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La Sicurezza deve appoggiarsi, per essere vincente, sui pilastri dello Spirito Critico: oggi ne abbiamo davvero bisogno ! (dott.ssa Daniela Bellomi)


Se facciamo riferimento allo Spirito Critico pensiamo immediatamente alla filosofia perché la critica è il motore stesso della filosofia: da Socrate che usava il dubbio e la confutazione per liberare la mente dalle certezze infondate, a Kant che trasforma la stessa in un’analisi formale dei limiti e delle possibilità della ragione andando proprio ad inaugurare l’età del criticismo per arrivare alla Scuola di Francoforte che con la Teoria Critica insegna come applicare lo spirito critico all’analisi della società, andando a smontare le logiche di potere, l’alienazione e il conformismo di massa. La filosofia ci insegna a pensare in modo rigoroso. Ma non solo: insegna a valutare l'ignoto. Chiaramente in filosofia lo spirito critico è la capacità di analizzare la realtà e i concetti senza accettare dogmi o verità assolute. Dal greco kritikós (l'arte di discernere), impone di sottoporre al vaglio della ragione ogni affermazione, smascherando false credenze e interrogandosi sui limiti della conoscenza. Lo spirito critico non è mero scetticismo o polemica fine a se stessa: è uno strumento attivo di liberazione intellettuale che permette di distinguere i fatti dalle opinioni e di riconoscere e superare i propri pregiudizi. Aiuta ad evitare manipolazione e l’omologazione sociale. E non solo, ovviamente. La Sicurezza, oggi in particolare, ha bisogno di recuperare sia l’approccio sia i pilastri fondamentali e concettuali per poter essere OPERATIVAMENTE VINCENTE. Per prima cosa, questo approccio esce dalla concettualità e dalla teoria e diventa operativamente utile per aiutare la Sicurezza a non affidarsi completamente e senza visione prospettica a dei protocolli rigidi. Anzi. Insegna a comprendere le cause umane di un pericolo e permette di superare l’’illusione che esista un rischio zero. Perché questo è un grande errore. E’ proprio con lo spirito critico che la capacità di analizzare la realtà in modo razionale permette di separare i fatti dalle opinioni. È un'attitudine riflessiva che permette di non accettare le informazioni in modo passivo, ponendo le giuste domande per verificare le fonti ed evitare manipolazioni. I pilastri fondamentali sono l’avere curiosità ed apertura mentale, spingendo a non fermarsi alle apparenze e ad accogliere punti di vista diversi per testare le proprie convinzioni; sono l’autonomia di giudizio, ovvero il filtro attraverso cui valuti il mondo per prendere decisioni indipendenti, evitando di omologarti al pensiero di massa e, non ultimo, l’umiltà intellettuale che richiede il coraggio di rimettersi in discussione e di accettare che le proprie certezze possano essere confutate da nuove prove. Lo spirito critico nella sicurezza fa sviluppare l'attitudine a mettere costantemente in discussione procedure, sistemi e assunzioni e permette di identificare le vulnerabilità nascoste, superare l'eccesso di fiducia nelle tecnologie e promuovere una cultura basata sulla consapevolezza attiva piuttosto che sulla passiva obbedienza alle regole. La Sicurezza trova altri suoi pilastri, non semplici da tradurre fattivamente ma autenticamente i migliori se si vuole fare la differenza, nel superamento del Bias di conferma: nella sicurezza non bisogna cercare solo dati che confermino l'efficacia delle misure adottate ma è necessario valutare attivamente cosa potrebbe causare un fallimento; nell’analisi del rischio contro la percezione, colmando il divario tra i rischi reali e quelli percepiti, ed evitando di investire risorse in misure scenografiche a scapito di interventi realmente efficaci; nella gestione dell’errore umano ovvero nella capacità di trasformare l'errore umano da colpa individuale a indicatore di sistema, consentendo di analizzare perché una procedura sia fallibile e migliorando i processi aziendali anziché punendo il singolo. E’ come se mettesse in atto una valutazione continua delle minacce che evolvono costantemente. La Sicurezza si avvale dello spirito critico in diversi ambiti di applicazione:  nella Sicurezza Informatica, ormai conosciuta principalmente come Cybersecurity: è essenziale per valutare i rischi legati alle nuove tecnologie e proteggere la triade Confidenzialità, Integrità e Disponibilità; nella Safety sul Lavoro perché incoraggia i lavoratori a segnalare i "quasi incidenti" e a discutere criticamente le procedure operative, migliorando l'ambiente lavorativo. Nell’Intelligence e nella Geopolitica perché saper vagliare le fonti, evitare le "fake news" e prendere decisioni strategiche in contesti complessi non è semplice ed immediato. E’ chiaro che la Sicurezza possa prendere in prestito queste conoscenze attraverso tutti i moderni canali di informazione. Ma il punto è un altro: lo stesso potremmo affermare per un Esperto di Sicurezza: usa i canali media e di informazione per sapere cosa fa...Ma mi permetto di aggiungere che nemmeno i titoli, spesso, sono garanzie assolute. Sono le persone che fanno, ancora una volta, la differenza: chi ha “la Filosofia dentro, la possiede e la padroneggia” è come il Security Manager o Security Specialist che sa esattamente cosa sia e come la si possa e la si debba applicare. Talvolta la sinergia di competenze è un valore aggiunto, migliore del poter avere a disposizione un “Consulente specializzato” e basta. L’integrazione della gestione tecnica e procedurale del rischio con una riflessione critica sul valore della sicurezza permette di prevenire le minacce legate al fattore umano e a definire l'impatto morale e sociale delle decisioni aziendali. Non parliamo più di un semplice esecutore di protocolli ma di un leader consapevole in grado di comprendere appieno le implicazioni delle proprie azioni sull'intera organizzazione. Con l’Etica bilancia le esigenze di protezione, il rispetto della privacy e la dignità dei dipendenti. Con la gestione della crisi e dei  bias cognitivi, in contesti di emergenza, si riconoscono schemi mentali rigidi e pregiudizi (bias), migliorando il processo decisionale sotto stress. Tornerebbe ad essere prioritaria la cultura aziendale ed il fattore umano: e non sarebbe un tornare indietro nel tempo perché proprio oggi molte falle nella sicurezza derivano da errori umani e contribuire a creare una cultura della sicurezza basata sulla consapevolezza e sui valori condivisi, piuttosto che sulla semplice imposizione di regole potrebbe darci quella visione d’insieme e quella prospettiva che, oggi, inseguendo a folle velocità solo altre logiche, ci sta togliendo molto. Troppo, in termini proprio di Sicurezza. Siamo vulnerabili lasciando che non vengano esaminati i cambiamenti geopolitici, sociali o culturali che impattano direttamente sulla sicurezza fisica e logica dell'impresa.  Ormai è un dato di evidenza. Ma possiamo ancora correggere molti tiri e salvare molte realtà.


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