Israele e il geNOcidio (dott. Riccardo Mambrini)

Ad oggi, il dibattito sul presunto genocidio perpetrato a danno dai palestinesi, da parte di Israele è ancora accesissimo.
La questione è estremamente delicata e merita un’analisi attenta.
In quanto investigatore, il mio obiettivo è sempre la ricerca della verità e l’invito per tutti, a non cedere a opinioni propagandistiche, ma piuttosto ad approcciare qualsiasi argomento con pensiero critico e lucido.
È la ricerca della verità che porta l’uomo ad elevarsi ad una condizione migliore, l’osservazione, l’analisi e la critica ci spingono a conoscere gli errori del passato ed evitare di ripeterli in futuro.
“La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso, Albert Einstein”.
Fatta questa doverosa premessa cerchiamo di rispondere alla domanda :
Israele sta commettendo un genocidio a danno dei palestinesi?
Prima di cercare una risposta diamo una definizione di genocidio, parola quantomai inflazionata nelle attuali chiacchiere da bar o da salotto televisivo.
Per definizione, genocidio, termine coniato nel 1944 per definire la pulizia etnica da parte dei nazisti a danno degli ebrei, è la distruzione sistematica e volontaria, totale o parziale, di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso.
Conoscendo la definizione possiamo concludere che, per definire un genocidio, servono prove e fatti per dimostrare giuridicamente l’intento, la volontà, in questo caso, da parte di Israele di sterminare l’etnia palestinese e, dimostrare ciò, non è del tutto semplice.
Possiamo comunque concordare credo sul fatto che, la guerra, qualunque essa sia, è una tragedia, soprattutto per il popolo civile che soffre sempre; c’è una crisi umanitaria in corso? Possiamo dire di sì, c’è un genocidio in corso? Non possiamo dire di sì con altrettanta assoluta certezza.
Sarà la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) ad esprimersi definitivamente, una volta terminato il processo allo Stato di Israele iniziato con l’accusa da parte del Sudafrica a dicembre 2023; nel frattempo il CIG ha comunque emesso ordinanze di misure cautelari per evitare l’aggravarsi della crisi umanitaria.
È doveroso precisare che il CIG non va confuso con la CPI(Corte Penale Internazionale), la quale ha ritenuto opportuno emanare un mandato di cattura internazionale per Netanyahu, la CPI infatti processa gli individui e non regolamenta le controversie tra Stati.
Sebbene la fase processuale sia molto interessante e meriti di essere approfondita, vorrei concentrare la vostra attenzione sulla mossa Sudafricana.
Torniamo un momento a dicembre 2023, quando il Sudafrica intenta una causa contro Israele, accusandolo di violare la convenzione sul genocidio del 1948; ma perché proprio il Sudafrica si muove per primo? Apparentemente è uno stato lontano, non coinvolto nel conflitto, altri prima di lui avevano espresso preoccupazione per la situazione, eppure ecco che loro per primo si muovono; chi di voi si aspetta che il Sudafrica sostenga la causa palestinese puramente per spirito umanitario rimarrà molto deluso; vediamo insieme le motivazioni che lo hanno spinto a questa fine mossa politica.
Le ragioni principali sono principalmente 3, con un bonus finale :
1) I rapporti di Mandela con Jasser Arafat
I due dopo il primo incontro avvenuto nel 1990 diventano ottimi amici, si stimano politicamente e si sostengono a vicenda, a Ramallah oggi, difatti si trova la statua di Mandela nell’omonima piazza.
Questo legame insieme ad altre amicizie con alcune figure controverse come Gheddafi e Fidel Castro, gettano un’ombra sulla figura di Mandela sollevando non pochi dubbi sulla sua limpidezza, ricordiamo che, nonostante la storia lo elogi come un fautore della pace, negli anni 60 il suo movimento ANC(African National Congress) viene abolito e Mandela viene accusato di terrorismo, rimanendo nelle liste d’attenzione americane contro il terrorismo fino al 2008.
Nonostante le numerose controversie e le ombre che lo hanno avvolto, oggi la figura Mandela è ancora molto rispettata in Sudafrica e la sua storica vicinanza con il popolo palestinese porta i Sudafricani a tendere contro Israele.
2) Sanzioni UN e USA al Sudafrica e non a Israele
Il Sudafrica durante l’apartheid ha subito pesanti sanzioni da parte delle Nazioni Unite che lo hanno fortemente destabilizzato, oggi quello sanzioni non esistono più ma gli USA, recentemente, hanno emanato delle forti misure restrittive accusando il Sudafrica di consentire e promuovere politiche discriminatorie a danno dei bianchi sudafricani.
Nel corso della storia l’Occidente non ha mostrato altrettanta severità nei confronti di Israele spostando l'ago della bilancia sudafricana sempre più verso l’odio occidentale e Israeliano.
3) Spostare l’attenzione sulla crisi umanitaria dal Sudafrica a Israele
Il Sudafrica è un paese che non ha mai spiccato per limpidezza e compassione, è sempre stato scosso da forti crisi politiche, economiche e sociali, ricordiamo l’episodio del 2015 dove il presidente del Sudan Omar -al- Bashir, con mandato di cattura internazionale da parte del CPI, si reca in visita in Sudafrica e viene fatto fuggire dall’allora presidente del Sudafrica Jacob Zuma(legato a Mandela), personaggio a dir poco discutibile, caratterizzato da numerose vicende giudiziarie dalle accuse di corruzione e frode, al traffico d’armi, alla violenza sessuale, e ancora, è stato accusato di avere perpetrato politiche razziali contro oppositori politici e gruppi etnici minoritari.
Più recentemente e precisamente nel 2023 il Sudafrica è stato al centro di diverse controversie a causa delle sempre più alte tensioni tra i vari gruppi etnici e minoritari del paese, le quali hanno portato a numerose ondate di violenza, che non si sono ancora arrestate, portando a teorizzare, da parte di alcuni paesi occidentali, il genocidio verso gli agricoltori bianchi.
Il Sudafrica ha sempre negato l’esistenza di un genocidio in atto classificando gli omicidi verso gli agricoltori bianchi come semplici atti di criminalità ordinaria.
4) Bonus
Ad oggi il Sudafrica ha come investitori numerosi paesi arabi, e uno dei maggiori è l’Arabia Saudita insieme agli Emirati Arabi , i quali stanno riversando fiumi di denaro per incentivare e migliorare l’agricoltura, i porti, le infrastrutture, le stazioni energetiche, in cambio il Sudafrica mette a disposizione le sue terre rare.
Questo rapporto di partnership non è ancora perfetto, mancano importanti accordi bilaterali e l’Arabia Saudita che ricordiamolo, non riconosce lo stato di Israele e sostiene la causa palestinese, non può permettersi di perdere anche le partnership occidentali con Europa e Stati Uniti a causa di una discutibile partnership con uno stato straniero "nemico dell’Occidente".
Analizzando queste informazioni appare chiaro come la causa contro Israele risulti una manovra perfetta, eleva il Sudafrica ad una condizione di difensore della legalità spostando l’attenzione dai suoi problemi interni.
Riporto per dovere di cronaca anche che, diversi rapporti e commissioni indipendenti istituite nell'ambito del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU, i quali hanno formato diversi pareri, hanno concluso che le azioni militari e le restrizioni imposte da Israele a Gaza soddisfano i criteri di diversi atti previsti dalla Convenzione sul genocidio del 1948.
È importante anche distinguere la differenza tra provvedimento e pareri, i pareri sono atti endoprocedurali che possono contribuire ad adottare un provvedimento che è un atto di potere pubblico, in questo caso internazionale.
Non ci resta che aspettare e vedere come si proclamerà il CIG, la strada è ancora lunga, le tempistiche procedurali sono fissate al massimo entro il 2029, per ora; nel frattempo, che siate pro o contro Israele, prima di cedere alla propaganda, ricercate la verità e basate i vostri giudizi sui fatti.
Segui il:
Security Manager - Investigatore Privato





Commenti