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  • Mutamenti del terrorismo in Europa (2020-2024): prospettive comparate e riflessi sulla sicurezza. (di: Angelini Rita)

    Mutamenti del terrorismo in Europa (2020-2024): prospettive comparate e riflessi sulla sicurezza. Se si osserva l’andamento del terrorismo in Europa negli ultimi cinque anni, emerge un quadro caratterizzato da forti oscillazioni nei numeri e da una continua evoluzione nelle tipologie di minaccia. Dai minimi del 2021 al picco registrato nel 2023, i dati mostrano come le dinamiche terroristiche non seguano linee stabili ma riflettano contingenze politiche e sociali mutevoli. A questa variabilità quantitativa si accompagna una trasformazione qualitativa: jihadismo, separatismo, estremismo di sinistra e di destra si sono alternati, ciascuno con modalità e intensità differenti. Ancora più significativo è stato il cambiamento negli strumenti di comunicazione: il terrorismo contemporaneo si alimenta sempre più del digitale, dalle piattaforme social alle applicazioni criptate, rendendo la dimensione online un vero e proprio campo di battaglia parallelo. I dati raccolti nei rapporti annuali EU Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT)  di Europol  offrono una base fondamentale per comprendere l’evoluzione delle principali matrici ideologiche e forniscono agli Stati membri una prospettiva delle sfide future sulle quali orientare gli sforzi con maggior efficacia. Il monitoraggio del terrorismo, gli strumenti di contrasto e analisi. Europol, l’Agenzia dell’Unione Europea incaricata di rafforzare la cooperazione nella lotta alla criminalità, rappresenta oggi uno snodo essenziale per le attività di sicurezza interna dell’Unione. Non esercita poteri di polizia diretta, ma fornisce un sostegno qualificato alle autorità nazionali di polizia e giudiziarie, offrendo strumenti analitici, banche dati condivise e supporto operativo nel contrasto al crimine organizzato, al terrorismo e alle crescenti minacce legate alla criminalità informatica. Dalla sua sede all’Aia, Europol svolge un ruolo di piattaforma di intelligence e coordinamento, favorendo lo scambio tempestivo di informazioni e la costruzione di risposte comuni tra gli Stati membri e i partner internazionali. Un ruolo cruciale nell’ambito del terrorismo è svolto dall’ European Counter Terrorism Centre (ECTC) , istituito nel 2016 all’interno di Europol. L’ECTC recita il ruolo di central hub della cooperazione antiterrorismo europea, fornisce analisi operative e strategiche, sostiene le indagini transfrontaliere e facilita lo scambio di informazioni tramite banche dati e task force operative multinazionali. Il TE-SAT , report pubblicato annualmente, nasce proprio dal lavoro congiunto del ECTC, in stretta collaborazione con le autorità nazionali. Questo ne fa uno strumento non solo statistico, ma anche di indirizzo operativo per valutare le minacce emergenti e calibrare le risposte comuni. I team specializzati dell’ECTC raccolgono e condividono informazioni operative provenienti dalle forze dell’ordine degli Stati membri e da terze parti, rendendo l’ECTC un vero fulcro dell’intelligence per il contrasto al terrorismo. Il loro lavoro in stretto contatto con altri centri operativi di Europol, come il Centro europeo per la criminalità informatica (EC3)  e il Centro europeo contro il traffico di migranti (EMSC) , consente un’integrazione efficace delle informazioni, rappresentando una preziosissima risorsa per le attività analitiche e investigative. All’interno dell’ECTC è presente un’unità ad hoc denominata Internet Referral Unit – IRU ,   istituita nel 2015 come risposta strategica al crescente utilizzo di Internet e dei social media per la diffusione di propaganda terroristica e alla necessità di supportare gli Stati membri nelle indagini online. Questo approccio europeo mira a ridurre l’accessibilità dei contenuti terroristici online, identificare gli autori di tali contenuti, limitare la propaganda estremista e contrastare campagne di reclutamento, grazie a una collaborazione costante e rapida con le piattaforme digitali (Online Service Providers) nel quadro di partenariati pubblico-privati come l’EU Internet Forum  e i Referral Action Days.   Andamento complessivo e dimensione quantitativa. Negli ultimi anni, la situazione del terrorismo nell’Unione Europea ha mostrato oscillazioni significative. Il rapporto TE-SAT 2024  evidenzia come il 2023 sia stato un anno particolarmente critico con un’impennata rispetto al passato, e con il separatismo corso che ha rappresentato la maggior parte degli episodi. Il terrorismo jihadista rimane quello più letale, con il maggior numero di morti e feriti generati. Il 2024 ha visto una stabilizzazione significativa: secondo il TE-SAT 2025 , gli attentati legati al terrorismo nell’UE sono stati 58, è cresciuto il numero degli arresti con 449 totali di cui 289 nell’ambito del terrorismo jihadista. Questi numeri illustrano non solo la pressione continua esercitata dalle forze di sicurezza ma anche la capacità espressa nel monitorare e rispondere alle nuove minacce.   Differenziazione ideologica e dinamiche specifiche. Il jihadismo  continua a rappresentare la minaccia più significativa in Europa per il numero di vittime che produce. Gran parte degli attacchi non avviene più nell’ambito di organizzazioni complesse, ma è posto in essere da individui soli o piccole cellule radicalizzate online, capaci di agire con strumenti altamente accessibili. Questi attentatori impiegano armi bianche e, in misura minore, veicoli o altre tecniche rudimentali. Pur richiedendo risorse minime e presentando una complessità operativa ridotta, tali attacchi possono avere un impatto enorme: scatenano paura, dominano le cronache e alimentano la polarizzazione sociale. Come evidenziato da studi sull’attentato  come strategia simbolica, l’obiettivo è proprio colpire cittadini comuni per accelerare la diffusione del messaggio estremista. Il terrorismo di estrema destra  si colloca su volumi più ridotti, con un solo attacco completato nel 2024 e pochi episodi sventati negli anni precedenti. Tuttavia, la minaccia è qualitativamente rilevante: l’ideologia viaggia attraverso la rete,  si assiste a una crescente partecipazione giovanile. Dopo aver toccato un minimo storico nel 2021, quando Europol registrò un solo attacco di matrice di estrema sinistra  e anarchismo , la minaccia ha mostrato una nuova fase di vitalità. Nel 2022 gli episodi sono saliti a diciotto e hanno continuato a crescere nel 2023, raggiungendo quota trentadue. Nel 2024 il dato è leggermente calato, ma con ventuno episodi rimane comunque su livelli significativi. La geografia di questi attacchi non è cambiata: Italia  e Grecia restano i principali teatri, sottolineando la persistenza di un terreno politico e sociale fertile per l’attivismo anarco-insurrezionalista. La narrazione che accompagna tali azioni conserva elementi storici ben radicati: l’opposizione al capitalismo, il rifiuto del militarismo e la solidarietà con i detenuti. Temi che richiamano tradizioni profonde del movimento anarchico europeo e che vengono espressi oggi attraverso forme di violenza nel corso di manifestazioni, incendi e sabotaggi, continuando a costituire un segnale d’allarme per le autorità di sicurezza. Il separatismo rimane un fenomeno altamente disomogeneo, ha registrato un picco di 70 attacchi in Corsica nel 2023, ma il 2024 ha registrato solo 4 episodi. Non si fermano in ogni caso le attività di propaganda nell’ambito dei separatismi.       Aspetti trasversali e nuove traiettorie della minaccia. Diversi fattori contribuiscono a spiegare l’andamento della minaccia terroristica in Europa, ma nessuno risulta così determinante come il contesto geopolitico e i conflitti in corso. La guerra in Ucraina e il rinnovato conflitto israelo-palestinese hanno inciso profondamente sulle narrative radicali, fungendo da catalizzatori per nuove forme di estremismo. In particolare, si è assistito a una recrudescenza dell’antisemitismo, con possibili scenari di collaborazione tra realtà radicalizzate nell’ambito ideologico e religioso. Tali evoluzioni mostrano come le dinamiche internazionali non rimangano confinate al piano militare o politico, ma si riflettano anche nel terreno sensibile delle percezioni, delle identità e delle strategie di propaganda. Altro fattore di influenza è rappresentato dall’aumento del coinvolgimento giovanile nella pianificazione e nella propaganda. La radicalizzazione avviene spesso attraverso piattaforme criptate, gaming communities, materiale audiovisivo che mescolano l’ideologia estremista ad altre forme di cultura comunicativa. L’introduzione dell’intelligenza artificiale, in particolare attraverso la creazione di contenuti manipolati come i deepfake, ha ampliato le possibilità della propaganda estremista, rendendola più sofisticata e difficile da smascherare. Parallelamente, la diffusione capillare di strumenti digitali e piattaforme criptate complica il lavoro degli investigatori, che si trovano a fronteggiare un nemico sfuggente, capace di rinnovare costantemente le proprie tattiche. Ogni progresso nelle capacità delle forze di sicurezza trova infatti una risposta speculare da parte delle reti radicali, le quali si adattano rapidamente, sperimentano nuovi canali e ridefiniscono le proprie strategie per mantenere efficace la loro azione comunicativa. Pur facendo riferimento a ideologie e contesti diversi, i terroristi e gli estremisti violenti hanno delle pratiche in comune: utilizzano gli stessi ambienti digitali e adottano tecniche analoghe per la diffusione del materiale di propaganda.  I dati riportati nei EU Terrorism Situation and Trend Report (TE-SAT)   annuali (2020-2024) evidenziano che il terrorismo in Europa non è un fenomeno in contrazione, ma piuttosto in continua evoluzione. È altrettanto cruciale agire sul fronte della prevenzione, rafforzando in particolare i programmi rivolti ai giovani. Gli ambienti digitali, con la loro capacità di diffusione rapida e capillare della propaganda, rappresentano oggi uno dei terreni più sensibili, mentre i contesti detentivi minorili continuano a costituire luoghi ad alto rischio di radicalizzazione. In entrambi i casi diventa fondamentale disporre di strumenti efficaci di intercettazione precoce, in grado di riconoscere tempestivamente i segnali di vulnerabilità e di intervenire prima che essi si trasformino in percorsi di adesione a ideologie estremiste. A cura della Analista Geopolitica ANGELINI Rita

  • Gli investimenti della Cina nel continente africano (del dott. Giacca Fernando)

    Grazie ai suoi investimenti pluridecennali oggi la Cina rappresenta il partner commerciale più importante per l’Africa ed è uno dei principali donatori di aiuti per lo sviluppo del continente. Negli ultimi venti anni Pechino ha rafforzato i suoi legami con i paesi africani, con importanti investimenti in infrastrutture e settori strategici, in particolare in energia e risorse minerarie come litio e cobalto. Gli scambi tra Cina e Africa hanno inizio negli novanta, mentre a partire dal 2000 nasce il Forum sulla cooperazione sino-africana (Focac). Si tratta di accordi reciprocamente vantaggiosi (win-win) e senza interferenze politiche, che comprendono finanziamenti ai fini di miglioramenti, relativi ad esempio ai trasporti come il progetto di una ferrovia che collega l’Etiopia al porto di Gibuti e il porto di Lekki in Nigeria. In Namibia sarà costruito il più grande impianto di desalinizzazione d’acqua dell’Africa (produrrà venti milioni di tonnellate d’acqua all’anno), con un impatto fondamentale sulla disponibilità di acqua dolce nel paese di cui vi è sempre stata una notevole carenza. Il Burundi invece ha annunciato l’accordo per la produzione di circa 13 mila tonnellate di caffè per il 2025-2026 da destinare al mercato cinese. Sul piano militare invece, mediante una delle sue aziende della difesa più importanti Norinco, la Cina ha stretto accordi in Mali, Niger e Burkina Faso. Tra i principali destinatari dei prestiti stanziati per i prossimi anni abbiamo Angola, Etiopia, Egitto, Nigeria e Kenya. C’è chi però si chiede se da questi investimenti ci sia uno scopo di lucro e/o soprattutto se si tratti di un velato neocolonialismo. Si parla anche di prestiti con tassi molto alti e quindi difficilmente restituibili e di una disomogenea distribuzione di ricchezza, resta il fatto però che il Dragone negli ultimi anni ha investito una somma di circa 180 miliardi di dollari e che oltre alle tipologie di investimento già citate, ha la volontà di rendere l’Africa un continente digitalizzato, con un sistema di telecomunicazioni avanzato, riducendone il deficit, incrementando gli scambi commerciali e costruendo numerose centrali elettriche. L’Africa quindi potrà trarne beneficio sia in termini di economia che di demografia e nel breve periodo nuovi investitori potrebbero essere attratti da questo progetto di crescita. Ma è doveroso però sottolineare che la Cina sia una delle poche superpotenze mondiali che si sta prodigando per gli interessi del sud del Mondo con un approccio da “Stato-imprenditore” e non bellicista. fonte: dott. Fernando Giacca Analista Geopolitico Referente SQUAD

  • Criminologia della sicurezza urbana: analisi, strategie e prospettive. (del dott. Di Sansebastiano Carlo)

    Nelle città moderne, la sicurezza non si misura solo con il numero di crimini commessi, conta anche e soprattutto quanto le persone si sentono al sicuro quando camminano per strada, prendono un autobus o si incontrano in piazza. Per molti, sentirsi sicuri equivale a non vedere reati intorno a sé. Ma la realtà è più complessa. La sicurezza urbana comprende anche la percezione soggettiva dei cittadini: un quartiere può avere pochi reati registrati, ma se è sporco, mal illuminato o privo di servizi, la gente continuerà ad evitarlo. Possiamo quindi affermare che l’ambiente fisico può facilitare o ostacolare il crimine. Ad esempio, zone degradate o abbandonate trasmettono un senso di impunità, se nessuno si prende cura di un luogo, perché dovrebbero rispettarlo? Scarsa illuminazione e spazi senza visibilità aumentano il rischio di aggressioni. Infrastrutture mal progettate possono offrire “opportunità” ai malintenzionati. La sicurezza, dunque, non è solo un fatto di polizia, ma un tema sociale e culturale che coinvolge urbanisti, amministrazioni pubbliche, associazioni locali e, ovviamente, gli stessi cittadini. E' qui che entra in gioco la criminologia della sicurezza urbana, un campo interdisciplinare che studia il crimine e la devianza in relazione agli spazi urbani, con l’obiettivo di comprendere e prevenire i fenomeni criminali attraverso l’analisi del contesto sociale, spaziale e istituzionale delle città. Negli ultimi decenni, la crescente urbanizzazione, l’eterogeneità sociale e le trasformazioni economiche hanno posto nuove sfide alla sicurezza urbana, rendendo questo settore della criminologia sempre più rilevante per amministratori pubblici, forze dell’ordine e studiosi. La sicurezza urbana oggi si confronta con sfide globali come l’immigrazione, il cambiamento climatico, la digitalizzazione e le disuguaglianze. La criminologia urbana deve quindi ampliare i propri strumenti di analisi, integrando l’uso di dati digitali, analisi predittive e approcci partecipativi, senza perdere di vista l’equità sociale e i diritti civili. Si rafforza la consapevolezza che la sicurezza non può essere garantita solo con la repressione o la tecnologia, ma necessita di politiche inclusive, progettazione urbana intelligente, e forti reti di solidarietà sociale. Le strategie di sicurezza urbana possono essere classificate in tre principali approcci: 1. Approccio repressivo: aumento della presenza di forze dell’ordine, videosorveglianza, pattugliamenti. Spesso criticato per il rischio di criminalizzazione dei poveri e militarizzazione dello spazio pubblico. 2. Approccio preventivo: interventi sulla struttura urbana (urbanistica, architettura), programmi educativi, mediazione sociale, coinvolgimento delle comunità locali. 3. Approccio integrato: combina strumenti di prevenzione, coesione sociale e presenza istituzionale, mirando alla rigenerazione urbana e al rafforzamento del capitale sociale. Un elemento chiave della criminologia della sicurezza urbana è il coinvolgimento diretto dei cittadini nella costruzione della sicurezza. Pratiche come la sorveglianza di vicinato, i forum civici, e i patti di sicurezza urbana permettono di condividere responsabilità tra istituzioni e cittadini, rafforzando il senso di appartenenza e il controllo sociale informale. In conclusione La sicurezza urbana non è solo assenza di crimine. È vivibilità, equità, fiducia, ed è frutto di un lavoro collettivo. Costruire città sicure significa costruire città più umane. La criminologia della sicurezza urbana offre strumenti teorici e pratici per comprendere e affrontare il crimine nel contesto urbano, evidenziando l’importanza del territorio, della percezione e delle dinamiche sociali. Solo un approccio multidimensionale e partecipato potrà promuovere città più sicure, giuste e sostenibili per tutti i cittadini. Dott. Carlo Di Sansebastiano Criminologo Docente in materia di Difesa, Vigilanza e Sicurezza.

  • LA GUARDIA PARTICOLARE GIURATA OGGI: condizione attuale e prospettive future (di Angelo Giardini e Stefano Bassi – Professionisti della Security certificati UNI 10459:2017)

    La Guardia Particolare Giurata (di seguito anche G.P.G.), è un incaricato di pubblico servizio (ai sensi del decreto legge 8 aprile 2008 n. 59 - convertito in legge 6 giugno 2008 n. 101 - che ha modificato l'art. 138 del TULPS, anche la G.P.G., che lavori alle dipendenze di un Istituto di Vigilanza privato è qualificabile come "incaricato di pubblico servizio") ed è una figura professionale sempre più richiesta nel panorama dei servizi di vigilanza, dedita alla prevenzione di reati contro il patrimonio e alla protezione di beni mobili ed immobili, pubblici e privati. Non solo, per gli effetti dell’art. 358 c.p. e come statuito dalla Cassazione (cfr. sentenze n. 10138/1998 e n. 467/1999), ai fini del riconoscimento della qualifica di incaricato di pubblico servizio è richiesto l’esercizio da parte dell’operatore di un minimo di potere discrezionale , che implichi lo svolgimento di mansioni "intellettuali" . Per trasposto, alla G.P.G. sono attribuite competenze e prerogative non comuni a qualsiasi esecutore di un servizio e sono richieste azioni non meramente materiali e pratiche, bensì anche l’uso della discrezione in termini operativi e di scelta consapevole (e spesso caratterizzata dall’immediatezza) nell’agire, nonché l’esercizio dell’intelletto, che si concreta nella capacità di discernere, analizzare, determinare le proprie scelte, relazionarsi con figure eterogenee, redigere accurata documentazione di servizio, attendere ai propri compiti con ordine e rigore 1 . La regolamentazione è chiara e il Decreto del Ministero dell’Interno del 1° dicembre 2010 n. 269 e ss.mm.ii., fissa i paletti entro i quali gli Istituti di Vigilanza debbono e possono muoversi, per la salvaguardia del bene patrimoniale, impiegando le proprie G.P.G. in svariati ambiti operativi quali vigilanza fissa armata presso obiettivi sensibili e sedi istituzionali, porti, aeroporti, stazioni ferroviarie e metropolitane, attività di pattugliamento e intervento su allarme, telesoccorso, televigilanza e telesorveglianza, trasporto e custodia valori, ecc. Ambiti operativi che dalla protezione patrimoniale si estendono, in via mediata, ma giocoforza automatica, alla  protezione delle persone . Si pensi alle attività denominate di sicurezza sussidiaria esercitate presso infrastrutture critiche (cfr. anche D.M. 154/2009 e norma UNI 10891:2022) in cui, oltre al presidio del sito, sono svolte attività di antiterrorismo, controllo bagagli, controllo titoli abilitativi, ecc. o, ancora, al caldeggiato impiego delle G.P.G. nella prevenzione e controllo della criminalità in ambito urbano, realizzando il concetto di  SICUREZZA INTEGRATA , basata su di una forte sinergia con le Forze dell’Ordine, contesto in cui agli Istituti di Vigilanza sono affidate le attività di prevenzione, mediante servizi di presidio e pattugliamento, e alla FF.OO. quelle di intervento su chiamata (spesso da parte delle Centrali Operative degli Istituti di Vigilanza notiziate dagli operatori in servizio sul territorio) e, ovviamente, di mantenimento dell’ordine pubblico e polizia giudiziaria. Queste funzioni e orizzonti operativi, innalzano da un lato il valore della professione e impongono l’impiego di risorse idonee, formate, addestrate e responsabilizzate; dall’altro, dovrebbero essere di sprono e forte motivazione per il singolo operatore, che si percepisce così  parte attiva dei processi di security privata e pubblica sicurezza , affiancato agli operatori di Stato. Nonostante la vasta gamma di impiego delle G.P.G., la presenza di norme, regolamenti, certificazioni e quanto altro previsto per poter svolgere adeguatamente i compiti affidati, la G.P.G. vive, da troppo tempo, un momento di scarsa considerazione e riconoscimento, per le principali motivazioni che seguono: ·         retribuzione mensile “bassa” , rispetto agli effettivi impegni e ai rischi connessi all’attività svolta; ·         “ turnazioni pesanti ” che, a lungo andare, fanno scemare la volontà di mantenere il posto di lavoro; ·         ricambio generazionale , da rivedere e motivare, in termini di interesse e partecipazione alle politiche degli Istituti di Vigilanza; ·         scarsa preparazione delle aspiranti G.P.G. prima dell’immissione in servizio, si pensi ad esempio a quanto concernente l’uso delle armi, all’attività di pattuglia solitaria, ai servizi notturni, ecc. con conseguente esposizione a rischi , assunzione e accettazione degli stessi, sia da parte degli interessati (ignari), che da parte degli Istituti di Vigilanza (consapevoli); ·         scarso rispetto della funzione e  assenza di percezione del valore della professione  da parte di Istituzioni, aziende e collettività, in aggiunta alle pregiudizievoli condizioni di cui ai punti che precedono; ciò comporta fenomenologie di disaffezione dal lavoro , di burnout (esaurimento psico-fisico da stress lavorativo),  boreout  (insoddisfazione e non realizzazione nel lavoro, a prescindere anche dagli aspetti economici dello stesso) e quiet quitting (disinteresse per il lavoro, che si traduce nel fare il minimo necessario per l’adempimento degli obblighi derivanti dal contratto di lavoro). Una delle soluzioni che può, almeno in parte, “limitare” i danni di un LOOP incontrollabile, al quale siamo oramai abituati, è quella di procedere con un’attenta  SELEZIONE  di figure che abbiano le giuste caratteristiche fisiche e mentali, pronte ad affrontare con passione e dedizione il lavoro, FORMARE adeguatamente le aspiranti G.P.G., permettendo loro di presentarsi a “colloquio” con gli Istituti di Vigilanza, avendo le carte in regola per una SICURA E PROFICUA IMMISSIONE IN SERVIZIO . Questa è la prima fase, che deve essere necessariamente accompagnata da una seconda, parimenti fondamentale, che richiede agli Istituti di Vigilanza di attivarsi con comportamenti virtuosi che non abbiano il solo fine di “tappare il buco”, bensì di fare crescere l’addetto/a, valorizzandone le capacità, facendolo/a sentire parte integrante dell’organizzazione, quale vero “BIGLIETTO DA VISITA” dell’azienda per la quale lavora e proiezione della stessa verso l’esterno. In questa situazione, gli Istituti di Vigilanza, così come imprese e Istituzioni che si avvalgono dei servizi di security mediante G.P.G., ben dovrebbero tenere presente che la qualità dell’operato di queste ultime, così come il loro ordine, cura della divisa, modalità relazionali, attitudine, mindfulness, prontezza, ecc., hanno un significativo impatto di immagine e sulla REPUTAZIONE dell’organizzazione. Un reclamo di un utente presso un aeroporto oppure un centro commerciale, una non conformità rilevata da un cliente che si avvale della pattuglia notturna e via dicendo, possono comportare danni indiretti e consequenziali per l’Istituto che eroga i servizi, così come per l’organizzazione che ne fruisce, a causa della percezione da parte dei portatori di interesse di inaffidabilità, inconsistenza, inefficacia, inidoneità, ecc. del personale in servizio. Ricordiamoci che la creazione, la commercializzazione e l’immissione sul mercato di un qualsivoglia prodotto/servizio, segue delle precise regole di marketing e anche gli Istituti di Vigilanza, essendo anch’esse delle imprese commerciali, non possono sottrarsi a queste, dovendo pertanto valorizzare nel migliore dei modi il loro PRODOTTO FINITO: LA GUARDIA PARTICOLARE GIURATA . Detto ciò, occorre costruire sulla situazione attuale un’azione sinergica, effettuare perciò un’opera di ricostruzione e contrastare così fattivamente la decostruzione della professione, dove la DOMANDA e l’OFFERTA si incontrino, ma su basi nuove e aggiornate,  al passo con i tempi , che vedano preservati il  LAVORO , la  VITA PRIVATA e la  PASSIONE , elementi che debbono necessariamente incastrarsi gli uni con gli altri, altrimenti non ci si può lamentare se non si riescono a trovare figure che vogliono affrontare la sfida e non ci si può stupire se le G.P.G. in forza vogliono cambiare direzione di vita partendo proprio dal cambio di posto di lavoro. Alle necessarie azioni e prese di posizione e coscienza da parte degli Istituti di Vigilanza, si deve accompagnare una forte e pregnante CONSAPEVOLEZZA da parte dei singoli operatori. Il benessere lavorativo è raggiungibile anche e soprattutto attraverso la consapevolezza dell’importanza e del valore del proprio ruolo, del sentirsi parte attiva e fondamentale di un processo che ha rilevanza pubblica, a maggior ragione oggigiorno in cui è forte la percezione di insicurezza da parte di imprese e cittadini e l’esposizione a condotte criminose. Per questo è fondamentale affrancare la funzione da una visione retrograda di “vigilantes” e innalzarla, come da intenzione delle vigenti norme, a quella di professionisti al fianco di Istituzioni e cittadini nell’attuazione del concetto di  SICUREZZA PARTECIPATA e CONDIVISA . I primi che debbono affrancarsi dalla succitata condizione, sono proprio gli operatori stessi, mediante un processo di auto-consapevolizzazione, seguiti dalla parte datoriale che deve attuare strategie di gestione volte al benessere organizzativo del personale e alla fidelizzazione dello stesso, a sviluppare una  cultura identitaria  e un  senso di appartenenza  forte e motivato, facendo leva su sani principi, già peraltro condivisi da molti operatori, quali senso delle Istituzioni e dello Stato, del dovere, della dedizione al Paese e al proprio territorio, del valore della sicurezza quale bisogno fondamentale dell’essere umano nella società odierna. A tutto ciò, deve necessariamente fare seguito un riconoscimento formale e sostanziale da parte delle pubbliche Autorità e il coinvolgimento attivo degli Istituti di Vigilanza nelle attività di prevenzione crimine e condotte antigiuridiche. Occorre perciò oggi fare una scelta di campo e fermarsi a riflettere sulle cause del perché oggi si è arrivati ad avere scarsità di addetti, a fronte di una richiesta lavorativa sempre più crescente. Gli Istituti di Vigilanza debbono, come fanno altre aziende, colmare il gap del Contratto Collettivo nazionale, non certo al passo con i tempi e men che meno premiante, inserendo nel rapporto lavorativo incentivi e welfare aziendale che tendano a fidelizzare i propri dipendenti, ricordando loro che sono i PRIMI CLIENTI dell’azienda, investendo in SELEZIONE e FORMAZIONE , anche per il tramite di soggetti terzi esperti di security management e attività operative, creando le giuste condizioni di innesco, per riportare nuovamente in auge una figura molto importante e molto richiesta, a tutto vantaggio degli interessati e degli stessi Istituti di Vigilanza. Il cambio di passo è auspicabile e possibile, occorre che tutti gli addetti ai lavori forniscano il loro contributo, per dare seguito ad un  cambiamento epocale ,  incentivante  e necessario  per affrontare le sfide presenti e quelle future. Buona riflessione e BUON LAVORO… 1 In questo quadro, al fine non solo dell’ossequio alla normativa, bensì anche e soprattutto o al fine di riconoscere il doveroso valore alla qualifica, si precisa che l’art. 358 c.p. dispone che "agli effetti della legge penale, sono incarica di un pubblico servizio coloro i quali, a qualunque tolo, prestano un pubblico servizio". Il secondo comma, novellato dalla L. 86/90 e successivamente dalla L.181/92, precisa che per "pubblico servizio deve intendersi un'attività disciplinata nelle stesse forme della pubblica funzione, ma caratterizzata dalla mancanza dei poteri pici di questa ultima […]”. Questi poteri, esclusivi dei pubblici ufficiali, sono quelli deliberativi, autoritativi e certificativi, ma è bene notare che nell’esercizio delle proprie funzioni le G.P.G. possono procedere all’uso della forza ai sensi degli art. 52 e 53 c.p., redigere relazioni di servizio con valore probatorio ed essere altresì precettate dalle Forze dell’Ordine in caso queste necessitino di supporto durante l’attività opera va (ad esempio per procedere ad un arresto, per gestire un’emergenza terroristica, un tumulto e altre attività con evidenza di pubblica sicurezza). Gli art. 336 e 337 c.p., infine, prevedono fattispecie di reato a tutela peculiare degli incarica di pubblico servizio, al pari dei pubblici ufficiali, a fronte di violenza, minaccia e resistenza, mentre compiono un a o di ufficio o di servizio. La tutela di che trattasi, rafforza pertanto la funzione della G.P.G. e il valore della stessa durante l’esecuzione della mansione lavorativa, analogamente a quanto previsto per le forze di polizia, demarcando ne amente la differenza coi priva cittadini. SM Giardini Angelo UNI10459:2017 SM Bassi Stefano UNI 10459:2017

  • La Microcriminalità: un fenomeno sottovalutato ma pericoloso (del Ref. dott. Carlo Di Sansebastiano)

    La microcriminalità è un fenomeno che spesso sfugge all'attenzione dei media e delle istituzioni, ma che ha un impatto significativo sulla vita quotidiana delle persone. Sebbene venga comunemente definita come una forma di criminalità minore, i suoi effetti sono tutt'altro che trascurabili, creando insicurezza nelle comunità e alimentando un circolo vizioso di illegalità che può crescere rapidamente. Cosa si intende per Microcriminalità? La microcriminalità si riferisce a crimini di entità ridotta, spesso commessi da individui o piccoli gruppi, che non sono percepiti come gravi reati dal punto di vista giuridico o sociale, ma che comunque violano la legge. Gli esempi più comuni sono il furto d'appartamento, le rapine a mano armata, lo spaccio di droga su piccola scala, i danneggiamenti, i furti nei negozi, l'accattonaggio molesto, le truffe e i borseggi. A differenza della criminalità organizzata o dei crimini di maggior rilievo, che tendono ad avere un impatto su larga scala, la microcriminalità si manifesta in modo diffuso nelle aree urbane, ma può verificarsi anche nelle zone più tranquille. A volte, le azioni di microcriminalità sono considerate solo fastidiosi inconvenienti, ma la loro accumulazione può avere gravi conseguenze. Le ragioni dietro la microcriminalità sono molteplici e complesse. Alcune delle cause più comuni includono: - povertà e disuguaglianza sociale: In contesti socio-economici fragili, la microcriminalità è spesso vista come una via d'uscita per soddisfare bisogni immediati, come il cibo, l'abbigliamento o l'alcol; - sfiducia nelle istituzioni: in alcune aree, la percezione che la giustizia e la polizia siano inefficaci o corrotti può spingere gli individui a ricorrere a comportamenti illegali come mezzo per ottenere potere o risorse; - difficoltà educative e familiari: una mancata educazione o un ambiente familiare disfunzionale possono predisporre i giovani a diventare coinvolti in attività criminose di piccola entità, spesso per cercare un senso di appartenenza o per sfuggire alla noia; - fattori psicologici e sociali: la microcriminalità può essere anche il risultato di frustrazioni personali, problematiche di salute mentale o semplicemente della ricerca di "eccitazione" attraverso atti illeciti. Sebbene la microcriminalità possa sembrare di minore entità rispetto ai grandi crimini, le sue conseguenze non sono da sottovalutare. Ecco alcuni degli effetti principali: - declino della qualità della vita: i crimini minori, se lasciati senza controllo, possono ridurre significativamente la qualità della vita di chi vive nelle aree colpite. La paura costante di essere derubati o molestati può portare le persone a rinunciare a partecipare alla vita sociale, riducendo il senso di comunità; - sfiducia nelle forze dell'ordine: la percezione che la polizia non possa o non voglia affrontare il problema della microcriminalità crea un clima di sfiducia, che può ulteriormente alimentare l'illegalità; - sostenibilità delle politiche pubbliche: quando la microcriminalità aumenta, le risorse destinate alla prevenzione e alla repressione devono essere incrementate. In alcuni casi, ciò porta a una diminuzione dell'efficacia delle politiche di sicurezza pubblica, con il rischio di esaurire i fondi per affrontare altre problematiche sociali; - infiltrazione in attività illegali più gravi: la microcriminalità può fungere da "scuola" per attività più gravi, portando giovani e adulti a un'escalation di comportamenti illeciti che, in alcuni casi, sfociano in crimini di maggiore entità. Affrontare la microcriminalità richiede un approccio multi-dimensionale che consideri non solo la repressione dei reati, ma anche la prevenzione e l'inclusione sociale. Ecco alcune possibili soluzioni: 1. Investire in educazione e formazione: un'educazione solida e opportunità di formazione professionale possono offrire ai giovani alternative valide alla criminalità. Offrire programmi di mentoring e supporto psicologico può essere utile per prevenire l'insorgere di comportamenti devianti. 2. Maggiore presenza delle forze dell'ordine: la prevenzione e la dissuasione attraverso una maggiore visibilità della polizia nelle strade e nei quartieri ad alto rischio sono misure efficaci per combattere la microcriminalità. La creazione di rapporti di fiducia tra le forze dell'ordine e la comunità può migliorare significativamente la percezione di sicurezza. 3. Sviluppo di politiche di inclusione sociale: offrire risorse economiche e sociali alle aree svantaggiate, creando occasioni di integrazione e inclusione per le persone emarginate, può ridurre le motivazioni alla criminalità. 4. Sistemi di sorveglianza e tecnologia: l'uso di telecamere di sorveglianza e altre tecnologie avanzate può fungere da deterrente per la microcriminalità, soprattutto nelle aree pubbliche e nei luoghi ad alta concentrazione di persone. Conclusioni La microcriminalità, pur essendo spesso percepita come un fenomeno marginale, ha effetti tangibili e destabilizzanti sulle comunità. La sua prevenzione e gestione richiede un intervento coordinato tra le forze dell'ordine, le politiche sociali e la comunità stessa. Affrontando le cause alla radice, attraverso l'educazione, l'inclusione sociale e una maggiore presenza sul territorio, è possibile ridurre l'impatto di questo tipo di crimine e restituire un senso di sicurezza e coesione alla società. Dott. Carlo Di Sansebastiano Criminologo

  • Von der Leyen e Trump, l’accordo commerciale tra Unione Europea e StatiUniti (del dott. Andrei Costin Banu)

    Nei mesi precedenti, fino a febbraio 2025, l’UE aveva criticato con forza la politica commerciale “aggressiva” degli Stati Uniti, definendola una deviazione dalle norme di un commercio aperto e prevedibile. Donald Trump aveva minacciato dure tariffe, quasi fino al 50 %, alimentando un clima di incertezza e di conseguenza, indebolendo i mercati. Stiamo analizzando il rapporto commerciale bilaterale più importante al mondo, con scambi che avevano superato i 1,6 trilioni di euro nel 2024 (867 mld in beni e 817 mld in servizi), sostenuti da investimenti reciproci imponenti in tutti i campi. Il 27 luglio viene raggiunto un’intesa, lungo il confine scozzese. Stati Uniti imporranno una tassa del 15% sulle importazioni UE, includendo il settore farmaceutico, automobilistico, minerario ma non solo. L’accordo prevede acquisti da parte dell’UE: $750 mld di energia elettrica da comprare agli USA entro il 2028 e $600 mld in investimenti UE negli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump. Si aggiunge una riduzione delle barriere e introduce un sistema di quote su acciaio e alluminio per affrontare la sovracapacità. Il punto che rende l’accordo geopoliticamente rilevante è l’acquisizione di energia americana per diversificare le fonti e rafforzare la sicurezza energetica europea, sostituendo parte del gas e petrolio russi. Quest’ultima considerazione ha implicazioni non dichiarate sia per l’attuale guerra russo- ucraina e sia per l’ultimo incontro tra Stati Uniti e Russia, tenutasi in Alaska, il 15 agosto. Vladimir Putin, oltre a considerazioni vaghe e proclami a favore della pace, non ha raggiunto nessun accordo sulla fine della guerra in Ucraina, anzi, ha dichiarato di essere intervenuto in favore delle popolazioni russofone a Donetsk, Luhansk, Zaporizhzhya e Kherson. Cosa ha in comune questo incontro tra due superpotenze con il “trattato USA – UE"? Il piano di Donald Trump è di contenere l’espansione russa e costringere l’Unione Europea a rinunciare ad una libera interpretazione di un ruolo multipolare o la scelta di altri partner principali come la Cina o la Russia. Tuttavia, si tratta di accordi politici senza vincoli e questo porta alle seguenti considerazioni: 1. Assenza di istruzioni più dettagliate. I dazi per le automobili richiedono ordini esecutivi da parte degli USA, ancora non emessi. 2. Persistono disaccordi anche sulla regolamentazione digitale, specie sulla Digital Services Act dove Trump spinge per concessioni che l’UE considera non negoziabili. 3. Definizione del testo definitivo: Le parti stanno scambiando versioni del comunicato con modifiche e suggerimenti. Questo favorisce certamente la cooperazione e il lavoro comune ma senza una firma, da entrambe le parti, non ci sarà esecuzione. 4. Stessi problemi per il settore dei semi conduttori che necessitano di autorizzazioni speciali negli Stati Uniti e di ogni singolo membro dell’Unione Europea. Alcuni commentatori, come l’ex ambasciatore Gardner, ritengono che l’accordo sia troppo sbilanciato a favore degli USA: l’UE avrebbe concesso troppo in cambio di promesse difficilmente vincolanti. I costi scaricati sui consumatori europei con l’aumento dei prezzi dell’energia americana e per gli esportatori europei ci sono minori guadagni a medio lungo termine. Inoltre, si crea una situazione dipendenza energetica, bloccando il New Green Deal Europeo. Il Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen è stata sommersa di critiche per un accordo, evidentemente, poco concreto e senza vincoli. Considerando anche le precedenti accuse per corruzione alla sua figura e la situazione generale europea, la sua leadership non è considerata attendibile da molti partiti politici ed esperti del settore. La mancanza anche di una figura che centralizzi la politica europea è una delle debolezze strutturali dell’Unione che si uniscono al malcontento generale per le questioni economiche e sociali e soprattutto per le politiche migratorie. Un’Unione Europea che manca di compattezza e di forza decisionale che riduce le sue possibilità di negoziazione con altri partner e accetta un semplice ruolo di satellite Usa, all’interno dello scacchiere internazionale. fonte: dott. Geopolitico Andrei Costin Banu

  • Omicidio ispettore Ciro Luongo " rabbia, reato d' impeto e over killing: le dinamiche complesse delle famiglie ricostituite" (della dott.ssa Daniela Pancani)

    In merito al tragico episodio avvenuto lunedì 18 Agosto 2025 a Melito di Napoli, in cui l' Ispettore di Polizia Ciro Luongo è stato ucciso per mano del figlio della sua compagna Roberto Marchese, la SQUAD esprime in primis le più sincere condoglianze e si unisce al dolore della famiglia e dei colleghi del Comando Provinciale di Polizia del territorio, rinnovando come in altre situazioni a sfondo criminologico la disponibilità a collaborare con i servizi preposti e a sostenere il nucleo familiare e i colleghi dell' Ispettore dal punto di vista psicologico se richiesto. Alcune riflessioni emergono circa il tragico omicidio, che meritano di essere attenzionate anche a scopo preventivo. L' apparente movente che avrebbe fatto scattare l' azione criminosa da parte di Roberto Marchese è stata " la fuga del pappagallo" di casa, a causa di una "distrazione" di quest' ultimo nell' aver lasciato la finestra aperta ( anche qui potremo discuterne e si aprirebbero metafore legate a ciò che puo' significare aprire una gabbia, al suo significato simbolico). Da questo emerge il susseguirsi di una discussione accesa tra l' Ispettore e il figlio della compagna. È chiaro che " la fuga del pappagallo" pare essere solo la " punta di un iceberg ", rispetto ad un substrato probabilmente di frustrazione e rabbia irrisolta che il figliastro nutriva verso l' Ispettore di Polizia. Non conosciamo la storia familiare in dettaglio ma ciò che emerge da una possibile ipotesi rispetto alla criminogenesi e alla criminodinamica del caso in questione è innanzitutto un reato posto in essere, ascrivibile ad un " reato d' impeto", che poggia su uno stato rabbioso che si è strutturato e stratificato nel tempo e che, come in tutti gli stati emotivi non elaborati, può emergere in modo violento con meccanismi di acting- out, ovvero di passaggio all' atto senza una elaborazione psichica. Nei reati d' impeto difatti spesso sono i " futili motivi" a slatentizzare contenuti emotivi potenti che prendono così il sopravvento proprio perché non modulati da una capacità di riflessione e di insight. L' azione omicidaria, mostra anche un fenomeno di perdita del controllo, legato oltre che alla rabbia esplosiva, al fenomeno dell' over killing, ossia quando l' azione violenta e cruenta agita, è sproporzionata per lo scopo che si vuole raggiungere ( più o meno inconsciamente). Sembra infatti che l' Ispettore di Polizia sia stato colpito con numerosi fendenti nella regione toracica e nel collo, che ne hanno provocato purtroppo la morte. Tale efferatezza dell' azione omicidaria e le modalità con cui è avvenuta , depone per un reato d' impeto. La condotta del ragazzo, nella fase post criminosa, sembra essere organizzata in quanto scappa e si reca presso l' abitazione del padre biologico, come a ricercare una sorta di "rifugio" e "protezione". Tale condotta, denota una ricerca nel ragazzo di un sistema protettivo e di supporto, che probabilmente riconosceva soltanto nella figura del genitore biologico. Si ipotizza anche che la situazione psicologica del ragazzo, fosse all' interno di un probabile "Edipo irrisolto" in cui (il bambino, attratto dalla madre, vive il padre come un rivale e nutre gelosia verso il nuovo compagno della madre). Questo può rappresentare una manifestazione di una "dinamica edipica irrisolta", in cui il bambino, teme di perdere l' amore esclusivo della madre. Tale situazione, si inserisce nella dinamica, altrettanto complessa delle " Famiglie Ricostituite". Queste ultime, si formano quando uno o entrambi i partner di una nuova coppia, portano con sé i figli nati da precedenti relazioni. Questo può creare, situazioni molto variegate e complesse, in cui i figli devono adattarsi ad un nuovo nucleo familiare, con figure genitoriali e fratellastri/sorellastre non biologiche. Questa tipologia familiare, così come quelle " Ricomposte", presentano una maggiore complessità relazionale. Entrambe possono affrontare sfide legate all' Adattamento, alla ridefinizione dei ruoli e alla gestione dei rapporti con gli ex partner e le rispettive famiglie allargate. La comunicazione e la flessibilità sono fondamentali per il buon funzionamento di queste famiglie e spesso difatti, necessitano di un periodo di assestamento e di una attenta gestione delle dinamiche relazionali. Talvolta si rende anche necessario il supporto psicologico per aiutare queste famiglie a superare le difficoltà e a costruire così relazioni sane e positive. Quello che emerge dalla criminogenesi e dalla criminodinamica dell' omicidio dell' Ispettore di Polizia Ciro Luongo, agito dal figlio della compagna, è che con molta probabilità, la dinamica relazionale , comunicativa ed affettiva che esisteva tra i due, presentasse non poche acredini che purtroppo hanno portato all' acting out omicidario da parte del ragazzo. La sfida di queste famiglie ma anche delle famiglie "tradizionali"( perché non mancano anche in esse episodi purtroppo di cronaca), è quella di ricercare un supporto psicologico, che possa fare da "detonatore" delle complesse dinamiche relazionali e dei potenti correlati emotivo/ affettivi che sono in gioco. In questa società purtroppo rappresenta ancora troppo uno "stigma" il sostegno psicologico ma con convinzione riteniamo che debba essere contrastato ed affrontato. Le famiglie possono essere un rifugio o una gabbia mortale per molte persone ( e non importa essere morti nel corpo per subirne un danno). Noi Psicoterapeuti e Criminologi ne sappiamo certamente qualcosa! Dott.ssa Daniela Pancani Criminologa Referente SQUAD SMPD

  • Morto dopo intervento col taser a Olbia, due carabinieri indagati. Salvini: “Hanno fatto il loro dovere”

    L'ipotesi di reato è di omicidio colposo: l'iscrizione è un atto dovuto in vista dell'autopsia. La Garante regionale dei detenuti contro l'arma: "Tortura legalizzata" Due carabinieri sono indagati per la morte di Gianpaolo Demartis , il 57enne originario di Bultei (Sassari) deceduto sabato notte dopo essere stato fermato col taser a Olbia , dove aveva dato in escandescenze aggredendo i passanti per strada. Si tratta del capo pattuglia e del militare che è materialmente intervenuto con la pistola elettrica: l’ipotesi di reato è di omicidio colposo . L’iscrizione nel registro degli indagati, a quanto si apprende, è un atto dovuto dopo la decisione della Procura di Tempio Pausania di procedere all’ autopsia sul corpo della vittima, che sarà effettuata giovedì. Dopo l’intervento con la scarica, Demartis è morto in ambulanza per arresto cardiaco: gli accertamenti puntano ad accertare le cause esatte del decesso – l’uomo, come confermato dai familiari, era cardiopatico – e a ricostruire nei dettagli la dinamica. A nemmeno 48 ore di distanza dal suo decesso, nel Genovese un’altra persona, un 41enne cittadino albanese, è morto dopo un intevrento con il taser . “I miei assistiti sono profondamente dispiaciuti per quanto accaduto, ma hanno operato nel totale rispetto delle procedure e hanno svolto il loro lavoro in maniera proporzionata a tutela dell’incolumità della loro persona e dei cittadini”, dice all’ Ansa la legale dei due carabinieri indagati, Maria Paola Marro. “L’uso del taser è stato fatto per evitare quello della pistola, in una situazione di escalation di violenza in cui il soggetto non rispondeva a nessun tipo di alt ed era incontenibile. Il capo scorta, ora indagato come atto dovuto, è stato aggredito e ferito al volto. Entrambi i militari hanno diversi anni di servizio alle spalle e sono esperti qualificati anche nell’uso del taser. In totale serenità attendiamo l’esito dell’esame autoptico che si svolgerà giovedì prossimo e che accerterà le cause della morte. Siamo sereni e fiduciosi del lavoro della Procura”, conclude. Sulla vicenda sarda lunedì mattina è intervenuto il leader della Lega Matteo Salvini : “E adesso che nessuno se la prenda coi Carabinieri, che hanno difeso sé stessi e dei cittadini aggrediti, facendo solo il proprio dovere”, ha scritto sui social. Nelle stesse ore la garante regionale dei detenuti Irene Testa si scagliava contro l’arma: “Ancora una morte con il taser. Non è la prima volta che accade. Prima di lui pochi mesi fa un ragazzo di trent’anni. Uso di scariche elettriche per contenere il disagio, provocando effetti fisici e psichici devastanti. A volte la morte. Si può ancora consentire l’uso di strumenti di tortura legalizzata ?”, scriveva. La morte di Demartis ha turbato profondamente la comunità di Bultei, il suo paese d’origine: “Noi conosciamo bene la famiglia di origine di Gianpaolo, tutte persone di ottima morale , e anche lui è conosciuto come un ragazzo sveglio e intraprendent e”, racconta all’ Ansa il sindaco, Daniele Arca. “I genitori sono morti da tempo e in paese sono rimasti solo alcuni famigliari, anche il fratello più piccolo ha lasciato Bultei per trasferirsi per lavoro. Aspettiamo anche noi di capire cosa sia successo”, ha affermato. fonte: Morto dopo intervento col taser a Olbia, due carabinieri indagati. Salvini: "Hanno fatto il loro dovere"

  • Ispettore di polizia ucciso a coltellate: Ciro Luongo aveva 57 anni. Preso il killer, è il figlio della compagna

    Si chiamava Ciro Luongo  l'uomo trovato morto nella sua abitazione a Viale delle Margherite a Melito ( Napoli ). Luongo, 58 anni e ispettore di polizia del commissariato di Giugliano in Campania. sarebbe stato ucciso a coltellate al culmine di una lite in famiglia. Il killer sarebbe il figlio della compagna, 21 anni. Si chiama Roberto Marchese. carabinieri lo hanno rintracciato e bloccato qualche ora dopo essere scappato dall'abitazione di Melito dove è avvenuto il delitto.   L'omicidio, secondo una prima ricostruzione, è avvenuta al termine di una lite familiare: una discussione che è degenerata in una feroce aggressione, con il poliziotto colpito da numerosi fendenti dal giovane figlio della sua compagna. Quando i carabinieri sono arrivati sul posto, in seguito ad una chiamata al numero di emergenza, per Luongo non c'era più niente da fare. Le indagini, coordinate dalla procura di Napoli Nord, puntano ora a ricostruire la dinamica dell'omicidio e il movente che ha scatenato la lite finita in tragedia. L'obiettivo è capire se tra i due ci fosse un astio che covava da tempo, oppure se la violenza dell'assassino si è manifestata improvvisamente stasera. Ma, soprattutto, carabinieri e polizia sono concentrati nella caccia al ventunenne che, dopo aver ammazzato il patrigno, si è dato alla fuga. Ciro Luongo è considerato un poliziotto di grande esperienza, una persona benvoluta, e la sua uccisione ha destato sgomento tra chi lo conosceva e tra i suoi colleghi, che in queste ore ne ricordano le doti umane e professionali. fonte: Ispettore di polizia ucciso a coltellate: Ciro Luongo aveva 57 anni. Preso il killer, è il figlio della compagna

  • Ci Piacerebbe Essere 007? Come usare le microspie

    In questo articolo analizziamo insieme qual è la vera realtà nell’uso delle microspie: Le  microspie sono tra i più avanzati strumenti tecnologici per ascoltare conversazioni durante la sorveglianza audio. I primi passi nel mondo dell’audio sorveglianza  sono stati compiuti dal fisico sovietico, inventore anche del Buran, Léon Theremin negli anni ’40. Questa sua invenzione cambiò lo spionaggio sovietico e ricevette un premio da Stalin. La microspia era dotata di un sistema di intercettazione audio completamente non rintracciabile perché priva di qualsiasi parte elettronica. Usando l'energia elettromagnetica prodotta da alte frequenze radio, il congegno riusciva a trasmettere un segnale audio. La cimice passiva era formata da una membrana che fungeva da microfono, collegata ad un'antenna, il tutto chiuso in una piccola camera di risonanza acustica. Nel 1945 i russi nascosero il dispositivo in una placca di legno intarsiato raffigurante il Great Seal of the United States (chiamato La Cosa). Un gruppo di scolari russi la donò all'allora ambasciatore statunitense come "gesto di amicizia" tra alleati della seconda guerra mondiale, l’ambasciatore ignaro del microfono lo affisse nel suo ufficio, e la cosa rimase lì per 7 anni finché se ne accorsero. Come accorgersi della presenza delle microspie? Attraverso la bonifica ambientale, è un processo che in primo punto analizza il luogo individuando le zone più critiche. Poi si procede con l’intercettazione attraverso strumenti come i rilevatori a radiofrequenza e spettrometri. Le microspie vengono individuate stando attenti a non inquinare le prove e come ultima cosa verranno prelevate secondo normativa per raccogliere i dati per individuare chi ha commesso l’illecito. Oggi essendo sempre più piccole e potenti permettono, in modo discreto, di monitorare ambienti specifici. Con lo sviluppo di nuova tecnologia, i dispositivi sono sempre più sofisticati e difficili da rilevare, come le microspie ambientali e quelle GSM, che consentono di effettuare registrazioni audio e ascolto remoto in tempo reale. Le microspie ambientali essendo estremamente piccole sono facilmente occultabili in oggetti di uso comune, come sveglie, prese di corrente e penne. Funzionano tramite onde radio, Wi-Fi o Bluetooth trasmettendo dati ad un ricevitore nelle vicinanze. Le microspie GSM sono un dispositivo di ascolto che integra ana scheda Sim. Finché il dispositivo è in un’area di copertura di rete cellulare possono essere trasmettere anche a distanza.   Chi può utilizzare le microspie? Anche se nell’immaginario gli investigatori privati possono piazzare microspie, nella realtà gli investigatori non sono pubblici ufficiali, perciò, e aggiungo peccato, gli investigatori privati non possono posizionare microspie, come per tutti i “comuni mortali” vale anche per loro la normativa (617-bis / 615- bis del c.p.), nel caso un investigatore privato piazzi una microspia commette reato. Invece se ci fosse il consenso del coniuge per installare una microspia? Ci sono anche gli 007 casalinghi; come ad esempio un imprenditore umbro che dopo essere stato scoperto dalla polizia postale di Terni per aver installato una microspia gsm nel proprio appartamento per spiare le conversazioni in casa, è stato denunciato dal proprio famigliare. Un altro fatto è avvenuto a Silvio Berlusconi, durante un’intervista si è lasciato scappare che non è stato spiato da agenti segreti o dai PM ma bensì dalla moglie Veronica, per “pizzicarlo durante qualche scappatella”. In conclusione le microspie non possono essere usate da tutti quindi lasciamo questo strumento agli “addetti ai lavori!” Perché allora li vendono con tanta facilità nei negozi e sugli e-commerce? Il mercato delle microspie è in forte crescita, vengono acquistate per uso sia in ambito professionale che privato, in particolare per la protezione personale e per la protezione da furti. Le imprese possono utilizzare questi dispositivi, per garantire la sicurezza dei propri dipendenti, previa informativa e consenso dei lavoratori, questo vale anche per la videosorveglianza. In ambienti privati ne è consentita l’installazione, come la propria abitazione, purché ci sia il consenso di tutte le parti coinvolte. Quindi vuoi acquistare una microspia? Attenzione alla privacy si rischia una multa fino a 30 000 euro e dai 6 mesi ai 4 anni di reclusione. In ambito privato si può essere anche denunciati per danni e dover risarcire la “vittima”.  fonte: CIIE Referente Lentini Emanuela

  • Riflessioni sui "SUICIDI IN DIVISA" Analisi Psicosociale, del Modus Operandi e le ricadute sul contesto.

    Con particolare riferimento al triste episodio della dr.ssa Sandra Manfre' Vicequestore aggiunto di Polizia di Brindisi. Innanzitutto esprimo le mie più sincere condoglianze alla famiglia e alla squadra mobile di Brindisi per il triste episodio avvenuto lunedì 4 Agosto 2025. Quando si sente parlare di suicidio, si aprono varchi enormi rispetto all' enigma della vita, della morte e della sofferenza. LA PSICOANALISI cerca di concepire ogni teoria come possibile rappresentazione, ovvero come tratto della pensabilità di un' esperienza, che comunque rimane irrisolvibile nella sua intrinseca complessità. Questo implica nella disamina del comportamento suicidario quindi, la rinuncia di una "causalità diretta" che vada alla ricerca di cause ultime. Questo non vuol dire escludere i molteplici fattori in gioco e la loro relativa importanza ma soltanto non ritenere possibile una derivazione causale diretta tra tali fattori e le condizioni di carenza, fragilità del mondo psichico di un determinato individuo. L' esperienza clinica ci insegna che ogni caso è differente e quindi anche la sua eziologia è differente. Quante volte si sente dire di persone suicide che sembravano stare bene? Questo potrebbe in parte trovare spiegazione con la possibilità che il meccanismo psichico difensivo che prende il posto alla rimozione, sia la scissione e il diniego, che inevitabilmente impediscono di integrare i contenuti psichici a livello cosciente, impedendo così l' accesso alla consapevolezza e alla simbolizzazione e alla pensabilita' degli eventi e degli affetti sperimentati, che si ritrova invece in difese mature dove al contrario, permettono all' individuo di non " incistare" la propria sofferenza ma bensì di percepirla, fronteggiarla con maggiori strategie di coping e di adattamento alla realtà. Ne consegue da questo, la capacità di chiedere aiuto e supporto. . I " buchi psichici" invece in cui il soggetto cade, nel caso del diniego e della scissione, sono momentanei, permanendovi più o meno a lungo e il dolore è così intenso che, una volta usciti, la scissione opera dividendo il soggetto dall' esperienza dell' impensabile. Tornando in alcuni momenti alla "vita normale", per il soggetto è come se quella parte di sofferenza, non esistesse. Da qui si assiste anche all' alternanza di periodi connotati da una coloritura maniacale rispetto a fasi depressive del soggetto. È anche per questo che l' ambiente esterno, spesso non si accorge di niente che possa fare presagire l' azione suicidaria che poi verrà messa in atto. Ad aggravare la situazione e quindi ad impedire al soggetto di aprirsi e chiedere aiuto è la ferita narcisistica che può sperimentare, mostrando la sua fragilità che non viene tollerata ed accettata, in quando percepita come un attacco alla propria autostima ed identità. La PSICOLOGIA DEL SE' di Carl Rogers invece pone l' accento sulla discrepanza tra il sé reale, sé percepito e sé ideale. Il sé reale consiste nella realtà oggettiva ( come una persona è nella realtà con i suoi pregi e con i suoi difetti), il sé percepito è come il soggetto si vede e si valuta, il sé ideale entra in gioco nella relazione tra il sé reale e il sé percepito e consiste nell' immagine a cui una persona tende a voler essere e può essere influenzato dalle aspettative sociali. Una forte discrepanza tra il sé reale e il sé ideale, può portare ad insoddisfazione, bassa autostima, ansia e quindi predisporre il soggetto a vissuti di natura depressiva con le relative conseguenze. LA TEORIA SOCIOLOGICA di DURKHEIM, invece pone l' accento all' importanza della società e all' interazione con l' individuo. Si fonda su di un assunto di ordine generale secondo il quale, nei suicidi è sempre è comunque in gioco il grado di interazione dell' individuo nella società. Si parla di Suicidio Egoistico, Altruistico e Anomico. Il suicidio Egoistico deriva da un eccessivo individualismo del soggetto, in cui la società non ha, in tutti i suoi aspetti agito una integrazione sufficiente capace di mantenere i suoi membri in un grado di dipendenza. Nel suicidio Altruistico al contrario vi è una scarsa individualizzazione " l' uomo avulso dalla società si uccide quanto quello integrato". Nel caso del suicidio di natura Egoistica, lo stato in cui si trova l' Io è quello in cui l' individuo vive la sua vita personale e obbedisce solo a sé stesso. La parola Altruistico esprime quindi lo stato opposto, in cui nel soggetto l' Io non si appartiene ma si confonde con cose diverse da sé e dove il polo della condotta viene a trovarsi al di fuori, cioè in un gruppo in cui l' individuo fa parte. Nel suicidio Anomico, la società non è soltanto una cosa che attrae a sé con eguale intensità i sentimenti e le attività degli individui ma è anche un potere che li regola e che può quindi determinare una rottura nella relazione con l' individuo. Queste teorie che tentano di dare un senso all' azione suicidaria, rappresentato possibili chiavi di lettura di un comportamento di natura suicidaria. È chiaro che la biografia del soggetto, l' analisi vittimologia e del modus operandi che caratterizza l' azione suicidaria, può fornire senza dubbio una ricostruzione più vicina alla realtà è con essa ai significati che sottende un' azione suicidaria. Nel caso in questione, la dr.ssa Sandra Manfre' oltre ad essere una stimata e competente Vice Questore, era anche una madre e una compagna. Era anche una figlia che aveva perso da poco il padre. Teniamo presente che dal 2022 si insedia nella Questura di Brindisi dopo aver effettuato una lunga esperienza nella squadra mobile di Reggio Calabria. Gli addetti ai lavori, sanno benissimo che anche se un soggetto ottiene una promozione o una nomina in un luogo diverso da quello abituale, può sperimentare un Disturbo dell' Adattamento con difficoltà ad integrarsi in un tessuto sociale nuovo, anche se di per sé rappresenta un elemento positivo. Questa difficoltà può senza dubbio unirsi alla difficoltà di mantenere coesi e stabili più ruoli ( quello personale, quello professionale e quello relativo alle relazioni affettive). Chiaramente queste sono solo ipotesi che evidenziamo con profondo rispetto dall' esterno, con umiltà e senza vissuti di onnipotenza. Non da ultimo l' analisi del modus-operandi. La dr.ssa Sandra Manfre' sceglie il suo ufficio e la sua pistola di ordinanza per compiere l' azione suicidaria. Il luogo in cui avviene un suicidio non è mai casuale, soprattutto quando viene pianificato da tempo e non è il frutto di una condotta di natura impulsiva, come sembra essere questo caso. Il senso di impotenza, di colpa e i vissuti di rabbia che possono essere sperimentati in chi resta in vita, sono molto potenti e vanno accolti, decodificati ed analizzati. Adesso è il momento del cordoglio, della vicinanza alla famiglia che non va lasciata sola in questa tragedia e con essa il gruppo di lavoro. I colleghi della squadra mobile di Brindisi vanno sostenuti, supportati ad elaborare questo lutto ed evitare così, meccanismi di negazione, rimozione, diniego e scissione che abbiamo analizzato sopra, in modo da evitare quel fenomeno di " contagio psichico" a cui spesso si assiste nei gruppi di lavoro che hanno sperimentato eventi traumatici. Prendiamo in carico la famiglia, accompagniamola in questo percorso e con essa tutta la squadra mobile della Questura di Brindisi. Consentiamoci di contattare il dolore, perché solo vedendolo, solo parlandone, possiamo trovare strumenti psicologici più adattativi che ci supportano nell' elaborazione del lutto. La Squad si rende pertanto disponibile a supportare il contesto e fornire un contributo professionale agli incaricati per le indagini preposte, con collaborazione, solidarietà, rispetto ed umiltà. Dr.ssa Daniela Pancani Referente Criminologa SQUAD

  • Le Foto come Prove

    Tutti usiamo attrezzature per fotografarci e fotografare così da avere ricordi di ogni momento bello della vita, ma per gli investigatori privati le foto possono essere delle prove valide in un processo Sono molto importanti tanto che devono rispettare alcune caratteristiche e alcune leggi. Le foto che mostrano il partner in atteggiamenti amorosi con un'altra persona diversa dalla moglie o dal marito possono costituire una prova. Prendiamo il caso di Totti e Noemi due personaggi famosi che i paparazzi hanno preso in atteggiamenti compromettenti, ma le foto compromettenti in questione possono costituire prova per il processo? Quasi mai, infatti Ilary Blasi ha fatto seguire Totti da un investigatore privato proprio per avere foto certe che costituiscano prove del tradimento. In base all’art. 2712 c.c., le riproduzioni fotografiche sono in pieno la prova dei fatti che rappresentano, a meno che la parte contro cui sono prodotte ne contesti la conformità all’originale e ne dimostri la non autenticità, ma anche in caso di disconoscimento della controparte, il giudice mantiene la facoltà di valutare autonomamente. Affinché, una fotografia acquisisca pieno valore probatorio in sede di giudizio è necessario che l’immagine sia supportata dalla testimonianza di chi l’ha fatta.  Quindi l’investigatore privato per avvalorare il materiale fotografico raccolto nel corso delle indagini è chiamato a testimoniare in tribunale. La sua deposizione è di fondamentale importanza per confermare quanto visibile nell’immagine. Un altro aspetto importante è che la fotografia riporti la data di quando è stata scattata. Una fotografia priva di data, infatti, non ha alcun valore probatorio e alla controparte sarà sufficiente contestarla, senza giustificarne le motivazioni. E’ importante che l'investigatore, nel fornire prove fotografiche, agisca nel rispetto della legalità e della privacy. Le foto scattate in luoghi aperti al pubblico (come ad esempio bar, biblioteche, stazioni, centri commerciali, ecc.) possono essere utilizzate come prove. Diversamente un investigatore privato non è autorizzato a fotografare, filmare o registrare in luoghi privati (indicarti nell’art.614 codice penale) senza la necessaria autorizzazione. Possiamo vedere un esempio di foto di soggetti in un bar, la foto che riprende il locale, dalla porta, nella sua interezza è la posizione corretta che potrebbe costituire prova, mentre nella seconda il soggetto è ripreso dietro il bancone, venendo considerato luogo privato la seconda foto non viene presa in considerazione in un processo perché viola la privacy. Bisogna sapere a cosa scattare le foto, ma soprattutto sapere a cosa non scattare foto.                   Per ottenere foto efficaci è fondamentale concentrarsi su qualità, discrezione e contesto. La foto va fatta senza sfocature e per non farsi scoprire meglio essere rapidi. La fotografia è semplice rispetto a quella di anni fa, prima bisognava fare attenzione alla velocità dell'otturatore, le esposizioni e la velocità della pellicola, oggi si può semplicemente puntare e scattare, la maggior parte delle fotocamere dei cellulari sono molto efficaci, versatili e potenti. Il problema con le fotocamere reflex professionali per investigatori privati e il lavoro di protezione ravvicinata sono le loro dimensioni, andare in giro con una fotocamera reflex e un obiettivo grande attira l'attenzione, soprattutto se lo stai puntando verso qualcuno. Per le postazioni di osservazione statiche o mobili, certo, hanno un'applicazione, ma per l'uso quotidiano su strada, direi che le loro applicazioni sono limitate. Naturalmente, si ha una migliore qualità dell'immagine con una fotocamera professionale. Perché spendere moltissimo per una fotocamera di” lusso” quando si può ottenere un telefono cellulare ricondizionato decente per meno soldi che può fare il lavoro altrettanto bene. Il modo migliore per imparare a scattare foto e video decenti è iniziare a scattare foto e video. Al giorno d'oggi con la fotografia digitale non devi preoccuparti del costo di sviluppo della pellicola, se scatti 100 foto e nessuna è buona, poi cancellarle e riprovare, non costa nulla. Quando si è operativi bisogna assicurarsi di avere abbastanza spazio di archiviazione e durata della batteria sulla fotocamera, meglio avere una scheda di memoria di riserva, un pacco batteria e cavi di ricarica, ecc. Ultima cosa… È sempre meglio avere più foto e riprese video dell'obiettivo piuttosto che perdere un dettaglio critico, e per la sorveglianza è meglio girare filmati in quanto questo è più facile per la maggior parte delle persone e, se necessario, le foto possono essere prese dal video durante l'editing.   di Emanuela Lentini Referente Collaboratrice Investigativa

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