LA VERA SVOLTA DI CUI UN SECURITY MANAGER HA BISOGNO OGGI: L’ERMENEUTICA ! (Dott.ssa Daniela Bellomi)
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- 5 giorni fa
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LA VERA SVOLTA DI CUI UN SECURITY MANAGER HA BISOGNO OGGI: L’ERMENEUTICA !
Come per ogni Professione degna di rispetto, anche in quella del Security Manager o del Capitano di un’Azienda di Sicurezza con competenze qualificate esiste un elenco – lungo o meno - delle competenze, delle principali aree di pertinenza e degli errori che deve andare a correggere o che sarebbe meglio venissero evitati...
Eppure io non ho mai visto centrare l’obiettivo sul quale – si potrebbe – forse - aprire un confronto con questa figura professionale, non con tutti, ovviamente, i portatori della stessa, sul vero tema che viene trascurato: tenendo conto che alcune volte la trascuratezza deriva dalla non conoscenza, altre volte dalla mancanza di tempo o di un’organizzazione che andrebbe stravolta. Altre volte, semplicemente, dal fatto che “le idee buone, le idee migliorative nascono sui tavoli di discussione o di confronto”. Tenendo conto delle attenuanti in ogni situazione. Sentiamo sempre recitare questa versione – più o meno – da wikipedia a luoghi deputati alla Formazione stessa della professione. “Un buon Security Manager protegge persone, dati e beni aziendali. Identifica le minacce, valuta i rischi e implementa le misure di prevenzione. Il suo raggio d'azione spazia dalla sicurezza fisica a quella informatica, garantendo la conformità alle normative. Le sue attività principali si dividono in quattro aree fondamentali: Valutazione dei Rischi cioè identificazione costante delle vulnerabilità fisiche e digitali dell'organizzazione; Prevenzione e Gestione quindi elaborazione di procedure e di policy per prevenire furti, frodi, attacchi informatici o violazioni della privacy. Business Continuity che predispone piani di emergenza e di evacuazione per garantire la continuità operativa in caso di crisi e Formazione che educa i dipendenti e gli utenti sui comportamenti corretti e sulle norme di sicurezza da seguire. Questi sono gli standard professionali, le normative di riferimento e le competenze richieste ed elencate, oltre all’elenco delle responsabilità e delle caratteristiche della figura stessa. Più il tempo è passato maggiori sono diventati i pericoli e questa figura, sempre più necessaria, organizza, gestisce e si assume responsabilità. Il suo campo è la Sicurezza a 360 gradi: da quella fisica di infrastruttura a quella di protezione delle strategie produttive, dall’informatica a quella sul lavoro, dalla fedeltà dei dipendenti alla privacy, dalla comunicazione per un lungo elenco così dicendo… Quindi, di fatto parliamo di uno specialista che previene intrusioni, tentativi di spionaggio, che contrasta rischi operativi e che presiede vari compiti, dall’elaborazione del piano di sicurezza aziendale, alla valutazione, analisi e gestione dei rischi aziendali, dalla tutela del sistema informatico a quello della salute e della sicurezza sul lavoro, dalle controversie legali per una lista che è ancora molto lunga… Deve ovviamente avere – secondo questi standard – conoscenze e competenze: tecniche, giuridico-legali, sul rischio e la protezione aziendale nonché sulle reti e le piattaforme hardware e software. Oggi – ovviamente – possedere anche lauree triennali e master non è elemento da sottovalutare. E nella colonna parallela sempre lo stesso elenco degli errori: considera troppo spesso la sicurezza solo come un problema tecnico, trascurando l'errore umano, si concentra eccessivamente sulla parte tecnologica, non investe corrttamente sulla formazione dei dipendenti o, in alternativa, non coinvolge adeguatamente il top management. Il tutto andando poi a sfociare nell’esposizione dell'azienda a falle critiche come attacchi di phishing e fughe di dati. E tra lodi ed infamie il tema cruciale non viene affrontato. Ci sono ambiti e professionisti che questo tema non lo devono affrontare perché fa parte della loro formazione e della loro esperienza. Ma devo constatare che nel settore privato – invece – spesso questo tema dovrebbe – quanto mai ora – essere affrontato con il coraggio di voler cambiare non tanto singole realtà ma una intera mentalità. Parlo della consapevolezza critica che non si riferisce alla certezza oggettiva, anzi. Una Sicurezza e relativi professionisti con il coraggio di esplicitare i propri pregiudizi ed evitare l’improvvisazione con il riconoscimento che non esiste una separazione netta tra il soggetto che interpreta e l’oggetto interpretato. I veri pilastri di cui non si parla – e non è la terminologia a fare la differenza – sono la comprensione del significato reale e totale di un’opera o di un’azione perché siano chiare anche le singole parti: un movimento circolare tra visione d’insieme e dettagli, un cosidetto circolo ermeneutico. La corretta interpretazione che non deve consistere nell’annullamento della propria identità ma nel dialogo culturale con quello del testo o del fenomeno analizzato, quella che chiamiamo la fusione degli orizzonti. E non ultimo, la consapevolezza del pregiudizio per cui non si interpreta mai a partire da una "tabula rasa": l'orizzonte di sicurezza si fonda sull'accettazione della propria storicità, mediando criticamente tra le proprie convinzioni e l'alterità.
L'ermeneutica ci insegna che non esiste una verità assoluta e univoca, ma un'infinita gamma di significati possibili che emergono dal dialogo: ecco il Security Manager !




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