Picchiato da sei colleghi dell'azienda agricola, indagato un 50enne per caporalato: si dedicava al reclutamento e al lavoro nero
- squadsmpd

- 2 lug
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TRENTO - Aveva ordinato a sei dei suoi sottoposti di picchiare un connazionale assunto nella stessa azienda agricola e di minacciare con un coltello un collega che aveva assistito al pestaggio. Inoltre, si dedicava in maniera «imprenditoriale» all'intermediazione illecita e allo sfruttamento del lavoro «nero» di altri lavoratori di origine pakistana, talvolta con l'uso di minacce e violenze varie, che esercitava direttamente o per delega, incaricando connazionali di fiducia. È quanto emerso da un'inchiesta sul caporalato in Trentino, che ha portato alla denuncia di Muhammad Suleman, cittadino italiano di origine pakistana di 50 anni, che ora dovrà rispondere di intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata in concorso, lesione personale aggravata in concorso, violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.
Le indagini
Gli accertamenti nascono dopo la denuncia, nel 2025, di due coraggiosi e giovani cittadini pakistani, operai in aziende vitivinicole del Trentino, che hanno subito violente aggressioni a opera di connazionali. Uno dei due è finito in ospedale dopo essere stato picchiato da un gruppo di sei connazionali, incaricati dal 50enne arrestato, considerato dagli inquirenti il mandante. In quella circostanza un altro individuo che aveva assistito al pestaggio (collega e connazionale della vittima), era stato minacciato con un coltello puntato al petto di gravi ritorsioni nel caso in cui avesse rivelato qualcosa alle autorità. L'altro giovane pakistano ha invece subìto minacce e insistenti richieste di denaro ed è stato aggredito con lo spray urticante ed un paio di forbici da potatura, usate come arma impropria.
Un incubo, per i due giovani pakistani, che si è concluso grazie ai carabinieri del Nucleo operativo e Radiomobile di Borgo Valsugana e della polizia giudiziaria della Procura di Trento, che hanno documentato come la condotta dell'indagato si sia protratta dal maggio del 2025, senza soluzione di continuità, sino ad oggi. Secondo le indagini, il reclutamento della manodopera era finalizzato a svolgere lavoro agricolo in varie aziende della Provincia di Trento, per lo più in vigneti e frutteti, in condizioni di sfruttamento e assoggettamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori stranieri (spesso con una scarsa conoscenza della lingua italiana e la necessità di sostenere le famiglie nel paese d'origine).
Sono ancora in corso ulteriori accertamenti per la identificazione di altre parti offese emerse durante le investigazioni, nonché sulle posizioni delle aziende agricole che hanno impiegato i lavoratori reclutati dall'indagato.




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