Ulss 2, 158mila euro agli investigatori privati: la Regione manda gli ispettori
L'annuncio del direttore generale della sanità veneta, Giancarlo Riuscitti, e dell'assessore alla sanità, Gino Gerosa. Il consigliere regionale Riccardo Szumski va intanto all'attacco dell'azienda sanitaria e all'ex direttore generale, Francesco Benazzi

Sul caso dell'incarico affidato, nel corso del 2025, dall'Ulss 2 ad un'agenzia investigativa privata di Padova, la Global, per accertare comportamenti irregolari dei propri dipendenti, interviene ora anche la Regione che ha deciso di inviare dei propri ispettori a Treviso per fare chiarezza. Le risultanze di quanto emergerà potrebbero essere note già nei prossimi giorni. A dare la notizia ai cronisti sono stati oggi, 10 agosto, il direttore generale della sanità veneta, Giancarlo Riuscitti, e l'assessore alla sanità, Gino Gerosa che ha spiegato: «Dobbiamo aspettarci la risposta che gli ispettori inviati all'Ulss 2 raccoglieranno e ci faranno un panorama esatto di quanto accaduto e di quali saranno poi i provvedimenti che verranno a determinarsi a seguito di quanto raccolto dagli ispettori».
Intanto, alle perplessità, già esposte con richiesta di far chiarezza sul caso, da parte dei consiglieri regionali trevigiani Nicolò Rocco (Azione) e Rossella Cendron (Civiche Venete), si sono aggiunte oggi anche le dichiarazioni di Riccardo Szumski (Resistere Veneto) che è andato all'attacco dell'azienda sanitaria e dell'ex dg Francesco Benazzi, chiedendo pubblicamente conto dei risultati ottenuti e dell'utilità concreta della spesa (oltre 158mila euro) per i cittadini.
L'incarico e i costi
Secondo gli atti ufficiali citati da Szumski, l'azienda sanitaria ha affidato per dodici mesi alla società Global Investigazioni un servizio di «garanzia e tutela del patrimonio aziendale», per un importo di 130 mila euro più Iva: 158.600 euro complessivi. L'obiettivo dichiarato è verificare il corretto adempimento degli obblighi contrattuali da parte del personale. Lo stesso consigliere ha precisato di non contestare la legittimità formale dell'operazione: la stessa Ulss richiama una pronuncia della Corte dei conti che ammette, in determinate condizioni, il ricorso a investigatori privati anche nel settore pubblico. Il punto, per Szumski, è un altro.
Le domande senza risposta
«Prima di tutto una domanda: davvero abbiamo bisogno di una sanità che mette i dipendenti sotto osservazione privata mentre medici, infermieri e operatori chiedono da anni più personale, meno burocrazia e più tempo da dedicare ai malati?»: esordisce il consigliere nel suo comunicato. Szumski chiede quante irregolarità siano state accertate, quanti dipendenti siano stati effettivamente sanzionati, quale danno sia stato recuperato e quale beneficio concreto sia stato prodotto per l'Ulss e per i cittadini. «Se si spendono 158.600 euro di denaro pubblico, non basta dire che l'incarico era possibile o formalmente legittimo. Occorre dimostrare che sia stato utile, necessario e proporzionato» ha sottolineato. Il consigliere solleva anche un ulteriore elemento di preoccupazione: l'accordo sul trattamento dei dati prevede che l'attività investigativa possa riguardare non solo dipendenti e collaboratori, ma anche pazienti e utenti, includendo categorie di dati personali particolarmente delicate, comprese quelle relative alla salute e all'appartenenza sindacale.
Il contesto personale e la richiesta alla Regione
Szumski richiama anche la propria esperienza professionale e una vicenda personale legata al periodo della pandemia. Durante il Covid, afferma di aver messo in discussione alcune disposizioni dall'alto, sostenendo il diritto del medico a curare secondo scienza e coscienza. Per questo, scrive, «sono stato etichettato come "no vax", segnalato e sottoposto a un procedimento disciplinare culminato nella richiesta di radiazione dall'Ordine. Una vicenda sulla quale ho presentato ricorso e che continua a rappresentare, per me, una battaglia di libertà professionale e di dignità del medico». Aggiunge che «la stampa dell'epoca documentò anche il ruolo dei vertici dell'Ulss nelle segnalazioni nei miei confronti». Alla luce di tutto questo, Szumski chiede alla Regione e alla direzione dell'Ulss 2 di rendere pubblici i risultati concreti dell'incarico investigativo, il numero delle indagini svolte, i soggetti coinvolti, i costi e le conseguenze. E rilancia con una sintesi netta: «La sanità pubblica non ha bisogno di un Grande Fratello. Ha bisogno di medici, infermieri, operatori, strutture e tempo da dedicare ai malati». «E se qualcuno sostiene che 158.600 euro siano stati ben spesi, allora abbia il coraggio di dirci anche che cosa hanno prodotto quei 158.600 euro» - conclude il consigliere.
Ulss 2 smentisce correlazione tra indagini dell'agenzia e tre chirurghi sospesi
L'azienda sanitaria ha intanto smentito una ricostruzione apparsa oggi sul Gazzettino di Treviso in cui si riferiva che tre chirurghi fossero stati sospesi dal servizio in seguito alle indagini della Global Investigazioni srl di Padova. “Con riferimento alla notizia apparsa oggi su un quotidiano locale dal titolo “Detective privati, fermati 3 chirurghi” l’Ulss 2 precisa che non vi è alcuna correlazione tra le attività svolte dall’agenzia investigativa e il percorso professionale dei tre chirurghi”: recita una nota dell'Ulss 2.
Calesso: «La Conferenza dei Sindaci dell’Ulss: doveva o poteva sapere?»
«Ci sono vari aspetti che appaiono critici nell’indagine sui dipendenti affidata nel 2025 dall’ULSS trevigiana a un’agenzia di investigazioni private, in particolare quelli relativi a una operazione che non pare “mirata” ma generalizzata e l’autorizzazione al trattamento dei dati sensibili degli operatori sanitari da parte del soggetto incaricato delle “verifiche”» attacca Luigi Calesso di Coalizione civica «A questo punto mi sembra che l’esigenza ineludibile sia quella di rendere noti, pubblicamente e ufficialmente, i risultati dell’indagine cioè quali sono i provvedimenti disciplinari irrogati e le eventuali denunce all’autorità giudiziaria conseguenti all’attività investigativa, o l’assenza di queste misure. Il tutto, ovviamente, nel rispetto della privacy degli eventuali dipendenti coinvolti. Penso che questo tipo di risposta sia dovuta dall’attuale dirigenza dell’Ulss trevigiana e dovrebbe essere fornita senza attendere che venga resa “obbligata” dagli atti ispettivi dei consiglieri regionali di opposizione che, giustamente, si stanno occupando della vicenda. Mi sembra, inoltre, che la questione si presti a qualche ulteriore analisi rispetto alla legislazione in materia di controllo dei lavoratori pubblici perché, visto che tutto è stato fatto rispettando la legge, appare di una certa “pericolosità” il fatto che i dati sensibili dei dipendenti possano essere trattati nell’ambito di verifiche disciplinari. Ma, ancora di più, mi chiedo se la Conferenza dei Sindaci dell’Ulss n. 2 sia stata informata dell’iniziativa della direzione generale di affidare l’incarico per una investigazione sui dipendenti. È stato fatto o no? La Conferenza dei Sindaci deve essere informata di questo tipo di decisioni? Se così non fosse, si aprirebbe un altro capitolo, quello del rapporto tra chi dirige l’Ulss e i sindaci del territorio e delle competenze della conferenza rispetto all’attività dell’Ulss stessa, competenze che, in ogni caso, appaiono residuali».
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Ulss 2, 158mila euro agli investigatori privati: la Regione manda gli ispettori
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