Marescialli dell’Esercito, cambia il sistema degli avanzamenti: chiesta una revisione delle regole
- squadsmpd

- 5 giorni fa
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Il S.I.A.M.O. porta allo Stato Maggiore le criticità segnalate dal personale: sotto esame percorsi formativi, valutazioni pluriennali e conseguenze dei mancati scatti

Una richiesta di approfondimento che potrebbe aprire una riflessione destinata a coinvolgere migliaia di appartenenti all’Esercito. Al centro dell’iniziativa del S.I.A.M.O. Esercito c’è il sistema di avanzamento a scelta per terzi del ruolo Marescialli, un meccanismo sul quale il sindacato ha raccolto numerose segnalazioni da parte del personale.
La questione nasce dalla progressiva trasformazione dei percorsi attraverso i quali i militari arrivano a ricoprire il ruolo. Nel corso degli anni, infatti, sono confluite nello stesso sistema professionalità provenienti da iter profondamente differenti: dai corsi 958 ai concorsi interni, passando per procedure straordinarie, nomine dirette e, più recentemente, percorsi formativi e accademici.
È proprio questa evoluzione a spingere il S.I.A.M.O. a chiedere allo Stato Maggiore dell’Esercito un esame approfondito dell'attuale modello. L’obiettivo dichiarato non è mettere in discussione la legittimità dell’impianto esistente, ma verificare se i criteri oggi utilizzati siano ancora in grado di assicurare una valutazione realmente equilibrata tra persone che hanno costruito la propria esperienza professionale attraverso strade diverse.
Il nodo del primo mancato avanzamento
Uno degli aspetti ritenuti più delicati riguarda gli effetti prodotti da un eventuale mancato avanzamento nel primo ciclo utile.
Secondo il sindacato, infatti, una penalizzazione iniziale potrebbe non esaurirsi nella singola procedura, ma propagarsi negli anni successivi, incidendo sulle future valutazioni e sulle possibilità di raggiungere il grado di Luogotenente.
È questo il punto sul quale viene sollecitata una particolare attenzione: comprendere se un risultato negativo maturato in una fase della carriera possa trasformarsi, di fatto, in uno svantaggio destinato a condizionare anche le successive opportunità professionali.
Il tema assume ulteriore rilievo proprio alla luce della diversa provenienza dei Marescialli oggi sottoposti alle medesime procedure comparative.
Percorsi diversi, stessa valutazione
Nella richiesta trasmessa all’Amministrazione vengono indicate diverse direttrici sulle quali potrebbe essere avviata una verifica tecnica.
Tra le ipotesi figura innanzitutto una maggiore omogeneità nella valutazione di chi proviene da percorsi ordinamentali differenti. Viene inoltre richiamata la necessità di considerare il contesto professionale nel quale ciascun militare ha maturato la propria esperienza, evitando che le differenze nelle possibilità formative offerte dall’Amministrazione finiscano per produrre effetti penalizzanti.
Un altro elemento riguarda proprio la formazione. Il sindacato propone di valutare anche le opportunità che il personale non ha potuto utilizzare, oltre a prendere in considerazione il rendimento attraverso un arco temporale più ampio, anziché concentrarsi esclusivamente sul singolo momento valutativo.
Tra le possibili soluzioni viene infine indicata l'introduzione di strumenti capaci di evitare che un'unica mancata promozione possa determinare conseguenze permanenti sull'intera carriera.
Nel mirino anche i vecchi e nuovi percorsi
La trasformazione dell'ordinamento ha creato una situazione nella quale convivono professionalità formate secondo criteri differenti.
Da qui la proposta di approfondire anche modalità di confronto specifiche tra il personale proveniente dai precedenti iter ordinamentali e quello formato attraverso i percorsi più recenti.
La richiesta, tuttavia, non punta a modificare i principi sui quali deve fondarsi l’avanzamento. Merito, imparzialità, trasparenza e qualità del servizio vengono indicati come riferimenti imprescindibili.
La questione sollevata riguarda piuttosto il modo in cui questi principi vengono applicati in un sistema che nel tempo è cambiato profondamente.
«Il merito deve restare il principio guida»
A spiegare la posizione del sindacato è Mauro Palmas, Segretario Generale del S.I.A.M.O. Esercito, secondo il quale la verifica richiesta dovrebbe servire a capire se l’attuale sistema continui realmente ad assicurare pari possibilità di crescita professionale.
La richiesta parte dunque dalle segnalazioni arrivate dagli iscritti e dal personale e punta a trasformare le criticità evidenziate in un confronto istituzionale.
Per il sindacato, il merito deve continuare a rappresentare il criterio fondamentale, ma la sua valutazione dovrebbe tenere conto anche dell'evoluzione dell'ordinamento e delle effettive opportunità che sono state messe a disposizione dei singoli militari.
Adesso la palla passa allo Stato Maggiore dell’Esercito. L’auspicio del S.I.A.M.O. è che la richiesta possa tradursi nell’apertura di un tavolo di approfondimento capace di analizzare dati, percorsi e conseguenze delle attuali procedure.
Una discussione che, se avviata, potrebbe avere ricadute concrete sul futuro professionale di migliaia di Marescialli e contribuire alla costruzione di un sistema di avanzamento considerato più coerente con l’attuale struttura dell’Esercito Italiano.




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