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Come sta evolvendo l’ Intelligence Investigativa nell’era dei LLM? E’ anche una nostra responsabilità ! (dr.ssa Bellomi Daniela)


Ora che l’Intelligence è entrata nell’era dei “LMM” dobbiamo tutti essere consapevoli e preparati alle convivenza della stessa – ed alla nostra stessa “convivenza” Professionale – con l’Intelligenza Artificiale e con l’Etica, sebbene sarebbe preferibile contestualizzare il

significato dell’Etica nel settore.


E’ scontato che siano necessarie – di conseguenza – nuove strategie.

Sicuramente l’introduzione dell’Intelligenza Artificiale permetterà all’Intelligence Investigativa di evolvere, sotto diversi punti di vista:

“il focus è “ Di quale Intelligenza Artificiale si sta parlando e da quanti anni, la stessa, è a disposizione dell’Intelligence ?”.

Il combinare metodi tradizionali, fonti digitali e OSINT per rendere le indagini e le analisi più rapide ed innovative può migliorare notevolmente la prevenzione di molti illeciti e, relativamente agli stessi, andare ad individuare anche risoluzioni migliori.


L’ Intelligence Investigativa si presenta ormai da anni nel settore con nuovi paradigmi.

Il campo dell’ Intelligence Investigativa si trova direi da tempo davanti a nuovi scenari, soprattutto nelle attività umane, anche e grazie all’evoluzione tecnologica ed alla penetrazione della stessa in ogni settore ed in ogni ambito della Vita.

La percezione e non solo è che grazie alla nuove tecnologie molte delle operazioni di indagine si stanno semplificando e rendendo molto più rapide. Ma questa

semplice constatazione può essere o può diventare riduttiva.


L’evidenza che nuovi strumenti a disposizione su larga scala permettano e consentano di analizzare dati, effettuare ricerche ed ottenere risposte in tempi molto più rapidi, contribuendo a dare una sfumatura ed anche un effetto determinante per il buon esito delle

indagini, non ci autorizza a fermarci da un’analisi più sottile.


Il dato invece rilevato che l’Intelligenza Artificiale venga talvolta e non raramente però percepita e considerata come “un Investigatore” aggiunto a supporto del Professionista, cambia radicalmente il punto di osservazione ed impone sia domande che

riflessioni: quell’analisi più sottile sopra detta.


L’Etica nel settore è cominciata a diventare argomento quando si è cominciato a pensare a come in un futuro all’epoca ipotetico si sarebbe potuta applicare sul e al funzionamento dei nuovi strumenti tecnologici.


Gli algoritmi sono una creazione dell’ingegno umano in uno specifico campo ma nel momento in cui hanno iniziato ad evolvere verso l’Intelligenza Artificiale è stato impossibile non pensare al venir meno della capacità di analisi e di giudizio, tipica degli esseri umani.

Bias cognitivi, errori di valutazione, analisi approssimative possono portare a determinare risultati distorti. E risultati distorti sono una lettura, un’osservazione e un’analisi depistata e depistante. Per tale motivo non si è smesso di pensare che l’intervento dell’analisi umana

restasse indispensabile.


Alcune Società del settore altamente specializzate, per non fare nessuna citazione diretta, hanno dato vita a programmi che si sono trasformati in nuovi paradigmi nel Settore al fine di sfruttare le più avanzate tecnologie, tra cui l’Intelligenza Artificiale, l’analisi predittiva e gli strumenti di Cyber Security, facendole convergere con le pratiche Investigative tradizionali e creando così “nuove e moderne soluzioni”.


E’ evidente che l’ Intelligence Investigativa abbia percorso un tratto definito evolutivo – da OSINT a LLM e che, oggi, si fondi su un mix di attività tradizionali e nuove modalità rese possibili dall’evoluzione tecnologica e dall’esistenza della rete globale.

Tutto è iniziato con l’acquisizione di informazioni in presa diretta attraverso le relazioni personali, i colloqui e altre metodologie di rapporto con gli esseri umani quella che viene definita la Human Intelligence (HumInt).


Poco dopo è stata affiancata, prima dall’OSINT (Open Source Intelligence) che consente di reperire e confrontare informazioni attingendo a quell’enorme bacino rappresentato da


Internet e dagli archivi digitali e, dopo solo negli ultimi vent’anni con l’avvento dei Social Network dalla SOCMINT (Social Media Intelligence) che si concentra sugli account e sui profili presenti sui Media Sociali (Facebook, Twitter/X, Instagram, TikTok, Youtube,

ecc.).


Ad oggi, pare quindi, che un’indagine approfondita ed efficace potrà quindi basarsi sulla contestuale combinazione di questi strumenti per ricercare tutte le informazioni e i dati da analizzare ma anche che un ulteriore impulso è ora offerto dall’Intelligenza Artificiale ed, in

particolare, dai LLM, i Large Language Models, modelli appunto di Intelligenza Artificiale avanzati, progettati per comprendere e generare un linguaggio naturale.


Gli LMM sono sostanzialmente basati su reti neurali profonde e vengono addestrati (machine learning) su enormi quantità di dati testuali: una tecnologia alla base di strumenti ormai pienamente entrati nella quotidianità di molti, come ChatGPT, Gemini, Claude, Copilot e DeepSeek, sta consentendo nel campo Investigativo di processare un’enorme mole di dati in pochi istanti, ottenendo risposte sempre più efficaci grazie alla capacità della macchina di apprendere sulla base degli input umani.


Ma all’ Intelligence l’attualità ha richiesto e sta reclamando a gran voce di “investigare” ed “analizzare” anche attraverso il fisico e il digitale: l’ecosistema in cui viviamo ed operiamo diventa, quindi, sempre più “phygital”: il fisico si unisce al digitale realizzando

un’integrazione tra il mondo reale e quello virtuale.

Ognuno di noi vive praticamente, che lo voglia o meno, che lo percepisca consapevolmente o meno, un’esistenza fisica, affiancata spesso senza possibilità di distinzione tra i due mondi da un’esistenza digitale, derivante dalla nostra presenza sui Social e nella

rete globale.


Un’indagine di “Intelligence” su un soggetto non può, quindi, prescindere da un’integrazione tra fisico e digitale. Questo perché ogni giorno, nelle nostre attività sia lavorative che ludiche lasciamo tracce digitali del nostro “passaggio”. I profili Social raccontano cosa facciamo, cosa pensiamo, quali sono le nostre abitudini e le nostre inclinazioni.


La registrazione ai profili, alle pagine ed alle applicazioni fornisce dati spesso personali ai Provider di Servizi. La Geo Localizzazione consente di sapere dove siamo e come ci

muoviamo. Tutte queste tracce possono rivelarsi molto utili per un’attività di indagine ma anche per comporre un profilo personologico della persona. E non solo.


Oggi, combinando, con attenzione, le informazioni acquisite mediante tecniche tradizionali con l’analisi delle informazioni acquisibili da fonti aperte e pubbliche, oppure attraverso indagini informatiche (digital forensics) è possibile ottenere la prova dell'illecito o,

comunque, molto materiale di interesse. Ad esempio, nel caso di minacce o atti persecutori provenienti da profili falsi o da ignoti è possibile condurre un’indagine in chiave

“phygital”, analizzando linguaggi, modalità di comportamento, stile dei messaggi al fine di restringere il campo dei “possibili sospettati” ed arrivare all’individuazione del responsabile.


Gli LLM – ormai strumenti investigativi – meglio esplicitati come “Large Language Models” sono un tipo di Intelligenza Artificiale progettati per comprendere e generare un linguaggio naturale. Vengono, solitamente, addestrati su grandi DataSet con miliardi di parole e frasi provenienti da libri, articoli, siti web e altre fonti testuali. L’architettura utilizza modelli di “deep learning” chiamati “transformer” che consentono di analizzare il contesto delle parole e

generare risposte più naturali e, attraverso il “Natural Language Processing”, noto come “NLP” possono interpretare domande, riassumere testi e tradurre lingue.


I LLM possono analizzare grandi volumi di dati esaminando rapidamente documenti legali, rapporti investigativi e comunicazioni digitali per individuare connessioni e pattern utili alle indagini: questi tool possono essere impiegati anche per analizzare i Social Media, i

Forum per cercare informazioni rilevanti per filtrare e organizzare dati provenienti da fonti diverse e, non ultimo, possono, debitamente guidati da un operatore umano, contribuire a redigere i rapporti e i dossier investigativi, organizzando in maniera logica le prove raccolte.


Ed ecco che nelle poche righe sopra emerge il senso “dell’avere un nuovo collega”, come detto all’inizio... l’Intelligenza Artificiale venga talvolta e non raramente però – percepita e considerata come “un Investigatore” aggiunto a supporto del Professionista.


Ma “ogni ruolo ricopribile” può votarsi ad una causa da prospettive e punti di vista diversi, se non opposti. Per dirla con parole semplici, anche i Cyber criminali, hanno “nuovi investigatori, che si affiancano a loro, come supporto nella loro professione:

perché è questo l’elemento che sopra tutti va osservato e monitorato.


Semplificando basta pensare al caso dei deepfake, contenuti audiovisivi manipolati attraverso l’AI ed estremamente realistici, nei quali i volti e le voci delle persone vengono alterati o sostituiti. Ricordiamo tutti il caso di Hong Kong: una multinazionale britannica, con sede nel paese Asiatico, è stata vittima di una truffa che ha sfruttato al meglio la tecnologia deepfake. Grazie a questa, i Cyber criminali sono riusciti a impersonare il Direttore Finanziario e altri Dirigenti durante una video chiamata, convincendo un dipendente a trasferire 25 milioni di dollari su conti bancari controllati da loro.


E’ evidente che i deepfake possono quindi essere usati per indurre in errore le persone, ottenendo la loro fiducia al fine di sottrarre somme di denaro o dati sensibili.

L’avvento di queste nuove tecnologie pone da anni criticità legate all’affidabilità ed alla credibilità delle fonti da cui provengono le fake news. Il monitoraggio attento, l’analisi attraverso la stessa AI affiancata ai tradizionali strumenti di Intelligence, la definizione a

livello governativo di Policy per distinguere le notizie reali da quelle create, l’educazione e la formazione sono indispensabili per non incorrere in queste truffe.


Ma non solo: sono gli LLM che – pare – stiano trovando un impiego notevole nel campo della selezione del personale, proprio quel settore dove, passo a passo, si è andato a “ritenere” inutile un Professionista Umano, con Formazione Umanistica, per la scelta di un essere Umano.

Ecco un punto dove – con certezza abbiamo e stiamo sbagliando. Per le loro caratteristiche, infatti, queste nuove tecnologie possono procedere all’analisi automatizzata dei curricula, classificando i candidati in base a criteri predefiniti, identificando senza perdite di tempo – quelli più referenziati. E quell'innocua frase “ senza perdite di tempo – è la chiave che dovrebbe far capire “dove” e “come” è stato commesso l’errore: quel Tempo era un investimento, non una perdita.


La sensazione fallace di velocità viene pagata a caro prezzo, sul lungo periodo. La capacità di processare una quantità enorme di dati e di informazioni consente, inoltre, di filtrare le candidature e scartare, da subito, quelle che non sono in linea, riducendo così la rosa dei

candidati per un colloquio, ad esempio. Eppure - malgrado sembra che questa procedura sia stata una perfetta ottimizzazione - constatiamo con mano che “questo filtraggio” e “questa individuazione” del soggetto più idoneo ci abbia portato paradossalmente a hiederci “perché abbiamo le persone sbagliate nei posti sbagliati, danneggiando persone e strutture, creando reali problemi logistici e pratici nonché abbattendo l’entusiasmo e la speranza nonché la produttività del Fattore H, notoriamente poi impiegato per un ridicolo gioco delle parti invertito in “luoghi” dove invece servirebbe proprio “l’intelligente selezionatore, con capacità di filtraggio”.


Sembra sia arrivato anche il Tempo in cui rimpiangiamo di non avere “solo” più i

“raccomandati” o i “parenti di...”.

Non potevamo che fare scelta peggiore. Se poi ci spostiamo di qualche metro e ci fermiamo a riflettere sul piccolo dettaglio che gli strumenti di IA sono molto utili anche per una

due diligence, dato che in pochissimi istanti abbiamo la valutazione delle informazioni rilevanti su una determinata azienda (età e reputazione del CEO e del board, cambi di proprietà, eventuali procedure concorsuali, bilanci) dobbiamo auto considerarci “sconfitti”

dalle nostre stesse mani.

Se il pensiero che il ricorso a questi strumenti non è ovviamente scevro da errori e pone dubbi di natura etica perché la macchina, come già accennato, sconta a sua volta dei bias algoritmici e potrebbe procedere a un’analisi frettolosa, trascurando aspetti che - invece -

verrebbero presi in considerazioni da un soggetto umano, alla fine i veri dilemmi etici ai quali prestiamo attenzione e tempo riguardano soprattutto la Privacy: fornire dati e informazioni ai LLM potrebbe contribuire a divulgare dati sensibili, violando quindi il diritto alla riservatezza, oppure produrre errori.


Un algoritmo è una creazione dell’Intelletto Umano che, però, può sfuggire al controllo quando evolve in un’Intelligenza Artificiale. Al momento i limiti di queste tecnologie sono ben evidenti e il dibattito sulla regolamentazione di questi aspetti è in corso: nel campo dell’

Intelligence i rischi principali possono riguardare le analisi predittive e direi non sono rischi di basso impatto. Gli algoritmi potrebbero, infatti, riflettere dei pregiudizi presenti nei dati di addestramento, portando a discriminazioni involontarie. Le macchine possono, infatti,

processare i dati ma non sono in grado di fare valutazioni sulle statistiche che restano appannaggio dell’Essere Umano: ma pare che l’Essere Umano stesso sia molto appagato dal “non dover più valutare”.


Attualmente risulta infatti impossibile determinare il perché e il come le macchine giungano a una determinata conclusione: questa affermazione ha l’amaro sapore di una vera minaccia terroristica ma viene – blandamente – definita come un “limite” della mancanza di

trasparenza nei processi decisionali dell’ IA.

Appare, quindi, imprescindibile l’intervento umano nell’utilizzo di queste tecnologie. L’ IA è sicuramente un alleato prezioso in molti campi ma soltanto i Professionisti Umani, grazie a formazione, deontologia ed esperienza possono operare una sintesi e applicare

criteri logici alle risultanze ottenute dall’Intelligenza Artificiale.


Il futuro dell’ Intelligence è in bilico tra potenzialità e rischi: le stesse sfide future in termini di utilizzo dell’ IA riguarderanno certamente la ricerca di un necessario equilibrio tra innovazione e sorveglianza. La tentazione, soprattutto per i Governi meno Democratici, potrebbe essere quella di realizzare una sorveglianza predittiva e preventiva di tutti i cittadini. L’Unione Europea si sta già da tempo muovendo per una regolamentazione dell’impiego di questi strumenti.

In campo investigativo sono molte le opportunità: perché si possono ottenere investigazioni più rapide e complete. Ma sono, anche, notevoli i rischi come false evidenze e un sovraccarico informativo che potrebbe portare a conclusioni affrettate o pericolose per gli

individui.

Se i LLM supportano le Investigazioni analizzando testi, individuando anomalie nei file, rilevando spyware e sintetizzando grandi volumi di dati in modo rapido e accessibile, anche senza competenze tecniche avanzate, è altrettanto vero che l’Intelligenza Artificiale non è altro che uno strumento di supporto: accelera le analisi, ma non può sostituire l’esperienza, l’intuito e la valutazione etica di un Investigatore Umano.


L’AI può generare errori, bias nei risultati, manipolazioni (deepfake) ed interpretazioni fuorvianti. Per questo è fondamentale l’intervento umano ed un uso etico degli strumenti digitali. Questa “dipendenza” – o almeno sempre più delega – nella Business Intelligence è l’insieme delle strategie, delle tecnologie e degli strumenti utilizzati dalle Aziende per raccogliere, analizzare, trasformare i dati in informazioni utili ad adottare decisioni strategiche attraverso l’uso dell’ Intelligence Aziendale E’ fallimentare constatare che siamo riusciti a metterci nella posizione,di farci domande e cercare risposte perché non siamo stati in grado di non far diventare un problema qualcosa che abbiamo costruito per

essere un ausilio.

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