discernimento, un nome antico. E’ sapienza, non è una tecnica. Permette di leggere i segni del tempo, di valutare non solo i mezzi ma anche i fini, di orientare i sensi verso ciò che davvero conta. Dobbiamo chiederci se stiamo usando lo strumento oppure se ne stiamo diventando vittime. La risposta non la possiamo trovare nella tecnologia: è solo uno strumento nelle nostre mani. Ma non possiamo nemmeno pensare “di essere tenuti nelle mani della tecnologia”, come se stessimo diventando i suoi servitori. Le domande ci accompagnano quando effettuiamo alcune operazioni: usare un’app, interrogare un algoritmo, delegare una decisione ad una macchina. Effettuiamo queste operazioni e ci chiediamo se siamo ancora noi a decidere. Queste domande non hanno risposte omologate ed universali. Alcuni si sono rifugiati nei social media per intessere relazioni. Altri hanno sviluppato una vera e propria dipendenza. Alcuni credono che l’IA sia uno strumento molto valido per le operazioni di ricerca. Altri sono convinti che sia un impoverimento del pensiero. La differenza non è nell’oggetto, dal momento che è lo stesso ma nel modo in cui lo vediamo, lo percepiamo e lo viviamo. Dobbiamo affrontare anche l’argomento dei limiti. E le risposte sono dentro di Noi. Siamo una società fragile ma la cura non può essere l’IA o la tecnologia. Tuttavia è innegabile che tende ad eliminare il dolore, la fatica e l’incertezza. Riesce anche ad effettuare parecchie operazioni utili ma non è in grado di affrontare e gestire dolore, tristezza o fragilità. La tecnologia certamente partecipa alla nostra crescita, alla nostra possibilità di prenderci cura di noi stessi. Ma la domanda fondamentale è – però – quanto vada ad influire sulla mia capacità di essere o sentirmi coinvolto in una delle molteplici attività nelle quali è entrata, se non nella mia stessa vita. Siamo più presenti o siamo più assenti dato che possiamo avvalerci del grande privilegio della delega? Conosciamo il senso “del delegare?”. Il senso vero, non quello comunemente percepito che fa ritenere che quella determinata cosa – visto che delegata – non ci riguarda o non ci appartiene più. Anzi, la delega è l’esatto opposto. Richiede uno sforzo ed una capacità di livello superiore, se compresa nella sua vera natura. E’ il discernimento che ci ricorda il valore e il senso del silenzio, la necessità della sua custodia e della sua importanza. Se l’era digitale era l’era del rumore continuo con l’IA c’è stata un’amplificazione perché genera senza sosta, crea dipendenza, cattura l’attenzione. Ma il silenzio non è vuoto, è ascolto. E’ nel silenzio che la parola può risuonare, è lì che possiamo riconoscere la nostra vera interiorità e le nostre risorse profonde. La vera domanda è se “l’IA ci possa rubare il silenzio o se possa aiutarci a custodirlo”. Saremo travolti dal rumore, dalla frenesia e dalla velocità o saremo in grado di trovare il nostro equilibrio ? Sapremo stare senza questa frenesia continua, senza questo bombardamento di informazioni ? Il discernimento è ciò che ci dona la vera libertà – anche incredibilmente nel mondo digitale – e si misura con la capacità di sapere, di imparare a dire “basta”. Spegnere i media, uscire, tornare al contatto fisico, saper guardare le persone negli occhi, dare loro un volto ed una presenza reale. Reale non digitale. Ma accanto alla libertà viaggia il concetto del Tempo. Quel tempo che l’IA promette di farci risparmiare liberandoci dalle attività ripetitive, di basso livello ma di grandi moli. Ma il problema del tempo ha radici profonde: quanti anni sono che ci si domanda cosa farsene del tempo risparmiato, andando poi a cadere in altre attività frenetiche, in altre attività che ci fanno essere più produttivi, che ci fanno consumare di più ? Il tempo risparmiato è il tempo nel quale diventiamo più efficienti. Il tempo non è quantità, è qualità. Lo sappiamo vivere bene il tempo che abbiamo ? Lo sappiamo abitare bene, senza riempirlo con l’ennesima urgenza ? Lo sappiamo dedicare a ciò che conta ? L’IA può essere un alleato, in questo, purché noi poi si sappia usare quel tempo per ciò che è davvero essenziale. Allo stesso modo può diventare un nemico se lo usiamo per produrre altro rumore. Il discernimento è la nostra via perché è ciò che Noi scegliamo che fa la differenza, sono le nostre capacità che davvero contano. Il discernimento non è un concetto che può crescere in modalità individualistica ma è indispensabile che ci sia una comunità che sappia interrogarsi insieme, che malgrado conosca la tecnica, cerchi di orientarsi nella corretta direzione. La necessità del discernimento ci rimanda ad una sapienza antica per un futuro nuovo: l’antropologia, con la sua sapienza del discernimento, con la sua attenzione alla fragilità e al silenzio, è straordinariamente attrezzata per affrontare la sfida dell’IA. Non perché abbia previsto gli algoritmi, ma perché ha meditato a lungo su ciò che rende l’uomo veramente umano. L’IA non cambia la domanda di fondo: chi siamo ? Cambia gli strumenti con cui affrontiamo questa domanda, ma non la sua urgenza. E la risposta che l’uomo è immagine, è relazione ed è vocazione all’infinito rimane più attuale che mai. Non perché sia immune alle trasformazioni, ma perché tocca ciò che nella trasformazione non cambia: il desiderio di infinito e la sete di verità. autore: dott.ssa Daniela Bellomi
- Difendere la raccolta dati per un’analisi d’Intelligence: una delle nostre battaglie quotidiane, sempre più ardua, sempre per meno attori dell’attuale scenario. (dott.ssa Daniela Bellomi)
Tra i tanti punti di partenza – pensando e parlando di un’attività d’Intelligence – c’è sempre stato il concetto dell’imparare dagli errori. Insegnamento che abbiamo toccato con mano e che può cambiare radicalmente il metodo nella raccolta dei dati, tipica dell’attività d’Intelligence. La raison d’être dell’ Intelligence è la ricerca della conoscenza: senza pregiudizi, verificabile, che può e deve essere trasmessa al decisore politico. E cercare la vera conoscenza è una sfida ardua. Ma non solo. L’ostacolo maggiore è quello su cui ci invitò a riflettere Platone, in uno dei suoi dialoghi più famosi: quanto questa ricerca – della conoscenza – possa essere ingannevole. Platone scrisse, come leggiamo…. “ E se la prigione avesse un’eco dalla parete verso cui sono rivolti, ogni volta che uno dei portatori parlasse, credi penserebbero che a parlare sia qualcosa d’altro se non l’ombra che passa ?” “Per Zeus, io no di certo” – disse – “Insomma questi prigionieri – dissi io – considererebbero la verità come nient’altro che le ombre degli oggetti artificiali”. “E’ del tutto necessario” disse. Il metodo scientifico si è fatto spazio nella ricerca della conoscenza diventando - poco a poco - un naturale metodo di svolgimento nel campo dell’Intelligence. Ma ottenere ed elaborare informazioni affidabili e veritiere si è continuato ad arenare – in alcune circostanze – e ad incontrare ostacoli. Alcune volte al punto da impedirne la riuscita. Ed è anche per questo che questa attività è davvero delicata e bisognosa di cura, precisione, consapevolezza, capacità umane ed applicazione di diverse discipline che devono essere conosciute e padroneggiate con lucidità e doti non comuni. E’ indubbio che non tutti possano. Il metodo scientifico, grande alleato dell’analista, con gli strumenti dell’epistemologia e dell’ermeneutica è uno strumento di cui non si può fare a meno anche se non impedisce certamente l’errore. L’errore peggiore sarebbe pensare il contrario perché vorrebbe dire non considerare la componente umana, che non solo ha un ruolo fondamentale e decisivo, ma può mettere in gioco la pre-composizione di schemi e modalità che il soggetto usa per leggere la realtà. E la mente del cercatore di informazioni non è molto diversa, anzi. Se il metodo scientifico è strumento fondamentale, la conoscenza viziata è fattore da non trascurare. Se non parliamo di fallimento dell’attività dobbiamo però ammettere che l’effetto sorpresa e la mentalità degli analisti d’ intelligence possono influenzare e portare ad una valutazione errata. A complicare il tutto partecipano spesso i pregiudizi cognitivi, i tentativi di ostruzione messi in atto da altri attori concorrenti che manovrano ed illudono: negazione ed inganno sono le azioni che minacciano maggiormente il controllo sulle informazioni, con il potenziale di manipolare e disorientare. Certamente riducono – in prima battuta – l’efficacia della raccolta e vanno a controllare le percezioni. Aggiungiamo disinformazione, occultamento ed inganno conoscitivo che rendono il terreno di lavoro ancora più complesso: una rappresentazione della realtà costruita ad hoc che mette a dura prova l’analista. La capacità di raccogliere informazioni e scartare disinformazioni, di attuare le corrette previsioni e la corretta prevenzione si fondano sulla conoscenza della realtà. L’analista d’Intelligence già da parecchi anni combatte contro le interferenze nei conflitti asimmetrici e contro le informazioni volutamente distorte e manipolate. Semplicemente stiamo già combattendo la guerra del futuro ! Merita una citazione il fatto che gli attacchi informatici hanno rivelato il loro potenziale distruttivo a vari livelli, anche per un’analisi d’Intelligence. Ma anche nell’ambito informatico abbiamo riscontrato che meccanismi esterni o elementi umani fisiologici agevolano l’elaborazione di informazioni sbagliate e dannose. Una conoscenza infondata ha un potenziale di pericolosità altissimo che si può trasformare in disposizioni e decisioni non solo inutili ma anche dannose. L’avvento dell’IA – in un contesto già complesso e in guerra – non ha migliorato né l’analisi né il settore dell’ Intelligence. Paradossalmente le IA hanno “letto” più di qualsiasi analista d’ Intelligence ma non hanno mai scelto cosa approfondire e cosa tralasciare. Producono ma non c’è alcuna convinzione in esse. L’IA ha rovesciato i termini dell’equazione di una analisi d’Intelligence...e il problema lo si coglie non nella raccolta, non nell’elaborazione o in altri aspetti ma nel piccolo ma non insignificante particolare che il dialogo interattivo è diventato la disseminazione. Ma anche solo questo concetto è per pochi. Il buon analista si è già ridisegnato su una nuova calibrazione epistemica e su una nuova geopolitica: sono questi gli analisti che stanno anche combattendo la guerra del Futuro ! Tu dove sei ? La diversità di pensiero abita la casa dell’umiltà. E un’umiltà epistemica è un grande vantaggio, oggi. E’ una guerra che si combatte nella “propria casa”, convivendoci e co-abitandoci. E’ per pochi. I pochi che vinceranno. Autore: Dott.ssa Daniela Bellomi
- Campo digitale, l'Esercito sviluppa progetti innovativi alla Nunziatella
Si è svolta oggi, presso l’aula magna “Francesco De Sanctis” della Scuola Militare “Nunziatella” alla presenza del Sottosegretario di Stato alla Difesa, Senatrice Isabella Rauti, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello e dell’Amministratore Delegato di Leonardo Lorenzo Mariani, la cerimonia di premiazione dei team che si sono distinti durante il modulo cyber del Campo Digitale, attività formativa pratica volta a sviluppare le competenze in cybersecurity e intelligenza artificiale. Gli allievi del 237° e del 238° corso, attraverso una serie di esercizi pratici svolti in uno scenario di competizione digitale, hanno fornito una prova tangibile del livello di preparazione raggiunto. In particolare sono state condotte attività di “capture the flag” (tipologia di competizione in cui i partecipanti tentano di trovare stringhe di testo, chiamate flag, nascoste in programmi o siti web volutamente vulnerabili), creando una sandbox e simulando un attacco informatico, con relativa difesa della rete della Scuola Militare “Nunziatella”. Il Campo Digitale è alla seconda edizione e si è arricchito di partner di primo piano come Leonardo, Spici, Telsy e Ctrl/Shift. La società Leonardo in particolare, rappresentata dall’ingegner Mariani, accoglierà i miglior 14 allievi selezionati per un boot camp nella sede di Chieti. Il Capo di SM dell’Esercito, Gen. C.A. Carmine Masiello, nel suo intervento ha detto: “Investire nella formazione dei giovani significa compiere l’investimento più prezioso per il futuro. Dare merito al merito è fondamentale per valorizzare passione e dedizione e orientare correttamente questo investimento. La tecnologia è uno strumento fondamentale, ma da sola non basta: occorrono pensiero critico, libertà di ragionare, valori solidi e il coraggio di innovare. Le idee, che non hanno grado, sono la vera forza che alimenta il cambiamento e sostiene la crescita delle Istituzioni.” Giunto alla sua seconda edizione, il Campo Digitale, realizzato con partner di primo piano come Leonardo, offre agli Allievi un percorso che si configura come un percorso formativo ed esperienziale che rafforza il connubio tra competenze tecnologiche e digitali, pensiero critico e capacità decisionali. Il campo digitale permette di sviluppare nei giovani Allievi non solo solide capacità tecniche in Cybersecurity, Coding, Intelligenza Artificiale e Pilotaggio Droni, ma agisce capillarmente sul potenziamento del pensiero laterale, della flessibilità cognitiva e del problem solving divergente, doti essenziali per future generazioni di Comandanti e Dirigenti. Grazie al connubio tra la componente scientifico-tecnologica e il pilastro umanistico-culturale (musica, teatro, percorsi museali) propria dell’offerta formativa della Scuola, gli Allievi acquisiscono gli strumenti etici, critici e giuridici necessari per pensare fuori dagli schemi, gestire l'incertezza, contrastare i fenomeni di disinformazione cibernetica e interpretare con lucidità le moderne dinamiche internazionali, formandosi come leader responsabili. Nel solco della tradizione la Nunziatella si conferma essere un istituto di formazione nel quale i frequentatori sono votati all’eccellenza e propensi all’innovazione in aderenza al motto: “preparo alla vita ed alle armi” Campo digitale, l'Esercito sviluppa progetti innovativi alla Nunziatella
- Calci e vino contro i carabinieri per difendere la droga: pomeriggio di tensione al Quarticciolo
Momenti di tensione nel pomeriggio al Quarticciolo. Durante un controllo in via dei Larici, i carabinieri del nucleo radiomobile hanno fermato un'auto con a bordo due persone, un uomo e una donna. Durante la perquisizione del veicolo, la passeggera, una donna di 43 anni, è stata trovata in possesso di diversi tipi di sostanze stupefacenti: 7 dosi di crack, 20 di cocaina, 14 di hashish e una di marijuana. Al momento della contestazione, la 43enne ha reagito con violenza contro i militari, sferrando calci e lanciando loro contro del vino contenuto in una bottiglia nel tentativo di evitare l'identificazione e il sequestro della droga. Al termine degli accertamenti, la donna è stata arrestata con le accuse di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio e resistenza a pubblico ufficiale. Il conducente dell'auto, un uomo di 42 anni, è stato invece denunciato per resistenza in concorso e per il rifiuto di sottoporsi ai test tossicologici previsti dal codice della strada. -- Fermata con crack e cocaina, lancia vino contro i carabinieri per evitare l'arresto https://www.romatoday.it/cronaca/lancia-vino-contro-carabinieri-quarticciolo.html © RomaToday
- Torino, lo sparo negli uffici della stazione «Lo hanno coperto i suoi colleghi»
Un colpo di pistola esploso all’interno degli uffici della stazione di Torino Porta Susa è al centro di un esposto presentato alla Procura della Repubblica, alla Prefettura e alla Questura di Torino, oltre che di una diffida inviata all’istituto di vigilanza privata Sicuritalia. Secondo quanto riportato nella documentazione, l’episodio sarebbe avvenuto durante un turno di servizio, quando una guardia particolare giurata di 24 anni, assunta da pochi mesi, avrebbe esploso un colpo con la pistola d’ordinanza in dotazione, colpendo una porta antincendio all’interno degli uffici della stazione. Il fatto si sarebbe verificato alla presenza di altri operatori in servizio. Nessuno sarebbe rimasto ferito. La dinamica, tuttavia, non si fermerebbe al solo sparo. Negli esposti viene infatti ipotizzata anche una successiva gestione dell’episodio che gli autori delle segnalazioni definiscono critica. In particolare, si sostiene che, anziché procedere con l’immediata segnalazione alle autorità e con i rilievi di rito, alcuni presenti avrebbero rimosso il bossolo, estratto l’ogiva rimasta conficcata nella porta e coperto i fori con un adesivo. Un tentativo, si legge, di cancellare o attenuare le tracce dell’accaduto. Proprio questo aspetto ha spinto chi ha presentato l’esposto a chiedere ulteriori verifiche, anche sul piano delle eventuali responsabilità individuali e organizzative. Nella documentazione trasmessa si fa riferimento all’avvio di accertamenti da parte della Polizia Giudiziaria e vengono ipotizzate diverse fattispecie di reato, con la richiesta di valutare anche la sospensione cautelare dei titoli di polizia e del porto d’armi delle guardie particolari giurate coinvolte. Gli esposti ricostruiscono inoltre un secondo episodio, successivo, attribuito alla stessa guardia giurata ventiquattrenne. Nei pressi della stazione di Rebaudengo, l’operatore avrebbe puntato la pistola d’ordinanza contro due persone inermi, indicate come tossicodipendenti. Anche questo fatto risulta segnalato alle autorità competenti e inserito nella documentazione inviata. Secondo quanto riferito da chi ha presentato gli atti, la segnalazione sarebbe stata inoltrata alla Polizia Ferroviaria, all’istituto di vigilanza tramite posta elettronica certificata e all’Autorità nazionale anticorruzione. Gli stessi segnalanti dichiarano di essere in possesso di ulteriori elementi e materiali audio-video a supporto delle proprie ricostruzioni. La vicenda si inserisce in un contesto già delicato per l’istituto di vigilanza citato negli esposti. Nelle scorse settimane, infatti, la Procura di Torino ha chiesto una condanna a 25 anni di reclusione per Giovanni Zippo, guardia giurata della stessa società, nell’ambito del procedimento sull’esplosione della palazzina di via Nizza 389 avvenuta il 30 giugno 2025. Torino, lo sparo negli uffici della stazione «Lo hanno coperto i suoi colleghi» - Torino Cronaca - Notizie da Torino e Piemonte Leggi anche: Intervista alla dott.ssa Maria Gaia Pensieri (Psicologa Sociologa Criminologa) autrice di “Guardie Particolari Giurate: una questione di sicurezza” (dott. Dario Procida)
- Intervista al dott. Luca Indirli ( Criminologo - Grafologo) autore di: “Io sono ciò che scrivo! Movimento Grafico Comportamento Umano” ( dott. Dario Procida)
“Io sono ciò che scrivo! Movimento Grafico Comportamento Umano” il dott. Luca Indirli ha intitolato questo importante libro scritto. lo sono ciò che scrivo, sintesi perfetta di una normale attività grafica e scrittoria che produce genuinamente ogni persona. Oltre a essere di supporto a chi vuole intraprendere la professione di Grafologo Forense, al suo interno verranno rappresentate le particolari dinamiche metodologiche finalizzate a strutturare una vera e propria consulenza Grafologica, la lettura di questo libro trasporterà il lettore in un mondo affascinante fatto di segni, segnature, tracce grafiche e annessi significati proiettivi. Dopo aver letto questo testo, in ognuno nascerà spontanea la domanda, scrivo ciò che sono o sono ciò che scrivo? La risposta sarà personale così come personale è la nostra scrittura! Abbiamo chiesto all'autore del libro: Dario Procida: Da dove nasce l’idea di scrivere un libro sulla Grafologia? Luca Indirli: L’idea nasce dal profondo: questo libro è il resoconto di un sapere che ha la sua radice nella passione per la materia, tanto da materializzarsi nel mio lavoro quotidiano. Da alcuni anni, con umiltà e semplicità, cerco di trasmettere questa passione e, durante le lezioni, molti dei miei allievi mi hanno chiesto di pubblicare e riassumere in un testo ciò che insegno sistematicamente. Ho ascoltato il loro desiderio e l’ho trasformato in un patrimonio di dominio pubblico. Dario Procida: Cos'è la grafologia? Luca Indirli: Etimologicamente, la grafologia è lo studio della scrittura; dal punto di vista culturale, è l’atto con cui il soggetto identifica se stesso. Alla base della grafologia c’è il concetto di "gesto grafico", inteso come l'equivalente di una condotta scrittoria che non si cristallizza in un dato statico, ma rende il testo l'identificazione stessa di chi scrive. Il gesto grafico si realizza in una gestualità dinamica che prende vita dal movimento. Il movimento è vita; la scrittura è vita. Dario Procida: Si comprende che Marco Marchesan è il tuo caposcuola: quali sono i suoi insegnamenti? Luca Indirli: Marco Marchesan è effettivamente il caposcuola da cui trae ispirazione la mia interpretazione della grafologia. Fondatore della Società Internazionale di Psicologia della Scrittura, Marchesan, oltre a ideare un personalissimo metodo di indagine psicologica, ha aperto alla possibilità di effettuare una prevenzione "primaria" della delinquenza, della devianza, della violenza e delle tensioni sociali, introducendo il concetto di "grafopsicologia" e costituendo la cosiddetta "Psicologia della Scrittura". Ha tracciato una netta distinzione tra la psicologia della scrittura e la grafologia classica, delineando tre punti cardine che strutturano il suo metodo: I fondamenti fisio-psicologici: La psicologia della scrittura ha studiato il rapporto tra il gesto grafico, il sistema nervoso e la psiche. Ha scoperto le leggi dell’espressività mimica, secondo le quali le caratteristiche psicologiche (tendenze e attitudini) si riproducono simbolicamente nella scrittura. Tali leggi sono state verificate secondo i canoni della sperimentalità, conciliandoli con il pieno rispetto della spontaneità, che è il vero tesoro psicologico della scrittura. Il sistema grafico: Possiede una struttura organica in cui sono inquadrati i segni accertati nella scrittura, corrispondenti ad altrettanti gruppi di tendenze o attitudini della psiche. Il sistema psichico: Considera la costituzione e la funzionalità della psiche nei suoi tre stadi (conscio, subconscio e inconscio). Questo sistema consente allo psicologo della scrittura di tracciare una descrizione sistematica e dettagliata della psiche nel suo dinamismo proiettivo. I problemi della grafologia hanno sempre riguardato due aspetti essenziali nella sua specifica accezione scientifica: l’aspetto epistemologico e l’aspetto metodologico. Marchesan è riuscito a trovare una soluzione a entrambi. Ha dato alla Psicologia della Scrittura una solida base psicodinamica e personalistica, integrando le conoscenze dell’analisi freudiana sull'inconscio e valorizzando le tre sfere dell’Io (contributo epistemologico). Per l'aspetto metodologico, ha introdotto precisi criteri di misurazione nell’analisi della scrittura, dando origine a una disciplina tecnica e scientifica denominata Grafometria (dal greco grapho, scrivo, e metron, misuro). Dario Procida: Mediante la lettura del tuo libro ci insegni che la grafologia è anche comunicazione. È così? Luca Indirli: Vero, comunicazione e grafologia viaggiano insieme. Tutto è comunicazione, compresa la scrittura, che nel suo intimo è una profonda azione di relazione tra il soggetto e l’ambiente (rappresentato dal foglio). Se l’elemento fondamentale della scrittura è la lettera, l’elemento fondamentale del pensiero è l’idea. La grandezza della lettera rappresenta l’idea che il soggetto ha di sé: lettere grandi indicano un grande senso dell’Io; lettere piccole, un senso ridotto dell’Io. Il rapporto tra comunicazione e grafologia è molteplice: quest'ultima è intesa come un mezzo pratico che aiuta a comprendere meglio chi siamo e come comunichiamo. Risulta quindi complementare alle scienze umanistiche, fornendo spunti interpretativi che arricchiscono la comprensione del comportamento umano nelle dinamiche di relazione. Dario Procida: Nel capitolo 3 parli del sistema grafico di Marchesan. Di cosa si tratta? Luca Indirli: Nel metodo di Marchesan, il sistema grafico viaggia in parallelo con il sistema dinamico. L’autore analizza ben 226 segni grafici che compongono la radice funzionale del sistema, assegnando a ciascuno il corretto significato proiettivo. Il sistema grafico si mantiene vivo attraverso l’interpretazione del sistema dinamico, che riesce a dare essenza funzionale alla metodica espressiva del concetto grafico. Quest'ultimo, una volta automatizzato, si struttura in parametri altamente personali che culminano in indicazioni di concreta realtà esistenziale. Dario Procida: Nel libro soffermi lo sguardo anche sulla grafologia forense, una sezione pratica e investigativa. Luca Indirli: La grafologia forense studia il "reato grafico", ovvero si occupa di ogni forma di alterazione scrittoria che determini un falso gestuale. Ci sono fondamentalmente due forme di alterazione grafica: La dissimulazione: L'alterazione volontaria della propria grafia. Il soggetto esce dal proprio status scrittorio per non farsi riconoscere e, di conseguenza, altera gli automatismi grafici che connotano la sua naturale funzione di scrittura. L'imitazione: Intesa come la tendenza a riprodurre una scrittura esistente messa in atto da altri. In questo caso, il soggetto deve forzare e abbandonare il proprio automatismo per entrare nella situazione gestuale e grafica di colui che vuole imitare. Nel mio libro sono spiegate le varie forme di dissimulazione e imitazione di uno scritto. Dario Procida: Si dice che per lavorare come grafologo forense sia necessario disporre di un'idonea attrezzatura. È vero? Luca Indirli: Sì, è vero. Per lo svolgimento di un incarico professionale è fondamentale dotarsi di strumenti specifici adibiti all’analisi del tratto e di sistemi di microscopia ottica computerizzata. Tra questi figurano: · Lo stereomicroscopio con videocamera ad alta definizione; · Il microscopio digitale con illuminazione multispettrale, calibrato nelle bande del visibile, dell'ultravioletto (UV) e dell'infrarosso (IR) per il rilievo macroscopico dei solchi pressori; · Un video-comparatore forense dotato di sorgenti luminose selettive nelle bande UV, IR, bianco e blu. Tali strumentazioni devono essere affiancate da sorgenti di illuminazione ausiliarie, come una lavagna luminosa per l'analisi in trasparenza e lampade selettive a spettro d'onda differenziato. Inoltre, è indispensabile disporre di una fotocamera digitale Reflex e di uno scanner ad alta definizione con una risoluzione ottica nativa di almeno 1200 dpi. Dario Procida: In sintesi, come lavora un grafologo forense? Luca Indirli: Un grafologo forense opera su basi strettamente scientifiche, facendo sì che la propria competenza diventi il pilastro dell’indagine, rifiutando qualsiasi valutazione soggettiva a favore di un approccio rigorosamente oggettivo. L'analisi grafologico-peritale si articola in quattro fasi chiave: · Osservazione preliminare dei documenti/scritti; · Individuazione e rilevazione dei segni e delle componenti grafiche corrispondenti; · Confronto e comparazione tecnico metodologica; · Sintesi e formulazione del giudizio peritale. In ambito investigativo, la grafologia rappresenta un elemento fondamentale per la prevenzione e l'accertamento dei reati falsificatori, grazie a un'accurata analisi del segno grafico e del contesto scrittorio personalizzato. Dario Procida: Fai anche un parallelismo tra grafologia e devianza. Luca Indirli: Come ho voluto sottolineare più volte, la grafologia è in grado di individuare i segni grafici legati a condotte disfunzionali. Il rapporto tra devianza e grafologia rappresenta un'area di studio affascinante e potenzialmente utile, seppur controversa. Offre una prospettiva unica per esplorare i tratti psicologici e comportamentali degli individui, contribuendo alla comprensione di fenomeni complessi come, appunto, quelli della devianza. Dario Procida: Infine, mi parli dell’editore Formazione Promethes? Cosa rappresenta? Luca Indirli: Formazione Promethes è un ente formativo capitanato dalla dottoressa Graziella Mazza, psicologa, psicoterapeuta, autrice della prefazione del libro e, soprattutto, persona speciale. Espressione di professionalità, competenza e sensibilità, ha saputo creare con umiltà un nucleo formativo di eccellenza, che si muove nel panorama attuale con audacia e maestria. Ringraziamo il dott. Luca Indirli (Criminologo - Grafologo) Luca Indirli vive a Lecce e ha completato gli studi presso l'Università del Salento, conseguendo le lauree in Pedagogia (votazione 110/110 e lode) e in Filosofia (votazione 108/110). Mediante un Master annuale, tenutosi presso la scuola di Alta Formazione Ikos Ageform di Bari, ha conseguito la qualifica di Esperto in Criminologia. Grazie a un corso universitario presso l'Università degli Studi di Lecce, si è perfezionato in Psicologia della scrittura (scuola Marchesan), avendo così la possibilità di conoscere l'affascinante mondo della Grafologia. Ha approfondito la scienza grafologica presso l'Istituto di Indagine Psicologica di Milano, conseguendo la specializzazione triennale in Perizie Grafiche Giudiziarie e quella quadriennale in Psicologia della scrittura. Esperto nella formazione in ambito criminalistico e grafologico forense, collabora da diversi anni con alcuni istituti di formazione locali e del territorio nazionale, svolgendo incarichi di docenza all'interno di Master di Criminologia e Criminalistica per la materia di Grafologia Forense. Esperto nella relazione di aiuto come pedagogista, dal 1997 svolge la sua mansione presso l'Associazione Emmanuel di Lecce all'interno dei centri terapeutici adibiti alla cura di soggetti con problematiche correlate a dipendenze patologiche da sostanze. Da diversi anni è iscritto presso l'albo del Tribunale Civile e Penale di Lecce come criminalista e grafologo forense. Come libero professionista e grafologo forense, collabora con numerosi studi legali della Puglia e del territorio nazionale. Ha pubblicato due libri di grafologia forense: Compendio di Grafologia - Metodo Marchesan e Io sono ciò che scrivo - Movimento Grafico e Comportamento Umano. Aspetti legati alla Grafologia Generale e Forense. Ricordiamo che il dott. Luca Indirli è Referente SQUAD quale si presta ad attività come consulenze, formazione, editoria ed altre attività... Acquista ora libro cliccando nel link
- Intervista alla dott.ssa Maria Gaia Pensieri (Psicologa Sociologa Criminologa) autrice di “Guardie Particolari Giurate: una questione di sicurezza” (dott. Dario Procida)
"Guardie Particolari Giurate una Questione di Sicurezza" è il titolo di un importante libro scritto dalla dott.ssa Maria Gaia Pensieri. Testo indispensabile per chi opera o lavorerà nella sicurezza e vuole comprenderne davvero le dinamiche, necessario per conoscere a fondo una figura centrale ma spesso poco valorizzata, con uno sguardo al futuro e alla necessità di una riforma concreta del settore. Analisi completa e aggiornata sul ruolo delle Guardie particolari giurate in Italia che approfondisce aspetti storici, normativi, operativi e psicologici della professione e sottolinea l’urgenza di una selezione più rigorosa e di uno screening psicologico continuativo, a garanzia della sicurezza pubblica e della professionalità degli operatori. A questo fine, vengono esaminati casi di incidenti e reati che hanno coinvolto Guardie giurate, per evidenziare criticità e possibilità di miglioramento del settore. Una parte rilevante è dedicata ai servizi specialistici, come la sicurezza marittima e l’antipirateria, con attenzione alla normativa vigente, all’uso delle armi e alla gestione del rischio. “Un’opera attuale, necessaria e, oggi più che mai, preziosa. Perché la sicurezza nasce dall’informazione, dalla comprensione dei rischi e dalla capacità di affrontarli”. (Massimo Rossi) Interessati al suo libro abbiamo chiesto: Dario Procida: Da dove nasce l’idea di scrivere questo libro? Maria Gaia Pensieri: L’idea nasce dall’esigenza di fare chiarezza su una figura spesso poco compresa ma fondamentale per la sicurezza del Paese. Le Guardie Particolari Giurate operano quotidianamente in contesti delicati, ma raramente si racconta davvero il loro ruolo, le responsabilità e le criticità del sistema. Ho voluto offrire uno strumento serio, tecnico ma accessibile, che restituisse dignità e consapevolezza a questa professione. Dario Procida: A chi è rivolto il libro? Maria Gaia Pensieri: Il libro si rivolge a più livelli: agli operatori del settore, che possono ritrovare un quadro normativo e operativo completo; a chi vuole intraprendere questa carriera; ma anche a giuristi, studiosi e cittadini interessati a comprendere meglio il sistema della sicurezza privata in Italia. Dario Procida: Qual è il messaggio principale che vuole trasmettere? Maria Gaia Pensieri: Il messaggio è chiaro: la sicurezza è un sistema integrato e le Guardie Particolari Giurate ne sono una componente essenziale. Non si tratta di una sicurezza “minore”, ma di un presidio complementare a quello pubblico, che richiede formazione, responsabilità e riconoscimento istituzionale. Dario Procida: Nel libro affronta anche aspetti normativi: quanto è complessa la regolamentazione del settore? Maria Gaia Pensieri: È molto complessa e, in alcuni casi, frammentata. Esistono norme nazionali, regolamenti ministeriali e riferimenti europei che si intrecciano. Uno degli obiettivi del libro è proprio quello di sistematizzare queste fonti, rendendole comprensibili e operative per chi lavora sul campo. Dario Procida: Quali sono oggi le principali criticità per le Guardie Particolari Giurate? Maria Gaia Pensieri: Le criticità sono diverse: dalla formazione non sempre uniforme, alla gestione delle responsabilità, fino alla percezione sociale del ruolo. A questo si aggiungono le sfide legate all’evoluzione delle minacce, che richiedono aggiornamento continuo e maggiore integrazione con le istituzioni pubbliche. Dario Procida: Che ruolo ha la formazione in questo settore? Maria Gaia Pensieri: È centrale. Non si può parlare di sicurezza senza parlare di competenza. La formazione deve essere continua, qualificata e adeguata ai nuovi scenari operativi, inclusi quelli tecnologici e internazionali. Dario Procida: Il libro affronta anche il tema dell’uso e della custodia delle armi. Perché è così importante? Maria Gaia Pensieri: Perché è un tema delicatissimo. La custodia delle armi, soprattutto fuori dal servizio, rappresenta un punto critico in termini di responsabilità e prevenzione. Serve una cultura della sicurezza che vada oltre il semplice obbligo normativo, puntando su consapevolezza e responsabilità individuale. Dario Procida: In che modo il settore della sicurezza privata sta cambiando? Maria Gaia Pensieri: Sta cambiando profondamente. L’introduzione di nuove tecnologie, la crescente complessità delle minacce e la globalizzazione dei servizi di sicurezza stanno trasformando il ruolo delle Guardie Giurate. Oggi è richiesta una figura sempre più professionale, preparata e integrata nei sistemi di sicurezza avanzati. Dario Procida: C’è un capitolo o un tema a cui è particolarmente legato? Maria Gaia Pensieri: Sicuramente quello sulla responsabilità e sulla prevenzione. È lì che si gioca la credibilità del sistema: nella capacità di anticipare i rischi e gestire situazioni complesse con competenza e lucidità. Dario Procida: Negli ultimi mesi la cronaca ha riportato episodi gravi che coinvolgono guardie giurate anche fuori servizio. Quanto incidono questi fatti sulla percezione del settore? Maria Gaia Pensieri: Incidono moltissimo, ed è giusto parlarne con equilibrio e rigore. Due episodi recenti sono emblematici. Il primo riguarda un caso avvenuto in provincia di Foggia, dove una guardia giurata ha utilizzato la propria arma d’ordinanza uccidendo la moglie, un fatto avvenuto in ambito privato ma con conseguenze gravissime . Il secondo caso riguarda invece un episodio in cui una guardia giurata ha ucciso una persona fuori dal servizio, in un contesto non direttamente riconducibile a un’attività istituzionale, come accaduto in diversi episodi recenti documentati anche dalla cronaca nazionale e nel mio lavoro. Questi eventi non rappresentano la categoria nel suo complesso, ma devono far riflettere seriamente. Dario Procida: Che cosa ci dicono questi episodi sul sistema di selezione e controllo? Maria Gaia Pensieri: Ci dicono che il tema della selezione non può limitarsi ai requisiti formali o penali. È necessario un approccio più profondo, che includa una valutazione psicologica seria, periodica e non solo iniziale. La disponibilità di un’arma, anche fuori servizio, richiede standard elevatissimi di affidabilità e stabilità emotiva. Dario Procida: Nel suo libro parla appunto di salute psicofisica degli operatori: è un tema sottovalutato? Maria Gaia Pensieri: Sì, ed è uno dei punti centrali del libro. Le Guardie Particolari Giurate operano spesso in condizioni di stress, turnazioni notturne, isolamento operativo e gestione del rischio. Se a questo si aggiunge una carenza di supporto psicologico o di monitoraggio nel tempo, si crea un terreno potenzialmente critico. I casi di cronaca dimostrano che il problema non può essere ignorato. Dario Procida: Cosa spera che il lettore porti con sé dopo aver letto il libro? Maria Gaia Pensieri: Una maggiore consapevolezza. Che si comprenda che dietro la figura della Guardia Particolare Giurata ci deve essere professionalità, preparazione e un ruolo strategico per la sicurezza collettiva. Dario Procida: Ha già in mente nuovi progetti editoriali? Maria Gaia Pensieri: Sì, il prossimo progetto nasce da un’esigenza altrettanto urgente ma spesso poco affrontata: il fenomeno delle fughe e quindi della scomparsa dei soggetti con disturbo dello spettro autistico. Si tratta di una realtà complessa e sottovalutata, che coinvolge famiglie, istituzioni e operatori della sicurezza. L’allontanamento improvviso di persone autistiche non è un semplice episodio comportamentale, ma un evento ad alto rischio, con potenziali conseguenze anche molto gravi. Nel nuovo lavoro ho analizzato il fenomeno da più prospettive: clinica, sociale e operativa. Verranno approfonditi i fattori di rischio, le dinamiche comportamentali, le implicazioni per le famiglie e soprattutto il ruolo dei sistemi di ricerca e intervento, inclusa la collaborazione tra forze dell’ordine e gli altri enti coinvolti nelle attività di ricerca. L’obiettivo è quello di fornire uno strumento concreto, fondato su evidenze scientifiche e casi reali, che possa contribuire alla prevenzione e alla gestione di queste situazioni, migliorando la sicurezza e la tutela delle persone più vulnerabili. Ringraziamo la dott.ssa Maria Gaia Pensieri (Psicologa Sociologa Criminologa) per essersi resta disponibile all'intervista, ricordiamo che la dott.ssa Pensieri essere Referente SQUAD, Sociologa, Criminologa Investigativa e Psicologa, docente a contratto presso l’Università Popolare degli Studi di Milano, da anni si occupa di sicurezza, persone scomparse, violenza di genere e tutela delle fasce più fragili della società. È Presidente del Comitato Scientifico Ricerca Scomparsi ODV, con cui porta avanti attività di ricerca scomparsi, formazione e supporto alle famiglie coinvolte. Socia dell’Accademia Italiana di Scienze Forensi (AcISF). Autrice e divulgatrice, ha firmato e cofirmato diverse pubblicazioni tra cui: Unum?Ipotesi per un modello sociologico del tardo antico (Arbor Sapientiae Ed.), Guardie Particolari Giurate (Nuova Editrice Universitaria), La Falsa Giustizia. La genesi degli errori giudiziari e come prevenirli (Infinito Ed.) e Guardie Particolari Giurate, una questione di sicurezza (Infinito Ed.). Laurea in Scienze per l’Investigazione e la Sicurezza Laurea Magistrale in Ricerca Sociale per la sicurezza Interna ed Esterna Master in Master I livello in Antropologia filosofica e forense, criminologia e tecniche investigative avanzate. Master II livello in Scienze Criminologico-Forensi Dottorato di ricerca in Scienze umane e sociali indirizzo criminologico Laurea Magistrale in Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni Acquista ora il libro cliccando nel link
- La Brigata Paracadutisti Folgore ricorda il 33° anniversario dei fatti d’arme del “Check Point Pasta”
Si è svolta a Livorno, presso la sede del Comando Brigata Paracadutisti Folgore, la cerimonia in ricordo dei caduti italiani nelle operazioni IBIS in Somalia. Nel corso del suo intervento, il Comandante della Brigata Paracadutisti “Folgore”, Generale di Brigata Dario Paduano, dopo aver ricordato tutti i caduti italiani in quelle missioni, ha sottolineato come l’integrità, la disciplina, la lealtà ed il rispetto siano da sempre la prima capacità operativa che caratterizza il Paracadutista Italiano: “Sono le doti che ci rendono credibili agli occhi dei cittadini e sono il faro che deve guidare ogni giovane che indossa il nostro basco amaranto. Il senso più profondo del nostro essere militari è servire. Servire non è un concetto astratto, è una scelta concreta che si traduce in disponibilità, in responsabilità verso gli altri, a volte anche fino all’estremo sacrificio”. Il 2 luglio 1993, durante l’Operazione IBIS II a Mogadiscio, i militari italiani vennero coinvolti in un violento scontro con miliziani somali. Nel corso dei combattimenti persero la vita il Sottotenente Andrea Millevoi, il Sergente Maggiore Stefano Paolicchi e il Paracadutista Pasquale Baccaro. Trentuno militari italiani rimasero feriti, tra cui il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, oggi decorato con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nel corso dell’intera Operazione IBIS persero la vita dodici militari italiani. La Brigata Paracadutisti Folgore ricorda il 33° anniversario dei fatti d’arme del “Check Point Pasta”
- Morte di Massimo Ciarelli, fissata l'autopsia. Il carabiniere non è indagato: attivata la procedura 45-bis
Si tratta di un nuovo registro consente alla persona interessata di partecipare agli accertamenti che potrebbero riguardarla senza essere formalmente indagata Non è indagato il carabiniere che si trovava alla guida della jeep dell’Arma contro cui si è scontrato lo scooter di Massimo Ciarelli, il 43enne morto mercoledì primo luglio al culmine di un inseguimento tra Montesilvano e Silvi. Nei confronti del militare è stata fatta un’annotazione preliminare secondo il nuovo modello 45-bis, procedura che non equivale all’iscrizione nel registro degli indagati. Intanto domani, sabato 4 luglio, a Teramo, sarà eseguita l’autopsia sul corpo del 43enne. La sostituta procuratrice del tribunale di Teramo, Elisabetta Labanti, titolare del fascicolo aperto per omicidio stradale al momento contro ignoti, ha affidato l’incarico per l’esame autoptico al medico legale Donatella Fedeli. L’accertamento inizierà alle 12. La famiglia di Ciarelli, assistita dall’avvocata Laura Filippucci, ha nominato come consulente di parte il medico legale Paola Vellante. L’annotazione relativa al carabiniere è stata effettuata secondo il modello 45-bis, introdotto dal recente decreto sicurezza e approvato con decreto del ministro della Giustizia Carlo Nordio del 22 aprile scorso. La procedura viene utilizzata quando, fin dalle prime valutazioni, “appare evidente” che un fatto possa essere stato commesso in presenza di una causa di giustificazione prevista dal codice penale, come l’adempimento del dovere o il legittimo esercizio delle proprie funzioni. Il nuovo registro consente alla persona interessata di partecipare agli accertamenti che potrebbero riguardarla senza essere formalmente indagata. L’annotazione, dunque, non equivale a un’iscrizione nel registro degli indagati e non impedisce alla procura di proseguire con tutti gli approfondimenti necessari. I fatti risalgono alla serata di mercoledì. Attorno alle 20 una pattuglia dei carabinieri, a Montesilvano, aveva notato Ciarelli - condannato per l’omicidio dell’ultrà pescarese Domenico Rigante, avvenuto nel 2012 - a bordo di uno scooterone insieme a un’altra persona. All’alt dei militari il mezzo non si sarebbe fermato e da lì sarebbe iniziato un inseguimento lungo la statale 16, attraverso Montesilvano, Città Sant’Angelo e Silvi. Al confine con Silvi, in prossimità di una rotatoria, il passeggero sarebbe sceso dallo scooter, mentre Ciarelli avrebbe continuato la fuga da solo. Una delle auto dei carabinieri si sarebbe fermata per bloccare l’uomo rimasto a terra. Il 43enne, invece, avrebbe utilizzato la rotatoria per invertire il senso di marcia e tornare verso Montesilvano. Procedendo in direzione sud, Ciarelli avrebbe invaso la corsia opposta, forse nel tentativo di superare le auto in coda, scontrandosi frontalmente con una seconda jeep dei carabinieri che viaggiava verso nord. I soccorritori del 118 hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma per il 43enne non c’è stato nulla da fare. L’inchiesta della procura di Teramo dovrà ora ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’inseguimento e dello scontro. Tra gli elementi al centro degli accertamenti ci sono anche le immagini registrate dalle dashcam installate sulle auto dei carabinieri coinvolte nell’inseguimento, che potranno contribuire a chiarire le diverse fasi della fuga e dell’incidente. Gli accertamenti tecnici e le consulenze saranno determinanti per ricostruire con precisione quanto accaduto e verificare eventuali responsabilità. -- Morte di Massimo Ciarelli, domani l'autopsia. Il carabiniere non è indagato: attivata la procedura 45-bis https://www.ilpescara.it/cronaca/morte-ciarelli-autopsia-carabiniere-45bis.html © IlPescara












